Come stupire fotografando le scie delle stelle (star trail)

Come stupire fotografando le scie delle stelle (star trail)

Su questo sito, in passato, abbiamo già parlato di fotografia notturna. Si tratta di un genere fotografico che presenta sempre originali opportunità e anche sfide particolari che gli altri generi non pongono.

Di notte si può praticare anche un tipo di fotografia speciale e molto spettacolare: le foto alle scie delle stelle .

Mi riferisco a foto come queste:
American Basin Star Trails by David Kingham, on Flickr

Per ottenere risultati simili si applicano alcune delle pratiche tipiche della fotografia notturna, ma bisogna avere qualche cura in più e sarà obbligatoria anche una fase di post-produzione.

Una cura particolare

C’è un punto cruciale a cui devi porre attenzione, e che influisce pesantemente sulla procedura per fotografare le scie delle stelle.

Questo tipo di foto richiede esposizioni molto lunghe, dell’ordine delle decine di minuti o più . Quando si fotografava con la pellicola, il problema non sussisteva: bastava aprire l’otturatore e lasciare che la fotocamera acquisisse tutto quello che vedeva, fino a che l’otturatore non veniva chiuso.

Con le fotocamere digitali ciò non è possibile. Il sensore che si trova in ogni fotocamera digitale e ha il compito di registrare la luce che entra dall’obiettivo,si surriscalda se rimane attivo per molto tempo. Non preoccuparti, ciò non vuol dire che la tua fotocamera rischia di esplodere.

Il surriscaldamento del sensore ha comunque una conseguenza molto grave che è l’aumento del rumore.

Sostanzialmente, effettuando scatti lunghi diversi minuti, anche con l’ISO molto bassa, ottieni un effetto molto simile a quando invece spingi l’ISO ai valori massimi. Avrai quindi la foto rovinata da punti colorati, che in inglese si chiamano hot pixel .

Partendo, quindi, dal presupposto che il sensore non si può lasciare “acceso” per più di qualche minuto (la durata massima dipende dal modello di fotocamera), dobbiamo elaborare una procedura che permette di creare esposizioni lunghe decine di minuti o persino ore.

Attrezzatura necessaria

Prima di tutto, come avevamo visto negli altri articoli sulla fotografia notturna, hai bisogno di una fotocamera che disponga della modalità bulb.

Si tratta di una modalità che permette di aprire l’otturatore alla pressione del pulsante di scatto e tenerlo aperto fino a una seconda pressione del pulsante. Se non c’è questa modalità, la fotocamera deve permettere almeno esposizioni lunghe fino a 30 secondi.

Sicuramente indispensabile è un treppiede o qualche altro mezzo per tenere la fotocamera ferma, anzi immobile. Serve inoltre che il treppiede, o chi per lui, sia ben stabile.

Visto che scatti foto all’aperto e che la durata complessiva dell’esposizione è estremamente lunga, il treppiede deve rimanere immobile anche se soffia il vento.

Uno strumento estremamente utile, ma non indispensabile, è un pulsante per lo scatto a distanza, di quelli a filo. I modelli più indicati sono quelli che forniscono anche un intervallometro o almeno la possibilità di bloccare il pulsante di scatto.

Potrebbe anche fare comodo una torcia elettrica, sia perché devi scattare nel buio più profondo, sia per una specifica applicazione creativa, che vedremo più avanti.

The Watchers by Lazellion, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution-Noncommercial-No Derivative Works 2.0 Generic License   by  Lazellion 

Come impostare la fotocamera

Per quanto riguarda l’esposizione, imposta l’ISO al minimo e usa un’apertura ampia. Potrebbe risultarti istintivo, se hai già praticato la fotografia di paesaggio, pensare di dover usare un’apertura stretta, quindi con un valore alto (ad esempio f/22).

Per fotografare le scie delle stelle, invece, è necessario usare un’apertura ampia perché essa permette di catturare una maggiore quantità di luce.

Siccome le stelle sono dei punti molto piccoli nel cielo, aperture troppo strette non danno il tempo alla fotocamera di catturare abbastanza luce e portano, quindi, a ottenere foto in cui le stelle sono molto deboli o addirittura invisibili.

Comunque, la profondità di campo non ne risentirà in nessun caso:

  • se usi una lunghezza focale corta, anche con apertura molto ampia la profondità di campo risulta elevata,
  • in ogni caso, le stelle sono così lontane da appartenere approssimativamente tutte allo stesso piano focale e quindi risultano tutte a fuoco anche con apertura ampia.

Del tempo di esposizione parliamo tra un po’, visto la sua importanza cruciale in questo ambito.

Mettere a fuoco, all’aperto e di notte è molto difficile.

Due sono i modi per ottenere le stelle a fuoco:

  • punta una stella particolarmente luminosa e usa la messa a fuoco automatica su questa,
  • se hai un obiettivo che mostra la scala della messa a fuoco, imposta la messa a fuoco all’infinito.

Se impieghi il primo dei due metodi, dopo aver messo a fuoco disattiva la messa a fuoco automatica e stai attento a non toccare la ghiera della messa a fuoco manuale.

Per quanto riguarda il bilanciamento del bianco, se scatti in RAW puoi anche non preoccupartene lo correggerà in post-produzione. Se scatti in JPEG o vuoi risparmiare qualche passaggio di post-produzione, non usare il bilanciamento del bianco automatico.

Scegli uno dei predefiniti della fotocamera ed esegui uno scatto di prova per verificare se ti piace.

Non è possibile usare il bilanciamento del bianco personalizzato visto che la luce prodotta dalle stelle non è sufficiente.

Infine, molte fotocamere hanno una funzione di riduzione del rumore incorporata. Attivarla o meno non è una decisione ovvia.

Infatti, in alcuni casi, gli algoritmi per la riduzione del rumore incorporati non fanno un buon lavoro. Inoltre, in generale la procedura di elaborazione è molto lunga, tanto da eguagliare quasi la durata dell’esposizione.

Durante l’esecuzione della procedura non puoi usare la fotocamera e ciò può essere un grosso ostacolo.

Sta tutto nel tempo di esposizione

Dedico uno spazio speciale al tempo di posa perché riveste un ruolo fondamentale. Un tempo troppo corto farà apparire le stelle come semplici punti luminosi, un tempo troppo lungo surriscalderà il sensore: come facciamo?

Il trucco sta nello spezzare un’esposizione lunghissima in tante esposizioni più brevi . Ti ritroverai quindi con diverse foto da combinare attraverso gli appositi software (ne parliamo tra un un po’).

Rimane, comunque, da decidere quale tempo di esposizione usare e quanto far durare le varie esposizioni che comporranno la foto finale.

Per il tempo di esposizione totale non c’è un vero limite massimo, ma c’è sicuramente un limite minimo. Esiste una regola aurea che permette di calcolare il tempo di esposizione minimo necessario a catturare il movimento delle stelle: devi dividere 600 per la lunghezza focale in uso, ottenendo così il tempo in secondi .

La lunghezza focale da considerare è quella equivalente a 35 mm. Quindi, se usi una fotocamera con sensore ridotto, dovrai moltiplicare la lunghezza focale per il crop factor.

La formula che ne risulta è quindi:

600/(lunghezza focale * crop factor).

Se non hai dimenticato completamente la matematica, guardando la formula ti sarai reso conto di come il tempo di esposizione necessario diminuisca all’aumentare della lunghezza focale.

In parole povere, più elevata è la lunghezza focale, minore sarà il tempo necessario per ottenere il movimento delle stelle .

Quindi, se vuoi risparmiare tempo, ridurre il surriscaldamento del sensore e fare più foto in una singola notte, usa lunghezze focali più elevate. Ovviamente, devi tenere in considerazione come queste influiscono sulla composizione.

Se vuoi creare scie di luce molto lunghe, o cerchi completi, potrebbero servirti esposizioni molto lunghe, anche della durata di ore. Queste in ogni caso dovranno essere scomposte in più scatti della durata di pochi minuti.

Una durata perfetta non esiste, penso che combinare diverse esposizioni di alcuni minuti ciascuna (ad esempio quattro minuti) sia una soluzione sempre sicura.

Devi quindi dividere la durata totale dell’esposizione per la durata dei singoli scatti e ottenere così il numero di foto da creare.

Composizione

Nel comporre la foto devi decidere innanzitutto se vuoi che le scie delle stelle formino un disegno circolare nel cielo oppure linee oblique (dai un’occhiata agli esempi di foto in questo articolo per farti un’idea).

Nel primo caso, devi individuare la stella polare, quindi il Nord, e puntare dritto verso di essa. Il movimento circolare della Terra farà il resto.

Nel secondo caso, devi invece puntare verso Est o verso Ovest, a seconda della direzione che vuoi seguano le stelle (verso sinistra o verso destra).

Il secondo elemento importantissimo da considerare è: cosa vuoi includere nella foto oltre al cielo?

Tutte le foto migliori alle scie delle stelle includono anche qualche elemento “terrestre”, opportunamente scelto. Talvolta può trattarsi di una montagna, di un edificio, di un albero o anche di una persona.

L’importante è che qualcosa faccia da punto di riferimento.

Non includere fonti di luce dirette nella foto perché la lunga esposizione le farebbe sicuramente prevalere sulla luce delle stelle. La stessa cosa vale per la Luna che, anche se pallida, è molto più luminosa delle stelle, soprattutto in una lunga esposizione.

Fonti di luci lontane, invece, come ad esempio quelle prodotte da una città possono contribuire positivamente al risultato finale.

Allo stesso modo un bel trucco può essere quello di usare una torcia elettrica per illuminare un soggetto in primo piano durante l’esposizione evitando così che nella foto se ne veda solo la sagoma.

arch rock startrail by holia, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution 2.0 Generic License   by  holia 

Bisogna fare i conti con la natura

Una buona foto alle scie delle stelle richiede un tempo atmosferico quasi perfetto. La notte deve essere tersa, senza foschia, quindi, purtroppo, questo tipo di foto viene meglio d’inverno.

Inoltre, una nuvola passeggera durante una lunga esposizione potrebbe oscurare una parte della scia, spezzandola, e ciò non fa bene all’immagine finale.

La Luna, anche se non inquadrata, può produrre troppa luce. Perciò, se possibile, preferisci le notti durante la fase di Luna nuova.

La procedura

Dopo tutti questi preparativi e tutta questa teoria è il momento di procedere.

Per evitare di creare un’esposizione lunga un’ora e scoprire alla fine che qualcosa era sbagliato, ti serve uno scatto di prova.

La tecnica da usare per lo scatto di prova è la stessa che avevo descritto nell’articolo Fotografia notturna: come calcolare esposizioni mooolto lunghe.

Sostanzialmente, si tratta di alzare al massimo l’ISO, per poter ridurre il tempo di esposizione, e fare uno scatto veloce per verificare che tutte le impostazioni siano adeguate. Ti rimando all’articolo appena citato per leggere precisamente come si fa.

Questo scatto di prova, avendo tempo di esposizione breve, non mostra lunghe scie ma aiuta a verificare:

  • la composizione,
  • il bilanciamento del bianco,
  • l’esposizione complessiva,
  • la messa a fuoco.

Una volta che tutto è a posto, riporta l’ISO al minimo e alza di conseguenza il tempo di esposizione (secondo quanto descritto nell’articolo Fotografia notturna: come calcolare esposizioni mooolto lunghe ).

Poi, procedi in questo modo:

  • imposta la messa a fuoco manuale,
  • per sicurezza disattiva l’anteprima automatica delle foto,
  • calcola il tempo di esposizione,
  • imposta l’intervallometro in maniera che scatti il numero di foto necessario, per la durata calcolata, con un secondo o poco più di pausa tra l’una e l’altra,
  • premi il pulsante di scatto.

Se non hai un intervallometro, ma solo lo scatto remoto, attiva la modalità di scatto continua sulla fotocamera, quella che si usa per le foto sportive, e sullo scatto remoto attiva il blocco del pulsante di scatto.

In questo modo, con l’esposizione per i singoli scatti impostata sulla fotocamera, lo scatto a distanza fa sì che alla fine di ogni foto ne venga scattata un’altra .

Se invece non hai nemmeno lo scatto a distanza, dovrai ricordati di premere il pulsante di scatto al termine di ogni esposizione.

Post-produzione

L’ultimo passaggio, in questo caso necessario, richiede di usare il computer.

La procedura da seguire in inglese è detta stacking, che potremmo tradurre con “impilamento”. Si tratta di prendere tutti gli scatti realizzati, posizionarli uno sopra l’altro e fonderli. Fondendo opportunamente il movimento delle stelle, in origine spezzettato nelle singole immagini, si comporrà senza interruzioni.

Questa procedura può essere fatta a mano, in Photoshop, importando ciascuna foto in un livello e fondendole con l’opportuno metodo di fusione.

Questo però è il metodo più lento e laborioso.

Se vuoi lavorare in Photoshop, puoi usare lo script statistiche o cercare e scaricare un’opportuna azione per lo stacking.

Altrimenti, sono disponibili diversi programmi utili a questo scopo, ecco una lista di tutti quelli che ho trovato:

Se la fotografia notturna ti appassiona, ho la guida per te. L’ebook A Caccia di Stelle ti spiega chiaramente tutte le tecniche necessarie e tutti i tipi di foto che puoi fare al cielo notturno.

Per saperne di più clicca qui: Guida alla fotografia notturna.

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