Come fotografare i fuochi d’artificio

Come fotografare i fuochi d’artificio

Tra poco sarà l’ultimo dell’anno ed i cieli saranno un’altra volta illuminati a giorno da innumerevoli spettacoli pirotecnici. Un’altra ottima occasione per mettere alla prova le tue abilità fotografiche.

Ottenere buone foto di fuochi d’artificio non è difficile, ma per farlo nel modo migliore è meglio porre attenzione ad alcuni aspetti. Ecco un tutorial con tutto quello che ti serve sapere per fotografare al meglio i fuochi artificiali.

L’attrezzatura migliore per fotografare i fuochi d’artificio

FUOCHI D'ARTIFICIO

Se hai una compatta digitale o una bridge, non disperare. L’unico requisito che la tua macchina deve soddisfare è la possibilità di regolare manualmente il tempo di esposizione.

Se poi hai a disposizione anche la modalità Bulb, è perfetto.Per quanto riguarda la fotocamera, se hai una reflex con un obiettivo zoom che copre lunghezze grandangolari (attorno ai 20mm), sei a posto.

L’unico altro accessorio veramente necessario oltre alla fotocamera è un treppiede o qualcos’altro che ti permetta di stabilizzare la fotocamera (come un gorillapod, ad esempio). Ti serviranno perchè dovrai usare tempi di posa lunghi.

Per lo stesso motivo tornerà comodo un controllo remoto per lo scatto, per evitare di imprimere vibrazioni alla fotocamera quando premi il pulsante di scatto. Nel caso non potessi procurartelo, potrai usare comunque lo scatto ritardato.

Come impostare la fotocamera per i fuochi d’artificio

Kaboom, Fireworks over Cardiff

Apertura, ISO, ma soprattutto tempi di esposizione, devono essere configurati nella maniera corretta. Ecco alcune indicazioni pratiche.

Apertura

Tendenzialmente sarà meglio usare un’apertura di diaframma chiusa, ad esempio f/11, per avere una profondità di campo elevata, viste le dimensioni dei fuochi. Potrebbe comunque andare bene anche un’apertura un po’ più ampia.

Non temere che l’apertura sia troppo chiusa, perchè i fuochi sono molto luminosi, quindi non rischi la sottoesposizione.

ISO

Vista la luminosità dei fuochi, puoi tenere l’ISO al minimo. In questo caso ancora più che in altri è molto consigliato. Visto che larghe porzioni della foto saranno molto scure, con valori di ISO alti introdurresti del rumore che risulterebbe molto visibile.

Tempo di esposizione

Il tempo di esposizione è l’impostazione più importante nelle fotografie ai fuochi d’artificio.

Come ben sai ogni fuoco ha una sua evoluzione in cielo che dura qualche secondo. Affinchè le tue foto somiglino a quelle in questo articolo, con i fuochi che sembrano enormi disegni nel cielo, dovrai dare il tempo alla fotocamera di ritrarne l’intera evoluzione. Da ciò, la necessità di lasciare aperto l’otturatore a lungo e quindi usare tempi di esposizione lenti.

Il punto di partenza consigliato è un tempo di 4s. Prova con i primi fuochi se questa durata ti soddisfa.

Verifica innanzitutto se il fuoco è stato catturato come volevi o se ne manca una parte. In secondo luogo, verifica se la foto sembra troppo scura o troppo chiara. Nel primo caso dovrai allungare il tempo di esposizione o ampliare l’apertura, viceversa nell’altro (come dettato dal triangolo dell’esposizione).

C’è comunque un’altra opzione che permette un maggiore controllo sul risultato finale. Su molte fotocamere esiste una modalità che fa sì che l’otturatore rimanga aperto finchè tieni premuto il pulsante di scatto. Alternativamente (o assieme a questa) è presente un’altra modalità in cui invece apri l’otturatore con una prima pressione del pulsante di scatto e lo richiudi premendo nuovamente il pulsante.

A seconda del modello di fotocamera, il nome usato per queste modalità può cambiare. In certi casi la prima è chiamata Bulb (B) e la seconda T (che dovrebbe stare per time). In altri casi accade il contrario. Guarda il manuale della tua macchina fotografica per toglierti ogni dubbio.

Indipendentemente dalla modalità che scegli tra le due qui sopra, devi agire nel medesimo modo. Quando il fuoco parte, apri l’otturatore e lascialo aperto durante l’esplosione, fino a quando ritieni ci sia qualcosa da catturare.

Per tutto il periodo in cui l’otturatore rimane aperto, la fotocamera registra quello che vede. Quindi tutta l’evoluzione del fuoco apparirà “dipinta” nell’immagine finale.

Messa a fuoco

Se la tua fotocamera ed il tuo obiettivo lo permettono metti a fuoco all’infinito e disattiva l’autofocus. Così dovresti essere a posto.

Altrimenti ti conviene procedere in questo modo:

  • usa la messa a fuoco automatica per mettere a fuoco i primi fuochi (perdona il gioco di parole),
  • verifica se i risultati ti soddisfano osservando le anteprime sullo schermo della fotocamera,
  • attiva la messa a fuoco manuale (per bloccarla)
  • non toccare più la messa a fuoco.

Insieme all’apertura che consigliavo sopra, questo metodo dovrebbe garantire che tutte le foto siano a fuoco.

Altre impostazioni utili

Il bilanciamento del bianco non è un problema in questo caso, lascialo in automatico.

Il formato di file migliore da scegliere è senz’altro il formato RAW. Visto che i fuochi possono essere molto diversi tra loro, il formato RAW ti darà più spazio di manovra per correggere in post-produzione eventuali imperfezioni.

La composizione migliore per i fuochi d’artificio

Fuochi d' artificio - Fireworks

La cosa migliore sarebbe un posto sopraelevato ad una certa distanza da dove i fuochi vengono sparati e da dove si trova la gran parte del pubblico.

Prima di tutto, per non intralciare la composizione, devi trovare una buona posizione da cui scattare. Lo scopo è quello di evitare che persone o cose intralcino la visuale, al contempo riuscendo a catturare l’intero spettacolo.

Se vuoi creare magnifici scatti che includono anche una parte di paesaggio (ad esempio una parte di città), allora devi allontanarti anche più di un km dal luogo dello spettacolo pirotecnico.

Tendenzialmente, meglio usare una lunghezza focale grandangolare, perchè i fuochi si estendono molto sia in altezza che in larghezza. Zoomando, potrai però cogliere dettagli colorati che daranno vita a scatti quasi astratti.

Come catturare più fuochi d’artificio in uno stesso scatto

Kaboom, Fireworks over Cardiff

Molte delle foto di fuochi artificiali visibili su Internet presentano diversi fuochi contemporaneamente. Si tratta spesso di foto molto spettacolari.

Per ottenere scatti come questi, non è necessario attendere e sperare che due fuochi vengano sparati nello stesso momento. Puoi invece usare le modalità “speciali” che descrivevo sopra, in cui l’otturatore rimane aperto a piacimento.

La procedura è semplice, però occorre un piccolo “trucco”. Quando finisce il primo fuoco, non chiudere l’otturatore. Poni invece qualcosa di molto scuro davanti all’obiettivo (ad esempio il tappo dell’obiettivo stesso). Quando parte il fuoco successivo scopri l’obiettivo e ricoprilo quando finisce. Procedi così fino a che non avrai “raccolto” il numero di fuochi che desideri.

Fai solamente attenzione che questa procedure non può proseguire all’infinito. Innanzitutto, troppi fuochi nella stessa immagine, invece che migliorarla, sicuramente la renderebbero troppo confusionaria.

In secondo luogo, a forza di mantenere aperto l’otturatore, gli elementi statici eventualmente presenti nella foto ad un certo punto risulteranno sovraeposti. Fai quindi qualche esperimento e verifica i risultati per capire quanti fuochi inserire in un singolo scatto.

Come sempre, sperimenta

Weston pier fireworks display

Più che in altri casi, nel fotografare i fuochi artificiali c’è una certa aleatorietà, in primis perchè non sai come lo spettacolo si svolgerà.

Sperando quindi che questo duri abbastanza a lungo, concediti qualche esperimento durante i primi fuochi. Verifica la composizione e l’esposizione.

Una volta ottenuti risultati soddisfacenti, potrai anche evitare di guardare nel mirino o lo schermo della fotocamera. Ti limiterai a scattare al momento giusto.

Buona fine d’anno!

Come ottenere il bokeh nelle fotografie

Come ottenere il bokeh nelle fotografie

Hai presente quelle foto dove tutto è completamente sfocato dietro al soggetto? In gergo fotografico viene chiamato bokeh, termine di origine giapponese per indicare, appunto, lo sfocato.

Ci sono delle leggi fisiche (e ottiche) che ti permettono di decidere quanto bokeh avere nelle tue foto.

In questo articolo ti spiegherò su quali parametri devi agire per ottenere l’effetto bokeh tutte le volte che vuoi. Non dovrai più procedere a caso, ma diventerai consapevole delle azioni necessarie per ottenerlo.

Attenzione però: ti servirà una macchina fotografica con obiettivo intercambiabile. Una mirrorless o una reflex, per intenderci.

Con una compatta o uno smartphone è molto difficile, per non dire impossibile, riuscire ad ottenere un buon bokeh. Ma di questo ti renderai conto da solo, dopo che avrai letto l’articolo fino alla fine.

A cosa serve il bokeh?

365:236 - Near, Far, Wherever You Are
L’effetto bokeh ti permette di ottenere foto in un certo senso più attraenti, perchè:

  • ti aiuta a isolare il soggetto a fuoco, concentrando l’attenzione su di esso (un esempio canonico sono i ritratti);
  • ti permette di “nascondere” uno sfondo brutto, quando non è possibile cambiare prospettiva;
  • conduce lo sguardo dell’osservatore “all’interno” della fotografia, soprattutto quando gli elementi più vicini all’osservatore sono sfocati (pensa, ad esempio, alla foto ravvicinata di una pagina su cui una penna sta scorrendo e in cui il testo già scritto è sfocato);
  • può aggiungere un senso di mistero, un’atmosfera rarefatta alla fotografia;
  • le fonti di luce, se sfocate, assumono la forma di cerchi, ovali oppure poligoni che creano uno sfondo sognante.

Questi non sono vantaggi da poco, sarai d’accordo. Lo sfocato porta un salto di qualità nelle tue foto. Allora vediamo

I fattori che influiscono sul bokeh

Iga

L’effetto bokeh si manifesta in presenza di una profondità di campo molto ridotta. Su FotoComeFare ti ho parlato della profondità di campo nell’articolo riguardante l’apertura del diaframma.

Esistono leggi fisiche che permettono di calcolare la profondità di campo in base a diversi parametri.

Per ora ti basta sapere che i fattori che contribuiscono a ridurre la profondità di campo sono quattro:

  • apertura di diaframma ampia,
  • lunghezza focale elevata,
  • distanza del punto di messa a fuoco dalla fotocamera ravvicinata,
  • distanza del soggetto dallo sfondo ampia.

Questi fattori ovviamente interagiscono tra loro. Ci arriverai da solo dopo che ti avrò spiegato, come si comporta ogni singolo fattore.

Apertura di diaframma e bokeh

Portrait

Come ti ho spiegato sopra, per ottenere un buon effetto bokeh è necessaria un’apertura di diaframma molto ampia, diciamo almeno da f/4 in giù.

La regola è: più basso è il valore di apertura di diaframma, minore sarà la profondità di campo, quindi più facile sarà ottenere un bell’effetto bokeh.

Fai attenzione però: con aperture di diaframma molto ampie, inferiori a f/2, può accadere che gran parte della foto risulti sfocata.

Per esempio, in un ritratto scattato a f/1.8 da posizione molto ravvicinata, si potrebbe avere un occhio a fuoco e l’altro no, a seconda dell’angolazione da cui si fotografa. Talvolta ti può servire. Altre invece fa perdere forza alla foto. Tienilo presente.

In questi casi stai attento a dove posizioni il punto di messa a fuoco. Vuoi evidenziare correttamente il soggetto della foto.

Come ti ho spiegato nell’articolo riguardante lunghezza focale e apertura, la massima apertura raggiungibile da un obiettivo zoom è pari a f/2.8.

Per scendere più in basso è necessario acquistare obiettivi a focale fissa. A parità di lunghezza focale, obiettivi con apertura maggiore sono solitamente più costosi.

Lunghezza focale e bokeh

Meadow Pipit

Il secondo fattore che influenza la profondità di campo (e quindi l’effetto bokeh) è la lunghezza focale. Indicativamente, una lunghezza focale di almeno 70mm produrrà un buon effetto bokeh.

Al contrario, se utilizzi una lunghezza focale più corta (ad esempio 20mm), le tue foto appariranno tendenzialmente tutte a fuoco.

Questo perchè la lunghezza focale ridotta (sotto i 35mm) produce una profondità di campo molto estesa. Tradotto: se vuoi ottenere l’effetto bokeh, evita i grandangoli.

Questo spiega perchè i fotografi di ritratto preferiscono scattare con i teleobiettivi (dagli 85mm in su). Un obiettivo con queste lunghezze focali produce un effetto bokeh davvero straordinario, come nella foto qui sotto, scattata a

Chiariamo una cosa, per evitare confusione: quando parlo di lunghezza focale, mi riferisco sempre ad un obiettivo montato su sensore full frame.

Se la tua macchina fotografica monta un sensore di formato APS-C, per ottenere la lunghezza focale reale dovrai moltiplicare il valore dichiarato dal costruttore per il fattore di crop. Se non ti è chiaro come funziona, ti consiglio di leggere questo articolo.

Distanza dal punto di messa a fuoco e bokeh

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Il terzo fattore che influenza l’effetto bokeh è la distanza dal soggetto dalla fotocamera.

Più il soggetto è distante da te, maggiore sarà la profondità di campo (quindi effetto bokeh meno evidente).

Sostanzialmente è come quando avvicini il tuo dito alla faccia. Quando lo avvicini, riesci a mettere a fuoco solo il dito. Quando lo allontani, riesci a mettere a fuoco sia il dito, sia l’ambiente circostante.

È una buona regola, quando vuoi scattare una foto con un singolo punto d’interesse (ad esempio un ritratto), cercare di posizionarti sempre il più vicino possibile a questo punto. Compatibilmente col tipo di foto che vuoi scattare, ovvio.

La distanza dal soggetto influisce parecchio sulla qualità dell’effetto bokeh. Se sei sufficientemente vicino, anche un’apertura di diaframma non eccessivamente ampia (ad esempio f/5.6) ti permetterà di ottenere l’effetto bokeh.

Man mano che ti allontani, invece, sarai costretto ad utilizzare valori di lunghezza focale sempre più alti e valori di apertura di diaframma sempre più bassi.

Distanza del soggetto dallo sfondo e bokeh

www.marcomorelli.eu

Questo quarto e ultimo fattore forse è il più intuitivo. Siccome parliamo di profondità di campo, tutto ciò che è alle spalle del soggetto risulterà tanto più sfocato quanto più è lontano dal soggetto stesso.

È per questo motivo che nelle foto di gruppo è molto difficile ottenere l’effetto bokeh. Le persone sono molto vicine tra loro (spesso anche allineate), quindi trovandosi vicine all’asse del soggetto (o del punto di messa a fuoco), appariranno tutte a fuoco.

Se devi scattare delle foto di ritratto all’aperto, evita di includere alberi vicini o muri alle spalle del soggetto. In questo modo otterrai un effetto bokeh molto più accentuato.

Compatte, smartphone e bokeh

Huawei p9

Ottenere il bokeh con una macchina fotografica compatta o uno smartphone è difficile, quasi impossibile. Probabilmente ora capisci da solo il motivo.

Compatte e smartphone non danno la possibilità di variare la lunghezza focale dell’obiettivo. Hanno lo zoom, che però è solo un ingrandimento digitale dell’immagine (dal punto di vista ottico non cambia nulla).

Di conseguenza, se scatti con una compatta o uno smartphone avrai solo 3 fattori a disposizione su cui intervenire per ottenere l’effetto bokeh desiderato.

Gli smartphone di ultima generazione, quelli con più fotocamere, per ottenere l’effetto bokeh scattano diverse foto a differenti lunghezze focali, “fondendole” poi via software.

Il risultato finale è spesso poco credibile ed un occhio attento ci impiega un nanosecondo per accorgersi della differenza. Ma purtroppo sono limiti strutturali di questi mezzi. Vedremo cosa si inventeranno in futuro!

Per ora, se vuoi un buon bokeh, scegli una reflex o una mirrorless e obiettivi che raggiungono lunghezze focali elevate.

Come ottenere un bokeh migliore

Lego Mike - Portrait Photographer

È indispensabile conoscere quali sono le possibilità che la tua attrezzatura fotografica può offrirti, per essere sempre in grado di controllare lo sfocato senza andare per tentativi.

Tenendo presenti i fattori che ti ho appena descritto, puoi fare degli esercizi per migliorare il controllo dei vari parametri.

Se ti trovi a casa, puoi usare degli oggetti di piccole dimensioni.. Prendi ad esempio un soprammobile e sperimenta variando i quattro fattori:

  • aumenta o riduci l’apertura,
  • aumenta o riduci la lunghezza focale,
  • avvicinati o allontanati dal soggetto,
  • avvicina o allontana il soggetto dallo sfondo.

Cambia un solo fattore alla volta. Poi confronta lo sfocato nelle varie foto. Ottenere il bokeh che desidere diventerà per te una seconda natura.

Se ripeti lo stesso esercizio anche all’aperto, avrai più possibilità di muoverti e di sperimentare inquadrature differenti.

Infine, per giocare con la profondità di campo, ti consiglio di visitare questo sito: https://dofsimulator.net/en/.

È un vero e proprio simulatore di profondità di campo. Inserendo i vari parametri (apertura di diaframma, lunghezza focale, distanza dal soggetto), potrai scoprire immediatamente come varia la qualità dell’effetto bokeh. Appena sotto, in tempo reale, puoi anche vedere come aumenta e diminuisce la profondità di campo.

Il sito ti dà inoltre la possibilità di inserire la marca e il modello della tua fotocamera e obiettivi, in modo da avere una simulazione ancora più realistica.

Giocaci un po’ per vedere in tempo reale l’effetto bokeh prodotto. Poi, naturalmente, esci anche a fotografare. La qualità di uno scatto non è mai paragonabile a quella di nessun simulatore.

Gli obiettivi migliori per ottenere un bokeh eccezionale

Candle light

In definitiva, per ottenere il miglior bokeh possibile, hai bisogno di una grande apertura di diaframma e di una lunghezza focale superiore a 70mm. La distanza dal soggetto la decidi tu, in base alla foto che vuoi ottenere.

Come ti ho spiegato sopra, sono decisamente da evitare i grandangoli. Per convenzione si definiscono grandangoli tutti gli obiettivi con lunghezza focale inferiore a 35mm.

Se vuoi il massimo, scegli obiettivi a focale fissa. Sul mercato non esistono zoom con apertura inferiore a 2.8. Ma se vuoi uno sfocato estremo, ti conviene spingerti fino a f/1.4 o f/1.2. Solo gli obiettivi a focale fissa te lo permettono.

Canon EF 135mm f/2

Bokeh chlorophyllien.

Per me che uso Canon, questo è l’obiettivo preferito in assoluto. Il limite di molti obiettivi è che, alla massima apertura, perdono un po’ di nitidezza. Il Canon EF 135mm f/2 è uno dei pochi obiettivi a non conoscere questo “effetto collaterale”.

Anche a tutta apertura mantiene un’eccezionale nitidezza sul soggetto. Chi compra quest’obiettivo, difficilmente poi lo rivende. Ragion per cui è molto difficile trovarlo sul mercato dell’usato.

Se il ritratto è il tuo genere fotografico preferito, ti consiglio di fare un piccolo sforzo economico per comprarlo.

Nikon AF-S 85mm f/1.8

Senza titolo

La lunghezza focale di questo obiettivo non è eccessiva, “solo” 85mm. Il vantaggio è che avrai un obiettivo sicuramente più versatile del 135 che ho menzionato sopra, molto pratico anche se vuoi scattare foto all’interno.

Il Nikon AF-S 85mm f/1.8, inoltre, ha una distanza minima di messa a fuoco di soli 80mm. Questo ti permette di scattare in maniera più ravvicinata e, quindi, ottenere un bokeh ancora migliore.

Infine, se lo monti su una reflex con sensore APS-C, ottieni una lunghezza focale equivalente di 128mm.

Un altro grande pregio è un prezzo medio decisamente abbordabile, per un obiettivo con queste caratteristiche.

Sigma 135mm f/1.8 DG HSM Art

Sigma 135mm f/1.8 ART - Bokehlicious?

Se vuoi veramente il massimo e non badi a spese, il Sigma 135mm f/1.8 Art è probabilmente il top.

Il suo prezzo è importante (intorno ai 1000 euro), ma il connubio tra lunghezza focale e apertura di diaframma consente di ottenere profondità di campo ristrettissime (e un po’ difficili da gestire).

Anche a tutta apertura rimane nitidissimo e le aberrazioni cromatiche sono praticamente inesistenti.

Il Sigma 135mm f/1.8 Art è un obiettivo che offre il suo meglio su full frame e con sensori di ultima generazione (fino a 50 Mpx).

Altro pregio è il peso non eccessivo per un obiettivo con queste caratteristiche. Esiste la versione per Canon, Nikon e Sony.

Come fotografare le stelle (guida completa)

guida-alla-fotografia-notturna

Molte macchine fotografiche attualmente in commercio, dalle compatte alle reflex, dispongono di un modo di scatto automatico per le foto notturne.

È probabile che numerosi fotografi, tra i loro primi scatti, ne abbiano qualcuno catturato di notte. Converrai con me che queste foto hanno un fascino particolare, che quelle scattate di giorno non possono avere.

La fotografia notturna, come molti altri generi di fotografia, può essere praticata a diversi livelli, anche se pochi fotografi ne fanno il loro interesse principale.

Non è il caso di Phil Hart, un fotografo che vanta esperienza ventennale in questo genere fotografico e che ha scritto un ebook straordinario su come fotografare le stelle, che non posso non consigliarti: A caccia di stelle.

In questo articolo affrontiamo alcuni concetti di base, una buona partenza per avventurarci nella fotografia notturna.

Ice Skating at London Eye by Lima Pix, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution 2.0 Generic License   by  Lima Pix 

Quali soggetti migliori per fotografare le stelle?

A mio parere, il soggetto più affascinante, che è diventato disponibile solo negli ultimi decenni, sono i paesaggi urbani.

Di notte, più precisamente di sera, quando il sole cala, cominciano ad accendersi le luci negli edifici e sulle strade. Negli ultimi momenti del tramonto, ma anche quando il sole è ormai calato completamente, le fonti luminose della città forniscono soggetti sempre in posa e sempre accattivanti.

Si possono ottenere scatti veramente efficaci sia catturando lo skyline (fotografando la città da lontano), sia focalizzandosi su singole strade o su singoli edifici la cui illuminazione ci ispira.

Ma la fotografia notturna si può praticare anche escludendo qualsiasi prodotto dell’uomo.

I paesaggi naturali che siamo abituati a vedere ogni giorno, probabilmente sono stati immortalati infinite volte. Ma di notte, sicuramente in pochi si sono avventurati a fotografare le stelle includendole in questi paesaggi.

Di notte ogni paesaggio assume sfumature completamente nuove, che spesso lo rendono più misterioso e quasi stregato. Spesso i risultati possono cambiare drasticamente a seconda delle fasi della Luna, in particolare quando è piena o è completamente oscurata.

Un altro soggetto “tecnologico” delle nostre foto notturne, legato ai tempi moderni, sono le scie di luce.

I mezzi di trasporto in movimento di sera e di notte hanno sempre qualche fanale acceso. Con le giuste impostazioni della macchina fotografica, possiamo tramutare ogni fonte di luce in movimento in una scia luminosa che attraversa la nostra inquadratura.

Opportunamente inserite nelle nostre composizioni, le scie di luce producono effetti quasi poetici. Quando si inquadrano strade trafficate, magari all’interno di città, le luci di molteplici veicoli si combinano creando spettacolari fasci multicolore.

Retro tram and retro lights by AZso, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution-Noncommercial 2.0 Generic License   by  AZso 

Un ultimo soggetto importante sono proprio la Luna e le stelle in cielo. Nei luoghi in cui l’inquinamento luminoso è limitato, è possibile catturare splendide immagini del cielo notturno in cui le stelle sono nitidi punti luminosi o creano scie circolari dovute al movimento della Terra.

Come fotografare con poca luce

È un’ovvietà, però tutti gli accorgimenti necessari per fotografare di notte dipendono dalla limitatissima quantità di luce disponibile e dal modo in cui le fotocamere si comportano in questa situazione.

Ti consiglio di leggere questo libro che abbiamo recensito: Fotografare in notturna o con luce tenue.

In ogni caso la prima cosa da tenere presente è che avrai bisogno di esposizioni molto lunghe, spesso nell’ordine dei minuti.

Le difficoltà principali che ci troveremo ad affrontare sono le seguenti:

  • la messa a fuoco automatica, con così poca luce, non funziona;
  • la misurazione automatica dell’esposizione è messa in difficoltà dalle grosse differenze di luminosità tra le fonti di luci artificiale e la ridotta luce ambientale;
  • anche la migliore tecnologia di stabilizzazione disponibile, dati i lunghissimi tempi di esposizione necessari, non sarà in grado di correggere eventuali movimenti della fotocamera, quindi questa dovrà stare assolutamente immobile;
  • i tempi di esposizione lunghi potranno portare a un aumento del rumore catturato dalla fotocamera;
  • le luci artificiali di colori differenti, renderanno difficile il calcolo del bilanciamento del bianco.

L’attrezzatura di base per fotografare le stelle

La fotografia notturna non richiede attrezzature costosissime, ma ha alcuni requisiti precisi:

  • assolutamente necessario è un treppiede, possibilmente di marca, in maniera che sia più stabile e annulli completamente il rischio di vibrazioni;
  • la fotocamera dovrà disporre del modo di scatto manuale o almeno di quello a priorità di tempi (S o Tv);
  • molto utile sarà un comando di scatto remoto, se ne trovano sia con filo che senza;
  • se non è possibile procurarsi un comando di scatto a distanza, la fotocamera deve disporre dello scatto ritardato, di solito usato per l’autoscatto;
  • gli obiettivi consigliati di solito sono i grandangolari, che permettono lunghezze focali piuttosto ridotte.

Come impostare la fotocamera per la fotografia notturna

Se sei fortunato, talvolta, selezionando le modalità di scatto a priorità di apertura o program, potrai già ottenere qualche scatto interessante.

Dovrai però essere molto fortunato.

Visto che non ti piace ottenere delle foto per caso, ma vuoi essere un fotografo consapevole, ecco le impostazioni di base da tenere in considerazione:

  • l’ISO va impostata al minimo, per ridurre il più possibile il rumore, che sarebbe molto visibile nelle zone scure della foto;
  • il modo di scatto da scegliere è possibilmente quello manuale, se questo non è disponibile o non abbiamo ancora imparato ad usarlo, scegliamo il modo di scatto a priorità di tempi;
  • molti consigliano di usare un valore basso per l’apertura, questo riduce la profondità di campo, però può essere necessario per mantenere il tempo di esposizione entro soglie accettabili;
  • assolutamente consigliato il formato RAW, in maniera da facilitare la correzione del bilanciamento del bianco e la riduzione del rumore;
  • va abilitato lo scatto ritardato o con comando a distanza;
  • nei casi in cui la messa a fuoco automatica fallisce a causa dell’assenza di fonti di luce, è necessario usare la messa a fuoco manuale;
  • la misurazione dell’esposizione matrix potrebbe andare bene, ma sarebbe meglio una misurazione parziale che consideri un’area dell’inquadratura maggiore della misurazione spot.

Attenzione speciale merita la scelta del tempo di esposizione, in quanto esso è l’aspetto cruciale della fotografia notturna.

La cosa migliore, nei primi tempi, è andare per tentativi. Potrai cominciare impostando un tempo di esposizione di qualche secondo e vedere che risultato ottieni. Se non ti soddisfa, aumenta il tempo di uno stop e ripeti fino a che non ottieni il risultato voluto.

Ti accorgerai che non è possibile andare oltre un certo valore per il tempo di esposizione, solitamente 30 secondi. Superandolo, in molte fotocamere si attiva la modalità “Bulb”.

In questa modalità una pressione del pulsante di scatto, sulla macchina o su un comando remoto, comporta l’apertura dell’otturatore. Un’altra pressione del pulsante chiuderà l’otturatore. Durante tutto il tempo in cui questo rimarrà aperto, il sensore continuerà a catturare luce.

Il calcolo dell’esposizione, quando si entra in modalità Bulb, diventa più complesso e ne parleremo in un prossimo articolo.

Fotografare le stelle con la regola del 600

Per fotografare le stelle, questa è una regola semplicissima ma molto utile per evitare di ottenere strisce luminose al posto di stelle puntiformi.

Le strisce luminose sono causate dal tempo di esposizione molto lungo impostato. Il sensore della fotocamera registra la luce da cui viene colpito, quindi registrerà anche il movimento delle stelle nell’arco celeste.

Molte volte questo effetto è voluto e produce scatti davvero suggestivi. Se però il tuo intento è quello di fotografare stelle puntiformi, allora ti conviene applicare la regola del 600, molto pratica e immediata.

Sostanzialmente, per ottenere il tempo limite a cui non si verificherà “l’effetto striscia”, devi fare:

Tempo di scatto = 600/Lunghezza focale.

Faccio un esempio pratico. Se stai utilizzando un obiettivo 18mm, il tempo limite di scatto sarà dato da: 600/18 = 33. Quindi, se monti un obiettivo con lunghezza focale di 18mm, il tempo limite in cui puoi essere sicuro che le tue stelle non inizieranno ad apparire come strisce è di 33 secondi.

Attenzione però: il valore ottenuto è riferito ad un obiettivo montato su fotocamera full frame. Se utilizzi un sensore APS-C, dovrai dividere il risultato ottenuto per il fattore di crop del sensore. Quindi, in caso di APS-C Canon, dovrai dividere il risultato per 1,6 (nel nostro esempio, i 33 secondi diventeranno 20.8).

Se non ti è chiaro cosa è il fattore di crop, puoi leggere questi due articoli: “Crop factor: le dimensioni contano?” e “Tutto quello che devi sapere su crop factor e lunghezza focale equivalente“.

Evita l’inquinamento luminoso

Se vuoi fotografare le stelle nella maniera migliore possibile, l’inquinamento luminoso può diventare il tuo primo nemico.

Di notte, la presenza di luce ambiente nel cielo dovuta all’illuminazione pubblica e privata delle città, impedisce di avere un cielo completamente nero. Questo, naturalmente, riduce anche la visibilità delle stelle stesse.

Purtroppo l’Italia è un territorio particolarmente “inquinato” sotto questo punto di vista. Il consiglio generale è quello di allontanarti il più possibile dalle città. Se vuoi essere un po’ più scientifico e organizzato, esistono delle vere e proprie mappe dedicate all’inquinamento luminoso.

A questo link puoi trovare una mappa interattiva molto ben fatta e sempre aggiornata. Puoi anche trovare un mucchio di risorse molto utili per fotografare le stelle riducendo al minimo gli effetti negativi dell’inquinamento luminoso.

Conclusione

Con queste nozioni, puoi già provare a fare qualche esperimento e tentare di fotografare le stelle. È importante procedere in maniera scientifica, non a caso, e ricordarsi quali combinazioni di impostazioni hanno prodotto gli scatti migliori.

Se fotografare le stelle ti appassiona, ho la guida per te. L’ebook “A Caccia di Stelle” ti spiega chiaramente tutte le tecniche necessarie e tutti i tipi di foto che puoi fare al cielo notturno (per saperne di più clicca qui: Guida alla fotografia notturna).

Buona fotografia!

Ulteriori letture

Guida alla fotografia notturna su ZMPhoto: FOTOGRAFIA NOTTURNA.

Spunti per la fotografia notturna: Night Photography Ideas and Techniques

Una lezione gratuita ed approfondita sulla fotografia notturna: Free Night Photography Lesson

30 esempi di fotografia notturna: 30 of Excellent Night Photography

Immagine di copertina

I trucchi migliori per fotografare le foglie in autunno

Tra tutti i soggetti fotografici tipici dell’autunno (ne puoi trovare diversi nell’articolo: Fotografia in autunno: ecco le idee da sfruttare – FotoComeFare), sicuramente il più peculiare sono le foglie che ingialliscono e cadono.

Ciò che le rende speciali è ovviamente il colore o, più precisamente i colori. Essi non sono solamente sgargianti, ma variano a seconda della specie e con il passare dei giorni.

Inoltre, le loro forme, trame e venature sono altrettanto interessanti.

Per questo, le foglie in autunno sono interessanti sia raccolte nell’insieme di una foto di paesaggio, sia prese singolarmente. In questo articolo, trovi diversi consigli per sfruttare al meglio questa opportunità limitata a poche settimane durante l’anno.

Quale attrezzatura?

La prima domanda che in molti si pongono ogni volta che devono applicarsi ad un particolare genere o soggetto fotografico è sull’equipaggiamento da usare. In questo caso puoi ottenere foto eccezionali pressoché con qualsiasi fotocamera.

Può bastare una reflex di base con il 18-55mm incluso in kit, ma anche una fotocamera compatta. Per esempio, per scattare paesaggi vanno bene entrambe.

Se vuoi catturare colori più vividi, ti consiglio un filtro polarizzatore su cui trovi un tutorial nell’articolo A cosa serve il filtro polarizzatore?. Inoltre, esso torna utile per eliminare i riflessi nei corsi d’acqua, un soggetto facilmente abbinato alle foglie cadute in molte fotografie autunnali.

Avrei bisogno di equipaggiamento speciale se vorrai fare un po’ di macro. Le foto ravvicinate alle foglie possono essere veramente accattivanti, le trame sulla loro superficie danno vita a fantastici scatti astratti.per una vera macro, avrai però bisogno di un obiettivo macro oppure di qualcuno degli accessori di cui ho parlato nell’articolo sugli strumenti per risparmiare nella fotografia macro.

Inoltre, potrebbe rendersi utile un flash apposito perché in autunno è più facile che il cielo sia coperto e comunque le giornate sono più brevi. La fotografia macro ha bisogno di tempi di posa molto brevi, che puoi ottenere appunto solo con l’uso del flash.

La luce è sempre la regina

Non finirò mai di sottolineare quanto la luce sia fondamentale in una foto. Essa determina il successo o l’insuccesso di una foto. Ovviamente, la fotografia alle foto autunnali non si esime da questa regola.

Se hai già un minimo di esperienza, probabilmente già lo immagini: la luce da cercare e quella della golden hour, a cavallo dell’alba e del tramonto. Essa è una luce molto calda che non fa altro che evidenziare i colori caldi delle foglie autunnali.

Inoltre, in questi momenti della giornata, la posizione bassa del sole sull’orizzonte, ti permette facilmente di scattare foto contro sole. Usando le tecniche descritte nel tutorial sul foto alle silhouette sarai in grado di sfruttare in maniera creativa la sagoma e le venature delle foglie. Oppure puoi avere un anello di luce attorno ai bordi delle foglie, come qui sotto.

Autumn is on its way !* by AmUnivers, on Flickr
Creative Commons Attribution-Noncommercial-Share Alike 2.0 Generic License  by AmUnivers

Le ore centrali della giornata, sono sempre le peggiori per qualsiasi foto all’aperto. Però, se in questi momenti di cielo è coperto (come in autunno è più probabile) puoi fare lo stesso una bellissima foto, perché il contrasto è molto più bilanciato. Ovviamente, il cielo coperto è piuttosto noioso quindi in questi momenti cerca di non includerne una porzione troppo grande la foto.

Inoltre, se sei a caccia di foglie, probabilmente sarai in una zona con molti alberi. Allora, se il sole è alto nel cielo, puoi scattare all’ombra degli alberi, dove ci sarà meno luce ma anche molto meno contrasto. Nell’eventualità la luce dovesse essere troppo poca, ricorda di portare con te un treppiede.

 by rosemary*, on Flickr
Creative Commons Attribution-Noncommercial-No Derivative Works 2.0 Generic License  by rosemary*

L’importanza della location

Nell’ipotesi tu voglia fotografare le foglie all’aperto e non portarle a casa, ovviamente il luogo che sceglierai per la foto rivestirà una grossa importanza.

Se vuoi immortalare un paesaggio, come sempre accade nella fotografia di paesaggio, dovrai trovare una buona posizione tenendo in considerazione anche la direzione della luce. Infatti se decidi di sfruttare la golden hour ti accorgerai subito che durante questo periodo alcune zone sono completamente illuminate mentre altre rimangono all’ombra, a causa della luce radente.

Se desideri fotografare in un orario preciso, è necessario che individui la posizione in anticipo. La luce giusta spesso dura poche decine di minuti (o meno) e quindi non avrai tempo di cercare il punto in cui piazzare la fotocamera. Abbi cura anche di abbozzare la composizione, per non avere brutte sorprese quando la luce sarà perfetta.

Queste raccomandazioni valgono sempre, quando fotografi paesaggi. Quando il tuo soggetto sono le foto autunnali, nella scelta del luogo sono di fondamentale importanza anche le specie di alberi che puoi trovare. Esse infatti determinano il colore delle foglie. E sicuramente non andrai a cercare i colori dell’autunno in una foresta di conifere…

Attenzione al disordine sullo sfondo

Uno sfondo pulito è fondamentale in ogni foto. Se ti avventuri sotto gli alberi alla ricerca delle foglie, la probabilità di trovare una scena confusionaria aumenta.

Per controllare lo sfondo, se non puoi spostare il soggetto, cambia punto di vista o aumenta la lunghezza focale. Trovi più informazioni a riguardo nel mio tutorial Lo sfondo non è in secondo piano.

Mille modi di arrangiare le foglie

Se pensi alle foglie le pensi sugli alberi. Infatti, il modo più naturale di immortalare le foglie in autunno e quello di fotografarle sugli alberi da vicino o da lontano. Già così ci sono molte opzioni, ma ne esistono molte altre.

Le foglie per terra, appena cadute, creano composizioni naturali già talvolta di per sé interessanti. Inoltre, nessuno ti proibisce di metterci la mano e ricomporle a tuo piacere.

Quando la posizione “naturale” delle foglie non ti soddisfa, puoi sempre tenerle in mano mentre le fotografi. Puoi anche portarle la casa e comporle con calma.

Se trovi un corso d’acqua, le foglie adagiate sulle pietre o a galla sull’acqua daranno vita sicuramente ad un bello scatto. E se non sono cadute nei punti giusto, puoi sempre aggiungerle tu.

Ovviamente, tutti questi suggerimenti si applicano e danno risultati diversi anche alcuni giorni dopo che le foglie sono cadute, quando ormai sono totalmente secche o marce. Non otterrai in questo modo delle foto allegre, ma saranno sicuramente foto autunnali e possibilmente artistiche.

Dopo una pioggia o quando di mattina è presente la rugiada, sulle foglie trovi gocce d’acqua. In combinazione con la luce proveniente dalla giusta direzione, magari anche con lo sfocato, puoi ottenere immagini sicuramente poetiche.

Quando poi l’autunno volge all’inverno ci sarà un breve periodo in cui le foglie saranno ancora presenti ma ormai secche. La mattina troverai facilmente alcune di queste coperto di brina. Uno scatto ravvicinato in questo caso produrrà facilmente un astratto artistico.

Infine, che ne dici delle foglie movimento? La prima opzione è quella di immortalarle in una giornata ventosa quando sono ancora attaccate ai loro rami.

Uno scatto ancor più iconico, però, e quello delle foglie mentre cadono. Non sei costretto ad aspettare ore per cogliere il momento magico, puoi simulare la caduta delle foglie lanciando in aria scuotendo.

Non dimenticare che puoi sottolineare il movimento impiegando tempi di esposizione lunghi. Sia quando fotografi le foglie mosse dal vento che le foglie mentre cadono, imposta un tempo di posa pari a un quarto di secondo o più lento e sfrutta così il mosso creativo (per approfondire, leggi il  tutorial sul mosso creativo).

Una mano d’alla post-produzione

C’è un semplice trucchetto in post-produzione per evidenziare ancor più i colori già accesi delle foglie.

Se hai scattato in RAW (come spero tu faccia sempre) puoi modificare a tuo piacimento il bilanciamento del bianco e ottenere lo stesso risultato che avresti avuto impostandolo al momento dello scatto. Funziona anche con il jpeg ma in entità minore.

Se scegli un bilanciamento “nuvoloso” o “piovoso” (a seconda dei nomi usati dal tuo programma di fotoritocco), scalderai i colori, rendendo ancora più evidenti i toni di giallo, arancione e rosso tipici di queste foto.

Ciò sarà particolarmente utile nel caso tu abbia scattato all’ombra. Il contrasto è bilanciato ma i colori sono un po’ più smorti. Oltre che sul bilanciamento del bianco, per renderli più vivaci puoi agire sulla saturazione, con molta moderazione, e soprattutto sulla nitidezza.

Qualche altra idea?

Hai mai fotografato le foglie in autunno? Hai qualche consiglio o idea che non ho spiegato qui?

Condividila con tutti inserendo un commento in fondo all’articolo.

Luce naturale e food photography: un accostamento divino

Nel precedente articolo sulla sulla food photography ti ho dato qualche dritta su come usare al meglio la luce quando fotografi il cibo.

Un tipo di luce che, secondo me, in questo ambito merita una menzione speciale è la luce naturale. Certo, tantissimi scatti che puoi vedere ad esempio sulle riviste, sono realizzati utilizzando flash e illuminazione da studio. Però, la luce naturale ha un ampio spazio nella food photography e per delle ottime ragioni.

In questo articolo, allora, ti spiegherò come usare al meglio la luce naturale nella food photography, anche basandomi sulla mia recente esperienza nella scattare le foto per il sito di mia moglie, Apprendista Pasticcere.

Perché scegliere la luce naturale nella food photography

Innanzitutto, la luce naturale e sempre gratuita e disponibile (tranne di notte, ovviamente). Questo è un grande vantaggio, soprattutto se non hai voglia di Spendere soldi per acquistare flash e accessori vari, necessari ad allestire anche un piccolo studio fotografico.

In secondo luogo, il modo in cui viene usata la luce naturale nella food photography garantisce sempre atmosfere pacifiche, eleganti, invitanti. Questo risultato si ottiene semplicemente diffondendola e scegliendone opportunamente la direzione.

Infine, in qualche modo, la naturalezza della luce si sposa benissimo con la naturalezza del cibo. Ecco che allora la luce naturale è perfetta per immortalare piatti artigianali, ma anche per evidenziare la freschezza di determinati ingredienti. Questo è anche uno dei motivi per cui molti food blogger che si appassionano alla fotografia realizzano esclusivamente foto con luce naturale.

La luce naturale all’interno

Nella food photography, la luce naturale è sfruttabile sia all’interno che all’esterno, anche se a mio parere il primo caso è quello più frequente. Cominciamo allora da questo, su cui c’è molto più da dire.

Ovviamente, fotografando all’interno di un edificio, la sorgente di luce sarà costituita da una o più finestre. L’elemento più importante per determinare il successo, ma anche la facilità di realizzazione, della tua foto sarà la dimensione della finestra (o delle finestre), per diversi motivi:

  • una finestra troppo piccola fornirà troppo poca luce, costringendoti ad alzare l’ISO, oppure proprio impedendoti di ottenere uno scatto decente,
  • una finestra troppo piccola ti limiterà nelle direzioni possibili in cui orientare il cibo per variare i modi in cui è colpito dalla luce,
  • una luce di dimensione maggiore rispetto al soggetto è più diffusa,
  • una fonte di luce troppo grande può essere sempre ridotta, ad esempio per mezzo di un telo nero, il contrario non è possibile.

Poi, fai attenzione anche all’esposizione della finestra. Innanzitutto, la direzione verso cui è esposta determinerà una differente intensità è un differente colore della luce a seconda dell’ora del giorno in cui fotografi.

Inoltre, altri edifici potrebbero modificare la luce. Edifici più alti potrebbero creare ombre, in determinati momenti della giornata, in grado di rovinare la tua foto. Potrebbe però anche succedere che edifici di colore chiaro riflettano e diffondono la luce rendendola migliore a scopo fotografico.

Infatti, è importantissimo che la luce venga diffusa. Pochi saranno in casi in cui la vorrai nuda e cruda. Per fortuna, con la luce che entra dalla finestra, questo è facile da ottenere:

  • puoi usare la tenda che la finestra potrebbe già avere, attenzione però che copra interamente la finestra e che non abbia disegni che producono ombre strane sul soggetto,
  • poi usare un qualsiasi telo chiaro non troppo pesante, valutando ad occhio se riduce troppo o troppo poco la quantità di luce che entra la finestra,
  • come suggerisce Scott Kelby, se il vetro è sporco, da solo potrebbe fornire la sufficiente diffusione.

Tutte le foto in questo articolo sfruttano luce diffusa. Ecco l’unico esempio di una luce diretta, molto contrastata. Osserva in particolare l’intensa luminosità delle zone illuminate rispetto a quelle in ombra.

my 2nd explored aug.1 by risa-i, on Flickr
Creative Commons Attribution-Noncommercial 2.0 Generic License  by risa-i

Una volta individuata la finestra e diffuso in maniera adeguata la luce, devi determinare la corretta direzione della luce. Ma come fai a dirigere la luce se la fonte è una finestra fissa nel muro? Per fortuna, nella food photography i soggetti sono sempre piuttosto piccoli e facili da spostare.

Puoi quindi spostare, inclinare, ruotare i piatti e le pietanze in maniera che vengano colpiti dalla luce nel modo migliore. Ovviamente devi considerare la direzione della luce relativamente al punto in cui tu intendi posizionarti.

Un buon punto di partenza consiste nello sfruttare una luce laterale e poi sperimentare ruotando il piatto per valutare che cosa cambia. Giocando anche sulla distanza tra il piatto e la sorgente di luce, puoi aumentare e diminuire l’intensità della luce creando infinite varianti.

Come puoi intuire, è meglio che il tuo soggetto abbia la maggiore libertà di movimento possibile. Perciò, spesso la cucina, ovvero il luogo più naturale per il cibo, non è il posto migliore in cui fotografarlo. Potrebbe essere meglio usare ad esempio un soggiorno dotato di una grande portafinestra con un ampio spazio di fronte ad essa. L’importante è che ti procuri un sostegno o anche una semplice tavola di di legno da porre per terra, sotto il piatto, per fungere da supporto e dare l’idea di trovarsi comunque in una stanza dedicata a preparare o consumare il cibo.

All’esterno

Anche fuori di casa si possono ottenere risultati encomiabili. Ciò che devi evitare, però, e la luce diretta del sole. Come accade per i ritratti e qualsiasi altro scatto che sfrutti la luce naturale all’aperto, ci sono diversi modi per evitarla:

  • sfrutta una giornata con il cielo coperto,
  • stai all’ombra di un portico o di qualche albero,
  • spostati nel lato in ombra di una casa.

Oppure, visto che il cibo è un soggetto piccolo, puoi creare la tua ombra, con un ombrello o un accessorio di cui ti parlo tra poco.

Al ristorante

Se non hai in casa nessun cuoco provetto e non fotografi di cibo per professione, probabilmente il luogo in cui puoi fotografare i piatti più fotogenici è il ristorante. Se la tua passione per la fotografia è reale, non devi perdere le occasioni fornite da pranzi e cene nei locali.

A tale scopo, ricordati  di scegliere un tavolo vicino ad una finestra ampia. All’interno del locale, distante dalle finestre, avrai infatti solo l’effetto delle luci artificiali o semplicemente troppo poca luce.

Ad esempio, ho scattato la foto seguente in un ristorante sfruttando solamente la luce naturale ed una apertura molto ampia.

Cous cous with fish by p1ndar0, on Flickr
Creative Commons Attribution 2.0 Generic License  by p1ndar0

Certo, in questo frangente si aggiungono un paio di difficoltà non fotografiche ovvero un eventuale imbarazzo e l’impazienza dei commensali che aspettano di mangiare il piatto che stai accuratamente immortalando.

Ma di fronte all’opportunità di una foto sublime, queste sono inezie.

L’accessorio indispensabile ma economico

Come ti ho già suggerito nell’articolo sulla luce nella food photography, un accessorio molto utile, spesso imprescindibile è il riflettore. In particolare, usando la luce naturale ti ritroverai spesso ad avere soggetti ben illuminati da un lato e molto scuri dall’altro. Guarda ad esempio la foto qui sotto, vedi come le ombre sono chiuse?

Per riequilibrare la situazione, è sufficiente riflettere una parte della luce verso le zone in ombra. Talvolta, a tale scopo è sufficiente piazzare il cibo su superfici chiare, ad esempio un piatto molto lucido e una tovaglia bianca.

Qualora ciò non fosse possibile, o non fosse sufficiente, basta che ti procuri un riflettore 5 in 1. Si tratta di un accessorio molto economico, portatile, che permette di riflettere la luce in tre colori diversi (bianco, argento, oro) ma anche di creare l’ombra di cui parlavamo prima, grazie al rivestimento nero, e di diffonderla. Puoi quindi usarlo anche all’aperto, coprendo totalmente il soggetto per diffondere o ridurre la luce diretta del sole.

Alcuni link

Nelle mie peregrinazioni internettiane, tra tutto gli articoli e video ne ho selezionati un paio che bene si integrano con quanto ho scritto e ti aiuteranno a far tuoi tutti i suggerimenti:

Come combattere il sole a picco e ottenere belle foto alla faccia sua

Si sa, la luce migliore per le foto all’aperto è quella che si ha nelle ore iniziali e finali della giornata (la golden hour). Però, ti sarai sicuramente trovato in moltissime situazioni in cui non avevi la libertà di scegliere quando fotografare.

L’esempio più consueto, e anche più “doloroso”, e quello della fotografia in viaggio. Mentre viaggi, tipicamente in vacanza, sei spesso in giro a qualsiasi ora della giornata e fotografare solo all’alba o al tramonto ti porterebbe a perdere il 90% delle occasioni fotografiche.

Però, soprattutto d’estate, il periodo in cui più spesso viaggiamo, per molte ore la luce è decisamente poco fotogenica .

Come fare per ottenere foto decenti anche in pieno sole durante il giorno? Te lo spiego in questo articolo.

Ma perché la luce durante la giornata è così brutta?

Durante il giorno, soprattutto d’estate, per molte ore la luce è molto intensa, quasi perpendicolare e ha una temperatura colore molto elevata (ho parlato della temperatura colore nell’articolo sul bilanciamento del bianco).

Questo tipo di luce ha i seguenti effetti negativi:

  • riduce la saturazione dei colori, rendendoli quindi meno intensi (al contrario di quanto ogni tanto si crede),
  • crea ombre molto nette e molto scure, in genere piuttosto antiestetiche,
  • conferisce alle ombre una direzione che, ad esempio nei ritratti, invece che evidenziare la tridimensionalità dei soggetti costituisce un disturbo,
  • dà vita a immagini molto contrastate, spesso difficili da gestire in post produzione,
  • crea riflessi estremamente luminosi che talvolta nascondono dettagli di superfici che invece vorresti catturare.

Inoltre, in questa parte della giornata anche il cielo è molto luminoso, in qualsiasi direzione guardi. Perciò, il colore del cielo risulterà spesso poco saturo, togliendo forza agli scatti che lo includono.

Nei prossimi paragrafi, vediamo quali tecniche applicare per ridurre l’impatto di queste condizioni avverse sui nostri scatti.

Attenzione alla misurazione dell’esposizione

Come avevo già scritto nell’articolo sulle modalità di misurazione dell’esposizione, la modalità di misurazione dell’esposizione matrix o valutativa, che calcola tutto completamente da sola, compie un lavoro egregio nella maggior parte delle situazioni.

Purtroppo, quando il contrasto è alto, come durante le ore centrali della giornata, usare questa modalità di misurazione dell’esposizione può portare a risultati non allineati con le tue aspettative.

Infatti, in queste situazioni, all’interno di una scena ci sono spesso zone estremamente luminose e altre molto scure. Ti trovi quindi a dover scegliere per quali zone esporre, ovvero quali vuoi ben distinguibili a discapito di altre che risulteranno troppo scuro troppo chiare.

Per ottenere il risultato migliore, in questi casi devi usare una modalità di misurazione dell’esposizione spot o parziale, che ti permette di calcolare l’esposizione corretta in base ad una frazione della scena complessiva. Ho scritto in dettaglio come fare nell’articolo L’esposizione corretta esige una buona mira .

Scegli l’ombra

Sembra una banalità, ma in tanti casi il trucco migliore per gestire una luce del sole antiestetica consiste semplicemente nel rimuoverla. Ciò significa spostarsi all’ombra che puoi trovare ad esempio:

  • nel lato in ombra di una casa,
  • sotto gli alberi,
  • sotto un portico o qualsiasi altro oggetto che possa fungere da tetto.

Ovviamente, questo “trucco” è praticabile solo se il soggetto che vuoi fotografare può essere spostato. Funziona quindi, ad esempio, ogni volta che cui scattare un ritratto.

Anche all’ombra, attenzione però alla luce che filtra . In particolare, quando scegli l’ombra degli alberi, c’è il rischio di qualche raggio di sole filtri attraverso le foglie, creando punti estremamente luminosi sul tuo soggetto, che rompono l’uniformità dell’ombra.

Prima di scattare verifica sempre che non si presenti questo fenomeno. Per evitarlo è spesso sufficiente spostarsi di qualche centimetro. In post-produzione invece, migliorare la situazione sarebbe un lavoro improbo.

Inoltre, se il soggetto lo permette, puoi anche creare la tua ombra personalizzata. Per fare ciò è sufficiente un ombrello, un telo scuro, qualsiasi cosa in grado di creare un ombra sufficientemente grande.

Più vicino e meglio

Le problematiche legate al forte contrasto presente in una scena sotto il sole si possono ridurre drasticamente riducendo la dimensione della scena, ovvero spostandosi più vicini al soggetto. Ovviamente, questo consiglio è applicabile solamente se vuoi fotografare un dettaglio oppure un soggetto di piccole dimensioni.

Una buona occasione per usare i filtri

Il tuo migliore amico se fotografi in pieno giorno, all’aperto e includendo anche il cielo, per esempio facendo foto paesaggistiche, è il filtro polarizzatore.

Questo filtro permette di ottenere principalmente due risultati :

  • aumentare la saturazione dei colori,
  • eliminare i riflessi sulla superficie d’acqua, così da apprezzarne pienamente il colore.

Per approfondire, ti consiglio di leggere il mio tutorial sul filtro polarizzatore .

Un altro filtro interessante se scatti foto di paesaggio è il filtro graduato, che ti permette di scurire di cielo equilibrandolo con la terra, di solito più scura soprattutto nelle ore più luminose della giornata.

Schiarire le ombre

Come dicevo all’inizio, un grosso problema nelle ore centrali della giornata è proprio costituito da ombre troppo dure e troppo scure. Quando fotografi un soggetto vicino a te, animato o inanimato, ci sono diversi modi in cui puoi schiarire queste ombre e sostanzialmente ridurre il contrasto nella foto.

Il modo più economico è quello di usare una superficie riflettente e riflettere la luce disponibile verso le ombre. Potrebbe essere un pannello di polistirolo bianco, usato anche da fotografi professionisti, o un telo bianco o di colore chiaro. La soluzione più comoda dal punto di vista della portabilità è quella del riflettore 5 in 1: costa poco, è pieghevole e permette di creare riflessi sia dorati che argentati.

Inoltre, molti modelli sono usabili anche per diffondere la luce. Anche questo serve a ammorbidire le ombre e in generale ad ammorbidire la luce che colpisce soggetto.

Altrimenti, puoi utilizzare anche il flash con la tecnica chiamata fill flash, ovvero flash di riempimento. Si tratta sostanzialmente di usare un lampo debole del flash solamente per dare un po’ di luce alle ombre. Ovviamente è una tecnica che va discussa a parte, intanto ti ho dato l’idea.

Un aiuto dalla post-produzione

Nelle situazioni ad alto contrasto, ad ampia gamma dinamica, viene in aiuto una tecnica di post-produzione di cui tutti parlano e tutti sembra vogliano imparare: l’HDR.

Se non sei di corsa, magari hai a disposizione un treppiede e non devi fotografare soggetti in movimento, l’HDR sicuramente ti permetterà di creare una foto ben bilanciata da una scena fortemente contrastata.

Tieni quindi a mente questa possibilità e considerala tra le opzioni per gestire una foto in pieno giorno. Se non sai come usare l’HDR, i consigli ad di partire da mia tutorial: Introduzione alla fotografia HDR .

Insomma, non scoraggiarti!

Certo, sarebbe sempre bello avere la libertà di scegliere il momento perfetto per i nostri scatti. Purtroppo non è così e questo non vale solo per i fotografi vacanzieri ma anche, ad esempio, per fotografi di viaggio professionisti.

Come visto in questo articolo, però, ci sono molti modi per tirare fuori un bello scatto anche da una situazione decisamente avversa. Inoltre, ci sono altri trucchi e tecniche che possono essere applicati a singoli generi fotografici in cui si fa grosso uso della luce naturale. Magari ne parleremo in qualche prossimo articolo.

Se conosci qualche consiglio che non ho presentato, non esitare condividono con un commento.

Come stupire fotografando le scie delle stelle (star trail)

Su questo sito, in passato, abbiamo già parlato di fotografia notturna. Si tratta di un genere fotografico che presenta sempre originali opportunità e anche sfide particolari che gli altri generi non pongono.

Di notte si può praticare anche un tipo di fotografia speciale e molto spettacolare: le foto alle scie delle stelle .

Mi riferisco a foto come queste:
American Basin Star Trails by David Kingham, on Flickr

Per ottenere risultati simili si applicano alcune delle pratiche tipiche della fotografia notturna, ma bisogna avere qualche cura in più e sarà obbligatoria anche una fase di post-produzione.

Una cura particolare

C’è un punto cruciale a cui devi porre attenzione, e che influisce pesantemente sulla procedura per fotografare le scie delle stelle.

Questo tipo di foto richiede esposizioni molto lunghe, dell’ordine delle decine di minuti o più . Quando si fotografava con la pellicola, il problema non sussisteva: bastava aprire l’otturatore e lasciare che la fotocamera acquisisse tutto quello che vedeva, fino a che l’otturatore non veniva chiuso.

Con le fotocamere digitali ciò non è possibile. Il sensore che si trova in ogni fotocamera digitale e ha il compito di registrare la luce che entra dall’obiettivo,si surriscalda se rimane attivo per molto tempo. Non preoccuparti, ciò non vuol dire che la tua fotocamera rischia di esplodere.

Il surriscaldamento del sensore ha comunque una conseguenza molto grave che è l’aumento del rumore.

Sostanzialmente, effettuando scatti lunghi diversi minuti, anche con l’ISO molto bassa, ottieni un effetto molto simile a quando invece spingi l’ISO ai valori massimi. Avrai quindi la foto rovinata da punti colorati, che in inglese si chiamano hot pixel .

Partendo, quindi, dal presupposto che il sensore non si può lasciare “acceso” per più di qualche minuto (la durata massima dipende dal modello di fotocamera), dobbiamo elaborare una procedura che permette di creare esposizioni lunghe decine di minuti o persino ore.

Attrezzatura necessaria

Prima di tutto, come avevamo visto negli altri articoli sulla fotografia notturna, hai bisogno di una fotocamera che disponga della modalità bulb.

Si tratta di una modalità che permette di aprire l’otturatore alla pressione del pulsante di scatto e tenerlo aperto fino a una seconda pressione del pulsante. Se non c’è questa modalità, la fotocamera deve permettere almeno esposizioni lunghe fino a 30 secondi.

Sicuramente indispensabile è un treppiede o qualche altro mezzo per tenere la fotocamera ferma, anzi immobile. Serve inoltre che il treppiede, o chi per lui, sia ben stabile.

Visto che scatti foto all’aperto e che la durata complessiva dell’esposizione è estremamente lunga, il treppiede deve rimanere immobile anche se soffia il vento.

Uno strumento estremamente utile, ma non indispensabile, è un pulsante per lo scatto a distanza, di quelli a filo. I modelli più indicati sono quelli che forniscono anche un intervallometro o almeno la possibilità di bloccare il pulsante di scatto.

Potrebbe anche fare comodo una torcia elettrica, sia perché devi scattare nel buio più profondo, sia per una specifica applicazione creativa, che vedremo più avanti.

The Watchers by Lazellion, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution-Noncommercial-No Derivative Works 2.0 Generic License   by  Lazellion 

Come impostare la fotocamera

Per quanto riguarda l’esposizione, imposta l’ISO al minimo e usa un’apertura ampia. Potrebbe risultarti istintivo, se hai già praticato la fotografia di paesaggio, pensare di dover usare un’apertura stretta, quindi con un valore alto (ad esempio f/22).

Per fotografare le scie delle stelle, invece, è necessario usare un’apertura ampia perché essa permette di catturare una maggiore quantità di luce.

Siccome le stelle sono dei punti molto piccoli nel cielo, aperture troppo strette non danno il tempo alla fotocamera di catturare abbastanza luce e portano, quindi, a ottenere foto in cui le stelle sono molto deboli o addirittura invisibili.

Comunque, la profondità di campo non ne risentirà in nessun caso:

  • se usi una lunghezza focale corta, anche con apertura molto ampia la profondità di campo risulta elevata,
  • in ogni caso, le stelle sono così lontane da appartenere approssimativamente tutte allo stesso piano focale e quindi risultano tutte a fuoco anche con apertura ampia.

Del tempo di esposizione parliamo tra un po’, visto la sua importanza cruciale in questo ambito.

Mettere a fuoco, all’aperto e di notte è molto difficile.

Due sono i modi per ottenere le stelle a fuoco:

  • punta una stella particolarmente luminosa e usa la messa a fuoco automatica su questa,
  • se hai un obiettivo che mostra la scala della messa a fuoco, imposta la messa a fuoco all’infinito.

Se impieghi il primo dei due metodi, dopo aver messo a fuoco disattiva la messa a fuoco automatica e stai attento a non toccare la ghiera della messa a fuoco manuale.

Per quanto riguarda il bilanciamento del bianco, se scatti in RAW puoi anche non preoccupartene lo correggerà in post-produzione. Se scatti in JPEG o vuoi risparmiare qualche passaggio di post-produzione, non usare il bilanciamento del bianco automatico.

Scegli uno dei predefiniti della fotocamera ed esegui uno scatto di prova per verificare se ti piace.

Non è possibile usare il bilanciamento del bianco personalizzato visto che la luce prodotta dalle stelle non è sufficiente.

Infine, molte fotocamere hanno una funzione di riduzione del rumore incorporata. Attivarla o meno non è una decisione ovvia.

Infatti, in alcuni casi, gli algoritmi per la riduzione del rumore incorporati non fanno un buon lavoro. Inoltre, in generale la procedura di elaborazione è molto lunga, tanto da eguagliare quasi la durata dell’esposizione.

Durante l’esecuzione della procedura non puoi usare la fotocamera e ciò può essere un grosso ostacolo.

Sta tutto nel tempo di esposizione

Dedico uno spazio speciale al tempo di posa perché riveste un ruolo fondamentale. Un tempo troppo corto farà apparire le stelle come semplici punti luminosi, un tempo troppo lungo surriscalderà il sensore: come facciamo?

Il trucco sta nello spezzare un’esposizione lunghissima in tante esposizioni più brevi . Ti ritroverai quindi con diverse foto da combinare attraverso gli appositi software (ne parliamo tra un un po’).

Rimane, comunque, da decidere quale tempo di esposizione usare e quanto far durare le varie esposizioni che comporranno la foto finale.

Per il tempo di esposizione totale non c’è un vero limite massimo, ma c’è sicuramente un limite minimo. Esiste una regola aurea che permette di calcolare il tempo di esposizione minimo necessario a catturare il movimento delle stelle: devi dividere 600 per la lunghezza focale in uso, ottenendo così il tempo in secondi .

La lunghezza focale da considerare è quella equivalente a 35 mm. Quindi, se usi una fotocamera con sensore ridotto, dovrai moltiplicare la lunghezza focale per il crop factor.

La formula che ne risulta è quindi:

600/(lunghezza focale * crop factor).

Se non hai dimenticato completamente la matematica, guardando la formula ti sarai reso conto di come il tempo di esposizione necessario diminuisca all’aumentare della lunghezza focale.

In parole povere, più elevata è la lunghezza focale, minore sarà il tempo necessario per ottenere il movimento delle stelle .

Quindi, se vuoi risparmiare tempo, ridurre il surriscaldamento del sensore e fare più foto in una singola notte, usa lunghezze focali più elevate. Ovviamente, devi tenere in considerazione come queste influiscono sulla composizione.

Se vuoi creare scie di luce molto lunghe, o cerchi completi, potrebbero servirti esposizioni molto lunghe, anche della durata di ore. Queste in ogni caso dovranno essere scomposte in più scatti della durata di pochi minuti.

Una durata perfetta non esiste, penso che combinare diverse esposizioni di alcuni minuti ciascuna (ad esempio quattro minuti) sia una soluzione sempre sicura.

Devi quindi dividere la durata totale dell’esposizione per la durata dei singoli scatti e ottenere così il numero di foto da creare.

Composizione

Nel comporre la foto devi decidere innanzitutto se vuoi che le scie delle stelle formino un disegno circolare nel cielo oppure linee oblique (dai un’occhiata agli esempi di foto in questo articolo per farti un’idea).

Nel primo caso, devi individuare la stella polare, quindi il Nord, e puntare dritto verso di essa. Il movimento circolare della Terra farà il resto.

Nel secondo caso, devi invece puntare verso Est o verso Ovest, a seconda della direzione che vuoi seguano le stelle (verso sinistra o verso destra).

Il secondo elemento importantissimo da considerare è: cosa vuoi includere nella foto oltre al cielo?

Tutte le foto migliori alle scie delle stelle includono anche qualche elemento “terrestre”, opportunamente scelto. Talvolta può trattarsi di una montagna, di un edificio, di un albero o anche di una persona.

L’importante è che qualcosa faccia da punto di riferimento.

Non includere fonti di luce dirette nella foto perché la lunga esposizione le farebbe sicuramente prevalere sulla luce delle stelle. La stessa cosa vale per la Luna che, anche se pallida, è molto più luminosa delle stelle, soprattutto in una lunga esposizione.

Fonti di luci lontane, invece, come ad esempio quelle prodotte da una città possono contribuire positivamente al risultato finale.

Allo stesso modo un bel trucco può essere quello di usare una torcia elettrica per illuminare un soggetto in primo piano durante l’esposizione evitando così che nella foto se ne veda solo la sagoma.

arch rock startrail by holia, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution 2.0 Generic License   by  holia 

Bisogna fare i conti con la natura

Una buona foto alle scie delle stelle richiede un tempo atmosferico quasi perfetto. La notte deve essere tersa, senza foschia, quindi, purtroppo, questo tipo di foto viene meglio d’inverno.

Inoltre, una nuvola passeggera durante una lunga esposizione potrebbe oscurare una parte della scia, spezzandola, e ciò non fa bene all’immagine finale.

La Luna, anche se non inquadrata, può produrre troppa luce. Perciò, se possibile, preferisci le notti durante la fase di Luna nuova.

La procedura

Dopo tutti questi preparativi e tutta questa teoria è il momento di procedere.

Per evitare di creare un’esposizione lunga un’ora e scoprire alla fine che qualcosa era sbagliato, ti serve uno scatto di prova.

La tecnica da usare per lo scatto di prova è la stessa che avevo descritto nell’articolo Fotografia notturna: come calcolare esposizioni mooolto lunghe.

Sostanzialmente, si tratta di alzare al massimo l’ISO, per poter ridurre il tempo di esposizione, e fare uno scatto veloce per verificare che tutte le impostazioni siano adeguate. Ti rimando all’articolo appena citato per leggere precisamente come si fa.

Questo scatto di prova, avendo tempo di esposizione breve, non mostra lunghe scie ma aiuta a verificare:

  • la composizione,
  • il bilanciamento del bianco,
  • l’esposizione complessiva,
  • la messa a fuoco.

Una volta che tutto è a posto, riporta l’ISO al minimo e alza di conseguenza il tempo di esposizione (secondo quanto descritto nell’articolo Fotografia notturna: come calcolare esposizioni mooolto lunghe ).

Poi, procedi in questo modo:

  • imposta la messa a fuoco manuale,
  • per sicurezza disattiva l’anteprima automatica delle foto,
  • calcola il tempo di esposizione,
  • imposta l’intervallometro in maniera che scatti il numero di foto necessario, per la durata calcolata, con un secondo o poco più di pausa tra l’una e l’altra,
  • premi il pulsante di scatto.

Se non hai un intervallometro, ma solo lo scatto remoto, attiva la modalità di scatto continua sulla fotocamera, quella che si usa per le foto sportive, e sullo scatto remoto attiva il blocco del pulsante di scatto.

In questo modo, con l’esposizione per i singoli scatti impostata sulla fotocamera, lo scatto a distanza fa sì che alla fine di ogni foto ne venga scattata un’altra .

Se invece non hai nemmeno lo scatto a distanza, dovrai ricordati di premere il pulsante di scatto al termine di ogni esposizione.

Post-produzione

L’ultimo passaggio, in questo caso necessario, richiede di usare il computer.

La procedura da seguire in inglese è detta stacking, che potremmo tradurre con “impilamento”. Si tratta di prendere tutti gli scatti realizzati, posizionarli uno sopra l’altro e fonderli. Fondendo opportunamente il movimento delle stelle, in origine spezzettato nelle singole immagini, si comporrà senza interruzioni.

Questa procedura può essere fatta a mano, in Photoshop, importando ciascuna foto in un livello e fondendole con l’opportuno metodo di fusione.

Questo però è il metodo più lento e laborioso.

Se vuoi lavorare in Photoshop, puoi usare lo script statistiche o cercare e scaricare un’opportuna azione per lo stacking.

Altrimenti, sono disponibili diversi programmi utili a questo scopo, ecco una lista di tutti quelli che ho trovato:

Se la fotografia notturna ti appassiona, ho la guida per te. L’ebook A Caccia di Stelle ti spiega chiaramente tutte le tecniche necessarie e tutti i tipi di foto che puoi fare al cielo notturno.

Per saperne di più clicca qui: Guida alla fotografia notturna.

Fotografare come i maestri rinascimentali: la sezione aurea

La prima regola di composizione fotografica che ogni principiante impara è la regola dei terzi. Su questo blog ne ho già parlato nell’articolo Come fare foto più belle usando la regola dei terzi.

Sostanzialmente, questa regola suggerisce di dividere una foto in 9 parti uguali e di allineare gli elementi principali con le linee della griglia così ottenuta o ancora meglio con i loro incroci.

A chi non sa nulla di composizione, la regola dei terzi permette di passare da foto anonime a immagini che finalmente hanno un perché.

Ebbene, la regola dei terzi è in realtà una semplificazione di un’altra regola che vale la pena inserire nel proprio arsenale per una composizione ancor più efficace: sto parlando della sezione aurea.

SunFlower: the Fibonacci sequence, Golde by lucapost, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution-Noncommercial-No Derivative Works 2.0 Generic License   by  lucapost 

Ritorno al passato

Attorno al 1200, il matematico italiano Leonardo Fibonacci scoprì il numero aureo: 1,618033.

Nel Rinascimento si diffuse la consapevolezza che questo numero corrispondesse a un rapporto tra dimensioni che ricorre molto spesso in natura (come le proporzioni tra gli arti di molti esseri viventi). Infatti, molti artisti ne fecero uso nella composizione dei loro quadri, delle opere architettoniche, delle statue e così via.

Ovviamente non si trattava solamente di una sorte di impazzimento generale attorno a un numero.

Si scoprì ben presto che il numero aureo (detto anche sezione aurea, rapporto aureo o proporzione divina) applicato alle arti figurative permetteva composizioni particolarmente piacevoli per l’occhio umano.

Sezione aurea e fotografia

Come spesso accade, i principi applicabili in altre forme d’arte si possono importare in fotografia con la medesima efficacia.

La sezione aurea fornisce degli strumenti compositivi simili alla griglia che si usa per la regola dei terzi, di cui ho parlato nell’articolo citato sopra. Il più semplice è la griglia qui sotto.

Mentre la griglia della regola dei terzi è questa.

La differenza sta nel rapporto tra la colonna centrale e ciascuna delle laterali (e altrettanto per le righe). Mentre nella regola dei terzi queste sono tutte uguali, nella sezione aurea esse stanno in rapporto secondo il numero aureo.

Quindi, se la prima e la terza colonna misurano 1, la seconda misura 0.618 (non preoccuparti, non serve mica memorizzare questi numeri per usare la sezione aurea nella composizione fotografica!).

La necessità di semplificare

La sezione aurea nella pratica fotografica si applica come la regola dei terzi: il punto su cui si vuole dirigere l’attenzione dell’osservatore va allineato con i punti di intersezione della griglia, o almeno con le linee.

Nasce quindi un dubbio: come faccio a verificare al momento di uno scatto che le righe siano posizionate rispettando questo rapporto “strano”?

Un dubbio simile se lo saranno posti in molti, (anche) per questo esiste la regola dei terzi. Dividere ad occhio la scena in 3 parti uguali è molto più facile.

Resta comunque il fatto che la sezione aurea permette una composizione molto più equilibrata e “naturale”.

Nature Pattern by SidPix, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution 2.0 Generic License   by  SidPix 

Come spesso accade, se continuerai ad immaginare la griglia sovrapposta all’immagine e ad usare questa regola compositiva, l’avrai fatta tua e sarai in grado di comporre facilmente la scena come con la regola dei terzi.

Altrimenti, molti programmi di fotoritocco forniscono griglie che aiutano a sfruttare la sezione aurea in post-produzione ritagliando la foto. Se possibile, però, è sempre meglio impostare la composizione desiderata al momento dello scatto.

Due approcci alternativi: il triangolo e la spirale aurea

Sfruttando la sezione aurea è possibile creare altre figure geometriche che aiutano nella composizione.

Prima di tutto il triangolo aureo.

Questa griglia si ottiene tracciando una diagonale dell’inquadratura e poi la perpendicolare che la collega ad uno degli angoli che non le appartengono. L’inquadratura ha due diagonali e ciascuna ha due perpendicolari, quindi si ottengono al massimo 4 combinazioni.

Il punto importante è l’intersezione delle due linee. Questo va sovrapposto al punto di interesse della foto (il soggetto principale).

Infine puoi usare anche la spirale aurea.

La spirale si ottiene suddividendo l’immagine ripetutamente in rettangoli aurei.

Ciò che è importante per il fotografo, però, è che essa non solo individua il punto di maggiore interesse in corrispondenza a dove si “arriccia”, ma anche una linea che può guidare lo sguardo dell’osservatore.

Riuscendo a disporre gli oggetti nella foto in maniera da seguire almeno indicativamente la spirale, otterrai composizioni molto efficaci.

Anche della spirale esistono diverse varianti, che dipendono da come si suddivide l’inquadratura. Sostanzialmente, il “ricciolo” si può spostare a destra, a sinistra, in alto e in basso.

In conclusione

Puoi considerare la sezione aurea come il livello superiore della regola dei terzi.

Ora che la conosci, il modo più semplice per cominciare ad abituartici è modificare le foto che hai già, ritagliandole in modo da allineare i soggetti principali con la sezione aurea. Ciò ti aiuterà a immaginare la griglia, qualsiasi variante tu voglia usare, sovrapposta ai tuoi scatti.

Poi, ovviamente, il miglior modo per imparare ad usare questa regola, come qualsiasi altra, è usarla il più spesso possibile quando fotografi.

Per finire, ho messo insieme una piccola galleria su Flickr con vari esempi di applicazione della sezione aurea. Poni attenzione soprattutto alla varietà dei soggetti e dei modi in cui è stata applicata. Ecco il link: sezione aurea su Flickr.

Immagine di copertina

Fotografia macro per principianti, seconda parte: tempo di esposizione e luce

Per scattare buone foto macro non è sufficiente acquistare il più costoso obiettivo macro in commercio, attaccarlo alla fotocamera e fiondarsi a pochi centimetri da fiori, insetti, funghi e chi più ne ha più ne metta.

Le condizioni estremamente particolari che caratterizzano la macro fotografia, come la distanza ridottissima dai soggetti e le loro microscopiche dimensioni, costringono a prestare alcune attenzioni altrettanto particolari.

Abbiamo già visto come l’apertura debba essere tenuta a valori molto più elevati di quanto ci aspetteremmo. Vediamo in questo articolo quali sono i valori consigliati per il tempo di esposizione e quali sono le condizioni di luce migliori.

Yellow Star by photophilde, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic License   by  photophilde 

Tempi di esposizione decisamente brevi

Talvolta i soggetti per le nostre foto macro sono oggetti inanimati in luoghi chiusi. In questi casi, siamo liberi di usare qualsiasi tempo di posa, senza controindicazioni.

Molto più spesso, però, capita di voler fotografare soggetti in movimento, come piccoli animali o insetti, che si spostano molto rapidamente. Oppure capitano facilmente soggetti che dovrebbero stare fermi, ma non lo fanno. Se hai già provato a fotografare da vicino un fiore all’aperto, sai di cosa parlo.

Sembrerebbe una situazione semplice, con un soggetto inevitabilmente in posa, ma basta un po’ di vento per rendere il nostro compito decisamente improbo. Non solo il fiore si muove, rovinando continuamente la composizione, ma se il tempo di posa non è sufficientemente ridotto, la foto risulterà mossa e da buttare.

In queste situazioni è difficile scattare con tempi più lenti di 1/100s, mentre è probabile dover usare tempi molto più veloci. In condizioni “normali”, ciò potrebbe non costituire in problema. Sappiamo però che la fotografia macro non è “normale”.

Come abbiamo visto, l’apertura va ridotta parecchio nella macrofotografia. Perciò, la quantità di luce che colpisce il sensore diminuisce e, per il triangolo dell’esposizione, diventa necessario aumentare il tempo di esposizione o l’ISO.

Dovendo tenere l’ISO bassa per ridurre il rumore, l’unica soluzione spesso è quella di usare tempi di esposizione più lenti, esattamente il contrario di quello che ci servirebbe.

Come risolvere questo problema? Lo vediamo al prossimo punto.

A caccia di luce

Molti fattori concorrono a ridurre la luce a disposizione nella fotografia macro:

  • l’apertura ridotta, di cui abbiamo già detto,
  • la distanza ravvicinata dal soggetto, che riduce la quantità di luce ambientale catturata,
  • l’uso di tubi di estensione.

Siccome, però, paradossalmente abbiamo bisogno di più luce, come facciamo a garantircela?

Innanzitutto, la cosa più ovvia, è cercare di fotografare durante le ore più luminose della giornata, all’aperto. La luce abbagliante del Sole di mezzogiorno in molti casi permette di tener il tempo di esposizione decisamente basso.

Quando il Sole è a picco, però, stai attento alle ombre. Nella macrofotografia una piccola ombra può oscurare completamente il soggetto o una sua parte significativa.

Un piccolo pannello riflettente posizionato appena fuori dall’inquadratura è la soluzione più semplice per conferire direzionalità alla luce e alleggerire le ombre. Si trovano in vendita modelli estremamente economici e pieghevoli, quindi facilissimi da trasportare, come questi riflettori su Amazon.it.

In the Shadow of a Flower by Hamed Saber, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution 2.0 Generic License   by  Hamed Saber 

Creare la luce

Come sempre accade, quando la luce non basta dobbiamo crearcela da soli. Questo vuol dire usare un flash.

Come saprai, il flash integrato non è raccomandabile. Potresti provare al massimo ad usarlo come flash di riempimento, però a distanza ravvicinata è molto probabile che il flash integrato getti l’ombra dell’obiettivo sul soggetto da fotografare.

Purtroppo, si rende necessaria l’opzione più costosa, ovvero il flash esterno, e anche questo può non bastare. Infatti, il flash esterno montato sulla fotocamera non riesce ad illuminare le zone più vicine all’obiettivo. Alcuni flash (come il Nikon SB-700) possono essere inclinati verso il basso, proprio per venire incontro a queste esigenze, ma non tutti danno questa possibilità.

Una soluzione intermedia, allora, è quella di usare il flash separato dalla fotocamera. Per fare ciò ci sono tre opzioni (in ordine di costo e comodità crescenti):

  • comandare il flash esterno a distanza usando il flash integrato (se il modello di fotocamera lo permette),
  • usare un cavo apposito per collegare il flash alla fotocamera (come il Nikon Sc-28 Ttl o il Canon OC-E3),
  • usare un trigger flash wireless.

L’uso del flash esterno è un tema a sè stante su cui si potrebbero scrivere diversi libri, quindi mi fermo qui, solo per darti un’idea. Per approfondire, il sito migliore è Strobist.

Infine, la scelta più specializzata è quella del flash apposito per la macro, come il Nikon R1. È un flash che si monta ai lati all’obiettivo e, ovviamente, è la soluzione migliore ma anche la più costosa.

pimped my camera by dryfish, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution 2.0 Generic License   by  dryfish 

Su un principio simile si basano i flash macro o gli accessori da aggiungere al flash esterno in vendita su Ebay. Costano poco, ma non ho idea di quale sia la loro qualità. Anzi, se ne hai mai provati, fammi sapere cosa ne pensi inserendo un commento alla fine dell’articolo.

Mirrored Jewel by Bill Gracey, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution-Noncommercial-No Derivative Works 2.0 Generic License   by  Bill Gracey 

Concludendo

Nella prossima parte della guida alla fotografia macro vedremo gli ultimi consigli riguardanti le impostazioni e gli strumenti da usare. Non perdere il prossimo articolo, iscriviti alla mailing list inserendo il tuo nome nell’apposito spazio in cima alla pagina.

Immagine di copertina

 

Fotografia macro per principianti, prima parte: l’apertura che non ti aspetti

Modo di scatto macro

La fotografia macro si pratica da (molto) vicino, lo sappiamo. E sappiamo anche che i soggetti sono veramente, veramente piccoli.

Questi fattori ci costringono ad avere particolari attenzioni quando scattiamo foto macro, non necessarie in altri generi fotografici. Si tratta di attenzioni riguardanti le impostazioni, gli accessori da usare e qualche altra buona pratica.

Abbiamo già visto come scegliere un obiettivo macro e l’equipaggiamento economico per la fotografia macro.

Questo articolo è il primo di una serie in cui vedremo finalmente tutto quello che serve sapere per cominciare a praticare la macrofotografia con una macchina fotografica reflex digitale. Parliamo innanzitutto di apertura.

Un’imprevista profondità di campo

La distanza ravvicinata da cui scattiamo le foto ci costringe a rivalutare la profondità di campo. Come abbiamo visto nell’articolo su come ottenere lo sfocato, la porzione sfocata della foto aumenta quando:

  • riduciamo la distanza dal soggetto,
  • diminuiamo il valore dell’apertura,
  • aumentiamo la distanza del soggetto dallo sfondo,
  • aumentiamo la lunghezza focale.

Il primo e l’ultimo punto di questa lista sono cruciali nella fotografia macro.

Le lunghezze focali più utilizzate sono ovviamente quelle tele, perché vogliamo ingrandire i soggetti. Gli obiettivi più dedicati per la fotografia macro hanno infatti lunghezza focale di 105mm. Ma, soprattutto, la distanza dal soggetto è tremendamente più piccola rispetto alle distanze che usiamo solitamente.

Questi due fattori combinati portano la profondità di campo ad essere estremamente ridotta, tanto che, in molte fotografie macro di insetti, si può notare come solo la testa sia a fuoco. Un insetto è lungo al massimo pochi centimetri, quindi puoi intuire come la profondità di campo si riduca in questi casi ad un paio di centimetri o meno.

Dovendo mantenere fissi tutti gli altri parametri, nella fotografia macro è necessario usare valori di apertura molto elevati, per massimizzare la profondità di campo. Ciò può risultare sorprendente per un fotografo alle prime armi.

Quanto alto dovrà essere il valore dell’apertura? Non c’è una risposta univoca, dipende ovviamente da cosa si sta fotografando, dall’angolazione da cui si scatta rispetto al soggetto e da quanta parte di esso si vuole a fuoco. Stai pronto comunque ad usare aperture vicine ad f8, ma spesso molto superiori.

A titolo di esempio, ecco qui sotto tre foto che ho scattato a una libellula. Per scattarle non ho usato un vero obiettivo macro, ma un Sigma 70-300 con la possibilità di ridurre la distanza minima di messa a fuoco a 90cm tra i 200 e i 300 mm, raggiungendo un ingrandimento di 2:1.

Nella prima foto (qui sotto) ero posizionato frontalmente, quindi il corpo della libellula si distendeva allontanandosi da me. I dati EXIF per questa foto riportano lunghezza focale 300mm e apertura f5.6. La distanza da cui ho scattato è la minima possibile, circa 90cm.

Come puoi vedere, solo la testa è a fuoco, mentre il corpo e anche parte della ali sono sfocati.

Mantenendo la stessa distanza, ho provato poi a cambiare angolazione e ad aumentare apertura, senza cambiare lunghezza focale. Il risultato ottenuto è qui sotto.

Come vedi, una parte maggiore del corpo è a fuoco rispetto a prima, ma ancora buona parte è sfocata.

Allora ho provato a mettermi parallelo alla libellula, a cui evidentemente piaceva essere fotografata, visto che è rimasta ferma per una ventina di minuti. Per sicurezza ho anche aumentato l’esposizione a f11, mantenendo tutte le altre variabili fisse. Così ho ottenuto questa foto.

Finalmente, la libellula è completamente a fuoco (tranne le ali). Grazie alla distanza quasi costante dal corpo, sono riuscito ad averlo tutto a fuoco.

Inoltre, aumentando l’apertura, anche le ali sono risultate per la maggior parte a fuoco, nonostante siano perpendicolari all’obiettivo.

Come ultima nota, è importante ricordare che queste foto sono state scattate a poco meno di un metro.

Se avessi avuto un obiettivo dedicato, con ingrandimento 1:1, avrei potuto avere un maggiore ingrandimento della libellula, ma sarei stato costretto ad aumentare ancora sensibilmente l’apertura.

Quali conseguenze?

Potrebbe sembrare che aumentare l’apertura non sia questo gran problema.

Purtroppo, per le regole del triangolo dell’esposizione, quando si riduce l’apertura è necessario aumentare l’ISO e/o il tempo di esposizione per non sottoesporre la foto. Entrambi gli aumenti però possono portare conseguenze negative.

L’ISO può essere aumentata solo fino ad un certo livello, per evitare di aggiungere troppo rumore alla foto.

Nella prima e nella terza foto sopra ho impostato l’ISO a 800, il livello di sicurezza per la mia fotocamera. Infatti il rumore è accettabile. Fotocamere di livello più avanzato permettono valori ISO molto più alti.

Se possibile, però, è meglio tenere sempre l’ISO più bassa possibile. Quindi diventa necessario aumentare il tempo di esposizione. Questo è ancora più rischioso, perché possiamo arrivare facilmente a tempi di esposizione troppo lenti che portano a foto mosse per due motivi:

  • a causa del movimento dei soggetti (vale per gli insetti, ma anche per i fiori scossi dal vento),
  • a causa dei nostri movimenti (è consigliabile che il denominatore del tempo di esposizione sia almeno pari alla lunghezza focale per evitare foto mosse).

Inoltre, condizioni di luce avverse potrebbero costringerci ad aumentare ancora il tempo di esposizione, aggravando la situazione.

Quali soluzioni?

Per ovviare a questi problemi, ci sono diverse soluzioni, ma le vedremo nel prossimo articolo di questa serie, insieme ad altri consigli indispensabili per avere successo nella macrofotografia.

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