Ti presento Lightroom, il miglior programma per organizzare ed elaborare le tue foto

Lightroom Fotocomefare

Per molte persone, elaborazione digitale delle foto è sinonimo di Photoshop.

Esistono programmi di foto ritocco cosiddetti “alternativi”, probabilmente più economici. Purtroppo, spesso non sono altro che delle blande imitazioni che cercano di scalfire il predominio del software di riferimento senza riuscirci.

Photoshop è un software formidabile non solo riguardo il fotoritocco. In effetti fa anche tante altre cose (per esempio in ambiente grafico e, recentemente, anche nel 3D) e scoprire tutte le sue potenzialità presuppone uno studio molto approfondito.

In realtà, molte di queste innumerevoli funzioni sono inutili per un fotografo. Per questo motivo, sia che tu sia un fotografo professionista che un fotoamatore, ciò di cui hai veramente bisogno è Lightroom.

In questo articolo ti spiegherò le principali caratteristiche di Lightroom. Alla fine della lettura, ti renderai conto che è proprio ciò di cui hai bisogno.

Il primo grande punto di forza di Lightroom: eccezionale gestione e organizzazione delle foto

Confrontare Lightroom con Photoshop è in realtà in parte inappropriato.

Lightroom infatti, a differenza di Photoshop, ha tantissime funzioni appositamente studiate per un fotografo e per la postproduzione dei file sfornati dalla tua fotocamera (RAW o JPEG).

Un modulo fondamentale di Lightroom, per esempio, è quello dedicato alla gestione delle foto. Esso viene incontro alle esigenze dei fotografi digitali, dall’amatore al professionista, che scattano tantissime foto e hanno la necessità di organizzarle in maniera che siano facili da rintracciare.

A tale scopo, Lightroom permette di vedere le cartelle in cui le foto sono memorizzate sul disco rigido, così come le vedremmo in una finestra del sistema operativo. Soprattutto, però (e questa è la caratteristica che lo rende unico), dà la possibilità di aggiungere tag alle fotografie, di assegnare loro un’etichetta colorata o una valutazione e di suddividerle in raccolte. Queste ultime sono dei raggruppamenti, a cui il fotografo può dare un nome, che non corrispondono a una cartella fisica sul disco rigido, ma sono memorizzati nel database di Lightroom.

Una foto può trovarsi anche in più di una raccolta, perciò le raccolte possono essere utilizzate per raggruppare le foto in base a diversi criteri, senza dover necessariamente copiarle numerose volte in cartelle con nomi diversi sul disco rigido. Questo approccio può essere un po’ ostico da digerire inizialmente, per una persona che è sempre stata abituata a utilizzare unicamente le cartelle per organizzare le foto.

In realtà, comprendere il meccanismo è piuttosto semplice e te lo spiegherò con un esempio.

Se scatti un ritratto di un invitato a un matrimonio, probabilmente salverai la foto in una cartella sul disco rigido chiamata “matrimonioNOMISPOSI” e magari aggiungerai al nome la data dell’evento.

Se però volessi categorizzare quella foto nella cartella ritratti, avresti due opzioni: spostarla nella cartella ritratti, oppure tenere due copie della foto. Nessuna delle due opzioni è saggia.

Con la prima opzione, infatti, non avrai più disponibile la foto nella cartella “matrimonioNOMISPOSI”. D’altra parte, avere doppie copie (o triple o quadruple…) dello stesso file finisce con il riempirti molto presto l’hard disk.

Al contrario, utilizzando le raccolte di Lightroom, potresti inserire la foto nella cartella che preferiamo, andando a creare due raccolte: una per il matrimonio e una per i ritratti.

La foto dell’invitato al matrimonio potrebbe essere inserita in entrambe le raccolte, senza doverne creare due copie.

L’unico vero svantaggio di questo approccio è che per poter accedere alle raccolte hai bisogno di aprire Lightroom.

L’elaborazione delle foto in Lightroom: qualità, velocità e facilità d’uso

Come ti dicevo all’inizio, l’altro importante modulo di Lightroom è quello dedicato alla postproduzione delle foto.

Sono moltissime le elaborazioni disponibili. È possibile ad esempio:

  • correggere il contrasto, agendo anche sulla curva dei toni,
  • modificare l’esposizione,
  • correggere il bilanciamento del bianco,
  • aumentare o diminuire la nitidezza,
  • rimuovere il rumore (e questo modulo è diventato nell’ultima versione del software, la numero 3, molto efficace),
  • correggere le distorsioni introdotte dall’obiettivo,
  • correggere la distorsione prospettica,
  • ritagliare o ruotare la foto,
  • ecc.

Inoltre, contrasto, esposizione, nitidezza e altri aspetti possono essere corretti anche solo localmente, utilizzando il pennello per selezionare solo alcune aree della foto.

Tutte queste possibili elaborazioni sono di elevata qualità, ma l’aspetto più innovativo è che vengono applicate in maniera conservativa. Per chi ha sempre usato programmi di fotoritocco simili a Photoshop, questo concetto è un nuovo.

Un esempio ti aiuterà a capire meglio il concetto.

Apri una foto con Photoshop ed esegui alcune operazioni: ad esempio, modifica il contrasto, poi il bilanciamento del bianco. Le alterazioni vengono effettuate in maniera “distruttiva”, ovvero i pixel della foto vengono prima alterati quando si cambia il contrasto e poi nuovamente sovrascritti modificando il bilanciamento del bianco.

Quando salvi la foto, tutte queste modifiche distruggono la copia originale della foto.

Se non ti ricordi di salvare l’originale, esso sarà perduto. Inoltre, se volessi provare diverse varianti di elaborazione della foto dovresti creare diversi salvataggi a ciascuno stadio dell’elaborazione.

Lightroom invece memorizza le modifiche all’interno del database: la foto originale rimane intatta mentre Lightroom registra la lista delle modifiche effettuate. Esse diventano effettive solo quando esporti la foto modificata.

A questo punto, avresti mantenuto la foto originale e in più avresti la foto esportata con le modifiche.

Se volessi fare esperimenti su diverse versioni della foto basterà creare delle copie virtuali. Queste saranno memorizzate nel database ma non in un file sul disco, evitando inutili duplicazioni e occupazione di memoria.

Altra funzionalità cruciale di Lightroom, che difficilmente si trova in altri programmi per l’elaborazione delle foto, è la possibilità di sincronizzare le modifiche, ovvero di copiare e incollare le modifiche effettuate in una foto su altre foto.

Si tratta di una funzionalità molto più utile di quanto si possa pensare. Ad esempio, spesso capita di scattare molte foto con le stesse condizioni di luce e in un lasso di tempo breve. In questi casi, molte delle correzioni applicabili a una delle foto (ad esempio quelle a contrasto ed esposizione) possono essere copiate pari pari su molte altre.

Naturalmente, a seconda che tu stia lavorando su un file RAW o un JPEG, le tue possibilità di lavorazione del file sono sensibilmente diverse. Se non conosci bene la differenza tra un RAW e un JPEG, ti consiglio caldamente di leggere questo articolo: “Il formato RAW: creatività digitale all’ennesima potenza”.

Cosa non può fare Lightroom

Come hai potuto intuire, le elaborazioni possibili in Lightroom sono numerosissime. Ce ne sono però alcune, effettuabili con i programmi simili a Photoshop, che Lightroom non mette a disposizione.

Col tempo, in Lightroom sono state implementate funzioni che una volta erano esclusivo appannaggio di Photoshop.

Per esempio ora è possibile unire più scatti per realizzare un unico panorama. Oppure, per gli appassionati dell’HDR, è possibile combinare le diverse esposizioni e processarle direttamente con Lightroom.

Avrai bisogno di Photoshop, invece, per il fotoritocco avanzato o i montaggi fotografici o, comunque, in tutti quei casi in cui avrai necessità di elaborare graficamente le tue foto.

Le maggiori novità delle ultime versioni di Lightroom

Le più recenti versioni di Lightroom (Lightroom CC e Lightroom Classic), oltre alla funzione HDR e panorama, hanno innanzitutto una velocità di gestione sensibilmente migliorata.

Fino alla versione 5, infatti, non era inusuale assistere ad impallamenti del pc, per via del grande flusso di dati da gestire. Ora, invece, ogni operazione risulta estremamente rapida e fluida.

Una delle più grandi novità, però, è la possibilità di condividere in cloud le tue foto, in modo da recuperarle (e lavorarle) utilizzando più piattaforme. Hai infatti la possibilità di accedere ai tuoi archivi fotografici utilizzando un computer ma anche un tablet o uno smartphone.

Questa è una vera e propria rivoluzione, se consideri l’importanza che hanno oggi smartphone e tablet nella vita di tutti i giorni.

A seconda del pacchetto che acquisterai, potrai avere a disposizione 20 giga di spazio cloud o addirittura un tera. Sostanzialmente potrai conservare online svariate migliaia di foto e accedervi da qualunque terminale in tuo possesso.

Ne vale la pena?

Adobe mette a disposizione diversi pacchetti di acquisto.

È ancora possibile acquistare Lightroom 6 con una spesa “una tantum”. In alternativa si può comprare la versione in abbonamento mensile. Ma quale conviene acquistare?

Dal sito di Adobe, una nota recentemente aggiornata recita: “Sebbene sia possibile continuare ad acquistare e utilizzare Lightroom 6 con una licenza perpetua, Adobe non fornirà più aggiornamenti relativi al software. Considera l’aggiornamento al piano Fotografia di Creative Cloud per ottenere gli aggiornamenti più recenti di Lightroom Classic e il nuovissimo Lightroom CC”.

Cosa vuol dire, in soldoni? Significa che puoi acquistare Lightroom 6 (a 140 euro circa) per sempre, però non avrai diritto a scaricare gli aggiornamenti futuri.

In alternativa, puoi acquistare la versione in abbonamento. Il pacchetto “Fotografia” costa 12,19 euro al mese e comprende Lightroom Classic (simile a Lightroom 6), Photoshop CC e uno spazio cloud da 20 Gb. La versione con 1 Tb di spazio cloud, invece, costa 24.39 euro al mese. Inoltre, avrai sempre diritto ad aggiornare i software.

Personalmente sceglierei la versione da 12,19 euro al mese, che mi sembra un’ottima via di mezzo.

Se ci pensi è una spesa davvero piccola, se paragonata alla potenza che ti viene messa a disposizione. La garanzia di avere un software sempre aggiornato, poi, vale sicuramente l’investimento.

Alcuni fotografi professionisti testimoniano di aver bisogno unicamente di Lightroom e mai di Photoshop. Altri usano per il 90% delle loro foto solamente Lightroom e intervengono con Photoshop quando sono necessarie modifiche più pesanti.

Se questa presentazione di Lightroom ti ha incuriosito e invogliato a usare il programma, vai nella sezione dei tutorial su Lightroom, per imparare ad usarlo al meglio.

Vuoi sapere davvero tutto su Lightroom? Allora ti consiglio questo videocorso completo su Lightroom Classic, ovvero l’ultima versione del software.

7 ore di corso in 20 lezioni, per imparare ad utilizzare Lightroom in maniera davvero approfondita, grazie a Simone Poletti, un “guru” della postproduzione di livello internazionale.

L’effetto Orton: come fare foto da favola

Nell’autunno del 2011 Adobe Photoshop Elements integrava un’azione denominata “Effetto Orton”, con la quale era possibile aggiungere all’immagine un morbido effetto pittorico.

Il papà della fortunata tecnica è il canadese Michael Orton che alla fine degli anni ’80 aveva iniziato a sovrapporre le diapositive su pellicola, con l’intento di imitare la pittura ad acquarello e immergere i suoi soggetti in un’atmosfera fiabesca.

Nel 1992 Orton aveva pubblicato il libro fotografico “Once upon an island”, contenente alcune emozionanti foto dell’isola di Vancouver, ritratta come avrebbe fatto un impressionista sulla sua tela.

Qualche tempo dopo la rivista Photo Life e Darwin Wiggett ribattezzarono il metodo “Orton Imagery”, consegnando definitivamente il fotografo alla popolarità che gli valse in seguito la firma di un contratto con Getty Images.

Nel video Earth Symphony, sul canale Youtube dello stesso Orton, puoi capire facilmente di cosa stiamo parlando e guardare una bellissima collezione di scatti che utilizzano questa tecnica e le sue evoluzioni:

Ma come ottenere immagini così eteree ed emozionanti? Continua a leggere per saperne di più.

Effetto Orton: la tecnica

Il procedimento seguito da Orton si basa sulla sovrapposizione di più diapositive nelle quali la scena ripresa è identica. Oltre che su pellicola, lo stesso effetto può ovviamente essere ottenuto in digitale, eseguendo due scatti dello stesso soggetto e poi sovrapponendoli con un programma di fotoritocco.

Irati

Come procedere dunque?

Immagina di avere fame e di volerti preparare un panino: quanto sarà gustoso il tuo sandwich dipende dalla qualità degli ingredienti che occupano ogni singolo strato. Per questo motivo è importante che ogni scatto sia organizzato con cura.

Per la precisione, le foto che dovrai eseguire sono due e hanno le seguenti caratteristiche:

Prima foto: l’immagine è a fuoco. Questo primo scatto comanderà la profondità di campo e il dettaglio a lavoro finito, quindi è consigliabile utilizzare diaframmi chiusi (valori attorno a f 16/22). Bisogna sovraesporre di uno stop: questo espediente, che si applica a entrambe le immagini, permette di aumentare la saturazione e il contrasto del colore.

Seconda foto: l’immagine deve essere sfocata. Quanto sfocare dipende dal risultato più o meno spinto che ti prefiggi. Dal punto di vista della profondità di campo, questa immagine è l’opposto della precedente: qui il diaframma deve essere alla massima apertura, altrimenti non otterrai un effetto blur. Ricordati che anche questa foto è sovraesposta, di almeno due stop.

A questo punto, sei pronto per fondere le due fotografie con Photoshop. Apri le immagini su due differenti livelli e poi uniscili impostando come metodo di fusione “moltiplica”: il risultato sarà una foto correttamente esposta, nella quale emergerà qualche dettaglio da un mare di colori soffici e luminosi.

Fallen Leaves of Autumn

Effetto Orton: alcuni consigli utili

La stabilità è tutto: usa il cavalletto

Questa tecnica si basa sulla manipolazione della messa a fuoco e richiede quindi una certa stabilità della fotocamera. Se scatti in modalità manuale, devi anche considerare che sovraesporre comporta un allungamento del tempo di posa: la tua reflex non dovrà quindi subire nemmeno lievi vibrazioni, altrimenti la foto presenterà del micromosso.

Il treppiede è, inoltre, essenziale per garantire l’allineamento di tutti gli elementi nella prima e nella seconda fotografia, in fase di post-produzione.

Sperimenta

Come spesso accade in fotografia, non esiste nessuna ricetta sul modello “Unire f/10 a 1/200 secondi, ISO quanto basta, infornare su Lightroom a 360 gradi”! Anche in questo caso la chiave è sperimentare.

Per capire quanto sovraesporre, tuttavia, un buon riferimento generale è un valore complessivo (ovvero sommando la sovraesposizione della prima e della seconda fotografia) di 3 stop. Il tempo dedicato ad apprendere sarà presto ripagato nei tuoi scatti.

Sperimentare è anche la via giusta per aggiungere qualcosa di personale a ciò che stai facendo: procedendo per tentativi, infatti, ti può capitare di trovare sistemi o mix di elementi che funzionano meglio per te, o ti piacciono di più. L’unico rischio che corri è quello di scoprire cose nuove.

È la serendipità: chi ti dice che un domani non sarai proprio tu a dare il nome a una nuova tecnica fotografica?

Evita il sole a mezzogiorno!

I forti contrasti non vanno d’accordo con le atmosfere romantiche. La caratteristica dell’effetto Orton è una sensazione di sfumato e di splendore che irradia dagli stessi soggetti fotografati.

Come sempre, i cieli nuvolosi e le ore del giorno giuste (alba e tramonto) ti aiutano a ottenere luce diffusa e ombre appena accennate.

Mystical Sunrise - rev with Orton - First one explored: EXPLORE 22-feb-2009 ;-)

Quando usarlo

Ricorrere a manipolazioni come l’hdr o l’Orton, non ha senso se lo scopo è quello di dare risalto a una fotografia che altrimenti non ne avrebbe. È sempre il contenuto della tua foto, la storia che racconta, a renderla speciale.

Ancora peggio è usarle per correggere gli errori commessi dal fotografo. Non applicare un filtro Orton per fare sembrare bella una foto che per errore hai sfocato.

Può, invece, essere interessante incrementare una sensazione che la scena ripresa suggerisce già: per esempio, la magia e il coinvolgimento emotivo trasmesso da un bosco sotto una nevicata.

D’altra parte, questo metodo punta molto di più a suggerire un sentimento, piuttosto che a fornire una cruda rappresentazione della realtà. Non tutti i soggetti si adattano, quindi: esclusi i ritratti per il settore business o le foto giornalistiche e sportive, concentrati su soggetti naturalistici, in primis i paesaggi con molto fogliame.

Realizza l’effetto Orton su una singola immagine

È possibile ottenere tutto questo senza doversi sbattere con cavalletti e calcoli complessi?
Non si può, forse, oggi fare qualunque cosa con Photoshop o un qualunque altro programma di fotoritocco?

Sì, certo che si può. Sono sicura però che tu non vuoi, perché sei un fotografo tutto d’un pezzo, che non poltrisce davanti allo schermo ma corre fuori a scattare a ogni occasione, setta esposimetri, taglia cartoncini per misurare il grigio medio.

Sto diventando bacchettona? Probabilmente.

Ecco perché qui di seguito ti suggerisco come fare per ottenere, partendo da un singolo scatto (magari qualcuno che hai in archivio), l’atmosfera onirica della Orton imagery.

  1. Una volta aperta l’immagine, duplicala su un nuovo livello. Denomina il nuovo livello come vuoi, per esempio “copia”
  2. Imposta come metodo di fusione “scolora” e unisci i due livelli: così facendo otterrai un’immagine sovraesposta
  3. Duplica nuovamente l’immagine ottenuta e applica alla copia il filtro sfocatura,  impostando un raggio attorno agli 8/ 13 pixel, secondo il risultato più o meno sfocato che vuoi ottenere
  4. Imposta come metodo di fusione “moltiplica”

A questo punto puoi eseguire ulteriori regolazioni sull’immagine, agendo su valori tonali, saturazione e luminosità.

Showing Off

Conclusione

Non si tratta, in realtà, di una tecnica particolarmente complessa. Basta divertirsi e pazientare sino al raggiungimento del risultato desiderato.

Ti confermo, inoltre, che le passeggiata all’aria aperta e le sedute fotografiche al mare o in montagna non hanno effetti collaterali.
Fammi sapere com’è andata.

Immagine di copertina

Fotografia di matrimonio: come ritoccare le foto bene e velocemente

come fare foto dei matrimoni

Se hai mai fotografato un matrimonio, soprattutto durante la cerimonia ed il ricevimento, sai che una cosa è costante. Indipendentemente dagli sposi, dalla stagione, dal luogo, porti a casa una montagna di foto.

Inoltre, queste foto vanno consegnate presto, talvolta vengono richieste praticamente il giorno dopo. Ma come fai ad averle pronte, post-produzione compresa, in così poco tempo.

Tecniche avanzate di post-produzione per la fotografia di matrimonio offre la soluzione proprio a questo problema. Questo videocorso propone l’approccio e le tecniche necessarie a selezionare, correggere e ritoccare una grande quantità di foto, trovando il giusto equilibrio tra velocità e qualità.

Ecco la recensione.

Cosa imparerai da questo videocorso

Tecniche avanzate di post-produzione per la fotografia di matrimonio ha una durata complessiva di due ore e mezza, divise in 8 capitoli. Insieme al corso vengono distribuite anche 10 foto in alta risoluzione su cui mettere in pratica le tecniche mostrate. Le foto vengono post-prodotte prima in Lightroom e poi in Photoshop.

All’inizio il corso affronta una tematica principe nella fotografia di matrimonio: la scelta della foto. Ad un matrimonio, soprattutto se fotografi anche la festa, scatti centinaia di foto.

Però, consegnarle tutte o gran parte agli sposi non è nè professionale, nè utile. Al contempo, non puoi far aspettare gli sposi settimane intanto che selezioni le foto e le elabori.

Perciò, il docente Simone Poletti ti dà alcuni consigli veramente utili su come selezionare le foto usando Lightroom. Lo scopo non è solo scegliere le foto migliori, ma anche farlo velocemente ed in maniera da velocizzare la post-produzione.

Infatti, lungo il corso il concetto di ottimizzare i tempi della post-produzione viene ripetuto più volte. Le tecniche mostrate sono finalizzate ad elaborare una grande mole di foto (che rimane comunque, anche dopo la selezione), in poco tempo e trovando il miglior compromesso tra velocità e qualità finale delle foto.

La parte più grossa del corso tratta tre stili di post-produzione. Si tratta di una scelta particolare. Sostanzialmente, il docente ti suggerisce di scegliere uno stile da dare all’intero servizio e quindi di uniformare la post-produzione di conseguenza.

I tre stili presentati in Tecniche avanzate di post-produzione per la fotografia di matrimonio sono: classico, reportage e cinematic. Il primo è lo stile caldo e romantico moltro tradizionale nei servizi matrimoniali. Il secondo invece è più moderno, più vicino alla realtà della scena inquadrata. Il terzo invece aggiunge drammaticità alle foto, quasi a ricordare le locandine di molti film.

Principalmente, le differenze tra i tre stili sono ottenute attraverso diverse impostazioni di toni (esposizione, luci e ombre, contrasto) e colori. Sia Lightroom che Photoshop sono usati per queste correzioni.

In Photoshop si lavora anche su nitidezza, rimozione dei difetti e altre correzioni locali. Lightroom in particolare serve ad applicare a molteplici foto le correzioni che identificano uno stile, per uniformare il servizio e accelerare la post-produzione.

Il capitolo conclusivo è dedicato invece a quella (o quelle) che viene definita la “signature photo”. Si tratta sostanzialmente della o delle foto migliori del servizio, quelle che lo rappresenteranno e verranno forse stampate in grandi dimensioni.

Queste foto si distinguono non solo per essere le più interessanti dal punto di vista del momento, o della composizione, ma anche perchè dedichi più tempo alla loro post-produzione. Non puoi dedicare decine di minuti ad ogni foto del servizio. Però puoi farlo sulle “signature photo”, che sono le più importanti.

Eventualmente, se il cliente ti chiederà di elaborare allo stesso modo altre foto del servizio, potrai farlo in un secondo momento. E richiedere un pagamento aggiuntivo.

Conclusione: per chi è questo corso?

Tecniche avanzate di post-produzione per la fotografia di matrimonio è un corso dedicato specificamente a chi vuole essere in grado di elaborare velocemente le proprie foto di matrimonio, senza però concedere troppo sul piano della qualità.

Le tecniche spiegate sono prese da altri corsi di FotografiaProfessionale.it precedentemente pubblicati e calate nel contesto della fotografia di matrimonio. Per capirle tutte, ovviamente devi avere un minimo di conoscenza di Photoshop. Se sei proprio a zero, ti consiglio di cominciare dal Corso completo su Photoshop.

Quindi, è un corso per professionisti o amatori?

Certamente, un professionista (anche “saltuario”) che vende servizi fotografici matrimoniali trarrà il massimo beneficio da questo corso. Il tempo è denaro e sicuramente Tecniche avanzate di post-produzione per la fotografia di matrimonio insegna a ottimizzare il tempo che dedichi alla post-produzione delle tue foto di matrimonio. Sostanzialmente, insegna quali sono gli interventi essenziali e in che ordine applicarli (il flusso di lavoro).

Se non sei un professionista, ma ti capita spesso di fotografare matrimoni, ovviamente l’approccio e le tecniche spiegate ti saranno ugualmente utili. Certo, il costo base del corso potrebbe essere elevato, in questo caso.

Ti consiglio allora di iscriverti alla mailing list di FotoComeFare, per essere rapidamente informato delle prossime promozioni. Trovi il modulo per farlo in fondo a questo articolo.

Il prezzo del corso è di 67€ per la versione download. Puoi anche acquistarlo in DVD, ma il prezzo è maggiore.

Per acquistare, clicca su questo link: Tecniche avanzate di post-produzione per la fotografia di matrimonio. Ti ritroverai su una pagina molto lunga. Verso il fondo è disponibile il pulsante per comprare.

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Il bignami del fotoritocco creativo in Photoshop

La post-produzione dovrebbe servire per rendere eccezionale una foto già buona, non per rendere accettabile una foto sbagliata. Questo è il concetto che l’autore dell’ebook Il libro della post-produzione estrema ribadisce dall’inizio.

In particolare, questo libro è dedicato alla post-produzione più spinta, quella in cui la foto di partenza viene trasformata combinandola con altre foto (ad esempio cambiando sfondo) e aggiungendo effetti creativi. Per questo viene chiamata post-produzione estrema.

L’ebook ha lo scopo di fungere da vademecum, da bignami, da tenere a portata di mano ogni volta che esegui un’elaborazione creativa di una foto. Infatti, esso descrive il flusso di lavoro e si sofferma sui punti salienti dell’elaborazione, utili in ogni immagine, come la nitidezza, la regolazione di luci e ombre, lo scontorno, eccetera.

libro della post-produzione estrema

Vediamo in dettaglio di cosa tratta.

Cosa imparerai da questo libro

Come forse saprai, esiste anche un videocorso chiamato Tecniche Avanzate di Post-produzione estrema. Questo ebook sostanzialmente ripresenta in forma molto riassunta i contenuti del videocorso, che infatti è molto più costoso.

Viene quindi mostrata l’elaborazione da questa immagine

 

a questa immagine.

Il testo inizia descrivendo con una lista il flusso di lavoro da seguire per ogni elaborazione (estrema o meno). L’autore Simone Poletti, giustamente pone forte accento sull’importanza del flusso di lavoro. Quello da lui fornito ed esemplificato può essere applicato a qualsiasi foto, da qualsiasi fotografo.

Poi, comincia l’elaborazione della foto. Prima di tutto il RAW viene sviluppato in Lightroom. Qui vengono fatti dei semplici interventi di bilanciamento dell’immagine, lavorando su esposizione, contrasto e colori.

Le cose si fanno interessanti con il passaggio a Photoshop. Infatti, la prima operazione effettuata consiste nella regolazione del contrasto del dettaglio (la nitidezza, nel volgo comune). Due tecniche potentissime sono descritte, chiamate high pass e double focus.

Sono tecniche veloci da realizzare (veramente veloci) che permettono un aumento del dettaglio pazzesco. Inoltre, sono facili da dosare muovendo un singolo cursore, quindi si applicano a qualsiasi situazione.

Segue la correzione dei difetti attraverso il solito cerotto ed il timbro clone. Qui i consigli sono molto semplici, ma sempre utili.

Si passa poi ad un’operazione essenziale nel fotoritocco creativo: lo scontorno. Se hai mai provato a ritagliare parte di una foto per sostituirne lo sfondo, sai quanto sia difficile farlo senza che il ritaglio sia evidente. Un caso tipico si ha quando vuoi ritagliare una persona da una foto e inserirla in un’altra, oppure quando vuoi sostituire il cielo in una foto di paesaggio (pratica molto più frequente di quanto pensi, come si vede nel videocorso sul fotoritocco del paesaggio).

Per lo scontorno vengono descritte tre diverse tecniche:

  • la prima usa il pennino ed è indicata per la selezione di figure dai bordi ben definiti (come la testa rasata della foto in esame)
  • la seconda usa l’intervallo colori, molto utile quando i contorni della figura sono poco definiti,
  • la terza usa i canali colore.

Poi, viene mostrato anche come rifinire la selezione. Sostanzialmente, ti vengono dati i mezzi per eseguire uno scontorno preciso nel minor tempo possibile.

Il passaggio successivo è quello della selezione dello sfondo. Qui il tutto viene molto riassunto, ma sono importanti le considerazioni su come scegliere uno sfondo e su come uniformarlo ai soggetti con cui lo si vuole combinare.

La fase seguente riguarda l’aggiunta di sorgenti di luce, per enfatizzare i soggetti ed armonizzarli con lo sfondo. Ciò significa in questo caso aggiungere luci e ombre sui soggetti, attraverso lo strumento scherma e brucia. Si tratta di una tecnica estremamente diffusa, che ti conviene imparare, serve anche per una post-produzione meno “estrema”.

L’armonizzazione tra sfondo e soggetti prosegue con la correzione delle dominanti. La dominante cromatica della luce che illuminava i soggetti è diversa da quella dello sfondo, perciò con pochi passaggi le due vengono rese simili, sempre allo scopo di rendere la fotocomposizione meno evidente.

Le operazioni di ritocco si concludono aggiungendo effetti speciali:

  • i corpi vengono deformati per trasmettere maggiore aggressività,
  • vengono aggiunti dettagli pittorici come gli ematomi e le ferite,
  • viene aggiunta una scia di luce,
  • viene simulato il movimento attraverso la sovrapposizione dio una sfucatura.

Conclusioni

Il libro della post-produzione estrema, come scrivevo all’inizio e come viene sottolineato dall’autore, è da considerare come un breve vademecum da tenere a portata di mano e sfogliare durante la post-produzione. Le indicazioni per il workflow e la maggior parte delle tecniche descritte servono pe il fotoritocco di qualsiasi immagine, non solo per la post-produzione estrema.

Se ti aspetti qualcosa di più di una breve guida riassuntiva, che descrive approfonditamente solo le tecniche fondamentali, rimarrai deluso. Queste tecniche fondamentali (come l’aumento della nitidezza e lo scontorno), in compenso, sono descritte molto bene.

L’ebook conta una sessantina di pagine, quindi è molto breve, senza fronzoli e rapido da leggere. Perciò, il suo maggiore difetto è il prezzo. Solitamente è disponibile a 23,8€. Le informazioni contenute sono di altissima qualità, sicuramente si parla di tecniche professionali che modificheranno il tuo modo di approcciare la post-produzione. Però, vista la lunghezz, questo prezzo rimane alto.

Per fortuna, fotografiaprofessionale.it periodicamente organizza delle promozioni in cui questo e altri ebook vengono venduti a prezzo praticamente dimezzato. In questo caso, allora, diventa conveniente acquistarlo.

Per essere avvisato non appena sono disponibili queste promozioni, ti conviene iscriverti alla mailing list di FotoComeFare. A tale scopo, basta che usi il modulo che si trova in fondo a questo articolo o in fondo alla pagina.

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Scherma e brucia in Lightroom 4 (dodge e burn): luce ai dettagli

Per rafforzare il messaggio di una foto, è utile dirigere lo sguardo dell’osservatore nei punti di interesse. Un ottimo modo per farlo è modificare l’esposizione di questi punti, rendendoli più chiari. Analogamente, puoi ridurre l’importanza di parti della foto rendendole più scure.

Queste due operazioni, nel linguaggio del fotoritocco si chiamano “scherma e brucia“, in inglese dodge e burn. Usando il pennello di regolazione, puoi schermare e bruciare anche in Lightroom e ottenere un risultato come quello qui sotto.

lightroom scherma e brucia

Ecco il video che ti insegna come fare.

Se non vedi il video, vai a questo link: Tutorial Lightroom 4: scherma e brucia per controllare in dettaglio una foto.

Per ricevere gli aggiornamenti sull’uscita dei prossimi video tutorial, iscriviti al canale YouTube di FotoComeFare.

Vuoi saperne di più su Lightroom? Allora ti consiglio il mio Corso completo di Lightroom 5, 11 ore e mezza di video tutorial per imparare tutto su Lightroom. Per maggiori dettagli clicca qui.
 

 

Il cielo è sempre più blu in Lightroom 4

lightroom miglioramento cielo

Quante volte hai confrontato le tue foto di paesaggio con quelle che si possono trovare online e hai trovato che nelle tue il cielo sembrava sbiadito?

Cerca velocemente qualche foto di paesaggio su Flickr e ti accorgerai di come i cieli siano sempre intensi, vividi, decisamente blu. E questo non vale solamente per i paesaggi, ma per tutte le foto in cui il cielo ha un ruolo.

In Lightroom 4, per fortuna, correggere e migliorare un cielo smorto è veramente facile, veloce e a mio parere anche divertente. I modi per farlo sono diversi. Con questo tutorial ti spiego come farlo attraverso il pannello HSL. Ecco un esempio di ciò che si ottiente:

Ed ecco il video tutorial.

Se non vedi il video, vai a questo link: Come migliorare i cieli nelle foto di paesaggio (e non solo) in Lightroom 4.

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Vuoi ritratti perfetti in Photoshop? Impara osservando un professionista all’opera

Il ritratto è uno dei generi fotografici più amati e praticati. E la figura umana non compare solamente delle foto esclusivamente di ritratto ma in tantissimi altri casi.

Purtroppo, la fotocamera è spesso impietosa nel mostrare, o creare, difetti che a occhio nudo non si possono assolutamente notare. In più, talvolta i nostri soggetti non sono propriamente nelle loro migliori condizioni nel momento in cui li fotografiamo.

Ecco allora che nei ritratti molto spesso si rende necessario un po’ di fotoritocco: per rimuovere qualche brufolo, uniformare e ammorbidire la pelle, eliminare qualche capello fuori posto che disturba la visuale, eccetera. Se puoi parliamo di ritratti per occasioni importanti, pensa ad esempio ai matrimoni, oppure alla moda e alla pubblicità, il fotoritocco diventa assolutamente inevitabile.

Photoshop è sicuramente lo strumento più avanzato per eseguire un fotoritocco di qualità e per ottenere qualsiasi risultato tu desideri. Non è immediato, però, individuare quali strumenti usare e soprattutto come usarli per non far pasticci e lavorare in maniera veloce e precisa.

Ecco allora che FotografiaProfessionale.it ci fornisce un video corso specifico per le tecniche di fotoritocco per il ritratto in Photoshop,grazie al quale imparerai tutto, ma proprio tutto ciò che ti serve per creare ritratti perfetti: Ritoccare il ritratto.

Ecco la recensione.

Ritoccare il ritratto videocorso fotoritocco photoshop

Cosa imparerai da questo corso

Semplicemente, grazie a questo corso, imparerai a fare esattamente quello che voi dei tuoi ritratti: eliminare i difetti, trasformare l’aspetto della pelle, introdurre modifiche morfologiche che alterano i tratti del viso, rendere la pelle perfettamente liscia o aumentarne la rugosità, evidenziare e nascondere qualsiasi dettaglio.

Con la giusta pratica, queste tecniche ti possono permettere di dedicarti professionalmente al fotoritocco o alla post-produzione del ritratto. Se questa non è la tua intenzione, comunque in questo videocorso hai tutto ciò che ti serve per ritoccare le foto di ritratto e dare loro l’aspetto che desideri.

I contenuti

Ritoccare il ritratto è diviso in due parti: nella prima viene effettuato per ritocco di un ritratto maschile di un uomo adulto, la seconda prende in considerazione il ritratto di una ragazza giovane. Ciascuna parte dura circa due ore, perciò in totale il corso supera le quattro ore.

Il ritratto maschile raffigura un uomo adulto, uno sportivo. Perciò, lo scopo del ritocco e quella di sottolineare le caratteristiche mascoline dei tratti e della pelle, la forza e la serietà del soggetto.

Il lavoro è diviso in varie fasi:

  • correzione dell’esposizione,
  • rafforzamento dei dettagli, sfruttando maschera di contrasto e filtro high pass,
  • ritocco dei difetti con lo strumento cerotto,
  • scolpitura dei tratti del viso grazie alle azioni scherma e brucia su livello grigio neutro e all’incremento del contrasto tonale,
  • correzione cromatica con la riduzione della saturazione e un effetto bronzeo dato alla pelle.

Nello spiegare i vari passaggi, il docente illustra quindi un nutrito numero di tecniche di fotoritocco imprescindibili per chi usa Photoshop, come la maschera di contrasto e le azioni scherma e brucia.

Inoltre, tecniche diverse vengono usate per ottenere risultati simili. In questo modo puoi scegliere quale ti sembra più facile, più veloce o dal risultato più garantito.

Un approccio simile è seguito per la seconda parte di Ritoccare il ritratto. In questo caso il ritratto raffigura una ragazza giovane. Lo scopo quindi è quello di evidenziare la sua bellezza, rimuovendo alcune piccole imperfezioni.

I passi seguiti sono questi:

  • correzione dell’esposizione
  • rafforzamento dei dettagli,
  • ritocco dei difetti,
  • ritocco morfologico, che permette di trasformare i tratti del viso per nascondere dei piccoli difetti evidenziati dalla luce e dal punto di vista scelti,
  • perfezionamento del contrasto tonale attraverso lo schiarimento scorrimento selettivo di alcune parti del viso,
  • applicazione dell’effetto pelle dorata,
  • applicazione dell’effetto pelle di plastica.

Come vedi, molti dei passaggi si somigliano tra i due ritratti, inevitabilmente. In questo secondo caso, c’è una fase di ritocco morfologico che prima non c’era.

Modificare i tratti del viso è da alcuni ritenuta una falsificazione quasi disonesta. In tanti casi, però, serve unicamente a perfezionare un ritratto già riuscito ed eliminare sproporzioni che spesso ad occhio nudo non si notano ma che sono sostanzialmente create nel momento in cui si scatta la foto.

I due effetti applicati al ritratto al termine sono tipici soprattutto dell’ambiente della pubblicità e della moda. L’effetto pelle dorata serve appunto a dare un aspetto brillante e ambrato alla pelle, sovrapponendo opportuni livelli colorati. L’effetto pelle di plastica, nonostante il nome possa far pensare a qualcosa di finto, è il tipico effetto, molto presente nei ritratti femminili, con cui si rende la pelle estremamente levigata trasformando il soggetto quasi in una bambola.

Ovviamente, la spiegazione di questi due effetti non è prettamente fine a se stessa. Nell’imparare ad applicarli, apprendi anche diverse tecniche da utilizzare ad altri scopi. Ad esempio per applicare l’effetto pelle di plastica si usano tecniche che, con valori diversi, servono semplicemente a rendere più uniforme, morbida e levigata la pelle in qualsiasi ritratto.

Ovviamente, anche se molti passaggi si somigliano tra i due ritratti, i parametri usati per le varie tecniche differiscono, anche parecchio. Avendo a disposizione due esempi agli antipodi, un uomo dai tratti forti e ruvidi e una ragazza dal viso delicato e morbido, vieni a conoscenza dell’intero spettro di possibilità offerte dalle tecniche di fotoritocco per il ritratto.

Infine, oltre ai video, questo corso presenta anche delle mini guide in PDF che, vista la lunghezza complessiva, aiutano a riassumere le tecniche usate gli scopi generali delle varie azioni.

Conclusioni

Ho trovato Ritoccare il ritratto molto denso di contenuti, oltre che molto lungo. Gli strumenti e le tecniche applicate a ciascuna foto sono numerose e ancor più numerosi sono i passaggi richiesti da ogni singola tecnica.

È uno di quei corsi che mi lasciano l’impressione di potenziare veramente le mie abilità e di trasmettermi conoscenze di livello assolutamente professionale.

Come sempre accade nei corsi di FotografiaProfessionale.it, le spiegazioni sono estremamente chiare e non lasciano nulla al caso. Inoltre, non mancano i consigli sui valori da usare per i parametri dei vari strumenti. Questo è un bonus che deriva dalla lunga esperienza nell’ambiente da parte del docente: ti permette di evitare di procedere a casaccio, cercando di scoprire migliori valori da usare durante il tuo lavoro di fotoritocco.

Ritengo che il corso sia fruibile anche dai principianti. Ovviamente chi ha già un po’ di pratica con PhotoShop sarà più veloce ad assimilare i contenuti.

In ogni caso, veramente, una volta imparate tutte le tecniche descritte e fatta la giusta pratica, sarai in grado di ritoccare i ritratti da vero professionista.

Per acquistare il videocorso, clicca qui: Ritoccare il ritratto.

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Lightroom e il ritratto: come evidenziare i dettagli e la nitidezza

In quasi ogni ritratto, hai sempre la necessità di evidenziare alcuni dettagli, perchè sono caratteristici di un volto, oppure semplicemente per dare maggior vitalità e profondità al ritratto complessivamente.

Spesso si tratta di lavorare sugli occhi, sulle sopracciglia, sulle labbra o sui capelli.

Per aumentar il dettaglio in Lightroom hai sostanzialmente due modi:

  • lavorare sul pannello Dettagli ed in particolare nella sezione Nitidezza, per aumentare la nitidezza complessiva dell’immagine,
  • usare un pennello di regolazione per sottolineare alcuni dettagli isolati.

In questo nuovo video tutorial sul ritratto in Lightroom, imparerai entrambi i metodi per evidenziare i dettagli nel ritratto.

Eccolo:

Se non vedi il video, vai a questo link: Come migliorare nitidezza e dettagli nei ritratti – Tutorial Lightroom.

Per ricevere gli aggiornamenti sull’uscita dei prossimi video tutorial, iscriviti al canale YouTube di FotoComeFare.

Vuoi saperne di più su Lightroom? Allora ti consiglio il mio Corso completo di Lightroom 5, 11 ore e mezza di video tutorial per imparare tutto su Lightroom. Per maggiori dettagli clicca qui.
 

Come rimuovere le imperfezioni della pelle [Tutorial Lightroom]

Proseguiamo la serie di articoli sul ritocco del ritratto in Lightroom. Nel precedente tutorial, abbiamo visto come migliorare gli occhi, rendendoli più vividi. Puoi leggere l’articolo qui: Ritocco del ritratto: migliorare gli occhi [Tutorial Lightroom].

Ora cominciamo a lavorare invece sulla pelle, rimuovendo imperfezioni come nei, macchie e brufoli. Usiamo lo strumento Rimozione Macchie, che si dimostrerà utile anche per ridurre occhiaie e borse sotto gli occhi.

Ecco il video tutorial:

Se non vedi il video, vai a questo link: Come correggere le imperfezioni della pelle [Tutorial Lightroom].

Nel prossimo tutorial, impareremo ad ammorbidire la pelle, per ottenere l’effetto levigato che puoi vedere in moltissimi ritratti.

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Ritocco del ritratto: migliorare gli occhi [Tutorial Lightroom]

Con questo tutorial inizio una serie di articoli sul fotoritocco del ritratto in Lightroom.

Anche se, fornisce meno strumenti del fratellone Photoshop, Lightroom permette di ottenere risultati egregi e anche con relativa semplicità. Basta saper usare gli strumenti giusti nel modo giusto.

Cominciamo parlando del ritocco degli occhi, l’elemento che per primo attrae l’attenzione in una foto di ritratto. Spesso, nei ritratti gli occhi vengono migliorati per essere più luminosi e vividi, dando così più personalità all’intera figura.

Impariamo quindi ad ottenere questo risultato:

Ecco il video tutorial:

Se non vedi il video, vai a questo link: Come ritoccare gli occhi in un ritratto (Tutorial Lightroom).

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