Come ottenere il bokeh nelle fotografie

Come ottenere il bokeh nelle fotografie

Hai presente quelle foto dove tutto è completamente sfocato dietro al soggetto? In gergo fotografico viene chiamato bokeh, termine di origine giapponese per indicare, appunto, lo sfocato.

Ci sono delle leggi fisiche (e ottiche) che ti permettono di decidere quanto bokeh avere nelle tue foto.

In questo articolo ti spiegherò su quali parametri devi agire per ottenere l’effetto bokeh tutte le volte che vuoi. Non dovrai più procedere a caso, ma diventerai consapevole delle azioni necessarie per ottenerlo.

Attenzione però: ti servirà una macchina fotografica con obiettivo intercambiabile. Una mirrorless o una reflex, per intenderci.

Con una compatta o uno smartphone è molto difficile, per non dire impossibile, riuscire ad ottenere un buon bokeh. Ma di questo ti renderai conto da solo, dopo che avrai letto l’articolo fino alla fine.

A cosa serve il bokeh?

365:236 - Near, Far, Wherever You Are
L’effetto bokeh ti permette di ottenere foto in un certo senso più attraenti, perchè:

  • ti aiuta a isolare il soggetto a fuoco, concentrando l’attenzione su di esso (un esempio canonico sono i ritratti);
  • ti permette di “nascondere” uno sfondo brutto, quando non è possibile cambiare prospettiva;
  • conduce lo sguardo dell’osservatore “all’interno” della fotografia, soprattutto quando gli elementi più vicini all’osservatore sono sfocati (pensa, ad esempio, alla foto ravvicinata di una pagina su cui una penna sta scorrendo e in cui il testo già scritto è sfocato);
  • può aggiungere un senso di mistero, un’atmosfera rarefatta alla fotografia;
  • le fonti di luce, se sfocate, assumono la forma di cerchi, ovali oppure poligoni che creano uno sfondo sognante.

Questi non sono vantaggi da poco, sarai d’accordo. Lo sfocato porta un salto di qualità nelle tue foto. Allora vediamo

I fattori che influiscono sul bokeh

Iga

L’effetto bokeh si manifesta in presenza di una profondità di campo molto ridotta. Su FotoComeFare ti ho parlato della profondità di campo nell’articolo riguardante l’apertura del diaframma.

Esistono leggi fisiche che permettono di calcolare la profondità di campo in base a diversi parametri.

Per ora ti basta sapere che i fattori che contribuiscono a ridurre la profondità di campo sono quattro:

  • apertura di diaframma ampia,
  • lunghezza focale elevata,
  • distanza del punto di messa a fuoco dalla fotocamera ravvicinata,
  • distanza del soggetto dallo sfondo ampia.

Questi fattori ovviamente interagiscono tra loro. Ci arriverai da solo dopo che ti avrò spiegato, come si comporta ogni singolo fattore.

Apertura di diaframma e bokeh

Portrait

Come ti ho spiegato sopra, per ottenere un buon effetto bokeh è necessaria un’apertura di diaframma molto ampia, diciamo almeno da f/4 in giù.

La regola è: più basso è il valore di apertura di diaframma, minore sarà la profondità di campo, quindi più facile sarà ottenere un bell’effetto bokeh.

Fai attenzione però: con aperture di diaframma molto ampie, inferiori a f/2, può accadere che gran parte della foto risulti sfocata.

Per esempio, in un ritratto scattato a f/1.8 da posizione molto ravvicinata, si potrebbe avere un occhio a fuoco e l’altro no, a seconda dell’angolazione da cui si fotografa. Talvolta ti può servire. Altre invece fa perdere forza alla foto. Tienilo presente.

In questi casi stai attento a dove posizioni il punto di messa a fuoco. Vuoi evidenziare correttamente il soggetto della foto.

Come ti ho spiegato nell’articolo riguardante lunghezza focale e apertura, la massima apertura raggiungibile da un obiettivo zoom è pari a f/2.8.

Per scendere più in basso è necessario acquistare obiettivi a focale fissa. A parità di lunghezza focale, obiettivi con apertura maggiore sono solitamente più costosi.

Lunghezza focale e bokeh

Meadow Pipit

Il secondo fattore che influenza la profondità di campo (e quindi l’effetto bokeh) è la lunghezza focale. Indicativamente, una lunghezza focale di almeno 70mm produrrà un buon effetto bokeh.

Al contrario, se utilizzi una lunghezza focale più corta (ad esempio 20mm), le tue foto appariranno tendenzialmente tutte a fuoco.

Questo perchè la lunghezza focale ridotta (sotto i 35mm) produce una profondità di campo molto estesa. Tradotto: se vuoi ottenere l’effetto bokeh, evita i grandangoli.

Questo spiega perchè i fotografi di ritratto preferiscono scattare con i teleobiettivi (dagli 85mm in su). Un obiettivo con queste lunghezze focali produce un effetto bokeh davvero straordinario, come nella foto qui sotto, scattata a

Chiariamo una cosa, per evitare confusione: quando parlo di lunghezza focale, mi riferisco sempre ad un obiettivo montato su sensore full frame.

Se la tua macchina fotografica monta un sensore di formato APS-C, per ottenere la lunghezza focale reale dovrai moltiplicare il valore dichiarato dal costruttore per il fattore di crop. Se non ti è chiaro come funziona, ti consiglio di leggere questo articolo.

Distanza dal punto di messa a fuoco e bokeh

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Il terzo fattore che influenza l’effetto bokeh è la distanza dal soggetto dalla fotocamera.

Più il soggetto è distante da te, maggiore sarà la profondità di campo (quindi effetto bokeh meno evidente).

Sostanzialmente è come quando avvicini il tuo dito alla faccia. Quando lo avvicini, riesci a mettere a fuoco solo il dito. Quando lo allontani, riesci a mettere a fuoco sia il dito, sia l’ambiente circostante.

È una buona regola, quando vuoi scattare una foto con un singolo punto d’interesse (ad esempio un ritratto), cercare di posizionarti sempre il più vicino possibile a questo punto. Compatibilmente col tipo di foto che vuoi scattare, ovvio.

La distanza dal soggetto influisce parecchio sulla qualità dell’effetto bokeh. Se sei sufficientemente vicino, anche un’apertura di diaframma non eccessivamente ampia (ad esempio f/5.6) ti permetterà di ottenere l’effetto bokeh.

Man mano che ti allontani, invece, sarai costretto ad utilizzare valori di lunghezza focale sempre più alti e valori di apertura di diaframma sempre più bassi.

Distanza del soggetto dallo sfondo e bokeh

www.marcomorelli.eu

Questo quarto e ultimo fattore forse è il più intuitivo. Siccome parliamo di profondità di campo, tutto ciò che è alle spalle del soggetto risulterà tanto più sfocato quanto più è lontano dal soggetto stesso.

È per questo motivo che nelle foto di gruppo è molto difficile ottenere l’effetto bokeh. Le persone sono molto vicine tra loro (spesso anche allineate), quindi trovandosi vicine all’asse del soggetto (o del punto di messa a fuoco), appariranno tutte a fuoco.

Se devi scattare delle foto di ritratto all’aperto, evita di includere alberi vicini o muri alle spalle del soggetto. In questo modo otterrai un effetto bokeh molto più accentuato.

Compatte, smartphone e bokeh

Huawei p9

Ottenere il bokeh con una macchina fotografica compatta o uno smartphone è difficile, quasi impossibile. Probabilmente ora capisci da solo il motivo.

Compatte e smartphone non danno la possibilità di variare la lunghezza focale dell’obiettivo. Hanno lo zoom, che però è solo un ingrandimento digitale dell’immagine (dal punto di vista ottico non cambia nulla).

Di conseguenza, se scatti con una compatta o uno smartphone avrai solo 3 fattori a disposizione su cui intervenire per ottenere l’effetto bokeh desiderato.

Gli smartphone di ultima generazione, quelli con più fotocamere, per ottenere l’effetto bokeh scattano diverse foto a differenti lunghezze focali, “fondendole” poi via software.

Il risultato finale è spesso poco credibile ed un occhio attento ci impiega un nanosecondo per accorgersi della differenza. Ma purtroppo sono limiti strutturali di questi mezzi. Vedremo cosa si inventeranno in futuro!

Per ora, se vuoi un buon bokeh, scegli una reflex o una mirrorless e obiettivi che raggiungono lunghezze focali elevate.

Come ottenere un bokeh migliore

Lego Mike - Portrait Photographer

È indispensabile conoscere quali sono le possibilità che la tua attrezzatura fotografica può offrirti, per essere sempre in grado di controllare lo sfocato senza andare per tentativi.

Tenendo presenti i fattori che ti ho appena descritto, puoi fare degli esercizi per migliorare il controllo dei vari parametri.

Se ti trovi a casa, puoi usare degli oggetti di piccole dimensioni.. Prendi ad esempio un soprammobile e sperimenta variando i quattro fattori:

  • aumenta o riduci l’apertura,
  • aumenta o riduci la lunghezza focale,
  • avvicinati o allontanati dal soggetto,
  • avvicina o allontana il soggetto dallo sfondo.

Cambia un solo fattore alla volta. Poi confronta lo sfocato nelle varie foto. Ottenere il bokeh che desidere diventerà per te una seconda natura.

Se ripeti lo stesso esercizio anche all’aperto, avrai più possibilità di muoverti e di sperimentare inquadrature differenti.

Infine, per giocare con la profondità di campo, ti consiglio di visitare questo sito: https://dofsimulator.net/en/.

È un vero e proprio simulatore di profondità di campo. Inserendo i vari parametri (apertura di diaframma, lunghezza focale, distanza dal soggetto), potrai scoprire immediatamente come varia la qualità dell’effetto bokeh. Appena sotto, in tempo reale, puoi anche vedere come aumenta e diminuisce la profondità di campo.

Il sito ti dà inoltre la possibilità di inserire la marca e il modello della tua fotocamera e obiettivi, in modo da avere una simulazione ancora più realistica.

Giocaci un po’ per vedere in tempo reale l’effetto bokeh prodotto. Poi, naturalmente, esci anche a fotografare. La qualità di uno scatto non è mai paragonabile a quella di nessun simulatore.

Gli obiettivi migliori per ottenere un bokeh eccezionale

Candle light

In definitiva, per ottenere il miglior bokeh possibile, hai bisogno di una grande apertura di diaframma e di una lunghezza focale superiore a 70mm. La distanza dal soggetto la decidi tu, in base alla foto che vuoi ottenere.

Come ti ho spiegato sopra, sono decisamente da evitare i grandangoli. Per convenzione si definiscono grandangoli tutti gli obiettivi con lunghezza focale inferiore a 35mm.

Se vuoi il massimo, scegli obiettivi a focale fissa. Sul mercato non esistono zoom con apertura inferiore a 2.8. Ma se vuoi uno sfocato estremo, ti conviene spingerti fino a f/1.4 o f/1.2. Solo gli obiettivi a focale fissa te lo permettono.

Canon EF 135mm f/2

Bokeh chlorophyllien.

Per me che uso Canon, questo è l’obiettivo preferito in assoluto. Il limite di molti obiettivi è che, alla massima apertura, perdono un po’ di nitidezza. Il Canon EF 135mm f/2 è uno dei pochi obiettivi a non conoscere questo “effetto collaterale”.

Anche a tutta apertura mantiene un’eccezionale nitidezza sul soggetto. Chi compra quest’obiettivo, difficilmente poi lo rivende. Ragion per cui è molto difficile trovarlo sul mercato dell’usato.

Se il ritratto è il tuo genere fotografico preferito, ti consiglio di fare un piccolo sforzo economico per comprarlo.

Nikon AF-S 85mm f/1.8

Senza titolo

La lunghezza focale di questo obiettivo non è eccessiva, “solo” 85mm. Il vantaggio è che avrai un obiettivo sicuramente più versatile del 135 che ho menzionato sopra, molto pratico anche se vuoi scattare foto all’interno.

Il Nikon AF-S 85mm f/1.8, inoltre, ha una distanza minima di messa a fuoco di soli 80mm. Questo ti permette di scattare in maniera più ravvicinata e, quindi, ottenere un bokeh ancora migliore.

Infine, se lo monti su una reflex con sensore APS-C, ottieni una lunghezza focale equivalente di 128mm.

Un altro grande pregio è un prezzo medio decisamente abbordabile, per un obiettivo con queste caratteristiche.

Sigma 135mm f/1.8 DG HSM Art

Sigma 135mm f/1.8 ART - Bokehlicious?

Se vuoi veramente il massimo e non badi a spese, il Sigma 135mm f/1.8 Art è probabilmente il top.

Il suo prezzo è importante (intorno ai 1000 euro), ma il connubio tra lunghezza focale e apertura di diaframma consente di ottenere profondità di campo ristrettissime (e un po’ difficili da gestire).

Anche a tutta apertura rimane nitidissimo e le aberrazioni cromatiche sono praticamente inesistenti.

Il Sigma 135mm f/1.8 Art è un obiettivo che offre il suo meglio su full frame e con sensori di ultima generazione (fino a 50 Mpx).

Altro pregio è il peso non eccessivo per un obiettivo con queste caratteristiche. Esiste la versione per Canon, Nikon e Sony.

L’apertura del diaframma nella fotografia: La Guida

apertura diaframma fotografia

L’apertura del diaframma (o apertura focale) nella fotografia è fondamentale, ne abbiamo già parlato in un altro post che vi consiglio di leggere prima di questo (Come dominare la luce: il triangolo dell’esposizione), lì abbiamo introdotto l’apertura come uno dei tre parametri che compongono il triangolo dell’esposizione.

In quel post, avevo scritto anche che l’apertura indica la dimensione dell’apertura del diaframma, che si trova all’interno dell’obiettivo, nel momento in cui si scatta una foto.

Maggiore è l’apertura, maggiore è la quantità di luce che entra.

Cos’è l’apertura del diaframma in fotografia?

Ok, ma andando nella pratica: cos’è l’apertura del diaframma (o apertura focale) della macchina fotografica?

Nell’immagine qui sotto puoi vedere una rappresentazione di come appare un diaframma a diverse aperture.

Apertura Focale

Attenzione: adesso vediamo alcuni aspetto tecnici, potrebbe essere noioso ma è importante capirli. Anche se questi concetti sembrano complessi, in verità una volta che ci hai preso la mano sarà facile padroneggiarli. Nel paragrafo dopo trattiamo la cosa in maniera meno tecnica, così da semplificarti l’apprendimento.

L’apertura si calcola utilizzando un’unità di misura particolare, che probabilmente avrai letto sugli obiettivi o sulle loro confezioni e si indica con la lettera “f” seguita da un numero (oppure dalla “f” seguita dalla barra e da un numero).

Puoi avere ad esempio l’apertura pari a f2.8 oppure f11 oppure f32. La cosa fondamentale da tenere a mente è che a valori inferiori corrisponde un’apertura maggiore del diaframma, ci sono dei motivi tecnici alla base di questa corrispondenza inversa, ma non andrò ora ad approfondirli, puoi trovare una descrizione approfondita su wikipedia.

I possibili valori dell’apertura si distribuiscono lungo una scala che segue una progressione geometrica:
f1, f1.4, f2, f2.8, f4, f5.6, f8, f11, f16, f22, f32, f45, f64
I valori in questa scala sono chiamati in molti modi, tra cui numeri f o f/stop (questo, detto anche semplicemente stop, sono i classici stop in fotografia) o diaframmi, in particolare, la scala qui sopra comprende gli f/stop interi.

Scendendo lungo la scala (ovvero aumentando l’apertura), ad ogni stop la quantità di luce che entra nell’obiettivo viene raddoppiata.

Le macchine digitali attualmente in commercio che danno la possibilità di controllare l’apertura, permettono tutte di selezionare anche i terzi di f/stop. Per conoscere il loro valore è sufficiente dividere in tre parti uguali lo spazio tra due f/stop interi ed arrotondare al decimale. Quindi, ad esempio tra f2.8 e f4 abbiamo f3.2 ed f3.5.

Ma basta con i tecnicismi. Andiamo a vedere quali sono gli effetti dei possibili valori di apertura sulle nostre foto. Capiamo quindi a cosa serve l’apertura focale e come influisce su uno strumento artistico fondamentale: la profondità di campo.

A cosa serve l’apertura del diaframma?

Come già detto, l’apertura del diaframma in fotografia è uno dei parametri fondamentali per ottenere una foto correttamente esposta.

Tutto si rifà alla luce.

Il sensore della macchina fotografica per poter catturare un’immagine deve essere colpito da una certa quantità di luce che proviene dall’esterno. Questa quantità di luce deve però essere ponderata, altrimenti avrai foto troppo scure o troppo chiare (e qui ci rifacciamo al discorso dell’esposizione).

Possiamo regolare la luce anche tramite la modifica degli ISO, ma è assolutamente necessario gestire questa variabile tramite l’apertura focale, vediamo perché.

Quindi, come avrai già intuito, il diaframma aprendosi (o chiudendosi) gestisce la quantità di luce da far entrare nel sensore.

Ecco che quindi se c’è una luce molto intensa puoi decidere di farne passare poca chiudendo il diaframma e se c’è una luce poco intensa (ambienti bui) poi decidere di farla passare tutta aprendo il diaframma della macchina fotografica. Come le tapparelle in una casa, più sono aperte più luce entra.

Puoi fare a meno del diaframma?

Se hai già letto gli altri articoli o hai un minimo di esperienza potresti dire: “ma se regolo il tempo di scatto? Le ISO? Posso comunque gestire la luce anche senza apertura!”

Il punto è che c’è un limite fisico del quale non puoi liberarti: l’obiettivo stesso è un diaframma (un foro nel quale passa la luce). La luce che passa attraverso il diaframma è la reale luce, le ISO gestiscono la sensibilità, allungando il tempo di scatto rischi di non poter avere foto ferme che colgono il preciso attimo, insomma, saper gestire l’apertura del diaframma in fotografia è fondamentale.

Ma soprattutto, senza la gestione della apertura focale ti precluderesti una delle gestioni più importanti della fotografia: la profondità di campo.

Apertura Diaframma Fotografia e Profondità di Campo

Tra tutti gli aspetti di una fotografia su cui l’apertura influisce, la profondità di campo è, a mio parere, assolutamente il più importante. In poche parole, la profondità di campo indica quanta parte della foto è a fuoco. Per essere più chiari, vediamo questi due esempi: un paesaggio ed una foto ravvicinata ad un piatto di cous cous.

Nel paesaggio la profondità di campo è molto elevata. Infatti tutti gli elementi della scena, dal primo piano fino allo sfondo sono perfettamente a fuoco. In questo caso l’apertura è molto piccola, ovvero l’ f/stop è un valore alto. Più precisamente, in questo particolare esempio, l’apertura è pari a f22.

Nella foto di cibo, invece, vediamo uno sfondo piacevolmente sfocato, che contribuisce ad isolare il soggetto. Come probabilmente avrai intuito, in questo caso l’apertura è molto ampia, ossia l’f/stop è un valore basso. Nella foto di esempio, l’apertura è pari a f2.2.

Come gestire la profondità di campo con l’apertura focale?

La porzione di immagine che risulterà a fuoco dipende sia dall’apertura del diaframma che dalla distanza relativa tra il fotografo e il soggetto messo a fuoco e tra il soggetto e lo sfondo. Bryan Peterson, nel suo libro Understanding Exposure, che ti ho già consigliato nell’articolo citato all’inizio, dà un utile categorizzazione delle aperture.

  • gli f/stop inferiori a f/8, sono quelli che servono ad isolare i soggetti perché permettono di sfocare porzioni di immagine anche molto ampie (sopratutto da f/2.8 in giù);
  • gli f/stop f/8 ed f/11 corrispondono ad aperture generiche, diciamo multiuso, da usare quando non è importante isolare un singolo soggetto o al contrario avere la scena completamente a fuoco;
  • gli f/stop superiori ad f/11, invece, sono quelli da usare quando con la foto che stiamo scattando vogliamo raccontare una storia, che avrà un inizio, uno svolgimento e una fine, ovvero un primo piano, un piano intermedio ed uno sfondo, e vogliamo che tutti e tre siano perfettamente a fuoco.

Mi fermo qui, si potrebbero dire molte altre cose riguardanti l’apertura, ma penso che queste nozioni di base già permettano di sperimentare un controllo decisamente superiore sull’aspetto finale delle nostre foto.

Un ottimo esercizio che si può fare per prendere mano con l’apertura è selezionare sulla macchina fotografica il modo di scatto a priorità d’apertura (contrassegnato da una “A” maiuscola o da “Av”) e provare a fotografare lo stesso soggetto usando diverse aperture e provando per ciascuna apertura numerose possibili distanze tra noi e il soggetto e tra il soggetto e lo sfondo. Ancora meglio se abbiamo a disposizione un obiettivo che ci permetta aperture piuttosto ampie, ovvero f/2.8 o maggiori.

Nel mio percorso di scoperta della fotografia, venire a conoscenza delle cose appena scritte riguardo l’apertura focale è stato un passo cruciale verso un maggiore controllo sulle fotografie. Spero che anche per voi valga lo stesso.

Se non sono stato chiaro nel condividere queste conoscenze, non esitate a chiedere nella sezione commenti qui sotto.

Come fotografare le stelle (guida completa)

guida-alla-fotografia-notturna

Molte macchine fotografiche attualmente in commercio, dalle compatte alle reflex, dispongono di un modo di scatto automatico per le foto notturne.

È probabile che numerosi fotografi, tra i loro primi scatti, ne abbiano qualcuno catturato di notte. Converrai con me che queste foto hanno un fascino particolare, che quelle scattate di giorno non possono avere.

La fotografia notturna, come molti altri generi di fotografia, può essere praticata a diversi livelli, anche se pochi fotografi ne fanno il loro interesse principale.

Non è il caso di Phil Hart, un fotografo che vanta esperienza ventennale in questo genere fotografico e che ha scritto un ebook straordinario su come fotografare le stelle, che non posso non consigliarti: A caccia di stelle.

In questo articolo affrontiamo alcuni concetti di base, una buona partenza per avventurarci nella fotografia notturna.

Ice Skating at London Eye by Lima Pix, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution 2.0 Generic License   by  Lima Pix 

Quali soggetti migliori per fotografare le stelle?

A mio parere, il soggetto più affascinante, che è diventato disponibile solo negli ultimi decenni, sono i paesaggi urbani.

Di notte, più precisamente di sera, quando il sole cala, cominciano ad accendersi le luci negli edifici e sulle strade. Negli ultimi momenti del tramonto, ma anche quando il sole è ormai calato completamente, le fonti luminose della città forniscono soggetti sempre in posa e sempre accattivanti.

Si possono ottenere scatti veramente efficaci sia catturando lo skyline (fotografando la città da lontano), sia focalizzandosi su singole strade o su singoli edifici la cui illuminazione ci ispira.

Ma la fotografia notturna si può praticare anche escludendo qualsiasi prodotto dell’uomo.

I paesaggi naturali che siamo abituati a vedere ogni giorno, probabilmente sono stati immortalati infinite volte. Ma di notte, sicuramente in pochi si sono avventurati a fotografare le stelle includendole in questi paesaggi.

Di notte ogni paesaggio assume sfumature completamente nuove, che spesso lo rendono più misterioso e quasi stregato. Spesso i risultati possono cambiare drasticamente a seconda delle fasi della Luna, in particolare quando è piena o è completamente oscurata.

Un altro soggetto “tecnologico” delle nostre foto notturne, legato ai tempi moderni, sono le scie di luce.

I mezzi di trasporto in movimento di sera e di notte hanno sempre qualche fanale acceso. Con le giuste impostazioni della macchina fotografica, possiamo tramutare ogni fonte di luce in movimento in una scia luminosa che attraversa la nostra inquadratura.

Opportunamente inserite nelle nostre composizioni, le scie di luce producono effetti quasi poetici. Quando si inquadrano strade trafficate, magari all’interno di città, le luci di molteplici veicoli si combinano creando spettacolari fasci multicolore.

Retro tram and retro lights by AZso, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution-Noncommercial 2.0 Generic License   by  AZso 

Un ultimo soggetto importante sono proprio la Luna e le stelle in cielo. Nei luoghi in cui l’inquinamento luminoso è limitato, è possibile catturare splendide immagini del cielo notturno in cui le stelle sono nitidi punti luminosi o creano scie circolari dovute al movimento della Terra.

Come fotografare con poca luce

È un’ovvietà, però tutti gli accorgimenti necessari per fotografare di notte dipendono dalla limitatissima quantità di luce disponibile e dal modo in cui le fotocamere si comportano in questa situazione.

Ti consiglio di leggere questo libro che abbiamo recensito: Fotografare in notturna o con luce tenue.

In ogni caso la prima cosa da tenere presente è che avrai bisogno di esposizioni molto lunghe, spesso nell’ordine dei minuti.

Le difficoltà principali che ci troveremo ad affrontare sono le seguenti:

  • la messa a fuoco automatica, con così poca luce, non funziona;
  • la misurazione automatica dell’esposizione è messa in difficoltà dalle grosse differenze di luminosità tra le fonti di luci artificiale e la ridotta luce ambientale;
  • anche la migliore tecnologia di stabilizzazione disponibile, dati i lunghissimi tempi di esposizione necessari, non sarà in grado di correggere eventuali movimenti della fotocamera, quindi questa dovrà stare assolutamente immobile;
  • i tempi di esposizione lunghi potranno portare a un aumento del rumore catturato dalla fotocamera;
  • le luci artificiali di colori differenti, renderanno difficile il calcolo del bilanciamento del bianco.

L’attrezzatura di base per fotografare le stelle

La fotografia notturna non richiede attrezzature costosissime, ma ha alcuni requisiti precisi:

  • assolutamente necessario è un treppiede, possibilmente di marca, in maniera che sia più stabile e annulli completamente il rischio di vibrazioni;
  • la fotocamera dovrà disporre del modo di scatto manuale o almeno di quello a priorità di tempi (S o Tv);
  • molto utile sarà un comando di scatto remoto, se ne trovano sia con filo che senza;
  • se non è possibile procurarsi un comando di scatto a distanza, la fotocamera deve disporre dello scatto ritardato, di solito usato per l’autoscatto;
  • gli obiettivi consigliati di solito sono i grandangolari, che permettono lunghezze focali piuttosto ridotte.

Come impostare la fotocamera per la fotografia notturna

Se sei fortunato, talvolta, selezionando le modalità di scatto a priorità di apertura o program, potrai già ottenere qualche scatto interessante.

Dovrai però essere molto fortunato.

Visto che non ti piace ottenere delle foto per caso, ma vuoi essere un fotografo consapevole, ecco le impostazioni di base da tenere in considerazione:

  • l’ISO va impostata al minimo, per ridurre il più possibile il rumore, che sarebbe molto visibile nelle zone scure della foto;
  • il modo di scatto da scegliere è possibilmente quello manuale, se questo non è disponibile o non abbiamo ancora imparato ad usarlo, scegliamo il modo di scatto a priorità di tempi;
  • molti consigliano di usare un valore basso per l’apertura, questo riduce la profondità di campo, però può essere necessario per mantenere il tempo di esposizione entro soglie accettabili;
  • assolutamente consigliato il formato RAW, in maniera da facilitare la correzione del bilanciamento del bianco e la riduzione del rumore;
  • va abilitato lo scatto ritardato o con comando a distanza;
  • nei casi in cui la messa a fuoco automatica fallisce a causa dell’assenza di fonti di luce, è necessario usare la messa a fuoco manuale;
  • la misurazione dell’esposizione matrix potrebbe andare bene, ma sarebbe meglio una misurazione parziale che consideri un’area dell’inquadratura maggiore della misurazione spot.

Attenzione speciale merita la scelta del tempo di esposizione, in quanto esso è l’aspetto cruciale della fotografia notturna.

La cosa migliore, nei primi tempi, è andare per tentativi. Potrai cominciare impostando un tempo di esposizione di qualche secondo e vedere che risultato ottieni. Se non ti soddisfa, aumenta il tempo di uno stop e ripeti fino a che non ottieni il risultato voluto.

Ti accorgerai che non è possibile andare oltre un certo valore per il tempo di esposizione, solitamente 30 secondi. Superandolo, in molte fotocamere si attiva la modalità “Bulb”.

In questa modalità una pressione del pulsante di scatto, sulla macchina o su un comando remoto, comporta l’apertura dell’otturatore. Un’altra pressione del pulsante chiuderà l’otturatore. Durante tutto il tempo in cui questo rimarrà aperto, il sensore continuerà a catturare luce.

Il calcolo dell’esposizione, quando si entra in modalità Bulb, diventa più complesso e ne parleremo in un prossimo articolo.

Fotografare le stelle con la regola del 600

Per fotografare le stelle, questa è una regola semplicissima ma molto utile per evitare di ottenere strisce luminose al posto di stelle puntiformi.

Le strisce luminose sono causate dal tempo di esposizione molto lungo impostato. Il sensore della fotocamera registra la luce da cui viene colpito, quindi registrerà anche il movimento delle stelle nell’arco celeste.

Molte volte questo effetto è voluto e produce scatti davvero suggestivi. Se però il tuo intento è quello di fotografare stelle puntiformi, allora ti conviene applicare la regola del 600, molto pratica e immediata.

Sostanzialmente, per ottenere il tempo limite a cui non si verificherà “l’effetto striscia”, devi fare:

Tempo di scatto = 600/Lunghezza focale.

Faccio un esempio pratico. Se stai utilizzando un obiettivo 18mm, il tempo limite di scatto sarà dato da: 600/18 = 33. Quindi, se monti un obiettivo con lunghezza focale di 18mm, il tempo limite in cui puoi essere sicuro che le tue stelle non inizieranno ad apparire come strisce è di 33 secondi.

Attenzione però: il valore ottenuto è riferito ad un obiettivo montato su fotocamera full frame. Se utilizzi un sensore APS-C, dovrai dividere il risultato ottenuto per il fattore di crop del sensore. Quindi, in caso di APS-C Canon, dovrai dividere il risultato per 1,6 (nel nostro esempio, i 33 secondi diventeranno 20.8).

Se non ti è chiaro cosa è il fattore di crop, puoi leggere questi due articoli: “Crop factor: le dimensioni contano?” e “Tutto quello che devi sapere su crop factor e lunghezza focale equivalente“.

Evita l’inquinamento luminoso

Se vuoi fotografare le stelle nella maniera migliore possibile, l’inquinamento luminoso può diventare il tuo primo nemico.

Di notte, la presenza di luce ambiente nel cielo dovuta all’illuminazione pubblica e privata delle città, impedisce di avere un cielo completamente nero. Questo, naturalmente, riduce anche la visibilità delle stelle stesse.

Purtroppo l’Italia è un territorio particolarmente “inquinato” sotto questo punto di vista. Il consiglio generale è quello di allontanarti il più possibile dalle città. Se vuoi essere un po’ più scientifico e organizzato, esistono delle vere e proprie mappe dedicate all’inquinamento luminoso.

A questo link puoi trovare una mappa interattiva molto ben fatta e sempre aggiornata. Puoi anche trovare un mucchio di risorse molto utili per fotografare le stelle riducendo al minimo gli effetti negativi dell’inquinamento luminoso.

Conclusione

Con queste nozioni, puoi già provare a fare qualche esperimento e tentare di fotografare le stelle. È importante procedere in maniera scientifica, non a caso, e ricordarsi quali combinazioni di impostazioni hanno prodotto gli scatti migliori.

Se fotografare le stelle ti appassiona, ho la guida per te. L’ebook “A Caccia di Stelle” ti spiega chiaramente tutte le tecniche necessarie e tutti i tipi di foto che puoi fare al cielo notturno (per saperne di più clicca qui: Guida alla fotografia notturna).

Buona fotografia!

Ulteriori letture

Guida alla fotografia notturna su ZMPhoto: FOTOGRAFIA NOTTURNA.

Spunti per la fotografia notturna: Night Photography Ideas and Techniques

Una lezione gratuita ed approfondita sulla fotografia notturna: Free Night Photography Lesson

30 esempi di fotografia notturna: 30 of Excellent Night Photography

Immagine di copertina

ISO: la fotocamera è sensibile

Come abbiamo visto nel post sul triangolo dell’esposizione, l’ISO è uno degli elementi che determinano la quantità di luce catturata dal sensore di una macchina fotografica digitale.

Più precisamente, nella fotografia digitale, l’ISO indica la sensibilità del sensore alla luce. Più alto è il valore dell’ISO, più elevata è la sensibilità alla luce.

Nella fotografia analogica (ricordi? Quando si portavano le pellicole a sviluppare!) per cambiare ISO era necessario cambiare pellicola. Oggi basta premere un paio di pulsanti.

Come apertura e tempo di esposizione, anche l’ISO procede a stop. Ogni valore della scala dell’ISO è pari al doppio del suo predecessore.

Il minimo valore di ISO possibile al giorno d’oggi è 50 e la scala dell’ISO è la seguente: 50 100 200 400 800 1600 3200 6400 12800. Quelli appena elencati sono gli stop interi ma le macchine digitali permettono di impostare anche terzi di stop.

Qual è la più importante utilità dell’ISO?

Le situazioni in cui avremo più bisogno di agire sull’ISO sono quelle in cui la luce disponibile è scarsa. Pensiamo, ad esempio, agli ambienti chiusi o alle foto serali all’aperto.

Vista l’interdipendenza tra gli elementi del triangolo dell’esposizione, mantenendo fissa l’ISO, per ottenere un’esposizione corretta in queste situazioni, dovremmo:

  • alzare il tempo di esposizione, rischiando di ottenere una foto mossa o scie dagli oggetti in movimento,

oppure

  • aumentare l’apertura, riducendo la profondità di campo, che potrebbe non portarci al risultato che vogliamo.

Per evitare queste due soluzioni possiamo quindi alzare l’ISO, fino a che i valori di apertura e tempo di esposizione sono simili a quelli che desideriamo.

Ma allora, è sempre possibile ovviare ad una scarsa illuminazione sparando al massimo l’ISO?

ISO e rumore

Purtroppo aumentare l’ISO e quindi la sensibilità alla luce del sensore, amplifica il segnale ricevuto dal sensore, quindi anche il rumore che in esso è presente normalmente. Perciò foto con valori di ISO alti possono presentare alti livelli di rumore.

Ma cos’è il rumore in un’immagine?

Canon EOS 60D ISO Noise Comparison by Roger Smith, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution-Noncommercial-No Derivative Works 2.0 Generic License   by  Roger Smith 

Il rumore si manifesta nelle foto principalmente come una perdita di nitidezza e la comparsa di macchioline colorate, visibili soprattutto in corrispondenza delle aree scure.

Alti livelli di rumore possono rendere una foto totalmente inutilizzabile. Fortunatamente, in certi casi il rumore può essere sfruttato a nostro vantaggio.

Infatti soprattutto in bianco e nero il rumore può sembrare una foto invecchiata o come se fosse stata scattata su pellicola.

PICT0104.jpg by Kiwithing, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution-Noncommercial-No Derivative Works 2.0 Generic License   by  Kiwithing 

Valori accettabili di ISO

Il rapporto tra rumore e ISO varia a seconda del modello di macchina fotografica. Al giorno d’oggi sono in commercio fotocamere che permettono di ottenere livelli di rumore accettabili con valori di ISO molto alti (anche oltre 6400 iso, per esempio, per la Canon 6d). Però parliamo di macchine fotografiche professionali e abbastanza costose.

Le macchine fotografiche reflex digitali di basso livello facilmente producono quantità eccessive di rumore già sopra valore di ISO pari a 1600. Quindi, se non possediamo una macchina fotografica semiprofessionale o professionale, stiamo attenti ad evitare i valori alti di ISO.

Eventualmente, facciamo riferimento alle recensioni presenti su Internet per decidere quali valori producono livelli di rumore accettabili. In ogni caso, accumulando esperienza con la nostra macchina fotografica, diventeremo capaci di individuare i corretti valori di ISO applicabili alla situazione in cui ci troviamo.

A tale scopo, un esercizio utile può essere proprio quello di scattare foto a oggetti di colori diversi provando gradualmente ad aumentare l’ISO. Osservando queste foto sullo schermo del computer potremo accorgerci di quanto rumore sarà stato aggiunto a ciascuna foto da un determinato valore di ISO.

Se non scatti in manuale non sei un fotografo! (Ma è vero?)

Tra i modi di scatto disponibili su molte fotocamere (tutte le reflex, le bridge e anche le compatte digitali più avanzate) il più spaventoso per i meno esperti , e non solo per loro, è quello identificato dalla lettera M: il modo manuale.

Ho già trattato nel dettaglio come utilizzare tecnicamente il modo manuale (M) delle fotocamere in questo articolo voglio invece affrontare l’argomento da un’altro punto di vista.

Quando scattiamo in manuale, siamo completamente abbandonati a noi stessi, la macchina fotografica non ci darà nessun aiuto scegliendo al posto nostro i parametri che garantiscono un’esposizione corretta. Ci dobbiamo prendere tutte le responsabilità e, se non abbiamo ben imparato i meccanismi che regolano il triangolo dell’esposizione, possiamo solo procedere per prove ed errori garantendoci infinite frustrazioni.

Per questi motivi, talvolta saper fotografare usando il modo manuale è considerato un elemento distintivo dei fotografi esperti, o professionisti, rispetto ai fotografi amatoriali o principianti. È sbagliato però dire che per essere un vero fotografo bisogna usare sempre e solo questo modo di scatto. Piuttosto, è corretto affermare che un fotografo deve saper usare il modo manuale, in quanto ciò vuol dire conoscere i fondamenti dell’esposizione, per poterlo impiegare quando è necessario. Vediamo allora qual è l’utilità e quali sono le situazioni in cui può essere utile ricorrere al modo manuale.

Siamo più intelligenti delle nostre fotocamere

Quando ricorriamo ai modi semiautomatici (a priorità di apertura e a priorità di tempo), o ai modi automatici (che spero abbandoniate al più presto), lasciamo che la fotocamera decida al posto nostro quale valore usare per uno o più dei parametri che concorrono all’esposizione. È vero che al giorno d’oggi gli algoritmi che regolano queste decisioni sono molto sofisticati e spesso portano a risultati soddisfacenti. Ci sono però delle situazioni in cui è probabile che gli automatismi falliscano, o che non portino ai risultati che vogliamo. In questi casi, ricorrere al modo manuale può fare la differenza tra ottenere una foto utilizzabile oppure no. Vediamo allora alcune di queste situazioni tipiche.

Un primo esempio si ha quando l’illuminazione ambientale è consistente (ovvero varia poco) ma alcuni fattori variabili potrebbero indurre un calcolo errato dell’esposizione. Per esempio, fotografando una gara automobilistica, potrebbe accadere che un’auto di colore bianco o i riflessi del sole sulle auto ingannino la fotocamera, inducendola a sottoesporre la foto. Allora, calcolando l’esposizione manuale in base a come la luce si riflette sulla pista (ovvero, esponendo per la pista), avremo un’esposizione corretta in qualsiasi momento della gara.

Un altro caso riguarda situazioni estreme, difficilmente interpretabili dalla fotocamera. Ne abbiamo parlato per esempio negli articoli sulla compensazione dell’esposizione o sul blocco dell’esposizione, ma anche nella guida alla fotografia notturna. Quando la luce ambientale è veramente scarsa (ad esempio di notte), quando una parte considerevole della scena inquadrata è eccessivamente luminosa o eccessivamente buia (ad esempio fotografando la neve) o quando sono presenti fonti luminose molto forti, la fotocamera può fare fatica a valutare la corretta esposizione. Un fotografo che sa come trattare quella particolare situazione può ricorrere al modo manuale ed ottenere risultati molto più affidabili.

In altre situazioni, possiamo usare il modo manuale per ottenere degli scatti con l’esposizione appositamente sbagliata, in quanto quella corretta avrebbe delle controindicazioni. Per esempio, fotografando situazioni simili ai concerti, un’esposizione corretta potrebbe portarci a dover usare tempi di esposizione troppo lunghi: potremmo trovarci a ottenere foto mosse o a non riuscire a congelare l’azione. Quindi, meglio sottoesporre lievemente cercando di mantenere basso il tempo di esposizione. Questo risultato si può ottenere sia con la compensazione dell’esposizione che con il modo manuale. Nel primo caso, però, la compensazione sarà sempre relativa ad un’esposizione calcolata automaticamente che potrebbe cambiare al variare dell’illuminazione. In questo modo potremmo rischiare comunque di non avere il tempo di esposizione che vogliamo, cosa che non succede nel modo manuale.

In generale, il controllo totale permesso dal modo manuale aggiunge sì delle difficoltà, ma ci permette di fotografare in maniera consapevole e di essere sicuri dei risultati che otterremo.

La creatività non è automatizzabile

Il modo manuale diventa assolutamente necessario quando vogliamo realizzare scatti particolarmente creativi. Spesso, infatti, una foto creativa esige un’esposizione sbagliata o comunque diversa da quella voluta dalla fotocamera.

Ad esempio, molte foto artistiche comportano tempi di esposizione lunghi, per creare il mosso creativo oppure le scie di luce. In questi casi, la fotocamera in modalità automatica tenderebbe ad aumentare il valore dell’apertura per controbilanciare l’aumento del tempo di esposizione. Ciò però comporterebbe un incremento della profondità di campo e questo potrebbe andare contro ciò che vogliamo ottenere dalla foto. Il modo manuale, invece, ci consente di forzare qualsiasi combinazione di parametri.

Più e difficile più si impara

Per chi non è ancora esperto, in modo manuale e un ottimo strumento didattico. Finché ci affidiamo agli automatismi, potrebbe essere che molte foto vengano bene non completamente per merito nostro. Quando si passa al modo manuale invece è molto improbabile ottenere una bella foto impostando a caso i vari parametri.

Usando il modo manuale con metodo, ovvero ricordandosi quali impostazioni hanno portato a quali risultati, possiamo imparare dai nostri errori ed approfondire la conoscenza del triangolo dell’esposizione, della profondità di campo e arricchire il nostro arsenale creativo.

Sì, ma io non so nemmeno quali pulsante premere!

Ovviamente, tutti questi discorsi sono totalmente superflui se non si sa ancora come fare a impostare la fotocamera e come leggere l’esposimetro. Se vi trovate in questa situazione, restate sintonizzati, perché prossimamente impareremo ad usare il modo manuale. Vedrete come si tratterà di una cosa più semplice del previsto. Per sapere quando gli articoli verranno pubblicati, iscrivetevi alla mailing list in alto a destra nella pagina, o diventate fan sulla pagina Facebook di FotoComeFare.

Alla prossima!

Usare l’automatico per imparare il manuale

Modo di scatto automatico

La prima volta che ho provato a scattare in manuale non sapevo nulla né sul triangolo dell’esposizione, né sull’esposimetro, né su qualsiasi altra cosa avrebbe potuto aiutarmi a impostare la corretta esposizione. Continuavo così ad andare per tentativi, ottenendo foto con una luce tremendamente abbagliante (molto sovraesposte) ma soprattutto foto che non avevano nulla a che fare con il risultato che desideravo. In seguito, attraverso Internet o libri come Understanding Exposure e Il Libro della Fotografia Digitale, ho imparato ciò che mi serviva per non procedere per tentativi. Avrei potuto però impararlo diversamente.
In un articolo precedente, ho parlato di come funziona il modo manuale e ho anche mostrato come usare i modi semiautomatici per intuire le correlazioni tra tempo di esposizione e apertura. Effettivamente, per un principiante anche usare i modi semiautomatici può essere difficile. Vediamo allora come usare invece i modi automatici per capire quali impostazioni usare nei semiautomatici e nel manuale.
Modo di scatto automatico

La fotocamera come suggeritrice

Come abbiamo visto anche nell’articolo sui modi automatici, qualsiasi fotocamera dà la possibilità di scegliere il modo di scatto in base al soggetto che si vuole fotografare o alla situazione in cui ci si trova. Per esempio abbiamo la modalità sport, la modalità ritratto, la modalità paesaggio e così via. Questo vale sia per le digitali compatte, che per le bridge che per le reflex (tranne forse per le professionali).

Quando si seleziona un modo automatico, la fotocamera altera le impostazioni in maniera da adattarsi al meglio alla situazione corrispondente. Facciamo un esempio limitandoci a quello che ci interessa, ovvero i parametri che controllano il calcolo dell’esposizione. Se selezioniamo la modalità sport, la fotocamera si aspetta di trovarsi in una situazione in cui i soggetti da fotografare sono in movimento. Come abbiamo visto negli articoli sulla fotografia sportiva, in questi casi è molto importante che il tempo di posa sia molto breve. Quindi, nell’impostare i parametri dell’esposizione, la fotocamera fa in modo di ridurre il più possibile quest’ultimo, compatibilmente con le condizioni di illuminazione ambientale. Analogamente, nella fotografia di paesaggio, la fotocamera userà valori elevati per l’apertura, in maniera da massimizzare la profondità di campo.

Ora, per chi sa già che la fotografia sportiva è necessario un tempo di esposizione breve o che valori alti dell’apertura implicano una profondità di campo elevata, queste sono cose ovvie. Per un principiante che ha sempre o quasi scattato in automatico, questi sono degli importanti suggerimenti. Come sfruttarli?

L’importante è avere un po’ di spirito di osservazione di metodo. È meglio procedere nel modo seguente. Dopo aver scelto un modo di scatto automatico, scattiamo un po’ di foto senza cambiare modo di scatto. Poi, ricordandoci quale modo di scatto abbiamo usato, osserviamo i valori usati dalla macchina per tempo di esposizione, apertura e ISO. Probabilmente, noteremo punti in comune tra le varie foto e relazioni ricorrenti tra i tre valori. Per esempio, noteremo che in modalità sport il tempo di esposizione sarà abbastanza basso e, probabilmente, per mantenerlo basso il valore dell’apertura sarà anch’esso piccolo mentre l’ISO potrebbe essere stata aumentata. Facendo osservazioni analoghe su insiemi di foto, scattati ciascuno con un modo di scatto automatico diverso, impareremo due cose:

  • quali sono i meccanismi che regolano le relazioni tra apertura, tempo di esposizione ed Iso,
  • come impostare questi valori nel modo manuale e nei modi semiautomatici in diverse situazioni.

Man mano che cominciamo a intuire queste cose, possiamo provare a metterle in pratica passando ai modi semiautomatici o al manuale. Probabilmente, non potremo copiare pari pari quanto visto nei modi automatici, però fungerà da punto di partenza a cui potrebbero bastare poche correzioni.

Non dimentichiamo i dati exif

Se la fotocamera non ci dà la possibilità di leggere i dati che ci servono oppure vogliamo guardarli con calma al computer in un secondo momento, ricordiamoci che praticamente tutte le informazioni sulle impostazioni della fotocamera sono memorizzate nei dati EXIF. Come abbiamo visto nell’articolo I dati EXIF: cosa sono, come si trovano e a cosa servono, per leggere questi dati è sufficiente usare le proprietà del file visualizzate dal sistema operativo o un qualsiasi programma di fotoritocco o di gestione delle foto.

Inoltre, anche su Flickr è possibile “spiare” i dati exif di molte foto, imparando così come ottenere risultati simili. Purtroppo, non tutti i fotografi caricano le foto condividendo anche i dati EXIF.

Se siete ancora bloccati sui modi automatici, quindi, cominciate a sfruttarli al meglio per approdare ai semiautomatici o al manuale, per essere sempre più consapevoli del vostro processo creativo.

5 consigli facili facili per foto sportive memorabili

come-fare-foto-sportive

Immaginiamo questa situazione: un amico che sa quanto siamo appassionati di fotografia e ha già apprezzato alcuni dei nostri lavori, ci chiede di documentare un’importante partita della sua squadra di calcio e noi, ovviamente, accettiamo con entusiasmo. Verifichiamo allora di avere il giusto equipaggiamento e studiamo quali sono le migliori impostazioni per la fotografia sportiva. Fatto ciò siamo pronti per la nostra missione, ma sappiamo bene che la giusta attrezzatura correttamente impostata non è sufficiente a garantire delle belle foto. Come facciamo ad ottenere degli scatti veramente memorabili per celebrare al meglio l’evento sportivo?

Mettere a fuoco i volti

L’abbiamo visto anche parlando di ritratti fotografici: quando si fotografano persone è fondamentale che gli occhi siano a fuoco. Allargando l’inquadratura, è importante che l’intero volto sia a fuoco. Ciò permette di catturare i dettagli delle espressioni che convogliano le emozioni dei protagonisti e permettono quindi anche a chi osserva la foto di riviverle.

Per essere sicuri di mettere a fuoco i volti dei giocatori, stiamo attenti a quale punto o area di messa a fuoco selezioniamo. Come abbiamo visto nell’articolo sulle impostazioni per la fotografia sportiva, meglio usare la messa a fuoco continua e la selezione area AF dinamica. In questo modo, la fotocamera ci aiuterà a tenere a fuoco i volti dei giocatori in movimento.

Studiare i giocatori

Come succede nella fotografia ai concerti, ci accorgeremo che gli atleti avranno dei comportamenti caratteristici che tenderanno a ripetere. Ad esempio, frequenteranno di più alcune zone del campo, tenderanno a spostarsi secondo schemi predefiniti (caratteristico di molte discipline sportive), reagiranno in maniera più o meno vistosa ad alcuni eventi, come una scelta discutibile dell’arbitro o un errore di un compagno di squadra. Per fortuna, gli eventi sportivi hanno una durata piuttosto lunga, perciò possiamo usare i primi minuti per studiare questi i comportamenti e poter prevedere successivamente i momenti migliori per fotografare un determinato giocatore.

Studiare il luogo

Le caratteristiche peculiari del luogo dove si tiene un evento sportivo possono sia facilitare che complicare il lavoro di un fotografo, sia fornire opportunità per migliorare le foto che rischiare di rovinarle. È importante quindi analizzare bene il luogo in cui ci si trova per ottenere i risultati migliori. Alcune cose da tenere d’occhio sono:

  • da che direzione arriva la luce, e come gli oggetti presenti eventualmente la modificano riflettendola, filtrandola (se siamo all’interno, soprattutto) o creando ombre,
  • cosa c’è intorno, perché sappiamo che lo sfondo è importante, quindi ciò che si trova attorno al campo di gioco contribuisce attivamente all’esito di una foto,
  • quali sono i posti migliori da cui fotografare, sia per la vicinanza all’azione, sia per l’assenza di ostacoli tra essa e il fotografo.

Una volta imparate le caratteristiche importanti del luogo in cui andiamo a fotografare, facciamo in modo di garantirci i migliori posti per assistere all’azione. Ovviamente, se parliamo di una partita di serie A, sarà difficile. Ma in una situazione come quella citata all’inizio, che è molto frequente, trattandosi di eventi meno blasonati, sarà facile ottenere la possibilità di scegliersi i posti migliori.

Conoscere lo sport

Suona ovvio, ma è indispensabile sapere come funziona lo sport che andiamo a fotografare. È necessario sapere quali azioni portano a momenti di maggiore tensione o di maggiore esultanza. È bene conoscere le regole per poter intuire quando un intervento dell’arbitro potrebbe portare a reazioni più vive da parte degli atleti, e così via. Senza avere questa conoscenza, la probabilità di perdere alcuni momenti importanti è molto alta. Finchè si tratta di fotografare uno sport molto diffuso, come il calcio ad esempio, probabilmente il problema non si pone. Ma quando andiamo a fotografare una partita di rugby, oppure un’esibizione di ginnastica artistica, allora le cose potrebbero farsi più complicate. Spesso, per accumulare un minimo di conoscenza, è sufficiente informarsi un po’ su Internet leggendo qualche testo e guardando qualche video.

Attenzione ai perdenti e ai panchinari

Chiaramente, la maggior parte degli eventi degni di nota durante un evento sportivo avviene sul campo e l’esultanza dei vincitori fornisce degli ottimi soggetti fotografici. Per documentare ogni evento in maniera più completa, però, è bene avere un occhio di riguardo anche per i perdenti, chi subisce un gol ad esempio, perché anche questi trasmetteranno delle emozioni che, oltre a far parte del gioco, probabilmente daranno la possibilità di scattare foto significative. Anche altre situazioni lontane dal gioco possono fornire degli spunti validi, come ad esempio la panchina nel calcio, dove i giocatori comunque partecipano reagendo a quello che avviene sul campo.

Cos’altro?

Questi sono alcuni dei più importanti e ricorrenti consigli che mi è capitato di leggere, alcuni dei quali ho potuto anche mettere in pratica. Essi valgono sia per la fotografia sportiva sia per occasioni simili, in cui c’è molta azione, come ad esempio i giochi organizzati tra bambini.

Ognuno di noi poi può avere avuto le proprie esperienze in quest’ambito. Avete altri consigli per fotografare lo sport e l’azione? Condivideteli inserendo un commento qui sotto.

Trovare numerosi consigli per foto sportive da professionisti ne Il libro della fotografia digitale (Volumi 1 e 3).


Fotografia sportiva e d’azione: le impostazioni per catturare l’attimo fuggente

La fotografia sportiva

Nella fotografia sportiva e d’azione la velocità è tutto. Il momento in cui il pallone gonfia la rete, il ringhio sul volto di un cestista mentre schiaccia, la plasticità di un ginnasta al culmine di un’evoluzione sono i momenti che vogliamo e dobbiamo essere in grado di immortalare per descrivere nel modo migliore l’evento a cui abbiamo assistito. La necessità di cogliere l’attimo impone alcuni requisiti che un fotografo deve saper soddisfare, innanzitutto procurandosi il corretto equipaggiamento. In secondo luogo, è necessario seguire alcune linee guida per impostare correttamente la macchina fotografica. In questo articolo, vediamo quali sono queste linee guida, per aiutare chi è alle prime armi ed evitargli di brancolare nel buio quando le sue foto d’azione non risultano come vorrebbe.

L’esposizione della fotografia sportiva

Consideriamo innanzitutto, come spesso facciamo, il triangolo dell’esposizione, ovvero apertura, tempo di esposizione ed ISO.

L’elemento principe nella fotografia d’azione è, come potete immaginare, il tempo di esposizione (o tempo di posa). Solitamente il nostro obiettivo è quello di congelare l’azione, di immortalare un gesto o un’espressione estremamente intensi e significativi. Per fare ciò il tempo di esposizione deve essere breve o molto breve. Come abbiamo visto nell’articolo sull’equipaggiamento per la fotografia sportiva, tempi di posa più lenti di 1/125s sono da evitare. Anzi, spesso sarà necessario scendere molto più in basso arrivando anche a tempi sotto il millesimo di secondo. L’eccezione è costituita dai casi in cui vogliamo ottenere il mosso artistico (in inglese, motion blur), ovvero vogliamo che i movimenti creino delle scie. In questi casi siamo liberi di sperimentare tempi di posa molto più lunghi.

L’apertura da usare dovrà essere generalmente ampia. Se osservate le foto di atleti che affollano le riviste, ma anche la rete, vi accorgerete di come lo sfondo risulti spesso molto sfocato.ciò permette di isolare gli atleti e di concentrare l’attenzione su quello che stanno facendo in quell’istante. Un’apertura pari a f2.8 garantisce questo risultato (insieme ad una lunghezza focale nell’ordine delle centinaia). Se il nostro equipaggiamento non ce non la permette, potremmo accontentarci di un f4. Un valore basso per l’apertura, inoltre, ci aiuterà a mantenere ridotto il tempo di esposizione senza sottoesporre eccessivamente le foto. L’eccezione è costituita dagli scatti in cui è necessario avere lo sfondo a fuoco oppure cogliere nitidamente soggetti posti a distanza diversa rispetto all’obiettivo. Ad esempio, se vogliamo avere una panoramica del pubblico allo stadio, dobbiamo ricorrere ad un’apertura più chiusa, diciamo da f11 in su.

Per quanto riguarda l’ISO, probabilmente dovremo usare valori piuttosto elevati, soprattutto se scattiamo foto all’interno oppure dopo che il sole è calato. Dopo aver impostato apertura e tempo di esposizione, alziamo l’ISO sino a raggiungere un’esposizione soddisfacente, cercando di mantenerla più bassa possibile . Potrebbe tornarci utile abilitare l’ISO automatica (cliccate sul link per vedere come impostarla).

Per avere il controllo di questi parametri, sarà necessario disporre di una fotocamera che fornisca il modo di scatto a priorità di tempi o manuale. Nel primo caso, ridurremmo il tempo di esposizione fino al valore che ci permetterà di congelare l’azione come desideriamo e la macchina cambierà l’apertura di conseguenza. Visto che il tempo di esposizione sarà molto ridotto, probabilmente la macchina sarà costretta ad aprire l’apertura, proprio come desideriamo. Se la fotocamera segnalerà una foto eccessivamente sottoesposta, allora alzeremo l’ISO o useremo l’ISO automatica. Nel modo manuale invece, avremo controllo su tutte le impostazioni e quindi basterà configurarle una ad una seguendo le linee guida appena viste.

Scatto multiplo, autofocus e formato delle foto

Ci sono anche altre impostazioni a cui è meglio fare attenzione nella fotografia sportiva.

Innanzitutto sarà meglio abilitare lo scatto multiplo. In questo modo, tenendo premuto il pulsante di scatto la fotocamera eseguirà una raffica di foto, fino a che la memoria temporanea non sarà piena. Il numero massimo di foto al secondo dipende dal modello di fotocamera. Avendo più scatti ravvicinati, potremo cogliere l’evoluzione del movimento e tenere lo scatto relativo al momento più significativo.

Arsenal v Liverpool by toksuede, on Flickr
Creative Commons Attribution-Noncommercial-No Derivative Works 2.0 Generic License  by  toksuede 

Per quanto riguarda la modalità di autofocus, sarà meglio scegliere la messa a fuoco continua, per la selezione area AF sarà meglio impostare la selezione dinamica. Se questi concetti vi sono nuovi vi consiglio di leggere gli articoli sulle modalità di autofocus e di selezione area AF.

Infine, come sempre, è secondo me molto utile usare il formato RAW. Potrebbe accadere che, anche aumentando l’ISO, non saremo in grado di evitare foto sottoesposte. Usando il formato RAW sarà possibile recuperare molte di queste foto, che invece in JPEG sarebbero risultate inutilizzabili. A dire il vero, però, la fotografia sportiva e d’azione costituiscono un ambito in cui effettivamente il formato RAW potrebbe causare anche dei problemi. Infatti, la maggiore dimensione dei file riduce il numero massimo di foto al secondo, limitando l’efficacia della scatto multiplo. Se si fa un uso intensivo di questa funzione, talvolta sarà necessario ripiegare sul JPEG.

Conclusioni

Quelle che avete appena letto sono delle linee guida che in alcuni casi saranno applicabili pari pari ma in altri necessiteranno di una personalizzazione. Usatele come punto di partenza, effettuate qualche scatto e, se i risultati non vi convincono, provate a ridurre il tempo di esposizione o ad aumentare l’ISO. Ricordatevi che, in certi casi potrebbe essere inevitabile sottoesporre leggermente le foto. Fate in modo però di sapere come correggere l’esposizione in fase di elaborazione.

Trovare numerosi consigli per foto sportive da professionisti ne Il libro della fotografia digitale (Volumi 1 e 3).

Quale equipaggiamento per la fotografia sportiva?

quale equipaggiamento per la fotografia sportiva

Un lettore mi ha scritto, poco tempo fa, per chiedermi un consiglio su quale macchina fotografica acquistare per fotografare delle partite di pallavolo. Effettivamente, in molti cominciano a fotografare per seguire amici e parenti nelle loro attività sportive e, soprattutto, tantissimi sono i fotografi che prima o poi si cimentano in questo ambito.

Come molti altri generi fotografici (abbiamo visto ad esempio la fotografia notturna e la fotografia ai concerti) anche la fotografia sportiva ha dei requisiti, talvolta stringenti, per quanto riguarda l’equipaggiamento. Cerchiamo di fare chiarezza con questo articolo.

La velocità è tutto

A meno di esperimenti artistici, generalmente, quando fotografiamo gli sport, vogliamo congelare l’azione, non vogliamo che i movimenti delle persone e delle cose producono delle scie nelle foto. Perciò il tempo di esposizione massimo sarà di 1/250s. Questo sarà il limite assoluto da non superare, ma molte situazioni (come ad esempio gare automobilistiche e motociclistiche) potrebbero esigere tempi di esposizione molto più brevi, ad esempio attorno ad 1/1000s. Questo, a mio parere, è il requisito principale da cui discendono tutti gli altri.

Di giorno, all’aperto, tutto è più facile

Alcuni sport, fortunatamente, vengono praticati solamente all’aperto e durante il giorno. In questi casi, la luce disponibile è più che abbondante, quindi sarà più facile tenere basso il tempo di posa. Se avete necessità di fotografare solamente sport di questo tipo, ritenetevi fortunati, risparmierete un po’ sull’attrezzatura. Al contrario, gli sport praticati all’interno o di sera all’aperto, comporteranno la necessità di acquistare equipaggiamento più costoso, più sofisticato, a causa principalmente della minor quantità di luce disponibile.

Requisiti generali per l’equipaggiamento

Innanzitutto, avremo bisogno di poter scattare a lunghezze piuttosto elevate, in quanto probabilmente saremo lontani dall’azione. Inoltre, i primi piani degli atleti nei momenti topici costituiscono probabilmente le foto sportive più gratificanti ed emozionanti. Da questo discende un altro requisito, non così stringente ma che può rendere le cose più facili. Aumentando la lunghezza focale, il rischio di fare foto mosse aumenta, quindi una funzione di riduzione delle vibrazioni o di stabilizzazione può tornare molto utile.

In secondo luogo, bisogna avere la possibilità di impostare aperture ampie, valori pari a f4 o inferiori. Questi ci permettono sia di isolare meglio i soggetti, diminuendo la profondità di campo e ottenendo quindi uno sfondo piacevolmente sfocato, sia di acquisire sufficiente luce da permettere di mantenere molto basso il tempo di esposizione.

Probabilmente, soprattutto se ci troviamo a fotografare sport indoor, per tenere basso il tempo di esposizione non basterà scegliere il minimo valore possibile per l’apertura, avremo anche necessità di aumentare l’ISO. Perciò, è meglio che la macchina fotografica abbia buone prestazioni ad alti valori di ISO, ovvero che introduca poco rumore all’interno della foto aumentando l’ISO. Per sapere se la vostra fotocamera soddisfa questo requisiti, potete cercare su Google. Usando la stringa di ricerca “nomefotocamera ISO alte” oppure, in inglese, “ nomefotocamera high iso performance” dovreste trovare tutte le informazioni che vi servono.

Una pratica consueta dei fotografi sportivi è quella di eseguire raffiche di scatti, tenendo premuto il pulsante di scatto, per cogliere diversi momenti di un’azione e poi conservare lo scatto migliore all’interno della sequenza. Il numero di foto che possono essere scattate in un secondo dipende dal modello di fotocamera. Maggiore è questo numero, più lunghe sono le sequenze di foto che si possono scattare. Ovviamente, salendo di qualità e quindi di prezzo il numero di foto al secondo aumenterà. Compatibilmente con il proprio budget, se si deve acquistare una fotocamera con lo scopo di fotografare gli sport meglio cercare di massimizzare questo parametro.

Per le reflex

Se avete mai fatto attenzione ai fotografi durante le partite di calcio a bordo campo, vi sarete accorti di come essi spesso impieghino degli obiettivi giganteschi. Si tratta di solito di obiettivi a focale fissa da 300 o 400 mm con apertura massima molto ampia. Si tratta anche purtroppo di obiettivi molto costosi (non meno di 1500€). Se volete andare sul sicuro e non avete problemi di budget, orientatevi verso questi modelli. Come scrive anche Scott Kelby nella suo “Il libro della fotografia digitale”, probabilmente la fotografia sportiva professionale è il genere di fotografia più costoso. Quindi, se volete agire a livello professionale, rassegnatevi a spendere un mucchio di soldi.

Se avete ambizioni più amatoriali, potrebbe fare al caso vostro un 70-300 mm f4-5.6. O, salendo di prezzo, un 70-200 mm f2.8. Obiettivi in questo intervallo di lunghezze focali sono disponibili per qualsiasi modello di fotocamera reflex, sia di marca sia di terze parti. Obiettivi con apertura massima costante, come il 70-200 citato sopra, sarebbero preferibili. Soprattutto, meglio non scendere mai sotto un’apertura massima pari a f4.

Obiettivi con lunghezze focali più corte potrebbero tornare utili, ad esempio per fare panoramiche allo stadio, foto di squadra, della panchina, ecc. Senza spendere troppo, in questi casi si può puntare su obiettivi a focale fissa ad ampia apertura, come un 50 mm f1.4 o f1.8, oppure obiettivi come il 17-55 mm o il 18-55 mm f2.8.

Per le digitali compatte

La fotografia sportiva si sposa molto meglio con le fotocamere reflex. Se però vogliamo acquistare una fotocamera compatta a questo scopo, possiamo comunque soddisfare i requisiti di cui parlavamo sopra. Attenzione quindi a scegliere una fotocamera con un rapporto di ingrandimento molto elevato, che arrivi ad una lunghezza focale massima che nel formato 35 mm si avvicini ai 200 mm. Inoltre, è fondamentale che la fotocamera disponga del modo manuale e di quello a priorità di tempi.

Per finire, alcuni modelli di digitali compatte danno la possibilità di memorizzare le foto in formato RAW. Questa funzione potrebbe rivelarsi molto utile, dandoci la possibilità in fase di elaborazione di recuperare molte foto sottoesposte a causa del breve tempo di esposizione e di correggere il bilanciamento del bianco che l’illuminazione artificiale mette in crisi. Non è un’assoluta necessità, ma può permetterci di produrre molti più scatti validi.

Cosa manca?

Queste sono le mie osservazioni generiche, basate su quello che ho provato di persona e ciò che ho letto da svariate fonti. Secondo voi cos’altro è necessario tenere in considerazioni quando si scelgono fotocamera e obiettivi per la fotografia sportiva? Mi piacerebbe saperlo nella sezione dei commenti.

Trovare numerosi consigli per foto sportive da professionisti ne Il libro della fotografia digitale (Volumi 1 e 3).

Le foto belle si scattano da vicino!

fare foto belle da vicino

“Non esistono foto belle o foto brutte. Solo foto prese da vicino o da lontano.”

“Se la foto non è buona, vuol dire che non eri abbastanza vicino.”

Queste citazioni, attribuite a Robert Capa, sono un po’ estreme, ma, crescendo nella fotografia, vi accorgerete di quanto sono vere. Certo, se la nostra unica passione è la fotografia di paesaggio, risulta difficile applicare un concetto del genere. Però, se considerate, tra gli altri, i ritratti (di singole persone o gruppi), le nature morte, la fotografia di strada, le foto di animali, vi sarà presto evidente come essere vicini ai soggetti delle nostre foto le renda molto migliori, molto più potenti, più intriganti.

Perché le foto ravvicinate sono migliori?

Penso che due siano i vantaggi più importanti che derivano dal fotografare a distanza ravvicinata.

Quando scattiamo una foto da molto vicino, più vicino di quanto ci sembrerebbe istintivamente corretto, innanzitutto creiamo maggiore intimità con il soggetto. Questa intimità verrà percepita anche da chi osserva poi la nostra foto. È un concetto che si applica sia a soggetti animati che inanimati. Una foto più intima, fa percepire una comunanza con il soggetto, illude quasi di poterlo toccare.

In secondo luogo, un soggetto da vicino viene ingrandito, quindi potremo apprezzarne maggiormente i dettagli. Quando il soggetto è un essere umano, potremo interpretarne e coglierne più approfonditamente le emozioni, potendo distinguere meglio l’espressione del volto. Quando il soggetto è inanimato, ad esempio un pezzo di artigianato, potremo studiare con precisione le venature del materiale che lo compongono, le sottili variazioni delle forme, ecc.

È una forma mentis

Dalla mia esperienza e dall’osservazione di come molte persone scattano le foto, mi sembra che, istintivamente, qualunque fotografo principiante tenda a scattare le foto da troppo lontano rispetto a come dovrebbe. Non so perché questo accada, ma anche osservando molte delle foto condivise su Internet da fotografi principianti, si nota che spesso una minore distanza dal soggetto avrebbe migliorato drasticamente il risultato finale.

Quindi, è importante che, nei primi tempi, ogniqualvolta scattiamo una foto pensiamo: sono abbastanza vicino? Talvolta, la risposta sarà sì ma saremo comunque in errore. Anche quando pensiamo di essere abbastanza vicini, proviamo ad avvicinarci, potrebbe essere che il nostro istinto non sia ancora ben allenato.

Chiaramente, è importantissimo sapere qual è la giusta distanza che ci fa essere abbastanza vicini. In inglese si usa il modo di dire “fill the frame”, ovvero “riempire la cornice”. La cornice di cui si parla è il riquadro dell’inquadratura. Il criterio da usare in questi casi è quindi quello di riempire l’intera inquadratura con il soggetto della nostra foto. Ad esempio, se stiamo eseguendo un ritratto, riempiamo l’inquadratura con il volto della persona inquadrata o con il suo busto, a seconda del risultato che vogliamo ottenere, lasciando poco spazio attorno. Allo stesso modo, se stiamo fotografando un gruppo di persone, evitiamo di lasciare troppo spazio attorno e sopra alle loro teste. Talvolta, la distanza giusta implicherà addirittura tagliare parti del soggetto che vogliamo fotografare. Pensando ancora ad un ritratto, sono molto di moda i ritratti che tagliano la parte superiore della testa (come visto nell’articolo Consigli di semplice attuazione per migliorare la composizione nei ritratti).

Capite la differenza tra uno scatto ravvicinato ed uno troppo distante?

Tre modi per avvicinarsi ai soggetti

Il modo più ovvio per riempire la cornice, per avvicinarsi ai soggetti, è quello di muoversi, di essere fisicamente più vicini. Talvolta, ciò è impedito solamente dal nostro imbarazzo, la timidezza può spingerci a non volerci esporre, ad evitare il contatto col nostro soggetto. È importante vincere quest’imbarazzo quando è ingiustificato, per potere scattare foto come si deve. Altre volte, purtroppo non è possibile avvicinarsi a causa di ostacoli insormontabili, come un divieto di calpestare un’aiuola che ospita un bellissimo fiore. In questi casi, entrano in gioco i prossimi due modi per avvicinarsi ai soggetti.

Come avrete intuito, un’ulteriore possibilità è costituita dall’aumentare la lunghezza focale. Se abbiamo un obiettivo zoom proviamo a zoomare, se anche questo non basta, proviamo a montare un obiettivo che copra lunghezze focali maggiori (se ce l’abbiamo a disposizione, ovviamente). Stiamo però attenti, che cambiare lunghezza focale vuol dire introdurre alterazioni prospettiche nella foto e altre variazioni, ad esempio alla profondità di campo.

L’ultima spiaggia, consiste nella post-produzione. Quando visualizziamo una foto sullo schermo del nostro pc e ci accorgiamo che avremmo potuto essere più vicini, possiamo sempre ritagliarla, eliminando la parte di troppo. Secondo me, questa deve essere veramente l’ultima delle opzioni. Solitamente, è molto meglio ottenere una foto il più possibile vicina alle nostre aspettative direttamente al momento dello scatto, in quanto ogni elaborazione allunga lavoro e tempo da perdere sulla foto. Inoltre, ritagliare una foto non è completamente indolore. Innanzitutto, a seconda della risoluzione e della porzione di foto da eliminare, potremmo ritrovarci con un immagine a risoluzione troppo bassa. In secondo luogo, l’effetto che si ottiene ritagliando non è assolutamente comparabile con quello che si ottiene aumentando lunghezza focale o avvicinandosi ai soggetti.

Alleniamoci prima di scattare le foto

Come ho sostenuto spesso, è molto utile allenarsi a riconoscere la corretta distanza tra noi e i soggetti delle nostre foto anche senza la fotocamera in mano. Innanzitutto, possiamo farlo osservando le foto dei grandi maestri o di fotografi che in genere ci ispirano, cercando di riconoscere come questi posizionano i soggetti all’interno dell’inquadratura, come riempiono la cornice. In secondo luogo, è sempre un buon esercizio osservare le nostre foto, è vedere in quali di esse la vicinanza con il soggetto ha portato ad un buon risultato e in quali altre essere più vicini avrebbe giovato.

Quindi, d’ora in poi, ricordatevi sempre prima di scattare di chiedervi sono abbastanza vicino? Sto riempiendo la cornice?

Buona fotografia!

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