Foto più dettagliate con l’esposizione a destra

L’esposizione a destra è una tecnica spesso sconosciuta ai fotografi con poca esperienza. Non è però nulla di eccessivamente complesso. Essa richiede solamente un po’ di lavoro in più in post produzione e un po’ di tempo in più al momento dello scatto. In cambio, però, essa permette di sfruttare al massimo la sensibilità del sensore della macchina fotografica, massimizzando in questo modo i dettagli e minimizzando il rumore nelle nostre fotografie.

Cosa vuol dire esporre a destra?

Il nome di questa tecnica deriva dalla forma che assume l’istogramma quando viene applicata. Osservando l’istogramma relativo ad una foto, possiamo dire che l’esposizione è corretta se esso assume la forma di una campana (se questi concetti vi sono nuovi, vi consiglio di leggere l’articolo sull’istogramma). L’esposizione a destra punta invece a spostare la curva dell’istogramma appunto verso destra. Più precisamente, l’obiettivo è quello di spingere la curva il più possibile verso il limite destro dell’istogramma, senza superarlo. Ma per quale motivo?

istogramma esposizione a destra
L’istogramma di una foto “esposta a destra”.

Senza addentrarci in eccessivi dettagli tecnici, possiamo dire che i sensori delle macchine fotografiche digitali acquisiscono più informazione nelle zone più luminose della foto e quindi nelle zone più a destra dell’istogramma. Quindi, man mano che ci si sposta a sinistra, ovvero ci si sposta verso le zone più scure, il rapporto tra segnale è rumore in favore di quest’ultimo. In altre parole, nelle zone più scure c’è più rumore che in quelle più chiare.

Se esponiamo a destra sarà sempre possibile, in fase di elaborazione, ridurre l’esposizione senza perdere dettaglio e senza amplificare il rumore. I pixel che si trovavano a destra, nelle zone più luminose, verranno semplicemente scuriti. Invece, quando i pixel vengono portati da sinistra verso destra, perché troppo scuri, il rumore viene amplificato e siccome nelle zone più scure c’è più rumore, la foto può diventare così inutilizzabile. Per avere un esempio, date un’occhiata alle foto qui sotto.

Foto originale, l’istogramma è fortemente spostato a sinistra.

L’istogramma è spostato a destra di uno stop. Il rumore aumenta rendendo la foto più “sgranata”.

Come si applica l’esposizione destra?

Innanzitutto, se si vuole usare questa tecnica, è quasi obbligatorio usare il formato RAW. In certi casi potrebbe funzionare anche su foto in formato JPEG, ma è piuttosto improbabile.

La fotocamera dovrà disporre della compensazione dell’esposizione o del modo manuale. La prima servirà se usiamo un modo di scatto non automatico, come quello a priorità di apertura o a priorità di tempi. Moltissimi modelli di macchine fotografiche sono dotati di una di queste funzioni. Sicuramente tutte le reflex e le bridge, ma anche molte compatte.

Se usiamo un modo di scatto semiautomatico, per esporre a destra dobbiamo impostare un valore positivo per la compensazione dell’esposizione. Per decidere quale valore, dovremo andare per tentativi. La procedura da seguire è questa:

  1. scattiamo una foto senza compensazione dell’esposizione,
  2. guardiamo l’istogramma: se già spostato a destra, ovvero si sono già dei picchi che raggiungono il limite destro dell’istogramma, la foto è già esposta a destra,
  3. se invece c’è spazio per spostare l’istogramma a destra, proviamo a impostare la compensazione dell’esposizione sul valore di +1 stop,
  4. scattiamo una foto,
  5. guardiamo l’istogramma: se la curva supera già il limite destro, diminuiamo la compensazione dell’esposizione di 1/3 di stop e ritorniamo al punto 4,
  6. se c’è ancora spazio per spostare a destra l’istogramma, aumentiamo la compensazione dell’esposizione di uno stop e torniamo al punto 4.

Quando usiamo il modo manuale, la procedura è simile. L’unica differenza è che invece di usare la compensazione dell’esposizione, per esporre a destra diminuiremo di uno stop l’apertura, o aumenteremo il tempo di esposizione o l’ISO.

Attenti alle bruciature!

Come avrete notato nella procedura che ho descritto sopra, la compensazione dell’esposizione va aumentata fino a che la curva dell’istogramma raggiunge il limite destro senza superarlo. Tutti i pixel che superano il limite destro del istogramma sono bruciati. Essi corrispondono solitamente a quelle che vengono definite “alte luci”: quando vengono bruciati appariranno come punti o zone bianche totalmente prive dettaglio.

Perciò, fondamentale per usare correttamente l’esposizione destra è stare attenti a non bruciare le alte luci, ovvero a non superare il limite destro dell’istogramma.

Conclusione

L’esposizione a destra, come potete immaginare, è un’esposizione sbagliata. Infatti, dopo aver scattato una foto esposta a destra, dovremo usare qualche programma per elaborarla e riportare indietro l’esposizione. Che senso ha esporre a destra se poi bisogna ritornare sui propri passi? Come dicevo inizialmente, il significato sta nel fatto che così facendo si acquisisce maggiore informazione, maggiori dettagli che poi si possono notare anche quando l’esposizione è riportata a sinistra. I programmi che permettono di agire sull’esposizione sono molti tra cui ovviamente PhotoShop e Lightroom, ma anche programmi gratuiti come GIMP e RawTherapee.

Come avrete notato, l’esposizione a destra è una tecnica laboriosa ma non di difficile applicazione. È sempre una buona idea applicarla quando abbiamo il tempo di osservare l’istogramma e determinare il corretto valore per la compensazione dell’esposizione. Se ci troviamo a fotografare in una situazione in cui le condizioni di illuminazione variano velocemente, applicare l’esposizione a destra ci farà perdere molti scatti. Ma se invece, per esempio, ci troviamo all’aperto, con condizioni atmosferiche stabili, allora possiamo calcolare un valore corretto per la compensazione dell’esposizione e scattare molte foto senza dover modificare le impostazioni.

Altri casi in cui la tecnica non è applicabile sono quelli in cui non è possibile aumentare l’esposizione. Per esempio, quando dobbiamo mantenere il tempo di posa sotto una certa soglia perché stiamo inquadrando un soggetto in movimento. Oppure quando dobbiamo usare un valore elevato di apertura per incrementare la profondità di campo. In questi casi, non ci sono scorciatoie, l’esposizione a destra non si può usare.

Per approfondire: Expose (to the) Right


L’istogramma, strumento potente per ottenere un’esposizione corretta

Uno strumento veramente potente in mano al fotografo digitale è l’istogramma. Praticamente tutte le macchine fotografiche digitali, dalle compatte economiche alle reflex, sono in grado di mostrare gli istogrammi relativi alle foto scattate. Si tratta di quei grafici composti di linee verticali affiancate che spesso producono forme simili a curve (come potete vedere nelle immagini qui sotto).

Molti fotografi, soprattutto i neofiti, non sanno nemmeno dell’esistenza di questo strumento, tanto meno ne conoscono il significato e le potenzialità. Esso però si può dimostrare un alleato fondamentale per capire rapidamente quando l’esposizione di una foto è corretta.

Cos’è l’istogramma?

L’istogramma è un grafico che dice come sono distribuiti i pixel di una foto al variare della luminosità. In altre parole, l’istogramma riordina i pixel di un’immagine dai più scuri (a sinistra), che corrispondono alle zone d’ombra, ai più chiari (a destra), che corrispondono alle zone di maggiore luce. Ogni linea verticale del grafico indica quanti pixel dell’immagine hanno un determinato valore di luminosità: più è alta, maggiore il numero di pixel corrispondente a quel livello di luminosità.

Quindi, un’immagine molto buia con prevalenza di toni scuri avrà un istogramma spostato a sinistra. Viceversa, un’immagine molto luminosa avrà un istogramma spostato a destra, come si può vedere dagli esempi in questa pagina.

Come aiuta l’istogramma a trovare la corretta esposizione?

In molte delle foto che scattiamo, vogliamo che l’esposizione sia bilanciata, equilibrata. Non vogliamo avere zone sottoesposte o sovraesposte. Tradotto in termini di istogramma, ciò significa che vogliamo che i pixel della foto siano distribuiti in maniera bilanciata all’interno dell’istogramma. Per questo, una foto con l’esposizione “corretta” ha un istogramma con una forma a campana, come potete vedere nella foto al centro qui sotto. Quando la foto è sottoesposta, l’istogramma sarà spostato a sinistra (nell’immagine a sinistra qui sotto), quando è sovraesposta sarà spostato a destra (nell’immagine a destra qui sotto).

Foto sottoesposta di 2 stop con il suo istogramma tutto spostato a sinistra.

Una foto correttamente esposta: notate l’istogramma perfettamente a campana?

Foto sovraesposta di 2 stop con il suo istogramma fortemente spostato a destra.

Quando gran parte dei pixel sono “schiacciati” verso sinistra si perde definizione nell’immagine, in quanto tendono tutti al nero. Allo stesso modo, quando sono schiacciati verso destra si creano delle zone bruciate, di un bianco accecante. In generale, vogliamo che l’istogramma abbia forma a campana poiché questo significa che una buona parte dei pixel sono concentrati nelle zone colorate, quelle che di solito vogliamo correttamente esposte. Se l’istogramma non ha i picchi più alti nella zona centrale, probabilmente dovremo correggere l’esposizione. In particolare, se l’istogramma è spostato a sinistra dovremo ridurre il valore dell’apertura, oppure aumentare il tempo di esposizione o l’ISO. Viceversa quando l’istogramma sarà spostato a destra.

Sbagliare può essere corretto

Sappiamo bene che la fotografia è un’arte e quasi nessuna sua regola è fatta per essere applicata ad ogni foto in maniera pedissequa. Mentre in molti casi un istogramma “a campana” è sicuramente corretto, in altri un istogramma spostato a sinistra o a destra non corrisponderà ad una foto da buttare.

Per esempio, nella foto notturna qui sotto, ottenere un istogramma a campana è impossibile in quanto le zone buie sono prevalenti. La foto però è comunque riuscita.

Agrigento Valley of the temples at night 2

Istogramma della foto notturna
Una foto notturna con il suo istogramma.
I toni scuri predominano e i picchi sono tutti a sinistra.

Allo stesso modo una foto di silhouette, scattata contro sole, avrà l’istogramma con un buco in mezzo e la maggior parte dei pixel a destra e a sinistra, ma se l’effetto che vogliamo ottenere è quello di una figura scura sullo sfondo accecante del tramonto, la foto sarà comunque riuscita bene.

La morale è che, quando vogliamo introdurre intenzionalmente zone sottoesposte o sovraesposte, molto luminose o molto buie all’interno di una foto, otterremo sicuramente degli istogrammi sbilanciati. Negli altri casi, quelli più consueti, meglio dare un’occhiata all’istogramma per capire se è ben distribuito ed eventualmente rifare la foto con un’esposizione migliore.

Ora che sapete quello che vi serve, leggete il manuale, scoprite come attivare la visualizzazione degli istogrammi e sfruttateli per migliorare le vostre fotografie.

Ulteriori letture

Se questa spiegazione e gli esempi non sono bastati, chiedete pure nei commenti. Oppure date un’occhiata a questi altri siti:

Come impostare l’ISO automatica per ottenere foto correttamente esposte e ridurre il rumore

In un mondo perfetto, tutte le foto potrebbero essere scattate con l’ISO al minimo. In questo modo otterremmo sempre immagini assolutamente prive di rumore.

Purtroppo, ci troviamo spesso in situazioni in cui alzare l’ISO è assolutamente necessario. Tipicamente, si tratta di situazioni in cui vorremmo abbassare il tempo di esposizione o diminuire l’apertura, ma una quantità di luce ambientale troppo ridotta ci costringe appunto ad alzare il valore dell’ISO (se questi concetti ti sono nuovi, ti consiglio di leggere prima l’articolo sul triangolo dell’esposizione).

Così facendo,però, aumenteremo sicuramente il rumore visibile nella foto (come abbiamo visto nell’articolo che parla dell’ISO).

Le moderne macchine fotografiche digitali hanno prestazioni migliori ad elevati valori di ISO rispetto al passato, ovvero il rumore che introducono a parità di ISO è inferiore.

Le prestazioni, ovviamente, migliorano al crescere della categoria e del prezzo della fotocamera. I modelli di punta per professionisti permettono di usare valori di ISO pari a diverse migliaia perdendo pochissima qualità nella foto (ovvero introducendo pochissimo rumore).

I modelli base, invece, (come ad esempio la Nikon D3000) possono peggiorare sensibilmente la qualità degli scatti già con valori superiori a 800.

Come possiamo quindi riuscire a scattare foto in luoghi scarsamente illuminati limitando la quantità di rumore?isoautomatica

ISO automatica con soglia

C’è un’impostazione, presente sulle macchine fotografiche reflex e probabilmente anche sulle bridge (purtroppo non ho potuto verificare di persona, né sono stato in grado di recuperare l’informazione), che può venire in nostro aiuto in questi casi.

A seconda del modello di macchina fotografica potrebbe trovarsi un po’ nascosta nei menù, non è direttamente accessibile come, ad esempio, apertura e tempo di esposizione. Si tratta dell’ISO automatica con soglia per tempo di esposizione e valore di ISO.

Vediamo di chiarire di cosa si tratta.

Quest’impostazione è accessibile solo nei modi di scatto non automatici. Innanzitutto, possiamo selezionare un valore di ISO base, che generalmente sarà il minimo permesso dalla nostra macchina fotografica, per ridurre il più possibile il rumore.

Possiamo però anche permettere alla macchina di alterare questo valore automaticamente quando necessario. A tale scopo possiamo attivare l’ISO automatica e successivamente impostare altri due parametri:

  • valore massimo di ISO,
  • valore minimo di tempo di esposizione.

Il primo dei due parametri indica il valore massimo che non può essere superato quando l’ISO viene regolata automaticamente. Il secondo invece specifica il più lento tempo di esposizione che vorremmo avere.

Queste impostazioni servono quando si usa il modo di scatto a priorità di apertura (il modo di scatto usato più frequentemente da molti fotografi) o il modo program.

Una volta impostata l’apertura, la macchina fotografica regola automaticamente il tempo di esposizione, usando come valore di ISO il valore base impostato da noi. Se le condizioni di luce non permettono un tempo di esposizione uguale o più veloce del minimo che abbiamo impostato, allora l’ISO viene aumentata fino ad ottenere quel valore minimo, oppure fino a raggiungere il valore massimo di ISO specificato.

Può succedere che quest’ultimo venga raggiunto senza che il tempo di esposizione sia stato ridotto a sufficienza. In tal caso, saremo costretti a scattare con un tempo di esposizione troppo lento.

Un esempio chiarificatore

Facciamo un esempio per rendere più chiaro il funzionamento di quest’impostazione.

Mi sono trovato a dover fotografare uno spettacolo teatrale. Le condizioni di luce durante uno spettacolo teatrale, come anche, ad esempio, durante i concerti, possono cambiare in continuazione. È difficile quindi decidere a priori un singolo valore di ISO da usare durante tutto lo spettacolo. Perciò ho deciso di usare l’ISO automatica.

Sapendo che per contenere il rumore sarebbe stato meglio non superare un valore di ISO pari a 800, l’ho inserito come valore massimo per l’ISO automatica.

Sono passato poi a valutare il tempo di esposizione minimo ammissibile. Volendo catturare le espressioni sui volti e i dettagli dei movimenti degli attori, avevo montato un obiettivo 70-200mm. Inoltre, sapevo che durante lo spettacolo i movimenti non sarebbero stati troppo concitati. Quindi, per congelare l’azione non mi sarebbe stato necessario ricorrere a tempi di esposizione troppo ridotti.

Al contempo, però, per evitare foto mosse non avrei potuto usare tempi più lenti di 1/125 s (supponendo di utilizzare solo le lunghezze focali più corte permesse dal mio obiettivo, altrimenti avrei dovuto usare tempi ancora più rapidi). Quindi ho usato proprio questo valore come valore di tempo di esposizione minimo per l’ISO automatica.

Impiegando queste impostazioni, sono riuscito effettivamente a evitare foto mosse e anche a evitare che il rumore eccessivo mi costringesse a un pesante lavoro di post produzione o addirittura a buttare via alcuni scatti.

Contemporaneamente, l’esposizione in tutte le foto è risultata generalmente corretta. Inoltre, nei casi in cui le luci sul palco erano più forti, l’ISO è rimasta anche inferiore al massimo da me impostato.

L’ISO automatica è solo per i principianti?

Mi è capitato di leggere che, per molti professionisti o sedicenti esperti, usare qualsiasi impostazione automatica è un sacrilegio. Ci sono diversi puristi del modo manuale che sostengono la necessità di avere il pieno controllo di tutte le impostazioni in ogni occasione in cui ci si trova a fotografare. Altri invece non disdegnano gli automatismi, quando questi facilitano il lavoro del fotografo e comunque gli lasciano una buona libertà.

Non sono un professionista, però credo che in circostanze simili all’esempio che ho descritto, in cui le condizioni di luce possono variare in maniera imprevedibile e considerevole, ricorrere a qualche automatismo sia un ottimo modo per non lasciarci sfuggire momenti importanti.

Detto questo, spero di essere stato chiaro nell’introdurti questi concetti sull’ISO automatica con soglia. Se non è tutto chiaro, se hai ancora dei dubbi su come usarla, non esitare a porre le tue domande nella sezione dei commenti.

Come usare la compensazione dell’esposizione per correggere un’esposizione automatica non corretta

Logo della compensazione dell'esposizione

In questo articolo vedremo cos’è e come si usa la compensazione dell’esposizione per correggere l’esposizione calcolata automaticamente dalla macchina fotografica.

Gli algoritmi per il calcolo automatico dell’esposizione fanno solitamente un buon lavoro. In alcuni casi, però, non c’è modo di far sì che la fotocamera produca uno scatto con l’esposizione che desideriamo. In altre parole, ci sono situazioni in cui la fotocamera continua a sovraesporre o sottoesporre la porzione di immagine per noi importante.

Solitamente, questo problema si verifica quando una parte considerevole della scena inquadrata è troppo o troppo poco luminosa. In questi casi, quando usiamo un modo di scatto automatico o semiautomatico, la macchina fotografica, cercando di ottenere una corretta esposizione per queste zone “estreme”, sbaglia l’esposizione di altre parti che potrebbero essere per noi più importanti.

Le macchine fotografiche che dispongono dei modi di scatto program, a priorità di apertura e a priorità di tempo (indicati dalle lettere P, A, S sull’apposito selettore) mettono a disposizione uno strumento molto utile in questi casi che è la compensazione dell’esposizione.

Cos’è la compensazione dell’esposizione?

Logo della compensazione dell'esposizione
Il logo che si trova sul pulsante della compensazione dell’esposizione.

Di solito, la compensazione dell’esposizione è accessibile attraverso i menù, oppure attraverso la pressione di un tasto (nell’immagine all’inzio dell’articolo) combinata con la rotazione della ghiera che si trova sul dorso della macchina fotografica.

Lo scopo di questo strumento è quello di dire alla macchina fotografica di acquisire più o meno luce rispetto alla quantità misurata automaticamente.

La variazione rispetto all’esposizione calcolata automaticamente è misurata in EV (Exposure Value). Un EV corrisponde a uno stop (se non sai di cosa sto parlando, ti consiglio di leggere gli articoli su triangolo dell’esposizioneapertura).

Solitamente, le macchine fotografiche permettono incrementi o decrementi pari a 1/3 o 1/2 EV. La compensazione massima, sia crescendo che calando, dipende dal modello di macchina fotografica, ma solitamente è pari almeno a 2 EV.

Come e quando usare la compensazione dell’esposizione?

Quando impostiamo la compensazione dell’esposizione su un valore negativo, chiediamo alla macchina di acquisire meno luce. Quindi, otteniamo una foto più scura rispetto a quella che si sarebbe ottenuta con l’esposizione calcolata automaticamente. Viceversa, se la compensazione dell’esposizione è un valore positivo, otterremo una foto più chiara, più luminosa.

Una situazione tipica in cui usare una compensazione dell’esposizione negativa, si ha quando fotografiamo un soggetto normalmente illuminato con uno sfondo molto scuro.

A me è successo, ad esempio, pochi giorni fa, dovendo fotografare un albero di Natale addobbato con le luci. Cercando di esporre correttamente l’albero, che era piuttosto buio essendo all’aperto e di sera, la macchina fotografica aveva elevato il tempo di esposizione in maniera da acquisire più luce. In tal modo, le luci che addobbavano l’albero erano diventate eccessivamente abbaglianti. Quindi ho impostato la compensazione dell’esposizione a -0,7 e ottenuto una foto in cui sì l’albero era più scuro, ma le luci avevano un aspetto più normale e piacevole.

Foto di una montagna innevata sottoesposta
Foto di montagna innovata con una compensazione dell'esposizione pari a +2 EV

Una compensazione dell’esposizione positiva è invece utile per esempio quando si fanno foto sulla neve.

La neve riflette molta luce ed è molto “estesa”, perciò inganna gli algoritmi della macchina fotografica.

Tenendo in considerazione questa ampia parte dell’inquadratura eccessivamente luminosa, la macchina fotografica ridurrà il tempo di esposizione o l’apertura, ottenendo una foto probabilmente sottoesposta.

Usando un valore positivo di compensazione dell’esposizione, faremo sì che la macchina acquisisca più luce, producendo uno scatto con esposizione corretta.

Concludendo

Purtroppo, è difficile trovare delle regole assolute che ci dicano in ciascuna situazione quale valore usare per la compensazione dell’esposizione. Piuttosto, è meglio tenere sempre presente che, nelle situazioni in cui il calcolo automatico dell’esposizione fallisce, possiamo intervenire e ottenere un’esposizione corretta grazie alla compensazione dell’esposizione.

Il resto lo fanno l’esperienza e un occhio allenato. Valutando con occhio critico la luce disponibile e la composizione della scena e tenendo in mente i valori usati di volta in volta per la compensazione, ci abitueremo ad intuire il valore corretto da usare senza andare per tentativi.

Ti sei trovato anche tu in situazioni in cui ottenere l’esposizione corretta è stato problematico? Raccontalo con un commento qui sotto, condividendo anche le soluzioni che hai adottato.

Se desideri conoscere un altro modo per correggere esposizione automatiche sbagliate ti interesserà l’articolo sul blocco dell’esposizione.

Come usare il blocco dell’esposizione per ottenere un’esposizione corretta (il pulsante AE-L)

Quante volte ti è capitato di dover buttare via una foto, perché il soggetto principale risultava sottoesposto (ovvero troppo scuro) o sovraesposto (ovvero troppo chiaro)?

È un fenomeno che si verifica facilmente quando una parte prevalente dell’immagine risulta molto più o molto meno luminosa del soggetto che ci interessa.

Per esempio, possiamo pensare a un ritratto che ha come sfondo il cielo in una giornata molto soleggiata, oppure a una foto scattata in direzione di una finestra dall’interno di una stanza. Nel primo caso, se il cielo risulterà correttamente esposto, il volto sarà molto scuro. Nel secondo caso, se la finestra prende la maggior parte delle scena inquadrata, gli oggetti all’esterno risulteranno esposti correttamente, mentre gli oggetti all’interno saranno molto scuri.

In situazioni come queste, la macchina fotografica calcola l’esposizione in maniera che sia corretta per la porzione di scena preponderante. Non è detto, però, che la parte di scena ritenuta più importante della macchina fotografica sia la più importante per il fotografo.

In questo articolo, vedremo come risolvere questo tipo di situazioni, utilizzando il blocco dell’esposizione.

Il tasto AE-L

AE-L AF-L
Il pulsante per il blocco dell’esposizione

Moltissime macchine fotografiche dispongono di un pulsante che riporta la scritta AE-L. Questa sigla sta per Automatic Exposure Lock, ovvero blocco dell’esposizione automatica.

Il blocco dell’esposizione è utile quando si utilizzano modi di scatto automatici e semiautomatici. Se non sai di cosa sto parlando, leggi gli articoli Capire la macchina fotografica: i modi di scatto automatici e I modi di scatto non automatici: diventare fotografi consapevoli.

Ora che hai colmato le lacune, procediamo. Se usi i modi di scatto che ho nominato sopra, l’esposizione viene ricalcolata automaticamente in ogni istante in base alla scena inquadrata.

Quando ti trovi in una situazione simile a quelle descritte all’inizio dell’articolo, devi fare in modo che l’esposizione venga calcolata correttamente per la porzione di scena che tu ritieni importante, non quella ritenuta importante dalla macchina fotografica. Però, finché non cambi composizione, finché non cambi inquadratura, la fotocamera non potrà cambiare la sua interpretazione della scena.

Devi quindi:

  • cambiare composizione, in maniera da rendere preponderante anche per la fotocamera la porzione che è preponderante per te,
  • premere il pulsante per il blocco dell’esposizione,
  • ricomporre la scena come desideri.

Vediamo di seguito come applicare questi passi in dettaglio.

Come comporre la scena per ottenere l’esposizione desiderata

La parte cruciale consiste nel rendere prevalente la parte di scena che vuoi sia correttamente esposta. Il modo più semplice è quello di avvicinarsi tanto da riempire completamente l’inquadratura con l’oggetto o la persona per cui vuoi misurare l’esposizione.

Una volta avvicinato, la macchina calcolerà correttamente l’esposizione e tu potrai premere il tasto AE-L. A questo punto l’esposizione sarà bloccata, e tu potrai indietreggiare, ricomporre e ottenere il risultato desiderato.

Nei casi in cui non è possibile avvicinarsi a sufficienza, la cosa corretta da fare dipende dalla modalità di misurazione dell’esposizione scelta:

  • se usi la misurazione spot, sposta il punto di messa a fuoco sul soggetto che vuoi correttamente esposto, così la macchina calcolerà l’esposizione per quel punto preciso (attenzione che la dimensione del punto potrebbe essere troppo piccola e quindi l’esposizione risultare comunque sbagliata),
  • se usi la misurazione ponderata al centro, porta al centro dell’inquadratura il soggetto che vuoi esposto correttamente,
  • se usi la misurazione matrix, sposta il punto di messa a fuoco come nel caso della misurazione spot (ma potrebbe non bastare, forse dovrai comunque avvicinarti il più possibile).

In ciascuno dei tre casi sopra menzionati, dopo aver cambiato l’inquadratura premi il tasto per il blocco dell’esposizione e poi ricomponi come desideri.

Per fare un esempio, nel caso del ritratto che abbiamo menzionato all’inizio dell’articolo, se stai usando la misurazione matrix, avvicinati fino a riempire con il volto della persona ritratta l’intera inquadratura. A questo punto premi il tasto AE-L e poi arretra sino a includere nuovamente lo sfondo che stavi considerando prima.

Osservazioni conclusive

Se utilizzi il modo di scatto manuale, il blocco dell’esposizione diventa totalmente superfluo. Vedremo come usare il modo manuale per ottenere un’esposizione corretta in situazioni critiche in un prossimo articolo.

Usare il blocco dell’esposizione può diventare fondamentale in molti casi, per ottenere risultati simili a quelli che desideriamo.

Purtroppo, nelle situazioni in cui una porzione dell’immagine è molto più luminosa dell’altra, quando una delle due risulta correttamente esposta l’altra risulta molto sottoesposta o sovraesposta. A meno di usare un flash questa differenza non si può annullare.

Il blocco dell’esposizione, comunque, permette almeno di esporre correttamente la porzione di scena che ci interessa.

Spero questo articolo sia stato utile come lo è stato per me capire l’utilizzo del tasto AE-L.

Hai avuto in passato difficoltà a ottenere la corretta esposizione? Racconta la tua esperienza con un commento qui sotto.

Questa luce ti fa bella: come sfruttare al meglio la luce ambientale nei ritratti

Valutare e usare nel migliore dei modi la luce è fondamentale per la fotografia di ritratto, così come per qualsiasi altro tipo di fotografia.

Le fonti di luce che un fotografo può avere a disposizione si possono suddividere in due grandi famiglie:

  • la luce ambientale, che include tutti i tipi di luce gratuitamente disponibili negli ambienti in cui si fotografa, che si tratti del Sole all’aperto o di una lampada all’interno di una casa;
  • le fonti di luce artificiale, che vengono opportunamente posizionate e impostate come, per esempio, il flash montato sulla fotocamera, uno o più flash posizionati opportunamente e attivati a distanza e altre lampade specializzate di vario tipo.

Scegliere, posizionare, impostare le luci artificiali nella maniera adeguata è un compito arduo, che richiede grossa esperienza e conoscenze avanzate.

Inoltre, non è sempre possibile avere a disposizione molteplici flash o lampade e il tempo e lo spazio per disporli correttamente. Oltretutto, procurarsi questa attrezzatura può essere piuttosto costoso.

Le dure ombre proiettate dal sole a picco

L’effetto della luce solare a picco

Foto di Alaskan Dude

Se siamo abituati a fotografare le situazioni che ci si presentano normalmente nella vita quotidiana oppure se non abbiamo ancora acquistato un flash esterno, ci troveremo quasi sempre a dover impiegare la luce ambientale.

Ci sono anche fotografi professionisti che si specializzano nell’uso della sola luce ambientale per realizzare ritratti.

In questo articolo, ti presento alcuni consigli, alcuni “trucchi”, di sicura utilità per chi vuole, o è costretto a sfruttare unicamente la luce ambientale quando fotografa persone. Li ritengo estremamente utili per fare un salto di qualità se i nostri ritratti fin’ora sono stati scattati in maniera quasi casuale.

Se ti interessano altri consigli di base per rendere più belli e più interessanti i ritratti, puoi leggere gli articoli con i consigli per migliorare le foto di ritratto e quelli sulla composizione nei ritratti.

1. Diffondere la luce

Ho notato che molti fotografi ritengono una luce ottimale quella del Sole nelle ore centrali della giornata. Come abbiamo visto, ciò non vale per i paesaggi (per approfondire, leggi l’articolo 10 consigli di base per ottime fotografie di paesaggi) e forse vale ancora di meno per i ritratti.

Questo tipo di luce, infatti, ha almeno tre grossi difetti principali:

  • appiattisce i colori, riducendone la saturazione;
  • getta ombre scurissime e troppo dure e antiestetiche sul volto e sul corpo;
  • spesso costringe a smorfie e strizzate d’occhi non proprio fotogeniche.

Luce ambientale in un giorno nuvolosoLa morbida luce di un giorno nuvoloso

ACB di Symic

Quindi, quando si fotografa all’aperto durante il giorno, il suggerimento riportato da moltissimi è quello di cercare un luogo all’ombra, ad esempio sotto un albero o nel lato in ombra di una casa, oppure di scegliere giornate in cui il cielo sia coperto.

Se poi dobbiamo proprio stare sotto il Sole, proviamo a far indossare al nostro soggetto un cappello.

Ti accorgerai facilmente che in questi casi la luce è molto migliore. Il motivo principale è che la luce solare diretta è appunto diretta, mentre quando siamo all’ombra o sotto le nuvole, la luce è diffusa e riflessa e quindi molto più morbida.

Questo tipo di luce è perfetto per molti generi di foto, e, in particolare, è molto indicato proprio per i ritratti.

Analogamente, se ci troviamo all’interno e vogliamo sfruttare la luce che entra da una finestra, impieghiamo le tende come diffusori o, nel caso non ci fossero, poniamo un telo opaco sui vetri. Se invece usiamo le luci artificiali disponibili nella stanza (lampade e lampadari), esse probabilmente saranno già diffuse.

2. Quale direzione della luce preferire per un ritratto?

Luce laterale da un finestra

Luce laterale dalla finestra

SzeYoong-02 di MarkLeo

Oltre ad assicurarsi che la qualità della luce faccia al caso nostro, è necessario osservare con cura da che direzione la luce arriva.

Se ci troviamo all’aperto, e abbiamo applicato il consiglio precedente, la luce arriverà prevalentemente dal basso, quindi dal terreno, e lateralmente, per esempio perché riflessa da una parete.

Se fai qualche esperimento, noterai che la luce laterale, soprattutto se colpisce il volto del soggetto inquadrato con angolazione di circa 45°, fornisce facilmente risultati molto piacevoli.

A questo punto, sorge spontanea una domanda: se la luce ambientale non si può “spostare”, come faccio ad assicurarmi che essa abbia la corretta angolazione?

Fortunatamente, la soluzione è molto semplice: non potendo spostare la luce dobbiamo spostare il soggetto. Talvolta sarà sufficiente che ruoti la testa a destra o a sinistra o la pieghi lievemente, talvolta dovrà proprio spostarsi in un’altra posizione.

boy by window VI by rp_photo, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution-Noncommercial-No Derivative Works 2.0 Generic License   by  rp_photo 

Lo stesso vale se la foto è scattata all’interno. Se usiamo la luce che proviene da una finestra, facciamo in modo che il soggetto sia seduto rivolgendo una guancia verso la finestra.

Se invece usiamo luci artificiali, meglio preferire lampade che si possano spostare, molto più facili da gestire rispetto ad un lampadario appeso al soffitto, ovviamente.

Il discorso sarebbe molto più complesso, ma questo è un ottimo spunto per cominciare a ottenere una bella luce nei ritratti e da qui partire a sperimentare.

3. Quale modalità di misurazione dell’esposizione?

Per comprendere bene questa sezione è necessario che leggi l’articolo sulle modalità di misurazione dell’esposizione.

Siccome in un ritratto, ovviamente, l’importanza maggiore è data alla persona inquadrata, è fondamentale che proprio quest’ultima sia esposta perfettamente. Perciò, in molti consigliano di usare la modalità di misurazione spot (o, alternativamente, ponderata al centro) e di misurare l’esposizione su una zona di pelle scoperta.

Ciò significa, nella misurazione spot, spostare il punto di messa a fuoco, che è quello in cui l’esposizione viene misurata, sul viso del soggetto. Se invece si usa la misurazione ponderata al centro è necessario spostare il soggetto al centro dell’inquadratura e poi eventualmente bloccare l’esposizione (tramite tasto AE-L) e ricomporre.

Conclusioni

Secondo me, i semplici punti appena elencati, se applicati con criterio, possono veramente permettere di ottenere risultati più che soddisfacenti dalle nostre fotografie di ritratto.

Ci sono, ovviamente, molteplici altri aspetti da considerare e trucchi da conoscere. Intanto però, se non lo hai ancora mai fatto, prova a mettere in pratica quello che hai appena letto, cominciando ad usare consapevolmente la luce ambientale per fare foto con un tono più professionale.

E mi raccomando, fammi sapere se il contenuto di questo articolo ti è stato utile inserendo un commento qui sotto.

Trovi numerosi consigli per fare ritratti come i fotografi professionisti, su come sfruttare la luce e posizionare i soggetti, nei tre volumi de Il libro della fotografia digitale. Acquisti assolutamente consigliati.

Immagine di copertina

I modi flash: usare il flash incorporato

Praticamente tutte le macchine fotografiche vengono vendute con un flash incorporato.

Nonostante la qualità di questo flash sia piuttosto deprecabile, ci sono delle situazioni in cui, se vogliamo portare a casa delle foto, siamo costretti a usarlo. Pensiamo, ad esempio, alle foto scattate alle feste, sia all’aperto, di sera, che al chiuso.

È opportuno, quindi, conoscere i vari modi flash per farne un uso attento. Andiamo quindi a descriverli.

I nomi che userò in questo articolo per i vari modi flash sono piuttosto generici. Tuttavia, la disponibilità di ciascun modo dipende dal modello di macchina fotografica. Alcuni modi menzionati, di conseguenza, potrebbero non essere presenti sulla tua macchina.

Modo flash auto

Si tratta del modo predefinito nei modi di scatto automatici. Come puoi intuire, è il più immediato: quando il soggetto inquadrato è sottoesposto o la scena è complessivamente troppo buia, il flash si apre e scatta al momento della pressione del pulsante di scatto.

Modo flash riduzione occhi rossi

Questo modo si spiega da solo. Quando viene usato, l’accensione di un illuminatore precede lo scatto del flash, riducendo l’effetto occhi rossi. Da usare, ovviamente, quando si fotografano persone con il flash. Talvolta non garantisce la soluzione al problema degli occhi rossi.

Modo flash slow sync

Il modo slow è piuttosto interessante, ma necessita di una premessa.

Solitamente, quando si usa il flash, il tempo di esposizione selezionato dalla macchina è molto breve (al massimo 1/250 di secondo). La durata della luce emessa dal flash è ancora più breve.

Di conseguenza, se stiamo usando il flash nella solita situazione in cui la luce ambientale è poca, avremo gli oggetti più vicini all’obiettivo illuminati dal flash e lo sfondo molto scuro o totalmente nero.

Questo perché il tempo di esposizione breve non permette di acquisire sufficiente luce dalle zone poco illuminate della scena (se questo discorso non ti risulta chiaro ti può essere utile l’articolo sul tempo di esposizione).

Quando si utilizza il modo flash slow, la macchina imposta il tempo di esposizione a un valore più lento, in maniera da ottenere un’esposizione migliore anche per le zone che altrimenti rimarrebbero al buio.

Così descritto, sembrerebbe il modo flash perfetto, che permette di avere soggetti in primo piano illuminati e sfondi ben esposti.

Purtroppo non è così. Il tempo di esposizione, in queste situazioni, risulterà molto probabilmente troppo lento per uno scatto a mano libera.

Dovremo allora appoggiare la macchina su un supporto stabile e applicare qualcuna delle tecniche per evitare foto mosse. Oppure, potremo “abbracciare” questa limitazione e sfruttarla per creare foto artistiche come nell’esempio qui vicino.

Modo flash rear curtain (o second curtain) sync

Curtain, in inglese, significa tenda o sipario. Nel caso di questo modo flash, il sipario di cui parliamo è il diaframma.

Quando esso è selezionato, il flash scatta prima che il diaframma si chiuda. Negli altri modi, al contrario, il flash scatta appena il diaframma si apre.

Nel modo flash rear curtain, quindi, la luce ambientale viene “registrata” dal sensore prima che il flash colpisca il soggetto in primo piano.

Quando il tempo di esposizione è sufficientemente basso (sotto 1/60 di secondo circa), oggetti e luci in movimento creano delle scie che terminano nel momento in cui il flash scatta, “congelando” la scena. Si possono così ottenere risultati simili a quelli che vedete nell’immagine qui accanto.

Conclusioni

A seconda del modello di fotocamera, i modi flash appena elencati possono essere combinati: possiamo così avere il flash auto con la riduzione occhi rossi, oppure flash auto + slow e così via.

I modi flash disponibili dipendono dal modo di scatto selezionato. Per la lista corretta, devi fare sempre riferimento al manuale della tua macchina fotografica.

È tutto chiaro? Se hai domande inserisci un commento qui sotto: chiarirò i tuoi dubbi!

La corretta esposizione in ogni occasione: modalità di misurazione dell’esposizione

Quando abbiamo parlato del triangolo dell’esposizione, abbiamo visto quali elementi determinano la quantità di luce che entra nella fotocamera (l’esposizione, appunto).

Abbiamo anche visto che, nei modi di scatto automatici e semiautomatici, la macchina fotografica è in grado di aiutarci nel calcolo della corretta esposizione.

Ma anche nel modo manuale la macchina fotografica deve essere in grado di dirci se la combinazione di ISO, tempo di esposizione e apertura che stiamo usando ci sta portando a un’esposizione corretta. Per riuscire a fare queste cose, la fotocamera deve essere in grado di misurare la luce, di misurare l’esposizione.

La macchina fotografica, quindi, è dotata di sensori (l’esposimetro, principalmente) e di algoritmi che le permettono di valutare la luce che entra dall’obiettivo, ossia la luce riflessa dalla scena inquadrata. Nelle moderne fotocamere digitali, i modi di misurazione dell’esposizione più consueti sono tre:

  • misurazione matrix (o valutativa),
  • misurazione media pesata al centro (o ponderata al centro),
  • misurazione spot.

Nel resto dell’articolo, vedremo il loro funzionamento e quando è indicato usarli.

Come per altri articoli su questo blog, le informazioni che potrai leggere ti saranno utili se possiedi una reflex digitale o una fotocamera bridge (una digitale più avanzata). Le compatte di più basso livello, probabilmente, non vi daranno la possibilità di selezionare la modalità di misurazione dell’esposizione.

Misurazione matrix

Si tratta della modalità di misurazione dell’esposizione più diffusa sulle attuali macchine fotografiche.

In questa modalità, l’esposizione viene calcolata tenendo in considerazione la gran parte della scena inquadrata. Inoltre, a seconda dell’algoritmo impiegato, quindi a seconda di marca e modello della macchina fotografica, possono essere considerati altri fattori quali i colori, la distanza dal soggetto messo a fuoco, ecc.

Quando usarla: L’aspetto principale da tenere in considerazione, è che l’esposizione calcolata dipenderà dalla scena nel suo complesso.

Perciò la misurazione matrix è utile in tutte le situazioni in cui non c’è un estremo contrasto tra il primo piano e lo sfondo. Sostanzialmente, come sostengono anche molti fotografi e autori esperti (ad esempio Bryan Peterson, autore di Understanding Exposure), questa modalità di misurazione dell’esposizione va bene nel 90% dei casi.

Infatti, si tratta della modalità di misurazione predefinita in pressoché tutte le macchine fotografiche digitali di recente produzione.

Misurazione media pesata al centro

Questa modalità di misurazione era molto diffusa sulla macchine fotografiche reflex un po’ di tempo fa. Essa considera l’intera scena, ma dà maggiore priorità alla zona centrale.

Come si può leggere da molte fonti, nonostante questa modalità sia ancora presente in moltissime macchine fotografiche (se non tutte), è stata pressoché superata e sostituita dalla misurazione Matrix.

Quando usarla: la maggior priorità data alla porzione centrale della scena implica che questa modalità di misurazione vada usata quando il soggetto principale si trova al centro dell’inquadratura ed è presente uno sfondo eccessivamente chiaro (eccessivamente luminoso), che porterebbe la misurazione matrix a sottoesporre il primo piano.

Ovviamente, è possibile impiegarla anche quando il soggetto principale non è posizionato centralmente. In questo caso è necessario portarlo in mezzo l’inquadratura, misurare, bloccare l’esposizione e poi ricomporre la scena.

Misurazione spot

Out back

Out back di trekkyandy

L’intensità della luce solare costringe a usare lo spot metering mettendo a fuoco un punto a più bassa luminosità.

La misurazione spot calcola l’esposizione in una piccola area circostante il punto di messa a fuoco (per questo spot, punto in inglese). L’estensione di quest’area è pari a circa il 3% dell’intera scena inquadrata.

Una variante di questa modalità è la misurazione parziale, in cui l’area utilizzata per il calcolo dell’esposizione è più ampia, attorno al 10%.

Siccome il punto di messa a fuoco può essere spostato, la misurazione spot non richiede di posizionare al centro il soggetto in primo piano.

Uno svantaggio della misurazione spot è che le ridotte dimensioni dell’area di misurazione possono rendere talvolta difficile il calcolo dell’esposizione. Per ovviare a questo, se la macchina fotografica e la scena inquadrata lo permettono, si può provare la misurazione parziale.

Quando usarla: ci sono alcune situazioni in cui la misurazione spot può diventare veramente indispensabile.

Generalmente, si tratta di situazioni in cui il soggetto principale della foto è in forte contrasto con una porzione molto più (o molto meno) luminosa dell’immagine.

Un esempio comune è quello di un ritratto in cui la luce proviene dalle spalle del soggetto inquadrato. In casi come questo, è molto utile impiegare la misurazione spot, o parziale, e posizionare precisamente il punto di messa a fuoco sul soggetto.

Conclusioni

Oltre alle tre elencate, esistono altre modalità di misurazione dell’esposizione meno comuni, da usare in situazioni particolari.

Inoltre, può succedere che, a seconda del produttore e del modello di macchina fotografica , la stessa modalità di misurazione dell’esposizione abbia un nome diverso. Per evitare ambiguità è sempre meglio riferirsi al manuale della fotocamera.

Tieni inoltre presente, che, finchè utilizzi i modi di scatto automatici, non ti sarà possibile cambiare modalità di misurazione dell’esposizione. Tutti i modi non automatici invece lo permettono.

Per fortuna, come scrivevo sopra, gli algoritmi per la misurazione matrix al giorno d’oggi sono molto efficaci, perciò questa modalità è la migliore nella stragrande maggioranza dei casi.

Quando però ti trovi in una situazione in cui il soggetto in primo piano, dopo un po’ di tentativi, risulta inevitabilmente sotto esposto (ovvero troppo scuro), allora prova a ricorrere alla misurazione spot o parziale.

Come sempre, se qualcosa non è chiaro, non esitare a chiedere nella sezione dei commenti.

Letture ulteriori

Un post molto articolato su un blog italiano, che tratta anche altre modalità di misurazione dell’esposizione: Tecnica fotografica: Otturatore, tempi ed esposizione.

La pagina di Wikipedia, in inglese, sulle modalità di misurazione dell’esposizione: metering modes.

Sunny 16: la scorciatoia per paesaggi perfetti (o almeno perfettamente esposti)

I paesaggi sono un soggetto fotografico molto comune.

Differentemente da quanto si potrebbe pensare, anche la fotografia di paesaggio può nascondere alcune insidie nella ricerca della giusta esposizione.

Fortunatamente esiste una regola, una scorciatoia, che può rendere questo processo molto rapido.

Innanzitutto, per poter applicare questa scorciatoia dovremo ricorrere al modo di scatto manuale, in quanto dovremo impostare ISO, apertura e tempo di esposizione.

In secondo luogo, teniamo ben presente che questa regola è applicabile solo alle foto diurne, ovvero alle foto scattate di giorno, non di notte, non all’alba né al tramonto, e con il Sole non coperto dalle nuvole.

La regola base dice di scattare con apertura pari a f/16, tempo di esposizione uguale a 1/125 s e ISO 100.

Siccome questa regola viene dai tempi delle macchine fotografiche analogiche, in cui l’ISO, a meno di cambiare il rullino, era sempre pari a 100, applicandola al contesto della fotografia digitale possiamo estenderla.

Quindi, possiamo trasformarla nella regola che dice di scattare con apertura pari a f/16 e tempo di esposizione uguale a 1, fratto il valore dell’ISO.

Più precisamente, visto che gli stop del tempo di esposizione non corrispondono esattamente agli stop dell’ISO, il tempo di esposizione avrà al denominatore il valore più vicino a quello impostato per l’ISO.

Vediamo quindi alcuni esempi.

Posto che il valore di apertura rimane fisso a f/16, se l’ISO sarà 200 il tempo di esposizione sarà pari a 1/200s. Se l’ISO invece sarà 800, allora il tempo di esposizione dovrà essere impostato a 1/800s.

Il nome di questa regola ci aiuta anche a ricordare due dei suoi elementi principali:

  • è utilizzabile solo durante il giorno sotto il Sole (sunny),
  • impone di mantenere il valore dell’apertura a f/16.

Questa scorciatoia è sicuramente applicabile con le reflex digitali e anche con le fotocamere bridge.

Purtroppo, con le digitali compatte di basso livello, apertura e tempo di esposizione non saranno modificabili, quindi la regola sunny 16 non sarà d’aiuto.

Ricordiamoci inoltre che sunny 16 aiuta solo a regolare l’esposizione, tutti gli altri aspetti della fotografia rimangono in mano al fotografo.

Trovi numerosi altri consigli di semplice attuazione sulla fotografia di paesaggio in tutti e tre i volumi de Il libro della fotografia digitale, sia riguardo alla strumentazione, che alle tecniche, che alle buone pratiche.

Se hai applicato questa regola fammi sapere com’è andata nei commenti qui sotto.

Come dominare la luce: il triangolo dell’esposizione

Triangolo dell'esposizione

Quando premiamo il pulsante di scatto sulla nostra macchina fotografica, per un breve intervallo di tempo la luce attraversa l’obiettivo e colpisce il sensore fissandosi in un’immagine (veramente il processo di creazione di un’immagine è più complesso, ma per ora ci basta sapere questo).

Quindi, scattare una foto significa, grosso modo, catturare la luce che proviene dalla scena che stiamo inquadrando. La misura della quantità di luce che colpisce il sensore è detta esposizione.

Una foto è sovraesposta quando alcuni dettagli vengono persi a causa di una quantità eccessiva di luce che raggiunge il sensore. Una foto è sottoesposta quando alcuni dettagli vengono persi poiché la luce che colpisce il sensore è troppo poca. Alcuni esempi qui sotto.

I parametri che regolano l’esposizione sono tre:

  • apertura (o diaframma), indica la dimensione dell’apertura del diaframma, che si trova all’interno dell’obiettivo, nel momento in cui si scatta la foto (maggiore è l’apertura, maggiore è la quantità di luce che entra);
  • tempo di esposizione, indica l’ampiezza dell’intervallo di tempo durante il quale l’otturatore rimane aperto (più lungo intervallo di tempo, maggiore è la quantità di luce che entra);
  • ISO, indica la sensibilità alla luce del sensore.

Tutte le macchine fotografiche reflex digitali permettono di regolare questi tre parametri. Anche alcune digitali compatte ne consentono il controllo, in particolare quelle di fascia alta (le cosiddette fotocamere bridge).

Assieme, apertura, tempo di esposizione e ISO formano il triangolo dell’esposizione.

Per un fotografo che non voglia limitarsi unicamente ai modi di scatto automatici (di cui ho scritto in un precedente intervento sui modi di scatto automatici), è fondamentale sapere come questi tre parametri interagiscano tra loro e come concorrano a creare una corretta esposizione.

Inoltre, essi influiscono considerevolmente sull’estetica della foto. Di conseguenza una loro conoscenza approfondita permette un maggior controllo creativo e qualitativo sulle foto.

I tre parametri nel triangolo dell’esposizione sono strettamente legati tra loro.

Infatti, per far sì che la stessa quantità di luce raggiunga il sensore possono essere utilizzate molteplici combinazioni di apertura, tempo di esposizione e ISO. Per esempio, quando aumentiamo il tempo di esposizione, possiamo ottenere la medesima esposizione diminuendo l’apertura e lasciando invariata l’ISO. Se invece aumentiamo l’ISO, potremo diminuire il tempo di esposizione lasciando invariata l’apertura, e così via.

Messo così, il discorso riguardante il triangolo dell’esposizione sembra piuttosto semplice: si tratterebbe di un puro gioco aritmetico alla ricerca della giusta combinazione tra tempo di esposizione, apertura e ISO, per cui inoltre sono disponibili molte soluzioni equivalenti.

Ovviamente, non è così.

Come accennavo precedentemente, e come vedremo in altri articoli, la modifica dei tre parametri dell’esposizione comporta diversi risultati estetici nelle fotografie. Ad esempio, incrementare l’ISO causa un aumento del rumore, che è più visibile quando nella foto sono presenti toni scuri (per esempio un cielo notturno).

11-09-09_2019 by tataata, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution-Noncommercial-No Derivative Works 2.0 Generic License   by  tataata 

Quindi, per esempio, se volessimo scattare una foto all’aperto di sera, o di notte, potremmo pensare di aumentare il valore della sensibilità, in maniera da ridurre il tempo di esposizione (che in una tale situazione potrebbe diventare molto alto) ed evitare così una foto mossa (argomento trattato nell’articolo su come evitare foto mosse).

Purtroppo però, questo comporterebbe un aumento del rumore e di conseguenza una “sgranatura” e la comparsa di tanti puntini colorati nelle zone più scure della foto, che nei casi peggiori la potrebbero rendere inutilizzabile. Potete notare questo effetto nella foto qui accanto.

Oppure, per ottenere uno sfondo sfocato, come si vede ad esempio in molti ritratti, potremmo voler aumentare l’apertura (parliamo di questo argomento nell’articolo sull’apertura). Se però ci trovassimo all’aperto, sotto il Sole, in una giornata molto luminosa, ci accorgeremo che usando un’apertura molto ampia la foto risulterebbe, molto probabilmente, sovraesposta.

Variation III by gi@como, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution-Noncommercial 2.0 Generic License   by  gi@como 

Ho usato questi esempi per farti notare come, se da un punto di vista quantitativo molte combinazioni di valori per apertura, tempo di esposizione e ISO sono da considerarsi equivalenti, da un punto di vista qualitativo questo non vale.

Conclusione

Mi soffermerò in dettaglio sui tre elementi del triangolo dell’esposizione all’interno di altri articoli. Su Internet, comunque, è possibile trovare molte risorse a riguardo, semplicemente cercando su Google.

Penso però che la migliore risorsa per dominare il triangolo dell’esposizione sia il libro di Bryan Peterson Understanding Exposure. Temo, purtroppo, che non sia disponibile in lingua italiana. Si tratta, comunque, di un libro scritto in maniera molto colloquiale, che al contempo insegna concetti piuttosto avanzati, coadiuvato da numerosissime foto scattate dall’autore. Inoltre, è un libro generalmente consigliato da tutti come la “bibbia” dell’esposizione.

Come già accennato, nei prossimi post vedremo in dettaglio apertura, tempo di esposizione e ISO. Per il momento spero che almeno il concetto di triangolo dell’esposizione sia chiaro. Come sempre, se hai dubbi, critiche, opinioni, condividili pure nella sezione dei commenti qui sotto.

CORSO
GRATUITO DI FOTOGRAFIA

Le tue fotografie non ti soddisfano? Vuoi imparare a fotografare ma non hai il tempo?
Iscriviti alla nostra newsletter settimanale e ti regaliamo il nostro corso di fotografia direttamente nella tua mail!

​VUOI RICEVERE IL NOSTRO CORSO?