29 esercizi per gonfiare i tuoi muscoli fotografici

Se vuoi eccellere in uno sport (o semplicemente avere un fisico perfetto), sai che devi fare esercizi, ripeterli con intensità e seguendo un piano preciso. A seconda delle aree in cui vuoi migliorare, gli esercizi da fare sono diversi e cambia anche il numero di ripetizioni. Però, a forza di ripeterli sai che ti avvicinerai sempre di più al risultato che desideri.

Ebbene, se per quanto riguarda l’esercizio fisico siamo tutti d’accordo, molti non sanno, o non credono, che lo stesso discorso si può applicare anche alle attività creative ed artistiche. Quindi, si può applicare anche alla fotografia.

Hai presente quei super poteri che solo i migliori fotografi sembrano avere? La capacità di creare sempre composizioni efficaci, di individuare i soggetti migliori, di rendere bello anche ciò che è banale, di scovare la luce migliore, di usare tecniche che rendono le foto spettacolari. Ecco, queste abilità si possono imparare e soprattutto esercitare fino a che non le farai completamente tue, fino a che non sarai in grado di usarle al meglio.

In questo articolo, raccolgo quindi numerosi esercizi che ti aiuteranno a migliorare in vari ambiti della fotografia, dalla composizione, alla creatività, all’uso della luce. Cominciamo.

Army Reserve 2010 Best Warrior Competiti by DVIDSHUB, on Flickr
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Esercizi sulla composizione

Avvicinati

Riempire l’inquadratura è una regola sempre utile ma spesso difficile da mettere in pratica. Questo esercizio serve a rendere più facile la sua applicazione.

Come si fa: individua un soggetto e fotografalo cercando di avvicinarti il più possibile. Fai in modo di riempire l’inquadratura con il soggetto, cercando ovviamente di ottenere una composizione che ti soddisfi. Puoi anche tagliare parti del soggetto.

All’inizio, concentrati sugli oggetti inanimati per non essere ostacolato dall’imbarazzo. Se riesci a passare alle persone e fotografarle da vicino, sei sicuramente ad un buon punto.

Per avvicinarti, puoi sia usare lo zoom che i tuoi piedi. Se però eviti lo zoom imparerai anche a vincere la paura di avvicinarti fisicamente alle persone che fotografi o di fare cose che ti possono mettere in imbarazzo come puntare un obiettivo addosso ad un fiore o a qualche dettaglio architettonico mentre tutti ti vedono.

Punti di vista

Soprattutto all’inizio, scattiamo la stragrande maggioranza delle foto stando in piedi e tenendo la fotocamera all’altezza degli occhi. È la posizione più naturale, ma spesso non è la migliore.

Molti soggetti di piccole dimensioni, come i fiori o gli animali ad esempio, sono fotografati al meglio da punti di vista ribassati. Allo stesso modo, alcune scene traggono beneficio da punti di vista rialzati.

Come si fa: inginocchiati, distenditi per terra o appoggia la fotocamera al suolo e usa il live view per inquadrare. Fai molte foto da questo punto di vista, impara com’è il mondo visto dal basso. Non fare foto a caso, cerca di ottenere qualcosa che ti piaccia.

Poi ripeti scegliendo un punto sopraelevato. Sali su una scala, su un albero, sua una panchina, su una terrazza e fotografa tutti dall’alto verso il basso.

Composizioni estreme

Non esiste solo la regola dei terzi. E non esistono solo le composizioni “tranquille”. Anche ne L’occhio del fotografo, Michael Freeman descrive come sfruttare posizionamenti estremi dei soggetti.

Come si fa: individua un soggetto e crea una composizione in cui lo spingi verso i bordi dell’inquadratura. Ti accorgerai di come sia necessario equilibrare questo posizionamento, per non avere una composizione sbilanciata. Per approfondire l’argomento, ti suggerisco di leggere Shoot To Thrill (in italiano).

Ripeti facendo molte foto.

Spazio negativo

Lo spazio vuoto (negativo) nella composizione ha un suo peso. Spinto all’estremo crea una composizione minimalista che può essere molto efficace.

Come si fa: crea per un certo periodo solamente foto con molto spazio negativo. Può esser il cielo, uno sfondo molto sfocato, la parete di un edificio.

Osserva quali caratteristiche devono avere i soggetti per controbilanciare lo spazio negativo affinché la foto funzioni.

Esercizi per la creatività e trovare i soggetti

Una sola lente

Questo forse l’esercizio che, insieme alle sue varianti, ho incontrato più spesso. Esso sfrutta l’imposizione di limitazioni per stimolare la creatività ma ti aiuta anche a conoscere meglio il tu equipaggiamento, in particolare gli obiettivi.

Come si fa: monta sulla fotocamera un obiettivo ed esci di casa armato solamente di quello. Meglio se si tratta di un obiettivo a focale fissa. Se però fai l’ esercizio con uno zoom, fai finta che sia un obiettivo focale fissa, non zoomare mai.

Puoi usare anche una fotocamera compatta o bridge. Comportati come se usassi un obiettivo zoom: scegli una focale e non cambiarla mai.

Fotografa ciò che preferisci come preferisci ma, per rendere l’esercizio veramente efficace, prendi nota di ciò che fai. Segnati le scelte che fai, i motivi per cui decidi di scattare una foto in un determinato modo, se il risultato ti soddisfa e perché.

Per aumentare la difficoltà, usa focali corte. Grazie ai loro effetti di compressione ed isolamento, i teleobbiettivi rendono più facile trovare composizioni soddisfacenti.

Esaurisci un soggetto

Quante foto belle si possono tirare fuori da un singolo soggetto?

Come si fa: individua un soggetto interessante e fotografalo in tutte le maniere possibili (almeno una decina). Ogni foto deve essere diversa dalle precedenti.

Alcune idee:

  • cambia punto di vista,
  • cambia lunghezza focale,
  • cambia apertura,
  • cambia tempo di posa (se il soggetto si muove),
  • cambia illuminazione,
  • cambia sfondo,
  • usa la luce artificiale.

Se trovi qualcuno abbastanza paziente, il soggetto può essere una persona, però è meglio fare tutti questi esperimenti con un oggetto.

Hula hoop

Ti ricordi l’hula hoop, quel cerchio che si faceva girare attorno ai fianchi? Ebbene, anche lui serve ai fotografi.

Come si fa: prendi un hula hoop, mettilo per terra, entraci. Da questo punto cerca di fare qualche bella foto. Più ne fai, meglio è.

In bagno

Se vuoi imparare a scovare i migliori soggetti allenati a farlo in un luogo impensabile.

Come si fa: entra in bagno e impegnati a fare il numero più alto possibile di belle foto. Ogni tecnica e lente è permessa.

Ti consiglio di concentrarti su piccoli soggetti, giocare con i tempi, usare qualche tecnica speciale come il light painting.

Fotografare emozioni

Questo è un esercizio più sofisticato, quasi psicologico.

Come si fa: scegli un’emozione e fai alcune foto che possano essere collegate ad essa. Possono essere foto che suscitano quell’emozione, che la descrivono o che vi sono legate anche solo metaforicamente.

I 100 passi

Una variante dell’esercizio dell’hula hoop, per costringerti a trovare qualcosa da fotografare dovunque tu sia.

Come si fa: impugna la fotocamera, esci di casa e fai 100 passi. Fermati a fotografare ciò che vedi dal posto in cui ti trovi.

Puoi cambiare punto di partenza e una volta fatti i 100 passi puoi spostarti lievemente. Ma non allontanarti troppo, il succo dell’esercizio sta nel cercare di trarre il massimo dal punto in cui ti trovi.

Un giorno nella vita di…

Trasformati in un reporter ed esercita le tue capacità narrative.

Come si fa: mettiti d’accordo con qualcuno e seguilo per un giorno della sua vita. Non creare però fotografie da Facebook, che servano solo a documentare cosa ha fatto e dove è stato.

Cerca di creare un reportage d’autore, con foto efficaci che raccontino veramente una storia.

In missione virtuale

Persegui uno scopo per dare un significato ai tuoi scatti.

Come si fa: fingi di essere un fotografo su commissinoe per una rivista. Inventati una consegna ed eseguila nel miglior modo possibile.

Il filo rosso

Esercitati a scovare soggetti in base ad un criterio.

Come si fa: fotografa un numero elevato di oggetti (alcune decine almeno) che siano accomunati da qualche caratteristica. Potrebbe trattarsi ad esempio di un colore, della forma, dell’altezza, del materiale, di un concetto astratto.

Non c’è più niente da fotografare qui

Impara a trovare occasioni fotografiche dove ti sembra non ce ne siano più.

Come si fa: torna in un posto che hai visitato e fotografato migliaia di volte e cerca di tirare fuori uno scatto originale. Potrebbe tornare utile cambiare lunghezza focale o punto di vista, giocare coi tempi lunghi o visitarlo di notte, ad esempio.

Ciò ti aiuterà ad imparare a trovare qualcosa da fotografare dovunque.

Copione

Copiare non è sempre sbagliato, soprattutto se è un esercizio che ti aiuta ad imparare qualcosa.

Come si fa: trova una foto che ti interessa e cerca di crearne una identica. Ti consiglio di concentrarti all’inizio su una natura morta, realizzabile con oggetti comuni.

L’esercizio è fattibile anche se si tratta di una foto che ritrae un luogo. In questo caso puoi concentrarti su luoghi vicini a dove abiti o metterlo in pratica in viaggio.

Anche i ritratti vanno bene, ma devi trovare soggetti pazienti.

Cambio di genere

Esci dalla tua zona di comfort.

Come si fa: scegli il genere fotografico che pratichi di meno e fai foto appartenenti a quel genere per qualche giorno.

Luce ed esposizione

Come passa il tempo

La luce che varia nel corso di una giornata può cambiare radicalmente la resa fotografica di un soggetto.

Come si fa: trova un soggetto ed un’inquadratura che ti piacciano. Torna a fotografare lo stesso soggetto con la stessa inquadratura una volta ogni ora per un giorno intero.

Osserva le foto e annota quali sensazioni ti suggeriscono e da cosa sono causate queste sensazioni.

Puoi allungare il limite temporale e ripetere questo esercizio nel corso di mesi, invece che di una singola giornata. Apprezzerai così l’influenza delle stagioni. Per approfondire la conoscenza dell’esposizione, ti suggerisco una serie di libri dedicati all’argomento.

Scrutare gli EXIF

Questo esercizio serve a decostruire le immagini ed è indicato soprattutto per i principianti.

Come si fa: trova su Flickr o su 500px delle immagini che ti piacciano e che dispongano dei dati EXIF. Cerca di capire come quei dati abbiano influito sulla foto.

Poi, quando l’avrai fatto un po’ di volte, allenati ad indovinare i dati EXIF guardando solo la foto.

Un giorno da manuale

Il modo manuale non è necessario in molte occasioni. Saperlo usare, però, significa aver capito ciò che ti serve della tua fotocamera e dell’esposizione.

Come si fa: metti la tua macchina fotografica in manuale e non cambiare il modo di scatto per almeno un giorno. Ovviamente, puoi estendere il periodo per allungare l’allenamento.

Non scattare a casaccio, però. Usa il triangolo dell’esposizione e i concetti sulla misurazione dell’esposizione per valutare le foto e decidere come correggerle.

La luce è tutto

Senza una bella luce una foto non funziona. Devi imparare a riconoscerla e sfruttarla.

Come si fa: impegna una sessione di fotografia (o più) a fotografare solamente la luce. Non interessarti dei soggetti, fotografa solamente i giochi che la luce fa su di essi.

Fotografa i contrasti, le ombre, la luce che filtra tra i rami, i riflessi di luce, come la luce si comporta sui vari materiali e nel corso della giornata. Rivedi poi le foto cercando di memorizzare quali sono gli effetti creati dalla luce.

La luce ti fa bella

Dimostra il valore della luce in fotografia.

Come si fa: trova un soggetto che non sia di natura bellissimo. Non serve necessariamente che sia una persona, anche perché potrebbe risultare imbarazzante. Potrebbe essere un animale umile come un piccione o un oggetto banale o rovinato.

Fai in modo che questo soggetto si trovi sotto una bella luce e fotografalo in maniera che anch’esso sembri bello.

Altri esercizi

Solo bianco e nero

Togliendo il colore da una foto, riduci gli elementi che l’occhio deve considerare e concentri l’attenzione su aspetti come la luce, la geometria, le texture.

Come si fa: se la tua fotocamera lo permette, impostala per scattare in bianco e nero, o per visualizzare le anteprime solo in bianco e nero. Scatta così per un giorno intero o più.

Osserva le foto subito dopo averle scattate e nota quali aspetti ti saltano subito all’occhio. Continua a scattare cercando di ottenere foto che rendano ottimamente in bianco e nero.

Ti abituerai così a vedere in bianco e nero e a riconoscere alcuni elementi che a colori perdono d’importanza.

Texture

Con il termine texture si indica la trama delle superfici, l’aspetto caratteristico di un materiale. La texture può essere di per sé un soggetto.

Come si fa: fai una passeggiata con la fotocamera e fotografa solamente texture. Puoi farlo sia in città che in campagna, vanno bene sia materiali naturali che artificiali.

Prendi nota di quali sono le condizioni di luce che meglio evidenziano le texture, di quali sono gli elementi che le rendono fotogeniche e di quali sensazioni ispirano.

Basta prendere polvere

Quante lenti hai nel tuo corredo? E quante ne usi per il 90% del tempo?

Come si fa: prendi un obiettivo che usi di rado, montalo sulla fotocamera e usa solo quello per fare un buon numero di foto. Ovviamente, cerca di tirare fuori il meglio da questi scatti.

Imparerai così a lavorare ad una lunghezza focale a cui non sei abituato e ad ampliare quindi la scelta di prospettiva da impiegare nelle tue foto. Inoltre, ti servirà per conoscere meglio la tua attrezzatura e, perché no, decidere se vale la pena tenerla.

I bei tempi del rullino 1

Con la pellicola, ogni scatto aveva un costo, quindi andava soppesato opportunamente. Replica la stessa situazione con la fotocamera digitale.

Come si fa: esci con la fotocamera e poni un limite al numero massimo di foto che puoi fare. Deve essere un limite piuttosto basso e commisurato alla durata dell’uscita.

Se stai fuori mezz’ora, non ha senso scegliere un limite di 100 foto, sarebbero troppo. Piuttosto scegli di farne 10.

Lo scopo, ovviamente è che le poche foto che fai siano le migliori possibili.

I bei tempi del rullino 2

Un altro limite legato all’uso della pellicola consisteva nell’impossibilità di vedere l’anteprima delle foto. Anche questo si può simulare facilmente.

Come si fa: fotografa per un po’ senza mai guardare le anteprime delle foto. Puoi anche protrarre questo comportamento per un periodo di giorni.

Senza aiuto, dovrai confidare di più nella maturità del tuo occhio e non potrai andare per tentativi. A dire il vero, potresti ancora farlo, ma sarebbero tentativi alla cieca che difficilmente porterebbero ad un miglioramento.

Un servizio da professionisti

Questo è un esercizio che può tornarti veramente utile se desideri fare il professionista in futuro.

Come si fa: chiedi a uno o più amici di prestarsi per un servizio fotografico. Informali adeguatamente di quanto tempo dovranno concederti e di cosa dovranno fare. Probabilmente non avranno voglia di farsi fotografare in mare senza essersi portati un costume…

Imita un maestro

Studiare quelli che ci hanno preceduto è un passaggio obbligato.

Come si fa: scegli un fotografo passato o attuale che ti piace. Studia attentamente le foto che più rappresentano il suo stile e identifica gli elementi che costituiscono questo stile. Poi esci e cerca di fare foto che lo imitino.

Per facilitare l’esercizio, all’inizio ti conviene scegliere un fotografo che senti affine. Inoltre, ti conviene scegliere un fotografo i cui soggetti siano a te accessibili. Non scegliere un fotografo di strada se vivi in un paese di 300 persone e ti sposti raramente.

Prova qualche tecnica speciale

Concentrati sulle tecniche speciali per ampliare il tuo arsenale.

Come si fa: scegli qualche tecnica che serve a creare “effetti speciali” e lavora solo su quella per alcuni giorni (o più). Tra le “tecniche” puoi annoverare:

  • HDR,
  • lunghe esposizioni,
  • panning,
  • timelapse,
  • foto con molto sfocato.

Conclusioni

Come vedi, gli esercizi sono molti e disparati. Per trarne il massimo beneficio ti conviene sceglierne uno solo o un paio ed applicarli ripetutamente finché non ti sembra di non poter più progredire.

Inoltre, ciascun esercizio può essere ripetuto un numero di volte a piacere. Anzi, se un singolo esercizio diventa il tuo unico modo di fotografare per una settimana o più, sicuramente ne massimizzerai l’effetto.

Oppure, puoi trasformare un esercizio in un progetto fotografico di lungo termine, come un progetto 365. Decisamente un impegno che darà i suoi frutti.

Tu quali altri esercizi conosci? Condividili con un commento!

Abbasso l’esposizione corretta, viva l’esposizione creativamente corretta!

Uno dei primi temi che hai approfondito quando hai cominciato a imparare seriamente a fotografare è stata probabilmente l’esposizione. Si tratta allo stesso tempo di un argomento complesso ma facilmente comprensibile con le giuste indicazioni.

Infatti, spesso l’esposizione viene ridotta, soprattutto per chi è agli inizi, ad una questione meramente tecnica. Una volta comprese le meccaniche del triangolo dell’esposizione, si tratta di girare le opportune ghiere e premere i pulsanti necessari, al fine di creare la combinazione corretta di valori.

Se vuoi fare un passo in più, andare oltre il livello del principiante, non devi più pensare solamente all’esposizione corretta. L’esposizione corretta, intesa come l’unica combinazione di apertura, tempo di esposizione e ISO, non esiste.

Il concetto che ti interessa, come fotografo, è quella di esposizione creativamente corretta: l’esposizione migliore per veicolare i concetti e le emozioni che hai dentro attraverso una foto.

Quest’immagine ti sembra esposta correttamente?

Cos’è un’esposizione creativamente corretta?

Un’esposizione corretta è semplicemente, come accennavo sopra, una combinazione tra i valori che compongono il triangolo dell’esposizione, che fa acquisire alla fotocamera un’immagine equilibrata in termini di livelli di luminosità, senza luci bruciate o ombre troppo chiuse (nel limite del possibile).

Di una singola scena esistono numerose esposizioni corrette. D’altronde, come saprai, ogni volta che aumenti di uno stop uno dei valori appartenenti al triangolo dell’esposizione, è sufficiente ridurre di uno stop uno degli altri due e ottenere ancora un’esposizione corretta (supponendo che quella di partenza fosse corretta).

Tra tutte queste possibili esposizioni corrette ce ne sono poche, forse solo una, creativamente corrette. Alcune favoriranno le ombre, altre favoriranno le luci, altre daranno evidenza al soggetto, altre ancora riveleranno un parte maggiore di sfondo e quindi di contesto e così via.

Inoltre, con l’esposizione potresti dare un tono specifico all’immagine. Potresti voler includere solamente toni scuri, per un’immagine low key molto cupa, o solo toni chiari per un high key etereo. Potresti intenzionalmente sottoesporre o sovraesporre, in barba a quanto dicono i manuali e l’esposimetro.

Per capire perfettamente questo concetto, guarda il video qui sotto. Mostra il famosissimo fotografo e autore Bryan Peterson che scatta diverse foto ad un suo assistente mentre salta. Ciascuna foto usa un’apertura diversa.

Siccome la fotocamera è impostata a priorità d’apertura e l’ISO è fissa, il tempo di posa varia automaticamente per garantire una giusta esposizione. Tutte le esposizioni così ottenute sono corrette, ma dal punto di vista estetico e comunicativo sono molto diverse tra loro, soprattutto agli estremi. Anche se non capisci l’inglese, la sequenza degli scatti ti fa capire bene quanto siano diverse le esposizioni corrette da un punto di vista estetico.

Ma che me ne faccio di tutti gli insegnamenti sull’esposizione?

Ovviamente, tutte le lezioni che hai letto e seguito sull’esposizione non vanno buttate via. Sapere come impostare l’esposizione sulla fotocamera, conoscere il triangolo dell’esposizione, ti permette di maneggiarne i valori come preferisci e usarli come strumenti espressivi.

Sapere come impostare un’esposizione corretta ti serve per avere un punto di partenza da cui elaborare un’esposizione creativamente corretta. Ad esempio, una volta centrato l’esposimetro nel modo manuale, sai che se vuoi intenzionalmente sottoesporre devi spostare l’indicatore a sinistra. Oppure, sai che se vuoi usare un tempo di posa particolare e mantenere un’esposizione corretta devi modificare ISO e/o apertura per riportare l’indicatore dell’esposimetro al centro.

Inoltre, sai che se vuoi esporre correttamente un punto preciso, ad esempio il soggetto, devi sapere per cosa esporre, come ti ho descritto nell’articolo L’esposizione corretta esige una buona mira.

Ora vediamo come usare creativamente gli elementi del triangolo dell’esposizione.

Come usare l’apertura creativamente

In un’esposizione creativamente corretta, l’apertura diventa principalmente lo strumento per controllare la profondità di campo, ovvero lo sfocato. Come puoi leggere nell’articolo sull’apertura, i valori più elevati, come f/16, aumentano la profondità di campo e quindi la porzione dell’immagine completamente nitida. Viceversa, valori più bassi la riducono e quindi aumentano lo sfocato.

Se vuoi una foto che mostra tutti i dettagli di una scena nitidamente, come in una foto di paesaggio, oppure descriva bene i contesto in cui si trova il soggetto principale, come in una foto di reportage, hai bisogno di maggiore nitidezza. Se vuoi invece focalizzare l’attenzione su un singolo soggetto, o su un piccolo gruppo, e nascondere il resto della scena, oppure vuoi dare un senso etereo alla foto, allora devi aumentare lo sfocato.

Da un punto di vista creativo, un’apertura ampia, quindi con valori bassi, può essere anche usata per creare magiche luci sfocate, che fanno da contorno al soggetto e abbelliscono la foto. Ne ho parlato più approfonditamente nel tutorial: Come ottenere e usare al meglio magiche luci sfocate nelle foto.

Al contrario, un’apertura stretta si può usare per tramutare le sorgenti di luce puntiformi e intense in stelle. Funziona sia con  le fonti di luce artificiale, come i lampioni per strada, sia con il sole. Per sperimentare questa tecnica, prova a spingere l’apertura fino a f/16 o più ed includi nell’inquadratura una fonte di luce intensa.

Come usare il tempo di posa creativamente

Parlando di esposizione creativamente corretta, il ruolo del tempo di esposizione è quello di congelare o sfocare il movimento. Ne hai già potuto vedere una dimostrazione del video che ho incorporato qui sopra.

Quindi, se vuoi che tutto nell’immagine che crei sia perfettamente immobile,usa un tempo di posa corto. Per congelare una persona che sta camminando, scegli 1/160s o 1/320s. Se vuoi però congelare un’azione molto più rapida, come un bambino che gioca o un evento sportivo, dovrai usare valori molto più bassi, da 1/1000s in giù.

Se vuoi invece creare il cosiddetto mosso creativo, dovrai rallentare il tempo di posa. Per mantenere riconoscibili i tratti dei soggetti nonostante l’effetto mosso, orientativi attorno ad 1/30s (a meno che i tuoi soggetti non siano molto veloci e quindi tu possa usare valori un po’ più piccoli).

Se vuoi invece creare immagini in cui oggetti e persone in movimento formino una nebbia indistinta, dovrai usare tempi molto più lunghi. Questi ti serviranno anche per trasformare i fari delle auto in scie di luce. Ovviamente, tempi così lunghi ti obbligano ad usare un treppiede.

Sull’uso creativo dei tempi lunghi ho già scritto diversi tutorial, tra cui:

L’ISO non è creativa

Tra i tre componenti del triangolo dell’esposizione, da un punto di vista creativo l’ISO è l’unica che si dimostra totalmente inutile. Aumentare l’ISO ti porta solo ad aumentare il rumore. Ogni tanto la grana in una foto ha il suo significato, però la grana da rumore digitale generalmente non è piacevole.

Considera piuttosto l’ISO come una stampella, un attrezzo da usare per permetterti di variare gli altri due valori del triangolo dell’esposizione in tranquillità, evitando una foto sottoesposta quando non è ciò che desideri.

Quindi, in generale tieni l’ISO al minimo, ma appena ti trovi a dover usare una combinazione di apertura e tempo di posa che porterebbero ad un’esposizione troppo bassa rispetto a ciò che ti serve, allora alza l’ISO.

Conclusioni

Con questo articolo ho voluto far fare un passo avanti rispetto alla situazione in cui si fermano molti fotografi principianti. Una volta appresi i fondamenti dell’esposizione non sei arrivato, hai solamente acquisito la dimestichezza e gli strumenti che ti serviranno a creare l’esposizione migliore in ciascuna tua foto.

Quindi, il procedimento è sempre lo stesso: osserva la scena, studia la luce, decidi che sensazioni vuoi descrivere, quali elementi vuoi evidenziare e quali vuoi nascondere, quale tono complessivo vuoi dare all’immagine, poi imposta l’esposizione e scatta.

Non è facile, non ti basta questo articolo per imparare a farlo, ma se tieni a mente questa procedura, se sei convinto che non esista una singola esposizione corretta per ogni foto, allora sei già sulla buona strada per essere un vero fotografo.

Lightroom 4: come regolare l’esposizione

La novità più evidente del modulo Sviluppo in Lightroom 4 sta nel pannello Base e riguarda i controlli per l’esposizione. Alcuni cursori sono spariti e ne sono apparsi alcuni nuovi.

Complessivamente, gli strumenti sono diventati più intuitivi e il flusso di lavoro è diventato forse anche più veloce di prima. In più il recupero delle luci bruciate è diventato automatico.

Vediamo allora in questo video cos’è cambiato e come sfruttare le novità.

Puoi vedere il video in alta definizione cliccando sul numero in basso a destra e scegliendo 720p.

Per vedere il video a schermo intero, clicca sul tasto con le quattro frecce in basso a destra.

Se non lo vedi, vai a questo link: Tutorial Lightroom 4: come usare i nuovi cursori per l’esposizione.

Per essere aggiornato sull’uscita dei prossimi video tutorial, iscriviti al canale YouTube di FotoComeFare.

Vuoi saperne di più su Lightroom? Allora ti consiglio il mio Corso completo di Lightroom 5, 11 ore e mezza di video tutorial per imparare tutto su Lightroom. Per maggiori dettagli clicca qui.
 

Come usare al meglio il filtro graduato in Lightroom

Il filtro graduato è un accessorio che si usava in fotografia prima della comparsa del digitale.

Si tratta di un filtro che si fissa sulla parte anteriore dell’obiettivo, come il filtro polarizzatore, la cui superficie è gradualmente scurita. Viene usato solitamente per esporre correttamente il cielo nelle foto paesaggistiche.

Solitamente il cielo infatti è molto più luminoso della terra. Esponendo correttamente il terreno, il cielo risulta sicuramente sovraepsosto.

Sovrapponendo la parte scura del filtro polarizzatore al cielo, si riduce la sovraesposizione, ottenendo un buon bilanciamento con il terreno.

Lightroom fornisce questo strumento via software, puoi fare a meno quindi di comprare il filtro. In più, il filtro graduato in Lightroom può essere usato non solo per la modifica graduale dell’esposizione, ma anche per la saturazione, la luminosità, la nitidezza e tutti i parametri che si possono alterare anche con il pennello di regolazione.

In questo video tutorial, ti spiego come si usa il filtro graduato in Lightroom e ti mostro inoltre il suo uso tipico, ovvero la correzione dell’esposizione del cielo nelle foto paesaggistiche.

Puoi vedere il video in alta definizione, cliccando sul numero in basso a destra e scegliendo 720p.

Per vedere il video a schermo intero, clicca sul tasto con le quattro frecce in basso a destra.

Se non lo vedi, vai a questo link: Tutorial Lightroom – Come usare il filtro graduato.

Vuoi saperne di più su Lightroom? Allora ti consiglio il mio Corso completo di Lightroom 5, 11 ore e mezza di video tutorial per imparare tutto su Lightroom. Per maggiori dettagli clicca qui.
 

Recensione de “L’esposizione fotografica” di Michael Freeman: come un vero fotografo sceglie la corretta esposizione

L'esposizione-fotografica---di-Michael-Freeman

Cerchi libri di fotografia? Dai un’occhiata alla pagina dei libri di fotografia da leggere, dove raccolgo le recensioni e i consigli sui libri che conviene avere.

La ricerca dell’esposizione corretta è una sfida per tutti i fotografi. Per i fotografi principianti è fonte di ripetute frustrazioni ma anche i fotografi professionisti incappano di frequente in situazioni in cui non è ovvio come impostare i parametri che concorrono all’esposizione.

Anche una volta memorizzate le regole che governano il triangolo dell’esposizione e imparato a controllare ad occhi chiusi tutti i settaggi della fotocamera, ci troveremo di fronte a scene per le quali sarà necessario riflettere attentamente su quale parte della scena vogliamo evidenziare, quale modalità di misurazione dell’esposizione sarà la migliore, se sarà necessario compensare l’esposizione e così via.

Un professionista che compie quotidianamente, e spesso anche rapidamente, questi ragionamenti li fa diventare quasi automatici e, grazie all’esperienza, riesce a produrre i risultati desiderati con regolarità e precisione.

Non sarebbe bello poter pescare nella mente di un tale professionista e capire i processi mentali che lo portano a ottenere sempre l’esposizione che lui vuole, l’esposizione migliore?

Il libro di Michael Freeman L’esposizione fotograficaè quanto di più vicino a ciò si possa fare, a meno di avere lezioni private da Freeman stesso.

Il processo decisionale per determinare la corretta esposizione

Come tutti scoprono prima poi, l’esposizione corretta non è una sola. È più giusto parlare dell’esposizione corretta in base al risultato creativo che si vuole ottenere, al messaggio che si vuole trasmettere.

Questo è un concetto che Freeman espone all’inizio del libro è che riafferma ripetutamente (ma anche Bryan Peterson, per dirne uno, è d’accordo).

Detto questo, nella prima parte del libro l’autore affronta l’arduo compito di provare a descrivere in maniera quasi algoritmica quale sia il processo mentale, il processo decisionale, che un fotografo affronta, spesso in pochi istanti, per determinare quale sia la corretta esposizione, data la scena che sta inquadrando e dato come vorrebbe che risultasse in fotografia.

La descrizione di questo processo è già sufficiente a giustificare l’acquisto del libro.

Un fotografo, anche principiante, può usare lo schema creato da Freeman per guidare le proprie scelte in fatto di esposizione fino a che non l’avrà fatto proprio e può anche sfruttarlo per scoprire alcuni aspetti della fotografia che deve ancora approfondire.

Molto da imparare

Ma, ovviamente, non c’è solo questo da imparare dalla lettura di L’esposizione fotografica.

Una volta illustrato il metodo per decidere come impostare l’esposizione, l’autore descrive in dettaglio gli aspetti tecnici dell’esposizione.

Nel secondo capitolo, infatti, si impara quali sono le principali modalità di misurazione dell’esposizione, come si usa un cartoncino grigio medio, come la fotocamera vede la luminosità della scena e tutto quello che serve sapere, da un punto di vista tecnico, per impostare la fotocamera una volta che abbiamo deciso come deve essere l’esposizione nella nostra foto.

Il terzo capitolo aiuta proprio a compiere questa decisione. L’autore descrive una suddivisione in 12 categorie di tutte le possibili “situazioni espositive”. Queste categorie servono a dare un’indicazione di massima, un’indicazione di partenza su come andrà impostata l’esposizione in base alle caratteristiche della scena che stiamo fotografando.

Le situazioni che si possono presentare a un fotografo sono così varie che sembra difficile immaginare che qualcuno riesca a raggrupparle in sole 12 categorie. Dopo aver letto L’esposizione fotografica, però, ritengo che Freeman abbia effettivamente realizzato un lavoro egregio. Le categorie che propone sono efficaci sia perché coprono tutte le possibili situazioni che si possono presentare, sia perché sono comprensibili e credibili.

Per ogni categoria, sono presentate una o più foto di esempio, scattate dall’autore stesso. Le foto non servono solo a esemplificare chiaramente la categoria, ma vengono anche usate per spiegare quali decisioni sono state prese prima dello scatto e perché.

La descrizione del ragionamento che ha portato un fotografo professionista a compiere una scelta precisa è il modo migliore per imparare a emularne le gesta, quindi questi esempi sono estremamente utili per chi vuole imparare.

Il quarto capitolo parla invece della componente più artistica, ovvero di come usare l’esposizione per trasmettere determinate emozioni, per comunicare precisi messaggi. Probabilmente è il capitolo più bello, perché ci ricorda come la fotografia non sia solo tecnica e teorie, ma soprattutto arte, creatività e comunicazione. In questo capitolo si parla di high key (chiave alta), flare, del sistema zonale e di molti altri strumenti espressivi legati all’esposizione.

Infine, il quinto capitolo affronta le tecniche di elaborazione e di fotoritocco che si possono usare per migliorare l’esposizione. La fotografia digitale permette di fare correzioni anche locali che aumentano le possibilità espressive dei fotografi. Infatti, l’autore si sofferma sul fatto che il fotoritocco non è da considerare uno strumento per correggere scelte errate compiute al momento dello scatto, ma per migliorare le foto al fine di valorizzarne il contenuto artistico.

Un libro da avere assolutamente

Prima de L’esposizione fotografica avevo già letto Understanding Exposure di Bryan Peterson, anch’esso imperdibile, più un sacco di articoli online sull’esposizione, in aggiunta a diversi ebook scritti da fotografi. Per questo molti concetti non mi erano nuovi.

Comunque, è stata una lettura che mi ha arricchito tremendamente.

La descrizione di come ragiona un fotografo con parecchi anni di esperienza quando valuta l’esposizione corretta non può non essere che estremamente istruttiva per un fotografo amatoriale, seppur appassionato.

L’importante, come vale per tutti i libri di fotografia, è ora mettere in pratica ciò che di nuovo ho imparato. Credo che, inoltre, tornerò su questo testo in futuro, per rinfrescare le cose che avrò usato meno di frequente.

È la stessa cosa che consiglio a te: compralo, leggilo, praticalo, rileggilo e ripraticalo.

Assolutamente consigliato sia ai principianti, in quanto è scritto in modo veramente semplice, che a chi ha già esperienza. Anche se sai già impostare l’esposizione da questo libro imparerai come usarla per fare foto veramente artistiche.

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Spaventati dal modo manuale? Da oggi non più!

Vuoi avere il pieno controllo della tua fotocamera? Ti capita di guardare con timore alla piccola M sul selettore dei modi di scatto? Questo articolo è dedicato a te e a tutti coloro che vogliono far fare un salto alle proprie abilità fotografiche. Oggi, finalmente, impariamo ad usare il modo manuale.

Abbiamo già visto perché e quando il modo manuale è utile, voglio ricordare soprattutto quanto sia d’aiuto per imparare bene a controllare l’esposizione.

Grazie alla sofisticazione delle attuali fotocamere, spesso possiamo ottenere foto soddisfacenti anche usando i modi automatici o semiautomatici. Quindi, perché sottoporsi alla fatica di imparare a scattare in manuale e alle infinite frustrazioni di foto non riuscite?

La verità è che il modo manuale ci affida la completa responsabilità di ottenere la corretta esposizione e, spinti da questa responsabilità, dobbiamo attrezzarci per imparare a impostarla correttamente. È come quando da piccoli ci veniva data la responsabilità dei nostri fratelli minori ed eravamo costretti a crescere.

Se il desiderio della conoscenza ti anima, seguimi.

Non siamo completamente soli

Nell’usare il modo manuale, dovremo impostare i tre parametri del triangolo dell’esposizione, ovvero ISO, apertura e tempo di esposizione (ti consiglio di leggere gli articoli linkati, se per te sono concetti nuovi), in maniera da ottenere un’esposizione corretta.

Come abbiamo già detto, nel modo manuale la fotocamera non ci assiste impostando automaticamente questi parametri. Essa però ci fornisce uno strumento che aiuta a capire se le nostre scelte sono corrette: l’esposimetro.

Come avrai intuito, l’esposimetro serve a misurare l’esposizione. Non ci dilunghiamo in disquisizioni tecniche a riguardo, ti basti sapere che l’esposimetro considera:

Esposimetro
L’esposimetro

Successivamente, determina se la combinazione di questi fattori porta a un’esposizione corretta, o al contrario a un’immagine sovraesposta o sottoesposta. Quest’informazione viene visualizzata attraverso un indicatore come quello nella figura qui sopra.

Esso è solitamente visibile sia all’interno del mirino della fotocamera, sia sullo schermo (ovviamente solo se abbiamo selezionato il modo manuale), sia anche sul display a cristalli liquidi di cui dispongono le fotocamere di fascia medio-alta, vicino al pulsante di scatto. Cosa ci comunica questo indicatore?

Il modo in cui l’indicatore mostra le informazioni può variare a seconda del modello e della marca della macchina fotografica, ma comunque è possibile generalizzare alcuni elementi:

  • quando l’indicatore si sposta verso destra, ovvero verso i numeri positivi, vuol dire che la foto risulterebbe sovraesposta,
  • quando l’indicatore si sposta verso sinistra, ovvero verso i numeri negativi vuol dire che la foto risulterebbe sottoesposta,
  • se l’indicatore è a zero, l’esposizione è corretta.

I numeri servono a comunicare di quanti stop interi l’esposizione è sovra o sottoesposta, mentre i segni tra un numero e un altro indicano le frazioni di stop (1/3 e 2/3).

In alcune fotocamere, l’indicatore è visualizzato in verticale, in altre (per esempio nella mia Nikon D3000) la scala è invertita, ovvero i numeri positivi sono a sinistra e i numeri negativi sono a destra.

Facciamo un esempio

Ora, se puoi, prendi in mano la tua fotocamera e impostala sul modo manuale (prima accendila, ovviamente).

Leggi cosa dice l’esposimetro:

  • se è spostato verso i numeri negativi, aumenta il tempo di esposizione fino a portarlo a zero,
  • se invece è in territorio positivo, diminuisci il tempo di esposizione fino a portarlo a zero.

Leggi il tempo di esposizione e annotalo. Ora, mantenendo fissa l’inquadratura (per non modificare la luce ambientale), aumenta il tempo di esposizione sino a raggiungere la prima tacca intera dopo lo zero (o prima, a seconda di come è fatto il tuo esposimetro). In altre parole, raggiungi la tacca corrispondente al +1, ovvero ad una foto sovraesposta di uno stop.

A questo punto, leggi nuovamente il valore del tempo di esposizione e ti accorgerai che è esattamente uno stop superiore al valore che hai annotato precedentemente. Talvolta potrebbe non essere uno stop esatto, a causa del fatto che comunque l’esposimetro non è preciso “al millimetro” (se il concetto di stop ti è nuovo ti consiglio di leggere gli articoli sul triangolo dell’esposizione).

La stessa procedura può essere ripetuta modificando l’apertura o provando a sottoesporre invece che a sovraesporre.

Questo esempio è utile per capire come si utilizza l’informazione presentata dall’esposimetro. Quando è spostato verso i numeri positivi, per portarlo verso lo zero abbiamo tre opzioni (che possono essere anche combinate):

  • Esposimetro +1aumentare il valore dell’apertura,
  • ridurre il tempo di esposizione
  • ridurre l’ISO.

Viceversa, quando è spostato verso i negativi le opzioni sono:

  • Esposimetro -1usare valori più bassi per l’apertura,
  • usare valori più alti per il tempo di esposizione,
  • usare valori più alti per l’ISO.

Inoltre, l’esposimetro ci indica anche esattamente di quanto dobbiamo correggere questi valori (a meno che l’esposizione non sia fuori scala).

Come modificare ISO, tempo di esposizione e apertura

Chiaramente, se non hai idea di come controllare i parametri del triangolo dell’esposizione sulla tua macchina fotografica, l’esempio appena descritto non serve a nulla.

I controlli su cui agire dipendono dalla marca e dal modello della vtua fotocamera. Generalmente, sulle reflex, sono presenti una o due ghiere dietro e davanti al pulsante di scatto che controllano apertura e tempo di esposizione. Ruotandole aumentiamo o diminuiamo il valore di questi due parametri.

Quando la ghiera è una sola, come sulle reflex digitali più economiche, essa controlla solo tempo di esposizione o apertura e, per modificare l’altro parametro, è necessario premere in contemporanea un pulsante apposito.

Per controllare l’ISO è spesso necessario entrare nel menù o usare il pulsante apposito. Questa apparente scomodità non è comunque così pesante in quanto, per correggere l’esposizione, ci troveremo molto meno spesso a modificare l’ISO piuttosto che l’apertura o il tempo di posa.

Con gli altri tipi di fotocamere, le compatte e le bridge, purtroppo ho poca esperienza diretta. Solitamente queste presentano molti meno comandi fisici e richiedono invece di agire via software, ovvero entrare nei menù.

Quindi il consiglio è sempre quello di dare un’occhiata al manuale della tua fotocamera in cui sarà sicuramente specificato come agire su apertura, tempo di esposizione ed ISO (ovviamente solo se la fotocamera dispone dei modi semiautomatici e manuale).

No pain, no gain

Gli anglosassoni usano questo modo di dire per spiegare che senza fare fatica e mettersi in difficoltà non si fanno progressi. Vale anche per noi appassionati di fotografia che vogliamo padroneggiare il modo manuale e il triangolo dell’esposizione.

Una volta capito come funzionano l’esposimetro e i controlli sulla tua fotocamera, doppiamo solo fare pratica, pratica e ancora pratica e prepararci a buttare via un sacco di foto. Credo però ne valga la pena, perché anche se useremo di rado il modo manuale, quanto imparato nel processo di apprendimento rimarrà con noi e ci aiuterà in ogni scatto.

So che l’argomento può essere un po’ ostico, se hai domande e richieste di chiarimenti, non esitare a condividerle nei commenti! Ti aspetto.

Come correggere l’esposizione in Lightroom (Tutorial video)

Quante volte abbiamo scattato una foto e solo una volta scaricata sul computer ci siamo accorti che era sottoesposta o sovraesposta?

Correggere l’esposizione in post-produzione spesso può permetterci di salvare una foto che altrimenti avremmo dovuto buttare.

In Lightroom, correggere l’esposizione è un gioco da ragazzi. Si può incrementare o ridurre l’esposizione complessiva agendo su un singolo controllo ed apprezzando in tempo reale il risultato. Inoltre è possibile recuperare le alte luci e i neri, per preservare il dettaglio nella foto.

Per vedere il video a schermo intero clicca sul tasto con le quattro frecce in basso a destra.

Se non vedi il video, vai a questo link: http://www.youtube.com/watch?v=jjbc9kf2AZM

Per essere aggiornato sull’uscita dei prossimi video, iscriviti al canale YouTube di FotoComeFare.

Vuoi saperne di più su Lightroom? Allora ti consiglio il mio Corso completo di Lightroom 5, 11 ore e mezza di video tutorial per imparare tutto su Lightroom. Per maggiori dettagli clicca qui.
 

Fotografia sportiva e d’azione: le impostazioni per catturare l’attimo fuggente

La fotografia sportiva

Nella fotografia sportiva e d’azione la velocità è tutto. Il momento in cui il pallone gonfia la rete, il ringhio sul volto di un cestista mentre schiaccia, la plasticità di un ginnasta al culmine di un’evoluzione sono i momenti che vogliamo e dobbiamo essere in grado di immortalare per descrivere nel modo migliore l’evento a cui abbiamo assistito. La necessità di cogliere l’attimo impone alcuni requisiti che un fotografo deve saper soddisfare, innanzitutto procurandosi il corretto equipaggiamento. In secondo luogo, è necessario seguire alcune linee guida per impostare correttamente la macchina fotografica. In questo articolo, vediamo quali sono queste linee guida, per aiutare chi è alle prime armi ed evitargli di brancolare nel buio quando le sue foto d’azione non risultano come vorrebbe.

L’esposizione della fotografia sportiva

Consideriamo innanzitutto, come spesso facciamo, il triangolo dell’esposizione, ovvero apertura, tempo di esposizione ed ISO.

L’elemento principe nella fotografia d’azione è, come potete immaginare, il tempo di esposizione (o tempo di posa). Solitamente il nostro obiettivo è quello di congelare l’azione, di immortalare un gesto o un’espressione estremamente intensi e significativi. Per fare ciò il tempo di esposizione deve essere breve o molto breve. Come abbiamo visto nell’articolo sull’equipaggiamento per la fotografia sportiva, tempi di posa più lenti di 1/125s sono da evitare. Anzi, spesso sarà necessario scendere molto più in basso arrivando anche a tempi sotto il millesimo di secondo. L’eccezione è costituita dai casi in cui vogliamo ottenere il mosso artistico (in inglese, motion blur), ovvero vogliamo che i movimenti creino delle scie. In questi casi siamo liberi di sperimentare tempi di posa molto più lunghi.

L’apertura da usare dovrà essere generalmente ampia. Se osservate le foto di atleti che affollano le riviste, ma anche la rete, vi accorgerete di come lo sfondo risulti spesso molto sfocato.ciò permette di isolare gli atleti e di concentrare l’attenzione su quello che stanno facendo in quell’istante. Un’apertura pari a f2.8 garantisce questo risultato (insieme ad una lunghezza focale nell’ordine delle centinaia). Se il nostro equipaggiamento non ce non la permette, potremmo accontentarci di un f4. Un valore basso per l’apertura, inoltre, ci aiuterà a mantenere ridotto il tempo di esposizione senza sottoesporre eccessivamente le foto. L’eccezione è costituita dagli scatti in cui è necessario avere lo sfondo a fuoco oppure cogliere nitidamente soggetti posti a distanza diversa rispetto all’obiettivo. Ad esempio, se vogliamo avere una panoramica del pubblico allo stadio, dobbiamo ricorrere ad un’apertura più chiusa, diciamo da f11 in su.

Per quanto riguarda l’ISO, probabilmente dovremo usare valori piuttosto elevati, soprattutto se scattiamo foto all’interno oppure dopo che il sole è calato. Dopo aver impostato apertura e tempo di esposizione, alziamo l’ISO sino a raggiungere un’esposizione soddisfacente, cercando di mantenerla più bassa possibile . Potrebbe tornarci utile abilitare l’ISO automatica (cliccate sul link per vedere come impostarla).

Per avere il controllo di questi parametri, sarà necessario disporre di una fotocamera che fornisca il modo di scatto a priorità di tempi o manuale. Nel primo caso, ridurremmo il tempo di esposizione fino al valore che ci permetterà di congelare l’azione come desideriamo e la macchina cambierà l’apertura di conseguenza. Visto che il tempo di esposizione sarà molto ridotto, probabilmente la macchina sarà costretta ad aprire l’apertura, proprio come desideriamo. Se la fotocamera segnalerà una foto eccessivamente sottoesposta, allora alzeremo l’ISO o useremo l’ISO automatica. Nel modo manuale invece, avremo controllo su tutte le impostazioni e quindi basterà configurarle una ad una seguendo le linee guida appena viste.

Scatto multiplo, autofocus e formato delle foto

Ci sono anche altre impostazioni a cui è meglio fare attenzione nella fotografia sportiva.

Innanzitutto sarà meglio abilitare lo scatto multiplo. In questo modo, tenendo premuto il pulsante di scatto la fotocamera eseguirà una raffica di foto, fino a che la memoria temporanea non sarà piena. Il numero massimo di foto al secondo dipende dal modello di fotocamera. Avendo più scatti ravvicinati, potremo cogliere l’evoluzione del movimento e tenere lo scatto relativo al momento più significativo.

Arsenal v Liverpool by toksuede, on Flickr
Creative Commons Attribution-Noncommercial-No Derivative Works 2.0 Generic License  by  toksuede 

Per quanto riguarda la modalità di autofocus, sarà meglio scegliere la messa a fuoco continua, per la selezione area AF sarà meglio impostare la selezione dinamica. Se questi concetti vi sono nuovi vi consiglio di leggere gli articoli sulle modalità di autofocus e di selezione area AF.

Infine, come sempre, è secondo me molto utile usare il formato RAW. Potrebbe accadere che, anche aumentando l’ISO, non saremo in grado di evitare foto sottoesposte. Usando il formato RAW sarà possibile recuperare molte di queste foto, che invece in JPEG sarebbero risultate inutilizzabili. A dire il vero, però, la fotografia sportiva e d’azione costituiscono un ambito in cui effettivamente il formato RAW potrebbe causare anche dei problemi. Infatti, la maggiore dimensione dei file riduce il numero massimo di foto al secondo, limitando l’efficacia della scatto multiplo. Se si fa un uso intensivo di questa funzione, talvolta sarà necessario ripiegare sul JPEG.

Conclusioni

Quelle che avete appena letto sono delle linee guida che in alcuni casi saranno applicabili pari pari ma in altri necessiteranno di una personalizzazione. Usatele come punto di partenza, effettuate qualche scatto e, se i risultati non vi convincono, provate a ridurre il tempo di esposizione o ad aumentare l’ISO. Ricordatevi che, in certi casi potrebbe essere inevitabile sottoesporre leggermente le foto. Fate in modo però di sapere come correggere l’esposizione in fase di elaborazione.

Trovare numerosi consigli per foto sportive da professionisti ne Il libro della fotografia digitale (Volumi 1 e 3).

Fotografia notturna: come calcolare esposizioni mooolto lunghe

Se siamo abituati a scattare le nostre foto di giorno o comunque in luoghi debitamente illuminati, probabilmente non abbiamo mai usato tempi di esposizione più lenti di qualche secondo.

Quando, però, ci cimentiamo nella fotografia notturna, la scarsa quantità di luce disponibile non è paragonabile con nessuna delle situazioni più “normali” in cui possiamo esserci trovati a fotografare.

Ci troveremo, infatti, a dover usare tempi di posa pari a diversi secondi, se non minuti.

Come abbiamo visto nell’articolo Guida alla fotografia notturna, un primo approccio per calcolare tempi di esposizione così lunghi è andare per tentativi.

La misurazione dell’esposizione da parte della macchina fotografica potrebbe non essere precisa in situazioni così estreme.

Perciò, all’inizio, potrebbe essere un’idea provare con il tempo suggerito dalla macchina e, se questo non ci soddisfa, aumentare o diminuire di uno stop il tempo di posa, reiterando finché non otteniamo la foto che desideriamo.

City of the future

City of the future di BurgTender

Tempo di posa: 129s.

Ci accorgeremo presto, però, che, in alcuni casi, la macchina fotografica non sarà in grado di suggerirci un tempo di esposizione.

Si tratta delle situazioni in cui la luce disponibile è estremamente scarsa, come, ad esempio, nel caso di un paesaggio notturno totalmente privo di illuminazione artificiale e senza la luce della Luna.

Condizioni simili possono comportare un tempo di esposizione superiore al massimo supportato dalla fotocamera.

Come puoi vedere provando ad abbassare il più possibile il tempo di esposizione nella modalità a priorità di tempi (indicata sulla Nikon del simbolo S e sulle Canon del simbolo Tv), 30 secondi è il valore minimo oltre il quale il tempo di esposizione non può essere impostato (potrebbe variare in base al modello).

Ecco: in questi casi, dovremo ricorrere alla modalità bulb.

Spin, spin, spin (Dumbo, at soft opening by ohhector, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution-Noncommercial-No Derivative Works 2.0 Generic License   by  ohhector 

Come usare la modalità bulb

Come già accennato nella Guida alla fotografia notturna, il funzionamento della modalità bulb è semplice. Quando premiamo il pulsante di scatto l’otturatore si apre e rimane aperto fino a che non premiamo nuovamente il pulsante di scatto, oppure fino a un tempo limite, che in molti casi è pari a 30 minuti.

Per attivare la modalità bulb dobbiamo mettere la macchina fotografica in modalità manuale e abbassare il tempo di esposizione fino a raggiungere il valore massimo consentito (ad esempio 30 secondi).

Lo scatto successivo sulla ghiera di regolazione ci porterà appunto nella modalità bulb.

La parte difficile, ovviamente, consiste nel calcolare il corretto tempo di esposizione, in quanto saremo noi a dover chiudere l’otturatore quando questo tempo sarà trascorso.

Esiste, per fortuna, una tecnica che permette di farci aiutare dalla macchina fotografica in questo calcolo.

Startrails_7_

Startrails_7_ di Aitor Escauriaza

Tempo di posa: 289s.

Come calcolare esposizioni più lunghe del tempo di esposizione massimo

Le lunghe esposizioni tipiche della fotografia notturna portano ad aumentare il rumore acquisito dal sensore.

Perciò, come abbiamo visto nella Guida alla fotografia notturna, più che in altri casi è necessario usare il valore ISO più basso possibile.

Sappiamo però (come visto nell’articolo sul triangolo dell’esposizione) che quando si abbassa l’ISO, per avere la stessa esposizione, è necessario aumentare il tempo di esposizione.

Quindi, come avrai intuito, se vogliamo abbassare il tempo di esposizione dobbiamo aumentare l’ISO. Sempre per le regole che governano il triangolo dell’esposizione, al fine di ottenere lo stesso risultato, possiamo diminuire l’apertura.

Palace of Fine Art twilight water reflec by davidyuweb, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution-Noncommercial-No Derivative Works 2.0 Generic License   by  davidyuweb 

Mettendo insieme questi elementi, possiamo comprendere la tecnica che ci permette di calcolare esposizioni maggiori del tempo massimo consentito.

Innanzitutto, impostiamo l’apertura al più basso valore possibile. In questo modo, il sensore catturerà una maggiore quantità di luce.

Se, impostando l’ISO al minimo il tempo di esposizione suggerito supera i 30 secondi (o il valore massimo per la fotocamera in uso), oppure se la macchina fotografica non propone un tempo di esposizione preciso (spesso indica “Lo” invece che un tempo di esposizione), allora applichiamo questa tecnica:

  1. impostiamo l’ISO al valore massimo possibile (potrebbe essere 3200),
  2. leggiamo e annotiamo il tempo di esposizione suggerito (che sarà probabilmente sceso sotto il valore massimo),
  3. riportiamo l’ISO al valore minimo (che in molte macchine e pari a 100),
  4. calcoliamo il numero di stop che separano il valore massimo e il valore minimo dell’ISO,
  5. aumentiamo dello stesso numero di stop il tempo di esposizione,
  6. mettiamo la fotocamera in modalità bulb,
  7. premiamo il pulsante di scatto,
  8. attendiamo il tempo calcolato al punto cinque e premiamo di nuovo pulsante di scatto per chiudere l’otturatore.

4min exposure, full moon

4min exposure, full moon di gadl

Tempo di posa: 4 minuti.

Questa tecnica funziona per merito del triangolo dell’esposizione. Se non hai letto l’articolo relativo, ti consiglio di dargli un’occhiata.

Il concetto fondamentale è che quando si diminuisce di un certo numero di stop uno degli elementi del triangolo dell’esposizione (apertura, tempo di esposizione e ISO), si può aumentare dello stesso numero di stop un altro degli elementi per ottenere la stessa esposizione.

Nel nostro caso, misuriamo l’esposizione con un valore ISO sufficientemente alto da visualizzare un tempo di esposizione. Poi, riportiamo indietro l’ISO sottraendo un certo numero di stop.

Aumentando dello stesso numero di stop il tempo di esposizione, otterremo la medesima esposizione, avendo però minimizzato l’ISO e quindi ridotto al minimo rumore.

Ma come calcolo la differenza di stop?

Abbiamo parlato in dettaglio del concetto di stop sia nell’articolo sul tempo di posa, che nell’articolo sul ISO, che nell’articolo sull’apertura). Ti invito quindi ad andare a rileggerli per approfondire.

Per capire però come applicare la tecnica appena descritta, facciamo un esempio.

Supponiamo che il valore minimo per l’ISO sulla nostra fotocamera sia pari a 100 e il valore massimo sia pari a 3200. Ad ogni stop l’ISO viene raddoppiata, quindi la differenza di stop tra 100 e 3200 è pari a cinque, seguendo questa scala: 100, 200, 400, 800, 1600, 3200.

Scopriamo, quindi, che il tempo di esposizione calcolato con ISO pari a 3200 deve essere aumentato di cinque stop per ottenere la stessa esposizione con ISO pari a 100.

Supponiamo che il tempo di esposizione a 3200 fosse di 15 secondi. Dobbiamo aumentarlo di cinque stop, ovvero moltiplicarlo per 2 cinque volte.

La scala che otteniamo sarà quindi: 15, 30, 60, 120, 240, 480. Quindi, dovremo tenere l’otturatore aperto per otto minuti (480 secondi equivalgono ad otto minuti).

E se volessi una maggiore profondità di campo?

Finora abbiamo ragionato tenendo fissa l’apertura, e, in particolare, tenendola al valore più basso possibile.

Se hai letto l’articolo sull’apertura, sai che un valore basso per l’apertura porta a una minore profondità di campo e quindi a una foto meno nitida.

Se stiamo fotografando un paesaggio, probabilmente vogliamo che la porzione dell’inquadratura perfettamente a fuoco sia grande, perciò dobbiamo aumentare il valore dell’apertura.

Per le regole derivanti dal triangolo dell’esposizione che abbiamo citato sopra, dovremo allora aumentare dello stesso numero di stop anche il tempo di posa, per mantenere costante l’esposizione.

Conclusione

Calcolare esposizioni che vanno oltre il valore massimo calcolato dalla fotocamera è abbastanza laborioso, anche se i singoli passi sono piuttosto semplici.

Inoltre, siccome saremo noi a chiudere l’otturatore alla fine del tempo di esposizione calcolato, non saremo precisissimi. Probabilmente, soprattutto nei primi tempi, ci troveremo a ottenere foto con l’esposizione sbagliata per aver sbagliato il calcolo o per aver premuto troppo presto o troppo tardi il pulsante di scatto.

Come sempre, però, una pratica metodica, in cui impareremo dai nostri errori, ci farà ridurre di molto il numero di foto scartate.

Spero che sia tutto chiaro. Se hai dei dubbi, se non mi sono spiegato bene, poni le tue domande con un commento qui in basso.

Se la fotografia notturna ti appassiona, ho la guida per te. L’ebook A Caccia di Stelle ti spiega chiaramente tutte le tecniche necessarie e tutti i tipi di foto che puoi fare al cielo notturno.

Per saperne di più clicca qui: Guida alla fotografia notturna.

Immagine di copertina

Come fare buone foto ad un concerto

Ogni fotografo che sia mai stato ad un concerto sa benissimo quante opportunità esso fornisca di creare magnifici scatti. Le band più affermate regalano ai loro fan ad spettacoli di luce e coreografie entusiasmanti. Ma anche i concerti dei musicisti meno famosi non sono parchi di occasioni fotografiche. Infatti, anche togliendo tutti gli effetti speciali, rimane un’immensa ricchezza di gesti, espressioni, movimenti dei musicisti da immortalare. Ma soprattutto, nel caso di artisti meno famosi è spesso possibile avere accesso a posizioni piuttosto vicine al palco e riuscire quindi a catturare dettagli altrimenti inaccessibili.

Purtroppo, poter portare a casa belle foto non è facile e richiede alcune attenzioni. In questo articolo vediamo quali impostazioni considerare sulla macchina per aumentare il numero di scatti di valore. Per poter mettere in pratica i suggerimenti, dovete possedere una macchina che abbia la modalità a priorità di apertura o di tempi (indicate dalle sigle A ed S su Nikon o Av e Tv su Canon) o del modo manuale (indicato dalla lettera M). Tutte le reflex digitali ne sono provviste e anche le fotocamere bridge. Tra le digitali compatte, probabilmente solo le più costoso forniscono queste modalità.

I dolori dei fotografi ai concerti

Anche quando ci troviamo ad un concerto in cui coreografie ed effetti speciali non aggravano la situazione, gli ostacoli che possiamo incontrare sono parecchi:

  • le luci colorate, rendono difficile il bilanciamento del bianco,
  • le zone scure sul palco e attorno ad esso potrebbero fuorviare il calcolo automatico dell’esposizione in modalità matrix,
  • l’illuminazione potrebbe cambiare durante lo spettacolo e quindi costringerci a reimpostare la macchina fotografica,
  • la quantità di luce disponibile complessivamente è sempre scarsa, sia quando l’esibizione è su un palco sia quando ha luogo in un bar,
  • i soggetti sono sempre in movimento,
  • il flash è vietato, in quanto spesso disturba gli artisti e comunque in molte occasioni si rivelerebbe inutile.

 

 

 

Come vedete, ce n’è abbastanza da scoraggiare qualsiasi fotografo. Senza la dovuta attenzione alle impostazioni della propria macchina, è quasi sicuro che non saremo in grado di portare a casa nessuno foto decente o che questo avverrà solamente per puro caso.

Il triangolo dell’esposizione nella fotografia ai concerti

Airbourne

Airbourne di fernando garcía redondo

Vediamo quali valori sono indicati per i tre elementi del triangolo dell’esposizione, apertura, tempo di posa e ISO, quando si fotografa un concerto.

L’apertura, dovrà avere un valore basso, possibilmente f4 o meno. Così facendo, avremo due vantaggi. Innanzitutto, aumenteremo la quantità di luce catturata dall’obiettivo, per cercare di venire incontro alla scarsa quantità di luce presente. In secondo luogo, potremo isolare meglio i soggetti inquadrati diminuendo la profondità di campo e quindi sfocando lo sfondo. Un’eccezione potrebbe verificarsi nel caso in cui vogliamo includere nella foto diversi elementi, per esempio i diversi componenti del gruppo, che non si trovano tutti alla stessa distanza rispetto a noi. In tal caso, sarà necessario aumentare il valore dell’apertura.

Il tempo di posa, o tempo di esposizione, dovrà essere breve o molto breve per poter congelare l’azione. Normalmente i musicisti sul palco si muovono molto e nelle nostre foto non vogliamo che il loro movimento lasci delle scie. Il tempo di esposizione più lento ammissibile sarà pari ad 1/60s. Spesso comunque anche questo risulterà troppo lento. Probabilmente dovremo usare un tempo pari a 1/125s o più veloce. Come probabilmente avrete intuito (soprattutto se avete letto l’articolo su triangolo dell’esposizione) usare un tempo di posa così veloce ridurrà la luce che entra nella macchina fotografica e renderà quindi il lavoro un po’ più difficile.

Sappiamo che l’ISO andrebbe tenuta bassa per ridurre il rumore visibile nelle foto. Però, aumentare l’ISO è un buon modo per poter mantenere il tempo di esposizione rapido, limitando il rischio di sottoesporre. Quindi, ai concerti è meglio alzare il valore dell’ISO. Generalmente, il valore più alto disponibile sulla macchina fotografica introdurrà una quantità di rumore eccessiva. Il valore migliore come rapporto segnale/rumore dipende dal modello di macchina fotografica. Le macchine fotografiche più economiche hanno valori di rumore accettabili quando l’ISO è impostata a 800 o a 1600. Le reflex semiprofessionali o professionali, invece, possono spingersi molto oltre (anche intorno ai 5000).

Per poter avere controllo su tutti questi parametri, la cosa migliore sarebbe utilizzare il modo di scatto manuale. Se non vi sentite a vostro agio con questo modo di scatto potete ricorrere al modo a priorità di tempi. Così facendo, potrete impostare il tempo di esposizione e l’ISO. Visto il tempo di esposizione molto breve, probabilmente la fotocamera si vedrà costretta ad impostare automaticamente un’apertura ampia, esattamente come desiderate.

Altre impostazioni da considerare sulla macchina fotografica

Una volta scelte opportunamente apertura, tempo di esposizione e ISO siamo già ad un buon punto.

Con i valori appena descritti, però, data la scarsa quantità di luce che caratterizza i concerti, otterrete quasi sicuramente alcune foto sottoesposte. Inoltre, le luci colorate, come già detto, mettono in difficoltà il bilanciamento del bianco automatico. Un’ottima ancora di salvezza per recuperare da eventuali errori, è il formato RAW. Nella fotografia di concerti esso potrà tornarvi più utile che in altre occasioni. Potrete infatti permettervi di scattare senza pensare al bilanciamento del bianco, che potrà essere impostato correttamente via software e anche di sottoesporre per poi recuperare l’esposizione in fase di elaborazione. Ovviamente le foto eccessivamente sottoesposte non saranno recuperabili ma complessivamente il numero di scatti riusciti sarà molto maggiore.

Per quanto riguarda la scelta della modalità di misurazione dell’esposizione, ho trovato due scuole di pensiero. Vista la natura variabile delle luci sul palco, alcuni consigliano di usare la misurazione matrix che prende in considerazione più variabili e probabilmente condurrà ad un risultato corretto. Altri invece consigliano di usare una misurazione di tipo spot per e di misurare l’esposizione puntando al soggetto in primo piano, in modo da avere almeno i musicisti correttamente esposti. In tanti casi, questo può però portare ad avere luci completamente bruciate nella foto. Io propenderei più per la prima soluzione, ma ognuno può imparare dalla propria esperienza. Inoltre, se si usa il modo manuale e si impostano i valori descritti nella sezione precedente, ci interesseremo di meno della modalità di misurazione dell’esposizione.

L’ultimo aspetto a cui porre attenzione può essere la messa a fuoco. Vista la bassa profondità di campo che vogliamo usare, meglio scegliere un singolo punto di messa a fuoco. Inoltre, meglio impostare la messa a fuoco continua, cosicché la macchina ci aiuti a seguire i soggetti in continuo movimento e a mantenerli a fuoco.

E adesso provateci

Abbiamo visto le impostazioni principali da configurare sulla macchina fotografica per fotografare ai concerti ed avere più probabilità di scattare belle foto. Sono sicuramente informazioni sufficienti affinché la prossima volta che fotografate un concerto il vostro successo non dipenda solo dal caso. Inoltre, tutti questi suggerimenti si possono applicare anche per fotografare spettacoli teatrali, in cui le problematiche sono piuttosto simili.

In un prossimo articolo vedremo altri consigli ed aspetti da tenere in considerazione per migliorare il più possibile i nostri scatti ai concerti. Vi siete mai trovati a fare foto a concerti o spettacoli teatrali? Mi piacerebbe conoscere la vostra esperienza: descrivetela con un commento!

Ulteriori letture

Alcuni link dal mio blog preferito:

Il blog di un fotografo di concerti con esperienza pluriennale: FroKnowPhoto

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