Come ottenere il bokeh nelle fotografie

Come ottenere il bokeh nelle fotografie

Hai presente quelle foto dove tutto è completamente sfocato dietro al soggetto? In gergo fotografico viene chiamato bokeh, termine di origine giapponese per indicare, appunto, lo sfocato.

Ci sono delle leggi fisiche (e ottiche) che ti permettono di decidere quanto bokeh avere nelle tue foto.

In questo articolo ti spiegherò su quali parametri devi agire per ottenere l’effetto bokeh tutte le volte che vuoi. Non dovrai più procedere a caso, ma diventerai consapevole delle azioni necessarie per ottenerlo.

Attenzione però: ti servirà una macchina fotografica con obiettivo intercambiabile. Una mirrorless o una reflex, per intenderci.

Con una compatta o uno smartphone è molto difficile, per non dire impossibile, riuscire ad ottenere un buon bokeh. Ma di questo ti renderai conto da solo, dopo che avrai letto l’articolo fino alla fine.

A cosa serve il bokeh?

365:236 - Near, Far, Wherever You Are
L’effetto bokeh ti permette di ottenere foto in un certo senso più attraenti, perchè:

  • ti aiuta a isolare il soggetto a fuoco, concentrando l’attenzione su di esso (un esempio canonico sono i ritratti);
  • ti permette di “nascondere” uno sfondo brutto, quando non è possibile cambiare prospettiva;
  • conduce lo sguardo dell’osservatore “all’interno” della fotografia, soprattutto quando gli elementi più vicini all’osservatore sono sfocati (pensa, ad esempio, alla foto ravvicinata di una pagina su cui una penna sta scorrendo e in cui il testo già scritto è sfocato);
  • può aggiungere un senso di mistero, un’atmosfera rarefatta alla fotografia;
  • le fonti di luce, se sfocate, assumono la forma di cerchi, ovali oppure poligoni che creano uno sfondo sognante.

Questi non sono vantaggi da poco, sarai d’accordo. Lo sfocato porta un salto di qualità nelle tue foto. Allora vediamo

I fattori che influiscono sul bokeh

Iga

L’effetto bokeh si manifesta in presenza di una profondità di campo molto ridotta. Su FotoComeFare ti ho parlato della profondità di campo nell’articolo riguardante l’apertura del diaframma.

Esistono leggi fisiche che permettono di calcolare la profondità di campo in base a diversi parametri.

Per ora ti basta sapere che i fattori che contribuiscono a ridurre la profondità di campo sono quattro:

  • apertura di diaframma ampia,
  • lunghezza focale elevata,
  • distanza del punto di messa a fuoco dalla fotocamera ravvicinata,
  • distanza del soggetto dallo sfondo ampia.

Questi fattori ovviamente interagiscono tra loro. Ci arriverai da solo dopo che ti avrò spiegato, come si comporta ogni singolo fattore.

Apertura di diaframma e bokeh

Portrait

Come ti ho spiegato sopra, per ottenere un buon effetto bokeh è necessaria un’apertura di diaframma molto ampia, diciamo almeno da f/4 in giù.

La regola è: più basso è il valore di apertura di diaframma, minore sarà la profondità di campo, quindi più facile sarà ottenere un bell’effetto bokeh.

Fai attenzione però: con aperture di diaframma molto ampie, inferiori a f/2, può accadere che gran parte della foto risulti sfocata.

Per esempio, in un ritratto scattato a f/1.8 da posizione molto ravvicinata, si potrebbe avere un occhio a fuoco e l’altro no, a seconda dell’angolazione da cui si fotografa. Talvolta ti può servire. Altre invece fa perdere forza alla foto. Tienilo presente.

In questi casi stai attento a dove posizioni il punto di messa a fuoco. Vuoi evidenziare correttamente il soggetto della foto.

Come ti ho spiegato nell’articolo riguardante lunghezza focale e apertura, la massima apertura raggiungibile da un obiettivo zoom è pari a f/2.8.

Per scendere più in basso è necessario acquistare obiettivi a focale fissa. A parità di lunghezza focale, obiettivi con apertura maggiore sono solitamente più costosi.

Lunghezza focale e bokeh

Meadow Pipit

Il secondo fattore che influenza la profondità di campo (e quindi l’effetto bokeh) è la lunghezza focale. Indicativamente, una lunghezza focale di almeno 70mm produrrà un buon effetto bokeh.

Al contrario, se utilizzi una lunghezza focale più corta (ad esempio 20mm), le tue foto appariranno tendenzialmente tutte a fuoco.

Questo perchè la lunghezza focale ridotta (sotto i 35mm) produce una profondità di campo molto estesa. Tradotto: se vuoi ottenere l’effetto bokeh, evita i grandangoli.

Questo spiega perchè i fotografi di ritratto preferiscono scattare con i teleobiettivi (dagli 85mm in su). Un obiettivo con queste lunghezze focali produce un effetto bokeh davvero straordinario, come nella foto qui sotto, scattata a

Chiariamo una cosa, per evitare confusione: quando parlo di lunghezza focale, mi riferisco sempre ad un obiettivo montato su sensore full frame.

Se la tua macchina fotografica monta un sensore di formato APS-C, per ottenere la lunghezza focale reale dovrai moltiplicare il valore dichiarato dal costruttore per il fattore di crop. Se non ti è chiaro come funziona, ti consiglio di leggere questo articolo.

Distanza dal punto di messa a fuoco e bokeh

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Il terzo fattore che influenza l’effetto bokeh è la distanza dal soggetto dalla fotocamera.

Più il soggetto è distante da te, maggiore sarà la profondità di campo (quindi effetto bokeh meno evidente).

Sostanzialmente è come quando avvicini il tuo dito alla faccia. Quando lo avvicini, riesci a mettere a fuoco solo il dito. Quando lo allontani, riesci a mettere a fuoco sia il dito, sia l’ambiente circostante.

È una buona regola, quando vuoi scattare una foto con un singolo punto d’interesse (ad esempio un ritratto), cercare di posizionarti sempre il più vicino possibile a questo punto. Compatibilmente col tipo di foto che vuoi scattare, ovvio.

La distanza dal soggetto influisce parecchio sulla qualità dell’effetto bokeh. Se sei sufficientemente vicino, anche un’apertura di diaframma non eccessivamente ampia (ad esempio f/5.6) ti permetterà di ottenere l’effetto bokeh.

Man mano che ti allontani, invece, sarai costretto ad utilizzare valori di lunghezza focale sempre più alti e valori di apertura di diaframma sempre più bassi.

Distanza del soggetto dallo sfondo e bokeh

www.marcomorelli.eu

Questo quarto e ultimo fattore forse è il più intuitivo. Siccome parliamo di profondità di campo, tutto ciò che è alle spalle del soggetto risulterà tanto più sfocato quanto più è lontano dal soggetto stesso.

È per questo motivo che nelle foto di gruppo è molto difficile ottenere l’effetto bokeh. Le persone sono molto vicine tra loro (spesso anche allineate), quindi trovandosi vicine all’asse del soggetto (o del punto di messa a fuoco), appariranno tutte a fuoco.

Se devi scattare delle foto di ritratto all’aperto, evita di includere alberi vicini o muri alle spalle del soggetto. In questo modo otterrai un effetto bokeh molto più accentuato.

Compatte, smartphone e bokeh

Huawei p9

Ottenere il bokeh con una macchina fotografica compatta o uno smartphone è difficile, quasi impossibile. Probabilmente ora capisci da solo il motivo.

Compatte e smartphone non danno la possibilità di variare la lunghezza focale dell’obiettivo. Hanno lo zoom, che però è solo un ingrandimento digitale dell’immagine (dal punto di vista ottico non cambia nulla).

Di conseguenza, se scatti con una compatta o uno smartphone avrai solo 3 fattori a disposizione su cui intervenire per ottenere l’effetto bokeh desiderato.

Gli smartphone di ultima generazione, quelli con più fotocamere, per ottenere l’effetto bokeh scattano diverse foto a differenti lunghezze focali, “fondendole” poi via software.

Il risultato finale è spesso poco credibile ed un occhio attento ci impiega un nanosecondo per accorgersi della differenza. Ma purtroppo sono limiti strutturali di questi mezzi. Vedremo cosa si inventeranno in futuro!

Per ora, se vuoi un buon bokeh, scegli una reflex o una mirrorless e obiettivi che raggiungono lunghezze focali elevate.

Come ottenere un bokeh migliore

Lego Mike - Portrait Photographer

È indispensabile conoscere quali sono le possibilità che la tua attrezzatura fotografica può offrirti, per essere sempre in grado di controllare lo sfocato senza andare per tentativi.

Tenendo presenti i fattori che ti ho appena descritto, puoi fare degli esercizi per migliorare il controllo dei vari parametri.

Se ti trovi a casa, puoi usare degli oggetti di piccole dimensioni.. Prendi ad esempio un soprammobile e sperimenta variando i quattro fattori:

  • aumenta o riduci l’apertura,
  • aumenta o riduci la lunghezza focale,
  • avvicinati o allontanati dal soggetto,
  • avvicina o allontana il soggetto dallo sfondo.

Cambia un solo fattore alla volta. Poi confronta lo sfocato nelle varie foto. Ottenere il bokeh che desidere diventerà per te una seconda natura.

Se ripeti lo stesso esercizio anche all’aperto, avrai più possibilità di muoverti e di sperimentare inquadrature differenti.

Infine, per giocare con la profondità di campo, ti consiglio di visitare questo sito: https://dofsimulator.net/en/.

È un vero e proprio simulatore di profondità di campo. Inserendo i vari parametri (apertura di diaframma, lunghezza focale, distanza dal soggetto), potrai scoprire immediatamente come varia la qualità dell’effetto bokeh. Appena sotto, in tempo reale, puoi anche vedere come aumenta e diminuisce la profondità di campo.

Il sito ti dà inoltre la possibilità di inserire la marca e il modello della tua fotocamera e obiettivi, in modo da avere una simulazione ancora più realistica.

Giocaci un po’ per vedere in tempo reale l’effetto bokeh prodotto. Poi, naturalmente, esci anche a fotografare. La qualità di uno scatto non è mai paragonabile a quella di nessun simulatore.

Gli obiettivi migliori per ottenere un bokeh eccezionale

Candle light

In definitiva, per ottenere il miglior bokeh possibile, hai bisogno di una grande apertura di diaframma e di una lunghezza focale superiore a 70mm. La distanza dal soggetto la decidi tu, in base alla foto che vuoi ottenere.

Come ti ho spiegato sopra, sono decisamente da evitare i grandangoli. Per convenzione si definiscono grandangoli tutti gli obiettivi con lunghezza focale inferiore a 35mm.

Se vuoi il massimo, scegli obiettivi a focale fissa. Sul mercato non esistono zoom con apertura inferiore a 2.8. Ma se vuoi uno sfocato estremo, ti conviene spingerti fino a f/1.4 o f/1.2. Solo gli obiettivi a focale fissa te lo permettono.

Canon EF 135mm f/2

Bokeh chlorophyllien.

Per me che uso Canon, questo è l’obiettivo preferito in assoluto. Il limite di molti obiettivi è che, alla massima apertura, perdono un po’ di nitidezza. Il Canon EF 135mm f/2 è uno dei pochi obiettivi a non conoscere questo “effetto collaterale”.

Anche a tutta apertura mantiene un’eccezionale nitidezza sul soggetto. Chi compra quest’obiettivo, difficilmente poi lo rivende. Ragion per cui è molto difficile trovarlo sul mercato dell’usato.

Se il ritratto è il tuo genere fotografico preferito, ti consiglio di fare un piccolo sforzo economico per comprarlo.

Nikon AF-S 85mm f/1.8

Senza titolo

La lunghezza focale di questo obiettivo non è eccessiva, “solo” 85mm. Il vantaggio è che avrai un obiettivo sicuramente più versatile del 135 che ho menzionato sopra, molto pratico anche se vuoi scattare foto all’interno.

Il Nikon AF-S 85mm f/1.8, inoltre, ha una distanza minima di messa a fuoco di soli 80mm. Questo ti permette di scattare in maniera più ravvicinata e, quindi, ottenere un bokeh ancora migliore.

Infine, se lo monti su una reflex con sensore APS-C, ottieni una lunghezza focale equivalente di 128mm.

Un altro grande pregio è un prezzo medio decisamente abbordabile, per un obiettivo con queste caratteristiche.

Sigma 135mm f/1.8 DG HSM Art

Sigma 135mm f/1.8 ART - Bokehlicious?

Se vuoi veramente il massimo e non badi a spese, il Sigma 135mm f/1.8 Art è probabilmente il top.

Il suo prezzo è importante (intorno ai 1000 euro), ma il connubio tra lunghezza focale e apertura di diaframma consente di ottenere profondità di campo ristrettissime (e un po’ difficili da gestire).

Anche a tutta apertura rimane nitidissimo e le aberrazioni cromatiche sono praticamente inesistenti.

Il Sigma 135mm f/1.8 Art è un obiettivo che offre il suo meglio su full frame e con sensori di ultima generazione (fino a 50 Mpx).

Altro pregio è il peso non eccessivo per un obiettivo con queste caratteristiche. Esiste la versione per Canon, Nikon e Sony.

L’apertura del diaframma nella fotografia: La Guida

apertura diaframma fotografia

L’apertura del diaframma (o apertura focale) nella fotografia è fondamentale, ne abbiamo già parlato in un altro post che vi consiglio di leggere prima di questo (Come dominare la luce: il triangolo dell’esposizione), lì abbiamo introdotto l’apertura come uno dei tre parametri che compongono il triangolo dell’esposizione.

In quel post, avevo scritto anche che l’apertura indica la dimensione dell’apertura del diaframma, che si trova all’interno dell’obiettivo, nel momento in cui si scatta una foto.

Maggiore è l’apertura, maggiore è la quantità di luce che entra.

Cos’è l’apertura del diaframma in fotografia?

Ok, ma andando nella pratica: cos’è l’apertura del diaframma (o apertura focale) della macchina fotografica?

Nell’immagine qui sotto puoi vedere una rappresentazione di come appare un diaframma a diverse aperture.

Apertura Focale

Attenzione: adesso vediamo alcuni aspetto tecnici, potrebbe essere noioso ma è importante capirli. Anche se questi concetti sembrano complessi, in verità una volta che ci hai preso la mano sarà facile padroneggiarli. Nel paragrafo dopo trattiamo la cosa in maniera meno tecnica, così da semplificarti l’apprendimento.

L’apertura si calcola utilizzando un’unità di misura particolare, che probabilmente avrai letto sugli obiettivi o sulle loro confezioni e si indica con la lettera “f” seguita da un numero (oppure dalla “f” seguita dalla barra e da un numero).

Puoi avere ad esempio l’apertura pari a f2.8 oppure f11 oppure f32. La cosa fondamentale da tenere a mente è che a valori inferiori corrisponde un’apertura maggiore del diaframma, ci sono dei motivi tecnici alla base di questa corrispondenza inversa, ma non andrò ora ad approfondirli, puoi trovare una descrizione approfondita su wikipedia.

I possibili valori dell’apertura si distribuiscono lungo una scala che segue una progressione geometrica:
f1, f1.4, f2, f2.8, f4, f5.6, f8, f11, f16, f22, f32, f45, f64
I valori in questa scala sono chiamati in molti modi, tra cui numeri f o f/stop (questo, detto anche semplicemente stop, sono i classici stop in fotografia) o diaframmi, in particolare, la scala qui sopra comprende gli f/stop interi.

Scendendo lungo la scala (ovvero aumentando l’apertura), ad ogni stop la quantità di luce che entra nell’obiettivo viene raddoppiata.

Le macchine digitali attualmente in commercio che danno la possibilità di controllare l’apertura, permettono tutte di selezionare anche i terzi di f/stop. Per conoscere il loro valore è sufficiente dividere in tre parti uguali lo spazio tra due f/stop interi ed arrotondare al decimale. Quindi, ad esempio tra f2.8 e f4 abbiamo f3.2 ed f3.5.

Ma basta con i tecnicismi. Andiamo a vedere quali sono gli effetti dei possibili valori di apertura sulle nostre foto. Capiamo quindi a cosa serve l’apertura focale e come influisce su uno strumento artistico fondamentale: la profondità di campo.

A cosa serve l’apertura del diaframma?

Come già detto, l’apertura del diaframma in fotografia è uno dei parametri fondamentali per ottenere una foto correttamente esposta.

Tutto si rifà alla luce.

Il sensore della macchina fotografica per poter catturare un’immagine deve essere colpito da una certa quantità di luce che proviene dall’esterno. Questa quantità di luce deve però essere ponderata, altrimenti avrai foto troppo scure o troppo chiare (e qui ci rifacciamo al discorso dell’esposizione).

Possiamo regolare la luce anche tramite la modifica degli ISO, ma è assolutamente necessario gestire questa variabile tramite l’apertura focale, vediamo perché.

Quindi, come avrai già intuito, il diaframma aprendosi (o chiudendosi) gestisce la quantità di luce da far entrare nel sensore.

Ecco che quindi se c’è una luce molto intensa puoi decidere di farne passare poca chiudendo il diaframma e se c’è una luce poco intensa (ambienti bui) poi decidere di farla passare tutta aprendo il diaframma della macchina fotografica. Come le tapparelle in una casa, più sono aperte più luce entra.

Puoi fare a meno del diaframma?

Se hai già letto gli altri articoli o hai un minimo di esperienza potresti dire: “ma se regolo il tempo di scatto? Le ISO? Posso comunque gestire la luce anche senza apertura!”

Il punto è che c’è un limite fisico del quale non puoi liberarti: l’obiettivo stesso è un diaframma (un foro nel quale passa la luce). La luce che passa attraverso il diaframma è la reale luce, le ISO gestiscono la sensibilità, allungando il tempo di scatto rischi di non poter avere foto ferme che colgono il preciso attimo, insomma, saper gestire l’apertura del diaframma in fotografia è fondamentale.

Ma soprattutto, senza la gestione della apertura focale ti precluderesti una delle gestioni più importanti della fotografia: la profondità di campo.

Apertura Diaframma Fotografia e Profondità di Campo

Tra tutti gli aspetti di una fotografia su cui l’apertura influisce, la profondità di campo è, a mio parere, assolutamente il più importante. In poche parole, la profondità di campo indica quanta parte della foto è a fuoco. Per essere più chiari, vediamo questi due esempi: un paesaggio ed una foto ravvicinata ad un piatto di cous cous.

Nel paesaggio la profondità di campo è molto elevata. Infatti tutti gli elementi della scena, dal primo piano fino allo sfondo sono perfettamente a fuoco. In questo caso l’apertura è molto piccola, ovvero l’ f/stop è un valore alto. Più precisamente, in questo particolare esempio, l’apertura è pari a f22.

Nella foto di cibo, invece, vediamo uno sfondo piacevolmente sfocato, che contribuisce ad isolare il soggetto. Come probabilmente avrai intuito, in questo caso l’apertura è molto ampia, ossia l’f/stop è un valore basso. Nella foto di esempio, l’apertura è pari a f2.2.

Come gestire la profondità di campo con l’apertura focale?

La porzione di immagine che risulterà a fuoco dipende sia dall’apertura del diaframma che dalla distanza relativa tra il fotografo e il soggetto messo a fuoco e tra il soggetto e lo sfondo. Bryan Peterson, nel suo libro Understanding Exposure, che ti ho già consigliato nell’articolo citato all’inizio, dà un utile categorizzazione delle aperture.

  • gli f/stop inferiori a f/8, sono quelli che servono ad isolare i soggetti perché permettono di sfocare porzioni di immagine anche molto ampie (sopratutto da f/2.8 in giù);
  • gli f/stop f/8 ed f/11 corrispondono ad aperture generiche, diciamo multiuso, da usare quando non è importante isolare un singolo soggetto o al contrario avere la scena completamente a fuoco;
  • gli f/stop superiori ad f/11, invece, sono quelli da usare quando con la foto che stiamo scattando vogliamo raccontare una storia, che avrà un inizio, uno svolgimento e una fine, ovvero un primo piano, un piano intermedio ed uno sfondo, e vogliamo che tutti e tre siano perfettamente a fuoco.

Mi fermo qui, si potrebbero dire molte altre cose riguardanti l’apertura, ma penso che queste nozioni di base già permettano di sperimentare un controllo decisamente superiore sull’aspetto finale delle nostre foto.

Un ottimo esercizio che si può fare per prendere mano con l’apertura è selezionare sulla macchina fotografica il modo di scatto a priorità d’apertura (contrassegnato da una “A” maiuscola o da “Av”) e provare a fotografare lo stesso soggetto usando diverse aperture e provando per ciascuna apertura numerose possibili distanze tra noi e il soggetto e tra il soggetto e lo sfondo. Ancora meglio se abbiamo a disposizione un obiettivo che ci permetta aperture piuttosto ampie, ovvero f/2.8 o maggiori.

Nel mio percorso di scoperta della fotografia, venire a conoscenza delle cose appena scritte riguardo l’apertura focale è stato un passo cruciale verso un maggiore controllo sulle fotografie. Spero che anche per voi valga lo stesso.

Se non sono stato chiaro nel condividere queste conoscenze, non esitate a chiedere nella sezione commenti qui sotto.

Come fotografare le stelle (guida completa)

guida-alla-fotografia-notturna

Molte macchine fotografiche attualmente in commercio, dalle compatte alle reflex, dispongono di un modo di scatto automatico per le foto notturne.

È probabile che numerosi fotografi, tra i loro primi scatti, ne abbiano qualcuno catturato di notte. Converrai con me che queste foto hanno un fascino particolare, che quelle scattate di giorno non possono avere.

La fotografia notturna, come molti altri generi di fotografia, può essere praticata a diversi livelli, anche se pochi fotografi ne fanno il loro interesse principale.

Non è il caso di Phil Hart, un fotografo che vanta esperienza ventennale in questo genere fotografico e che ha scritto un ebook straordinario su come fotografare le stelle, che non posso non consigliarti: A caccia di stelle.

In questo articolo affrontiamo alcuni concetti di base, una buona partenza per avventurarci nella fotografia notturna.

Ice Skating at London Eye by Lima Pix, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution 2.0 Generic License   by  Lima Pix 

Quali soggetti migliori per fotografare le stelle?

A mio parere, il soggetto più affascinante, che è diventato disponibile solo negli ultimi decenni, sono i paesaggi urbani.

Di notte, più precisamente di sera, quando il sole cala, cominciano ad accendersi le luci negli edifici e sulle strade. Negli ultimi momenti del tramonto, ma anche quando il sole è ormai calato completamente, le fonti luminose della città forniscono soggetti sempre in posa e sempre accattivanti.

Si possono ottenere scatti veramente efficaci sia catturando lo skyline (fotografando la città da lontano), sia focalizzandosi su singole strade o su singoli edifici la cui illuminazione ci ispira.

Ma la fotografia notturna si può praticare anche escludendo qualsiasi prodotto dell’uomo.

I paesaggi naturali che siamo abituati a vedere ogni giorno, probabilmente sono stati immortalati infinite volte. Ma di notte, sicuramente in pochi si sono avventurati a fotografare le stelle includendole in questi paesaggi.

Di notte ogni paesaggio assume sfumature completamente nuove, che spesso lo rendono più misterioso e quasi stregato. Spesso i risultati possono cambiare drasticamente a seconda delle fasi della Luna, in particolare quando è piena o è completamente oscurata.

Un altro soggetto “tecnologico” delle nostre foto notturne, legato ai tempi moderni, sono le scie di luce.

I mezzi di trasporto in movimento di sera e di notte hanno sempre qualche fanale acceso. Con le giuste impostazioni della macchina fotografica, possiamo tramutare ogni fonte di luce in movimento in una scia luminosa che attraversa la nostra inquadratura.

Opportunamente inserite nelle nostre composizioni, le scie di luce producono effetti quasi poetici. Quando si inquadrano strade trafficate, magari all’interno di città, le luci di molteplici veicoli si combinano creando spettacolari fasci multicolore.

Retro tram and retro lights by AZso, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution-Noncommercial 2.0 Generic License   by  AZso 

Un ultimo soggetto importante sono proprio la Luna e le stelle in cielo. Nei luoghi in cui l’inquinamento luminoso è limitato, è possibile catturare splendide immagini del cielo notturno in cui le stelle sono nitidi punti luminosi o creano scie circolari dovute al movimento della Terra.

Come fotografare con poca luce

È un’ovvietà, però tutti gli accorgimenti necessari per fotografare di notte dipendono dalla limitatissima quantità di luce disponibile e dal modo in cui le fotocamere si comportano in questa situazione.

Ti consiglio di leggere questo libro che abbiamo recensito: Fotografare in notturna o con luce tenue.

In ogni caso la prima cosa da tenere presente è che avrai bisogno di esposizioni molto lunghe, spesso nell’ordine dei minuti.

Le difficoltà principali che ci troveremo ad affrontare sono le seguenti:

  • la messa a fuoco automatica, con così poca luce, non funziona;
  • la misurazione automatica dell’esposizione è messa in difficoltà dalle grosse differenze di luminosità tra le fonti di luci artificiale e la ridotta luce ambientale;
  • anche la migliore tecnologia di stabilizzazione disponibile, dati i lunghissimi tempi di esposizione necessari, non sarà in grado di correggere eventuali movimenti della fotocamera, quindi questa dovrà stare assolutamente immobile;
  • i tempi di esposizione lunghi potranno portare a un aumento del rumore catturato dalla fotocamera;
  • le luci artificiali di colori differenti, renderanno difficile il calcolo del bilanciamento del bianco.

L’attrezzatura di base per fotografare le stelle

La fotografia notturna non richiede attrezzature costosissime, ma ha alcuni requisiti precisi:

  • assolutamente necessario è un treppiede, possibilmente di marca, in maniera che sia più stabile e annulli completamente il rischio di vibrazioni;
  • la fotocamera dovrà disporre del modo di scatto manuale o almeno di quello a priorità di tempi (S o Tv);
  • molto utile sarà un comando di scatto remoto, se ne trovano sia con filo che senza;
  • se non è possibile procurarsi un comando di scatto a distanza, la fotocamera deve disporre dello scatto ritardato, di solito usato per l’autoscatto;
  • gli obiettivi consigliati di solito sono i grandangolari, che permettono lunghezze focali piuttosto ridotte.

Come impostare la fotocamera per la fotografia notturna

Se sei fortunato, talvolta, selezionando le modalità di scatto a priorità di apertura o program, potrai già ottenere qualche scatto interessante.

Dovrai però essere molto fortunato.

Visto che non ti piace ottenere delle foto per caso, ma vuoi essere un fotografo consapevole, ecco le impostazioni di base da tenere in considerazione:

  • l’ISO va impostata al minimo, per ridurre il più possibile il rumore, che sarebbe molto visibile nelle zone scure della foto;
  • il modo di scatto da scegliere è possibilmente quello manuale, se questo non è disponibile o non abbiamo ancora imparato ad usarlo, scegliamo il modo di scatto a priorità di tempi;
  • molti consigliano di usare un valore basso per l’apertura, questo riduce la profondità di campo, però può essere necessario per mantenere il tempo di esposizione entro soglie accettabili;
  • assolutamente consigliato il formato RAW, in maniera da facilitare la correzione del bilanciamento del bianco e la riduzione del rumore;
  • va abilitato lo scatto ritardato o con comando a distanza;
  • nei casi in cui la messa a fuoco automatica fallisce a causa dell’assenza di fonti di luce, è necessario usare la messa a fuoco manuale;
  • la misurazione dell’esposizione matrix potrebbe andare bene, ma sarebbe meglio una misurazione parziale che consideri un’area dell’inquadratura maggiore della misurazione spot.

Attenzione speciale merita la scelta del tempo di esposizione, in quanto esso è l’aspetto cruciale della fotografia notturna.

La cosa migliore, nei primi tempi, è andare per tentativi. Potrai cominciare impostando un tempo di esposizione di qualche secondo e vedere che risultato ottieni. Se non ti soddisfa, aumenta il tempo di uno stop e ripeti fino a che non ottieni il risultato voluto.

Ti accorgerai che non è possibile andare oltre un certo valore per il tempo di esposizione, solitamente 30 secondi. Superandolo, in molte fotocamere si attiva la modalità “Bulb”.

In questa modalità una pressione del pulsante di scatto, sulla macchina o su un comando remoto, comporta l’apertura dell’otturatore. Un’altra pressione del pulsante chiuderà l’otturatore. Durante tutto il tempo in cui questo rimarrà aperto, il sensore continuerà a catturare luce.

Il calcolo dell’esposizione, quando si entra in modalità Bulb, diventa più complesso e ne parleremo in un prossimo articolo.

Fotografare le stelle con la regola del 600

Per fotografare le stelle, questa è una regola semplicissima ma molto utile per evitare di ottenere strisce luminose al posto di stelle puntiformi.

Le strisce luminose sono causate dal tempo di esposizione molto lungo impostato. Il sensore della fotocamera registra la luce da cui viene colpito, quindi registrerà anche il movimento delle stelle nell’arco celeste.

Molte volte questo effetto è voluto e produce scatti davvero suggestivi. Se però il tuo intento è quello di fotografare stelle puntiformi, allora ti conviene applicare la regola del 600, molto pratica e immediata.

Sostanzialmente, per ottenere il tempo limite a cui non si verificherà “l’effetto striscia”, devi fare:

Tempo di scatto = 600/Lunghezza focale.

Faccio un esempio pratico. Se stai utilizzando un obiettivo 18mm, il tempo limite di scatto sarà dato da: 600/18 = 33. Quindi, se monti un obiettivo con lunghezza focale di 18mm, il tempo limite in cui puoi essere sicuro che le tue stelle non inizieranno ad apparire come strisce è di 33 secondi.

Attenzione però: il valore ottenuto è riferito ad un obiettivo montato su fotocamera full frame. Se utilizzi un sensore APS-C, dovrai dividere il risultato ottenuto per il fattore di crop del sensore. Quindi, in caso di APS-C Canon, dovrai dividere il risultato per 1,6 (nel nostro esempio, i 33 secondi diventeranno 20.8).

Se non ti è chiaro cosa è il fattore di crop, puoi leggere questi due articoli: “Crop factor: le dimensioni contano?” e “Tutto quello che devi sapere su crop factor e lunghezza focale equivalente“.

Evita l’inquinamento luminoso

Se vuoi fotografare le stelle nella maniera migliore possibile, l’inquinamento luminoso può diventare il tuo primo nemico.

Di notte, la presenza di luce ambiente nel cielo dovuta all’illuminazione pubblica e privata delle città, impedisce di avere un cielo completamente nero. Questo, naturalmente, riduce anche la visibilità delle stelle stesse.

Purtroppo l’Italia è un territorio particolarmente “inquinato” sotto questo punto di vista. Il consiglio generale è quello di allontanarti il più possibile dalle città. Se vuoi essere un po’ più scientifico e organizzato, esistono delle vere e proprie mappe dedicate all’inquinamento luminoso.

A questo link puoi trovare una mappa interattiva molto ben fatta e sempre aggiornata. Puoi anche trovare un mucchio di risorse molto utili per fotografare le stelle riducendo al minimo gli effetti negativi dell’inquinamento luminoso.

Conclusione

Con queste nozioni, puoi già provare a fare qualche esperimento e tentare di fotografare le stelle. È importante procedere in maniera scientifica, non a caso, e ricordarsi quali combinazioni di impostazioni hanno prodotto gli scatti migliori.

Se fotografare le stelle ti appassiona, ho la guida per te. L’ebook “A Caccia di Stelle” ti spiega chiaramente tutte le tecniche necessarie e tutti i tipi di foto che puoi fare al cielo notturno (per saperne di più clicca qui: Guida alla fotografia notturna).

Buona fotografia!

Ulteriori letture

Guida alla fotografia notturna su ZMPhoto: FOTOGRAFIA NOTTURNA.

Spunti per la fotografia notturna: Night Photography Ideas and Techniques

Una lezione gratuita ed approfondita sulla fotografia notturna: Free Night Photography Lesson

30 esempi di fotografia notturna: 30 of Excellent Night Photography

Immagine di copertina

Paesaggio, creatività e faccia tosta: le regole della fotografia di paesaggio alle quali puoi trasgredire

Hai mai sentito un po’ di delusione dopo aver fotografato  un posto bellissimo? Rientri a casa, scarichi le foto e… non tutto è come ti aspettavi. Eppure hai seguito esattamente quello che ti hanno insegnato, tutto come l’hai letto nell’ultimo tutorial. In questo articolo ti racconto come uscire dall’impasse cominciando da cosa può insegnare un grande fotografo pubblicitario agli appassionati di fotografia di paesaggio, passando poi a descriverti con esempi pratici la mia visione delle regole su tecnica e composizione. E per concretizzare  ti consiglio un esercizio finale lungo un mese (!) per trovar la tua strada nella fotografia di paesaggio (non ti spaventare, un mese non è poi così tanto se i risultati arrivano… e arriveranno!).

Tutto  comincia mentre mi accingo a scrivere un articolo sulla fotografia di paesaggio per presentare un nuovo corso. Ho la classica sindrome da foglio bianco, ma ripensare alla giornata appena conclusa mi spiana la strada. E’ notte fonda e nonostante la stanchezza penso a quello che ho imparato oggi sul paesaggio da… un fotografo pubblicitario!

Non riesco a chiudere occhio e vado di getto: la mattina è partita con una corsa da una parte all’altra di Milano per due mostre strepitose: “Henri e gli altri”, lo sguardo sul paesaggio italiano dei più grandi fotografi internazionali, poi “Vivian Maier” allo spazio Forma. Ma il  motivo vero per cui sono in città è un altro: l’appuntamento con Antonio Schiavano nel suo studio da sogno.

Lui è uno dei più importanti fotografi pubblicitari in Italia e l’occasione era un briefing  con gli allievi che seguo ad Areadomani per un prossimo workshop sullo still-life (perché hanno scelto proprio Antonio? Da’ un’occhiata a quello che riesce a combinare con luci, acqua, modelle e oggetti vari!).

Ma non dovevamo parlare di paesaggio? Cosa c’entra un fotografo pubblicitario?

Qui viene il bello: Antonio ci fa visitare il suo studio e ci fa accomodare in una bianchissima, immensa sala di posa. Si abbassano le luci, scende uno schermo di dieci metri di larghezza e veniamo catapultati nella proiezione del suo coloratissimo mondo fotografico.

Quello che più ci colpisce è la infinita capacità di gestire ed inventare luci stranissime. A fine proiezione ci racconta come ha cominciato e veniamo a scoprire che le prime foto, quelle che lo hanno lanciato, sono realizzate con luci autocostruite: la più normale era una pentola con dentro una lampada!

Ci tiene incollati per più di tre ore raccontando aneddoti e svelando tecniche ma il messaggio che più esce da questo pomeriggio intensissimo è (testuale): “farsi un m…o così, poi ancora e poi ancora di nuovo. E se non bastasse, ricominciare. Quando hai imparato tutto, dimentica tutto! E comincia a divertirti, rompi le regole, fai esattamente il contrario di quello che ti hanno detto e scoprirai il tuo linguaggio”.

Abbiamo la stessa visione della fotografia: ognuno deve “raccontare” a modo suo, con strumenti nuovi o usati in modo nuovo. Proprio come lui, giovane fotografo del Sud, che arriva a Milano dal suo primo cliente vero con una bella faccia tosta e una pentola sotto il braccio (beh, non è andata proprio così ma ci siamo vicini).

Ecco dove volevo arrivare: qualunque sia il settore fotografico che ti appassiona di più, l’approccio migliore è sempre lo stesso: tanta, tanta applicazione, studio approfondito della tecnica e delle regole compositive, e una volta digerito tutto riparti per cercare autonomamente la tua strada, senza preoccuparti troppo di essere “corretto”… sperimenta, sperimenta e sperimenta ancora!

Veniamo finalmente al nostro amato paesaggio: per cominciare dobbiamo innanzitutto inviduare le regole fondamentali: quali sono i “pilastri”  che hai imparato sulla fotografia di paesaggio? Quali sono le caratteristiche che ti faranno sicuramente ottenere soddisfazione dalle tue immagini?

  • nitidezza
  • profondità di campo totale (tutto deve essere a fuoco)
  • orizzonte diritto
  • composizione secondo la regola dei terzi
  • colori saturi e contrastati.

Applica un flusso di lavoro che soddisfi ogni requisito di questa lista e le tue foto risulteranno certamente corrette (per le regole fondamentali della fotografia di paesaggio, clicca qui). Ma questo potrebbe non bastare: c’è il rischio che diventino semplicemente identiche a tante altre!

Se vuoi trovare la tua strada devi studiare ed esercitarti fintanto che non avrai “digerito” le regole, per poi cominciare a fare di testa tua!

Se lo dico è perché l’ho provato (e ne parlo nel master di paesaggio di Areadomani): la soddisfazione di ottenere una immagine che senti tua, di far vedere il soggetto come tu lo vedi e non come ti dicono di vederlo, è davvero impagabile.

Per farti “toccare con mano” ciò che intendo, ora ti presenterò alcune mie foto. Non lo faccio per vantarmi, ma semplicemente perchè so bene come sono nate, ovviamente.

Sono foto che hanno avuto successo nonostante non rispettino alcune regole base della fotografia di paesaggio. Conoscendole bene so che violano queste regole per uno scopo preciso e so anche spiegarti di quale scopo si tratta.

Nitidezza: iso bassi e cavalletto

Cominciamo dalla nitidezza: la regola dice di usare ISO bassi in accoppiata al treppiede per evitare il mosso causato da tempi di scatto troppo lenti e il fastidioso rumore digitale dovuto all’uso di ISO troppo elevati.

Se avessi sempre seguito senza “se” e senza “ma” questa regola non avrei mai scattato la fotografia che segue. Questa immagine  sarà utilizzata la prossima estate in una mostra sulle Dolomiti organizzata da Pixcube per l’Unesco, che raggruppa queste montagne in un’enorme sito Patrimonio dell’Umanità.

dolomiti friulane-pixcube-davidemarcesini-4114

Gli ISO sono impostati a 4000 e, nonostante questo, il tempo di scatto va ben oltre il limite di sicurezza (1/2s per la precisione). Il cavalletto proprio non si può usare: un temporale in arrivo in alta montagna… ho troppa paura e voglio scappare.

Sapendo che avrei ottenuto una foto mossa ho valutato comunque che l’immagine avrebbe reso bene la situazione crepuscolare. Il mosso contribuisce a rafforzare la sensazione di solitudine ed insicurezza del momento (già che ci siamo ti faccio notare che anche la composizione non è proprio canonica: non ho applicato la regola dei terzi, ma ne parliamo tra poco).

Diaframma chiuso e ampia profondità di campo

Se passiamo a parlare di profondità di campo, sai benissimo che è sempre importante usare diaframmi medi per la massima nitidezza (generalmente f/8 è il valore di massima resa per un obiettivo su full-frame, f/5.6 su sensori di formati più piccoli). Chiudendo ulteriormente subentra il fenomeno della diffrazione con conseguente leggero calo di qualità.

I diaframmi più chiusi si usano per ottenere una profondità di campo maggiore: l’uso combinato di valori come f/16 o f/22 con ottiche grandangolari, tipicamente usate nel paesaggio, estende la zona a fuoco dal primo elemento nell’inquadratura fino all’infinito.

Capita però di voler selezionare i piani di messa fuoco per guidare l’attenzione dell’osservatore verso un elemento inquadrato o, al contrario, di cercare di “alleggerire” elementi che potrebbero disturbare il soggetto principale.

È proprio quello che mi è capitato nella foto seguente, primo scatto del mio primo viaggio in Marocco. L’immagine è una delle mie preferite del lavoro sul paese che porto avanti da anni.

photo Davide Marcesini

Sono in auto, appena sbarcato dall’aereo, da solo con un autista che non parla nulla di comprensibile e… si mette a piovere! La prima volta che arrivo in Africa mi accoglie un temporale, non ci posso credere.

Decido di scattare attraverso il parabrezza, uno schermo oltre il quale vedo il paesaggio. Mi interessa molto evidenziare anche la pioggia, ma senza che questa distolga lo sguardo dalla strada.

Ho impostato un diaframma 5.6, abbastanza aperto per distinguere le gocce tenendole però fuori fuoco. Se avessi aperto a 2.8, il massimo disponibile sull’ottica che stavo usando, avrei probabilmente cancellato le gocce rendendole delle macchie indistinte e fastidiose davanti al paesaggio.

Ho così infranto anche il concetto base che si adotta abitualmente in casi del genere: quando la profondità di campo è bassa e bisogna decidere quale tra due elementi mettere a fuoco, è sempre bene dare nitidezza al primo piano e lasciare lo sfondo sfocato. Ma in questo caso il procedimento corretto avrebbe dato troppo importanza alle gocce d’acqua a scapito di quello che mi interessava maggiormente.

Tieni diritto l’orizzonte!

Un altro caposaldo della fotografia di paesaggio è la necessità di tenere assolutamente diritto l’orizzonte. Ti confesso che è una qualità delle immagini alla quale tengo in modo quasi patologico. Eppure anche qui è possibile sperimentare.

L’immagine che segue è stata utilizzata in una mostra sulla Sardegna in accostamento ad altri due scatti molto più “corretti”. Si tratta della cala di Goloritzè in Ogliastra, raggiunta in una piovosa notte autunnale per attendere l’alba in una delle grotte che la circondano.

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In questa fotografia ho fatto qualcosa che stupisce ancora me stesso, non avrei mai creduto di poter “piegare” in questo modo un orizzonte marino. Mi sembra che questa linea obliqua sottolinei molto bene la relazione tra lo scoglio solitario e il famoso arco sul mare. Si crea una serie di triangoli che danno un dinamismo particolare alla scena.

Come puoi immaginare, questa è una delle “regole” che infrango meno volentieri (ma mi capita molto più spesso in situazioni di reportage). Sono però convinto che  la sperimentazione arricchisca il tuo bagaglio visivo e ti consiglio comunque di osare. È possibile che in seguito deciderai di tornare sui tuoi passi per seguire comportamenti più “normali” ma a quel punto sarà una scelta ben ponderata e non un’applicazione automatica di regole altrui.

La regola dei terzi per la composizione perfetta

Una volta superate le prime difficoltà con la gestione dell’esposizione, la composizione  è la prima cosa da considerare. Nello specifico, la regola dei terzi. Questo binomio “composizione-regola dei terzi” è quasi inscindibile, dal principio della tua carriera non ti abbandonerà più.

E se è così frequentemente spiegata, discussa e seguita in ogni corso, è proprio perchè è di fondamentale importanza. Come saprai si tratta di suddividere idealmente l’inquadratura con una griglia costituita da due linee orizzontali e due verticali che creano nove quadranti identici. I punti definiti dall’incrocio delle linee sono quelli dove è consigliato porre gli elementi principali della scena.

La regola dei terzi, come vedi nella foto che segue, serve in poche parole a creare una composizione molto dinamica e piacevole.

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La torretta isolata è posta all’incrocio destro superiore, l’orizzonte quasi perfettamente sulla linea alta della griglia e in basso a sinistra, per bilanciare, le linee nere dei vivai dei mitili.

Ma cosa succede se voglioinvece raccontare una situazione statica e meditativa?

E’ la domanda che mi son posto dovendo fotografare un paesaggio delle Cinque Terre in cui compare il cimitero di Manarola. La prua sulla quale è inserito si protende verso il mare. Ripreso dall’alto è davvero molto suggestivo.

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Ho optato per  questa “contestazione” assoluta della famosa regola: cimitero al centro, in basso, lasciando tutto lo spazio all’immensità del panorama. L’orizzonte è perfettamente a metà della scena, proprio quello che non si dovrebbe fare.

Eppure ritengo questa fotografia particolarmente riuscita. La vela a sinistra regala quel minimo movimento per non rendere l’inquadratura troppo noiosa. Questo pensavo, aspettando che la barca arrivasse al punto giusto.

Con il senno di poi, sono tentato di andare oltre e cancellarla con Photoshop. Oppure, meglio, di tornare a scattare la stessa scena senza altri elementi in campo.

L’atmosfera che esce da questa immagine è proprio quella che respiravo in quel momento, che mi assale ogni volta che arrivo su questo sentiero e guardo all’orizzonte. Se avessi deciso per una composizione più canonica il risultato sarebbe stato meno forte.

Il colore che colpisce: bilanciamento del bianco, saturazione e  contrasto

Ancora Dolomiti, queste montagne sono davvero uno stimolo incredibile per il fotografo. Anche questa è una delle immagini selezionate per la mostra sul Patrimonio Unesco.

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Noti qualcosa di strano? Tutto blu, quasi assenti gli altri colori, al limite del monocromatico, saturazione bassissima e contrasto moderato. Non c’è una cosa che corrisponda a quello che si deve fare per un paesaggio che colpisca. Eppure l’immagine funziona.

Sono nei pressi del rifugio Locatelli, di notte, davanti alle Tre Cime di Lavaredo. La luna piena illumina la scena creando un’atmosfera particolare. Quasi tutte le stelle che si potrebbero vedere sono nascoste dalla sua  elevata luminosità.

Le condizioni di scatto sono abbastanza canoniche: treppiede, diaframma 8 per 15 secondi di esposizione a iso 800. C’è molto vento e tra una raffica e l’altra non voglio  avere tempi di scatto troppo lunghi. Per tenere gli iso più bassi dovrei aprire il diaframma ma perderei la profondità di campo che mi serve.

L’esposizione abbondante ha permesso comunque di non avere rumore elevato. Ma in post-produzione ho adottato soluzioni particolari per mantenere la sensazione della forte illuminazione lunare (devi provare a camminare in montagna sotto la luna piena… è bellissimo!).

Ho completamente “sbagliato” il bilanciamento del bianco. Guarda nelle immagini qui sotto il valore impostato rispetto a quello corretto: ho mantenuto la temperatura colore su valori tipici della luce solare (5500 Kelvin sono i gradi della luce a mezzogiorno in una giornata serena) contro quella che avrebbe dato il corretto campionamento in quella situazione, addirittura oltre i 10.000! Questo ha contribuito a mantenere la dominante bluastra della luce notturna.

temperatura colore errata su 3 cimetempereatura corretta

Ho poi abbassato un po’ l’esposizione perchè la scena non sembrasse quasi diurna. Questo procedimento è dovuto anche alla scelta in fase di scatto di tenere l’istogramma ben a destra per poi scurire l’immagine in post-produzione, la scelta migliore per contenere il possibile rumore dovuto all’uso di Iso 800 (ricorda: per contenere il rumore digitale è meglio una foto abbondantemente esposta a 800 iso che una sottoesposta a 400!)

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Come vedi il contrasto è a zero, ho abbassato “luci” e “bianchi” per contenere la sovraesposizione della luna e non ho neppure applicato “chiarezza” (aumentata solo localmente con il pennello sulle rocce in primo piano). Ho poi abbassato la saturazione in Photoshop applicando un nuovo livello di regolazione tonalità/saturazione. Se vuoi imparare a controllare questi parametri in Lightroom, prova il nostro corso cliccando qui.

Insomma: il bilanciamento del bianco è “inventato”, il contrasto non certo elevato e la saturazione è negativa (mentre solitamente si tende ad aumentarla per ottenere colori più accattivanti). Nonostante questo, anzi direi “proprio per questo”, il risultato mi soddisfa molto.

Ho provato anche a portare il bilanciamento del bianco a valori corretti (cioè appunto 10.750 kelvin): compare più colore e tutto sembra “più bello” ma sparisce completamente l’atmosfera lunare. Questa è la “mia” visione di un posto magico.Avrai notato che spesso infrango anche un’altra delle regole date quasi per scontate. In questo caso si tratta di qualcosa di “non scritto”: quando programmi un’uscita, scegli solitamente una bella giornata di sole, al massimo con qualche nuvola che valorizzi il tramonto.

Invece io adoro fotografare con il brutto tempo, di notte, fuori stagione. Ti consiglio di provare, bastano pochi accorgimenti per l’abbigliamento e per proteggere l’attrezzatura… scegli la tua strada!

Anche i grandi se ne fregano delle regole

L’argomento che abbiamo trattato è molto delicato, da prendere con le pinze perchè anche  “infrangere le regole” può diventare una regola! Ma tutti i più grandi fotografi hanno sempre fatto “di testa loro”  inventando nuovi linguaggi. Se non ti ho convinto, mi son preparato l’arringa finale… guarda cosa combinano alcuni di essi quando fotografano il paesaggio:

Henry Cartier-Bresson si “dimentica” la regola dei terzi!

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Anche Michael Kenna non scherza su questo argomento.

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Josef Koudelka, uno dei più grandi fotografi viventi, ci regala una foto completamente storta! La serie delle sue panoramiche ha cambiato il modo di leggere il paesaggio

ITALY. Rome. Forum Romanum. 2000.

Steve McCurry, il fotografo più acclamato dei nostri giorni? Una foto tutta rossa, bellissima.  Se lo fa lui…

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Luigi Ghirri, il mio preferito, e i suoi colori pastello, con l’esposizione “sopra le righe” che ha fatto nascere un modo tutto nuovo di fotografare il paesaggio.

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In fondo quello che volevo raccontarti è la bellezza di fotografare: hai davanti il mondo come soggetto, risorse infinite per approfondire (e se stai leggendo Fotocomefare capisci di cosa sto parlando!) e costi limitati, grazie al digitale, per esercitarti, studiare e studiare ancora. Non devi neppure allontanarti troppo da casa per trovare il paesaggio giusto: questo è l’insegnamento di tutti i grandi fotografi. E tu hai un altro vantaggio… vivi in Italia, vero?!?

Un esercizio per abituarti a rompere le regole

Ecco quindi l’esercizio a cui accennavo all’inizio dell’articolo. È molto semplice:

  • fotografa più spesso che puoi, per un mese, possibilmente tutti i giorni,
  • la sera, a casa, dedica un’ora allo studio dei grandi fotografi

Se hai poco tempo, non disperare: va bene qualunque paesaggio a portata di mano, anche urbano. A volte basta scendere dall’auto mentre vai al lavoro (ma ricorda di partire mezz’ora prima!). Se hai la passione che penso, si può fare.

Nelle prime due settimane concentrati esclusivamente sull’acquisizione della tecnica e delle regole. Devi raggiungere la completa familiarità con i tuoi strumenti, la teoria e la tecnica fotografica. Allenati metodicamente sulle regole base, esponi correttamente, prenditela comoda e usa sempre il treppiede, ISO bassi, telecomando alla mano per la massima nitidezza e composizione perfetta. Il treppiede ti aiuterà a controllare tutto nei minimi particolari.

Poi, alla sera, dopo aver controllato i tuoi scatti, ritagliati un’ora di tempo per studiare i maestri del paesaggio, analizzando foto per foto tutti gli elementi stilistici. Cerca di capire tutto quello che è “normale” e quello che invece esce completamente dagli schemi abituali.

Ti suggerisco 14 autori da aggiungere a quelli che hai visto negli esempi precedenti, uno al giorno per due settimane. Starà a te distinguere i lavori più o meno classici. Ma attento, non sempre il confine è così netto e spesso all’interno del lavoro dello stesso fotografo ci sono tecniche e linguaggi differenti:

  • Mimmo Iodice
  • Ansel Adams
  • Olivo Barbieri
  • Thomas Struth
  • Giovanni Chiaramonte
  • Kenro Izu
  • Franco Fontana
  • Pentti Sammallahti
  • Sebastiao Salgado
  • Frans Lanting
  • Mario Giacomelli
  • Irene Kung
  • Vincenzo Castella
  • Gabriele Basilico

Pratica e “teoria” delle prime due settimane ti preparano alla seconda parte dell’esercizio: è (quasi) un salto nel vuoto, devi fare di testa tua, da solo. Su questa strada nessuno ti può aiutare: fa’ buon uso della pratica delle prime due settimane e degli stimoli acquisiti per rovesciare le regole e trovare la tua personale visione fotografica.

Studiando autori così diversi tra loro avrai avuto conferma delle tue conoscenze ma, certamente, anche grandi sorprese e forte ispirazione. Ora metti a frutto il lavoro svolto: esci di casa alle ore più improbabili, con qualunque tempo, senza cavalletto e con una sola ottica e fai tutto il contrario di quello a cui sei abituato!

Ma cerca di fotografare gli stessi luoghi delle due settimane precedenti, è importantissimo. Ogni sera confronta le nuove immagini con quelle realizzate precedentemente negli stessi posti. Scoprirai nuovi stimoli, linguaggi diversi, le tue potenzialità si amplificheranno molto.

Forse, terminato il mese di esercizio, continuerai a fotografare alla “vecchia maniera” ma questo esercizio ti farà scoprire tre grandi segreti:

  • le regole sono valide e molto utili a non “deragliare” dalla buona strada, almeno all’inizio del cammino fotografico,
  • le regole non vanno sempre seguite, non del tutto o non tutte insieme. Spesso è utile infrangerle, a volte addirittura doveroso,
  • il fotografo e la sua visione vengono molto prima di qualunque regola.

Se vuoi una “scorciatoia” in questo percorso, ti invito al mio corso intensivo di paesaggio. Per vedere il programma, clicca qui.

Lavoreremo proprio sugli argomenti trattati in questo articolo. Impareremo prima il flusso di lavoro “ufficiale” di un professionista del paesaggio (sono un docente Nikon School), per poi sperimentare nuove tecniche ed esercizi compositivi avanzati.

Areadomani-PhotoAcademy, che ospita il corso, è dotata di aule super attrezzate con sala proiezione e laboratorio digitale: il corso è a numero chiuso e tutti avranno un Imac sul quale esercitarsi.

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La nostra aula

E visto che paesaggio va a braccetto con “full-frame” e ottiche professionali, la scuola ti mette a disposizione per tutto il corso un corredo pro, Canon o Nikon, con tutte le ottiche necessarie, grandangolari, tele, macro e decentrabili!

Area domani attrezzatura
L’attrezzatura a disposizione degli studenti

Avanzano solo pochi posti e il corso inizia tra pochi giorni. Iscriviti subito se vuoi imparare come rendere più creative e più “tue” le tue foto di paesaggio.

Clicca su questo link per tutte le informazioni: http://www.areadomani.it/programmi/programma-del-workshop-in-fotografia-di-paesaggio/.

Di tecnica, arte e puritanesimo

La fotografia è un arte, siamo tutti d’accordo spero. Però, include una componente tecnica non indifferente. Così, il consueto scontro tra arte e tecnica nella fotografia digitale si ripresenta spesso e violentemente.

Sono sicuro che anche tu avrai amici che sanno a memoria i cataloghi delle fotocamere e degli obiettivi e che sono pronti a giudicare la superiorità di una tecnica su un’altra. Nelle loro foto nulla è mai lasciato al caso.

Sull’altro versante, un gruppo molto più sparuto è composto dagli artisti più puri. Per loro vale solo l’espressione di sé, qualsiasi regola o irrigidimento li imprigionerebbe. Loro devono solo puntare e scattare, non esiste che studino qualche manuale.

La verità è che le due devono coesistere, non contrapporsi, ma quanta tecnica e quanta arte ci devono essere nelle tue foto?

Dove nasce il problema

Il problema è che molte persone tendono ad estremizzare, a voler vedere tutto o bianco o nero. Ciò rende le cose più facili, in ogni campo.

Ma gli estremismi sono sempre sbagliati, nella vita e in fotografia. Prediligere la tecnica all’arte o una tecnica ad un’altra, o esigere che ogni foto risponda ad un insieme preciso di regole, fa perdere completamente l’aspetto artistico ed espressivo. E rende anche impossibile l’innovazione, se si è costretti a muoversi all’interno di binari prefissati da qualcuno che è venuto prima.

D’altra parte, credere alla superiorità di un’arte quasi anarchica, senza tecniche né regole, senza dover conoscere il mezzo (fotocamera, obiettivi, flash, ecc…) vuol dire affidarsi in una certa misura al caso.

La tecnica è un’ammaliante sirena

Per molti fotografi, non solo principianti, è decisamente facile cadere tra le braccia della fede nella tecnica. Essa ha il vantaggio di lasciare poche incertezze e di dare soddisfazioni piuttosto immediate.

Leggi libri e tutorial, scandagli il web, studi diligentemente e ti trovi a sapere esattamente quali testi pigiare, quali angolazioni scegliere, quali direzioni dare. Ogni foto diventa così una lista di istruzioni da eseguire, una ricetta garantita per il successo.

Infatti, una foto tecnicamente corretta è corretta oggettivamente. Se l’esposizione è corretta, la messa a fuoco è giusta, i colori non presentano dominanti, magari è rispettata qualche regola base di composizione, nessuno potrà obiettare.

Inoltre, sapere tante cose, conoscere tutte le caratteristiche dell’equipaggiamento, conoscere le tecniche, conoscere le regole, dà una soddisfazione immediata. È qualcosa che puoi sciorinare in qualsiasi conversazione con altri poveri fotografi.

Sapere tutto sulle fotocamere e sulle tecniche fotografiche non vuol dire però fare belle foto. Anche quando fai foto che ad un inesperto potrebbero sembrare belle, ad un occhio esigente potrebbero sembrare sterili, mere esecuzioni e non creazioni.

L’indeterminatezza dell’arte

Quando una foto diventa più artistica, più un’espressione di te, ti mette a disagio farla vedere a qualcuno. La bellezza nell’arte è soggettiva, qualcuno potrebbe amare i tuoi lavori, qualcun altro potrebbe disprezzarli totalmente.

Ciò crea grande insicurezza e quindi molti preferiscono tenersene lontani. Meglio limitarsi a conoscere l’attrezzatura ed eseguire le tecniche.

Inoltre, “l’artisticità” di una foto non è misurabile. Posso dire che c’è un po’ di micromosso in uno scatto, ma non che un sentimento è espresso più o meno bene. Posso affermarlo, ma devo riconoscere che è soggettivo.

Inoltre, se in pochi mesi, studiando assiduamente, puoi memorizzare tonnellate di informazioni sugli aspetti tecnici della fotografia, diventare un fotografo artistico e creativo richiede un processo di maturazione interiore richiede più tempo e maggiore partecipazione.

Allora chi vince?

Nessuno vince, la risposta invece è la seguente.

In una disciplina come la fotografia, la tecnica è fondamentale, ma deve essere accompagnato da uno sforzo artistico e creativo. La tecnica viene prima in ordine cronologico, l’arte viene prima in ordine di priorità.

Quindi, prima di tutto devi sapere usare gli strumenti: devi conoscere la tua fotocamera dentro e fuori, sapere quali pulsanti pigiare, conoscere i suoi limiti tecnici e i suoi punti di forza. Lo stesso vale per obiettivi, flash e altri strumenti, a seconda del tipo di fotografia che pratichi.

Poi devi studiare la tecnica: leggi libri, siti e frequenta corsi che ti insegnino la composizione, l’uso della luce naturale e artificiale, l’uso dei colori, i vari generi fotografici. Sii uno studente diligente e poi metti in pratica per un tempo ragionevole tutto ciò che hai imparato, fino a che non ti destreggi in maniera soddisfacente.

A questo punto saprai fare foto corrette, saprai eseguire uno scatto in un certo modo se te lo chiedono, farai anche qualche foto molto bella.

Le conoscenze tecniche sono fondamentali in qualsiasi disciplina, pensa ad un pittore che non sa come si combinano i colori, o i vari tipi di pennellate. O ad un musicista che non conosce le note, le scale e gli accordi.

Da qui avrai una base solidissima per cominciare a metterci del tuo, ad essere artistico, ad essere creativo. Potrai cominciare a rompere le regole, ora che le conosci e le sai usare. Impara a conoscere i lavori di altri autori e scopri quali risuonano di più con la tua sensibilità.

Prova ad imitarli e grazie a questo a capire come tu senti e vedi il mondo, i tuoi soggetti. Difficilmente troverai libri che ti guidino passo passo in questa fase. Più facilmente potresti trovare un mentore che ti trasmetta la sua sensibilità. Potrebbe anche bastare solamente leggere di lui (o di lei) per assimilarne i valori.

Arrivato a questo punto, potresti anche dimenticarti qualche aspetto tecnico. Non dimenticare però di aggiornarti di quando in quando. Qualche nuova tecnica ogni tanto può darti un nuovo strumento che stimoli la tua creatività.

Una parola sui puritani

Parlando di estremismi, non posso non menzionare i vari puritani della fotografia quelli che, ad esempio:

  • io uso solo la messa a fuoco manuale,
  • io uso solo l’esposizione manuale,
  • un paesaggio senza treppiede è sempre sbagliato,
  • la pellicola era meglio,
  • l’HDR fa schifo,
  • questa foto non è nitida,

Cerca di non assumere mai una posizione del genere. Ci sono foto che hanno fatto la storia (senza immortalare un evento storico) e che violano tutti i comandamenti della fotografia.

Ogni contrapposizione su assunti di questo tipo non ha senso, non c’è mai (tranne per i problemi più basilari) una risposta univoca. Impara a temere e rifuggire l’istinto di appartenenza che ti vuole far aderire ad uno o all’altro partito di puritani.

29 esercizi per gonfiare i tuoi muscoli fotografici

Se vuoi eccellere in uno sport (o semplicemente avere un fisico perfetto), sai che devi fare esercizi, ripeterli con intensità e seguendo un piano preciso. A seconda delle aree in cui vuoi migliorare, gli esercizi da fare sono diversi e cambia anche il numero di ripetizioni. Però, a forza di ripeterli sai che ti avvicinerai sempre di più al risultato che desideri.

Ebbene, se per quanto riguarda l’esercizio fisico siamo tutti d’accordo, molti non sanno, o non credono, che lo stesso discorso si può applicare anche alle attività creative ed artistiche. Quindi, si può applicare anche alla fotografia.

Hai presente quei super poteri che solo i migliori fotografi sembrano avere? La capacità di creare sempre composizioni efficaci, di individuare i soggetti migliori, di rendere bello anche ciò che è banale, di scovare la luce migliore, di usare tecniche che rendono le foto spettacolari. Ecco, queste abilità si possono imparare e soprattutto esercitare fino a che non le farai completamente tue, fino a che non sarai in grado di usarle al meglio.

In questo articolo, raccolgo quindi numerosi esercizi che ti aiuteranno a migliorare in vari ambiti della fotografia, dalla composizione, alla creatività, all’uso della luce. Cominciamo.

Army Reserve 2010 Best Warrior Competiti by DVIDSHUB, on Flickr
Creative Commons Attribution 2.0 Generic License  by DVIDSHUB

Esercizi sulla composizione

Avvicinati

Riempire l’inquadratura è una regola sempre utile ma spesso difficile da mettere in pratica. Questo esercizio serve a rendere più facile la sua applicazione.

Come si fa: individua un soggetto e fotografalo cercando di avvicinarti il più possibile. Fai in modo di riempire l’inquadratura con il soggetto, cercando ovviamente di ottenere una composizione che ti soddisfi. Puoi anche tagliare parti del soggetto.

All’inizio, concentrati sugli oggetti inanimati per non essere ostacolato dall’imbarazzo. Se riesci a passare alle persone e fotografarle da vicino, sei sicuramente ad un buon punto.

Per avvicinarti, puoi sia usare lo zoom che i tuoi piedi. Se però eviti lo zoom imparerai anche a vincere la paura di avvicinarti fisicamente alle persone che fotografi o di fare cose che ti possono mettere in imbarazzo come puntare un obiettivo addosso ad un fiore o a qualche dettaglio architettonico mentre tutti ti vedono.

Punti di vista

Soprattutto all’inizio, scattiamo la stragrande maggioranza delle foto stando in piedi e tenendo la fotocamera all’altezza degli occhi. È la posizione più naturale, ma spesso non è la migliore.

Molti soggetti di piccole dimensioni, come i fiori o gli animali ad esempio, sono fotografati al meglio da punti di vista ribassati. Allo stesso modo, alcune scene traggono beneficio da punti di vista rialzati.

Come si fa: inginocchiati, distenditi per terra o appoggia la fotocamera al suolo e usa il live view per inquadrare. Fai molte foto da questo punto di vista, impara com’è il mondo visto dal basso. Non fare foto a caso, cerca di ottenere qualcosa che ti piaccia.

Poi ripeti scegliendo un punto sopraelevato. Sali su una scala, su un albero, sua una panchina, su una terrazza e fotografa tutti dall’alto verso il basso.

Composizioni estreme

Non esiste solo la regola dei terzi. E non esistono solo le composizioni “tranquille”. Anche ne L’occhio del fotografo, Michael Freeman descrive come sfruttare posizionamenti estremi dei soggetti.

Come si fa: individua un soggetto e crea una composizione in cui lo spingi verso i bordi dell’inquadratura. Ti accorgerai di come sia necessario equilibrare questo posizionamento, per non avere una composizione sbilanciata. Per approfondire l’argomento, ti suggerisco di leggere Shoot To Thrill (in italiano).

Ripeti facendo molte foto.

Spazio negativo

Lo spazio vuoto (negativo) nella composizione ha un suo peso. Spinto all’estremo crea una composizione minimalista che può essere molto efficace.

Come si fa: crea per un certo periodo solamente foto con molto spazio negativo. Può esser il cielo, uno sfondo molto sfocato, la parete di un edificio.

Osserva quali caratteristiche devono avere i soggetti per controbilanciare lo spazio negativo affinché la foto funzioni.

Esercizi per la creatività e trovare i soggetti

Una sola lente

Questo forse l’esercizio che, insieme alle sue varianti, ho incontrato più spesso. Esso sfrutta l’imposizione di limitazioni per stimolare la creatività ma ti aiuta anche a conoscere meglio il tu equipaggiamento, in particolare gli obiettivi.

Come si fa: monta sulla fotocamera un obiettivo ed esci di casa armato solamente di quello. Meglio se si tratta di un obiettivo a focale fissa. Se però fai l’ esercizio con uno zoom, fai finta che sia un obiettivo focale fissa, non zoomare mai.

Puoi usare anche una fotocamera compatta o bridge. Comportati come se usassi un obiettivo zoom: scegli una focale e non cambiarla mai.

Fotografa ciò che preferisci come preferisci ma, per rendere l’esercizio veramente efficace, prendi nota di ciò che fai. Segnati le scelte che fai, i motivi per cui decidi di scattare una foto in un determinato modo, se il risultato ti soddisfa e perché.

Per aumentare la difficoltà, usa focali corte. Grazie ai loro effetti di compressione ed isolamento, i teleobbiettivi rendono più facile trovare composizioni soddisfacenti.

Esaurisci un soggetto

Quante foto belle si possono tirare fuori da un singolo soggetto?

Come si fa: individua un soggetto interessante e fotografalo in tutte le maniere possibili (almeno una decina). Ogni foto deve essere diversa dalle precedenti.

Alcune idee:

  • cambia punto di vista,
  • cambia lunghezza focale,
  • cambia apertura,
  • cambia tempo di posa (se il soggetto si muove),
  • cambia illuminazione,
  • cambia sfondo,
  • usa la luce artificiale.

Se trovi qualcuno abbastanza paziente, il soggetto può essere una persona, però è meglio fare tutti questi esperimenti con un oggetto.

Hula hoop

Ti ricordi l’hula hoop, quel cerchio che si faceva girare attorno ai fianchi? Ebbene, anche lui serve ai fotografi.

Come si fa: prendi un hula hoop, mettilo per terra, entraci. Da questo punto cerca di fare qualche bella foto. Più ne fai, meglio è.

In bagno

Se vuoi imparare a scovare i migliori soggetti allenati a farlo in un luogo impensabile.

Come si fa: entra in bagno e impegnati a fare il numero più alto possibile di belle foto. Ogni tecnica e lente è permessa.

Ti consiglio di concentrarti su piccoli soggetti, giocare con i tempi, usare qualche tecnica speciale come il light painting.

Fotografare emozioni

Questo è un esercizio più sofisticato, quasi psicologico.

Come si fa: scegli un’emozione e fai alcune foto che possano essere collegate ad essa. Possono essere foto che suscitano quell’emozione, che la descrivono o che vi sono legate anche solo metaforicamente.

I 100 passi

Una variante dell’esercizio dell’hula hoop, per costringerti a trovare qualcosa da fotografare dovunque tu sia.

Come si fa: impugna la fotocamera, esci di casa e fai 100 passi. Fermati a fotografare ciò che vedi dal posto in cui ti trovi.

Puoi cambiare punto di partenza e una volta fatti i 100 passi puoi spostarti lievemente. Ma non allontanarti troppo, il succo dell’esercizio sta nel cercare di trarre il massimo dal punto in cui ti trovi.

Un giorno nella vita di…

Trasformati in un reporter ed esercita le tue capacità narrative.

Come si fa: mettiti d’accordo con qualcuno e seguilo per un giorno della sua vita. Non creare però fotografie da Facebook, che servano solo a documentare cosa ha fatto e dove è stato.

Cerca di creare un reportage d’autore, con foto efficaci che raccontino veramente una storia.

In missione virtuale

Persegui uno scopo per dare un significato ai tuoi scatti.

Come si fa: fingi di essere un fotografo su commissinoe per una rivista. Inventati una consegna ed eseguila nel miglior modo possibile.

Il filo rosso

Esercitati a scovare soggetti in base ad un criterio.

Come si fa: fotografa un numero elevato di oggetti (alcune decine almeno) che siano accomunati da qualche caratteristica. Potrebbe trattarsi ad esempio di un colore, della forma, dell’altezza, del materiale, di un concetto astratto.

Non c’è più niente da fotografare qui

Impara a trovare occasioni fotografiche dove ti sembra non ce ne siano più.

Come si fa: torna in un posto che hai visitato e fotografato migliaia di volte e cerca di tirare fuori uno scatto originale. Potrebbe tornare utile cambiare lunghezza focale o punto di vista, giocare coi tempi lunghi o visitarlo di notte, ad esempio.

Ciò ti aiuterà ad imparare a trovare qualcosa da fotografare dovunque.

Copione

Copiare non è sempre sbagliato, soprattutto se è un esercizio che ti aiuta ad imparare qualcosa.

Come si fa: trova una foto che ti interessa e cerca di crearne una identica. Ti consiglio di concentrarti all’inizio su una natura morta, realizzabile con oggetti comuni.

L’esercizio è fattibile anche se si tratta di una foto che ritrae un luogo. In questo caso puoi concentrarti su luoghi vicini a dove abiti o metterlo in pratica in viaggio.

Anche i ritratti vanno bene, ma devi trovare soggetti pazienti.

Cambio di genere

Esci dalla tua zona di comfort.

Come si fa: scegli il genere fotografico che pratichi di meno e fai foto appartenenti a quel genere per qualche giorno.

Luce ed esposizione

Come passa il tempo

La luce che varia nel corso di una giornata può cambiare radicalmente la resa fotografica di un soggetto.

Come si fa: trova un soggetto ed un’inquadratura che ti piacciano. Torna a fotografare lo stesso soggetto con la stessa inquadratura una volta ogni ora per un giorno intero.

Osserva le foto e annota quali sensazioni ti suggeriscono e da cosa sono causate queste sensazioni.

Puoi allungare il limite temporale e ripetere questo esercizio nel corso di mesi, invece che di una singola giornata. Apprezzerai così l’influenza delle stagioni. Per approfondire la conoscenza dell’esposizione, ti suggerisco una serie di libri dedicati all’argomento.

Scrutare gli EXIF

Questo esercizio serve a decostruire le immagini ed è indicato soprattutto per i principianti.

Come si fa: trova su Flickr o su 500px delle immagini che ti piacciano e che dispongano dei dati EXIF. Cerca di capire come quei dati abbiano influito sulla foto.

Poi, quando l’avrai fatto un po’ di volte, allenati ad indovinare i dati EXIF guardando solo la foto.

Un giorno da manuale

Il modo manuale non è necessario in molte occasioni. Saperlo usare, però, significa aver capito ciò che ti serve della tua fotocamera e dell’esposizione.

Come si fa: metti la tua macchina fotografica in manuale e non cambiare il modo di scatto per almeno un giorno. Ovviamente, puoi estendere il periodo per allungare l’allenamento.

Non scattare a casaccio, però. Usa il triangolo dell’esposizione e i concetti sulla misurazione dell’esposizione per valutare le foto e decidere come correggerle.

La luce è tutto

Senza una bella luce una foto non funziona. Devi imparare a riconoscerla e sfruttarla.

Come si fa: impegna una sessione di fotografia (o più) a fotografare solamente la luce. Non interessarti dei soggetti, fotografa solamente i giochi che la luce fa su di essi.

Fotografa i contrasti, le ombre, la luce che filtra tra i rami, i riflessi di luce, come la luce si comporta sui vari materiali e nel corso della giornata. Rivedi poi le foto cercando di memorizzare quali sono gli effetti creati dalla luce.

La luce ti fa bella

Dimostra il valore della luce in fotografia.

Come si fa: trova un soggetto che non sia di natura bellissimo. Non serve necessariamente che sia una persona, anche perché potrebbe risultare imbarazzante. Potrebbe essere un animale umile come un piccione o un oggetto banale o rovinato.

Fai in modo che questo soggetto si trovi sotto una bella luce e fotografalo in maniera che anch’esso sembri bello.

Altri esercizi

Solo bianco e nero

Togliendo il colore da una foto, riduci gli elementi che l’occhio deve considerare e concentri l’attenzione su aspetti come la luce, la geometria, le texture.

Come si fa: se la tua fotocamera lo permette, impostala per scattare in bianco e nero, o per visualizzare le anteprime solo in bianco e nero. Scatta così per un giorno intero o più.

Osserva le foto subito dopo averle scattate e nota quali aspetti ti saltano subito all’occhio. Continua a scattare cercando di ottenere foto che rendano ottimamente in bianco e nero.

Ti abituerai così a vedere in bianco e nero e a riconoscere alcuni elementi che a colori perdono d’importanza.

Texture

Con il termine texture si indica la trama delle superfici, l’aspetto caratteristico di un materiale. La texture può essere di per sé un soggetto.

Come si fa: fai una passeggiata con la fotocamera e fotografa solamente texture. Puoi farlo sia in città che in campagna, vanno bene sia materiali naturali che artificiali.

Prendi nota di quali sono le condizioni di luce che meglio evidenziano le texture, di quali sono gli elementi che le rendono fotogeniche e di quali sensazioni ispirano.

Basta prendere polvere

Quante lenti hai nel tuo corredo? E quante ne usi per il 90% del tempo?

Come si fa: prendi un obiettivo che usi di rado, montalo sulla fotocamera e usa solo quello per fare un buon numero di foto. Ovviamente, cerca di tirare fuori il meglio da questi scatti.

Imparerai così a lavorare ad una lunghezza focale a cui non sei abituato e ad ampliare quindi la scelta di prospettiva da impiegare nelle tue foto. Inoltre, ti servirà per conoscere meglio la tua attrezzatura e, perché no, decidere se vale la pena tenerla.

I bei tempi del rullino 1

Con la pellicola, ogni scatto aveva un costo, quindi andava soppesato opportunamente. Replica la stessa situazione con la fotocamera digitale.

Come si fa: esci con la fotocamera e poni un limite al numero massimo di foto che puoi fare. Deve essere un limite piuttosto basso e commisurato alla durata dell’uscita.

Se stai fuori mezz’ora, non ha senso scegliere un limite di 100 foto, sarebbero troppo. Piuttosto scegli di farne 10.

Lo scopo, ovviamente è che le poche foto che fai siano le migliori possibili.

I bei tempi del rullino 2

Un altro limite legato all’uso della pellicola consisteva nell’impossibilità di vedere l’anteprima delle foto. Anche questo si può simulare facilmente.

Come si fa: fotografa per un po’ senza mai guardare le anteprime delle foto. Puoi anche protrarre questo comportamento per un periodo di giorni.

Senza aiuto, dovrai confidare di più nella maturità del tuo occhio e non potrai andare per tentativi. A dire il vero, potresti ancora farlo, ma sarebbero tentativi alla cieca che difficilmente porterebbero ad un miglioramento.

Un servizio da professionisti

Questo è un esercizio che può tornarti veramente utile se desideri fare il professionista in futuro.

Come si fa: chiedi a uno o più amici di prestarsi per un servizio fotografico. Informali adeguatamente di quanto tempo dovranno concederti e di cosa dovranno fare. Probabilmente non avranno voglia di farsi fotografare in mare senza essersi portati un costume…

Imita un maestro

Studiare quelli che ci hanno preceduto è un passaggio obbligato.

Come si fa: scegli un fotografo passato o attuale che ti piace. Studia attentamente le foto che più rappresentano il suo stile e identifica gli elementi che costituiscono questo stile. Poi esci e cerca di fare foto che lo imitino.

Per facilitare l’esercizio, all’inizio ti conviene scegliere un fotografo che senti affine. Inoltre, ti conviene scegliere un fotografo i cui soggetti siano a te accessibili. Non scegliere un fotografo di strada se vivi in un paese di 300 persone e ti sposti raramente.

Prova qualche tecnica speciale

Concentrati sulle tecniche speciali per ampliare il tuo arsenale.

Come si fa: scegli qualche tecnica che serve a creare “effetti speciali” e lavora solo su quella per alcuni giorni (o più). Tra le “tecniche” puoi annoverare:

  • HDR,
  • lunghe esposizioni,
  • panning,
  • timelapse,
  • foto con molto sfocato.

Conclusioni

Come vedi, gli esercizi sono molti e disparati. Per trarne il massimo beneficio ti conviene sceglierne uno solo o un paio ed applicarli ripetutamente finché non ti sembra di non poter più progredire.

Inoltre, ciascun esercizio può essere ripetuto un numero di volte a piacere. Anzi, se un singolo esercizio diventa il tuo unico modo di fotografare per una settimana o più, sicuramente ne massimizzerai l’effetto.

Oppure, puoi trasformare un esercizio in un progetto fotografico di lungo termine, come un progetto 365. Decisamente un impegno che darà i suoi frutti.

Tu quali altri esercizi conosci? Condividili con un commento!

Abbasso l’esposizione corretta, viva l’esposizione creativamente corretta!

Uno dei primi temi che hai approfondito quando hai cominciato a imparare seriamente a fotografare è stata probabilmente l’esposizione. Si tratta allo stesso tempo di un argomento complesso ma facilmente comprensibile con le giuste indicazioni.

Infatti, spesso l’esposizione viene ridotta, soprattutto per chi è agli inizi, ad una questione meramente tecnica. Una volta comprese le meccaniche del triangolo dell’esposizione, si tratta di girare le opportune ghiere e premere i pulsanti necessari, al fine di creare la combinazione corretta di valori.

Se vuoi fare un passo in più, andare oltre il livello del principiante, non devi più pensare solamente all’esposizione corretta. L’esposizione corretta, intesa come l’unica combinazione di apertura, tempo di esposizione e ISO, non esiste.

Il concetto che ti interessa, come fotografo, è quella di esposizione creativamente corretta: l’esposizione migliore per veicolare i concetti e le emozioni che hai dentro attraverso una foto.

Quest’immagine ti sembra esposta correttamente?

Cos’è un’esposizione creativamente corretta?

Un’esposizione corretta è semplicemente, come accennavo sopra, una combinazione tra i valori che compongono il triangolo dell’esposizione, che fa acquisire alla fotocamera un’immagine equilibrata in termini di livelli di luminosità, senza luci bruciate o ombre troppo chiuse (nel limite del possibile).

Di una singola scena esistono numerose esposizioni corrette. D’altronde, come saprai, ogni volta che aumenti di uno stop uno dei valori appartenenti al triangolo dell’esposizione, è sufficiente ridurre di uno stop uno degli altri due e ottenere ancora un’esposizione corretta (supponendo che quella di partenza fosse corretta).

Tra tutte queste possibili esposizioni corrette ce ne sono poche, forse solo una, creativamente corrette. Alcune favoriranno le ombre, altre favoriranno le luci, altre daranno evidenza al soggetto, altre ancora riveleranno un parte maggiore di sfondo e quindi di contesto e così via.

Inoltre, con l’esposizione potresti dare un tono specifico all’immagine. Potresti voler includere solamente toni scuri, per un’immagine low key molto cupa, o solo toni chiari per un high key etereo. Potresti intenzionalmente sottoesporre o sovraesporre, in barba a quanto dicono i manuali e l’esposimetro.

Per capire perfettamente questo concetto, guarda il video qui sotto. Mostra il famosissimo fotografo e autore Bryan Peterson che scatta diverse foto ad un suo assistente mentre salta. Ciascuna foto usa un’apertura diversa.

Siccome la fotocamera è impostata a priorità d’apertura e l’ISO è fissa, il tempo di posa varia automaticamente per garantire una giusta esposizione. Tutte le esposizioni così ottenute sono corrette, ma dal punto di vista estetico e comunicativo sono molto diverse tra loro, soprattutto agli estremi. Anche se non capisci l’inglese, la sequenza degli scatti ti fa capire bene quanto siano diverse le esposizioni corrette da un punto di vista estetico.

Ma che me ne faccio di tutti gli insegnamenti sull’esposizione?

Ovviamente, tutte le lezioni che hai letto e seguito sull’esposizione non vanno buttate via. Sapere come impostare l’esposizione sulla fotocamera, conoscere il triangolo dell’esposizione, ti permette di maneggiarne i valori come preferisci e usarli come strumenti espressivi.

Sapere come impostare un’esposizione corretta ti serve per avere un punto di partenza da cui elaborare un’esposizione creativamente corretta. Ad esempio, una volta centrato l’esposimetro nel modo manuale, sai che se vuoi intenzionalmente sottoesporre devi spostare l’indicatore a sinistra. Oppure, sai che se vuoi usare un tempo di posa particolare e mantenere un’esposizione corretta devi modificare ISO e/o apertura per riportare l’indicatore dell’esposimetro al centro.

Inoltre, sai che se vuoi esporre correttamente un punto preciso, ad esempio il soggetto, devi sapere per cosa esporre, come ti ho descritto nell’articolo L’esposizione corretta esige una buona mira.

Ora vediamo come usare creativamente gli elementi del triangolo dell’esposizione.

Come usare l’apertura creativamente

In un’esposizione creativamente corretta, l’apertura diventa principalmente lo strumento per controllare la profondità di campo, ovvero lo sfocato. Come puoi leggere nell’articolo sull’apertura, i valori più elevati, come f/16, aumentano la profondità di campo e quindi la porzione dell’immagine completamente nitida. Viceversa, valori più bassi la riducono e quindi aumentano lo sfocato.

Se vuoi una foto che mostra tutti i dettagli di una scena nitidamente, come in una foto di paesaggio, oppure descriva bene i contesto in cui si trova il soggetto principale, come in una foto di reportage, hai bisogno di maggiore nitidezza. Se vuoi invece focalizzare l’attenzione su un singolo soggetto, o su un piccolo gruppo, e nascondere il resto della scena, oppure vuoi dare un senso etereo alla foto, allora devi aumentare lo sfocato.

Da un punto di vista creativo, un’apertura ampia, quindi con valori bassi, può essere anche usata per creare magiche luci sfocate, che fanno da contorno al soggetto e abbelliscono la foto. Ne ho parlato più approfonditamente nel tutorial: Come ottenere e usare al meglio magiche luci sfocate nelle foto.

Al contrario, un’apertura stretta si può usare per tramutare le sorgenti di luce puntiformi e intense in stelle. Funziona sia con  le fonti di luce artificiale, come i lampioni per strada, sia con il sole. Per sperimentare questa tecnica, prova a spingere l’apertura fino a f/16 o più ed includi nell’inquadratura una fonte di luce intensa.

Come usare il tempo di posa creativamente

Parlando di esposizione creativamente corretta, il ruolo del tempo di esposizione è quello di congelare o sfocare il movimento. Ne hai già potuto vedere una dimostrazione del video che ho incorporato qui sopra.

Quindi, se vuoi che tutto nell’immagine che crei sia perfettamente immobile,usa un tempo di posa corto. Per congelare una persona che sta camminando, scegli 1/160s o 1/320s. Se vuoi però congelare un’azione molto più rapida, come un bambino che gioca o un evento sportivo, dovrai usare valori molto più bassi, da 1/1000s in giù.

Se vuoi invece creare il cosiddetto mosso creativo, dovrai rallentare il tempo di posa. Per mantenere riconoscibili i tratti dei soggetti nonostante l’effetto mosso, orientativi attorno ad 1/30s (a meno che i tuoi soggetti non siano molto veloci e quindi tu possa usare valori un po’ più piccoli).

Se vuoi invece creare immagini in cui oggetti e persone in movimento formino una nebbia indistinta, dovrai usare tempi molto più lunghi. Questi ti serviranno anche per trasformare i fari delle auto in scie di luce. Ovviamente, tempi così lunghi ti obbligano ad usare un treppiede.

Sull’uso creativo dei tempi lunghi ho già scritto diversi tutorial, tra cui:

L’ISO non è creativa

Tra i tre componenti del triangolo dell’esposizione, da un punto di vista creativo l’ISO è l’unica che si dimostra totalmente inutile. Aumentare l’ISO ti porta solo ad aumentare il rumore. Ogni tanto la grana in una foto ha il suo significato, però la grana da rumore digitale generalmente non è piacevole.

Considera piuttosto l’ISO come una stampella, un attrezzo da usare per permetterti di variare gli altri due valori del triangolo dell’esposizione in tranquillità, evitando una foto sottoesposta quando non è ciò che desideri.

Quindi, in generale tieni l’ISO al minimo, ma appena ti trovi a dover usare una combinazione di apertura e tempo di posa che porterebbero ad un’esposizione troppo bassa rispetto a ciò che ti serve, allora alza l’ISO.

Conclusioni

Con questo articolo ho voluto far fare un passo avanti rispetto alla situazione in cui si fermano molti fotografi principianti. Una volta appresi i fondamenti dell’esposizione non sei arrivato, hai solamente acquisito la dimestichezza e gli strumenti che ti serviranno a creare l’esposizione migliore in ciascuna tua foto.

Quindi, il procedimento è sempre lo stesso: osserva la scena, studia la luce, decidi che sensazioni vuoi descrivere, quali elementi vuoi evidenziare e quali vuoi nascondere, quale tono complessivo vuoi dare all’immagine, poi imposta l’esposizione e scatta.

Non è facile, non ti basta questo articolo per imparare a farlo, ma se tieni a mente questa procedura, se sei convinto che non esista una singola esposizione corretta per ogni foto, allora sei già sulla buona strada per essere un vero fotografo.

Potenzia il tuo Lensbaby Composer con il Lensbaby Optic Kit

In un articolo di poco tempo fa, avevo recensito un obiettivo molto particolare, il Lensbaby Composer Pro. Si tratta di un obiettivo basculante che permette di modificare il piano di messa a fuoco e quindi di “distorcere” artisticamente le foto senza ricorrere al fotoritocco.

Diversamente dai consueti obiettivi per le reflex digitali, il Lensbaby Composer è stato concepito in modo che l’ottica possa essere sostituita . Infatti, una volta acquistato obiettivo principale con l’ottica inclusa, nel mio caso quella chiamata Double Glass, puoi acquistare kit di espansione o ottiche singole per sperimentare molteplici effetti.

Io ho avuto in prova l’Optic Kit, che include tre diverse ottiche, e la lente fisheye. In questo articolo potrai apprezzare le differenze tra le varie ottiche nell’Optic Kit, grazie ad alcune foto che ho scattato.

lensbaby optic kit

Le ottiche incluse nel Lensbaby Optic Kit

Le tre ottiche incluse nel Lensbaby Optic Kit si chiamano:

  • Single Glass,
  • Plastic Optic,
  • Pinhole/Zoom Plate.

L’ottica che invece era inclusa quale Composer Pro si chiama Double Glass.

Tutte queste ottiche hanno una lunghezza focale pari a 50 mm, ma creano effetti diversi.

Ottica Double Glass

L’ottica inclusa con il Composer si contraddistingue per essere la più nitida nel punto di messa a fuoco.

Usando un’apertura di f/2.8, ho scattato la foto qui sotto. Ho tenuto l’obiettivo puntato esattamente al centro.

double glass 1

Puoi notare come il punto centrale, corrispondente al libro, risulti decisamente nitido, mentre il resto viene sfocato in maniera morbida.

Passiamo però alle altre ottiche, quelle che fanno parte dell’Optic Kit .

Ottica Single Glass

L’ottica Single Glass è stata creata per produrre un effetto simile a quello delle ottiche tipiche delle prime macchine fotografiche .

Il risultato è che anche la zona a fuoco risulta “morbida” , non precisamente nitida. Puoi apprezzare risultato delle due foto qui sotto, scattate allo stesso soggetto di prima, sempre con apertura f/2.8.

single glass-001

In questa foto l’obiettivo non è ruotato, quindi il punto di messa a fuoco si trova circa al centro, all’altezza degli occhi della statuina a sinistra. Puoi vedere che, seppure a fuoco, questa parte presenta comunque contorni molto morbidi.

single glass-002

In quest altro scatto, invece, ho ruotato l’obiettivo verso l’alto a destra, verso gli occhi della statuina di destra. Anche qui puoi notare la morbidezza della zona fuoco e come invece le parti dell’immagine più lontane dal punto di messa a fuoco risultino quasi spalmate.

Un’effetto come questo ha molti impieghi. Per esempio ne trae vantaggio la fotografia “fine art”, ma anche i ritratti, in cui puoi ottenere l’effetto etereo che talvolta si aggiunge in post-produzione o tendendo un collant davanti all’obiettivo.

Plastic Optic

Come si intuisce dal nome, quest’ottica non usa una lente di vetro, impiegate da qualsiasi altra ottica, bensì una lente di plastica. L’effetto ottenuto è simile a quello di una fotocamera giocattolo o di una Holga , una vecchia fotocamera, costruita appunto completamente in plastica, che vanta un discreto numero di appassionati.

Quest’ottica accentua l’effetto che si ottiene attraverso la Single Glass. Le immagini risultano ancora più morbide e sono caratterizzate inoltre da una discreta dose di aberrazione cromatica. Ecco un paio di altre foto d’esempio.

plastic optic-001

Usando sempre apertura f/2.8 ho immortalato gli stessi soggetti mantenendo l’obiettivo dritto al centro, puoi notare come la morbidezza sia più accentuata rispetto all’ottica precedente sull’intera superficie dell’immagine e quanto sia evidente l’alone attorno ai contorni delle figure.

plastic optic-002

Ruotando l’obiettivo verso l’alto a destra puoi vedere cosa succede nelle zone fuori fuoco. La spalmatura, che era già visibile con la Single Glass, qui viene decisamente più accentuata e le forme diventano quasi irriconoscibili .

Pinhole/Zone Plate Optic

Il pinhole in italiano è detto anche foro stenopeico. La stenoscopia è un procedimento fotografico in cui l’immagine non viene ottenuta attraverso una lente ma attraverso un piccolo buco posto davanti al sensore.

Attraverso questo procedimento si ottengono immagini uniformemente morbide a qualsiasi distanza dalla fotocamera si trovino gli oggetti fotografati. La profondità di campo infatti è molto elevata.

L’ottica ha, appunto un piccolo foro che corrisponde ad un’apertura pari a f/177 (!). Spostando un semplice interruttore meccanico, viene coperto questo foro e scoperto un altro che corrisponde ad un’apertura di f/19.

Questo secondo foro serve a usare il procedimento detto delle lamine a zona (zone plate in inglese). Questo procedimento comporta un effetto simile a quello che si può ottenere grazie al foro stenopeico, con il vantaggio che l’apertura decisamente più ampia (rispetto a f/19) permette tempi di esposizione più brevi.

Infatti, per poter usare quest’ottica è assolutamente necessario usare tempi nell’ordine delle decine di secondi o addirittura dei minuti , a seconda della quantità di luce disponibile. Assolutamente necessario è l’impiego di un treppiede.

Nelle due immagini che seguono puoi apprezzare l’effetto ottenuto prima usando il pinhole e poi il zone plate. Nel primo caso, ho dovuto accendere la luce nella stanza perché il tempo di esposizione richiesto diventava eccessivamente lungo.

pinhole-001

zone plate-001

Vedi come l’effetto sia simile anche se il zone plate produce un alone molto più evidente. Utile per creare immagini dall’aspetto etereo.

Come cambiare le ottiche del Lensbaby Composer

Il sistema di scambio delle ottiche è decisamente ingegnoso. Per sbloccare l’ottica inserita nell’obiettivo, si usa il coperchio del contenitore dell’ottica da inserire. Ho realizzato un breve video per mostrarti quanto sia facile.

Il mio giudizio

Puoi leggere il mio giudizio generale sul Lensbaby Composer, molto positivo, nella recensione che ho pubblicato poco tempo fa. Qui ti riporto invece le mie impressioni riguardo all’Optic Kit.

La mia valutazione generale è strettamente legata al prezzo a cui puoi acquistare il kit, ovvero un centinaio di euro. Per questa cifra, ritengo sia un’aggiunta interessante al Composer.

Le ottiche sono tre, ma in realtà gli effetti sono quattro, perchè il Pinhole/Zone Plate ha una doppia funzione. Quindi, per una cifra che nell’ambito fotografico è da considerarsi bassa, ti porti a casa gli strumenti per sperimentare e creare per molto tempo.

L’ottica che mi è piaciuta di più tra le tre è la Plastic Optic. Ho apprezzato l’effetto molto marcato, che trasforma radicalmente le immagini.

Non ho avuto modo di testare la Pinhole con calma, come questa richiede. Però so che questo procedimento è molto diffuso, tutti i blog prima o poi ne parlano.

In definitiva, se hai bisogno di nuovi stimoli e ti va di fare una fotografia diversa, un po’ sregolata, sicuramente più artistica, ti consiglio questo l’Optic Kit. Ad un prezzo contenuto aumenterai di molto le opportunità fornite dal tuo obiettivo Lensbaby.

Dipingere con i tempi di esposizione lunghi

scattare con lunghi tempi di esposizione

Come fotografi sviluppiamo spesso un sacro timore dei tempi di esposizione lunghi. Quando per ottenere la giusta esposizione sarebbe necessario un tempo superiore ad 1/60, al massimo 1/30 di secondo, non avendo a disposizione un flash in molte occasioni rinunciamo a scattare.

Talvolta accade perché non abbiamo con noi o non possiamo usare un treppiede e quindi le foto verrebbero mosse a causa delle vibrazioni impresse alla fotocamera dalla mano. Altre volte perché sarebbe impossibile congelare l’azione di soggetti in movimento (come nella fotografia sportiva).

Ciò che non è ovvio per molti è che i tempi di esposizione lunghi (o lenti, che dir si voglia) forniscono anche utili strumenti creativi. In questo articolo vediamo come tempi di esposizione lunghi possono aiutarti a creare effetti creativi nei tuoi scatti.

Di cosa stiamo parlando?

Avevo già accennato a questo argomento nell’articolo sullo zooming. Questa tecnica consiste nell’usare un tempo di esposizione lungo e zoomare mentre si preme il pulsante di scatto. Si ottengono così scatti dal forte dinamismo, anche fotografando soggetti immobili.

Analogamente, puoi ottenere interessanti effetti speciali muovendo la fotocamera mentre scatti. Sì, hai capito bene, proprio il contrario di ciò che si cerca di evitare quando si fotografa a mano libera.

Gli effetti che si possono ottenere sono molteplici. Si va da composizioni astratte di colori, a immagini dall’aspetto etereo, all’aggiunta di una sensazione di movimento. Ecco qualche esempio:

 

 

 

Come impostare la fotocamera

Ovviamente, l’impostazione più importante è il tempo di esposizione. Per avere un effetto apprezzabile devi usare tempi non più veloci di 1/2s. Ti troverai più probabilmente a salire verso il secondo o più.

Per poter controllare il tempo di esposizione, dovrai usare il modo di scatto a priorità di tempi o il modo manuale. Nel primo caso l’apertura sarà selezionata automaticamente dalla fotocamera, nel secondo dovrai impostarla tu.

L’ISO va impostata al minimo valore permesso dalla fotocamera. In questo modo, se usi il modo manuale, dovrai determinare solo l’apertura. Ovviamente impostala in maniera da avere un’esposizione corretta, secondo il triangolo dell’esposizione.

Un tempo di esposizione lungo comporta l’acquisizione di una elevata quantità di luce, quindi serve un’apertura di ampiezza ridotta. Probabilmente dovrai usare i valori più spinti, come f/16, f/22 o oltre.

Ciò comporta l’aumento della profondità di campo, ma molte volte non sarà un problema, visto che la foto risulterà mossa e i dettagli quindi confusi.

Attenzione alla sovraesposizione

Il rischio maggiore di questa tecnica consiste nell’ottenere foto troppo sovraesposte, foto in cui gran parte dell’immagine risulta totalmente bianca. Ciò è dovuto ovviamente al tempo di esposizione lungo.

Per evitare questo problema, meglio scegliere soggetti poco illuminati. Vanno molto bene soggetti al coperto oppure, se ti trovi all’aperto, sfrutta le ore con poca luce e le zone ombreggiate.

Anche in questo caso, come nel caso dell’effetto seta, può tornare molto utile un filtro ND, che si avvita sul frontale dell’obiettivo e riduce la luce in ingresso. Con filtri ND che riducono la luce di diversi stop, è facile scattare con qualsiasi tempo di esposizione, indipendentemente dalla quantità di luce disponibile.

Sta tutto nel movimento

Una volta impostata la fotocamera, la procedura è molto semplice:

  1. inizia a muovere la fotocamera,
  2. premi il pulsante di scatto (sentirai l’otturatore aprirsi),
  3. attendi che l’otturatore si richiuda,
  4. smetti di muovere la fotocamera.

Il passo 3 ha senso solo quando il tempo di esposizione è maggiore o uguale a un secondo. Con tempi più corti non ti accorgerai dell’intervallo di tempo tra l’apertura e la chiusura dell’otturatore.

L’effetto che otterrai dipenderà sicuramente dal tempo di esposizione ma soprattutto dal tipo di movimento che farai fare alla fotocamera. Potrai:

  • ruotare la fotocamera lungo un cerchio immaginario,
  • muoverla in su e in giù,
  • muoverla a destra e a sinistra,
  • ruotare la fotocamera su se stessa, usando l’obiettivo come un perno immaginario.

Buoni risultati si ottengono ad esempio quando il movimento è molto rapido, come un tremore. Torna utile anche usare il prefocusing, per mettere a fuoco prima di cominciare il movimento ed evitare che la fotocamera non scatti in cerca di un punto da mettere a fuoco.

Come avrai immaginato, l’effetto che si ottiene è un po’ casuale. L’unico modo per imparare a gestire bene questa tecnica è sperimentare, per imparare a prevedere i risultati.

Quindi prova a variare tempo di esposizione, tipo di movimento, ampiezza del movimento e velocità. Tutte queste variabili concorreranno ai risultati più disparati.

Quali soggetti?

Alcuni soggetti si prestano meglio di altri a questo “giochino”. Sono da preferire i colori molto variegati, perché zone di colore diverso formano scie con il movimento.

Buoni soggetti facilmente reperibili sono:

  • fiori,
  • alberi in autunno, prima che le foglie siano cadute,
  • luoghi affollati con persone vestite in maniera colorata,
  • fonti di luce numerose (ad esempio una strada di città o un albero di Natale.

Ovviamente, tutti i soggetti con caratteristiche simili a questi sono altrettanto buoni.

Aumenta le occasioni per buone foto

Per quanto insolita, questa tecnica aumenta le possibilità fotografiche. Quando la luce è troppo poca o brutta, quando il soggetto è troppo chiassoso o banale, aggiungendo un po’ di moto potresti ottenere uno scatto interessante dove normalmente non ne avresti avuto nessuno.

Un autore che punta molto sull’uso creativo del tempo di esposizione è Bryan Peterson, che ha scritto un intero libro su questo argomento: Understanding Shutter Speed.

Un’ultima curiosità. L’applicazione estrema di questa tecnica è detta “camera toss” ovvero “lancio della fotocamera”, puoi intuire di cosa si tratta. Trovi un intero gruppo su Flickr dedicato a questa pazzia: Camera toss Flickr group.

Allenare l’occhio fotografico limitando le possibilità

Più la tecnologia evolve, più le fotocamere digitali ci aiutano a ottenere foto sempre migliori.

La tecnologia ci dà una grossa mano nell’ottenere colori vividi e realistici, nel creare foto estremamente nitide e dettagliate, nell’evitare foto mosse, nel calcolare la corretta esposizione.

Una componente della fotografia in cui invece la tecnologia non può sostituirsi all’uomo è la composizione.

Nessun algoritmo, per quanto sofisticato, può, al momento dello scatto o in post produzione, migliorare una composizione povera o creare la composizione migliore per una determinata scena.

Quando commentiamo la bella foto di un fotografo che conosciamo, dicendogli: “Tu sì che hai occhio!“, ci complimentiamo proprio con la sua capacità di creare delle belle composizioni, delle composizioni efficaci.

Questa è un’abilità che non viene solo dal talento, ma deve essere opportunamente esercitata.

Numerosissimi sono gli esercizi e le routine che un fotografo può mettere in pratica per migliorare gradualmente la propria visione, il proprio occhio fotografico.

In questo articolo vediamo un esercizio che ho trovato spesso consigliato, ad esempio dal fotografo David duChemin.

L’esercizio

L’esercizio è il seguente:

  • prendi la tua fotocamera;
  • se hai una reflex scegli un obiettivo da montare sulla fotocamera;
  • esci di casa e vai a spasso in città o in campagna;
  • scegli una lunghezza focale: se hai una reflex con un obiettivo zoom imposta la lunghezza focale e non cambiarla mai, se hai una compatta digitale scegli un livello di zoom e non cambiarlo;
  • scegli un soggetto (approfondiamo questo punto più in basso);
  • fino al termine della tua escursione fotografica, fotografa unicamente il soggetto scelto alla lunghezza focale scelta.

La necessità aguzza l’ingegno

Il concetto alla base di questo esercizio sta nel limitare le opzioni a nostra disposizione per costringere l’occhio ad arrangiarsi, a trovare soluzioni creative.

Come avevo già introdotto nell’articolo sugli obiettivi a focale fissa, molti fotografi consigliano di utilizzare questi obiettivi anche in quanto essi possono aiutare nello sviluppare la propria sensibilità, il proprio occhio fotografico.

Quando si usa uno di questi obiettivi, sostanzialmente si mette in pratica proprio l’esercizio appena descritto.

La creatività è una componente fondamentale per riuscire nella fotografia e questo esercizio costringe ad essere creativi ponendosi dei limiti. Anche al di fuori dell’ambito fotografico, riuscire a superare i limiti con soluzioni creative è sempre un ottimo modo di allenare la creatività.

Per capire quanto ciò sia efficace, basta immaginare alcune situazioni che possono capitarci nella vita quotidiana. Ad esempio, quando abbiamo il frigo semivuoto e dobbiamo cercare di preparare una cena con quello che abbiamo, in questi casi possono nascere ricette magari poco raffinate ma sorprendenti.

Oppure, quando si rompe qualcosa e ci attrezziamo per aggiustarlo o sostituirlo almeno temporaneamente con quello che abbiamo in casa.

Spesso, quello che impariamo ogni volta che dobbiamo arrabattarci per trovare una soluzione, ci arricchisce e ci fornisce nuovi strumenti per risolvere problemi simili ma anche per inventare altre soluzioni creative in futuro.

Un’altra utilità cruciale di questo esercizio è quella di abituarci a vedere attraverso una precisa lunghezza focale.

Ripetendo l’esercizio usando diverse di lunghezze focali, ovvero diversi livelli di zoom, a lungo andare ci renderemo conto di quali alterazioni queste imprimono alla prospettiva, di come influiscono sulla profondità di campo, di come influiscono sull’angolo visivo.

Conoscere questi aspetti ci renderà molto più efficaci nella scelta dell’equipaggiamento da usare per le nostre foto.

Infine, limitarsi ad un singolo soggetto ci permetterà di diventare esperti nel fotografare quel soggetto: diventeremo quindi più efficienti a trovare soggetti di quel tipo, capiremo meglio da quali angolazioni fotografarli, impareremo in quali momenti del giorno è meglio fotografarli, eccetera.

Focalizzandosi di volta in volta su un soggetto diverso, accumuleremo un repertorio di soggetti di cui saremo diventati via via esperti.

Come decidere quale soggetto fotografare

A mio parere, la parte difficile di questo esercizio è la scelta del soggetto. Innanzitutto bisogna rendersi conto che per soggetto non si intende un particolare oggetto o una particolare persona ma potrebbe essere anche un concetto, un fenomeno, un colore e molto altro. Un soggetto potrebbe essere un fiore, un animale, ma potrebbero essere anche le riflessioni, attività umane, numeri, materiali, eccetera. Inoltre, possiamo scegliere un soggetto generico oppure andare più nel dettaglio. Possiamo quindi decidere di fotografare tutti i fiori o solo fiori selvatici oppure solo fiori di un determinato colore o un singolo tipo di fiore e così via.

Importante è decidere un soggetto che non sia troppo difficile da trovare nei luoghi in cui andremo a fare le nostre foto, altrimenti l’esercizio diventa una prova di caccia al tesoro.

Quindi, se ci muoviamo in città evitiamo i soggetti che hanno a che fare con la fauna o la vegetazione, mentre se usciamo a fotografare in campagna evitiamo di scegliere come soggetto le persone, i manufatti, i veicoli, eccetera.

E adesso, al lavoro!

Questo esercizio può sembrare una forzatura, ma le sue potenzialità sono evidenti.

Prova a metterlo in pratica la prossima volta che esci a fotografare e poi fammi sapere com’è andata nella sezione dei commenti.

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