La fotografia nei film: 10 lezioni dal grande schermo

La fotografia nei film: 10 lezioni dal grande schermo

Qualunque sia il tuo livello fotografico, esiste una regola generale che dovresti tenere sempre bene in mente: è possibile migliorare le tue capacità non solo attraverso corsi e libri dedicati, ma anche da altre arti. 

Per esempio, hai mai pensato che studiare bene la fotografia nei film potrebbe insegnarti moltissimo?

La cinematografia di alto livello è sempre un connubio ben riuscito di sceneggiatura, regia, interpretazioni, colonna sonora, costumi e, appunto, fotografia. Non a caso gli stessi Oscar (ma non solo), prevedono premi per le diverse categorie che ti ho appena citato.

In realtà esistono dei veri e propri maestri della fotografia cinematografica. Vittorio Storaro è il rappresentante italiano più famoso e premiato. Ma anche personaggi con Arthur Miller, Ruttemberg, Shamroy hanno fatto la storia della fotografia cinematografica.

Ma cosa c’è da imparare, guardando un film la cui fotografia è particolarmente curata? Molto più di quanto credi. Te lo spiego più avanti.

Proprio Vittorio Storaro, in un’intervista, afferma: “Chi decide la composizione dell’immagine? Certo lo spazio è deciso dal regista, certo lo spazio è riempito da quel numero di coautori, come lo scenografo, il costumista, il montatore, l’attore, eccetera, ma chi dà il modo di vedere, credo sia essenzialmente colui che in questo momento chiamiamo direttore della fotografia”.

In pratica, il direttore della fotografia decide come tu vedrai una scena pensata da altri. Decide come illuminare la scena e come inquadrare. Decide che obiettivi usare e quale sarà l’apertura di diaframma da utilizzare. Tutti fattori fondamentali per la buona riuscita di una fotografia.

Ecco che, quindi, guardare con “occhi analitici” la fotografia nei film può aiutarti tantissimo a trovare ispirazioni nuove. Inquadrature innovative o illuminazioni suggestive possono arricchire il tuo background molto più che studiare dei manuali sull’argomento.

Un film, infatti, è decisamente più semplice da ricordare rispetto ad un manuale o ad un tutorial. E diciamolo: è anche molto più piacevole.

Ma quali film guardare? Ovviamente alcuni hanno un livello fotografico più alto di altri. Un ottimo punto di partenza è la lista dei premi Oscar alla fotografia.

Se non hai tempo o voglia di guardarli tutti (anche perchè sono tantissimi), qui ti propongo una lista di dieci titoli che, a mio avviso, non dovrebbero mancare dalla tua cineteca.

Ho scelto di privilegiare i film più recenti perché hanno una “visione fotografica” più vicina ai giorni nostri.

Unica eccezione per “Barry Lindon” di Stanley Kubrick, uscito nelle sale oltre 40 anni fa. Il motivo? Kubrick era anche un grande fotografo e tutti i suoi film, indistintamente, sono dei veri e propri manuali sulla fotografia.

Ma ecco la mia lista dei 10 film che possono migliorarti come fotografo.

Barry Lyndon

Come ti ho spiegato sopra, dovresti guardare tutti i film di Stanley Kubrick, perché impareresti da ognuno di essi.

Stanley Kubrick, infatti, era un vero e proprio maniaco della fotografia. Era sempre lui in prima persona a decidere le migliori inquadrature, coadiuvato dai vari direttori della fotografia.

Barry Lyndon è un film di guerra, del 1975, ma probabilmente è anche il punto esteticamente più alto della fotografia di Kubrick.

Favolose le inquadrature dei soldati sui campi di battaglia, ma soprattutto strepitosa la luce naturale utilizzata. In Barry Lyndon, infatti, molte scene a luce di candela vennero girate senza l’ausilio di luce artificiale.

A tale scopo, venne utilizzato uno straordinario obiettivo Carl Zeiss con apertura minima di diaframma pari a 0.7. (esattamente uno Zeiss Planar 50mm f/0.7). Un obiettivo allora utilizzato esclusivamente dalla NASA e che, ancora oggi, detiene il primato di obiettivo più luminoso della storia.

Hugo Cabret

Il film di Martin Scorsese, del 2011, è tratto da un romanzo di Brian Selznick del 2007. In realtà è un film in 3D, quindi per apprezzare appieno la sua straordinaria fotografia bisognerebbe vederlo in quella versione.

Narra la storia di un orfano dodicenne che vive nascosto in una stazione ferroviaria a Parigi degli anni trenta e del suo rapporto con un vecchio automa.

È un film dalla fotografia curatissima e “fiabesca” che rende la sua visione davvero unica. Se sei appassionato di color grading, questo è un film che non dovresti perderti.

The Grand Budapest Hotel

Uscito nelle sale italiane nel 2014, Grand Budapest Hotel è un film diretto da Wes Anderson. La trama si sviluppa intorno alle vicissitudini di un hotel situato in un non ben precisato stato europeo comunista.

Il film è veramente bizzarro, ma è anche un eccezionale trattato di composizione fotografica. Le inquadrature sono spesso perfettamente simmetriche, ma anche l’uso dei colori è studiato alla perfezione, privilegiando l’uso dei colori complementari.

The Millionaire

Nel 2008, anno della sua uscita nelle sale, fu il vero fenomeno cinematografico dell’anno. Diretto dal regista Danny Boyle, racconta la partecipazione di un ragazzo di Mumbay alla versione indiana di “Chi vuol essere milionario?”.

Nella notte degli Oscar fece incetta di statuette (ben 8 su 10 nomination) tra cui, appunto, quella sulla fotografia.
Lo scenario (l’India) è uno dei più abusati dai grandi fotoreporter. In questo film, però, il segno distintivo è l’utilizzo “sporco” della camera da presa.

Molte inquadrature, infatti, sono state girate appositamente storte. Questo regala una straordinaria dinamicità ad alcune scene che, altrimenti, sarebbero risultate decisamente più statiche.

Se vuoi sviluppare un nuovo punto di vista nella tua fotografia, questo è un film da studiare attentamente.

Vita di Pi

Altro premio Oscar per la fotografia a questo film del 2012, anch’esso ambientato in India. Racconta la straordinaria vita di Piscine Molitor Patel, detto Pi, diciassettenne indiano.

Il film è denso di paesaggi mozzafiato e coloratissimi, mai banali. Anche le scene più concitate, estremamente dinamiche, sono girate con una cura fotografica di altissimo livello.

Alcuni frame sono delle meravigliose fotografie. Scatti che qualunque fotografo avrebbe voluto fotografare.

Ogni cosa è illuminata

Si tratta della trasposizione cinematografica dell’omonimo libro autobiografico in cui Jonathan Safran Foer racconta il suo viaggio, fisico e spirituale, sulle orme del nonno, costretto ad emigrare dall’Ucraina agli Stati Uniti durante il periodo nazista.

Stranamente bistrattato dalla critica, con nessun premio o nomination di rilievo, è un film che consiglio a tutti di vedere. Una storia profondamente spirituale ma estremamente dinamica e, a tratti, anche comica.

Ho trovato la fotografia di questo film eccezionale. Nelle scene di interni la composizione non è mai casuale. Spesso si fa uso delle cornici, mentre negli esterni i paesaggi sono minimali ma coloratissimi.

Altra caratteristica è l’uso ricorrente al ritratto ambientato, con inquadrature spesso dal basso.

Chi ama la fotografia “pulita”, qui può trovare grande ispirazione.

The Aviator

Candidato a 11 premi Oscar nel 2004, alla fine si aggiudicò solo premi “minori”, tra cui quello per la fotografia.

Anche questo film è diretto da Martin Scorsese (sempre attentissimo alla fotografia delle sue pellicole), in coppia con il fidato e pluripremiato Robert Richardson nel ruolo di direttore della fotografia.

Oltre alle fantastiche inquadrature, merita estrema attenzione la cura del colore. Ad esempio, nei primi 50 minuti di film, tutta la pellicola appare nei soli toni del rosso e del blu ciano. Questo è servito a dare un look vintage che richiamava i primi film a colori.

In tutto il film, comunque, le variazioni di colore vengono usate ad arte per dare una collocazione storico temporale agli eventi.

A proposito di Richardson, infine, ti consiglio di inserire nella tua videoteca gran parte dei suoi film. Sotto l’aspetto fotografico, sono tutti dei veri capolavori.

The Tree of Life

Emmanuel Lubezki, detto “Chivo”, al momento è probabilmente il top della fotografia cinematografica mondiale. Unico nella storia a vincere 3 Oscar consecutivamente (2014, 2015 e 2016, rispettivamente per Gravity, Birdman e Revenant).

Probabilmente l’avrebbe meritato anche per “The Tree of Life – L’albero della vita”, del 2011. Dovette però inchinarsi davanti a Hugo Cabret.

È un film che ti segnalo perché, a mio avviso, la sua fotografia è molto varia. Si passa da paesaggi minimali a interni a luce soffusa, da ambientazioni oniriche a punti di ripresa azzardati e innovativi. Ricorrente anche l’uso delle ombre per creare scene di grande impatto visivo.

Al suo interno, insomma, puoi trovarci un vero e proprio manuale di fotografia.

Silence

Ancora Martin Scorsese, stavolta con l’ausilio del direttore della fotografia Rodrigo Prieto. Il film è recentissimo (2017) ma, in realtà, è passato un po’ in sordina tra il grande pubblico.

Solo una nomination per gli Oscar, ma la sua visione potrebbe donarti fantastiche ispirazioni.

Quel che più mi ha affascinato è stato l’uso della temperatura colore “alterata” per scandire determinati momenti della storia. In generale, però, le inquadrature lasciano spesso a bocca aperta, grazie ad un uso sapiente della composizione fotografica.

Ti consiglio di vederlo più e più volte. È così denso di ottime inquadrature, che difficilmente riuscirai ad apprezzarne tutto il loro valore al primo colpo.

The Hateful Eight

Quentin Tarantino torna a lavorare con il direttore della fotografia Robert Richardson, confezionando questo western dalle trovate fotografiche davvero originali.

Film del 2015, per la sua realizzazione è stata utilizzata una pellicola da 70 mm e lenti antropomorfiche Panavision con un rapporto 2.75:1 (quindi particolarmente panoramiche).

Il risultato è un film che si può davvero apprezzare solo al cinema, con paesaggi mozzafiato dai colori molto saturi. Ricorrente anche l’uso di silhouette, per una visione davvero suggestiva.

Molte scene del film sono in slow motion, l’ideale per apprezzare la bontà della composizione.

Conclusioni

Trovare ispirazione dalla fotografia cinematografica, oltre che utile, è anche molto divertente.

Ti ho segnalato una lista di film che mi hanno particolarmente colpito, ma naturalmente l’elenco potrebbe essere lunghissimo.

Se vuoi andare oltre questa lista, rimanendo sui film più attuali, puoi guardarti gli altri film di direttori della fotografia come i citati Emmanuel Lubezki, Robert Richardson e Vittorio Storaro.

Ma anche Janusz Kamiński (18 film con Steven Spielberg) e Roger Deakins (abituale collaboratore dei fratelli Coen) sono dei veri fuoriclasse.

Il mio consiglio è di riguardarti più volte lo stesso film, per non farti sfuggire nessun dettaglio.

E tu hai qualche film particolare da segnalare? Scrivilo nei commenti.

29 esercizi per gonfiare i tuoi muscoli fotografici

Se vuoi eccellere in uno sport (o semplicemente avere un fisico perfetto), sai che devi fare esercizi, ripeterli con intensità e seguendo un piano preciso. A seconda delle aree in cui vuoi migliorare, gli esercizi da fare sono diversi e cambia anche il numero di ripetizioni. Però, a forza di ripeterli sai che ti avvicinerai sempre di più al risultato che desideri.

Ebbene, se per quanto riguarda l’esercizio fisico siamo tutti d’accordo, molti non sanno, o non credono, che lo stesso discorso si può applicare anche alle attività creative ed artistiche. Quindi, si può applicare anche alla fotografia.

Hai presente quei super poteri che solo i migliori fotografi sembrano avere? La capacità di creare sempre composizioni efficaci, di individuare i soggetti migliori, di rendere bello anche ciò che è banale, di scovare la luce migliore, di usare tecniche che rendono le foto spettacolari. Ecco, queste abilità si possono imparare e soprattutto esercitare fino a che non le farai completamente tue, fino a che non sarai in grado di usarle al meglio.

In questo articolo, raccolgo quindi numerosi esercizi che ti aiuteranno a migliorare in vari ambiti della fotografia, dalla composizione, alla creatività, all’uso della luce. Cominciamo.

Army Reserve 2010 Best Warrior Competiti by DVIDSHUB, on Flickr
Creative Commons Attribution 2.0 Generic License  by DVIDSHUB

Esercizi sulla composizione

Avvicinati

Riempire l’inquadratura è una regola sempre utile ma spesso difficile da mettere in pratica. Questo esercizio serve a rendere più facile la sua applicazione.

Come si fa: individua un soggetto e fotografalo cercando di avvicinarti il più possibile. Fai in modo di riempire l’inquadratura con il soggetto, cercando ovviamente di ottenere una composizione che ti soddisfi. Puoi anche tagliare parti del soggetto.

All’inizio, concentrati sugli oggetti inanimati per non essere ostacolato dall’imbarazzo. Se riesci a passare alle persone e fotografarle da vicino, sei sicuramente ad un buon punto.

Per avvicinarti, puoi sia usare lo zoom che i tuoi piedi. Se però eviti lo zoom imparerai anche a vincere la paura di avvicinarti fisicamente alle persone che fotografi o di fare cose che ti possono mettere in imbarazzo come puntare un obiettivo addosso ad un fiore o a qualche dettaglio architettonico mentre tutti ti vedono.

Punti di vista

Soprattutto all’inizio, scattiamo la stragrande maggioranza delle foto stando in piedi e tenendo la fotocamera all’altezza degli occhi. È la posizione più naturale, ma spesso non è la migliore.

Molti soggetti di piccole dimensioni, come i fiori o gli animali ad esempio, sono fotografati al meglio da punti di vista ribassati. Allo stesso modo, alcune scene traggono beneficio da punti di vista rialzati.

Come si fa: inginocchiati, distenditi per terra o appoggia la fotocamera al suolo e usa il live view per inquadrare. Fai molte foto da questo punto di vista, impara com’è il mondo visto dal basso. Non fare foto a caso, cerca di ottenere qualcosa che ti piaccia.

Poi ripeti scegliendo un punto sopraelevato. Sali su una scala, su un albero, sua una panchina, su una terrazza e fotografa tutti dall’alto verso il basso.

Composizioni estreme

Non esiste solo la regola dei terzi. E non esistono solo le composizioni “tranquille”. Anche ne L’occhio del fotografo, Michael Freeman descrive come sfruttare posizionamenti estremi dei soggetti.

Come si fa: individua un soggetto e crea una composizione in cui lo spingi verso i bordi dell’inquadratura. Ti accorgerai di come sia necessario equilibrare questo posizionamento, per non avere una composizione sbilanciata. Per approfondire l’argomento, ti suggerisco di leggere Shoot To Thrill (in italiano).

Ripeti facendo molte foto.

Spazio negativo

Lo spazio vuoto (negativo) nella composizione ha un suo peso. Spinto all’estremo crea una composizione minimalista che può essere molto efficace.

Come si fa: crea per un certo periodo solamente foto con molto spazio negativo. Può esser il cielo, uno sfondo molto sfocato, la parete di un edificio.

Osserva quali caratteristiche devono avere i soggetti per controbilanciare lo spazio negativo affinché la foto funzioni.

Esercizi per la creatività e trovare i soggetti

Una sola lente

Questo forse l’esercizio che, insieme alle sue varianti, ho incontrato più spesso. Esso sfrutta l’imposizione di limitazioni per stimolare la creatività ma ti aiuta anche a conoscere meglio il tu equipaggiamento, in particolare gli obiettivi.

Come si fa: monta sulla fotocamera un obiettivo ed esci di casa armato solamente di quello. Meglio se si tratta di un obiettivo a focale fissa. Se però fai l’ esercizio con uno zoom, fai finta che sia un obiettivo focale fissa, non zoomare mai.

Puoi usare anche una fotocamera compatta o bridge. Comportati come se usassi un obiettivo zoom: scegli una focale e non cambiarla mai.

Fotografa ciò che preferisci come preferisci ma, per rendere l’esercizio veramente efficace, prendi nota di ciò che fai. Segnati le scelte che fai, i motivi per cui decidi di scattare una foto in un determinato modo, se il risultato ti soddisfa e perché.

Per aumentare la difficoltà, usa focali corte. Grazie ai loro effetti di compressione ed isolamento, i teleobbiettivi rendono più facile trovare composizioni soddisfacenti.

Esaurisci un soggetto

Quante foto belle si possono tirare fuori da un singolo soggetto?

Come si fa: individua un soggetto interessante e fotografalo in tutte le maniere possibili (almeno una decina). Ogni foto deve essere diversa dalle precedenti.

Alcune idee:

  • cambia punto di vista,
  • cambia lunghezza focale,
  • cambia apertura,
  • cambia tempo di posa (se il soggetto si muove),
  • cambia illuminazione,
  • cambia sfondo,
  • usa la luce artificiale.

Se trovi qualcuno abbastanza paziente, il soggetto può essere una persona, però è meglio fare tutti questi esperimenti con un oggetto.

Hula hoop

Ti ricordi l’hula hoop, quel cerchio che si faceva girare attorno ai fianchi? Ebbene, anche lui serve ai fotografi.

Come si fa: prendi un hula hoop, mettilo per terra, entraci. Da questo punto cerca di fare qualche bella foto. Più ne fai, meglio è.

In bagno

Se vuoi imparare a scovare i migliori soggetti allenati a farlo in un luogo impensabile.

Come si fa: entra in bagno e impegnati a fare il numero più alto possibile di belle foto. Ogni tecnica e lente è permessa.

Ti consiglio di concentrarti su piccoli soggetti, giocare con i tempi, usare qualche tecnica speciale come il light painting.

Fotografare emozioni

Questo è un esercizio più sofisticato, quasi psicologico.

Come si fa: scegli un’emozione e fai alcune foto che possano essere collegate ad essa. Possono essere foto che suscitano quell’emozione, che la descrivono o che vi sono legate anche solo metaforicamente.

I 100 passi

Una variante dell’esercizio dell’hula hoop, per costringerti a trovare qualcosa da fotografare dovunque tu sia.

Come si fa: impugna la fotocamera, esci di casa e fai 100 passi. Fermati a fotografare ciò che vedi dal posto in cui ti trovi.

Puoi cambiare punto di partenza e una volta fatti i 100 passi puoi spostarti lievemente. Ma non allontanarti troppo, il succo dell’esercizio sta nel cercare di trarre il massimo dal punto in cui ti trovi.

Un giorno nella vita di…

Trasformati in un reporter ed esercita le tue capacità narrative.

Come si fa: mettiti d’accordo con qualcuno e seguilo per un giorno della sua vita. Non creare però fotografie da Facebook, che servano solo a documentare cosa ha fatto e dove è stato.

Cerca di creare un reportage d’autore, con foto efficaci che raccontino veramente una storia.

In missione virtuale

Persegui uno scopo per dare un significato ai tuoi scatti.

Come si fa: fingi di essere un fotografo su commissinoe per una rivista. Inventati una consegna ed eseguila nel miglior modo possibile.

Il filo rosso

Esercitati a scovare soggetti in base ad un criterio.

Come si fa: fotografa un numero elevato di oggetti (alcune decine almeno) che siano accomunati da qualche caratteristica. Potrebbe trattarsi ad esempio di un colore, della forma, dell’altezza, del materiale, di un concetto astratto.

Non c’è più niente da fotografare qui

Impara a trovare occasioni fotografiche dove ti sembra non ce ne siano più.

Come si fa: torna in un posto che hai visitato e fotografato migliaia di volte e cerca di tirare fuori uno scatto originale. Potrebbe tornare utile cambiare lunghezza focale o punto di vista, giocare coi tempi lunghi o visitarlo di notte, ad esempio.

Ciò ti aiuterà ad imparare a trovare qualcosa da fotografare dovunque.

Copione

Copiare non è sempre sbagliato, soprattutto se è un esercizio che ti aiuta ad imparare qualcosa.

Come si fa: trova una foto che ti interessa e cerca di crearne una identica. Ti consiglio di concentrarti all’inizio su una natura morta, realizzabile con oggetti comuni.

L’esercizio è fattibile anche se si tratta di una foto che ritrae un luogo. In questo caso puoi concentrarti su luoghi vicini a dove abiti o metterlo in pratica in viaggio.

Anche i ritratti vanno bene, ma devi trovare soggetti pazienti.

Cambio di genere

Esci dalla tua zona di comfort.

Come si fa: scegli il genere fotografico che pratichi di meno e fai foto appartenenti a quel genere per qualche giorno.

Luce ed esposizione

Come passa il tempo

La luce che varia nel corso di una giornata può cambiare radicalmente la resa fotografica di un soggetto.

Come si fa: trova un soggetto ed un’inquadratura che ti piacciano. Torna a fotografare lo stesso soggetto con la stessa inquadratura una volta ogni ora per un giorno intero.

Osserva le foto e annota quali sensazioni ti suggeriscono e da cosa sono causate queste sensazioni.

Puoi allungare il limite temporale e ripetere questo esercizio nel corso di mesi, invece che di una singola giornata. Apprezzerai così l’influenza delle stagioni. Per approfondire la conoscenza dell’esposizione, ti suggerisco una serie di libri dedicati all’argomento.

Scrutare gli EXIF

Questo esercizio serve a decostruire le immagini ed è indicato soprattutto per i principianti.

Come si fa: trova su Flickr o su 500px delle immagini che ti piacciano e che dispongano dei dati EXIF. Cerca di capire come quei dati abbiano influito sulla foto.

Poi, quando l’avrai fatto un po’ di volte, allenati ad indovinare i dati EXIF guardando solo la foto.

Un giorno da manuale

Il modo manuale non è necessario in molte occasioni. Saperlo usare, però, significa aver capito ciò che ti serve della tua fotocamera e dell’esposizione.

Come si fa: metti la tua macchina fotografica in manuale e non cambiare il modo di scatto per almeno un giorno. Ovviamente, puoi estendere il periodo per allungare l’allenamento.

Non scattare a casaccio, però. Usa il triangolo dell’esposizione e i concetti sulla misurazione dell’esposizione per valutare le foto e decidere come correggerle.

La luce è tutto

Senza una bella luce una foto non funziona. Devi imparare a riconoscerla e sfruttarla.

Come si fa: impegna una sessione di fotografia (o più) a fotografare solamente la luce. Non interessarti dei soggetti, fotografa solamente i giochi che la luce fa su di essi.

Fotografa i contrasti, le ombre, la luce che filtra tra i rami, i riflessi di luce, come la luce si comporta sui vari materiali e nel corso della giornata. Rivedi poi le foto cercando di memorizzare quali sono gli effetti creati dalla luce.

La luce ti fa bella

Dimostra il valore della luce in fotografia.

Come si fa: trova un soggetto che non sia di natura bellissimo. Non serve necessariamente che sia una persona, anche perché potrebbe risultare imbarazzante. Potrebbe essere un animale umile come un piccione o un oggetto banale o rovinato.

Fai in modo che questo soggetto si trovi sotto una bella luce e fotografalo in maniera che anch’esso sembri bello.

Altri esercizi

Solo bianco e nero

Togliendo il colore da una foto, riduci gli elementi che l’occhio deve considerare e concentri l’attenzione su aspetti come la luce, la geometria, le texture.

Come si fa: se la tua fotocamera lo permette, impostala per scattare in bianco e nero, o per visualizzare le anteprime solo in bianco e nero. Scatta così per un giorno intero o più.

Osserva le foto subito dopo averle scattate e nota quali aspetti ti saltano subito all’occhio. Continua a scattare cercando di ottenere foto che rendano ottimamente in bianco e nero.

Ti abituerai così a vedere in bianco e nero e a riconoscere alcuni elementi che a colori perdono d’importanza.

Texture

Con il termine texture si indica la trama delle superfici, l’aspetto caratteristico di un materiale. La texture può essere di per sé un soggetto.

Come si fa: fai una passeggiata con la fotocamera e fotografa solamente texture. Puoi farlo sia in città che in campagna, vanno bene sia materiali naturali che artificiali.

Prendi nota di quali sono le condizioni di luce che meglio evidenziano le texture, di quali sono gli elementi che le rendono fotogeniche e di quali sensazioni ispirano.

Basta prendere polvere

Quante lenti hai nel tuo corredo? E quante ne usi per il 90% del tempo?

Come si fa: prendi un obiettivo che usi di rado, montalo sulla fotocamera e usa solo quello per fare un buon numero di foto. Ovviamente, cerca di tirare fuori il meglio da questi scatti.

Imparerai così a lavorare ad una lunghezza focale a cui non sei abituato e ad ampliare quindi la scelta di prospettiva da impiegare nelle tue foto. Inoltre, ti servirà per conoscere meglio la tua attrezzatura e, perché no, decidere se vale la pena tenerla.

I bei tempi del rullino 1

Con la pellicola, ogni scatto aveva un costo, quindi andava soppesato opportunamente. Replica la stessa situazione con la fotocamera digitale.

Come si fa: esci con la fotocamera e poni un limite al numero massimo di foto che puoi fare. Deve essere un limite piuttosto basso e commisurato alla durata dell’uscita.

Se stai fuori mezz’ora, non ha senso scegliere un limite di 100 foto, sarebbero troppo. Piuttosto scegli di farne 10.

Lo scopo, ovviamente è che le poche foto che fai siano le migliori possibili.

I bei tempi del rullino 2

Un altro limite legato all’uso della pellicola consisteva nell’impossibilità di vedere l’anteprima delle foto. Anche questo si può simulare facilmente.

Come si fa: fotografa per un po’ senza mai guardare le anteprime delle foto. Puoi anche protrarre questo comportamento per un periodo di giorni.

Senza aiuto, dovrai confidare di più nella maturità del tuo occhio e non potrai andare per tentativi. A dire il vero, potresti ancora farlo, ma sarebbero tentativi alla cieca che difficilmente porterebbero ad un miglioramento.

Un servizio da professionisti

Questo è un esercizio che può tornarti veramente utile se desideri fare il professionista in futuro.

Come si fa: chiedi a uno o più amici di prestarsi per un servizio fotografico. Informali adeguatamente di quanto tempo dovranno concederti e di cosa dovranno fare. Probabilmente non avranno voglia di farsi fotografare in mare senza essersi portati un costume…

Imita un maestro

Studiare quelli che ci hanno preceduto è un passaggio obbligato.

Come si fa: scegli un fotografo passato o attuale che ti piace. Studia attentamente le foto che più rappresentano il suo stile e identifica gli elementi che costituiscono questo stile. Poi esci e cerca di fare foto che lo imitino.

Per facilitare l’esercizio, all’inizio ti conviene scegliere un fotografo che senti affine. Inoltre, ti conviene scegliere un fotografo i cui soggetti siano a te accessibili. Non scegliere un fotografo di strada se vivi in un paese di 300 persone e ti sposti raramente.

Prova qualche tecnica speciale

Concentrati sulle tecniche speciali per ampliare il tuo arsenale.

Come si fa: scegli qualche tecnica che serve a creare “effetti speciali” e lavora solo su quella per alcuni giorni (o più). Tra le “tecniche” puoi annoverare:

  • HDR,
  • lunghe esposizioni,
  • panning,
  • timelapse,
  • foto con molto sfocato.

Conclusioni

Come vedi, gli esercizi sono molti e disparati. Per trarne il massimo beneficio ti conviene sceglierne uno solo o un paio ed applicarli ripetutamente finché non ti sembra di non poter più progredire.

Inoltre, ciascun esercizio può essere ripetuto un numero di volte a piacere. Anzi, se un singolo esercizio diventa il tuo unico modo di fotografare per una settimana o più, sicuramente ne massimizzerai l’effetto.

Oppure, puoi trasformare un esercizio in un progetto fotografico di lungo termine, come un progetto 365. Decisamente un impegno che darà i suoi frutti.

Tu quali altri esercizi conosci? Condividili con un commento!

La mente del fotografo di Michael Freeman: lettura obbligata

Conosci già la trilogia di Michael Freeman? Il libro di cui ti parlo in questo articolo ne è parte integrante, ma se vuoi leggere anche le altre recensioni ecco qui di seguito tutti i link:

  1. L’occhio del fotografo
  2. La mente del fotografo
  3. La visione del fotografo

Facciamo così. So che tu, come tutti non hai molto tempo a disposizione per leggere questa recensione. Allora ti dico questo: se ti interessa fotografare bene, esprimere la tua visione come vorresti, andare oltre le regolette sulla composizione, compra subito La mente del fotografo (basta cliccare sul link).

Non sto scherzando, ma se comunque vuoi sapere qualcosa di più su questo libro, soprattutto su come ti può aiutare, continua a leggere.

Cosa imparerai da questo libro

La mente del fotografo è l’ideale seguito de L’occhio del fotografo di Michael Freeman. Volendo semplificare, è un libro sulla composizione, ma in realtà è un testo molto articolato che tratta il problema, che tutti condividiamo, di come rendere le tue foto belle ed efficaci.

L’occhio del fotografo, pur affrontando la materia in maniera quasi accademica a tratti, aveva un tono generalmente pratico. “La mente del fotografo”, come suggerisce il titolo, è un libro decisamente più concettuale, quindi un po’ più astratto anche se ciò che insegna ha evidenti ricadute pratiche.

Lo scopo complessivo è quello di analizzare in maniera più profonda e sofisticata il modo in cui un fotografo pensa ad una foto prima di scattarla ed il modo in cui un osservatore interpreta una foto mentre la guarda. Discorsi di questo tipo sono difficili da mettere nero su bianco perché hanno aspetti legati al lato artistico, alla soggettività, alla sensibilità personale, alla percezione e ai processi mentali di un fotografo. Secondo me, come vedrai, Freeman è riuscito a renderli utili e digeribili.

La mente del fotografo è suddiviso in tre parti principali. La prima tratta l’intento, lo scopo che c’è dietro una foto. I suoi capitoli affrontano questi temi:

  • il soggetto, spesso identificato semplicemente con l’elemento a fuoco o in primo piano, mentre può essere un concetto, un luogo, va interpretato in base al contesto e a fattori esterni alla foto (il momento storico e il contesto sociale, ad esempio);
  • il bello, quali sono le regole del bello nelle cose e le persone, come è possibile “ingegnerizzare” una bella fotografia;
  • i clichet, come evitarli o come sfruttarli a proprio vantaggio, personalizzarli;
  • nascondere parzialmente il soggetto per attrarre su di esso l’attenzione e dare un tono particolare alla foto.

La seconda parte riguarda lo stile personale, qualcosa che tutti vorremmo sviluppare ma che spesso sfocia nel manierismo. Freeman tratta anche lo stile nell’ottica di usare l’estetica della foto a fini espressivi.

In questa seconda parte vengono trattati:

  • come gli aspetti visivi di una foto (ad esempio contrasto, nitidezza, colore) ne influenzano il messaggio,
  • l’equilibrio della composizione,
  • l’armonia delle proporzioni,
  • come guidare l’occhio,
  • l’uso delle contrapposizioni per dare significato al soggetto e alla composizione complessiva,
  • vari stili grafici (dal minimalismo alle foto più chiassose)
  • recenti tendenze e composizioni apparentemente disordinate ma in realtà molto efficaci.

La terza parte parla del processo, di come nasce la composizione di una foto. Le variabili che influiscono sulla composizione sono tantissimi: la luce, i colori, la posizione del soggetto, i suoi movimenti, la posizione di soggetti comprimari, lo sfondo, il punto di vista e così via.

Per far collaborare con successo tutte queste variabili di una foto efficace sarebbe bello non dover procedere casualmente, ma poter seguire un metodo. È difficile proporre un metodo esatto, ma Freeman cerca di dare delle linee guida su come procedere nel rifinire una composizione.

Emblematica è la storia della nascita di una foto. In essa, l’autore narra tutti i tentativi che ha eseguito prima di arrivare al risultato finale. Per ciascun tentativo spiega perché l’abbia scartato e cosa si aspetta invece dal tentativo successivo. In questo modo, puoi entrare nella testa del fotografo per capire quali meccanismi guidino le sue scelte.

In questo libro c’è molta teoria, a tratti anche filosofia, perché gli argomenti sono in fin dei conti astratti. Il rischio, in un testo del genere, è quello di lasciare il lettore con pochissime conoscenze spendibili nella pratica quotidiana della fotografia. Ma non è questo il caso.

Numerosi esempi corredano il testo. Ogni foto di esempio è commentata e spesso analizzata attraverso schemi sovrapposti all’immagine che ne spiegano i meccanismi e i retroscena.

Al termine di ogni argomento, Freeman propone una specie di riassunto, talvolta una lista di concetti principali, talvolta una specie di ricetta, per mettere in pratica ciò che ha spiegato. Trovi così, ad esempio, una lista degli elementi comunemente collegati alla bellezza (di un’immagine in generale, del corpo umano o di un volto) determinati da studi scientifici . Oppure trovi la lista dei fattori che identificano uno specifico stile fotografico.

Inoltre, ogni sezione è conclusa anche da una serie di termini da ricercare on-line per approfondire. Può trattarsi di correnti artistiche, titoli di libri, nomi di autori o tecniche.

Come puoi vedere, quindi, si tratta di un libro dedicato a chi vuole veramente apprendere. Non ci sono solo vaghi discorsi teorici ma tutti gli strumenti per mettere in pratica e migliorare il futuro della fotografia come strumento espressivo.

Per chi è questo libro

La mente del fotografo è assolutamente indicato se hai letto “L’occhio del fotografo” e ne hai appreso gli insegnamenti. Il passaggio tra i due è naturale e questo secondo libro porta effettivamente il discorso iniziato nel primo ad un livello più avanzato.

Ti consiglio questo libro anche se appartieni a quel gruppo di fotografi che hanno letto tutto lo scibile on-line sulla composizione, l’hanno metabolizzato e vogliono poter andare avanti. Il tipo di conoscenze contenute ne “La mente del fotografo” è quello che acquisisci solamente con l’esperienza oppure da un fotografo molto più esperto di te o in un workshop avanzato, sicuramente non in un corso base.

Quindi, in generale, “La mente del fotografo” è dedicato ai fotografi che non sono più principianti, che sono alla ricerca di un proprio stile personale, che vogliono ottenere di più dalle proprie foto esprimendo concetti e visioni in maniera potente.

Conclusioni

Avrai capito quanto io abbia apprezzato La mente del fotografo. È un libro che secondo me dovrebbe essere nella libreria di qualsiasi fotografo, proprio come il suo predecessore.

È anche questo un libro da studiare, probabilmente da leggere più di una volta, per incorporare pian piano i concetti imparati nelle tue fotografie. Anch’io probabilmente dovrò rileggerlo tra un po’, magari considerando di volta in volta la sezione che mi serve in quel momento.

Veramente, non trovo un motivo per cui non dovresti comprare “La mente del fotografo”. Non vi trovo neanche particolari difetti.

Quindi per acquistarlo con un paio di clic, usa il pulsante qui sotto:

 

Acquistando questo libro, mi aiuti a mantenere il sito attivo e gratuito. Percepirò una commissione senza gravare sul prezzo da te pagato. Non preoccuparti, non lo consiglio solamente per farci qualche soldo. Grazie mille!

La mente del fotografo rappresenta soltanto il secondo capitolo della trilogia di Michael Freeman. Se sei curioso di leggere anche la altre recensioni le trovi tutte qui sotto:

  1. L’occhio del fotografo
  2. La mente del fotografo
  3. La visione del fotografo

Uno shooting improvvisato per lo sponsor

 photo Davide Marcesini

Dario Vanacore ha appena percorso un tratto di fiume molto difficile che culmina con una cascata di oltre 20 metri di altezza. Nessuno lo aveva ancora fatto.

Ovviamente si stappa una bottiglia dopo la preparazione durata molti mesi. E lo sponsor, produttore della canoa utilizzata, vuole qualche immagine, oltre a quelle del gesto sportivo, per gli articoli che faranno il giro delle riviste specializzate in tutto il mondo. 

In realtà non è previsto un vero e proprio shooting pubblicitario: l’idea è quella di realizzare un breve reportagedel “backstage” dell’impresa. Quindi comincio a scattare dal giorno prima, durante il viaggio in furgone, documento le fasi di preparazione, l’allestimento del campo nel luogo dove passiamo la notte, il risveglio e le ultime fasi di concentrazione prima dell’impresa. Voglio trasmettere la tensione che, tra una battuta e l’altra per sdrammatizzare, si respira concretamente man mano che ci si avvicina al momento decisivo.

Tutto va per il meglio e all’uscita dal fiume sappiamo di trovarci nei pressi di un vecchio famoso complesso abbandonato: sono le acciaierie di Terni, famose anche per essere state location per il “Pinocchio”  di Benigni. In realtà sarebbe vietato ma un’occhiata dall’esterno mi presenta una scena interessantissima: un enorme spazio vuoto e abbandonato, completamente buio con dei tagli di luce durissima che filtra da alcune finestre rotte.

Non resisto e convinco Dario ad entrare (in realtà non ci vuole molto!). Dopo alcune immagini generali usate per il video gli chiedo immediatamente di posizionarsi sotto lo “spot” naturale che illumina il centro della fabbrica.

La luce non è semplicissima e devo svolgere un po’ di regia: chiedo al canoista con il mezzo in spalla di mettersi in modo che la luce colpisca la metà del viso rivolta alla macchina, disegni bene il kayak e lasci vedere il logo dello sponsor. Non è proprio una situazione da beauty ma ben si adatta al soggetto: se noti, sotto il casco i capelli sono ancora bagnati, Dario è proprio appena sbarcato ed è uscito dal fiume carico come una molla dell’adrenalina accumulata. 

Lo sguardo è interessante: trasmette tutta l’energia dell’atleta ma si percepisce già un’addolcimento per lo “scarico” che arriva necessariamente dopo un’impresa così difficile e attesa.

L’ombra in terra completa la composizione: riempiendo  il buco di luce in terra equilibra la scena dando un’andamento diagonale all’inquadratura.

photo Davide Marcesini

Gli elementi sono abbastanza centrali ma la pagaia impugnata con gesto quasi marziale (e non è un caso…alla fine per il  canoista è l’arma migliore!) cade all’incirca sulla linea del terzo sinistro. Il corpo è rivolto in senso leggermente opposto allo sguardo e la torsione che ne consegue per guardare in macchina danno energia alla scena, che altrimenti risulterebbe troppo statica.

photo Davide Marcesini

Il rosso della canoa stagliato nel buio è molto efficace: compaiono soltanto tre colori, il rosso, il nero e il bianco del casco e della luce. 

Togliere è spesso uno degli strumenti più potenti della tua composizione: eliminare elementi di disturbo, scegliere solo pochi colori, semplificare, sono attitudini che si acquisiscon con il tempo e si possono allenare. 

Osserva le foto dei grandi maestri: sempre si riscontra la presenza di pochi elementi ben organizzati. E’ una caratteristica di quasi tutte le più famose immagini che conosci.

Prova a fare questo esercizio: comincia a navigare in rete (magari su questo sito… i grandi classici sono sempre i migliori maestri!) e “controlla” quante volte si trova questo procedimento.

Ora guarda le tue foto migliori con occhio critico: vedrai che probabilmente le più riuscite sono quelle più semplici.

Prova ad inviare la tua foto preferita su questo argomento, quella dove maggiormente si riscontra l’esercizio di semplificazione della composizione.

Proveremo ad analizzarla insieme.

Sotto la lente #18: fotografia di paesaggio da manuale

Per questo episodio, ho scelto di commentare una foto di paesaggio in cui trovi applicate tantissime regole e buone pratiche di questo genere fotografico. Puoi usarlo proprio come un riassunto dei tutorial sulla fotografia di paesaggio.

Si tratta infatti di una foto scattata all’alba, per sfruttare l’ottima luce, con una composizione perfetta sotto tutti i punti di vista (regola aurea, punto di vista, uso di curve e diagonali, ecc.).

Cold Sunrise by Martijn van der Nat (MartijnvanderNat)) on 500px.com

Prendi nota, quindi, ed impara a replicare quanto puoi leggere in questa foto in tutti i tuoi scatti paesaggistici futuri.

Ecco il video.

Se non vedi il video, vai a questo link: Fotografia di paesaggio da manuale: composizione, esposizione e luce.

Per ricevere gli aggiornamenti sull’uscita dei prossimi video tutorial, iscriviti al canale YouTube di FotoComeFare.

Migliora la mia foto #30: che sorprese in cantina!

Per la prima puntata del 2013 ho scelto di parlarti della foto di Silvia, che da novembre, dopo aver ricevuto la sua reflex in regalo non ha smesso di scattare e sperimentare.

DSC_0354

Il questo scatto, un simpatico ragnetto si gode – beato lui – la tranquillità di quella che sembra una cantina (assumiamo che lo sia).

Gli EXIF: diaframma a f/5.3, tempo 1,3 secondi, lunghezza focale 46mm, ISO 100, reflex Nikon D3100.

Intenzione del fotografo

Silvia, i luoghi come le cantine hanno un certo fascino, che secondo me è dovuto sia alla polvere e alle ragnatele – segno del tempo che passa (e non passa), sia alla consapevolezza che spesso si possono trovare cimeli di famiglia, oggetti mai visti che hanno più anni di noi.

Ritrovandomi in una cantina, alcuni dei miei pensieri sarebbero stati questi:

  • per preservare questa luce ambrata (di solito l’illuminazione a bulbo di basso wattaggio e la polvere sulle superfici rendono più calda la percezione del colore) devo stare molto attento all’uso di eventuali flash,
  • devo usare il cavalletto perchè di sicuro i tempi saranno lunghi,
  • devo inserire nello scatto, se ci sono, polvere e ragnatele per dare l’idea del luogo e del tempo,
  • se riesco a gestire lo sfondo inserendo altri elementi descrittivi che tuttavia non rubino la scena al mio soggetto di sicuro apporterò ancora più valore allo scatto,

Quando scatti una foto, qualsiasi cosa tu decida di inserire contribuisce a migliorare o peggiorare lo scatto. Nel tuo caso hai scelto di ritrarre il tuo soggetto, il ragnetto, in un momento di quiete. Hai inserito ragnatele e polvere che come ho appena scritto indicano un luogo dove non c’è azione e movimento, dove le persone non passano, dove non c’è interesse a fermarsi a lungo. Il tuo ragnetto potenzia decisamente questo messaggio: lui è li, fermo ed in sintonia con quello che gli sta attorno.

Composizione

Nel tuo scatto, quello che sembra un porta candele è posizionato sul terzo di destra e, in questo terzo, il ragno è collocato quasi sull’incrocio basso. I due terzi rimanenti, per quanto occupino una parte preponderante dell’immagine, “pesano” meno grazie allo sfocato che rende l’idea del luogo (sembra essere l’etichetta di una bottiglia) senza distrarre troppo. Il tutto mi sembra quindi abbastanza equilibrato.

Ultima considerazione sulla composizione: collocare il soggetto in basso a destra è una scelta vincente in quanto, inconsciamente, il nostro occhio legge la foto dall’alto a sinistra al basso a destra, come la pagina di un libro. In questo modo il ragno si rivela ai nostri occhi solo in un momento successivo, come il premio di una caccia visiva, regalando soddisfazione.

Potendo scegliere una posizione leggermente differente, avrei scattato da un po’ più in alto per eliminare le onde vicine al bordo inferiore ed alcune interferenze (il lamierino alla destra del ragno si sovrappone ad una riga nera, lo avrei evitato).

Luci e colore

La luce calda e puntiforme (le ombre sono nette, quasi perpendicolari al terreno, segno che la lampadina era praticamente sopra al soggetto) ha creato una atmosfera contrastata e che ricorda in parte il noir.

Questa luce, assieme all’effetto dato dalla polvere, ha leggermente e naturalmente uniformato e desaturato i colori portando quasi ad un’unica tonalità giallastra, che riesce a dare un tocco vintage alla foto.

 

Se questo risultato ti soddisfa sei a posto, diversamente sarebbe necessario modificare la situazione del set e della luce.

Post-produzione

Silvia, quando una foto è già gradevole allo scatto la post-produzione può concentrarsi sui particolari: nel caso del tuo scatto c’è qualche correzione al contrasto, ottenibile con qualche schermatura e bruciatura oltre all’eliminazione di alcune piccole interferenze.

DSC_0354_ZZZ

Commento finale

Silvia, ti faccio i miei complimenti per il risultato ottenuto e per la costante voglia di sperimentare. Se vuoi, oltre a seguire i vari consigli qui su FotoComeFare che ti daranno sempre nuove idee, puoi provare a giocare con i modificatori di luce: trova ad esempio un sotto-torta dorato in cartone ed usalo per cambiare a piacere una scena come quella che hai ripreso qui, riflettendo la luce verso un punto preciso.

In fin dei conti la fotografia è l’arte di dipingere con la luce!

Alla prossima!

Emi

Food photography: la composizione che fa venire l’acquolina

Proseguiamo la serie di articoli sulla food photography, dopo averla introdotta nell’articolo: Food photography: foto da leccarsi i baffi.

In questo tutorial parliamo in particolare della composizione. Ci sono infatti alcune linee guida che puoi seguire per favorire il successo delle tue foto di cibo.

Come sempre, parlerò di regole, ma non si tratta certamente di leggi rigidissime da applicare ciecamente. Sono invece linee guida che spesso sono utili, ma in altri casi vanno disattese per ottenere i risultati migliori.

Le regole base

Ovviamente, nella food photography valgono le medesime “regole” compositive applicabili in tutti gli altri generi fotografici.

Prima di tutto, tieni sempre in considerazione la regola dei terzi, o la sezione aurea, e l’uso delle linee orizzontali, verticali e oblique. Queste ultime, sono molto potenti e spesso usate nella food photography, soprattutto create dall’effetto prospettico.

Less is more

Molto importante è mantenere l’inquadratura sgombra . Devi includere solamente ciò che serve ai fini della foto, nulla di più, nulla di meno.

Estremizzando questo concetto, sono molte le foto di cibo scattate su uno sfondo completamente bianco. Questo risultato si può ottenere in due modi:

  • piazzando la pietanza da fotografare su una superficie trasparente o traslucida sotto la quale è posizionato un flash, possibilmente corredato da una soft box.

Siate intimi

Fondamentale è anche avvicinarsi al soggetto , alla pietanza, nel nostro caso. In questo modo ottieni principalmente questi effetti:

  • riduci la porzione di sfondo visibile,
  • riempi la cornice con il protagonista della foto,
  • aumenti la porzione di foto fuori fuoco,
  • mostri i dettagli più succulenti del cibo, dando quasi la sensazione di poterlo toccare, mordere, annusare.

Perciò, in questo genere fotografico sono anche molto usati gli obiettivi macro , che permettono una messa a fuoco molto ravvicinata. Non è raro trovare foto in cui è visibile solamente una parte del piatto fotografato, tanto il fotografo si è avvicinato.

Molteplicità

Uno stratagemma molto utilizzato nella food photography è quello delle ripetizioni . Viene spesso usato quando la pietanza può essere affettata oppure servita in piccole porzioni (pensa per esempio ai dolcetti).

Posizionando in maniera geometrica le fette o le porzioni, ad esempio allineate, puoi creare forti linee all’interno dell’inquadratura che rapiranno l’occhio dell’osservatore. Per esempio quel creare linee oblique e fughe prospettiche.

Oppure, inserendo molti oggetti uguali (o simili) nello stesso scatto e avvicinandoti tanto da non riuscire a farli entrare tutti in inquadratura, puoi dare l’idea di una continuità infinita.

Questione di punti di vista

Ci sono poi alcuni punti di vista particolarmente efficaci e molto, molto usati nella food photography. Uno che si trova più di frequente, che puoi usare come punto di partenza, è il punto di vista posto un po’ più in alto rispetto allo sguardo di una persona seduta a tavola.

Generalizzando, potrei parlare di 3 punti di vista:

  • inclinato , di 45° (più o meno), corrisponde alla situazione che descrivevo sopra, ti permette di dare profondità, mostrare il cibo interamente insieme all’eventuale “scenografia”,
  • da sopra , per creare immagini minimaliste, quasi astratte, in cui spesso il cibo viene ridotto a semplici forme geometriche,
  • molto ribassato , quasi all’altezza del piatto, e spesso ravvicinato, per tuffare l’osservatore nel piatto (è il mio preferito).

Per ciascuna variante dell’altezza, esistono poi diversi orientamenti, ruotando attorno al cibo puoi creare linee che conducono l’occhio dell’osservatore e applicare in maniera efficace la regola dei terzi.

In generale, posizioni lievemente sopraelevate rispetto al piatto e lievemente ruotate funzionano spesso bene. Per fortuna, il cibo non si muove, quindi hai il tempo di sperimentare diversi punti di vista. Trovi parecchi spunti in questo articolo: 11 Great Camera Angles for Food Photography .

Non fidarti dello sfondo

Importantissimo, come sempre, è ciò che si trova sullo sfondo. Tutto ciò che non serve va eliminato perchè innanzitutto distrae, in secondo luogo potrebbe proprio rovinare l’atmosfera, che nella food photography è molto importante.

Le cose da fare sono due:

  • imposta la scena da fotografare con estrema attenzione, non lasciare nulla al caso,
  • usa attentamente ciò che hai letto in questo articolo, per minimizzare il rischio di sfondi dannosi.

Ad esempio, se abbassi il punto di vista, ottieni una visione più attraente del cibo, ma includi sempre più sfondo e devi quindi avere maggiore cautela. La medesima cosa accade se ti allontani.

Al contrario, se ti avvicini, ti sposti verso un punto di vista dall’alto o aumenti lo sfocato riduci la quantità di sfondo.

L’aspetto tecnico: la lunghezza focale

Infine, non dimenticare gli effetti della lunghezza focale sull’estetica dello scatto:

  • lunghezze più corte dilatano gli spazi e aumentano la profondità di campo,
  • lunghezze più lunghe (scusa il bisticcio) comprimono gli spazi e riducono la profondità di campo.

La dilatazione o compressione degli spazi e da tenere molto in considerazione quando hai una scena che si estende in profondità. La profondità di campo è importante per determinare quanta parte dell’immagine debba risultare sfocata.

Per approfondire questi argomenti, leggi i seguenti articoli:

Alla prossima

Nel prossimo articolo di questa serie, parleremo di illuminazione. Iscriviti al blog per non perdere le prossime uscite.

Se hai qualcosa da aggiungere non mancare di commentare!

Shoot To Thrill: ebook totale sulla composizione [IN ITALIANO]

Ci sono foto che catturano i tuoi occhi, che non danno loro scampo, non puoi far altro che continuare fissarle.

Ci sono foto che ti fanno dire “Uau!”.

Ci sono foto che ti causano crisi di invidia per i fotografi che le hanno scattate.

Se sei come me, daresti qualsiasi cosa (più o meno, insomma) per riuscire a realizzare scatti di questo tipo sempre, non solo in presenza di congiunture astrali favorevoli. Per fortuna, puoi imparare a farlo, non devi per forza possedere chissà quale dono divino.

È c’è una notizia ancora migliore: ho trovato un ebook in italiano che ti insegna come fare.

Si intitola Shoot to Thrill, che potremmo tradurre con Scattare per emozionare. È un ebook dedicato unicamente alla composizione in fotografia. Un testo che mi ha veramente soddisfatto e che penso possa essere utile a moltissimi fotografi, non solo i principianti.

In questa recensione, cercherò di farti capire quanto può tornarti utile.

Cosa imparerai

Riassumendo, Shoot to Thrill ha lo scopo di allenare l’occhio fotografico, di renderlo capace di identificare in qualsiasi scena gli elementi che creano una buona composizione.

Questi sono gli elementi che ti permettono di calamitare lo sguardo dell’osservatore, gli elementi che danno struttura, che danno solidità geometrica alle tue foto, gli elementi che aggiungono “l’effetto Uau!” alle tue foto.

Non imparerai, ovviamente, solo quali sono questi elementi ma soprattutto a rintracciarli o, magari, per quanto possibile, a crearli in ogni situazione.

Leggendo questo ebook, inoltre, imparerai quanto l’importanza di soggetto e tecnica (intesa ad esempio come la capacità di ottenere sempre la corretta esposizione o di maneggiare con disinvoltura qualsiasi attrezzo fotografico) siano relative, rispetto invece alla centralità della composizione.

Tutto ciò, ti dà la possibilità di trovare sempre qualcosa da fotografare, senza aver bisogno di trovarti in un luogo esotico o di avere a disposizione un soggetto speciale.

Infine, tutto ciò che imparerai da questo ebook ti serve indipendentemente dalla fotocamera possiedi. Una buona composizione permette di creare belle foto con una fotocamera compatta, con una costosa reflex ma anche semplicemente con un cellulare.

I contenuti

Shoot to Thrill conta 119 pagine (anche se non saprei come rapportarle ad un libro cartaceo, visto che sono in formato orizzontale).

Nei primi tre capitoli, introduce alcuni concetti basilari. Prima di tutto la forma mentis con cui approcciarsi alla composizione e al suo apprendimento. Poi, l’importanza della struttura all’interno di una foto come strumento per renderla più forte ed efficace. Infine, le tre caratteristiche generiche fondamentali che una buona composizione deve avere.

Il quarto capitolo descrive in maniera molto chiara e dettagliata le principali differenze tra il modo in cui una fotocamera registra un’immagine e il modo invece in cui i nostri occhi la percepiscono . Queste differenze sono le colpevoli di tutte le volte in cui hai fotografato una scena emozionante ottenendo un’immagine assolutamente insignificante.

I restanti capitoli sono dedicati alle linee guida per migliorare la composizione delle tue foto. Tra queste:

  • la semplicità,
  • la regola del tre (da non confondere con la regola dei terzi),
  • la regola dei terzi,
  • usare linee orizzontali verticali ed oblique,
  • usare di cornici,
  • usare simmetrie,
  • usare motivi geometrici.

Ogni concetto è presentato in maniera molto chiara, come se lo leggessi per la prima volta. L’importanza delle singole linee guida è sottolineata molto bene. Inoltre, l’efficacia di tutte queste linee guida è dimostrata efficacemente da numerosi esempi dei grandi maestri.

Oltre agli esempi, sono presenti anche diversi esercizi . Praticamente ogni capitolo presenta almeno un esercizio. Si tratta di una ginnastica di sicura efficacia, da praticare nel quotidiano, ance senza la fotocamera, per allenare il tuo occhio a riconoscere in ogni scena, in ogni situazione, gli elementi che costituiscono una buona composizione.

Conclusioni

Se ti interessa fare belle foto, non istantanee casuali, devi conoscere la composizione . Probabilmente, questa è la cosa più difficile da imparare in fotografia, forse insieme alla conoscenza della luce e di come modificarla.

Saper comporre una bella foto ti dà veramente super poteri. Ti mette nelle condizioni di creare belle immagini indipendentemente dal soggetto, indipendentemente degli strumenti a tua disposizione.

Se leggi Shoot to Thrill, ripeti gli esercizi che che esso consiglia e applichi tutto quello c’è scritto ogni volta che hai in mano una macchina fotografica, secondo me non puoi non diventare capace di creare fotografie che lasceranno a bocca aperta chi le vedrà.

Te lo consiglio indipendentemente dal modello di fotocamera possiedi e anche indipendentemente dal tuo livello di esperienza.

A meno che tu non sia già un professionista affermato, molto probabilmente non conosci una buona parte delle cose scritte nel testo. E se le conosci, probabilmente non ne hai ancora apprezzato pienamente l’efficacia e l’importanza che sono evidenziati in questo testo o non sai ancora bene come metterle in pratica. Grazie a Shoot to Thrill finalmente saprai come fare.

Modalità di pagamento e consegna

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Se acquisti questo ebook, percepisco una commissione che non grava sul prezzo da te pagato. Aiuterai così a mantenere questo sito attivo e gratuito. Grazie infinite anticipatamente.

Fotografare come i maestri rinascimentali: la sezione aurea

La prima regola di composizione fotografica che ogni principiante impara è la regola dei terzi. Su questo blog ne ho già parlato nell’articolo Come fare foto più belle usando la regola dei terzi.

Sostanzialmente, questa regola suggerisce di dividere una foto in 9 parti uguali e di allineare gli elementi principali con le linee della griglia così ottenuta o ancora meglio con i loro incroci.

A chi non sa nulla di composizione, la regola dei terzi permette di passare da foto anonime a immagini che finalmente hanno un perché.

Ebbene, la regola dei terzi è in realtà una semplificazione di un’altra regola che vale la pena inserire nel proprio arsenale per una composizione ancor più efficace: sto parlando della sezione aurea.

SunFlower: the Fibonacci sequence, Golde by lucapost, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution-Noncommercial-No Derivative Works 2.0 Generic License   by  lucapost 

Ritorno al passato

Attorno al 1200, il matematico italiano Leonardo Fibonacci scoprì il numero aureo: 1,618033.

Nel Rinascimento si diffuse la consapevolezza che questo numero corrispondesse a un rapporto tra dimensioni che ricorre molto spesso in natura (come le proporzioni tra gli arti di molti esseri viventi). Infatti, molti artisti ne fecero uso nella composizione dei loro quadri, delle opere architettoniche, delle statue e così via.

Ovviamente non si trattava solamente di una sorte di impazzimento generale attorno a un numero.

Si scoprì ben presto che il numero aureo (detto anche sezione aurea, rapporto aureo o proporzione divina) applicato alle arti figurative permetteva composizioni particolarmente piacevoli per l’occhio umano.

Sezione aurea e fotografia

Come spesso accade, i principi applicabili in altre forme d’arte si possono importare in fotografia con la medesima efficacia.

La sezione aurea fornisce degli strumenti compositivi simili alla griglia che si usa per la regola dei terzi, di cui ho parlato nell’articolo citato sopra. Il più semplice è la griglia qui sotto.

Mentre la griglia della regola dei terzi è questa.

La differenza sta nel rapporto tra la colonna centrale e ciascuna delle laterali (e altrettanto per le righe). Mentre nella regola dei terzi queste sono tutte uguali, nella sezione aurea esse stanno in rapporto secondo il numero aureo.

Quindi, se la prima e la terza colonna misurano 1, la seconda misura 0.618 (non preoccuparti, non serve mica memorizzare questi numeri per usare la sezione aurea nella composizione fotografica!).

La necessità di semplificare

La sezione aurea nella pratica fotografica si applica come la regola dei terzi: il punto su cui si vuole dirigere l’attenzione dell’osservatore va allineato con i punti di intersezione della griglia, o almeno con le linee.

Nasce quindi un dubbio: come faccio a verificare al momento di uno scatto che le righe siano posizionate rispettando questo rapporto “strano”?

Un dubbio simile se lo saranno posti in molti, (anche) per questo esiste la regola dei terzi. Dividere ad occhio la scena in 3 parti uguali è molto più facile.

Resta comunque il fatto che la sezione aurea permette una composizione molto più equilibrata e “naturale”.

Nature Pattern by SidPix, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution 2.0 Generic License   by  SidPix 

Come spesso accade, se continuerai ad immaginare la griglia sovrapposta all’immagine e ad usare questa regola compositiva, l’avrai fatta tua e sarai in grado di comporre facilmente la scena come con la regola dei terzi.

Altrimenti, molti programmi di fotoritocco forniscono griglie che aiutano a sfruttare la sezione aurea in post-produzione ritagliando la foto. Se possibile, però, è sempre meglio impostare la composizione desiderata al momento dello scatto.

Due approcci alternativi: il triangolo e la spirale aurea

Sfruttando la sezione aurea è possibile creare altre figure geometriche che aiutano nella composizione.

Prima di tutto il triangolo aureo.

Questa griglia si ottiene tracciando una diagonale dell’inquadratura e poi la perpendicolare che la collega ad uno degli angoli che non le appartengono. L’inquadratura ha due diagonali e ciascuna ha due perpendicolari, quindi si ottengono al massimo 4 combinazioni.

Il punto importante è l’intersezione delle due linee. Questo va sovrapposto al punto di interesse della foto (il soggetto principale).

Infine puoi usare anche la spirale aurea.

La spirale si ottiene suddividendo l’immagine ripetutamente in rettangoli aurei.

Ciò che è importante per il fotografo, però, è che essa non solo individua il punto di maggiore interesse in corrispondenza a dove si “arriccia”, ma anche una linea che può guidare lo sguardo dell’osservatore.

Riuscendo a disporre gli oggetti nella foto in maniera da seguire almeno indicativamente la spirale, otterrai composizioni molto efficaci.

Anche della spirale esistono diverse varianti, che dipendono da come si suddivide l’inquadratura. Sostanzialmente, il “ricciolo” si può spostare a destra, a sinistra, in alto e in basso.

In conclusione

Puoi considerare la sezione aurea come il livello superiore della regola dei terzi.

Ora che la conosci, il modo più semplice per cominciare ad abituartici è modificare le foto che hai già, ritagliandole in modo da allineare i soggetti principali con la sezione aurea. Ciò ti aiuterà a immaginare la griglia, qualsiasi variante tu voglia usare, sovrapposta ai tuoi scatti.

Poi, ovviamente, il miglior modo per imparare ad usare questa regola, come qualsiasi altra, è usarla il più spesso possibile quando fotografi.

Per finire, ho messo insieme una piccola galleria su Flickr con vari esempi di applicazione della sezione aurea. Poni attenzione soprattutto alla varietà dei soggetti e dei modi in cui è stata applicata. Ecco il link: sezione aurea su Flickr.

Immagine di copertina

Lo sapevi che zoomando riduci il campo visivo?

Tutorial fotografia lunghezza focale

Cambiare lunghezza focale, ovvero zoomare, quando non si usa un obiettivo a focale fissa, non serve solo a rendere più grandi o più piccoli i soggetti immortalati.

La lunghezza focale ha infatti diverse conseguenze sull’estetica delle foto. Devi assolutamente sapere quali sono queste conseguenze se vuoi diventare un fotografo consapevole ed avere veramente il controllo sui tuoi scatti.

Abbiamo già visto quali siano gli effetti della lunghezza focale sulla prospettiva e sulla profondità di campo (cioè sullo sfocato).

In questo articolo ti mostro invece come le diverse lunghezze focali influiscano sull’angolo di campo (detto anche angolo di visuale). In parole povere come zoomare influisca sulla quantità di cose che includiamo nella foto, soprattutto sullo sfondo.

Un po’ di teoria

Per capire cos’è l’angolo di campo, pensa a come funziona la vista umana. Se osservi dritto di fronte a te, riesci a vedere tutte le cose che si trovano in un’area (che chiamiamo campo visivo) con una determinata estensione. Quando vuoi vedere qualcosa che si trova all’esterno dell’area, a destra o a sinistra, devi ruotare la testa.

Quest’area ha forma di angolo che si allarga a partire dagli occhi, perciò si misura in gradi. L’angolo di campo orizzontale (quello che si considera solitamente) di un singolo occhio umano è compreso tra 43° e 45° (vedi Wikipedia).

L’angolo di campo degli obiettivi fotografici varia a seconda della lunghezza focale. Nella tabella qui sotto, tradotta dalla pagina sull’angolo di campo di Wikipedia, puoi vedere come l’angolo di campo varia al variare della lunghezza focale. Attenzione che questi sono i valori validi le macchine analogiche 35mm e per le reflex digitali full-frame. Se vuoi rapportarli alla tua fotocamera devi conoscerne il crop factor e quindi calcolare la lunghezza focale equivalente.

Lunghezza focale (mm)

18242835507085105135180200300

AdC diagonale (°)

10084.175.463.446.834.428.623.318.213.712.48.25

AdC verticale (°)

67.453.146.437.827.019.516.113.010.27.636.874.58

AdC orizzontale (°)

90.073.765.554.439.628.823.919.515.211.410.36.87

Quello che ti interessa di più è l’angolo di campo orizzontale. Vedi che usando le lunghezze grandangolari, le più piccole, l’angolo di campo è più ampio di quello di un occhio umano. Le lunghezze tele invece, da 70mm in su, hanno un angolo di campo più ridotto di quello umano.

Infatti, puoi fare questa prova:

  • se hai una fotocamera compatta o bridge, riduci al minimo lo zoom, se hai una reflex impostala a lunghezze focali inferiori a 35mm,
  • guarda la scena di fronte a te con i tuoi occhi, con un occhio solo sarà ancora più evidente,
  • guarda la stessa scena attraverso la fotocamera.

Noterai che la visuale nella fotocamera è più larga di quella che percepisci con i tuoi occhi. Se provi al contrario con un teleobiettivo, ti accorgerai di come il campo si restringe.

Per rendere ancora più scientifica la prova, fai così:

  • inquadra un soggetto con la focale grandangolare,
  • fai caso alla larghezza del campo visivo, ovvero a “quante cose” stanno nell’inquadratura,
  • guarda lo stesso soggetto ad occhio nudo ed indietreggia finché non assume circa la stessa dimensione rispetto a quando lo stavi inquadrando con la fotocamera,
  • osserva ora quanto è largo il campo visivo, vedrai che le cose incluse sono molte di meno.

Ora continua a leggere, per verificare con i tuoi occhi come le variazioni di angolo di campo modificano una foto.

Ecco come cambia l’angolo di campo

Ho scattato alcune foto per rendere più chiaro il concetto. Usando un obiettivo tuttofare, ho inquadrato una scena a diverse lunghezze focali. Ho fatto in modo che il soggetto a fuoco fosse sempre della stessa dimensione, indietreggiando man mano che aumentavo la lunghezza focale.

lunghezza focale angolo di campo
Lunghezza focale: 18mm
lunghezza focale angolo di campo
Lunghezza focale: 35mm
lunghezza focale angolo di campo
Lunghezza focale: 70mm
lunghezza focale angolo di campo
Lunghezza focale: 70mm
lunghezza focale angolo di campo
Lunghezza focale: 105mm

Tutte le foto sono così come appena uscite dalla fotocamera, non ho applicato alcuna elaborazione.

Come vedi il, cartello di divieto d’accesso (il mio soggetto) è quasi della stessa dimensione in ogni foto e si trova all’incirca nello stesso punto dell’inquadratura. Al contrario, la porzione di sfondo visibile diventa via via minore man mano che la lunghezza focale aumenta.

Quindi, se vuoi occupare una certa parte dell’inquadratura con il soggetto, hai due opzioni:

  • ti avvicini fisicamente, usando una focale corta, includendo così più sfondo,
  • ti allontani, usando una focale più lunga, includendo così meno sfondo.

Tutto chiaro?

Capire l’effetto della lunghezza focale sull’angolo di campo è fondamentale se vuoi diventare un fotografo migliore. Infatti, lo sfondo nella composizione fotografica è fondamentale quanto il primo piano. Ora sai come controllarlo semplicemente zoomando o cambiando obiettivo.

Ora ti è chiaro come cambia l’estetica della foto aumentando lunghezza focale? Se hai dubbi, scrivili nei commenti e sarò felice di risponderti.

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