Come l’ho scattata: scattare una foto pluri-premiata con il 18-55

Come l’ho scattata: scattare una foto pluri-premiata con il 18-55

La fotografia che commento in quest’articolo è intitolata “Alert”. In realtà non mi piace particolarmente dovere dare un titolo alle foto: spesso questo è dovuto più al dovere rispettare le imposizioni dei siti internet in cui le pubblico (Flickr, per esempio, vuole che ogni foto abbia un titolo), che ad altro.

Il motivo per cui ho ritenuto di chiamarla così, comunque, è il fatto che le infiorescenze del muschio, così come le ho viste e poi fotografate, mi sembravano proprio delle piccole sentinelle in allerta, a guardia di un micro mondo: il sottobosco primaverile.

Su cosa stiano vigilando quei piccoli occhi appartiene invece al campo della fantasia, quella del fotografo e di chi osserva la foto. Quindi puoi darti la risposta che più ti piace.

Che cosa vedono da quella posizione privilegiata? Siamo sulla Terra o quelli sono alieni venuti da Marte per rapirci?

Lasciamo stare gli scherzi e vediamo com’è nata questa fotografia. Te lo racconto qui di seguito.

Affezionarsi a una foto

Da fotografi, a volte, ci leghiamo ad alcuni scatti che abbiamo realizzato. Esistono delle fotografie cui diamo più importanza, perché per noi hanno un valore che magari non è evidente allo spettatore, un valore che deve essere spiegato. Mi vengono in mente le interviste a famosi musicisti, quel momento in cui il giornalista gli chiede se ci siano canzoni nella loro discografia cui tengono più delle altre. Ecco, qui è la stessa cosa.

Mi sono “legata” a questa foto semplicemente perché è stata la prima che ho realizzato quando ho acquistato la mia prima reflex digitale. Precedentemente, infatti, fotografavo con una bridge della Fujifilm, ma, quando ho intuito che la fotografia mi piaceva davvero, ho concluso che era il caso di salire di livello. Così ho comprato una Canon Eos 40 D e sono andata a fare una gita in un bosco, nel Parco dell’Etna.

Siccome quello era il mio primo acquisto fotografico “serio”, non avevo ancora un vero e proprio corredo né un obiettivo dedicato, e, come sicuramente è successo anche a te, ho scattato tutte le prime fotografie con l’obiettivo da kit.

Si trattava, in questo caso, del famigerato 18-55 conosciuto ai più con il secondo nome di “plasticotto della Canon“. Il nome fa ridere e la dice lunga su quest’ottica. D’altra parte però tutte le case produttrici propongono sul mercato le fotocamere insieme a obiettivi di fascia bassa: quanto lieviterebbe il prezzo altrimenti?

L’obiettivo da kit è quello che ti permette di provare la macchina, renderti conto delle sue prestazioni prima di comprarla o subito dopo averla comprata: è quindi naturale che non abbia una qualità costruttiva e ottica eccelsa.

A comprare l’obiettivo buono ci si pensa dopo. Ma questo mi da’ la possibilità di fare una riflessione su questa foto.

Superare i limiti della propria attrezzatura fotografica

Se sei un fotografo alle prime armi, ma allo stesso tempo senti di volerti impegnare e progredire in questa tua passione, stai sicuramente sprecando un sacco di tempo a preoccuparti della tua attrezzatura, perché la senti inadeguata. Magari sei uno studente e ti chiedi come diavolo farai a mettere da parte il budget giusto per comprarti questo e quello.

Però è anche il caso di ragionare su un aspetto. Un fotografo novizio ha bisogno innanzitutto di sperimentare concetti davvero base della fotografia: quello che gli serve, in questa fase, è solo uno strumento per imparare a gestire, come prima cosa, tempi di esposizione e diaframmi.

Ha inoltre bisogno di versatilità, perché difficilmente ha già scelto un soggetto o un genere fotografico preferito. Non è un caso che la maggioranza delle case produttrici offrano le proprie reflex corredate di obiettivi di tipo zoom, in genere i 18-55 o i più duttili 18-105.

Con questi range focali puoi spaziare dal paesaggio al ritratto e puoi anche tentare la fotografia ravvicinata, pur non essendo dotati gli obiettivi da kit di veri fattori macro.

Vergognarsi di possedere un corredo fotografico entry level è assurdo, perché quando inizi a fotografare, probabilmente, non sai ancora né se ti piacerà abbastanza da volerci investire tempo e denaro, né se vorrai continuare.

D’altra parte, se ti trovi in una zona “di mezzo”, nella quale, cioè, da un lato è ancora troppo poco tempo che fotografi, ma dall’altro inizi a sentire di volere dare il massimo, sforzarti di superare i limiti della tua attrezzatura fotografica è una cosa buona. Funzionerà da step di naturale progressione verso fasi successive (e attrezzature più succulente).

Torniamo all’esempio del plasticotto.

Il 18 -55 EF S è stato creato (in otto diverse versioni) per tutte le Canon con sensore APS-C, a partire dalla Eos 300D. In alcune versioni ha un motore ultrasonico per la messa a fuoco, in altre no, in alcune è stabilizzato, in altre no. Ma in tutti i casi ha una qualità di costruzione economica mentre, dal punto di vista ottico, restituisce immagini molto morbide, soprattutto a tutta apertura.

Quindi, individuato il limite, cerca di correre ai ripari. Se hai a che fare con un’ottica che non restituisce una buona nitidezza, chiudi il diaframma più che puoi. Prova per esempio f/8 o f/11 e, se ancora non sei soddisfatto della nitidezza, aggiungine un po’ in post produzione.

Altra caratteristica del 18-55 è la mancanza di precisione nell’autofocus. Anche qui, per ovviare al problema, semplicemente imposta la messa a fuoco manuale.

Ogni fotografia fatta con un obiettivo da kit è una sfida. Accettarla e ottenere buoni risultati ti sarà utile per il tuo futuro fotografico, quindi non scoraggiarti!

Com’è stata scattata questa foto

Ora che forse ti sei convinto che puoi fotografare con qualunque mezzo tu abbia a disposizione, torniamo alla foto.

Ho scattato questa fotografia in modalità di esposizione “spot”. Ero alle prime armi, ma il libretto d’istruzioni me l’ero letto! Consiglio di farlo anche a te.

Leggendolo, ho capito che questa modalità di misurazione dell’esposizione era l’ideale in questo caso, perché volevo che soprattutto il soggetto fosse ben esposto.

Il manuale Canon, infatti, dice: “Usa questa modalità quando è necessario eseguire una misurazione di una porzione specifica del soggetto o della scena. La misurazione viene effettuata nell’area centrale corrispondente a circa il 3,8% di quella coperta dal mirino“.

A dirtela tutta, se stai fotografando in condizioni di luce “facili”, cioè con luce che si distribuisce sulla scena molto uniformemente e senza forti contrasti, non noterai molte differenze usando un metodo di misurazione dell’esposizione o un altro. Ma in questo caso io mi trovavo in un bosco, durante una giornata di cielo coperto e, a tratti, piovoso. Questo significa che avevo a disposizione poca luce.

Al tempo stesso, volevo che quest’atmosfera si riproducesse nella fotografia, che il buio in qualche modo saltasse fuori. Se fotografi in modalità spot succede questo: la fotocamera misura la luce correttamente sul soggetto e tende a sottoesporre le zone d’ombra tutto intorno.

Era quindi il modo di procedere ottimale, perché così facendo si conservava perfettamente l’ambiente tenebroso del sottobosco.

Tra l’altro incoraggiare le ombre ha avuto anche un altro significato: fare ben risaltare il verde vivo del muschio, renderlo davvero protagonista.

La post produzione

Come saprai (se hai già letto qualche altro articolo che ho scritto per questa rubrica), non mi dedico molto alla post produzione.

Mi limito a piccole correzioni considerate ormai standard persino nei concorsi fotografici. In altri casi, in post produzione tendo a incrementare le caratteristiche della tecnica usata in fase di scatto. Mi spiego meglio: in questo caso, come avrai capito, ho puntato tutto sulle ombre. Usando Lightroom, quindi, le ho incrementate ulteriormente.

Ho poi concluso aggiungendo sharpening (in genere uso sia il cursore “chiarezza” che “nitidezza”, ma non bisogna esagerare in entrambi i casi altrimenti viene fuori del rumore digitale).

Avrei potuto probabilmente tentare anche un crop compositivo (ovvero un ritaglio della foto, fatto allo scopo di modificare la composizione), ma ritagliare la fotografia avrebbe significato una perdita di qualità, ragion per cui mi sono astenuta.

I riscontri che ho avuto su questa foto

Non appena ho pubblicato la foto sui canali che uso di solito in rete, è piaciuta. È stato apprezzato soprattutto il binomio contrastato di colori nero/verde e l’atmosfera naturale e personale.

Quando mi è stato chiesto che ottica avevo usato e ho risposto “il plasticotto” la conclusione è stata unanime: “La foto la fa il fotografo, non l’attrezzatura”.

In un certo senso è così, anche se questo non significa che vorrai e soprattutto potrai fotografare sempre con l’obiettivo da kit.

Un altro motivo di forza della foto è anche nell’avere individuato una bella forma naturale, nell’avere avuto occhio, cioè, su quanto bene potesse risultare in una fotografia una ripetizione di forme geometriche come questa che la natura ha creato e ha messo lì, a nostra disposizione.

Dovendo invece fare una sorta di auto critica, se potessi tornare indietro oggi, cambierei forse la composizione: abbassando ancora l’angolo di ripresa, così da fare riempire il fotogramma pienamente ai soggetti, le ombre prenderebbero meno spazio nella parte superiore della foto.

Più avanti ho proposto Alert per la pubblicazione sul sito web del National Geographic, in una rubrica nella quale, ogni mese, la redazione seleziona tra i 10 e i 20 scatti (ne vengono proposti dai lettori migliaia). E sono stata felice quando è stata scelta per la pubblicazione. Eccola qui.

Perché non provi anche tu a inviare un tuo scatto? È una competizione divertente (attenzione però: non è il concorso, ma solo una selezione editoriale!), ma soprattutto è davvero una bella soddisfazione essere scelti.

Peccato tu possa solo intuire i motivi che hanno spinto i curatori a selezionarti, sarebbe invece utile se accompagnassero la pubblicazione con un breve commento.

Alert è stata anche premiata a un concorso fotografico locale, organizzato in occasione del World Environment Day, che quell’anno era dedicato alla tutela delle foreste. Ho ricevuto il premio direttamente dalle mani di Mario Tozzi, geologo, naturalista e conduttore di Gaia – Il pianeta che vive.

Conclusione

Come fare foto come questa se hai appena preso in mano una macchina fotografica?

Ricapitoliamo: non preoccuparti di non avere un’attrezzatura fotografica da urlo, leggi il manuale della fotocamera, cerca intorno a te colori e forme interessanti e poi immaginali in una fotografia. Funzionano? Allora che stai aspettando? Scatta!

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