Migliora la mia foto #20

Migliora la mia foto #20

La foto di oggi è stata inviata da Elvira, autodidatta appassionata che chiede un parere generale.

I dati EXIF non sono presenti, probabilmente a causa della post-produzione e della successiva esportazione del file.

La tua foto

Elvira, da poco ho trattato una foto che per certi versi è simile alla tua. Anche in quel caso si trattava di un camminamento verso la luce.

 

La tua foto si presta molto bene a discutere in generale di molti aspetti, vediamoli assieme.

Composizione

Linee, linee, linee! Nella tua foto il soggetto principale potrebbe sembrare la scala ma in realtà è l’uso che hai scelto di fare di queste linee convergenti verso la luce.

Le linee sono potenti strumenti di conduzione dello sguardo, soprattutto se partono dalla zona della foto dove noi occidentali concentriamo l’attenzione all’inizio: la parte in alto a sinistra.

Se a questo concetto unisci il fatto che l’occhio tende a partire con la sua valutazione dalla zona più chiara e ad andare da una zona fuori fuoco verso una zona nitida (dove poi si sofferma un istante a valutare quello che vede), ecco che emerge il motivo per il quale, a mio avviso, è cosi forte il senso di conduzione dello sguardo nell’immagine che hai catturato.

Devo purtroppo segnalarti che tutto questo insieme di tecniche viene in parte sprecato perché, arrivati alla zona nitida, non troviamo nulla che possa attirare veramente lo sguardo, che susciti curiosità o riflessione. Poche foglie morte, per quanto gradevoli nel fuori fuoco, non sono sufficienti a giustificare lo scatto. Pensa se su quell’unico gradino a fuoco ci fosse stato ad esempio un orsetto di peluche abbandonato, una rosa o un libro aperto a ventaglio.

Quante domande ci saremmo posti? Quante situazioni avremmo immaginato?

Esposizione

Elvira, la tua foto è sicuramente andata oltre le capacità del tuo sensore (e probabilmente di quasi tutti gli altri disponibili sul mercato) in quanto presenta zone prive di dettaglio sia nelle alte luci (in cima alle scale e sopra ai gradini) sia nelle ombre (sotto ai gradini). Per una foto pensata per una conversione in bianco e nero una perdita di dettaglio di questo tipo, soprattutto unita ad una scarsa profondità di campo, a mio avviso può andare bene: mi aspettavo inconsciamente la mancanza di dettagli in queste zone e non ho trovato né fastidioso né problematico non trovarli.

Il muro tuttavia lo trovo leggermente chiaro per i miei gusti, te ne parlo a breve nel paragrafo della post-produzione.

Profondità di campo e messa a fuoco

Non avendo i dati EXIF a disposizione, posso solamente supporre che tu abbia usato un obiettivo con lunghezza focale consistente (visto il ristretto angolo di campo) e diaframma molto aperto.

Come ti accennavo poco fa, la scarsa profondità di campo è un’ottimo e potente metodo per concentrare l’attenzione su una precisa parte della tua fotografia. Sfrutta sicuramente questa tecnica ma assicurati di avere qualcosa su cui concentrare l’attenzione del tuo osservatore: la tua foto è sicuramente ripetibile, il mio consiglio è di rifarla pensando a modificare la scena a tuo vantaggio, inserendo qualcosa che racconti una storia.

Riguardo al punto di messa a fuoco, mi sembra che tu abbia scattato direttamente (il punto di maggior nitidezza è il centro esatto dell’immagine) mentre sarebbe potuto essere interessante scegliere di mettere a fuoco sul secondo gradino in basso e lasciare quasi tutta la scala sfocata sullo sfondo. Questo lo avresti realizzato semplicemente puntando al gradino in questione, premendo a metà il pulsante di scatto e poi ricomponendo l’immagine nel modo desiderato.

Post-produzione

Elvira, metodi per la conversione dal colore al bianco/nero ce ne sono molti, difficile dire se uno di questi sarebbe stato maggiormente efficace di quello scelto da te.

A me la tua conversione piace molto, per renderla ancora più vicina ai miei gusti avrei tentato di accentuare il contrasto dei mezzi toni, o chiarezza, per cercare ad esempio di delineare meglio il muro di mattoni che invece ora mi sembra un po’ appiattito.

Infine avrei “spennellato” differenti esposizioni per schiarire (la parte sinistra) e scurire (la parte più a destra del muro) la foto per rendere un effetto più drammatico e ricercare una maggiore concentrazione sulla parte centrale.

Si tratta di modifiche di secondo piano, me ne rendo conto, considerale infatti come un assecondare il mio gusto estetico e non come una correzione al tuo lavoro.

Commento finale

Elvira, per quando scatterai le prossime foto il mio consiglio è quello di domandarti perché qualcuno dovrebbe trovarle interessanti da guardare.

Tenta se riesci di non cadere nel tranello dell’ “apprezza quanto per me è stata difficile tecnicamente questa cosa” perchè la maggior parte degli osservatori non ragionerà in termini di realizzazione tecnica ma emotiva: dagli modo di trovare qualcosa su cui soffermarsi a riflettere.

Ti racconto brevemente una cosa: anni fa sono entrato abusivamente in una enorme fabbrica dismessa per fotografare un po’ di archeologia industriale. Nel mezzo di una navata metallica di centinaia di metri ho trovato, abbandonata per terra, una scarpina di bimbo. Non serve che ti dica quanto è stato inquietante vederla e domandarsi cosa ci facesse li. E’ questo che intendo.

Ciao, alla prossima!

Emi

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