Come nasce una foto #9: Lulworth 1920, una delle barche più belle del mondo

Come nasce una foto #9: Lulworth 1920, una delle barche più belle del mondo

Lulwort è una “barca” quasi centenaria.

Fu costruita in Gran Bretagna nel 1920 sul modello della Coppa America dell’epoca, la cosiddetta  “Big Class”.

Spesso le barche d’epoca emanano un fascino incomparabile, e questa è riconosciuta come una delle più belle al mondo, star di molti dei raduni principali del Mediterraneo.

La fotografia di vela è entusiasmante… anche se non è l’ambiente ideale per l’attrezzatura.

Nel borgo delle Grazie, nei pressi di Portovenere, esiste una secolare tradizione di costruzione e restauri di vele d’epoca e qui stazionano tutto l’anno moltissime delle più prestigiose imbarcazione del mondo costruite a volte oltre un secolo fa. Seguendo alcune delle regate più importanti del Mediterraneo devo confessare che vedere queste meraviglie sotto la costa di casa ha un sapore particolare.

Anche nella vela la previsualizzazione è la miglior arma in possesso del fotografo: si scatta da un gommone e, vista la difficoltà di lavorare durante la marcia del mezzo, è fondamentale immaginarsi l’inquadratura con largo anticipo prevedendo la rotta della barca; a quel punto si mette il motore al massimo e si fa una volata nel punto prescelto, ci si ferma e si comincia a scattare. Io cerco di usare la focale più lunga possibile per poter “tagliare” via particolari di disturbo intorno al soggetto e per isolarlo meglio dal contesto giocando sulla ridotta profondità di campo. Questo vuol dire però stare sempre a grande distanza dalla barca e aumenta la necessità di previsione precisa del punto di ripresa.

Quanto più sono forti vento e mare, tanto più le barche diventano fotogeniche, sprigionano tutta la loro bellezza e potenza. Ma questo è in chiaro contrasto con la facilità di ripresa considerando che bisogna stare in piedi per avere la miglior visuale ma, soprattutto, per attutire i colpi della carena e le vibrazioni sulla macchina fotografica (durante la mia prima regata passai molto tempo in ginocchio sulla prua: a sera avevo delle strane cose molto simili a delle stigmate! e la schiena non voleva saperne di raddrizzarsi).

Ogni fotografo ha le sue tecniche, io mi appoggio di spalle contro la torretta del driver e con un piede mi punto sui tubolari della barca…per non finire in mare! In questo modo, con un po’ di esperienza e tanta applicazione, si riesce a scattare in modo accettabile.

L’acqua salata è sempre in agguato: anche con il caldo cerco di indossare la cerata impermeabile che tengo aperta e pronta a coprire la macchina in caso di ondate. Altro accorgimento molto usato e sempre a portata di mano ( utile in mille situazioni non solo in barca…fatti un appunto!) è quello di usare dei normalissimi sacchetti di plastica infilati sull’obiettivo e fermati sul paraluce con elastici o nastro adesivo: poco elegante ma praticissimo ed economico… poi esistono le coperture antipioggia serie!

In questa immagine il Lulworth corre di bolina verso la boa al largo in un momento di onda lunga, come si capisce dalla spuma sulla prua. Non c’era possibilità di fermarsi perchè si avvicinava velocissimo e in pochi attimi avrei perso la possibilità di riprendere tutta la barca col tele. Così ho dovuto usare il 300 dal gommone in movimento: la situazione non è proprio comoda ed una delle doti del fotografo di vela è… il piede marino!

Ho alzato gli iso per usare un tempo veloce ed evitare il mosso (non ho aperto ulteriormente il diaframma per il rischio di non avere a fuoco tutto da poppa a prua) e…via con le foto. Salvo situazioni particolari cerco di non esagerare con le raffiche,  occupano memoria in macchina e sul computer, obbligano a tempi lunghi nella gestione del lavoro e, ancor peggio, riducono l’attenzione verso l’inquadratura: rischi di rilassarti delegando ad una scelta successiva quella migliore…meglio pensarci prima, che non ti scappi qualcosa!

Qui ho avuto il tempo di eseguire 4 o 5 scatti non troppo ravvicinati: ho un paio di immagini in verticale con le vele complete e un’altra ripresa ravvicinata dove si vede il prodiere “immerso” negli spruzzi. Questa immagine mi sembra un buon compromesso tra la vicinanza e la possibilità di vedere tutta la barca.

Ho accentuato il taglio orizzontale rifilando un poco l’inquadratura perchè volevo evidenziare la sensazione di stare “sotto” le vele.

Questa fotografia mi trasmette una sensazione di elegante potenza e mi piacciono molto i colori tenui del mare in contrasto con le vele dall’aspetto antico ( anche se sono costosissimi materiali moderni).

Le nostre macchine fotografiche sono, entro certi limiti, molto più robuste di quanto si potrebbe pensare: è un invito a scattare anche fuori dalle classiche situazioni di passeggiata e bel tempo, io adoro i cieli tempestosi…hai esperienza di scatti in ambienti…malsani?

E ricorda l’invito a… frugare tra le mie foto per suggerire l’immagine di cui vuoi leggere  la storia!

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