Come nasce una foto #12: un kayak in cascata!

Come nasce una foto #12: un kayak in cascata!

foto kayak cascate delle marmore

Piccolo romanzo d’avventura a sfondo sportivo!

Sottotitolo e provocazione:chi è l’autore di questa foto questa foto? Leggi per scoprire l’arcano!

Riconosci cosa sta succedendo in questa immagine? Non è facile individuare il posto, l’inquadratura stretta non fa vedere l’immensità di questa cascata: si tratta del  salto intermedio delle Marmore, la cascata più alta d’Europa, “inventata” dai Romani nel 271 a.C. .tagliando la sponda del lago di Piediluco per bonificarlo facendo defluire le acque nel salto che conduce alla gola del fiume Nera.

Il tratto principale è di oltre 90 metri, quello in questione è circa 25 metri. Oggi la cascata della Marmore è attrazione turistica e viene aperta ad orari fissi per permettere la visione dello spettacolo ai visitatori. La zona è all’interno di un parco pubblico con  accesso a pagamento. 

La foto in questione ritrae un forte canoista italiano del team Zerottivoa che esegue il salto più alto mai compiuto in Italia. Tutto avviene illegalmente: la cascata ovviamente non è percorribile in canoa e il rider non voleva chiedere un permesso ufficiale per il rischio di vederlo rifiutato mandando così a monte mesi di progettazione, sopralluoghi e il lavoro dell’intero team al seguito.

La canoa viene introdotta nel parco di notte e nascosta in un anfratto. Il giorno dopo tutto il team paga il biglietto e si introduce come una normale comitiva di turisti: la squadra è composta dall’autore del salto, due uomini che fanno sicurezza alla base, un fotografo sotto il salto; altri due fotografi e un operatore video sono appostati sulla collina di fronte da cui si gode una vista perfetta dell’azione.

Tutti si coordinano con walkie talkie tranne…il canoista: per sua scelta non vuole ascoltare nulla per non perdere la concentrazione: è nascosto vicino al suo kayak e sarà lui a dare il via quando si sentirà pronto. Quindi si studia un sistema di segni convenzionali per comunicare a vista tra il canoista, la squadra sulla collina e quella alla base del salto che non può vedere il kayak mentre entra nella corrente potentissima per buttarsi dalla cascata. Due uomini alla base daranno assistenza in caso di problemi, uno è imbragato e pronto a gettarsi nella corrente per soccorrere il canoista eventualmente in difficoltà.

Il fotografo responsabile ha scelto di scattare da sotto la cascata. Dal punto di vista fotografico la situazione è molto complicata perchè non controllando la preparazione del salto vedrà spuntare la canoa all’improvviso e ha una frazione di secondo per mettere a fuoco e scattare la raffica di foto. Sceglie di impostare l’esposizione in manuale ed eliminare la messa a fuoco automatica: troppo alto il rischio che l’autofocus cominci a far avanti indietro senza trovare il soggetto e perdendo così lo scatto, quindi si fissa manualmente la distanza di scatto visto che il punto di passaggio del kayak è obbligato.

I tre, inoltre, devono essere pronti a caricare tutto e fuggire al volo: le guardie del parco cercheranno sicuramente di fermare l’autore dell’impresa abusiva! L’acqua della cascata è solitamente captata da una centrale elettrica: solo un paio d’ore al giorno si permette l’apertura delle chiuse per esigenze turistiche.

Una sirena avvisa i molti visitatori presenti dell’arrivo dell’acqua. Quando la cascata è a pieno regime bisogna essere coperti da impermeabili per l’enorme quantità di spruzzi. Questo in un primo momento fa passare inosservate le manovre dei due uomini che, come Superman nella cabina telefonica, si tolgono gli abiti normali per rimanere in muta ed indossare imbraghi e caschetti. L’estrazione delle corde è di troppo e accade l’irreparabile, il personale del parco si accorge di qualcosa di strano.

Intanto, il fotografo sotto la cascata scavalca la recinzione di sicurezza per appostarsi in riva al fiume in un angolo al riparo dagli spruzzi, l’unico da cui riesce a veder qualcosa: l’acqua in sospensione nell’aria, oltre che mettere a rischio l’attrezzatura, abbassa moltissimo la visibilità.

Arrivano le guardie mentre l’acqua comincia a salire, impongono di rientrare e dare spiegazioni, i tre cominciano a rispondere facendo finta di non capire per prendere tempo: la scena non riesce e si scopre cosa sta succedendo, viene subito intimato di fermare il canoista prima che salti. La situazione precipita, il canoista non si può fermare, ormai è nel fiume e ogni contrattempo potrebbe essere pericolosissimo: i tre sotto la cascata devono evitare guai con le guardie ma nello stesso tempo occuparsi del motivo per cui sono lì. All’improvviso il kayak rosso spunta alla sommità del salto e…in un attimo tutto finisce. Non serve nessuna assistenza, l’impresa è andata perfettamente.

Il fotografo alla base scatta al volo fidandosi delle impostazioni fissate manualmente e interrompendo la conversazione con le guardie che gli stanno ordinando di rientrare dentro le recinzioni. Ci si carica tutto sulle spalle, canoa e attrezzature, e… via a gambe levate!

Sono state eseguite tre inquadrature diverse per documentare al meglio le fasi. Una della cascata intera in cui si intravede il kayak immerso in un ambiente spettacolare e immenso che dà l’idea dell’imprese eseguita. un’altra inquadratura è quella ripresa dal basso della cascata dal fotografo all’interno del parco. Una terza, quella che vedi, è più stretta e ripresa sempre dalla collina di fronte: è scattata con macchina su cavalletto e obiettivo 70-200/2.8 a 140 di focale, tempo di scatto 1/4000s, diaframma f/2.8, scattando a raffica con un comando a distanza e sollevamento dello specchio per evitare problemi di mosso. Un assistente esegue fisicamente lo scatto con le impostazioni scelte dal fotografo responsabile: punto di ripresa, scelta dell’inquadrature e, quindi, dell’ottica da usare, esposizione e uso del telecomando.

Perchè proporti questa immagine? A parte l’impresa sportiva di indubbio valore, la genesi di questa fotografia impone una domanda ben precisa: chi è l’autore di questa foto? Chi ha premuto il pulsante di scatto? Chi ha impostato tutto e messo in mano il telecomando all’assistente?

Oppure ancora: (e in quale percentuale!?) è il canoista stesso che ha “permesso” in tutto e per tutto l’esistenza di questa situazione, dall’idea alla scelta del team?

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I nomi dei partecipanti? meglio non svelarli… cerca in rete!

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