Come nasce una foto #13: una foto di gruppo semiimprovvisata ma perfetta

Come nasce una foto #13: una foto di gruppo semiimprovvisata ma perfetta

Ritratto di gruppo: uno studio di architettura al completo

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Ogni buona fotografia è sempre un racconto. Anche quando tutto si risolve in un solo scatto, come in questo caso.

Il “successo” di una immagine è la capacità di attrarre il nostro sguardo e costringerci ad osservare. Se l’osservazione diventa lenta, attenta, allora, almeno in parte, ci mettiamo al riparo da facili trucchi per foto sensazionali a colpi di violenza e volgarità. O da foto piene di “tecniche” senza nulla da dire.

L’interesse del ritratto è il desiderio di guardare negli occhi le persone fotografate e domandarsi come sono nella realtà, cosa staranno facendo ora, chi erano e cosa pensavano in quella frazione di tempo dello scatto. O subito prima e subito dopo. Perché siano andate da un fotografo o abbiano accettato la richiesta di essere ripresi. E’ un piccolo dono di sé  che fanno oppure hanno soltanto bisogno di un riconoscimento? E a che scopo?

Questo ritratto nasce a Trento durante una tappa del lungo progetto Unpaeseinscala. In questa città, insieme all’amico e collega Massimo Zarucco si presentano a farsi fotografare in Piazza Italia, dove abbiamo allestito la nostra sala di posa all’aperto, quasi tremila persone in due settimane di lavoro.

E’ un successo incredibile che ci sorprende e sorprende con noi tutta la città, c’è una gara per mettersi in coda per il ritratto. Ogni mattina, all’inizio dei lavori, decine di persone attendono l’arrivo del fotografo: la coda dura in media un’ora e tanti arrivano dalle valli limitrofe per entrare nelle gallerie di cui si parla quotidianamente sui media locali e non solo (date un’occhiata alla rassegna stampa!).

La sala di posa è allestita all’interno di un antico caravan da circo adattato allo scopo, in alcune giornate usiamo l’esterno del mezzo per costruire un grande set all’aperto e poter fotografare grandi gruppi di persone: quello che si vede è lo staff di un noto studio di architettura di Trento.

La costruzione centrale del gruppo che si è quasi spontaneamente sistemato sul set, aiuta la allegra teatralità del gruppo. La scala momentaneamente abbandonata sul fondale viene subito accaparrata dal personaggio più fotogenico (e lui sembra saperlo perfettamente!) e probabile figura di riferimento dello studio: guarda la sua figura assolutamente “d’altri tempi” per la postura ritta, lo sguardo sicuro ma non arrogante, la barba “da foto”.

Alla sua sinistra, il signore distinto non può che essere socio e capo con lui: non si può non pensare che questi si occupi sicuramente di rapporti con la committenza, direzione di cantieri, contrattazione economica; l’altro dall’aspetto ottocentesco deve essere il creativo dello studio. Sarà davvero così o l’abito non fa il monaco? E i rapporti, i ruoli delle altre persone? E’ la cosa che più mi interessa nel ritratto, la vita reale di chi vedo nella foto.

Ti sfido a dare il tuo “organigramma” degli architetti trentini. Dimmi chi è e cosa fa la bella signora bionda e sorridente, o il giovane seduto sulla scala che “imbraccia” un cane!

Dal punto di vista tecnico questo è il set:

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Qui sto fotografando la locale squadra di volley, una delle più forti d’Italia e d’Europa.

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Il fianco del caravan regge il grande fondale di stoffa nera: un generatore Bowens, lo si vede ai piedi del fotografo, alimenta due torce simmetriche agli angoli del set.

Un terzo punto luce centrale, meno intenso, è usato per ammorbidire le inevitabili ombre create dai flash laterali.

Per aumentare la superficie illuminante in modo da coprire uniformemente il set molto spazioso, le torce laterali sono rivolte al contrario rispetto al soggetto e la luce è rimandata da grandi pannelli bianchi rigidi.

Il set è disposto controluce rispetto alla direzione del sole in modo da tenere i volti all’ombra e usare la luce artificiale come fonte principale: si ottiene maggior controllo e costanza di risultati. Diversamente saresti costretto ad aggiustare continuamente la luce. Inoltre l’illuminazione diretta del volto non è situazione ottimale nel ritratto.

Il pannello che si vede ai piedi  del fotografo nelle foto di corredo è usato per schermare l’obbiettivo quando il sole alle spalle del fondale dovesse colpire direttamente la lente.

L’obiettivo è un Canon 24-70/ f 2.8: la focale impostata è 40 circa; la potenza dei flash permette di scattare con diaframma f/9 per poter avere a fuoco tutte le persone, tempo di scatto 1/100 con iso 100.

Il susseguirsi dei ritratti durante il lavoro è davvero vorticoso, così scegliamo di intervenire il meno possibile in post produzione: nessun aggiustamento delle pieghe del fondale e una semplice sistemata ai livelli oltre al  necessario aumento della nitidezza. Come sempre le indicazioni al gruppo sono minime: la richiesta di posizionarsi comodi e rilassati, guardare in macchina e adottare  i pochi spostamenti richiesti per non coprirsi a vicenda.

L’aspetto più difficile in un ritratto è sempre quello della relazione con il soggetto: la situazione di questo scatto non concede molti spazi ma il gruppo ha fatto tutto da solo, si nota una notevole familiarità tra loro e quella spontanea sicurezza che dona la presenza della  “ tribù” davanti all’obbiettivo.

Dimmi allora cosa leggi in questo gruppo: se una foto è sempre un racconto… prova a costruire il tuo finale!

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