Perché la dea bendata non è un buon assistente fotografo (e come cominciare a farne a meno)

Perché la dea bendata non è un buon assistente fotografo (e come cominciare a farne a meno)

L’abbiamo fatto tutti (e forse lo facciamo ancora): ci troviamo davanti ad un soggetto interessante o in un luogo ricco di spunti con la fotocamera in mano e, inarrestabili, scattiamo raffiche di foto, fuori controllo. Cambiamo posizione, punto di vista, lunghezza focale, magari anche apertura o tempo di esposizione, fotografiamo tutto quello che potrebbe destare un minimo interesse. Ritorniamo a casa con le 500 foto scattate in un paio d’ore, e dobbiamo passare un bel po’, molto più di un paio d’ore, davanti al computer a scremare tutti gli scatti cercando i pochi veramente degni di nota come il proverbiale ago in un pagliaio. E li troveremo probabilmente, anche solo per la legge dei grandi numeri.

Ma quando, orgogliosi, mostreremo quel paio di scatti (sui 500) ai nostri amici, sapremo spiegare loro come li abbiamo ottenuti? E se ci chiederanno di scattare qualche foto simile per loro, saremo in grado di ripetere risultati così casuali? Insomma, ci potremo prendere il merito di quelle foto ben riuscite o sarà più onesto accreditarle alla dea bendata?

Sei un fotografo fortunato?

Gli integralisti delle fotocamere analogiche (quelle con il rullino, ricordate?) Sostengono spesso che il ridotto numero di scatti per singolo rullino e il costo di quest’ultimo rendono le reflex analogiche molto più utili per imparare a fotografare, in quanto costringono a soppesare attentamente la creazione di ogni scatto. Effettivamente, noi fotografi digitali abbiamo a disposizione uno spazio virtualmente infinito (basta cambiare scheda di memoria) e a costo bassissimo per memorizzare le nostre foto. Questo ci induce spesso a scattare molte più foto del necessario e a non prestare la dovuta attenzione a tutti gli elementi che concorrono ad uno scatto ben riuscito.

Siamo quindi, a volte, dei fotografi fortunati: le belle foto che riusciamo a scattare non sono create consapevolmente ma basate su una combinazione di fattori che noi non abbiamo valutato attentamente. Ma quali sono i tratti che distinguono un fotografo fortunato:

  • scattare tantissime foto in poco tempo,
  • muoversi freneticamente alla ricerca di un’inquadratura misteriosa, come in trance,
  • usare lo zoom solo per avvicinare o allontanare il soggetto, senza considerare gli effetti della lunghezza focale sulla profondità di campo, sulla prospettiva e sull’ampiezza del campo visivo,
  • aver paura del modo manuale (o addirittura dei modi semiautomatici),
  • non saper spiegare perché una foto è venuta meglio di un’altra,
  • non saper ricreare uno scatto di successo.

Tutti passiamo in questa fase e proprio il fatto di poter buttare via un sacco di scatti a costo zero ci permette di attraversarla senza rimetterci denaro. Ma tutti dobbiamo anche puntare a superarla e diventare fotografi consapevoli.

Perché diventare un fotografo consapevole?

A qualcuno potrebbe star bene così: macchina fotografica sempre in mano, faccio un sacco di foto e prima o poi qualcuna andrà bene. Probabilmente, se stai leggendo FotoComeFare, ciò non ti basta. Ci sono un sacco di motivi per cui imparare veramente a fotografare e ad avere il controllo del processo di creazione delle immagini:

  • scattando meno foto, e soprattutto producendo meno scarti, possiamo passare meno tempo davanti al computer,
  • finalmente possiamo sfruttare appieno il costoso equipaggiamento che ci siamo procurati,
  • sapremo spiegare ai nostri amici fotografi perché una foto ci è venuta bene e potremo quindi prendercene veramente il merito,
  • potremo pensare di cominciare a fare soldi con le nostre foto perché sapremo come garantire buoni risultati a chi pagherà le nostre prestazioni,
  • soprattutto, la soddisfazione di avere consapevolmente creato un’immagine così come la volevamo sarà impagabile.

Raggiungere una maggiore consapevolezza della fotografia e diventare quindi buoni fotografi è alla portata di tutti. Una naturale inclinazione può aiutare, ma ciò che fa la differenza è l’impegno e il metodo con cui si impara (o già approfondito questo argomento nell’articolo su fotografia e talento).

Come diventare un fotografo consapevole?

Diventare un fotografo consapevole vuol dire imparare a fotografare e farlo con metodo. Bisogna quindi sapere cosa studiare e applicarlo ogni volta che si impugna la fotocamera. Ho parlato dei principali argomenti riguardanti la fotografia che è necessario studiare e anche dell’ordine in cui affrontarli nell’articolo Come si impara fotografare?. Per migliorare la fotografia, inoltre può essere molto utile mettere in pratica i consigli contenuti nell’articolo 15 consigli per diventare fotografi migliori.

Accanto a quanto ho scritto in quegli articoli, il primo passo per diventare fotografi consapevoli consiste nel creare la giusta mentalità, il giusto approccio allo scatto. È fondamentale, prima di premere il pulsante di scatto, soppesare bene tutti gli aspetti della foto che stiamo creando, tra cui:

  • la luce è del colore giusto? Ha la giusta morbidezza? Proviene dalla giusta direzione?
  • Il soggetto in primo piano è ben valorizzato e ben posizionato all’interno dell’inquadratura?
  • Lo sfondo complementa bene il soggetto principale?
  • Abbiamo impostato correttamente parametri del triangolo dell’esposizione in base al risultato che vogliamo ottenere?

Man mano che impareremo nuove cose riguardo alla fotografia aumenteremo di numero di domande da farci al momento dello scatto e al contempo saremo sempre più veloci ed efficaci nel rispondere. Riflettendo ogni volta su queste domande e imparando a rispondere, acquisiremo in maniera veramente solida le abilità necessarie a produrre sempre scatti indimenticabili.

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