Come selezionare e organizzare le tue foto

Come selezionare e organizzare le tue foto

Quando ho deciso di creare una rivista con il mio amico Don non avevo idea del genere di progetto in cui mi stavo buttando, ma, lungo la strada, ho imparato molte cose per riuscire a fare tutto nel modo giusto.

Una delle più preziose è sicuramente il saper creare una sequenza di immagini efficace.

In questo articolo spiegherò punto per punto come faccio l’editing delle immagini per la rivista e come puoi fare lo stesso con le tue.

Introduzione

La prima cosa da dire è che questo è il mio modo di organizzare le immagini, quindi non posso parlare per chiunque altro, ok? Inoltre, vorrei premettere che spiegare la mia procedura in un certo senso è complicato, perché, a volte, faccio una cosa prima dell’altra rispetto a come lo spiegherò qui o magari faccio due cose contemporaneamente.

Una volta detto ciò, proseguiamo.

Chi ha bisogno dell’editing?

Prima di tutto rispondiamo alle grandi domande. Perché una persona dovrebbe fare l’editing e organizzare le proprie immagini in sequenza? Non si può semplicemente metterle in fila e via?

Beh, il motivo più ovvio è che quando fai un lavoro di editing tutti gli scatti sembreranno migliori rispetto a quando non lo fai… e ogni fotografo vuole mostrarsi al meglio, no?

Approfondendo, il risultato di un buon editing appare migliore per via dell’esposizione selettiva: l’osservatore baserà il suo giudizio solo sulle fotografie alle quali sarà esposto. Quindi, in un certo senso, puoi apparire migliore a seconda di quel che mostri.

Oso anche dire che dopo le mie modifiche alcuni fotografi appaiono molto, molto migliori di quello che sono in realtà.

Le selezioni di fotografie ordinate sembrano migliori perché il cervello ama la coerenza, è così che funziona la musica!

Voglio dire, prendi una qualunque stanza, quella pulita e in ordine (le scarpe con le scarpe, i cd con i cd ecc.) automaticamente ti sembrerà la migliore. Questo funziona anche per le immagini.

Fare l’editing dei tuoi lavori

È più facile occuparsi dei lavori di un altro piuttosto che dei propri, perché non possiamo separarci completamente dalle nostre immagini.

È la maledizione della conoscenza, ci muoviamo come se qualcuno avesse le nostre stesse esperienze precedenti, ed è con quest’idea in mente che giudichiamo le nostre fotografie.

Immagina di aver passato tre giorni a scalare una montagna, tutti i tuoi compagni sono morti cercando di raggiungere la sommità e tu hai realizzato uno scatto della cima. Chi pensi riuscirà mai a convincerti che la fotografia che hai fatto non è niente di che?

Fino a un certo punto puoi fare l’editing dei tuoi stessi lavori, ma ci sono alcune immagini che finiscono fuori dal tuo radar o che sono chiaramente sopravvalutate. Non puoi fidarti completamente del tuo giudizio, c’è della saggezza nei numeri!

Quindi cerca una persona di cui ti fidi perché ti aiuti in questo lavoro. Per esempio, io vengo da Haiti e per me vedere persone che trasportano cose sulla testa è assolutamente normale, ma non agli occhi di chi è esterno all’isola, come ha sottolineato un mio amico, rendendo quest’immagine molto più interessante di quanto non mi sembrasse:

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Tieni sempre a mente i tuoi obiettivi

Quando organizzi sequenze di immagini devi sempre tenere a mente le tue intenzioni e quello che vuoi esprimere nei tuoi lavori.

Perché da uno stesso set di fotografie di base puoi ottenere molti ottimi risultati, ma solo uno va scelto su tutti per esprimere le tue intenzioni. A volte un’immagine ottima non rende o non ha senso in una particolare collezione di immagini, perché non mostra in maniera evidente ciò che vuoi esprimere.

Come lavoro su una sequenza di immagini

1) Stabilisco i limiti

Inizialmente, una grande quantità di immagini può intimorire, quindi la prima cosa da fare è tracciare dei limiti.

La prima cosa che faccio quando guardo una serie di immagini è cercare le immagini più potenti (mentre do un primo sguardo a tutte le fotografie), dopodiché stringo il cerchio e ne seleziono tre, chiamandole mentalmente B-M-E, che sta per Beginning (inizio), Middle (centro) ed End (fine).

Poi passo nuovamente due o tre volte le immagini in modo da assicurarmi che le tre che ho selezionato siano molto forti.

Perché ho bisogno di tre immagini per l’inizio, il centro e la fine? Beh, il mio ragionamento è il seguente:

  • La prima immagine (B) dev’essere forte perché deve attirare l’attenzione, dicendo all’osservatore che qui dentro troverà cose veramente buone.
  • L’immagine centrale (M) dev’essere forte perché verso la metà della selezione mi aspetto un calo di interesse (il che non significa che il resto delle immagini siano brutte, è semplicemente come siamo fatti noi esseri umani, la nostra attenzione cala rapidamente), quindi è necessaria a rinvigorire l’energia.
  • L’ultima immagine (E) dev’essere forte per via dell’effetto recency: un effetto cognitivo per cui giudichiamo le cose sulla base delle esperienze più recenti, e in questo caso si tratta dell’immagine finale.

Tendo a vedere il mio schema B-M-E come un pranzo da tre portate: l’antipasto, il piatto principale e il dessert.

La regola base dell’editing è creare una selezione di 12 immagini, ma se è consentito sceglierne di più potrebbe essere necessario selezionare più immagini “Middle”, quelle centrali, esattamente come più larga è una tenda e più picchetti saranno necessari.

Nuovamente, non è che le immagini frapposte tra le BME siano brutte, le utilizzo per supportare le altre.

A volte è una necessità (quando c’è una grossa differenza tra la qualità delle immagini), altre volte no (quando la maggioranza delle immagini sono buone).

2) Rimuovo le immagini troppo simili

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Dopo aver individuato le mie tre immagini principali, quel che faccio è cercare le immagini troppo simili tra loro o che non aggiungono ulteriori informazioni alla selezione di immagini. Poi devo chiedermi quale delle due sia la più forte e quale abbia più senso nel contesto delle altre.

Poniamo che voglia mostrare gli abitanti di Haiti come coraggiosi. In questo caso sceglierei l’immagine a destra. Se li volessi mostrare in una luce un po’ più deprimente sceglierei invece quella di sinistra.

Ci sono solo tre momenti in cui i fotografi hanno il controllo: il momento dell’esposizione, quello della post-elaborazione e quello dell’editing e della scelta delle immagini. In tutte queste tre occasioni il fotografo può influenzare l’osservatore.

3) Stabilisco la scena

Dopo aver scelto le mie B-M-E la prima cosa che faccio è estrarre le scene dalla sequenza e posizionarle subito dopo la fotografia “Beginning”, quella iniziale.

Perché quando ritrai il posto in cui vivi lo dai per scontato, ma l’osservatore generalmente non ha idea di come sia il posto da dove vieni, quindi quel che faccio è dare un contesto alle immagini che seguiranno, subito dopo aver attirato l’attenzione con l’immagine B.

Scelta per attirare l'attenzione / creare interesse / Scelta per dare all'osservatore un contesto visivo
Scelta per attirare l’attenzione / creare interesse / Scelta per dare all’osservatore un contesto visivo

Generalmente c’è un grosso salto tra l’immagine B e la scena che segue, ma è una necessità. Di solito l’immagine che descrive la sena non è abbastanza forte o interessante per reggersi autonomamente. Se succede, la posso utilizzare sia come immagine iniziale che come immagine che crea il contesto per le altre fotografie.

4) Creo una sequenza

È finalmente giunto il momento di dare una sequenza alle immagini!

Avviene in tre atti distinti: decostruire le immagini in categorie, trovare somiglianze e ordinarle secondo quanto trovato.

Quando mi trovo di fronte immagini a cui dare un ordine di solito sono molto disorganizzate: sono state scattate in posti diversi, con vari stili diversi, modificate in modo diverso e così via. Quello che faccio è guardare insieme tutti i thumbnail e analizzare tutte le immagini per capire di cosa sono composte.

Ecco cosa intendo:

Acqua / barca / durante il giorno / cielo drammatico / guardando a sinistra / largo obliquo / bianco e nero / orizzontale / 3:3 / contrasto / uomo di colore
Acqua / barca / durante il giorno / cielo drammatico / guardando a sinistra / largo obliquo / bianco e nero / orizzontale / 3:3 / contrasto / uomo di colore

Faccio questo per tutte le immagini (quando lo fai abbastanza volte diventa questione di secondi per ogni immagine) e, siccome il cervello è creato per trovare regolarità, dalle immagini emergono rapidamente pattern comuni.

Lentamente ma sicuramente inizierai a crearti un senso di come quest’immagine si incastrerà bene con altre.

Ecco un esempio abbastanza ovvio:

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Chiaramente queste immagini sono molto simili, quindi andranno molto bene insieme. La cosa che non condividono è il largo obliquo della prima immagine (da in alto a destra verso in basso a sinistra), ma si nota un leggero obliquo anche nell’immagine di destra, perché la barca si allinea con la zona in alto a destra dell’inquadratura e la testa dell’uomo ricalca dolcemente l’obliquo (anche se a mio avviso l’effetto non è forte come nella prima immagine).

Da lì in poi si tratta di trovare altri collegamenti ed elementi in comune tra le immagini.

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Ma cosa intendo per “collegamenti”? Analizziamoli nel dettaglio nelle righe che seguono.

Collegamenti basati sui luoghi

Immagini che sono ritratte in generale nella stessa ampia zona stanno bene insieme. Per esempio, metterei insieme l’immagine di un ragazzo che dorme sulla sabbia e uno scatto che ritrae qualcuno in spiaggia.

Collegamenti temporali

Immagini che hanno lo stesso soggetto ma in due momenti diversi, per esempio uno scatto che ritrae una bicicletta a mezzogiorno e un altro durante la notte. Li metterei insieme, con la notte dopo il giorno.

Collegamenti numerici

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Se noto una progressione numerica, metterò in sequenza quelle immagini. A sinistra abbiamo una persona con qualcosa sulla testa, a destra ne abbiamo due. L’ordine può crescere o diminuire.

Collegamenti basati sul peso visivo

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Sono i casi in cui vedo una progressione di peso visivo, come persone che diventano man mano più grandi o viceversa. Nelle immagini qui sopra metterei prima la signora, perché occupa meno spazio nell’inquadratura rispetto al ragazzo. Inoltre occupano all’incirca lo stesso punto dell’inquadratura.

Collegamenti basati sul formato o sull’orientamento

Se noto fotografie orizzontali o verticali, o con formati diversi, cerco di raggrupparle insieme.

Collegamenti basati sul colore

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Le immagini con colori simili sembrano più belle quando sono messe insieme. Mi trovo meglio lavorando su sequenze monocromatiche, quando sono disponibili. Se ci sono molti schemi di colore tendo a ordinarli secondo il cerchio cromatico.

Temi ricorrenti

Metto insieme le fotografie secondo tematiche ampie, come ritratti in primo piano, scene di strada, ombrelli, pioggia e così via. Se non riesco a trovare un tema, salgo un gradino e cerco temi ancora più ampi. Quindi, se non ho due immagini di gatti prenderò un’immagine di un gatto e quella di un cane, perché sono entrambi animali.

Collegamenti basati sulla post elaborazione

Le immagini che presentano lo stesso stile di post elaborazione sembrano più belle insieme.

Collegamenti basati sulla composizione generale

Immagini con la stessa composizione appaiono meglio insieme, come figure dentro paesaggi, immagini con la stessa prospettiva, ecc.

Priorità dei collegamenti

Dopo aver suddiviso le immagini in categorie multiple (quest’immagine ha un gatto; è a colori; evoca l’emozione tristezza e così via) cerco di dare alla categoria un valore in termini di forza.

Immaginiamo che io abbia delle fotografie di gatti. Una è uno scatto di un gatto con una pallina, l’altra è principalmente il ritratto di una persona con un gatto sullo sfondo. Il valore “gatto” della prima immagine è alto, della seconda non molto. Il valore “ritratto” della seconda immagine è alto, della prima non molto.

Se si arriva al peggio metterò insieme queste due immagini (comprendono entrambe dei gatti), ma la mia priorità per la prima immagine sarà quella di trovare un’altra immagine che ritragga un gatto e per la seconda sarà quella di trovare un altro ritratto.

Dipende tutto dalle immagini disponibili, ma ci sono collegamenti nelle immagini che prendono il sopravvento a seconda di quanto siano prominenti. Fondamentalmente, ogni immagine ha la possibilità di essere collegata ad altro e alcuni collegamenti sono più forti di altri sulla base dell’immagine.

Esempio

So che le cose possono diventare confuse, quindi ecco un esempio di una selezione:

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Ecco il mio processo di pensiero:

  • Tutte comprendono ombre, quindi le raggruppo insieme.
  • L’immagine a sinistra e quella con i bambini mostrano due persone.
  • Nell’immagine a sinistra le persone sono più grandi e, in generale, c’è più ressa, quindi la metto prima.
  • Ora che ho concluso con le immagini con due persone vado a cercare scatti che ne ritraggano una sola.
  • Metto la foto più affollata prima perché seguo il pattern già iniziato: prima più gente, poi meno gente.

Immagini di transizione

A volte trovi dei collegamenti tra gruppi di immagini, ma questi gruppi sono tra loro diversi. È per questo che è particolarmente importante trovare immagini di transizione.

Eccone un esempio:

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Bisogna pensare un po’ come fossi un regista. Se stai scattando una scena di qualcuno a Los Angeles, non puoi semplicemente tagliare e, bang!, ora sono in Cina o in un posto del genere. Dev’esserci uno scatto di transizione, che di solito ritrae un aereo.

Per la fotografia vale lo stesso, nella selezione qui sopra vorrei passare dal mostrare immagini scattate a terra a un altro gruppo di immagini scattate su una barchetta.

Quindi frappongo tra loro uno scatto di transizione, che ritrae sia la barca che il terreno.

E se non avessi avuto nessuno scatto di transizione? Beh, cerco sempre di cercare le immagini più forti che si colleghino a queste e le metto in mezzo.

È il momento di tagliare via qualche immagine

Come fotografo, so di essere molto attaccato ad alcune delle mie immagini, ma a volte la realtà è che l’immagine semplicemente non c’entra nella selezione che sto eseguendo. Quindi, a volte alcune immagini devono essere tagliate via.

Di nuovo, non è che l’immagine sia brutta di per sè, ma se non c’entra niente tienila da parte per usarla in un’altra selezione in cui si integri meglio. In realtà è proprio così che si possono trovare nuovi progetti!

Quando è appropriato, rompi le regole

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Di solito mi piace accostare le immagini con altre che gli assomiglino, ma, a volte, arriva il momento in cui deliberatamente è meglio evitare di avere una transizione dolce da un’immagine e l’altra.

L’esempio migliore che ti posso mostrare è una sequenza che ho fatto per il nostro numero 14. La vita del ragazzo sulla copertina e le immagini che seguono non hanno una transizione dolce, ecco cosa intendo.

È un militare (rude/duro/crudo), è sposato (dolce/bello) e ha bambini (soffice/carino), la sua realtà è che salta bruscamente da una vita all’altra. Affronta la realtà di essere un militare e il momento dopo la realtà di essere padre e marito: volevo, appunto, creare un contrasto tra le immagini.

Più o meno così:

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Queste sono le pagine successive. In una pagina c’è un Hummer, la polvere, è un’immagine cruda. Dopodiché cosa troviamo? Sua figlia in una macchina giocattolo.

C’è un collegamento basato sulla macchina, ma le immagini tematicamente non potrebbero essere più lontane, e questa è la rappresentazione visiva della sua vita. Rompi le regole quando è necessario!

Terminare in modo ambiguo

Cerco sempre di concludere le mie sequenze con un’immagine ambigua. Cerco sempre un finale aperto, in particolare scegliendo immagini che mostrano cieli e spazi aperti. Lo faccio per non dare alla mente dell’osservatore una chiusura.

Non c’è niente come lasciare qualcosa in sospeso per far sì che la mente ne voglia ancora, è come dare un puzzle senza la soluzione, si arriva a ossessionarcisi su.

Se non riesco a trovare un’immagine ambigua cerco di trovare un’immagine di transizione da porre alla fine, in modo che dica all’osservatore che c’è molto altro da vedere, da cui è stato tratto tutto questo.

Il flusso visivo

Come so se il mio editing ha avuto successo?

Beh, quello che faccio è scorrere i thumbnail delle immagini e guardarle una per una, cercando di vedere se emerge un certo flusso. Se vedo che, passando, tutte le immagini scorrono bene, vado avanti. Se c’è qualcosa che mi sembra non si incastri bene, cambio le immagini che ha intorno.

So che è un po’ incerto, ma sai di aver fatto un buon lavoro quando lo senti nello stomaco, è una sensazione. E ricordati che esistono tante possibilità diverse, partendo da uno stesso set di fotografie, per ottenere ottime sequenze.

Conclusione

Ora conosci il mio processo di editing e il modo in cui ordino le immagini.

Quello che faccio, semplicemente, è porre dei limiti, rimuovere le immagini che sono troppo simili, poi decostruisco le immagini e prendo nota dei loro attributi per cercare collegamenti tra loro, raggruppandole quindi insieme. Quando facciamo l’editing dei nostri lavori dobbiamo sempre tenere a mente i nostri punti deboli, ed è sempre meglio farlo insieme a un amico fidato.

Una volta che inizierai a farlo diventerai anche in grado di notare rapidamente i collegamenti tra le immagini, senza sforzo.

Come metti in ordine le tue immagini? Sii te stesso, resta concentrato e continua a scattare.

Articolo di OLIVIER DUONG liberamente tradotto dall’originale: http://www.theinspiredeye.net/how-to-edit-sequence-images/

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