Come l’ho scattata: come creare la pioggia

Come l’ho scattata: come creare la pioggia

Con questo articolo, si apre una nuova rubrica. L’ho intitolata Come l’ho scattata.

Diversi fotografi si avvicenderanno raccontando come hanno creato alcune foto particolari, o foto che hanno ricevuto qualche riconoscimento. Leggi con attenzione, perchè è un ottimo modo per imparare vari trucchi del mestiere ed essere in grado di creare foto d’impatto.

Sono sempre stata affascinata dalle foto scattate sotto la pioggia, indipendentemente dal genere fotografico di appartenenza. Penso, per esempio, a quegli scatti che mostrano gruppi di persone strette sotto gli ombrelli, incorniciate da un bokeh colorato di luci cittadine.

O alle foto delle gocce che cadono sotto il fascio di luce di un lampione, tuffandosi in un lago di asfalto che si asciugherà al primo Sole.

Oppure alle fotografie delle rane tropicali sotto diluvi amazzonici, contro sfondi accesi di verde smeraldo per la luce che irradia da dietro la vegetazione.

Insomma, la pioggia ha sempre una sua magia. Persino in una foto si può sentirla picchiettare sulle foglie, scrosciare sul selciato della strada, tintinnare sul vetro.

Ma qual è l’elemento comune a tutte queste fotografie che ho cercato di richiamare alla tua immaginazione? Pensaci bene: esiste qualcosa che è davvero importante per far sì che in una foto la pioggia si veda, si senta, quasi si tocchi, qualcosa che la rende protagonista.

Questa cosa è la luce.

La retroilluminazione delle gocce

Guardando lo scatto che ti presento in quest’articolo, si capisce che, anche in questo caso, la luce è stata la chiave del gioco. Il fatto che le goccioline d’acqua siano così evidenti, infatti, si deve alla loro retroilluminazione, cioè alla presenza di una fonte di luce posta dietro il soggetto: il Sole.

Ti dico subito, a costo di togliere poesia all’immagine, che quella che vedi non è pioggia. Non sempre esiste la possibilità di scattare sotto il diluvio, spesso nemmeno sotto una leggera pioggerellina.

Magari piove e vedi una scena che vorresti a tutti i costi fotografare, ma non hai la fotocamera con te. Oppure la tua attrezzatura non è tropicalizzata e non vuoi correre il rischio di bagnarla.

In questi casi la pioggia può essere imitata con un getto d’acqua ben nebulizzato, diretto dall’alto sul soggetto.

Come nasce la foto: un sentimento invernale

“In the rain” ritrae un fiore di Erigeron, un’erbacea simile alla margherita, che si trovava in pieno contro luce rispetto al Sole.

Il cielo si presentava quindi sereno. Eppure, forse per la necessità di volere inseguire un umore del momento, decisamente più tenebroso, lo scatto che avevo in mente non era affatto una scena tratta da una tiepida giornata primaverile!

Così ho fatto di testa mia e la pioggia l’ho creata.

Il cespuglio fiorito era fitto, con le corolle dei fiori ben aperte, come calici che si protendevano verso l’alto mentre stiravano bene i minuscoli petali. Ho subito notato un fiore che sembrava starsene più in disparte rispetto agli altri, che manifestava una sua individualità anzi, sembrava addirittura volerla affermare a gran voce.

Quel fiore non aveva voce ma la sua “postura”e il suo atteggiamento mi stavano già suggerendo come comporre lo scatto: in isolamento rispetto lo sfondo, per enfatizzare la sua unicità, il suo senso di solitudine.

La simulazione della pioggia

Per ottenere l’effetto pioggia ho innanzitutto chiesto la collaborazione di un assistente. Ho preso uno “spruzzino”, cioè un contenitore atomizzatore del tipo di quelli che si usano in spiaggia per rinfrescarsi e l’ho riempito d’acqua.

Una volta definiti i settaggi della reflex, ho iniziato a scattare usando la raffica ad alta velocità, mentre il mio prezioso assistente spruzzava l’acqua a più riprese sul fiore.

Una cosa di cui mi sono resa subito conto, è che la pressione che si esercita premendo il grilletto comanda la quantità d’acqua che fuoriesce e di conseguenza determina un effetto pioggia più o meno fitto.

La seconda cosa di cui mi sono resa conto, è che effetti pioggia troppo fitti non vanno bene, perché creano una nebbia, un disturbo eccessivo davanti al soggetto. Nemmeno spruzzi d’acqua troppo parsimoniosi si adattano: due o tre goccioline risultano davvero poco scenografiche. Bisogna insomma individuare la giusta via di mezzo. Procedendo per tentativi, comunque, si capisce velocemente come comportarsi.

Lo scatto a raffica, in tutto questo, è un potente alleato. Solo così sarai certo di fermare il momento giusto, cioè quello in cui ti piace di più come sono distribuite le gocce nello spazio e l’orientamento che hanno. Basta un soffio di vento perché cambino direzione, dando poi risultati diversi sulla foto. A volte possono rimbalzare sui soggetti: scegli tu se ti piace o no.

A seconda della velocità, assumeranno una forma a sfera oppure a trattino, o un po’ dell’uno e un po’ dell’altro.

D’altra parte esistono piogge di tutti i tipi: quella fine fine che ti punge, e quella grossa grossa che ti ammacca, la pioggia che scorre giù di lato, e la pioggia che sembra venire da sotto.

Questa era una citazione cinematografica. Hai capito da quale film?

Anche in questo caso è comunque questione di gusti, ma cerca sempre di ottenere effetti naturali.

La tecnica e l’angolo di ripresa

Ma passiamo agli aspetti tecnici di esecuzione della fotografia.

Lo scatto è datato, risale al 2012. L’unico obiettivo di cui disponevo all’epoca era il molto bistrattato 18-55 da kit Canon: lo zoom standard per APS-C entry level, che presenta una qualità ottica e costruttiva abbastanza scarsa.

A sua difesa, devo però dire che alcune fotografie che ho realizzato con quest’obiettivo hanno persino vinto dei premi in alcuni concorsi fotografici, motivo per il quale sento di dovergli comunque qualcosa. Se ce l’hai, e per adesso non puoi permetterti altro, usalo senza scoraggiarti!

Ho impostato una messa a fuoco manuale per ottenere una maggiore precisione, e mi sono sdraiata a terra, alla stessa altezza del cespuglio di fiori. L’angolo visuale è davvero di fondamentale importanza quando si fotografano singoli steli. Non avevo, infatti, a che fare con una distesa fiorita, caso nel quale una ripresa dall’alto poteva funzionare bene.

In questo genere di scatti, invece, bisogna restituire un’immagine del soggetto che coinvolge lo spettatore e lo fa davvero sentire parte della scena. Chi osserva la foto deve avere la sensazione di essere un coleottero, una mantide, o un qualsiasi abitante dello stesso micro mondo del fiore.

Chiediti, quindi: se fossi un insetto come vedrei questa scena? Le gocce di pioggia cadrebbero sicuramente dall’alto e il fiore sarebbe per te un grande ombrello, che oscilla e si agita scosso dal temporale. Forse puoi ripararti sotto.

Venendo ai dati di scatto, io fotografo nella maggior parte dei casi in priorità di diaframmi. Per ottenere un effetto sfocato dello sfondo e far così passare in secondo piano gli altri fiori del cespuglio, ho aperto il diaframma più che potevo, a f/5.6, associando un valore iso di 500.

La post produzione

Ho modificato davvero pochi parametri: mi sono limitata a raffinare il constrasto e ripulire un po’ dal rumore. Per quanto riguarda i colori, noterai che verde e blu sono gli assoluti protagonisti. Questo è dovuto a una scelta di post produzione. La mia intenzione era, infatti, quella di usarli per “accompagnare” le sensazioni fredde di un’atmosfera piovosa.

Ricorrere a colori così scuri, inoltre, mi ha permesso di fare spiccare meglio il fiore bianco, esaltando allo stesso tempo la sua semplice bellezza.

Per ottenere questo effetto ho aperto il pannello “divisione toni” di Lightroom e ho dato alle ombre una tonalità fredda, bluastra. Alle luci ho invece assegnato un colore giallino, appena percepibile. In questo modo ho sostanzialmente imitato il così detto cross processing: una tecnica di sviluppo dei negativi fotografici caratterizzata, appunto, dalla predominanza di giallo nelle luci e blu nelle ombre.

Riassunto

Ricapitolando velocemente, direi che per ottenere una foto come questa devi:

  • sdraiarti alla stessa altezza del soggetto,
  • usare lo scatto a raffica,
  • porti in controluce rispetto al Sole o, in alternativa, rispetto una fonte di luce artificiale come quella di un faretto,
  • regolare bene l’esposizione, come si fa nel caso di tutti i controluce.

In questo caso non mi è stato necessario, ma ricorda che, normalmente, se fotografi in contro luce e non vuoi ottenere una silhouette, devi compensare l’esposizione in aumento di qualche stop.

Conclusione

Sono riuscita a ispirarti? La prossima volta che piove munisciti delle apposite coperture per corpo macchina e obiettivi, usa un sacchetto di plastica o, più semplicemente, chiedi a un amico di reggerti un ombrello.

Poi trova qualcosa che ti piace e fotografalo con una luce dietro. In alternativa, beh, puoi sempre fingere che piova. Dopo, però, ammetti di avere barato!

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