Come l’ho scattata: la fuga dei fenicotteri

Come l’ho scattata: la fuga dei fenicotteri

La fotografia di animali nel loro ambiente naturale è forse l’occasione fotografica più stimolante per chi pratica la fotografia naturalistica.

Prima di tutto, sperimenti sensazioni indipendenti dalla fotografia stessa, uno stimolo, cioè, che niente ha a che vedere con il piacere di scegliere un’inquadratura o sapere gestire i dati di scatto. C’è, infatti, qualcosa che viene prima di questo.

L’incontro con le specie selvatiche è qualcosa che personalmente percepisco come un dono, una concessione eccezionale da parte degli animali, nel cui ambiente m’intrometto, violandone la normale inaccessibilità. Io sono un’intrusa e li osservo cercando di immaginare le regole e i comportamenti che governano il loro mondo.

Per quanto possa avere osservato una specie numerose volte in passato, c’è sempre qualcosa che mi sfugge, un mistero che non è svelato.

Spesso le ore di attesa sono ripagate dall’assistere a una scena particolarmente interessante, che rompe la ripetitività delle riprese fatte fino a quel momento.

Così, se si osserva a lungo un gruppo di fenicotteri stazionare nell’acqua bassa delle saline, è meraviglioso vederli prendere il volo all’improvviso.

In quest’articolo ti racconto i retroscena della fotografia che puoi vedere qui sopra, scattata presso la Riserva delle Saline di Priolo, vicino Siracusa.

La storia dietro la fotografia, minuto per minuto

Il gruppo di fenicotteri è numeroso e si estende per molti metri sullo specchio d’acqua salmastra. Li fotografo già da qualche ora: alcuni dormono su una sola zampa, con i colli curiosamente arrotolati.

All’improvviso la moltitudine è scombussolata da un’agitazione che si propaga come un’onda, che parte degli individui più lontani e si avvicina poi gradualmente ai più vicini al capanno in cui mi trovo.

Un allarme è stato dato: è l’ora della fuga.

All’inizio non percepisco il motivo dell’azione improvvisa che si svolge davanti a me. Poi sento sopraggiungere un elicottero: i fenicotteri sono spaventati dal rumore. In lontananza il primo gruppo inizia a correre per prendere velocità e staccarsi in volo.

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Foto: © Eleonora Di Mauro – All rights reserved

Zampettano sull’acqua all’unisono, sembrano un esercito perfettamente coordinato nei movimenti. Le gambe lunghissime si riflettono sull’acqua in un intrico di riflessi, colli e becchi si protendono in avanti per lo slancio finale, le ali si aprono.

Alcuni fenicotteri volano già sopra le teste di quelli che corrono ancora.

Io inizio a scattare fotografie ma non ho ancora avuto il tempo di rivedere i settaggi della reflex. Il Sole è quasi a mezzogiorno e controllando velocemente gli scatti mi accorgo subito che l’incidenza della luce è troppo diretta sui soggetti, scende perpendicolare sui dorsi candidi e brucia i bianchi.

Mentre cambio le impostazioni quasi tutti i fenicotteri si sono alzati in volo, uno accanto all’altro. Il gruppo non perde la sua unità, resta compatto.

L’elicottero si sta già allontanando ma i fenicotteri continuano a compiere giri ampi sullo specchio d’acqua di fronte al capanno: li fotografo quando sono più lontani e c’è della vegetazione a fare da sfondo, ma ci sono alcuni pali della luce che disturbano il paesaggio nella fotografia. Non mi piace.

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Foto: © Eleonora Di Mauro – All rights reserved

Li fotografo ancora quando stanno per tornare indietro e venire nuovamente verso di me, ma non mi offrono il profilo e la scena è ancora troppo confusa. Poi passano esattamente sopra la mia testa; io faccio quanto posso per sporgere il teleobiettivo fuori dalla finestra del capanno e fotografarli da sotto, con la pancia ben in evidenza e le zampe racchiuse come i piedi di una ballerina.

Ma sto fotografando in controluce: di nuovo, non ho avuto il tempo di compensare l’esposizione, come si fa quando si fotografa con il Sole dietro.

Quindi ottengo la parte inferiore delle ali troppo in ombra e i colli sovraesposti.

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Foto: © Eleonora Di Mauro – All rights reserved

I fenicotteri compiono l’ultimo giro, prima di tornare a radunarsi dove si trovavano prima della baraonda. Adesso sono a una distanza perfetta da me: non troppo vicini, così non devo prenderli da sotto, né troppo lontani, così nessun segno della presenza umana disturba l’atmosfera dello scatto.

Sono a una distanza tale che un gruppo ben nutrito di almeno una cinquantina di individui riempie bene il fotogramma. Mi passano davanti di profilo e sono quindi perfettamente in evidenza tutte le forme e le caratteristiche del loro corpo, buffo ed elegante allo stesso tempo.

I colori in particolare sono molto interessanti perché il cielo è ben esposto e viene fuori di un azzurro intenso, che contrasta piacevolmente con il rosa dei soggetti. Scatto quindi la foto che ho poi intitolato “Escape”.

Soltanto dopo, riguardandola con calma al computer, noterò un’altra cosa: alcuni fenicotteri volavano a coppie. Certi individui erano talmente vicini e sovrapposti da dare nella fotografia l’impressione di un solo soggetto a due teste!

Ho ottenuto una foto che non è male e torno a casa contenta. Riguardando poi tutte le fotografie scattate durante l’azione mi rendo conto che, al di là di fissazioni da elementi del paesaggio non graditi, ho comunque documentato un bel momento, mi sono divertita. Ecco perché ho deciso di inserire anche qualche altro scatto in quest’articolo, così, leggendo, riesci meglio a immaginare la scena.

La fotografia di uccelli in volo: 3 consigli indispensabili

Gli elementi che sono stati fondamentali per ottenere questo scatto sono principalmente tre.

  1. Ai Servo
  2. Raffica veloce
  3. Tempismo

AI Servo

Ovvero la messa a fuoco continua sul soggetto. Come saprai, esistono tre principali modalità di messa a fuoco: one shot, AI servo, AI focus (su fotocamere Canon). La prima è quella di default nella fotocamera e devi usarla per soggetti statici. La seconda garantisce maggiore precisione nella messa a fuoco dei soggetti che si muovono, è quindi utilizzata nello sport o per fotografare fauna, come in questo caso. La terza è una via di mezzo: delega alla macchina la scelta tra one shot e AI servo.

In una situazione come quella di questa fotografia, l’uso di AI servo è stato davvero importante perché la fotocamera riuscisse a mantenere la messa a fuoco continua sui soggetti in volo: questo si può ottenere selezionando l’apposita impostazione sulla reflex, prendendo il fuoco sul soggetto e poi mantenendo premuto il pulsante di scatto a metà corsa.

Alcuni consigliano di disattivare la stabilizzazione d’immagine se si usa AI servo: lo stabilizzatore, infatti, rende la messa a fuoco molto più lenta e può quindi comportare la perdita di occasioni di scatto.

Raffica veloce

Lo scatto continuo ad alta velocità ti da la possibilità di cogliere più frame, amplia, di fatto, la probabilità di ottenere una foto di cui sarai soddisfatto. Quando fotografi un gruppo di animali in movimento continuo, a maggior ragione se stiamo parlando di uccelli in volo, potresti avere qualche problema di composizione. Come vedi, anche questa foto ne ha: alcuni fenicotteri sono stati tagliati, a qualcuno, poverino, il bordo della foto ha mozzato la testa.

Anche da questo punto di vista la raffica veloce è un aiuto, perché non hai materialmente il tempo di comporre bene, né puoi dire ai tuoi soggetti “Amico, tu lì in fondo, vieni più al centro!”.

Con lo scatto continuo ad alta velocità, in situazioni in cui non c’è tempo a disposizione, aumenta la probabilità di ottenere uno scatto con una composizione accettabile.

Tempismo

Come avrai capito dal racconto qui sopra, fotografare animali in movimento non è semplice. In questo caso gli uccelli mi hanno dato la possibilità di provare diverse impostazioni di esposizione e fare tutte le regolazioni necessarie, perché hanno compiuto più di un giro sopra la mia testa. Non sempre le cose vanno così.

Per questo è fondamentale la pratica: solo con l’esperienza si acquisisce la capacità di indovinare le giuste impostazioni nel minor tempo possibile. Essere pronto esattamente nel momento in cui devi esserlo è spesso la chiave per ottenere la fotografia che stai cercando.

Non ti preoccupare se sei un principiante: questo è un allenamento che ti verrà naturale e porterà i suoi frutti prima di quanto puoi immaginare, se fotografi con una certa costanza.

Impostazioni della reflex

Consigliarti su i valori da applicare a tempi e diaframmi non è possibile. Ogni scena, ogni condizione di luce, ogni situazione sono diverse. Devi sperimentare e acquisire sicurezza, devi anche conoscere bene la tua attrezzatura.

Escape è scattata a f/9 e applicando un tempo di 1/2000 sec. Il diaframma è abbastanza chiuso, perché questo mi garantiva definizione su ogni parte dei soggetti, dalla punta delle ali alle zampe, passando per il becco.

L’azione doveva però essere congelata: ecco spiegati i tempi veloci dell’otturatore. Questa però è una scelta soggettiva.

In altri casi ho preferito lasciare che la sensazione del movimento delle ali si ottenesse con l’uso di tempi più lenti. Si ottengono così scatti più eterei e morbidi, con uno sfumato piacevole in corrispondenza delle parti del corpo in movimento. Anzi devo dirti che, personalmente, preferisco questo tipo di ripresa.

Guarda, per esempio, questa foto che ha ricevuto la menzione d’onore al National Geographic Photocontest 2013: mostra un gruppo di garzette in movimento, ma qui la scelta creativa non è ricaduta sull’ottenere un fermo immagine dell’azione, piuttosto sul trasmettere la dinamicità della scena usando tempi di scatto lunghi. Quindi i valori di esposizione da applicare dipendono molto dall’effetto che vuoi ottenere.

Post produzione

In post produzione mi sono preoccupata di ottenere un giusto compromesso tra luci e ombre. La parte inferiore delle ali risultava leggermente sottoesposta, così, nel modulo sviluppo di Lightroom ho aumentato il contrasto ma reso le ombre meno nette, spostando a destra il cursore di regolazione delle ombre.

Ho aggiunto vividezza e nitidezza all’immagine e tolto un po’ di rumore digitale con il comando “riduzione rumore luminanza”.

Per ottenere una composizione più armonica, avrei potuto eliminare tutti i soggetti che hanno subito una qualche amputazione sui bordi della fotografia, ma, a dirtela tutta, non faccio mai post produzioni così eccessive. E “croppare” un qualunque elemento nella fotografia (così come aggiungerlo) non è una procedura ammessa nemmeno nei concorsi fotografici.

Io preferisco gli scatti spontanei, anche quando questo si paga con l’imperfezione.

Conclusione

Per scattare fotografie come questa informati sulle aree naturalistiche più vicine a casa tua. Se sono presenti capanni per fotografi è ancora meglio, perché non dovrai preoccuparti troppo di mimetizzarti al doppio scopo di non spaventare gli animali e fotografarli non visto.

Cerca di concepire le tue gite al capanno come un campo di prova, un’occasione per affinare la tua tecnica sperimentando come impostare la reflex, al variare delle condizioni di luce. Se davanti ai tuoi occhi, poi, si realizza una scena d’azione, stai pronto a cogliere il momento e fammi sapere se ci sei riuscito.

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