Cerca

Sony Alpha a6000: qualità da reflex in un corpo da mirrorless

Nel mondo fotografico, da almeno un paio d’anni, c’è un argomento in particolare che scatena numerose discussioni: “riusciranno le fotocamere mirrorless a soppiantare le macchine reflex?”.

Si tratta quasi di una sorta di discussione da bar e probabilmente, come tutte le diatribe simili, nasce come spunto per chiacchierare. Difficilmente le professionali macchine reflex, che per loro natura si prestano ad una grande varietà di usi fotografici, nei prossimi anni lasceranno il passo a questi nuovi gioiellini tecnologici. Ma il fatto che se ne parli e che esistano due accanite scuole di pensiero, vuol dire solo una cosa: le mirrorless hanno fatto degli enormi passi in avanti nei confronti delle “sorelle maggiori” reflex.

Oggi più che mai viviamo in un’era dominata dalle immagini e la fotografia digitale è ormai alla portata di tutti. Chiunque abbia uno smartphone, ha con sé anche una fotocamera. Di conseguenza, la platea di appassionati fotografi cresce e con essa anche le esigenze qualitative. In quest’ottica, non sempre un’ingombrante e pesante reflex è l’ideale per un’uscita fotografica senza pretese.

La crescente richiesta degli utenti di macchine fotografiche mirrorless sempre più performanti, ha recentemente spinto le case costruttrici ad investire moltissimo in questa tecnologia.

In quest’articolo ti parlerò della mirrorless Nessun prodotto trovato.. Ti esporrò innanzitutto le caratteristiche tecniche della fotocamera, in maniera che tu possa immediatamente renderti conto di cosa la macchina ti offre e se è adatta alle tue esigenze.

Poi ti proporrò una serie di immagini raccolte dal web, con fotografie scattate nelle situazioni più disparate, per capire visivamente se la fotocamera conferma le proprie pretese o meno.

Infine analizzerò ciò che dice il popolo della rete di questa Nessun prodotto trovato., prediligendo le recensioni più autorevoli e dando voce anche ai pareri degli utenti comuni che hanno realmente provato sul campo la fotocamera.

Il mio compito sarà quello di evidenziarti le opinioni più ricorrenti, sia riguardo i pregi che i difetti. Questo servirà anche a scartare le “voci fuori dal coro” che possono essere frutto di un’errata valutazione personale ma che purtroppo possono indurti a frenarti nell’acquisto o, al contrario, spingerti ad un acquisto frettoloso.

Nessun prodotto trovato.

Le caratteristiche dalla mirrorless Sony Alpha a6000

Il cuore della mirrorless Nessun prodotto trovato. è il sensore APS-C (1.5x) Exmor APS HD CMOS da 24.3MP. La gamma di sensibilità, inclusa estensione, è 100 – 25600 ISO, con una raffica di ben 11 FPS.

Il processore d’immagine ha tecnologia BIONZ X, ma il vero punto di forza di questa mirrorless è il sistema di messa a fuoco Hybrid AF, uno dei più veloci della sua categoria. La sua tecnologia avanzatissima si basa su un sistema a rilevazione di fase a 179 punti, a cui si aggiunge un sistema a rilevamento di contrasto a 25 punti. Questo sistema ibrido, appunto, permette di ottenere una messa a fuoco precisissima in appena 0,06 secondi.

Il mirino elettronico incorporato è un EVF OLED Tru -Finder da 1,44 MP, con copertura del 100% della visuale. Presenti anche flash integrato e Wi-fi integrato, utile per dialogare con smartphone o pc in tempo reale.

Il monitor LCD posteriore da 3” basculante, 45 gradi in basso e 90 gradi in alto, permette di scattare immagini anche nelle situazioni più complicate. È inoltre dotato di tecnologia WhiteMagic per ottenere la migliore visibilità dello schermo anche in condizioni di forte illuminazione. Non è touchscreen.

Molto interessante la possibilità di personalizzare i pulsanti, per configurare fino a 47 funzioni diverse.

La Nessun prodotto trovato. consente inoltre la registrazione video Full HD 1080i /p di alta qualità anche in modalità cinematografica.

Disponibili anche una serie di funzioni avanzate (come Photo Creativity , Modalità AUTO+ , Auto HDR , Anti-Motion Blur , Multi record frame NR , Dynamic Range Optimizer ( DRO ), Creative Style) per venire incontro alle esigenze più disparate.

Questo piccolo concentrato di tecnologia è racchiuso nelle misure di 120x67x45 mm, per un peso di circa 350 grammi.
Nella confezione sono inclusi tracolla, tappo per corpo macchina, cavo di alimentazione, cavo USB micro, oculare in gomma per mirino, adattatore c.a. (AC-UB10) e batteria ricaricabile (NP-FW50).

La durata della batteria è garantita per almeno 360 scatti ma, naturalmente, molto dipende da quanto si smanetta con le funzioni della fotocamera.

Su Amazon, al momento in cui scrivo, puoi acquistare la mirrorless Nessun prodotto trovato. (solo corpo) al prezzo di circa 510 euro.

Le immagini

In questa sezione ti ho selezionato alcune immagini scattate con la Nessun prodotto trovato., cercando di analizzare il suo comportamento nelle situazioni più disparate.

I see the rainbow.

Phoenix

Christmas Shops

Gipfelglück

616 *explored*

618

Model in bed.

Alpha Station by Sony

Grasshopper portrait

Delicate

櫻花櫻花

Collected Water

Side road

untitled

Le immagini sono scattate con obiettivi diversi e questo ovviamente incide su molti parametri. Cliccando sulla foto, potrai analizzare in Filckr i dati exif di ogni fotografia, in modo da poter valutare meglio il risultato finale.

L’impressione generale è comunque di una mirrorless che effettivamente si adatta benissimo ad ogni situazione, sia essa paesaggio o ritratto o macro. Davvero interessante la resa ad alti ISO, valutabile specialmente nelle immagini in notturna. Naturalmente la postproduzione assume una valenza fondamentale, in questi casi, ma la “pulizia” dell’immagine finale è comunque sintomo di un file altamente lavorabile.

Dicono di lei

Inizio citando Juzaphoto dove, oltre alle opinioni degli utenti, è presente anche una recensione redazionale. Partiamo da quest’ultima. Sugli altari sale subito il sistema autofocus, definito eccezionale e a livello di reflex semiprofessionali (vengono citate, per confronto, Canon 700d e Canon 70d).

Gran nota di merito anche alla raffica, difficilmente riscontrabile in diversi modelli reflex. Ottimo pure il peso ridotto e buona l’ergonomia. Viene giudicato eccellente anche il sensore da 24,3 MP. Fondamentalmente la Nessun prodotto trovato. viene definita una mirrorless “eclettica”, cioè ottima per tutti i generi fotografici, dal paesaggio al ritratto, alla macro.

Passando la palla alle recensioni degli utenti, anche qui applausi scroscianti per il sistema AF ibrido. Tra i pregi pure dimensioni, peso, qualità del sensore, raffica, mirino e display basculante. Qualcuno giudica addirittura eccessivamente ampia le possibilità di personalizzazione del menù.

Generalmente, poi, viene giudicato carente il parco ottiche disponibili. Anche qui siamo nel campo delle esigenza personali. Difficilmente un sistema mirrorless potrà avere una disponibilità di ottiche paragonabili a quelle disponibili per le reflex, proprio perché parliamo di fette di mercato sensibilmente differenti. Ma anche su questo campo il divario sembra destinato ad annullarsi molto presto.

DPhoto ricalca grosso modo la recensione di Juzaphoto. Anche qui viene paragonata l’efficienza del sistema AF a quello di una reflex. Molto apprezzate pure ergonomia e peso. Accento positivo anche sul comparto video, ai massimi livelli per macchine di questa categoria, con un prezzo davvero “aggressivo” per una mirrorless così completa. Difetti? Sostanzialmente non ne viene segnalato nessuno.

Su Fotocamerapro spazio ai numeri. Qui, infatti, per ogni classe di valutazione (design, performance, caratteristiche, qualità immagine) viene assegnato un numero da 1 a 100. È quindi possibile farsi un’idea immediata sulla bontà di questa mirrorless Nessun prodotto trovato.. Il punteggio medio è di 88 su 100, con particolare nota di merito riguardo la qualità delle immagini.

Il giudizio complessivo è più che lusinghiero, tanto che viene definita come una delle migliori mirrorless a disposizione nella sua fascia di prezzo.

Se vogliamo addentrarci in recensioni molto più approfondite, il salto sui siti di lingua inglese è d’obbligo. Su Photographyblog, per esempio, è possibile avere un’analisi davvero completa, oltre ad un confronto diretto con modelli di altre marche e di pari categoria.

Tra le varie prove puoi trovare un’ampia collezione di immagini e alcuni test su nitidezza e rumorosità ad alti ISO. Sostanzialmente viene premiata la qualità dell’immagine, nuovamente l’efficacia del sistema AF e la sua facilità d’uso. Inoltre viene dimostrato come regga bene il rumore digitale almeno fino a 3200 iso. Ai recensori, però, non convince la mancanza di un display touchscreen, che ne avrebbe migliorato l’usabilità soprattutto nella gestione della messa a fuoco.

Come al solito, per un’analisi completa di questa mirrorless Nessun prodotto trovato., non può mancare la citazione dell’autorevole Dpreview. L’analisi si sviluppa in ben 13 sezioni (raggiungibili in fondo all’articolo), tutte corredate da immagini e tabelle per sintetizzare la “prova sul campo” della macchina.

Difficile riassumere brevemente la miriade di informazioni disponibile, ma sostanzialmente supera a pieni voti ogni prova. Tra i pro elenchiamo il sistema autofocus, la qualità del sensore (e quindi delle immagini), le dimensioni, le molte funzioni di personalizzazione, il mirino, il sistema wi-fi e il comparto video.

Tra i “contro” segnaliamo l’assenza del touchscreen, l’esposizione sul flash non sempre efficace, l’assenza della livella elettronica e la durata della batteria (anche se, di contro, possiede un efficace segnalatore di consumo).

Infine chiudiamo, come al solito, con le recensioni degli utenti che hanno acquistato la Sony Alpha a6000 su Nessun prodotto trovato..

In questo caso le recensioni sono ben 112, con un voto medio molto lusinghiero di 4.7 su 5.

La mirrorless Nessun prodotto trovato. viene spesso giudicata “sorprendente” perché, evidentemente, a quel prezzo ci si aspetta una macchina meno performante. Volendo andare un po’ più a fondo alla questione, per sottolinearne i pregi e i difetti più ricorrenti, alcuni giudizi si rivelano interessanti.

Autofocus, sensore e prezzo mettono sempre tutti d’accordo, mentre qualcuno non è contento del display basculante (lo preferirebbe orientabile). Altri sottolineano la mancanza del touchscreen, mentre qualcun altro lamenta una visibilità del display non ottimale col sole a picco.

Un appunto spesso ricorrente riguarda l’obiettivo del kit standard in dotazione, un SEL 16-50, giudicato di qualità non eccelsa. In questo caso le esigenze personali la fanno da padrone. Vale la pena ricordare che stiamo parlando comunque di un obiettivo entry level, quindi con ovvi limiti. Di contro, ha però la particolarità interessante di “richiudersi” completamente a macchina spenta. Se le tue priorità sono di compattezza e leggerezza, è una caratteristica da non sottovalutare.

Pro e contro

Se non hai voglia di leggere tutto l’articolo e le varie recensioni che ti ho inserito, questo schema riassuntivo può fare al caso tuo:

PRO:

Sistema AF Hybrid eccellente;
Qualità del sensore da 24.3 MP;
Nitidezza delle immagini;
Raffica da 11 FPS;
Dimensioni e peso ridotti;
Monitor LCD basculante;
Wi-fi integrato;
Alta possibilità di personalizzazione;
Prezzo contenuto.

CONTRO:

Mancanza del touchscreen;
Resa del display non eccellente nelle situazioni di sole a picco;
Qualche difficoltà nell’esposizione con flash;
Monitor LCD non orientabile ma solo basculante;
Durata della batteria;
Libretto istruzioni disponibile solo nel formato ridotto.

Conclusioni: questa mirrorless fa per te?

Difficilmente, nello scrivere articoli di questo genere, mi sono imbattuto in recensioni così lusinghiere in rete. I pareri sul web, infatti, sono sorprendentemente concordi nel giudicare questa Nessun prodotto trovato. un’ottima mirrorless sotto quasi tutti i punti di vista.

Anche alcuni difetti segnalati, in realtà, sono “non difetti”. Ad esempio il display basculante non può essere giudicato un vero limite in confronto a quello orientabile, così come la mancanza del touchscreen può non essere decisiva, visto il menù molto intuitivo. Anche lo stesso manuale completo, per esempio, si può scaricare gratuitamente dal sito di Sony.

In conclusione questa mirrorless fa per te sia se sei un fotografo alle prime armi, sia se sei un fotoamatore avanzato che vuole viaggiare leggero, ma anche se sei un professionista che ha l’esigenza di avere un secondo corpo compatto e non pesante come una reflex. Le ottime prestazioni da un punto di vista qualitativo, unite alla sua grande ecletticità, ne fanno una macchina adatta alle esigenze più disparate, il tutto ad un prezzo davvero contenuto.

Se i giudizi ti hanno convinto e vuoi comprare immediatamente la Sony Alpha a6000, clicca qui:

Nessun prodotto trovato.

Canon 50mm f/1.8 STM e lo sfocato non è più un problema!

Hai finalmente la tua prima reflex Canon! Dopo aver faticosamente messo insieme i soldi necessari per acquistarla, hai iniziato a scattare le tue prime foto e la tua passione è aumentata giorno per giorno.

Poi, sei arrivato a un certo punto in cui ti sei reso conto che l’obiettivo che componeva il kit di acquisto (solitamente un economico zoom 18-55mm) ti stava stretto e avevi bisogno di un altro tipo di obiettivo, più performante.

Molto probabilmente il tuo desiderio è quello di ottenere più sfocato alle spalle del tuo soggetto. Cosa che il tuo obiettivo base 18-55 non può darti, perché ha un’apertura di diaframma minima di f/3.5.

Infine, so anche che il primo obiettivo a cui hai strizzato l’occhio è il Canon 50mm f/1.8, affettuosamente chiamato “cinquantino”.

Non stupirti, non sono un veggente: semplicemente ho fatto il tuo stesso percorso fotografico e successivamente l’ho visto fare a decine di appassionati alle prime armi come te.

Se sei un fotoamatore che non può permettersi di spendere cifre astronomiche, muoverti in un mondo come quello della fotografia può risultare particolarmente mortificante, perché l’attrezzatura ha un costo considerevole. Il problema è che la passione cresce col tempo e l’esigenza di aggiornare il tuo kit fotografico è naturale.

A quel punto le ricerche su internet e le richieste di consigli si sprecano, con la missione di trovare il prodotto che abbia il migliore rapporto qualità/prezzo.

In questo articolo ti parlerò dell’obiettivo Nessun prodotto trovato., un’evoluzione tecnologica recente del vecchio 50mm f/1.8 II, con l’intento di esporti quello che dice la rete e cercando di eliminare tutti quei giudizi fuori dal coro, che possono trarti in inganno e spaventarti prima di mettere mano al portafogli.

Il Nessun prodotto trovato. è un obiettivo di recente fabbricazione (2015) che, di fatto, ha soppiantato il glorioso “cinquantino”, presente sul mercato per ben 25 anni (dal 1990 al 2015), fattore che da solo dimostra l’efficacia e il successo della vecchia versione.

In questo articolo ti guiderò alla scoperta della nuova versione, prima di tutto parlando delle caratteristiche tecniche, poi mostrandoti fattivamente la resa fotografica e, infine, dando voce ai commenti del web.

Nessun prodotto trovato.

Le caratteristiche dell’obiettivo

Il paragone con la vecchia versione è d’obbligo, per sottolineare migliorie e integrazioni. Innanzitutto salta all’occhio l’attacco a baionetta in metallo (era in plastica) e le dimensioni un po’ più compatte (esattamente 12mm più corto).

Anche la distanza minima di messa a fuoco è migliorata di 10 cm (non sono pochi), ma soprattutto le lamelle del diaframma sono diventate 7 (erano 5) e sono state arrotondate. Questa innovazione contribuisce a rendere lo sfocato molto più piacevole, rispetto al vecchio cinquantino.

Chiaramente il passo avanti decisivo è dato dall’introduzione del nuovo motore di messa a fuoco STM, che migliora sensibilmente l’aggancio del fuoco e la rumorosità.

Tieni presente che sia la vecchia versione che la nuova hanno un attacco di tipo EF, quindi l’obiettivo può essere montato sia su reflex con sensore formato APS-C che a pieno formato.

In particolare, se montato su sensori a formato ridotto APS-C, ti restituirà una lunghezza focale equivalente pari a 80mm, che è l’ideale per la fotografia di ritratto.

Riassumiamo le caratteristiche più importanti:

  • Focale: 50mm
  • Angolo di campo: 46.7°
  • Apertura massima: f/1.8
  • Apertura minima: f/22
  • Lamelle diaframma: 7, circolari
  • Lenti/Gruppi: 6 elementi in 5 gruppi
  • Min. distanza fuoco: 0.35 metri
  • Rapporto riproduzione: 0.21x
  • Attuatore AF: STM (Stepping Motor)
  • Dimensione attacco filtro: 49mm
  • Peso: 160 g
  • Dimensioni (diametro x lunghezza): 69,2mm x 39,3mm
  • Tropicalizzazione: no

Nella scatola è presente il copri obiettivo e il tappo antipolvere, mentre il paraluce è opzionale.

Le immagini

In questa sezione ho selezionato una serie di immagini da Flickr, in modo da valutare il comportamento del Nessun prodotto trovato. nelle situazioni più disparate.

In the Christmas tree

Wol

New Oslo

...

50mm Challenge

Leaves make things better

...

Nature in its best

Schroefje

新50mm EF50mm f/1.8 STM 比較用テスト撮影

新50mm EF50mm f/1.8 STM 比較用テスト撮影

Beitske (18/365)

Imperial Brown Stout

Come puoi vedere l’obiettivo si comporta molto bene nei ritratti, con uno sfocato dolce e cremoso. Anche il bokeh è di buon livello. Nelle immagini di architettura le distorsioni sono davvero indistinguibili (e, comunque, esistono i software per correggerle quasi definitivamente).

Interessante anche la resa sulle immagini ravvicinate, con uno sfocato di tutto rispetto. Probabilmente si nota un flare piuttosto evidente, ma, analizzando la foto, non ci è dato di capire se sulla lente fosse montato un paraluce o un filtro. Comunque sia, cliccando sulle immagini, puoi accedere al sito di Flickr e studiarti tutti i dati exif.

Dicono di lui

In questa sezione ti segnalerò le recensioni che mi sono sembrate fatte meglio e soprattutto farò in modo di riassumerti le opinioni in modo da “ripulirle” da quelle voci fuori dal coro che potrebbero indurti a trarre un giudizio sbagliato sull’obiettivo.

Al momento in cui scrivo, le recensioni italiane sul web sono relativamente scarse, in quanto l’obiettivo è presente sul mercato solo da pochi mesi. Per questo motivo, eccezionalmente, in questa occasione pescherò più del solito tra i siti stranieri.

Iniziamo con Juzaphoto, che, come al solito, offre un’ampia panoramica di utenti che hanno utilizzato l’obiettivo. Come era prevedibile, la stragrande maggioranza dei commenti basa la propria opinione sul confronto col predecessore, il 50mm f/1.8 II. La nuova versione ne esce chiaramente sempre vincitrice.

In generale, gli utenti gradiscono molto il prezzo, rimasto pressocchè invariato rispetto alla vecchia versione, ma anche l’attacco in metallo, la bontà dello sfocato e l’efficacia del nuovo motore di messa a fuoco STM.

Di contro, viene spesso segnalata una nitidezza non impeccabile fino ad un’apertura di diaframma f/2.8 e la difficoltà del motore STM in condizioni di scarsa luminosità o nelle scene poco contrastate.

Un utente propone anche un suo reportage in notturna, visitabile qui. In questo caso il Nessun prodotto trovato. è montato su una Canon 5d mark III.

Migrando subito all’estero, ho trovato ottima e molto completa la recensione di The-Digital-Picture, che basa la sua valutazione su un confronto diretto tra nuovo e vecchio modello.

Mette a corredo anche una serie di immagini utili a valutarne lo sfocato, il contrasto, le aberrazioni e la nitidezza su tutto il frame (al centro e ai bordi), dove si dimostra che sotto aperture di f/4 la nitidezza cala un po’ai bordi.

Molto interessante anche la tabella del rumore generato dal motore STM, che sottolinea come non sia un obiettivo propriamente silenzioso, ma neanche ai livelli del vecchio cinquantino.

Soprattutto evidenzia che, nelle variazioni di distanza di messa a fuoco, il rumore rimane piuttosto contenuto. Esistono anche due file audio che permettono di ascoltare il rumore dell’uno e dell’altro.

Amateur Photographer ne fa una recensione davvero approfondita, supportando la sua valutazione con immagini e tabelle. Dall’analisi risulta come il Nessun prodotto trovato. sia giudicato abbastanza silenzioso. Inoltre ne loda i materiali (sempre in plastica, ma molto più resistenti e piacevoli al tatto) e la baionetta in metallo.

Da un punto di vista della qualità delle immagini, anche qui si sottolinea come ci sia una differenza di nitidezza fra centro dell’immagine e bordi fino a f2.8. Comunque sia, l’utilizzo a un diaframma di f/1.8 non ne compromette la resa.

Praticamente assenti le aberrazioni cromatiche, mentre la leggera distorsione è facilmente correggibile in post produzione. Il giudizio è tutto sommato ottimo, considerando anche il prezzo. Nota di demerito affibbiata, però, a Canon per l’assenza del paraluce, comunque acquistabile a pochi euro separatamente.

Molto precisa anche l’analisi di Photozone, anche qui con fotografie a tabelle ad avvalorare le conclusioni. Uno dei punti a favore è la buona qualità costruttiva, rispetto al vecchio modello.

Migliorata anche la nitidezza (viene nuovamente dimostrato come sia nettamente migliore al centro e a partire da f/4), aberrazioni praticamente inesistenti e distorsione nella norma. Le note negative riguardano una vignettatura eccessiva alla massima apertura e uno sfocato/bokeh migliorato rispetto alla vecchia versione, ma non ancora di eccelsa qualità.

Concludo con Nessun prodotto trovato., ormai punto di riferimento per gli acquisti online di materiale fotografico. Qui il giudizio lo danno i clienti e una prima analisi può essere fatta già guardando la media dei voti molto lusinghiera: 4.6 stelle su 5 (voti espressi da122 utenti).

Volendo andare più a fondo nei giudizi, analizzando sia i pareri positivi che quelli negativi, le conclusioni concordano grosso modo con le analisi fatte fino ad ora. Chiaramente i giudizi sono più entusiastici o meno a seconda che si tratti di un fotoamatore alle prime armi o di un fotografo avanzato. In questi casi, come sempre, la verità sta nel mezzo.

Fondamentalmente il prezzo mette tutti d’accordo. È apprezzata l’apertura del diaframma a 1.8 e il motore di messa a fuoco STM. Viene giudicata ottima la leggerezza e la maneggevolezza e buona la qualità costruttiva.

I punti a sfavore (nitidezza non esaltante a tutta apertura, qualità dello sfocato, rumorosità) vengono sempre evidenziati mettendo a confronto il Nessun prodotto trovato. con obiettivi di altro livello e che, spesso, arrivano a costare 5 volte di più. Un giudizio distorto che, quindi, lascia il tempo che trova…

Pro e contro

Se non hai avuto voglia di leggere tutto l’articolo, qui ti riassumo brevemente tutti i pregi e i difetti emersi analizzando le varie recensioni e le voci del web, privilegiando quelli frutto di una certa coerenza di giudizio:

PRO

  • Rapporto qualità/prezzo;
  • nitidezza (soprattutto a partire da f/4);
  • luminosità;
  • qualità costruttiva;
  • compattezza, maneggevolezza e peso;
  • aberrazioni cromatiche trascurabili;
  • apertura minima a f/22;
  • buona silenziosità del motore STM;
  • qualità dello sfocato migliorata;
  • messa a fuoco molto buona in tutte le situazioni standard.

CONTRO

  • Nitidezza ai bordi non esaltante (fino a f/2.8);
  • vignettatura evidente a tutta apertura;
  • qualche difficoltà nella messa a fuoco in situazioni critiche;
  • rumorosità del motore STM (migliora molto a variazioni di distanza di messa a fuoco contenute);
  • sfocato non eccellente in termini assoluti;
  • paraluce solo opzionale.

Questo obiettivo è adatto a te?

Più che chiederti se questo obiettivo fa per te, dovresti invece chiederti: “esiste un buon motivo per cui NON dovrei averlo?“.

Se sei abituato a fotografare utilizzando solo gli zoom dei kit standard, avere nel tuo corredo un’ottica fissa con un’apertura di diaframma di f/1.8 può rendere molto più divertente la tua fotografia. In particolare, uno sfocato molto piacevole, renderà molto più d’effetto i tuoi ritratti.

La focale fissa, inoltre, ti spingerà a concentrarti sulla ricerca dell’inquadratura e della composizione migliore.

Infine, la maneggevolezza e la leggerezza del Nessun prodotto trovato. possono fare la differenza in tutte quelle situazioni in cui un’attrezzatura leggera è preferibile, come nella street photography.

Per questo motivo è un obiettivo consigliato a tutti, anche al fotoamatore più esigente o al professionista.

Conclusione

Il vecchio 50mm f/1.8 II è stato per 25 anni un must per ogni fotografo che iniziava ad abbracciare la macchina fotografica.

Tuttavia la costruzione non era un granché e deludeva anche il rumoroso motore di messa a fuoco, che non riusciva facilmente a individuare il soggetto in condizioni di scarsa luminosità. Ma erano compromessi accettabili, pur di avere un obiettivo ottimo dal punto di vista didattico e di buona qualità ottica.

Nel nuovo Nessun prodotto trovato. molti di questi difetti sono stati eliminati.

Canon ha lasciato intatta la resa fotografica (infatti conserva lo stesso schema ottico), aggiornando tutto il resto.

L’attacco in metallo e la plastica di qualità superiore, oltre alle 7 lamelle arrotondate, lo dimostrano. Anche l’introduzione del motore STM, sicuramente più performante, è un importante aggiornamento.

D’altra parte, per il prezzo a cui viene venduto (al momento 115 euro su Nessun prodotto trovato.), può essere di gran lunga definito il miglior obiettivo per rapporto qualità/prezzo in circolazione.

Pensi non possa mancare nel tuo corredo fotografico? Allora acquistalo subito cliccando sul pulsante qui sotto:

Nessun prodotto trovato.

7 lezioni di fotografia da Elliott Erwitt, il maestro dell’ironia

elliott erwitt lezioni fotografia fotocomefare

“Uno dei risultati più importanti che puoi raggiungere, è far ridere la gente. Se poi riesci, come ha fatto Chaplin, ad alternare il riso con il pianto, hai ottenuto la conquista più importante in assoluto. Non miro necessariamente a tanto, ma riconosco che si tratta del traguardo supremo”.

Può racchiudersi in questa sua stessa frase, la carriera fotografica di Elliott Erwitt, alla ricerca sempre costante dell’ironia e del grottesco che si nasconde nelle scene del quotidiano. Oggi Erwitt ha 86 anni e la sua carriera lo catapulta, di diritto, nell’olimpo dei più grandi fotografi di tutti i tempi.

Una carriera che fa dell’attimo e dei contrasti sociali, spesso spinti fino al paradosso, il perno di tutta la sua produzione fotografica. Le sue immagini e alcune sue parole, possono aiutarci a trarne preziosi insegnamenti.

1. Fotografa divertendoti

“Abbaio ai cani. Ecco perchè il cagnolino, in una delle mie fotografie, è saltato. Una volta a Kyoto camminavo dietro ad una signora che portava a passeggio un cane dall’aspetto interessante. Solo per vedere cosa sarebbe successo, abbaiai. La signora tirò immediatamente un calcio al cane sconcertato. Si vede che abbaiavamo allo stesso modo”.

Erwitt, nel corso della sua carriera, fotograferà molte volte gli animali, che lui vede come delle inconsapevoli proiezioni dei comportamenti umani. In particolare i cani, saranno oggetto preferito della sua ricerca fotografica (dedicherà a loro ben quattro libri).

Insegnamento

Non possiamo riuscire a cogliere l’umorismo di una scena se noi per primi non riusciamo a divertirci per quello che stiamo facendo e siamo incapaci di interagire con la gente e con l’ambiente intorno a noi. Spesso, le situazioni migliori si verificano…provocandole.

Erwitt abbaia al cane, che ha una reazione. Reazione che, a sua volta, provoca la reazione scomposta della sua padrona. Lui, che aveva previsto tutto (o quantomeno se lo augurava), era lì pronto a scattare quella che poi sarebbe diventata una delle sue foto più famose. Se non avesse abbaiato al cane, questo scatto non sarebbe mai esistito. Sii socievole, parla con la gente, interagisci con le persone e divertiti.

2. Tecnica o messaggio?

E’ l’annosa questione tra tutti i fotografi, mai veramente risolta: in uno scatto di reportage o street photography, è più importante cogliere l’attimo o bisogna stare soprattutto attenti alla tecnica compositiva (regola dei terzi, regola aurea, ecc.)?

“Chiunque può diventare un fotografo con l’acquisto di una macchina fotografica, così come chiunque può diventare uno scrittore con l’acquisto di una penna, ma essere un buon fotografo richiede più che la semplice perizia tecnica. Basta poco per capire se qualcuno è dotato di senso di stile, senso della composizione e una grande istintività. Tuttavia, tutte le tecniche del mondo non possono compensare l’impossibilità di notare le cose”.

Insegnamento

C’è da riflettere su un fatto: molte foto fantastiche di grandi fotografi, sono passate alla storia soprattutto per il messaggio che trasmettevano. Talvolta, tali foto avevano anche una adeguata composizione tecnica.

D’altro canto, però, nessuna foto con una tecnica compositiva perfetta ma senza alcun contenuto, è mai passata agli annali della fotografia. Va da sé, quindi, che è sempre auspicabile avere un occhio di riguardo circa la composizione fotografica, ma solo se ciò non va a discapito del messaggio che vogliamo comunicare.

3. Esprimiti liberamente

Erwitt Elliott non ha mai amato particolarmente esprimere la sua arte su commissione. Il lavoro commissionato deve assoggettarsi anche, o soprattutto, alle dinamiche e ai paletti che il servizio fotografico stesso richiede.

“Sono un fotografo dilettante, oltre ad essere un professionista, e penso che forse le mie foto amatoriali sono quelle migliori”. E’ un’affermazione che la dice lunga, riguardo la sua voglia di libertà nell’espressione visiva.

Insegnamento

Anche se sei un professionista e la tua attività fotografica si esplica prevalentemente nell’ambiente professionale, non smettere mai di scattare “solo per te”. Appena hai tempo, dedicati un week end oppure anche solo una parte della giornata ed esci a scattare.

Liberarti dalla routine ti aiuterà a mantenere viva la creatività che, non dimentichiamolo, è ciò che differenzia una foto ben realizzata da una foto eccezionale.

4. Non avere fretta

Erwitt e la sua macchina fotografica, compagna di avventure ma soprattutto di lunghe passeggiate. “Alcune ottime cose nascono dall’ozio e dalla meditazione. La fotografia è il risultato di un ozio e di una meditazione intensi che finiscono con il produrre una bella immagine in bianco e nero, ben fissata e risciacquata in modo da non sbiadire troppo presto”.

Insegnamento

E’ sempre complicato riuscire a dedicare del tempo alla nostra passione ma, quando lo facciamo, spesso siamo colti dall’ansia di portare a casa foto meravigliose in poco tempo. Al contrario, è necessario assegnare una scala di priorità ai nostri impegni, in modo da dedicare più tempo a ciò che ci appassiona veramente.

Non comprimere le tue uscite fotografiche tra un impegno e l’altro. Passeggia con tranquillità, oppure siediti ad un bar ad osservare le persone. E, soprattutto, metti in conto che potresti tornare a casa senza aver scattato nessuna foto veramente interessante. Solo questa consapevolezza ti rilasserà al punto da farti godere completamente di quello che stai facendo e ti permetterà di cogliere al massimo tutto ciò che ti accade intorno.

5. Non progettare

“Le idee, sebbene ricoprano un ruolo meravigliosamente piacevole nella conversazione e nella seduzione, hanno ben poco a che fare con la fotografia. La fotografia è il momento, la sintesi di una situazione, l’istante in cui tutto si amalgama. Un ideale inafferrabile”.

Erwitt non ha mai amato i progetti fotografici. Sebbene abbia pubblicato quattro libri sui cani, per esempio, si trattò di una selezione fatta a posteriori, scegliendo dal suo immenso archivio fotografico dove comparivano anche persone, gatti, uccelli, maiali e ogni altra tipologia di essere vivente. Solo guardando tra le sue foto, si accorse di avere materiale a sufficienza per pubblicare dei libri sui cani.

Insegnamento

Ideare dei progetti fotografici e scattare foto di conseguenza, può essere un buon esercizio, ma può anche auto-limitarti mentalmente nella scelta dei soggetti da ritrarre. Creare un filo conduttore in un tuo portfolio è certamente una cosa positiva e a volte anche necessaria, ma un progetto può essere estrapolato anche da un contesto più ampio e realizzato nel corso di mesi o anni e non necessariamente in poche sessioni fotografiche.

Scatta quello che ti piace di più e che al momento ti attira maggiormente, i progetti scaturiranno di conseguenza.

6. Osserva, osserva, osserva!

“Nei momenti più tristi e invernali della vita, quando una nube ti avvolge da settimane, improvvisamente la visione di qualcosa di meraviglioso può cambiare l’aspetto delle cose, il tuo stato d’animo. Il tipo di fotografia che piace a me, quella in cui viene colto l’istante, è molto simile a questo squarcio nelle nuvole. In un lampo, una foto meravigliosa sembra uscire fuori dal nulla”.

Per Erwitt, cogliere l’attimo, è come ricevere il giusto premio di lunghe sessioni fotografiche.

Insegnamento

Molte volte il tuo miglior scatto può semplicemente nascondersi alla tua vista. A volte basta semplicemente cambiare punto di osservazione. Nel famoso scatto degli innamorati ritratti dallo specchietto retrovisore, sarebbe bastato trovarsi in un altro punto per non cogliere la poesia e la magia che hanno fatto la differenza.

Non subire passivamente lo scenario intorno a te ma muoviti, cambia il punto di osservazione. A volte basta spostarsi di pochi metri per cambiare completamente la composizione del tuo scatto e renderlo eccezionale.

Private Collection - Leica M6 Titanium with 50mm f1.4 Summilux and Elliot Erwitt Signature (5122111846)

7. Non sentirti mai arrivato

Una volta fu chiesto ad Elliott Erwitt quale reputava la sua foto migliore. La sua risposta fu: “Spero che la mia miglior foto debba ancora scattarla”. Una risposta che racchiude, al meglio, la sua umiltà, la sua voglia di migliorarsi e di continuare a guardarsi intorno.

Insegnamento

Essere troppo soddisfatto del tuo lavoro potrebbe spingerti ad adagiarti sugli allori. Sii sempre umili e consapevole che il tuo miglior scatto deve ancora essere scattato. Studia i grandi maestri della fotografia, documentati sulle nuove tecniche, confrontati con altri appassionati e professionisti del settore.

Sii consapevole che c’è sempre qualcosa da imparare e, soprattutto, non smettere mai di guardarti intorno.

Immagine di copertina

 

Mirrorless Olympus OM-D E-M10: tutto quello che ti serve… a poco prezzo

Olympus-EM10

Le macchine reflex ti consentono di avere una qualità fotografica ovviamente superiore a quello che può offrirti una compatta. Per poterti garantire tanta qualità, però, i limiti costruttivi non consentono di avere macchine leggere e di dimensioni ridotte, soprattutto se consideriamo anche gli obiettivi a cui è necessario accoppiarle.

Questo può essere un problema in tutte quelle situazioni in cui hai voglia di portarti dietro una macchina fotografica non ingombrante, per esempio in viaggio, o per svago o anche per non essere troppo appariscente nella fotografia di strada.

Negli ultimi anni, molte case costruttrici hanno cercato di venire incontro a questo genere di esigenze, immettendo sul mercato le fotocamere mirrorless, un giusto compromesso tra qualità fotografica e dimensioni ridotte.

Tali fotocamere si differenziano dalle reflex, sostanzialmente per la mancanza dello specchio e del pentaprisma. Questo permette di avere, appunto, dimensioni più ridotte a scapito di qualche rinuncia (come, per esempio, il mirino ottico). I costi vengono abbattuti anche montando un sensore più piccolo.

In questo articolo ti parlerò di una mirrorless di casa Olympus, spesso all’avanguardia nel trovare soluzioni fotografiche innovative, per la precisione la Nessun prodotto trovato.. Considererò la sua configurazione base, ovvero quella accoppiata all’obiettivo standard M.Zuiko ED 14 – 42mm f3.5-5.6 EZ, solitamente fornito nel kit base di vendita.

 

Come tradizione in questo genere di articoli che già ho iniziato a pubblicare, non farò una mia recensione, perché in fondo rimarrebbe solo un’opinione personale come puoi trovarne a centinaia in rete. Cercherò, infatti, di analizzare molte delle recensioni del web, “depurando” tutto ciò che può sembrare una voce fuori dal coro e mettendo l’accento su pregi e difetti che sembrano essere ricorrenti. Questo potrà servirti per avere un’opinione coerente e “impersonale”, probabilmente più utile per un eventuale acquisto consapevole.

Nessun prodotto trovato.

Le caratteristiche della mirrorless Olympus OM-D E-M10

Una premessa tecnica credo sia necessaria, per conoscere nel migliore dei modi questa mirrorless di Olympus. Direttamente sul sito della casa costruttrice è possibile avere un quadro chiaro e completo.

La Nessun prodotto trovato. è una fotocamera Micro QuattroTerzi da 16 Mpixel con numerose tecnologie sofisticate: grande mirino elettronico (da 1,44 milioni di punti, ingrandimento 1,15x, copertura del 100% e refresh rate a 120-fps), stabilizzazione dell’immagine su 3 assi, autofocus ad alta velocità, oltre a flash e WiFi integrati.

Il range della sensibilità, tenuto conto delle espansioni, offre valori da ISO 100 a ISO 25600.
Il display è un LCD touchscreen orientabile da 3 pollici e 1.037.000 punti, molto comodo per scattare fotografie creative in situazioni difficili.

Il processore d’immagine è un True Pic VII e dispone della tecnologia Adaptive Brightness che adatta automaticamente la luminosità del mirino ad ogni variazione di luce esterna. Il corpo non è tropicalizzato.

Il corpo macchina misura 119 x 82 x 46 mm. Il peso è di 396 grammi, inclusa la batteria.

Altra caratteristica interessante è la funzione Live Bulb, che consente di scattare immagini con esposizione prolungata e seguirne lo sviluppo in tempo reale sul touchscreen e nel mirino.

Molto importante anche la funzione video in Full HD ad alta definizione completa (1920 x 1080 pixel). I video Full HD 1080 in formato MPEG4 usufruiscono della stabilizzazione dell’immagine su 3 assi. Con la Olympus OM-D E-M10 è possibile anche scattare foto durante la ripresa video.

Infine la funzione Photo Story permette di scattare più foto di una scena da diversi punti di vista per combinarle in un’unica composizione. Dispone inoltre di numerosi filtri creativi preimpostati.

Per completare il quadro, in kit viene fornito l’obiettivo M.ZUIKO DIGITAL ED 14-42mm 1:3.55.6 EZ, range focale ottimale per un utilizzo standard della fotocamera.

Fanno parte del corredo anche una batteria ricaricabile agli ioni di litio (BLS-5), un caricabatteria per BLS-5 (BCS-5), tappo per corpo macchina Micro QuattroTerzi (BC-2), oculare removibile (EP-14), tracolla, Cavo USB (CB-USB6), Cavo Audio/Video (CB-AVC3), software per la gestione delle immagini Olympus Viewer 3 su CD-ROM, istruzioni, e certificato di garanzia.

Il prezzo su Nessun prodotto trovato. si aggira sui 700 euro (kit standard con obiettivo M.ZUIKO DIGITAL ED 1442mm 1:3.55.6 EZ). Solo corpo intorno ai 460 euro.

Le immagini

In questa sezione ho inserito alcune foto trovate sul web, per valutare se questa mirrorless Nessun prodotto trovato. offre, insieme all’indubbio vantaggio delle dimensioni ridotte, anche una qualità fotografica all’altezza. Il sito di Olympus fornisce già una serie di immagini scattate con questa mirrorless, ma io ho selezionato una serie di fotografie su Flickr scattate da utenti comuni.

Non è che non mi fidi di Olympus, ma meglio avere pareri super partes…

Gisborough Priory

Jambo House

Hello

Attention

Rotterdam: Old vs. New

Whitby Abbey

Balls...

Klein Curacao Shipwreck

Araneus diadematus waiting for dinner to arrive

Ein Herr ohne Land...

morning run @Tiergarten

Alcune delle foto sopra riportate, non sono state scattate con l’obiettivo M.Zuiko ED 14 – 42mm f 3.5-5.6 in dotazione, ma era importante anche considerare altri set per evidenziarti le potenzialità della macchina.

Come puoi vedere (anche ingrandendo le immagini direttamente su Flickr), la definizione è decisamente ottima, come pure la resa in situazioni di scarsa luminosità. Riguardo la bontà dello sfocato, ovviamente dipende da molte variabili in gioco (in primis la lunghezza focale dell’obiettivo utilizzato). Ma, considerando le ridotte dimensioni del sensore, possiamo dire che la differenza con i modelli reflex praticamente non si nota.

Dicono di lui

Fatto un primo quadro della situazione riguardo questa mirrorless Nessun prodotto trovato., mi addentro nella valutazione delle recensioni altrui. C’è da dire che, almeno in questo caso, ho trovato pareri piuttosto concordi in rete. Probabilmente il fatto che il kit standard con l’obiettivo ZUIKO 12-42 sia quello più largamente usato, ha contribuito ad “appianare” i pareri.

Partiamo da Juzaphoto  dove gli utenti elencano tra i pregi indubbiamente le dimensioni ridotte (ma c’era da aspettarselo) e il prezzo piuttosto contenuto. Inoltre trova apprezzamento anche lo stabilizzatore d’immagini a tre assi, giudicato molto efficace, oltre alla resa ad alti ISO, considerata ottima. Tra i difetti è parere comune la non eccelsa durata della batteria (intorno ai 200 scatti) e la mancanza di tropicalizzazione.

La recensione di DPhoto loda innanzitutto il rapporto prezzo/qualità. Ottima anche l’ergonomia e il design. Il sito premia anche qualità di immagine e sistema autofocus. Ha qualcosa da ridire solo sullo stabilizzatore di immagini, ma solo perché lo mette a paragone con la sorella maggiore, ovvero la Olympus EM-1 (ma stiamo parlando anche di altri prezzi…). Nota negativa anche sulla mancanza di tropicalizzazione, anche se per un uso standard va più che bene (o devi portartela in guerra?).

Saggiamente.com ne fa un’analisi davvero approfondita, mettendola a confronto anche con mirrorless della stessa fascia ma di altre case produttrici. Il titolo dell’articolo “La botte piccola con grande vino” sintetizza perfettamente le qualità di questa mirrorless.

L’autore inserisce tra i pregi il rapporto qualità/prezzo, la compattezza, lo schermo reclinabile, la messa a fuoco rapida ed efficiente, la raffica da 8 fps, il wi-fi integrato, e tesse le lodi della miriade di funzioni disponibili. Di contro, proprio un menù non propriamente intuitivo complica un po’ l’usabilità della fotocamera. Tra gli altri difetti riscontrati, la batteria con poca autonomia, i tasti funzione un po’ piccoli e una sezione video “povera” di funzioni avanzate.

Sempre interessante, poi, analizzare a fondo le recensioni su Nessun prodotto trovato.. Qui abbiamo a che fare con utenti che hanno realmente comprato e provato il prodotto, quindi le impressioni possono considerarsi autentiche e pertinenti.

Al momento in cui scrivo sono presenti una cinquantina di commenti e la media generale di 4,8 su 5 la dice lunga sulla bontà di questa mirrorless Nessun prodotto trovato.. Volendo andare più in profondità, nei commenti viene premiato ancora una volta il rapporto qualità/prezzo, il design vintage, la maneggevolezza, ma anche la resa ad alti ISO, lo stabilizzatore di immagini e la presenza del wi-fi.

Singolare come, l’apparente complessità del menù, venga vista positivamente da alcuni (“molte funzioni aggiuntive”) e negativamente da altri (“troppe funzioni aggiuntive”). Insomma, tutto e il contrario di tutto. Tra i difetti ritroviamo ancora la durata della batteria non soddisfacente, la mancanza di tropicalizzazione e la difficile accessibilità dei tasti funzione, controbilanciata però dalla presenza del touchscreen, che rende più immediati molti controlli.

Volendo dare uno sguardo ai siti esteri, infine, è opportuno dare risalto all’autorevole Dpreview.

Qui i commenti sono fondamentalmente entusiastici, visto che la mettono sullo stesso livello del precedente modello Olympus E-M5, da loro considerata mirrorless dell’anno. Anzi, mettendo a confronto dimensioni e prezzo, la giudicano addirittura superiore. Direi un giudizio largamente lusinghiero…

Tra i pregi, nota di merito è la grande possibilità di personalizzazione dei tasti funzione, che dà l’impressione di avere in mano una piccola reflex. Apprezzata anche la qualità del mirino che, grazie alla funzione “Adaptive Brightness”, permette di avere una luminosità sempre ottimale. Il sito sottolinea anche la grande disponibilità di obiettivi compatibili, al contrario di quello che succede per le marche concorrenti. Viene giudicata negativamente, invece, la velocità massima dell’otturatore a 1/4000, oltre alla mancanza di tropicalizzazione.

Pro e contro

Qui ti riassumo schematicamente i pregi e i difetti riscontrati leggendo le numerose recensioni on line della mirrorless Nessun prodotto trovato.:

PRO:

• Rapporto qualità/prezzo
• Linea elegante
• Compattezza
• Personalizzazione dei controlli fisici
• Touchscreen
• Display reclinabile
• Messa a fuoco rapida ed efficiente
• Stabilizzatore a 3 assi
• Resa ad alti ISO (almeno fino a 3200)
• Wi-fi integrato
• Larga disponibilità di obiettivi per il Micro QuattroTerzi
• Mirino efficiente e luminoso grazie alla tecnologia “Adaptive Brightness”
• Raffica da 8 fps

CONTRO:

• Batteria poco longeva (max 200 scatti)
• Mancanza di tropicalizzazione
• Complessità del menù
• Sezione video non eccellente
• Pulsanti piuttosto piccoli
• Velocità max di otturazione a 1/4000

Conclusioni: questa mirrorless fa per te?

Il mercato delle mirrorless ha subito una netta impennata negli ultimi anni, soprattutto per venire incontro alle sempre maggiori richieste da parte della clientela. Col tempo, quindi, è migliorata moltissimo anche la tecnologia a corredo di questi piccoli gioielli fotografici, tanto che ormai molti professionisti considerano le mirrorless un’alternativa alle reflex e non più una semplice fotocamera di scorta.

In questo scenario, quindi, diventa difficile districarsi tra funzionalità e prezzi, che talvolta hanno raggiunto e addirittura superato quelli delle fotocamere professionali.

La mirrorless Nessun prodotto trovato. è, nel complesso di questa vasta offerta, probabilmente tra i modelli con il migliore rapporto qualità/prezzo, senza per questo cedere il passo a mancanze tecnologiche pesanti. Soprattutto il kit base venduto da Olympus, con l’obiettivo M.Zuiko ED 14 – 42mm f3.5-5.6 EZ, completa in maniera eccellente l’offerta tecnologica.

Questa mirrorless è per te se le tue esigenze sono soprattutto di leggerezza e compattezza, salvaguardando la qualità fotografica, senza dover svuotare il portafoglio. Dovresti invece puntare su altro se pensi di trovarti spesso in situazioni al limite, come fotografia notturna, intemperie e lunghe escursioni fotografiche.

Riassumendo potrei dire che la Nessun prodotto trovato. è ottimale per tutte le situazioni “standard” riuscendo a tenere testa, da un punto di vista fotografico, a modelli mirrorless ben più acclamati e costosi.

Per acquistare subito questa fotocamera clicca il pulsante qui sotto.

Nessun prodotto trovato.

A lezione di fotografia da Ansel Adams, l’inventore del paesaggio in bianco e nero

ansel adams lezioni fotocomefare

Se ci chiedono di pensare alla fotografia di un paesaggio, immediatamente ci vengono in mente un mare azzurro o un tramonto rosso fuoco oppure prati verdissimi e fiori colorati. Solitamente associamo ad un paesaggio un tripudio di colori che evidentemente è il modo più immediato per descrivere la natura. Difficilmente riusciamo a creare un sillogismo legato all’uso del bianco e nero.

Eppure Ansel Adams è probabilmente riconosciuto come uno dei più grandi fotografi paesaggisti di tutti i tempi nonostante, nella sua lunga carriera, abbia quasi esclusivamente scattato in bianco e nero. E vi è rimasto sempre fedele, anche quando i mezzi a disposizione gli avrebbero consentito di utilizzare il colore. Come è possibile?

Per comprendere appieno la grandezza di Ansel Adams è importante conoscerne la collocazione storica (nasce a San Francisco nel 1902 e muore nel 1984) ma soprattutto il pensiero. La sua vita, infatti, è sempre stata legata a doppio filo al suo smisurato amore e rispetto per la natura. “Il mondo intero è per me molto “vivo” – tutte le piccole cose che crescono, perfino le rocce. Non riesco a guardare crescere un po’ d’erba e di terra, per esempio, senza percepire la vita essenziale, le cose che si muovono con loro. Lo stesso vale per una montagna, o un tratto di mare, o un magnifico pezzo di legno vecchio”.

Ansel Adams dedicherà alla natura la maggior parte dei suoi scatti, cercando di coglierne continuamente l’essenza emotiva. E’ l’emotività che traspare da ogni sua immagine a donare alle sue fotografie quell’intensità che ne ha caratterizzato il successo, esaltata proprio dal bianco e nero e dal contrasto tra chiari e scuri. Ed è proprio analizzando le sue immagini e le sue parole che può cambiare la nostra maniera di approcciarci alla fotografia.

In questo articolo, 5 importanti lezioni che puoi imparare da Ansel Adams, per migliorare la tua fotografia di paesaggio e non solo.

1. Quello che fotografi è quello che sei

“Tu non fai una fotografia solo con la macchina fotografica. Tu metti nella fotografia tutte le immagini che hai visto, i libri che hai letto, la musica che hai ascoltato e le persone che hai amato”. Per Ansel Adams la macchina fotografica è il mezzo che gli permette di estrapolare le emozioni dal cuore. Quindi una foto non è una mera visualizzazione della realtà ma la trasposizione di ciò che egli sente, conseguenza del suo vissuto.

“Una fotografia è grande quando riesce a esprimere pienamente i più profondi sentimenti del suo autore nei confronti di ciò che viene fotografato, divenendo così una genuina manifestazione della sua sensibilità nei confronti della vita considerata nella sua pienezza.”

Insegnamento

Non cadere nell’errore comune di fotografare quello che credi possa piacere agli altri ma fotografa quello che tu senti di voler fotografare. Ognuno di noi è diverso, per sensibilità, esperienze di vita e formazione e quello che può attrarre te, non necessariamente dovrà attrarre qualcun altro.

Solo fotografare ciò che ti piace ti permetterà di trasmettere te stesso all’osservatore e rendere la tua foto unica e diversa da tutte le altre. Mettere la tua anima nelle tue foto è l’unica maniera per emergere dalla banalità.

2. Pensa fotografando

“Visualizzare un’immagine consiste nell’immaginarla, ancor prima dell’esposizione, come una proiezione continua, dalla composizione dell’immagine fino alla stampa finale. La visualizzazione deve essere considerata più esattamente come un atteggiamento verso la fotografia piuttosto che un dogma. Ciò significa che il fotografo ha la totale libertà di espressione e non è in nessun modo limitato.”

Insegnamento

Scattare molte foto e poi valutare la loro bontà solo una volta arrivati a casa è un approccio sbagliato e spesso deludente. Prima di scattare una foto, pensa alla sua globalità e non fermarti a ciò che vedi nel display della fotocamera.

Una foto eccezionale si ottiene innanzitutto partendo dalla selezione del soggetto, passa attraverso un’ottimale composizione, poi dalla giusta impostazione della fotocamera, dallo scatto, dalla sua valutazione e infine dallo sviluppo stesso della foto. Quindi è importante imparare a pre-visualizzare tutte queste fasi e ragionare in termini di “risultato finale”.

3. Usa il buon senso

Ansel Adams fu teorico e pioniere (già nel 1940) del cosiddetto sistema zonale, una tecnica che permetteva ai fotografi di riprodurre la luce ripresa in specifiche densità sul negativo e sulla carta, ottenendo così una più vasta gamma di scala dei grigi e quindi migliorando anche la nitidezza delle immagini finali. Sostanzialmente si tratta dell’antenata di quella tecnica che oggi viene abitualmente chiamata HDR (Alta Gamma Dinamica).

Nonostante sia stato il primo ad applicare questa tecnica, Adams amava ripetere che “non c’è niente di peggio di un’immagine nitida di un concetto sfuocato”.

Insegnamento

Con l’avvento delle macchine digitali di ultima generazione, la tendenza è quella di ottenere fotografie più nitide possibili, tralasciando spesso il contenuto delle stesse. O peggio, pensando che la nitidezza da sola sia sufficiente a far diventare eccezionale un’immagine che, in realtà, non esprime nessun concetto.

Parallelamente, l’avvento di software di elaborazione grafica sempre più potenti, fa pensare che qualunque immagine, se opportunamente trattata, possa “salvare” una fotografia mediocre (e proprio l’uso smodato della tecnica dell’HDR ne è una prova). La buona fotografia si costruisce nella fotocamera, attraverso un uso consapevole della macchina e, prima ancora, scegliendo il messaggio che noi vogliamo trasmettere.

Tecniche e tecnologie possono solo migliorare una buona foto, mai sostituirsi ad essa.

4. Spiega quello che vuoi dire

“Una fotografia non viene mai realizzata esclusivamente per se stessi; è, o dovrebbe essere, un mezzo di comunicazione per raggiungere il maggior numero possibile di persone senza diminuzione di qualità o intensità…. Al commento “non ci sono persone in queste fotografie” in genere replico “ci sono sempre due persone: il fotografo e l’osservatore”.

Nel pensiero di Adams, l’emotività è l’ingrediente base di ogni sua espressione fotografica, però finalizzata a trasmettere i suoi sentimenti all’osservatore e mai fine a se stessa. “Ho sempre pensato che la fotografia sia come una barzelletta: se la devi spiegare non è venuta bene”.

Insegnamento

Molte volte ci si dimentica che la fotografia è essenzialmente comunicazione. Scattiamo per esprimere noi stessi, senza preoccuparci che gli altri possano o meno capirci.

Questo è un approccio egoistico alla fotografia e non di condivisione, spesso è inconsapevole e alla lunga può procurarci frustrazione. Devi avere bene in mente ciò che vuoi comunicare ma è necessario anche porti nei panni di chi guarda le tue foto.

Molte volte, un oggetto o un paesaggio, che per te è ricco di significato, potrebbe non dire nulla agli altri, semplicemente perché non hanno vissuto le tue stesse esperienze. Sforzati di immedesimarti nell’osservatore e poniti la domanda: “Capiranno cosa voglio dire?”. Se la risposta è si, procedi pure.

 

5. Migliora la qualità dei tuoi scatti

“Spesso ho pensato che se la fotografia fosse “difficile” nel vero senso della parola – nel senso cioé che la creazione di una semplice fotografia richiedesse lo stesso tempo e la stessa fatica di un buon acquerello o di una buona incisione – il salto qualitativo della produzione media sarebbe enorme. L’assoluta facilità con cui possiamo produrre una immagine banale porta spesso ad una totale mancanza di creatività. Dobbiamo tener presente che una fotografia può contenere soltanto quello che ci abbiamo messo dentro, e che nessuno ha mai saputo sfruttare appieno le possibilità di questo mezzo d’espressione”.
Ansel Adams vede l’avvento del digitale, e con esso la facilità di scattare, come una condanna per la creatività.

Insegnamento

Il fatto di non usare la pellicola, che ha dei costi ed un numero di scatti limitato, spinge il fotografo a scattare un numero molto elevato di fotografie con la convinzione che, tra tante foto, qualcuna sicuramente andrà bene. Questo porta inevitabilmente ad un abbassamento della qualità media e ad una diseducazione ad avere “l’occhio fotografico”, inteso come composizione ottimale e immediata della scena che abbiamo di fronte.

Un buon esercizio per ovviare a questo inconveniente è autolimitarsi nel numero di foto da scattare nella sessione fotografica (ad esempio dieci). Anche se hai una digitale, prefiggiti un limite di scatti. Ti accorgerai come questo porterà ad una consapevolezza del gesto fotografico e ad una conseguente migliore qualità dei tuoi risultati.

Foto di copertina.

 

5 lezioni da Sebastiao Salgado sulla fotografia

L’Africa è un posto molto particolare, magico e seducente. Ne viene rapito sia chi è abituato a vivere in mezzo al verde sia chi, al contrario, ha sempre vissuto nella frenesia della città.

La culla del genere umano, nonostante il progresso che nei millenni ha coinvolto il resto del pianeta, è riuscita a conservare i suoi colori e la sua musica, ma anche la sua crudezza, la sua sofferenza e le sue contraddizioni.

È molto facile che questo mix di emozioni possa travolgere il “visitatore medio”, ovvero colui che vi si reca in vacanza o per mille altri motivi.

Succede così che un posato economista e statistico brasiliano si innamori a tal punto di questa terra baciata dal Sole da mollare tutto, compreso un lavoro sicuro e una possibile, fulgida, carriera nell’alta finanza, per imbracciare una fotocamera e sposare la causa africana.

Sì, perché Sebastiao Salgado decide di diventare fotografo proprio all’indomani di uno dei suoi viaggi in Africa, commissionatogli dalla banca di investimento parigina per la quale lavorava.

Il preambolo è necessario per spiegare il doppio filo che legherà Salgado all’Africa ma più in generale ai paesi del terzo mondo e per comprendere la sofferenza che lo accompagnerà, durante tutta la sua lunga carriera.

Sebastiao Salgado decide di diventare un fotografo esattamente nel 1973. Per quasi trent’anni, gira il mondo con in mano la sua fotocamera da 35 mm (prima Leica, poi Pentax e infine, con l’avvento del digitale, una Canon 1Ds Mark III), realizzando reportage in tutti i cinque continenti, ma focalizzando la sua attenzione prettamente sull’America Latina e sull’Africa.

Grazie alla profonda sensibilità umana e artistica del fotografo, i reportage da lui firmati fanno il giro del mondo e le sue pubblicazioni riscuotono un successo planetario.

Ma Salgado è costretto a pagare a caro prezzo il suo amore verso i più deboli. Agli inizi del duemila, infatti, i suoi occhi avevano ormai visto troppa sofferenza.

“In Ruanda vidi la brutalità totale.Vidi persone morire a migliaia ogni giorno e persi la fiducia nella nostra specie. Non credevo che fosse più possibile per noi vivere. Fu a quel punto che mi ammalai”. E si ammala a tal punto che i medici gli consigliano di abbandonare la fotografia.

Allora torna nella terra natìa brasiliana e lì, spinto ancora dall’amore verso il pianeta, intraprende il folle tentativo di riforestare tutta la regione in cui aveva vissuto fino alla sua adolescenza. Meno di dieci anni dopo, oltre due milioni e mezzo di nuovi alberi avevano ricoperto chilometri quadrati di deserto.

L’impresa gli fa tornare la voglia di vivere e di fotografare. Nasce così “Genesi”, un nuovo e maestoso progetto fotografico, animato da una rinnovata speranza: quella di salvare il mondo da un destino che appare ormai segnato.

È questo il momento in cui cambia anche la sua fotografia, non più incentrata sulla denuncia della sofferenza umana, bensì sulla descrizione delle bellezze della natura.

“Fino ad allora, l’unico animale che avevo fotografato era stato l’uomo: era arrivato il momento di immortalare tutti gli altri animali. Volevo fotografare panorami ma anche lo stesso uomo in ciò che era all’origine, cioè immerso nella natura”.

Coraggio, etica, denuncia sociale e sensibilità, condite da uno stile fotografico eccezionale: “Il linguaggio fotografico è un linguaggio formale, legato all’estetica. Certamente, se le mie fotografie arrivano ad essere esposte in un museo, vuol dire che hanno anche un valore estetico che le contraddistingue, ma non voglio assolutamente che queste siano lette come delle opere d’arte. Infatti, non nascono per essere oggetto d’arte, ma come un insieme di immagini per informare, per provocare discussioni, dibattiti. Sono prima di tutto un giornalista e un fotoreporter”.

Sebastiao Salgado è certamente uno dei fotografi contemporanei più influenti dei nostri tempi e uno studio attento delle sue immagini e delle sue parole può senz’altro aiutarci a migliorare la nostra fotografia. Vediamo come.

1. Racconta in bianco e nero

“Quando ho iniziato a fotografare, i colori erano molto saturi. C’era il rischio che prendessero il sopravvento sui soggetti che volevo mostrare, sulla dignità delle persone, sui sentimenti, sulla storia. La bellezza dei colori rischiava di cancellare tutto il resto”. Salgado interpreta la presenza del colore, nelle foto, come un elemento di disturbo.

“Nelle fotografie a colori c’è già tutto. Una foto in bianco e nero invece è come un’illustrazione parziale della realtà. Chi la guarda, deve ricostruirla attraverso la propria memoria che è sempre a colori, assimilandola a poco a poco. C’è quindi un’interazione molto forte tra l’immagine e chi la guarda. La foto in bianco e nero può essere interiorizzata molto di più di una foto a colori, che è un prodotto praticamente finito”.

Insegnamento

Salgado ci dà implicitamente un suggerimento: se vogliamo raccontare una storia ed entrare in simbiosi con chi guarda le nostre fotografie, l’uso del bianco e nero può essere uno stratagemma molto utile. Da un punto di vista della resa fotografica, però, è importante che la fotografia venga “pensata” in bianco e nero già nel momento dello scatto.

Certo, per ottenere una foto monocromatica è sufficiente convertire in postproduzione una foto a colori, ma se vogliamo ottenere una foto davvero eccezionale, sono necessari alcuni accorgimenti già prima di scattare.

Ad esempio, bisogna previsualizzare l’immagine che stiamo riprendendo in toni di bianco e di nero, senza considerare la presenza dei colori. Di conseguenza, la composizione dell’inquadratura dovrà tenere conto innanzitutto del contrasto tra bianchi e neri, tra chiari e scuri, cercandone l’equilibrio.

Inoltre bisogna cercare di comprendere, nella composizione, grandi aree bianche (come il cielo) o grandi aree scure (come i prati), altrimenti ci si ritrova con un’immagine finale molto sbilanciata nei toni.

Infine, bisogna sfruttare la massimo gli effetti della luce e delle relative ombre, prediligendo una luce radente. La luce “piatta” spesso dà vita a delle ampie zone di grigio, difficilmente correggibili anche in post produzione.

2. Impara ad avere pazienza

“Chi non ama aspettare, non può diventare un fotografo”: è una frase che Sebastiao Salgado scrive in un suo libro, riferendosi alla sua impresa di riuscire a fotografare una tartaruga gigante alle Galapagos. Inizialmente, ogni volta che lui si avvicinava, la tartaruga scappava, rendendo difficile la giusta inquadratura.

Alla fine capì che sbagliava l’approccio: “Mi sono accovacciato e ho camminato alla sua stessa altezza, con le mani e le ginocchia per terra. Da quel momento la tartaruga non è più fuggita…Così ho potuto iniziare a fotografarla. Mi ci è voluta una giornata intera per avvicinare la tartaruga. Tutta una giornata per farle capire che rispettavo il suo territorio”.

Poi spiega: “Spesso si dice che i fotografi siano cacciatori di immagini. È vero, siamo come cacciatori che passano molto tempo a spiare la selvaggina, ad attendere che esca dalla tana. Fotografare è la stessa cosa: bisogna avere la pazienza di aspettare che accada qualcosa. Perché qualcosa accadrà, per forza. Nella maggior parte dei casi non si hanno i mezzi per accelerare gli avvenimenti. Bisogna quindi saper assaporare la pazienza”.

Insegnamento

Se sei appassionato di street photography, o di reportage in generale, devi mettere in conto che la fretta è cattiva consigliera e portatrice di cattivi scatti. Nella fotografia di reportage, al contrario degli altri tipi di fotografia come quella di paesaggio, gli eventi cambiano e si evolvono rapidamente, perché i soggetti che compongono la scena sono in continuo movimento.

La pazienza è la qualità più importante per un fotografo e per ottenere una buona fotografia devi avere sotto controllo molti fattori, come ad esempio una giusta luce che illumini i volti oppure uno sfondo non troppo denso di particolari, per non avere una composizione troppo caotica.

Così come Salgado faceva con la tartaruga, muoviti intorno alla scena, cambia l’angolazione e varia il tuo punto di vista. Avere la pazienza di aspettare l’evolversi di una situazione, svilupperà anche il tuo intuito nel tempo, facendoti capire in anticipo le eventuali potenzialità di una scena.

3. Valuta la forza dei tuoi soggetti

“Secondo me una fotografia è riuscita quando riesce a riprodurre e a trasmettere le emozioni che ho provato mentre scattavo. Naturalmente esistono molti diversi tipi di foto e diverse intenzioni fotografiche. Io appartengo alla famiglia di quei fotografi che vanno verso gli altri, verso il mondo. I fotografi che cercano di cogliere le emozioni e l’istantaneità del reale. Per me fotografare è un’avventura e una scoperta. Ma ci sono molte cose che una foto non riesce a trasmettere. Ad esempio certi paesaggi grandiosi. Quando mi rendo conto che non riesco a cogliere quello che vorrei, allora lascio la macchina fotografica e mi limito a guardare, a vivere”.

Sebastiao Salgado è il primo critico di se stesso e la sua grande esperienza gli fa capire già in anticipo se un’immagine potrà risultare fotograficamente interessante o meno.

Insegnamento

Molte volte, uscendo a fotografare, ci troviamo davanti a paesaggi meravigliosi. Siamo lì con la nostra fotocamera e ci sentiamo fortunati, perché siamo convinti che otteremo degli scatti fantastici. Salvo poi rimanere delusi, una volta tornati a casa, quando scopriamo che la nostro foto corrisponde solo in minima parte allo spettacolo della natura a cui abbiamo assistito.

Devi partire dal presupposto che la fotografia è in grado di riprodurre solo uno dei tuoi sensi, ossia la vista. Ormai è istintivo ma, quando veniamo presi dall’emozione derivante da uno spettacolo della natura, tutti i cinque sensi concorrono ad emozionarci.

E così i profumi del fiori o del mare, oppure il caldo del Sole, o ancora i rumori ambientali, contribuiscono a rendere davvero unico ciò che stiamo guardando. A questo, aggiungi il fatto che il tuo occhio è una fotocamera eccezionale, molto più avanzata di qualsiasi reflex in commercio, perché ti permette di avere un angolo di visione molto esteso, senza nessun tipo di distorsione.

Una buona alternativa può essere quella di concentrarsi soltanto su alcuni aspetti della scena, magari enfatizzando un particolare che è immerso nel contesto. Per esempio mettendo in primo piano un sasso che spunta dal mare oppure l’ombra di un albero che si staglia sulla sabbia. In questo modo le tue fotografie acquisteranno molta più personalità e carattere.

4. Sfrutta la tua formazione

Sebastiao Salgado si avvicina tardi alla fotografia, ovvero alla soglia dei 30 anni, dopo aver completato i suoi studi di economia. Nonostante ciò, il fotografo brasiliano considera quegli anni importantissimi anche per la sua formazione fotografica.

“L’economia mi ha insegnato a guardare, contestualizzare, comprendere e sintetizzare. Inoltre, se non avessi avuto la formazione da economista, non so se mi sarei interessato allo stesso modo agli uomini e al mondo del lavoro. Insomma, anche se non appare sempre direttamente, gli studi di economia continuano ad agire dentro di me e a orientare il mio lavoro fotografico”.

Insegnamento

A volte la passione per la fotografia nasce fin da giovanissimi mentre, molto più spesso, è qualcosa che sboccia definitivamente quando si è più grandi. Come spiega Salgado, però, quel che abbiamo appreso nella nostra vita non solo può tornarci utile per i nostri scatti, ma addirittura può essere la discriminante che caratterizza il nostro stile fotografico.

Cerca di trarre vantaggio dalla tua formazione, cercando di afferrare particolari che tutti gli altri non possono cogliere. Conoscere perfettamente un determinato campo, può avvantaggiarti sia nelle scelte dei soggetti, sia da un punto di vista tecnico che emotivo.

Per esempio potresti iniziare realizzando un reportage sul tuo ambiente di lavoro, mettendo in evidenza quegli aspetti più profondi che tu conosci sicuramente meglio di chi, quel lavoro, non l’ha mai fatto. Molte volte utilizziamo i nostri hobby come “fuga” dal quotidiano, Salgado invece ti insegna che proprio grazie al tuo quotidiano puoi crescere come fotografo.

5. Progetta a lungo termine

Quel che più caratterizza la produzione di Salgado, è la progettualità a lungo termine.

“Other Americas”, per l’agenzia Magnum, dura 7 anni (1977-1984); per 18 mesi (1984-1986) lavora ad un progetto documentaristico sul problema della carestia in Africa; dal 1986 al 1992 viaggia attraverso 23 paesi differenti, per un progetto fotografico basato sulla fine della manodopera industriale su larga scala; dal 1993 al 1999 si occupa del tema delle migrazioni umane. Il suo progetto più monumentale però è “Genesi”, durato ben dieci anni (2003-2013) in cui racconta il nostro patrimonio più prezioso: il pianeta.

“Mi piace molto lavorare su progetti a lungo termine. C’è più tempo per il fotografo e le persone che sono di fronte alla fotocamera per capirsi. C’è il tempo per andare in un posto e capire cosa sta accadendo lì. Quando spendi più tempo su un progetto, impari a comprendere i tuoi soggetti. Arriva un momento in cui non sei più tu che stai fotografando. Qualcosa di speciale accade tra il fotografo e la gente che sta fotografando: il fotografo si rende conto che sono le persone a dargli la fotografia”.

Insegnamento

Un progetto fotografico di alto livello, non può essere realizzato in fretta e superficialmente. Ammirando le fotografie di Sebastiao Salgado, quello che più di tutto salta agli occhi è la straordinaria carica emotiva dei suoi soggetti, sia che si tratti di persone, sia che si tratti di animali. Ogni volta si ha la sensazione di vivere le sue stesse emozioni, oltre alla sofferenza, l’angoscia e la speranza dei suoi soggetti: sono foto con un’anima.

Dopo aver capito il tema che vuoi affrontare, pianifica le tue uscite e i tuoi viaggi, senza farti prendere dalla frenesia di concludere il progetto. Ma, più di ogni altra cosa, chiediti se il progetto che vuoi affrontare ti emoziona davvero.

Salgado amava il pianeta e i suoi reportage erano delle denunce che poi avrebbe divulgato al mondo intero. Anche se non hai l’ambizione di salvare la Terra, sposare un tema che ti coinvolge totalmente, ti consentirà di essere molto più ricettivo emotivamente. In questo modo ti risulterà anche più facile dedicarti al progetto per lungo tempo e i tuoi risultati ne trarranno un indubbio beneficio.

 

Approfondimenti

Se ti interessa approfondire lo studio del grande fotografo brasiliano, potresti iniziare con questi testi:

Nessun prodotto trovato.

Nessun prodotto trovato.

Nessun prodotto trovato.

Tamron 70-300 F4-5,6 VC USD: teleobiettivo di qualità ad un prezzo contenuto

In questo articolo ti parlerò dell’obiettivo Nessun prodotto trovato.. Si tratterà di una recensione diversa dalle solite recensioni che abitualmente trovi sul web, spero anche più utile. Continua a leggere l’articolo e ne capirai il motivo.

Quando ci si avvicina al mondo affascinante della fotografia, uno dei problemi più ostici che ti trovi ad affrontare è il prezzo di questa nuova passione. Perché, diciamocelo chiaramente: la fotografia costa.

Certo, esistono fotocamere e obiettivi entry level, che sono l’ideale per iniziare a scattare. Ma anche in questo caso, se vuoi acquistare attrezzatura nuova di pacca, difficilmente riuscirai a portare a casa un corredo minimo (fotocamera più obiettivo) a meno di 400 euro.

Il “problema” è che la storia non finisce qui. All’inizio compri lo stretto indispensabile per cominciare. Poi, quando ti accorgi che la tua passione è reale, senti l’impellente necessità di migliorare il tuo corredo fotografico. E lì iniziano i dolori…

Fortunatamente, il mercato fotografico offre un ampio ventaglio di possibilità ai prezzi più disparati. Una delle caratteristiche più apprezzate del Nessun prodotto trovato., almeno secondo le numerose recensioni online, è proprio quella di offrire una buona qualità ad un costo accessibile. Ma sarà veramente così? E quando senti parlare di “qualità”, è veramente quella che ti aspetteresti?

Nessun prodotto trovato.

Di cosa parleremo

Nel momento in cui decidi di acquistare un obiettivo, il vero problema è quello riuscire a districarti tra le varie offerte, cercando di capire qual è il migliore rapporto qualità/prezzo disponibile sul mercato. Il rischio, molto forte, è quello di spendere comunque delle cifre importanti, senza ottenere sensibili miglioramenti da un punto di vista qualitativo.

Il web è pieno di recensioni e tutorial su qualunque tipo di attrezzatura. Ma, paradossalmente, proprio la grande marea di voci disponibili tende a confondere ulteriormente. Quasi mai troverai commenti univoci, in un senso o nell’altro.

Molte volte, infatti, un giudizio può essere fortemente influenzato dal fatto che il recensore sia un semplice appassionato o un professionista, oppure dalle aspettative iniziali (a volte troppo alte o troppo basse) di chi ha recensito l’obiettivo.

Il Nessun prodotto trovato. rientra in quella categoria di obiettivi che si sforzano di offrire la massima qualità fotografica al minor prezzo possibile.

Iniziamo col dire che l’obiettivo in questione può essere utilizzato sia su fotocamere reflex con sensore di formato APS-C, sia su reflex professionali con sensore full frame. È adatto, quindi, sia al fotoamatore che al professionista.

L’obiettivo utilizza un avanzato design ottico che prevede un elemento in vetro LD (Low Dispersion) e uno XLD (Extra Low Dispersion) realizzati in materiali speciali che prevengono le aberrazioni cromatiche.

Inoltre, questo è il primo obiettivo Tamron dotato di tecnologia USD (Ultrasonic Silent Drive), un meccanismo autofocus ultrasonico proprietario di Tamron. Il meccanismo USD comporta una messa a fuoco veloce che lo rende un perfetto zoom tele per la fotografia sportiva, per le competizioni o per altri soggetti in rapido movimento.

Questo obiettivo è dotato anche della tecnologia proprietaria di stabilizzazione dell’immagine Tamron VC (Vibration Compensation). Questa è particolarmente utile nella fotografia a mano libera alle lunghe focali, in cui è più facile che si verifichi il mosso, ma anche in condizioni di scarsa illuminazione.

Il contenuto della scatola

Aprendo la confezione, ecco l’obiettivo insieme ad un paraluce a petalo dalle forme generose, oltre ad una tessera per l’eventuale estensione della garanzia.

Strutturalmente si presenta solido, benché i materiali utilizzati siano plastica e gomma (impiegata nelle ghiere di zoom e di messa a fuoco). La baionetta è in metallo. Il peso (765 grammi) non è eccessivo, anche se dopo un lungo uso inizia a farsi sentire. L’obiettivo non è tropicalizzato.

Tamron 70-300 fotocomefare

La scheda tecnica

Qui un elenco schematico delle caratteristiche tecniche, prelevate direttamente dal sito della casa produttrice:

  • Lunghezza focale [mm] 70-300
  • Diaframma massimo F/4-5.6
  • Distanza minima di messa a fuoco [m] 1.50
  • Rapporto di ingrandimento massimo 1:4
  • Diametro filtro [mm] 62
  • Peso [g] 765
  • Gruppi-Elementi 12 – 17
  • Angolo di campo 34-8
  • Numero lamelle diaframma 9
  • Diaframma minimo F/32
  • Diametro x lunghezza [mm] 81.5mm x 142.7mm

Le immagini

Ho raccolto una serie di immagini dal web, per mostrarti le potenzialità del Nessun prodotto trovato. nelle condizioni fotografiche più disparate.

Untitled2015-10-29_05-19-42

A400M "Ville de Cambrai" (2)Artist lights in the St. Carlo Square

IridescenceGiostra dei sedili

Basilica di San Pietro, Roma, Italia, 2015Tour de France

Goutte d'eauVale #46 @ MotoGP Sachsenring 2015

Come puoi notare, l’obiettivo si comporta molto bene sia nelle situazioni di movimento e naturalistiche, ma anche in casi di illuminazione ridotta e di riprese ravvicinate. E’ ovvio, però, che nella resa fotografica finale può influire parecchio la qualità del sensore a cui viene accoppiato.

Dicono di lui

In questa sezione trovi le opinioni più significative sul Tamron 70-300 raccolte sul web.

Uno dei pregi più apprezzati è chiaramente il costo accessibile. Al momento su Amazon è acquistabile intorno ai 300 euro.

Su Photopassion.org, oltre al rapporto qualità/prezzo vengono messi in evidenza il peso bilanciato (una volta montato sulla fotocamera), l’ottimo motore di messa a fuoco USD, la bontà dello stabilizzatore e l’assenza di aberrazioni cromatiche (almeno fino a 250mm).

La qualità generale delle immagini risulta molto buona, con un calo oltre i 220 millimetri. L’obiettivo presenta qualche problema in situazioni di forte contrasto, per cui è consigliato l’uso costante del paraluce.

Il sito Ozeta.it conferma l’ottima solidità generale dell’obiettivo, ma sottolinea la “durezza” della ghiera dello zoom, che può essere un problema non di poco conto nelle riprese video. In questo caso, comunque, i giudizi riguardo motore ultrasonico e stabilizzatore sono addirittura entusiastici. Anche qui, accento sul rapporto qualità/prezzo, definito eccezionale. Giudizio sostanzialmente ottimo, ma anche in questo caso, tra i “contro”, viene sottolineata la nitidezza non eccezionale intorno alla massima lunghezza focale.

Sul forum di Fotografare.com, invece, si è sviluppata un’interessante discussione intorno a questo obiettivo, con molti utenti che ne tessono le lodi e altri un po’ più scettici. I giudizi ricalcano grosso modo quanto letto finora. Sono interessanti, piuttosto, le varie foto realizzate da alcuni utenti (e croppate) per valutarne la nitidezza, con alcune comparazioni riguardo ad altri obiettivi ritenuti migliori (solitamente il confronto è col Canon 70-200 f4 L) o peggiori (il “fratello” 70-300 sempre di Canon).

Anche su Juzaphoto.com nitidezza generale e qualità dello stabilizzatore la fanno da padrone. Di contro, alcuni fanno notare la perdita di nitidezza oltre i 220 mm, mentre molti si lamentano del peso eccessivo.

Su Photoseis.com, infine, è possibile trovare una sorta di “prova su strada” del Nessun prodotto trovato., con una serie di diagrammi e comparazioni che ne mettono in evidenza, ancora una volta, pregi (molti) e difetti (pochi).

Pro e contro

Se hai fretta, ecco in breve pregi e difetti emersi dalle varie recensioni sul web di questo obiettivo di casa Tamron:

PRO:

  • Rapporto qualità/prezzo eccezionale
  • Solidità costruttiva, paraluce incluso nella confezione, garanzia 5 anni
  • Stabilizzatore da 3 stop ottimo, a 300mm con mano ferma si riesce a scattare a 1/30
  • Nitidezza discreta a 70mm, ottima fino a 200mm
  • AF Veloce in presenza di buona luminosità

CONTRO:

  • Leggera durezza della ghiera di messa a fuoco
  • Vignettatura a diaframma completamente aperto
  • Perdita di nitidezza oltre i 220mm
  • AF non eccezionale in caso di scarsa luminosità
  • AF un po’ rumoroso quando attacca/stacca

Conclusioni: questo obiettivo fa per te?

Tirando le somme delle varie recensioni sul web, un fatto su tutti viene ampiamente evidenziato: il Nessun prodotto trovato. è consigliato a chi non vuole rinunciare alla qualità, senza però svenarsi spendendo migliaia di euro. L’obbiettivo, infatti, si comporta in maniera mediamente molto buona in quasi tutti i settori, senza però veramente eccellere in nessuno di essi.

Tieni quindi presente, come in tutti quei casi in cui qualcosa si definisce “mediamente buono”, che potresti avere qualche difficoltà in condizioni estreme. Ad esempio in situazioni di scarsa luminosità (in fondo il diaframma ha apertura minima di f4 a 70mm, ma di 5.6 a 300mm), oppure quando necessiti di nitidezza elevata alla massima lunghezza focale (come nelle foto sportive o faunistiche).

Ricordiamo che a questo prezzo, però, in fotografia puoi comprare veramente poco, se non vuoi rinunciare del tutto alla qualità. Questo obiettivo rimane quindi un ottimo compromesso.

Clicca sul pulsante qui sotto per comprare l’obiettivo Tamron 70-300mm F4-5,6 VC USD:

Nessun prodotto trovato.

5 lezioni da Josef Koudelka sulla fotografia

koudelka lezioni fotocomefare

Josef Koudelka è unanimemente riconosciuto come uno dei più grandi fotografi della storia.

Quello che mi ha spinto a scrivere questo articolo, mentre sceglievo tra i vari fotografi da poter menzionare, è stata una sua frase, tagliente come una rasoiata e che sintetizza perfettamente il suo animo e la sua vita artistica:

“Non mi preoccupo di ciò che la gente pensa: so abbastanza bene chi sono. Ma mi rifiuto di diventare schiavo delle loro idee. Quando resti in uno stesso posto per un certo tempo, la gente ti colloca in una casella e si aspetta da te che tu ci resti”.

Uno spirito libero e in continua evoluzione, così come la sua fotografia, ma non per questo meno perfezionista o privo di profondo senso autocritico. “Le mie foto quasi mai mi piacciono davvero. E se non sono soddisfatto, è semplicemente perché le buone foto sono rare. Una buona foto è un miracolo”.

Un po’ di storia

Per comprendere appieno il “personaggio Koudelka” e di conseguenza la sua fotografia, qualche cenno biografico è doveroso. Nato nel 1938 a Moravia in Cecoslovacchia, inizia a fotografare giovanissimo, a 12 anni.
“A farmi amare la fotografia fu un fornaio, amico di mio padre, che portava il pane nel nostro paese di quattrocento abitanti. I soldi per la prima macchina, una 6X6 reflex di bachelite, li trovai raccogliendo fragole nei campi e vendendole in un villaggio vicino”.

La passione inizialmente rimane tale, perché decide di diventare un ingegnere aeronautico e quindi, da vero perfezionista, studia per diventarlo. “Amavo in maniera esagerata gli aerei e diventare ingegnere aeronautico mi sembrò la cosa migliore da fare”.

Parallelamente, però, continua a coltivare la sua passione per la fotografia, iniziando ad arrotondare il suo stipendio da ingegnere con foto scattate a teatro.

Nel 1967 decide di abbandonare il lavoro di ingegnere per dedicarsi completamente alla fotografia.

Ma la svolta accade nel 1968, quando casualmente si trova a Praga, rientrato da appena due giorni dopo un servizio fotografico in Romania sugli zingari.

“È stato il momento massimo della mia vita. In dieci giorni è successo tutto quello che nella mia vita poteva succedere. Io stesso ero al massimo in una situazione che era al massimo. Forse è per questo che ho coperto questa situazione meglio dei reporter che erano arrivati da ogni parte del mondo e che lo facevano per mestiere. Io non ero un foto-giornalista”.

Accanto alla passione per la fotografia e gli aerei c’è anche quella per la musica: “Suonavo il violino e la zampogna nelle feste di paese, e il folk mi piace ancora adesso”.

Josef Koudelka è un personaggio anarchico, libero, ma con una sua coerenza e una sua filosofia. Ad esempio, non ha mai accettato lavori su commissione da parte di giornali, ma al massimo incarichi governativi.

“Può succedere che io raggiunga il massimo la prima volta, per caso, e che io ritorni nello stesso posto dieci volte di seguito, per dieci anni, senza riuscire a far meglio. O che cercando un certo massimo ne trovi un altro, a cui non avevo pensato. Quello che importa è la ricerca, la motivazione a spingersi oltre. Ma non posso proporre questo modo di lavorare a un giornale, non posso farmi mandare dieci volte a Lourdes per tornare con una foto che non ha niente a che fare con Lourdes”.

Si è autofinanziato esclusivamente con le sue mostre e i suoi libri, senza voler mai insegnare fotografia, riuscendo a crescere tre figli nati in tre nazioni diverse.

Non ha mai badato ai luoghi comuni. “Nel mio villaggio non c’erano zingari. Ma ricordo che ogni tanto passava il banditore con il tamburo a dirci ‘chiudete le case, arrivano gli zingari’ ”. Questo gli ha permesso di realizzare uno dei più portentosi ed efficaci lavori sugli zingari.

È stato uno sperimentatore come pochi, adottando per esempio il formato panoramico o fotografando paesaggi in verticale.

Una personalità poliedrica, da cui possiamo trarre alcuni fondamentali insegnamenti, analizzando le sue parole e le sue fotografie.

1. Non cercare il consenso a tutti i costi

Una delle maggiori particolarità di Koudelka è proprio la capacità di raccontare l’uomo attraverso una visione molto personale e, quindi, innovativa.

Visione maturata attraverso la convinzione che il suo modo di raccontare non deve necessariamente assecondare il gusto della gente.

“Non so cosa sia importante per le persone che guardano le mie foto. Quello che è importante per me, è il fatto di farle. Ma io non lavoro per provare il mio talento. Io fotografo quasi tutti i giorni, tranne quando fa troppo freddo per viaggiare a modo mio. Qualche volta faccio delle buone cose, altre volte no, ma penso che col tempo qualcosa verrà fuori dal mio lavoro: non ho angosce in questo senso. Faccio anche molte foto sulla mia vita, come quelle all’inizio del tascabile: i piedi, l’orologio”.

“Quando sono stanco mi corico e se ho voglia di fotografare e non c’è nessuno attorno a me, fotografo il mio piede. Non sono grandi foto: certi le detestano. Ma ho sempre fotografato i luoghi in cui ho dormito, gli interni in cui mi sono trovato. È una regola che mi sono data, per non dimenticare queste cose. Questo irrita molte persone che pensano a me come al fotografo degli Zingari e non vogliono vedermi diversamente. Ma non mi preoccupo di ciò che la gente pensa. Io non cerco di cambiare la gente, e neanche il mondo”.

Insegnamento

Molte volte facciamo l’errore di voler piacere principalmente agli altri con la nostra fotografia.

Questo è particolarmente vero oggi, nell’era di Facebook e dei social network, dove il “like” diventa una forma di gratificazione e spesso anche l’unica. Non c’è niente di male in tutto questo, a meno che non finisca per condizionarti, rivelandosi una castrazione per la tua creatività.

Prova a uscire dagli schemi, magari iniziando a non pensare alle tue foto solo in ottica social.

Ad esempio, potresti realizzare un progetto fotografico con l’esclusiva idea di stamparlo per partecipare a qualche mostra fotografica. Oppure potresti iscriverti a qualche circolo o associazione fotografica della tua zona e discutere dei tuoi lavori con persone che hanno la tua stessa passione.

Confrontarsi attraverso il rapporto umano, crea le condizioni ideali per crescere. Questo darà un indubbio stimolo alla tua creatività, facendoti crescere come fotografo.

2. Asseconda te stesso

“Io non cerco di comprendere. Per me la cosa più bella è svegliarmi, uscire e andare in giro a guardare. Guardare tutto. Senza che nessuno stia lì a dirmi: ‘devi guardare questo o quello’. Io guardo tutto e cerco di trovare ciò che mi interessa, perché, all’inizio, non so cosa potrà interessarmi. Mi succede anche di fotografare dei soggetti che altri troverebbero stupidi, ma che, personalmente, mi permettono di mettermi in gioco. Henri (Cartier Bresson, n.d.r.) diceva di prepararsi molto, prima di incontrare qualcuno o di visitare un paese. Io no: io cerco di reagire a quello che si presenta. Poi tornerò, magari ogni anno, magari per dieci anni di seguito, e così finirò per comprendere”.

Insegnamento

Imparare dai grandi maestri della fotografia, “copiandone” un po’ le metodologie di lavoro, è una cosa che facciamo quasi tutti. Ma quanto sopra citato di Koudelka dimostra che non esiste un modo univoco di approcciarsi alla fotografia.

Per trovare le giuste ispirazioni non esistono schemi ideali, tranne quelli di assecondare le tue tendenze e il tuo carattere.

Quindi non fossilizzarti su alcune abitudini acquisite: c’è chi, come Cartier Bresson, ha bisogno di pianificarsi il lavoro e prepararsi scrupolosamente. Allo stesso modo c’è chi, come Koudelka, non riuscirebbe a lavorare attraverso schemi prefissati, perché ne risentirebbe pesantemente la sua creatività.

Per cui ascolta tutti i consigli, ma poi non aver paura di seguire il tuo istinto. Probabilmente la tua forza risiede proprio lì.

3. Impara dai tuoi stessi errori

“Dopo aver visto i provini, io non stampo solo le foto buone, ma tutte quelle che mi sembrano un po’ interessanti, anche se so che sono da scartare. A volte fotografo senza guardare nel mirino. È una cosa che ormai riesco a controllare abbastanza bene: è quasi come se guardassi. Quello che spero di trovare è un passaggio dall’inconscio al conscio. Quando fotografo, non penso molto. Se tu guardassi i miei provini ti chiederesti: ‘Ma che combina ‘sto tipo?’. Ma io sui provini e sulle stampe di piccolo formato ci lavoro: li guardo di continuo, di continuo. Credo che il risultato di questo lavoro finisca per essere interiorizzato e che, al momento di fotografare, venga fuori senza che io ci pensi”.

Insegnamento

Solitamente, tutti i corsi e manuali di fotografia ti mostrano un numero infinito di foto eccezionali e la maniera migliore per realizzarle, mentre raramente ti mostreranno fotografie scattate male o con errori grossolani.

Nel momento in cui passiamo all’azione, prima di avere sensibili miglioramenti e avvicinarci alla realizzazione di buone foto, avremo scattato e cestinato migliaia di immagini.

Una cosa che difficilmente facciamo, invece, è soffermarci ad analizzare a lungo i nostri errori per capire dove sbagliamo abitualmente.

Alla fine della tua sessione fotografica, indipendentemente dalla qualità generale dei tuoi scatti, fai l’esercizio di analizzare e approfondire le tue foto peggiori. Ti accorgerai di alcuni errori ricorrenti, anche a livello di composizione, che ti aiuteranno a capire dove tendi a sbagliare e perché.

Questo esercizio ti sarà molto più utile per crescere, rispetto a una frettolosa cancellazione del file.

4. Studia le regole, poi infrangile

“Qualche anno fa avevo realizzato un catalogo, in cui avevo classificato le mie foto secondo la composizione. Se si ama qualcosa, e se in più si ha un po’ di talento e ci si mette un po’ d’energia, la cosa finisce per funzionare. Il programma funziona. Ma è importante, dopo, saper abbandonare il programma per andare oltre. Sarebbe troppo facile fermarsi a questo e lasciare che i risultati vengano fuori automaticamente. Bisogna distruggere il programma e riprogrammare”.

“La ripetizione non mi interessa. Non voglio arrivare al punto in cui non saprei come continuare. È giusto costruirsi dei limiti, ma bisogna, a un certo momento, saper distruggere la propria costruzione”.

Insegnamento

Koudelka, nella sua carriera, è passato agevolmente da periodi con fotografie dense di presenza umana ad altri in cui lo scenario era assolutamente desolato, ma la traccia umana era altrettanto visibile e potente.

Oppure, altrettanto disinvoltamente, è passato dal formato 6×6 al classico, al panoramico. Tutto era funzionale a ciò che voleva raccontare e il mezzo era solo un tramite.

Chiunque si approcci alla fotografia seriamente (vale anche per il fotografo più evoluto) finisce spesso per adagiarsi in schemi preconfezionati, imparati nei corsi o sui libri, senza mai tentare di uscirne.

Regola dei terzi, sezione aurea, bilanciamento degli elementi, linee di fuga eccetera, sono solo dei suggerimenti estetici, non dogmi.

Le regole sono importanti da conoscere, anche per sapere cosa si va ad infrangere, ma questo non deve inibirti nella sperimentazione.

Prova a realizzare un’intera sessione fotografica sforzandoti di non rispettare alcuna regola fra quelle che conosci. Una volta a casa, potresti scoprire scatti eccezionali che mai avresti pensato di poter realizzare.

5. Cammina, cammina, cammina!

In conclusione, per trarre un ulteriore insegnamento dal fotografo ceco, non riporto una sua frase, ma un breve aneddoto raccontato da Alex Webb, grande fotografo di street dell’agenzia Magnum: “Qualche anno fa mi trovavo seduto nella metropolitana con Josef Koudelka, che non vedevo da diversi anni. Improvvisamente Josef si è piegato in avanti e mi ha afferrato la scarpa, girandola per guardare la suola. Con il suo modo di fare diretto, tipico della cultura ceca, voleva accertarsi che avessi camminato abbastanza e, quindi, fotografato abbastanza”.

Insegnamento

L’aneddoto parla da sé: se vuoi realizzare grandi scatti di strada non devi esimerti dal camminare, dal guardarti intorno, dal viaggiare e dallo scattare tanto.

E non è detto che ad ogni tua uscita fotografica corrisponda una grande quantità di buoni scatti.

“Io dipendo totalmente da quello che succede, io devo trovare la situazione che mi interessa. È per questo che ritorno negli stessi luoghi. Ma spesso quello che aspetto non succede, o succede senza che io riesca a fotografarlo bene”.

Josef Koudelka realizzava sessioni di centinaia di scatti, nonostante usasse la pellicola. “Non sarei il fotografo che sono se non potessi fare molti scatti. Eppure il prezzo delle pellicole è spesso stato un problema per me. Mi è successo di lavorare con code di pellicola cinematografica, per fare economia, e anche di comprare pellicole rubate. Ma quando mi restano solo tre rullini nella borsa, entro nel panico”.

Approfondimenti

Se vuoi approfondire la conoscenza del grande fotografo ceco, ti consigliamo di iniziare con questi testi:

Nessun prodotto trovato.

Nessun prodotto trovato.

Nessun prodotto trovato.

Immagine di copertina.

5 lezioni da Gianni Berengo Gardin sulla fotografia

berengo gardin fotocomefare

“Io non sono un artista, io documento”.

Lo ripete volentieri Gianni Berengo Gardin a tutti coloro che oggi lo considerano, a ragione, il maestro per eccellenza della fotografia italiana. D’altronde il fotografo ligure, nato in provincia di Genova nel 1930, inizia la sua carriera proprio come giornalista della carta stampata.

“Facevo il giornalista aeronautico e mi servivano delle fotografie per corredare i miei pezzi”. È la metà degli anni cinquanta e Berengo Gardin inizia così la sua straordinaria documentazione dell’Italia.

Il grande passo verso la fotografia è frutto di casualità. Una casualità che ha un nome e un cognome: Leo Longanesi.

“Lo incontrai per caso. Io stavo mostrando in un bar di Milano alcune mie immagini a un amico. Longanesi, che era a un tavolo vicino, allungò il collo e mi disse che erano belle e che se gliele avessi portate l’indomani al giornale le avrebbe acquistate. Non sapevo neppure chi fosse e di quale giornale stesse parlando. Quando mi spiegarono chi era quasi non ci credevo. Il giorno dopo corsi da lui e fu così che le mie prime foto apparvero sul Borghese.”

Nonostante ci abbia regalato migliaia di foto meravigliose, Gianni Berengo Gardin ancora oggi continua a considerarsi “solo” un documentarista: “Io non mi considero, a differenza di tanti giovani di oggi, un artista. Sono un artigiano o forse un giornalista che invece di usare il computer usa la macchina fotografica. Credo che il nostro dovere sia raccontare la società. Se vogliamo usare un termine non di moda sono convinto che l’impegno sociale sia ancora un valore”.

E nessuno meglio di lui ha documentato, per immagini, la storia recente italiana, grazie a 200 libri fotografici pubblicati in oltre 60 anni di carriera. Ed è proprio attraverso le sue foto e le sue parole che possiamo trarre insegnamenti unici e fondamentali.

1. Prima pensa, poi scatta!

“Il digitale ha cambiato, secondo me, la mentalità del fotografo, perché tanto scatti, scatti, scatti e poi quello che non ti piace lo cancelli, mentre il resto lo salvi con Photoshop”.

“Indubbiamente il digitale è stato una rivoluzione e, come in tutte le rivoluzioni, in essa c’è il bene e il male. Ormai tutti fotografano e quasi tutti fotografano male, a caso, tanto per fotografare, tanto perché hanno un mezzo e fotografano le cose più stupide! Sia ben chiaro è loro pieno diritto, tutti possono fare quello che vogliono, però indubbiamente la fotografia ha avuto una grande diffusione che, spesso, a mio parere, ha portato a poco. Qua a Milano c’è una pubblicità di una grande produttrice di macchine digitali che dice: ‘Non pensare, scatta!’. Io invece quando insegno dico ai ragazzi: ‘Prima pensa e poi, eventualmente, scatta.’ Non bisogna mai scattare a caso”.

Insegnamento

La possibilità odierna che offre la fotografia digitale, come quella di scattare facilmente centinaia di foto, usare raffiche da 5 o 6 fotogrammi al secondo o cancellare tutto ciò che non ci piace, ha contribuito a un decadimento generale della qualità, come in tutti quei campi in cui un determinato mezzo diventa alla portata di tutti.

Se ti rendi conto che la tua produzione fotografica non sta avendo sensibili miglioramenti, vuol dire che anche tu sei vittima dello “scatto compulsivo”, spesso fine a se stesso.

Un buon esercizio può essere quello di scattare senza mai guardare nel display il risultato del tuo scatto. Questo ti spingerà a sperimentare più soluzioni per lo stesso soggetto, dando fondo a tutta la tua creatività, perché non sarai mai sicuro di aver portato a casa una buona fotografia.

2. Accresci la tua cultura fotografica

“Una volta, a un seminario dove c’erano almeno 300 persone, chiesi: ‘Chi tra voi conosce August Sander?’. Silenzio assoluto, solo una mano si alzò. Purtroppo molti fotoamatori non amano la fotografia, amano la loro fotografia. Guardano la loro fotografia e non gliene frega niente delle altre, rimangono limitati al loro gruppetto. Mentre, a noi che amiamo la fotografia, interessa vedere la fotografia degli altri, noi viviamo di fotografia. La maggior parte di loro fotografano abbastanza male e i giornali pubblicano brutte fotografie”.

“I giovani dovrebbero farsi una cultura fotografica, che spesso non hanno. Una cultura fotografica si fa guardando i libri dei grandi maestri e cercando non di copiare, ma di imitare il loro stile. Fotografi come Salgado, Koudelka oppure gli italiani Saglietti, Scianna, Cito, che sono dei grandi maestri”.

Gianni Berengo Gardin critica aspramente la diffusa mancanza di umiltà dei fotoamatori di oggi. Lui, che è esploso qualitativamente leggendo moltissimi libri, consiglia caldamente di avere un approccio più didattico alla fotografia: “Le fotografie della Farm Security Administration, di Life, di Dorothea Lange ed Eugene Smith sono quelle di cui io mi sono nutrito da giovane”.

Insegnamento

La facilità che abbiamo di arrivare allo strumento fotografico, acquistabile ormai con poca spesa, ci mette in condizione di approcciarci alla fotografia con molta superficialità. Contemporaneamente, forse anche con un po’ di arroganza, crediamo che basti avere il massimo della tecnologia per sfornare ottime foto. Ovviamente niente di più sbagliato.

La fotografia è comunicazione e anche una forma d’arte: di conseguenza un’immagine può risultare più o meno vincente a seconda del contenuto e anche del modo in cui esso viene proposto.

Così come nella pittura, nella scultura o nella musica è fondamentale conoscere la storia e i lavori dei grandi maestri, allo stesso modo lo è anche nella fotografia. Particolarmente efficace, quindi, può risultare studiare le monografie dei grandi fotografi del passato o contemporanei.

Comprendere a fondo cosa si nasconde dietro uno specifico progetto e quale è stato il percorso effettuato per arrivare a realizzarlo, può aiutarti in maniera eccezionale a farti compiere il decisivo salto di qualità come fotografo.

3. Sii onesto

Gianni Berengo Gardin, evidentemente un romantico della fotografia, critica ancora una volta l’era digitale ed in particolare l’uso smodato dei software di fotoritocco. “Ormai non sappiamo più se le foto sono vere o se sono create. Non sappiamo se un’immagine è vera o taroccata e questo è un pericolo gravissimo per la fotografia, perché la maggior parte della gente quando vede una fotografia crede ancora che si tratti di una cosa avvenuta”.

“Non ho niente in contrario con l’aumento del contrasto tramite Photoshop. Non modifica l’immagine. Sono contrario se si inventa una cosa che non è stata, oppure se si toglie o aggiunge qualcosa. Io Photoshop, per il reportage, non per la moda o la pubblicità, lo abolirei per legge, perché falsa la comunicazione. È quello il grave: che non è più una comunicazione onesta, perché ormai tutte le foto di paesaggio in digitale hanno i cieli tempestosi”.

Insegnamento

Partiamo dal presupposto che la post produzione, in fotografia, è sempre esistita, anche nell’era dell’analogico. A partire da Ansel Adams (fu sua l’invenzione del “sistema zonale”, sostanzialmente una sorta di postproduzione “mirata” sul negativo fotografico), passando da Mario Giacomelli, fino al contemporaneo Steve McCurry, non hanno mai nascosto di averne fatto ampiamente ricorso.

Esaltare i contrasti, schiarire i bianchi o scurire i neri, oppure aumentare o diminuire la saturazione, fa parte di quel processo fotografico che inizia con lo scatto e finisce con la stampa.

Discorso diverso se si entra nel campo del fotoritocco, dove si dà origine a un vero e proprio stravolgimento della realtà, perché si modifica sostanzialmente un soggetto o addirittura si aggiungono o tolgono elementi importanti.

Photoshop o qualunque altro software di fotoritocco, permettono oggi di apportare qualsiasi tipo di modifica a una fotografia, in maniera relativamente semplice.

Ricorda che la fotografia va realizzata in fase di scatto, e nel momento in cui ti chiederai se una tua foto vale o meno, prima di stravolgerla ripensa a questa frase di Berengo Gardin: “Tu passi in un posto, vedi che ci potrebbe essere un’ottima immagine, però manca qualcosa. Se quel qualcosa viene, può essere una buona foto – se no, non è niente”.

4. Sviluppa le tue idee

“Ci sono molti temi che si conoscono, ma che non si approfondiscono. Susan Sontag diceva: ‘A forza di fotografare bambini neri che muoiono di fame, non ci commuoviamo più vedendoli’, perché c’è un eccesso di fotografie del genere. Nella realtà di tutti i giorni vanno esplorati gli aspetti meno conosciuti. Anni fa ho realizzato un reportage sugli zingari della periferia di Firenze e ho vissuto un mese e mezzo con loro. Da allora ho cambiato la mia opinione su di loro. Sono delle persone fantastiche. Le idee mi vengono al momento. A volte dalla lettura dei giornali”.

Insegnamento

Molti fotografi credono erroneamente che, per sviluppare un progetto interessante, occorra affrontare tematiche scottanti e documentare luoghi “caldi” e lontani da noi, anche geograficamente. Nulla di più sbagliato.

Come dimostrano lo stesso Berengo Gardin e altre decine di maestri della fotografia, si possono realizzare reportage spettacolari anche dietro casa, l’importante è avere idee valide e un’opportuna strategia per svilupparle.

Per trovare la giusta ispirazione, leggi quotidiani o libri di attualità. Ti renderai presto conto che, nel mondo che ti circonda, puoi trovare ottimi spunti per i tuoi progetti.

5. Racconta col grandangolo

“Ancora oggi, la gran parte dei fotografi usa il teleobiettivo perché permette di isolare quel che vuole riprendere. Io sono sempre stato innamorato dei grandangoli, anche quando non li usava nessuno, perché col grandangolo prendi molto e per me mostrare l’ambiente è un lavoro interessantissimo”. Gianni Berengo Gardin ci spiega come, le diverse visioni attraverso gli obiettivi, possono cambiare moltissimo il risultato finale delle nostre fotografie.

Insegnamento

Come afferma Gianni Berengo Gardin, la tendenza generale è quella di rubare scene di vita quotidiana utilizzando teleobiettivi dalle focali molto lunghe, forse perché si pensa che una scena rubata sia anche più spontanea. Probabilmente può essere vero (tralasciando eventuali conseguenze legate alla privacy), ma tieni presente che il grandangolo ti permette di ambientare al meglio la tua scena, includendo parti del contesto che altrimenti ti perderesti.

Il teleobiettivo, inoltre, a causa della sua lunga focale appiattisce molto i piani visivi, restituendo alle tue immagini una scena un po’ irreale.

Se tutto ciò non fosse sufficiente a convincerti, studia un po’ (ancora una volta) i grandi fotoreporter della storia. Scoprirai che nessuno di loro ha mai utilizzato una lunghezza focale maggiore dei 50mm…

Approfondimenti

Se vuoi approfondire la conoscenza del grande fotografo ligure, potresti iniziare con questi testi:

Nessun prodotto trovato.

Nessun prodotto trovato.

Nessun prodotto trovato.

Immagine copertina.

 

 

5 lezioni da Martin Parr sulla fotografia

lezioni di martin parr

Se sei abituato a scattare fotografie seguendo rigidamente le regole, questo articolo non fa per te. Oppure si, se sei aperto a punti di vista differenti.

Perché Martin Parr, fotografo inglese classe 1952, ha sempre diviso il suo pubblico in grandi estimatori o forti detrattori. Ovvero: o lo si odia o lo si ama.

Henri Cartier-Bresson (che faceva parte della categoria degli estimatori) di lui diceva che “veniva da un altro pianeta”. Il maestro della fotografia non avrebbe potuto trovare una definizione sintetica più appropriata…

“Quando si cerca di rinchiudermi in una categoria, cerco immediatamente di uscirne” disse Martin Parr in un’intervista. Come a voler sottolineare quanto sia difficile entrare nei suoi meccanismi mentali. Io proverò a farlo in questo articolo, cercando di farti traslocare (eventualmente) dalla categoria dei “detrattori” a quella degli “estimatori”.

Martin Parr nasce ad Epsom, un sobborgo di Londra, famoso per la sua eccellente vivibilità. Proprio il fatto di nascere e crescere in un ambiente simile, contribuisce a sviluppare in lui questo spirito critico verso il ceto medio borghese.

“Sono combattuto quando penso all’Inghilterra. Da un lato ho grande affetto per le cose più tradizionali. Non ci può essere niente di più piacevole, o più inglese, che prendere il tè di pomeriggio in un piccolo villaggio nel Dorset. Ma le stesse persone che si incontrano avranno opinioni bigotte sull’Europa, che è ciò che più mi fa arrabbiare della Gran Bretagna contemporanea.

Io sono un moderato di sinistra, ma non c’è nulla di più piacevole che incontrare un Tory (rappresentante del partito conservatore, ndr). Ma presi collettivamente penso ci sia in loro qualcosa di sbagliato. I miei sentimenti verso la Gran Bretagna sono un misto di affetto e preoccupazione. Col mio lavoro sto cercando di esprimere questa ambiguità”.

Da questo presupposto si sviluppa la produzione di Martin Parr, che parte inizialmente dall’Inghilterra, ma presto si sviluppa dagli Stati Uniti all’estremo Oriente, passando per l’Europa.

Un mondo pieno di paradossi raccontato attraverso dei progetti portentosi, come “The Last Resort” (1986), prima bocciato ferocemente dalla critica e poi inserito dal The Guardian, un ventennio dopo, nella liste delle “Mille opere d’arte da vedere prima di morire”. L’altro monumentale progetto “Common Sense”, invece, detiene il record assoluto di esposizioni contemporanee (40 sedi in 17 Paesi diversi, nel 2000).

Parr è un personaggio che fa discutere e aspra è anche la votazione per il suo ingresso come membro dell’agenzia Magnun, il gotha del fotogiornalismo, presentato da Cartier-Bresson. È il 1994. Alla fine riesce a spuntare la maggioranza del 66%. “In politica è considerato un successo a valanga…” sarà poi il suo commento provocatorio.

“Sono stato uno dei primi a rompere quella tradizione umanistica radicata nella generazione precedente di fotografi. Qualcuno mi ha definito un approfittatore, un cinico, persino un fascista” rispondeva a chi gli chiedeva il motivo dei pochi consensi che raccoglieva.

Immagini apparentemente sciatte, flash sparato in faccia ai soggetti anche in pieno giorno, bambini imbrattati dal lecca-lecca, bagnanti sudatissimi stesi al sole, turisti in atteggiamenti ridicoli. Immagini che sembrano caotiche ma che, al contrario, rispondono a regole compositive raffinatissime.

“Io fotografo la vita così com’è, se le foto vi sembrano grottesche è perché pensate che lo sia la vita. E’ così? Ognuno di noi è bello e brutto nello stesso tempo, piacevole e spiacevole. Così è fatto il genere umano.”. La produzione fotografica di Martin Parr è racchiudibile proprio in questo concetto: non fotografare il brutto, ma documentare solo le contraddizioni che sono sotto gli occhi di tutti.

Ed è proprio analizzando i suoi scatti, così diversi dalle fotografie che siamo abituati a vedere, che possiamo trarre spunti interessanti per migliorare la nostra fotografia. O semplicemente per sviluppare un punto di vista differente.

 

1. Cerca di essere innovativo

“Il mondo è pieno di fotografie di cose come i circhi, gli ospedali psichiatrici e il carnevale, che la gente fotografa perché questi soggetti permettono di realizzare buone immagini. Non è che la gente si interessi ai circhi o agli ospedali psichiatrici più che ad altro; è solo che questi sono classici soggetti fotografici. Come le zone di guerra, con la loro alta drammaticità.

Il linguaggio e gli argomenti della fotografia sono molto limitati. Ancora adesso, c’è gente che si aspetta di poter entrare a Magnum mostrando foto di prostitute o drogati. Ma si tratta di soggetti che vedi continuamente mentre ce ne sono molti altri a cui nessuno si interessa mai.

Non pretendo di aver inventato un nuovo genere, ma prendiamo il mio lavoro sul cibo, per esempio. Ho pensato che fare foto del cibo fosse un modo perfetto per osservare il paesaggio sociale. Gran parte del cibo che ho fotografato è junk food – cibo spazzatura, ovviamente, quindi alla fine si è trattato anche di una riflessione sulla globalizzazione.

Anche altri soggetti che scelgo sono in qualche modo prosaici, ma riflettono sempre cose che riguardano tutti noi e in ogni momento”.

Insegnamento

È proprio così, i temi più fotografati sono fondamentalmente sempre gli stessi e molto di rado si riesce a trovare qualcosa di veramente innovativo. E quando succede, ecco che quel fotografo subito ci incuriosisce.

Ovviamente qui entriamo nel campo delle idee e, si sa, non è affatto facile averne di nuove e rivoluzionarie. È altrettanto vero, però, che è molto difficile avere buone “illuminazioni” se noi stessi continuiamo a fossilizzarci sulle stesse cose.

Quindi prova ad uscire dagli schemi, ma fai in modo di nutrire la tua creatività. Leggi dei buoni libri, tieniti aggiornato attraverso i quotidiani e guarda dei film di qualità.

Sostanzialmente, quello che devi cercare di fare è variegare i tuoi input, senza pregiudizi. Parti dal presupposto che sarà molto più facile avere idee originali se la tua mente verrà sollecitata da tutto ciò che per te è “nuovo”.

2. Fatti contaminare

“Una delle direttrici forti dell’insieme del mio lavoro è creare la finzione partendo dal mondo reale: mischiare realtà e artificio, confrontare i territori, inventare per esempio un’immagine di moda che somigli a una foto di documentazione o il contrario.

Nello stesso modo, trovo interessante giocare con determinati codici della pubblicità, condividere questo linguaggio restando sempre aderente alla mia propria logica e cercando di raggiungere il mio scopo”.

Insegnamento

Uno degli ostacoli maggiori alla nostra crescita fotografica è solitamente il fatto che spesso tendiamo a “settorializzarci” in un genere, che sia esso paesaggio o street o macro, smettendo di valutare qualunque variazione sul tema.

Se da un lato questo può contribuire a farci migliorare in quel determinato genere di fotografia, arriverai ad un certo punto in cui ti verranno a mancare nuove idee, oppure ti annoierai a morte.

In tutti i generi artistici, le “contaminazioni” hanno sempre aiutato a farne evolvere il linguaggio espressivo. E così, anche in fotografia, cimentarti in generi che non ami particolarmente, potrà contribuire ad arricchire ciò che solitamente ami fotografare, spingendoti a considerare nuovi elementi e soggetti da includere nelle tue foto.

3. Non sentirti vincolato dalle regole

“Nella gran parte dei casi, quando qualcuno fissa l’obiettivo ed è consapevole della tua presenza, la foto non funziona. Qualche volta invece sì.

La cosa bella della fotografia è che ci sono tutte queste regole che in genere sono più che giuste che però, in alcuni casi, possono essere infrante e la fotografia funziona e tu non sai perché, o viceversa. E ringrazi Dio, altrimenti che gusto ci sarebbe a fare il fotografo?

Ho un’idea abbastanza chiara di come fare una buona foto, ma ovviamente le sorprese non mancano mai, perché ci sono fotografie che vengono dal nulla, su niente, e riescono subito, e non capisco come mai. Ecco perché continuo a fare fotografie a provare e capire, per ricercare e cogliere quello spirito”.

Insegnamento

Sarebbe proprio il caso di dire “impara le regole e mettile da parte”! Quando ci avviciniamo alla fotografia, o anche quando cerchiamo di evolvere, la regola generale che troviamo in corsi, libri e tutorial è “segui le regole”. Che siano esse di composizione o di esposizione o altro.

Questo è senza dubbio un approccio giusto e corretto, che ognuno di noi deve avere. Il problema, però, può nascere nel momento in cui diventiamo talmente tanto ligi alle regole da “castrare” la nostra creatività.

Il mondo è pieno di foto meravigliose (e ben composte), ma la storia della fotografia è zeppa di esempi che dimostrano che uno scatto “sbagliato” può addirittura diventare un’icona. Per cui impara le regole (tutte), applicale fino ad assimilarle… e poi dimenticale!

4. Guardati intorno

“La maggior parte dei fotografi è molto legata alle situazioni esotiche e alle persone che si trovano in circostanze estreme e drammatiche, ma credo che la vita ordinaria sia molto più interessante di quanto la gente pensi. La familiarità tende a generare disprezzo, ma un supermercato o un centro commerciale possono essere luoghi davvero straordinari”.

“Ho la sensazione che a raccontare storie tristi e deprimenti nessuno ti darebbe retta. Ecco perché le mie fotografie sono allegre e colorate e, spero, accessibili, perché voglio fare partecipare lo spettatore, non voglio annoiarlo, voglio farlo entrare in ciò che faccio e così potrà avere una lettura più ampia. Però non mi aspetto che la mia fotografia cambi un bel niente, sarebbe talmente ingenuo da parte mia, una volta la gente lo diceva, adesso non più”.

Insegnamento

In un certo senso questa regola è legata alla prima di questo articolo, ovvero quella di cercare di essere innovativi. Ma una volta che hai “nutrito” la tua mente, non sforzarti di trovare necessariamente contesti drammatici o di denuncia sociale.

Martin Parr ti insegna che si può essere originali e contemporaneamente efficaci semplicemente guardandosi intorno e sviluppando una visione analitica del quotidiano. E così centri commerciali, mercatini, feste e fiere di paese, per esempio, possono rivelarsi una fonte incredibile di scenari fotografici.

L’efficacia del tuo racconto sarà unicamente data dalla tua capacità di essere creativo (vedi regola 1).

5. Crea un tuo stile

“Lo sa che, se in un giornale si vogliono delle foto dai colori saturi e senza aggiustamenti estetici, si dice ‘alla Martin Parr’? Be’, il mio ego è soddisfatto. Esiste, credo, uno ‘stile Martin Parr’. So che per arrivarci ho impiegato molti anni. Tanti fotografi non trovano la loro ‘voce’ in tutta una carriera… Posso considerarmi fortunato” raccontava Parr all’intervistatore di turno.

E poi aggiunge: “Sì, sono passato dal bianco e nero al colore, da uno stile a un altro completamente diverso, con naturalezza. Tutto cambia, no? Basta pensare alle potenzialità del digitale. È una buona cosa quando c’è un’evoluzione. Perché non avrei dovuto cambiare io?”.

Insegnamento

Lo sappiamo, una delle cose più difficili in fotografia (ma generalmente in qualunque forma di espressione artistica) è quella di essere “riconoscibili”, ovvero produrre degli scatti che, ad una sola occhiata, possono essere immediatamente attribuite ad un determinato fotografo.

Avere uno stile riconoscibile, una sorta di “firma” naturale delle nostre foto, è l’ambizione di qualunque fotografo. Tanto da portare quasi a frustrazione, quando ci si accorge che non si riesce ad ottenerla.

Martin Parr ti dimostra che crearsi un proprio stile non è affatto semplice e la chiave per ottenerla è senz’altro la sperimentazione. Oggi tutti conoscono le sue foto colorate e sature ma, come lui stesso racconta, gli inizi furono totalmente diversi.

Per questo non aver paura di sperimentare e, soprattutto, sii paziente (e scatta tanto).

Approfondimenti

Se vuoi approfondire la conoscenza dell’estroso fotografo inglese, ti consiglio di non perderti questi testi:

Nessun prodotto trovato.

Nessun prodotto trovato.

Nessun prodotto trovato.

Immagine di copertina.

Non perderti il nostro manuale gratuito

con suggerimenti, esempi e piccoli segreti tecnici per affrontare tutte le più comuni situazioni di scatto

Our website uses cookies and thereby collects information about your visit to improve our website (by analyzing), show you Social Media content and relevant advertisements. Please see our page for furher details or agree by clicking the 'Accept' button.

Impostazioni Cookie

Qui puoi scegliere quali cookie abilitare

NecessariCookie necessari per il funzionamento del sito.

AnalisiCookie necessari all'analisi ed al miglioramento del sito.

Social mediaCookie necessari all'integrazione con le principali piattaforme social (Facebook, Instagram, Youtube, ecc ecc)

AdvertisingCookie necessari per la visualizzazione dell'advertising secondo i tuoi interessi

AltriCookie di servizi di terze parti che non riguardano Social, Analisi e Advertising.