Cerca

Wes Anderson: dal grande regista, tecniche e film per ispirarti

Hai mai pensato a quanto può essere di ispirazione il cinema, anche nella fotografia?

Certi film sono dei veri e propri “quadri”. Merito dei registi e dei direttori della fotografia, che spesso dedicano particolare attenzione a questo aspetto.

Alcuni registi usano la fotografia come un vero e proprio linguaggio espressivo. In questo senso, uno dei miei film preferiti è sicuramente “Grand Budapest Hotel”.

Simmetrie, inquadrature e palette di colori sono utilizzati a livelli altissimi. Merito del regista: Wes Anderson.

In realtà definire Wes Anderson solo un regista è limitante. Scrive anche la sceneggiatura dei suoi film, li produce ma, soprattutto, ne cura la fotografia.

In questo articolo ti parlerò dello stile fotografico di Wes Anderson e nello specifico tratterò questi argomenti:

  • chi è Wes Anderson
  • la tecnica fotografica di Wes Anderson
  • i film da cui ispirarti
  • approfondimenti

Chi è Wes Anderson

Wes Anderson nasce a Houston, in Texas, nel 1969. Sin da piccolo si dimostra un ragazzino pieno di interessi ma riservato, timido e taciturno. La svolta (lo dichiarerà lui in un’intervista) avviene a 10 anni, quando i suoi genitori si separano.

Un evento traumatico, che però lo spinge a iscriversi ad un corso di teatro, proprio per superare la sua timidezza. È col teatro che impara i rudimenti della recitazione e di tutto ciò che comporta la figura del regista di scena.

A 12 anni suo padre gli regala una cinepresa super 8 e a quel punto il cinema prende il sopravvento su tutto. Praticamente da subito gira i primi cortometraggi, coinvolgendo i fratellini Eric e Mel.

Tutto lascia presagire che seguirà studi cinematografici, invece a 18 anni si iscrive a filosofia. Questa è un’altra svolta della sua vita, perchè lì conosce e stringe amicizia con i fratelli Wilson: Owen, Luke e Andrew. Owen diventerà poi un grande attore di Hollywood e “feticcio” di Anderson in quasi tutti i suoi film.

Il primo lungometraggio è “Un colpo da dilettanti”, del 1996. Poi “Rushmore” (1998) e soprattutto “I Tenenbaum” (2001) lanciano Wes Anderson nel firmamento dei registi cinematografici più visionari di sempre.

La tecnica fotografica di Wes Anderson

Una serie di caratteristiche rendono molto riconoscibile lo stile di Wes Anderson. In questo paragrafo cercherò di analizzarle, in modo che tu possa trarne delle “lezioni” fotografiche da applicare anche nei tuoi scatti. Sinteticamente, ti spiegherò:

  • l’attrezzatura che usa
  • lo stile fotografico
  • la tecnica nel paesaggio
  • le simmetrie
  • le palette dei colori

L’attrezzatura che usa

Wes Anderson ama utilizzare soprattutto il grandangolo, con rapporti d’aspetto larghi (1,85:1 fino al 2,35:1).

Spesso usa lo zoom per evidenziare un particolare, partendo dal campo largo per poi stringere sul dettaglio. Le zoomate, di solito, sono molto veloci, per dare ulteriore dinamicità all’inquadratura.

Lo stile fotografico

Nei film di Wes Anderson, ogni inquadratura è studiata alla perfezione, così come la composizione fotografica. A volte rispetta la regola dei terzi, altre volte la sovverte completamente per creare tensione o quiete.

Una caratteristica ricorrente dei film di Wes Anderson è la scena ricca di elementi, sempre perfettamente distribuiti e mai affidati al caso.

Frequente è anche l’uso dello slow motion, con ritmi cadenzati e amplificati da una colonna sonora azzeccata. Questa tecnica è stata probabilmente ispirata da Quentin Tarantino, che per primo l’ha utilizzata.

La tecnica nel paesaggio

Nelle inquadrature del paesaggio, sono ricorrenti soprattutto due tipologie di ripresa. Una è parallela al suolo, con un punto di vista molto più basso dell’altezza d’uomo.

Quasi per compensare questo tipo di inquadratura, Wes Anderson alterna anche inquadrature dall’alto. In questo modo ottiene un punto di vista molto grafico e poco convenzionale.

Molto frequente, infine, l’inquadratura con elementi in primo piano per contestualizzare l’ambiente. In questo caso è di fondamentale importanza l’uso di un diaframma molto chiuso per avere tutta la scena a fuoco.

Le simmetrie

Guardando un film di Wes Anderson è impossibile non accorgersi dell’esasperata attenzione alle simmetrie e alla centralizzazione della scena.

Nei film di Anderson, infatti, molto spesso l’inquadratura è centrata verticalmente o orizzontalmente. Se ami le simmetrie, i suoi film possono darti grande ispirazione.

Le palette dei colori

La caratteristica che probabilmente risalta più all’occhio, quando guardi un film di Wes Anderson, è la palette dei colori.

La gamma di colori utilizzata è sempre molto limitata, con colori pastello e toni accesi. Anderson privilegia i colori caldi e saturi. Il risultato è un’ambientazione che ricorda vagamente gli anni settanta.

La palette dei colori può essere considerata la vera “firma” di Wes Anderson. Rende i suoi film immediatamente riconoscibili.

Un po’ come i preset usati in fotografia. Se curati in maniera personalizzata, mettono la tua firma sulle foto.

I film da cui ispirarti

Come ti ho spiegato finora, i film di Wes Anderson rispettano tutti determinate caratteristiche fotografiche. Allo stesso tempo, in alcuni film si fa un uso più ricorrente di alcune tecniche. Io ti consiglio di guardare tutta la sua filmografia. Parti da questi.

I Tenenbaum

In questo film del 2001, tra i protagonisti possiamo annoverare Gene Hackman e Anjelica Huston.

Sono passati quasi vent’anni da questa pellicola. La composizione fotografica era già meticolosa, però era meno esasperato l’uso alle simmetrie. Anche le scene erano più semplici e meno ricche di dettagli. Un’ottima ispirazione se ami la fotografia di strada.

Il treno per il Darjeeling

Film del 2007, con il feticcio Owen Wilson e Adrien Brody. Forse il film più “sporco” di Wes Anderson. Le scene sono più caotiche, forse per rispettare l’ambientazione, ovvero l’India.

In questo film risulta meno presente l’uso del grandangolo, a favore di obiettivi medio-tele.

Può essere di ispirazione per le tue foto di paesaggio con obiettivi di lunghezza focale non grandangolare. I piani risultano più appiattiti e la profondità di campo è più ristretta.

Moonrise Kingdom – Una fuga d’amore

Film del 2012, con Bruce Willis, Edward Norton e Bill Murray. Lo stile di Wes Anderson ormai è maturo e riconoscibile. La cura dell’inquadratura è maniacale. Talmente tanto curata da sembrare tutto abbastanza finto.

Moonrise Kingdom è praticamente un manuale di composizione fotografica. Qui la simmetria inizia a farla da padrone. È un film che devi assolutamente vedere se vuoi migliorare la tua capacità di ottenere una composizione fotografica efficace.

Grand Budapest Hotel

Eccolo il mio film preferito di Wes Anderson. Se Moonrise Kingdom era già un manuale di composizione fotografica, qui il regista americano riesce addirittura a superarsi.

Ormai il suo stile è consolidato. Oltre all’uso sapiente della composizione fotografica, qui Wes Anderson fa sfoggio di colori complementari, contrasti di tono e linee guida.

Una particolarità di questo film è il rapporto d’aspetto variabile. Solitamente nei film è unico, qui sono addirittura tre: 1,85:1; 2,35:1; 1,33:1. Praticamente Wes Anderson utilizza diversi formati per rendere più o meno ariosa la scena, a seconda del messaggio comunicativo.

Può esserti molto utile se, per esempio, vuoi passare dal sensore 3:2 al 4:3 o viceversa.

Grand Budapest Hotel è un film che qualunque fotografo dovrebbe guardare. Il mio consiglio è di guardarlo addirittura più volte, in modo da metabolizzarne gli infiniti spunti.

The French Dispatch of the Liberty, Kansas Evening Sun

Più semplicemente conosciuto come “The French Dispatch”, l’ultima creatura di Wes Anderson (2021) è praticamente un sunto di tutto lo scibile del regista. Il cast è un’interminabile carrellata di star di Hollywood.

Nelle tre storie raccontate, Wes Anderson passa dal colore al bianco e nero all’animazione (altra sua grande passione). Anche il rapporto d’aspetto è variabile: 1,33:1; 1,66:1; 1,85:1; 2,39:1.

Praticamente un tripudio visivo per palati fini. Proprio la sua grande varietà stilistica, può esserti molto utile per apprezzare (e sperimentare) generi fotografici differenti.

Approfondimenti

Wes Anderson, con la sua fotografia cinematografica, ha dato vita ad un vero e proprio stile. Quando una foto è simmetrica, ricca di soggetti e dai colori pastello viene definita “alla Wes Anderson”.

Uno stile talmente di moda che una pagina Instagram, qualche anno fa, ha iniziato a raccogliere tutte le foto alla Wes Anderson scattate dagli utenti, condividendo le più riuscite.

Così #accidentallywesanderson (questo il nome della pagina), un progetto iniziato quasi per gioco, oggi conta oltre 1,6 milioni di follower!

La pagina è diventata talmente famosa da arrivare all’attenzione del regista, che ne ha approvato i contenuti.

Alla fine ne è nato un libro, naturalmente intitolato “Accidentally Wes Anderson”, che spiega, racconta e pubblica foto nel pieno stile del regista.

Anche in questo caso il successo è stato travolgente, tanto da diventare Best Seller su Amazon. Il libro è stato poi tradotto in più lingue e questa qui sotto è la (recente) versione italiana:

Nessun prodotto trovato.

Fotografia boudoir: come ottenere scatti sensuali e raffinati

Ti sarà capitato di vedere quel genere di foto sensuali, dove il soggetto solitamente è in intimo e in un ambiente casalingo.

No, non sto parlando del nudo erotico o del glamour, dove il corpo è mostrato molto più esplicitamente. Parlo della fotografia budoir.

La sua peculiarità è “il vedo e non vedo”, con sensualità e stile, senza essere mai espliciti né tantomeno volgari. Confuso? Più avanti ti chiarirò le idee con molti esempi.

In questo articolo ti darò una serie di suggerimenti utili a muovere i primi passi nel boudoir.
Imparerai:

  • cos’è la fotografia boudoir
  • le origini del boudoir
  • perchè scattare fotografie boudoir
  • la tecnica di scatto
  • le pose migliori
  • la postproduzione

Cos’è la fotografia boudoir

Il set preferito per la fotografia boudoir è la camera da letto. Può essere la camera del soggetto ritratto o quella di un albergo. A volte può essere utilizzato anche uno studio fotografico, opportunamente arredato.

L’abbigliamento più indicato è la lingerie, ma va bene qualunque tipo di indumento che faccia sentire a proprio agio la persona ritratta.

Il genere fotografico boudoir, generalmente vede protagonista la donna. Non è raro, però, trovare servizi fotografici boudoir dedicati a uomini o alla coppia.

Una tendenza degli ultimi anni è quella di realizzare foto boudoir in intimo da sposa prima del matrimonio. L’album viene poi regalato al partner. Può diventare un modo originale e raffinato di prepararsi alla prima notte da sposati.


Photo by Thiago Rebouças on Unsplash

Le origini del boudoir

“Boudoir” è una parola francese che significa “stanza privata”. A partire dal XVIII secolo, con questo termine si indicava lo spogliatoio collegato alla camera da letto delle signore.

È proprio in questo contesto che nascono i primi scatti di fotografia boudoir. Intorno alla fine del 1800 aumentava l’emancipazione delle donne francesi nella società, ma si era ancora distanti dal potersi permettere liberamente scatti così trasgressivi.

All’interno delle proprie camere da letto, invece, le donne potevano sentirsi più libere. Già con i primi dagherrotipi si hanno testimonianze di fotografia boudoir. Albert Arthur Allen fu uno dei primissimi fotografi a cimentarsi in questo genere fotografico.
In Italia, da poco meno di una decina d’anni, il boudoir ha assunto i contorni di un genere fotografico ben definito. In netto ritardo rispetto a Paesi come Stati Uniti e Inghilterra, dove questo processo è iniziato almeno da 3 decenni.

E’ la prima volta che leggi questo blog?

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
E SCARICA SUBITO IL NOSTRO E-BOOK GRATUITO

Perchè scattare fotografie boudoir

La persona che chiede un servizio fotografico boudoir è essenzialmente una donna che vuole sentirsi libera di mostrare la propria femminilità.

Un servizio fotografico di questo genere, il più delle volte, non è destinato alla pubblicazione. Spesso si tratta di foto molto personali, che daranno vita ad un album dei ricordi che rimarrà riservato. Quando riguarderà le foto tra qualche anno, vorrà ricordare la propria sensualità e il proprio stile, senza eccessi.

Per questo motivo, quindi, un fotografo di boudoir deve avere innanzitutto tatto e sensibilità. Se decidi di cimentarti in questo genere fotografico, la prima regola che devi seguire è: fai sentire il tuo soggetto a proprio agio.

Photo by Yohann LIBOT on Unsplash

La tecnica di scatto nella fotografia boudoir

La fotografia boudoir è sostanzialmente una sorta di ritratto ambientato. Durante una sessione di scatti fotograferai il soggetto e l’ambiente, che può essere rappresentato da un letto, una sedia, una poltrona, una finestra o una tenda.

A differenza del ritratto, però, nella fotografia boudoir dovrai trasmettere un senso di “vedo e non vedo” molto più accentuato. In questa sezione ti indicherò:

  • le migliori impostazioni della fotocamera
  • l’attrezzatura più indicata
  • la scelta della luce migliore

Le migliori impostazioni della fotocamera


Photo by kayvan jabbarian on Unsplash

Nella fotografia boudoir è indicato l’uso di un diaframma molto aperto (almeno f/2.8). In questo modo restringi la profondità di campo e ottieni uno sfocato molto accentuato dietro il piano di messa a fuoco.

Se il soggetto è disteso su un letto, con un diaframma molto aperto puoi mettere a fuoco il viso e sfocare il resto del corpo. Anche un corpo nudo apparirà solo suggerito e mai esplicito. Questo rispecchia in pieno la filosofia della fotografia boudoir.

Allo stesso modo, mettendo a fuoco su un particolare (le mani, i piedi o una parte del corpo), avrai il resto del soggetto e tutto l’ambiente sfocato. Il risultato sarà molto artistico e accattivante.

Photo by Sharon McCutcheon on Unsplash

Per avere una profondità di campo ancora più ristretta, privilegia obiettivi dalla lunghezza focale pronunciata (per esempio superiore a 70mm).

I tempi di scatto non devono essere molto veloci, perchè il soggetto non è in movimento. 1/125 di secondo è più che sufficiente per evitare il mosso.
A seconda della quantità di luce disponibile, poi, cerca di tenere gli ISO più bassi possibile. Eviterai il rumore digitale e ne gioverà la qualità della foto.

L’attrezzatura più indicata

Come ti ho spiegato qui sopra, nel genere fotografico boudoir è opportuno usare una profondità di campo ristretta per “suggerire” parti del corpo o della scena.

Puoi aprire molto il diaframma e/o usare un teleobiettivo. Ma l’uso di un teleobiettivo ha anche un altro vantaggio, molto importante: ti costringerà a stare lontano dal soggetto.

Stare lontano dalla scena contribuirà a mettere a suo agio il soggetto. Nella stragrande maggioranza dei casi, infatti, avrai a che fare con persone non professioniste. Essere fisicamente più distanti può semplificare il tuo lavoro.

Se decidi di usare un teleobiettivo, ricorda che avrai bisogno anche di molto spazio. Per una stanza dalle misure medie, ad esempio 4×5 metri, potrebbe risultarti impossibile usare un 200mm. In questi casi non spingerti oltre gli 80/100mm.

Infine, potrebbe rilevarsi molto utile l’uso di un treppiede. Una volta trovata l’inquadratura migliore, sarai più libero di gestire la scena e la luce senza preoccuparti di inquadrare ogni volta.


Photo by Yohann LIBOT on Unsplash

La scelta della luce migliore

Trovandoti in un ambiente casalingo, hai la doppia possibilità di utilizzare la luce naturale o quella artificiale.

Se sfrutti la luce naturale che entra da una finestra, il risultato sarà più realistico. Magari puoi utilizzare una tenda per ottenere una luce meno dura e più soffusa. Con la luce naturale di sfondo, inoltre, ti sarà molto più facile creare delle silhouettes.

Photo by Dave McDermott on Unsplash

La luce artificiale va utilizzata con la massima attenzione. Il rischio è di ottenere ombre molto nette difficili da gestire o un effetto “patinato”, più vicino alla fotografia glamour.

Photo by Zubin Mehta on Unsplash

Un flash usato alla minima potenza, invece, può essere utile a illuminare il punto di messa a fuoco e lasciare in ombra il resto della scena. Il risultato può essere molto intrigante.

Photo by Molnár Bálint on Unsplash

Le pose migliori per la fotografia boudoir

Nella fotografia boudoir il soggetto è protagonista assoluto dello scatto. La maggior parte delle volte, la messa a fuoco sarà sul volto.

Per scatti alternativi, puoi concentrarti anche su una parte del corpo. Per diminuire il possibile imbarazzo del soggetto, invece, possono essere molto utili degli “oggetti di scena”, come fiori, cappelli o veli.

Un’altra opportunità di scatto è quella di ritrarre attraverso porte o tende.

Photo by Artem Labunsky on Unsplash

Photo by Alexander Jawfox on Unsplash


Photo by Marlon Alves on Unsplash


Photo by Thiago Rebouças on Unsplash


Photo by Monika Kozub on Unsplash

La postproduzione nella fotografia boudoir

Una volta realizzati i tuoi scatti boudoir, arriva il momento di decidere la postproduzione migliore.

In questa sezione ti spiegherò quali scelte è più opportuno fare, a seconda della scena e delle sensazioni che vuoi suscitare. In particolare, ti mostrerò tre possibili alternative:

  • il colore
  • il bianco e nero
  • la “grana artistica”

Il colore

Un concetto che devi tenere bene in mente è che il colore attira l’attenzione dell’osservatore. Questo torna a tuo vantaggio se il colore più acceso della scena corrisponde al tuo soggetto. Se non è così, un oggetto dal colore molto accentuato potrebbe distogliere l’attenzione.

Quello che devi fare, quindi, è analizzare la tua scena. Di solito, una postproduzione a colori va benissimo quando sono presenti pochi elementi. Se, al contrario, la scena è caotica, allora ti conviene valutare la conversione in bianco e nero.


Photo by Julio Lopez on Unsplash

Bianco e nero

Come ti ho spiegato nel paragrafo del colore, spesso il bianco e nero “risolve problemi”. Alcuni elementi molto colorati della scena possono togliere forza al tuo soggetto. In questi casi, devi valutare l’opportunità di una conversione monocromatica.

Col bianco e nero, inoltre, puoi lavorare meglio sul contrasto e farlo diventare un elemento creativo. Se il bianco e nero è molto contrastato, trasmetterai una sensazione di aggressività e dinamismo. Al contrario, un contrasto tenue donerà allo scatto più leggerezza ed eleganza.


Photo by Artem Labunsky on Unsplash


Photo by Thiago Rebouças on Unsplash

La grana artistica

Una terza strada, che va bene sia per il colore che per il bianco e nero, è quella di applicare una leggera grana artistica allo scatto.

La grana dona alla foto un gusto retrò. Inoltre, la grana riduce la nitidezza, quindi aumenta proprio il “vedo non vedo”, tipico di questo genere fotografico.
Per questo motivo, troverai ampia applicazione della grana artistica nella fotografia boudoir.


Photo by Molnár Bálint on Unsplash

Conclusioni

Il confine tra fotografia boudoir ed erotica è molto sottile. Devi sviluppare la capacità di non oltrepassare questo confine, quindi evita scatti troppo espliciti e volgarità.

Da fotografo boudoir, la maggior parte delle volte, avrai a che fare con persone comuni. Le donne ritratte potranno essere alte, basse, magre o curvy. Non cercare di nascondere eventuali difetti fisici. Al contrario, se puoi valorizzali.

Mostrati professionale ma distaccato. Prima della sessione di scatto, chiedi al tuo soggetto se si sentirebbe più a suo agio con la presenza di una persona conosciuta. Se sei un uomo e hai poca o nessuna confidenza col soggetto, potrebbe essere una buona idea portare con te un’assistente donna.

Non esiste una regola che va bene per tutti, ma una lunga chiacchierata prima degli scatti può sciogliere un po’ di imbarazzo.

Se vuoi affermarti in questo settore, infine, ciò che può fare davvero la differenza è un portfolio ben fornito. Questo aumenterà la tua credibilità agli occhi del soggetto. Per iniziare, puoi realizzare qualche servizio boudoir a persone che già conosci.

Approfondimenti

Per approfondire questo affascinante genere fotografico, puoi iniziare con questi testi:

  • Nessun prodotto trovato.;
  • Nessun prodotto trovato.;
  • Nessun prodotto trovato..

 

 

 

Tutto a fuoco con la tecnica del focus stacking

Hai mai visto quegli scatti pubblicitari in cui tutto è perfettamente nitido, anche se lo scatto è molto ravvicinato? Quel tipo di foto non puoi riuscire ad ottenerlo semplicemente scattando. Occorre una tecnica particolare che si chiama focus stacking.

Macro using Focus Stack

Per aumentare la profondità di campo, basta chiudere il diaframma. Esistono però dei limiti oltre la quale non puoi spingerti (te li spiego più avanti).

Con la tecnica del focus stacking puoi ottenere tutta la scena a fuoco, senza dover chiudere eccessivamente il diaframma.

In questo articolo ti spiegherò:

  • quando e perchè non puoi chiudere troppo il diaframma
  • a cosa serve la tecnica del focus stacking
  • come realizzare il focus stacking
  • il focus stacking direttamente in macchina
  • quando è meglio usare il focus stacking.

Perchè non puoi chiudere troppo il diaframma?

Hai imparato che se vuoi aumentare la profondità di campo, devi chiudere molto il diaframma. Se ti spingi su valori di diaframma molto chiusi, f/11, f/16 e oltre, tutta la scena sembra nitida.

Sembra, appunto. Perchè in realtà la messa a fuoco è sempre su un piano, mentre aumenta la percezione che il resto dell’immagine sia a fuoco. Questa percezione a volte è sufficiente, altre volte no.

Più chiudi il diaframma, più questa percezione aumenta. Esistono però dei limiti pratici. Per valori di f/22 o f/32 ti troverai ad affrontare soprattutto due problemi:

  • nell’obiettivo entrerà poca luce (quindi sottoesposizione)
  • andrai incontro al fenomeno della diffrazione.

Il primo problema è intuibile: più chiudi il diaframma, meno luce entra. Di conseguenza, per avere un’esposizione ottimale, sarai costretto ad agire sui tempi o sugli ISO.

Se imposti dei tempi troppo lenti, rischi il mosso. Per una scena dal movimento standard, tipo persone che camminano, è molto rischioso scendere sotto 1/100 di secondo.

D’altra parte non puoi sparare gli ISO a livelli altissimi. Anche le migliori fotocamere, oltre i 3200 ISO cominciano a produrre rumore digitale. Quindi ne risentirai in qualità.

La diffrazione è un fenomeno fisico meno conosciuto. Di solito non hai a che fare con questo problema, perchè in situazioni normali difficilmente scatti a f/22 o f/32.

La diffrazione si manifesta quando la luce è costretta a passare attraverso fori estremamente piccoli. Come appunto un diaframma molto chiuso.

Le conseguenze sono serie. Avrai un decadimento di dettaglio dell’immagine e la comparsa di uno strano bagliore intorno alle parti più luminose.

A cosa serve la tecnica del focus stacking

Il focus stacking serve ad ottenere un’immagine nitida sia da vicino che da lontano, evitando la sottoesposizione e la diffrazione tipiche di un diaframma troppo chiuso.

Grazie a questa tecnica puoi ottenere un’immagine realmente nitida, da pochi centimetri fino a chilometri nella fotografia di paesaggio.

Focus Stacking

Nella fotografia macro, le distanze molto ravvicinate dal soggetto, hanno come conseguenza proprio un restringimento della profondità di campo. In questo genere fotografico potrebbe non bastarti nemmeno chiudere molto il diaframma.

Fliege (Rhagionidae)

Grazie al focus stacking puoi aggirare il problema. Con questa tecnica vengono realizzate gran parte delle fotografie pubblicitarie che puntano al dettaglio dell’intero prodotto.

E’ la prima volta che leggi questo blog?

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
E SCARICA SUBITO IL NOSTRO E-BOOK GRATUITO

Come realizzare il focus stacking

Adesso che hai capito cos’è il focus stacking e in che occasioni ti serve, è arrivato il momento di passare all’azione. In questo paragrafo ti spiegherò:

  • come impostare la fotocamera
  • perchè utilizzare il treppiede
  • come realizzare i vari scatti
  • come unire gli scatti in post produzione.

Una volta scelto il tuo soggetto, dovrai scattare più foto mettendo a fuoco a diversi piani focali. Non esiste un numero ideale di scatti.

In linea generale, devi cercare di coprire tutta l’estensione dell’immagine, mettendo a fuoco porzioni successive di immagine. Queste varie porzioni (gli scatti), andranno poi unite in post. Con un esempio sarò più chiaro.

In questo caso sono stati realizzati solo due scatti. Nel primo scatto il fotografo ha cercato di ottenere una nitidezza accettabile sulla parte anteriore della mosca (mettendo a fuoco sulla testa) Nel secondo scatto, ha ottenuto la nitidezza sulla sua parte posteriore (mettendo a fuoco sulla coda).

Come puoi vedere (nella terza foto), il risultato è più che buono. Col focus stacking ha ottenuto l’intero soggetto a fuoco, altrimenti impossibile da ottenere con un singolo scatto.

Come impostare la fotocamera

Ti ho spiegato quanto sia controproducente utilizzare diaframmi troppo chiusi. Allo stesso modo, per realizzare i vari scatti, dovrai partire da una profondità di campo sufficientemente estesa. Più il diaframma sarà chiuso, meno scatti dovrai realizzare.

Solitamente è bene scattare tra f/5,6 ed f/8. Se hai problemi di esposizione, allora ti conviene aprire leggermente il diaframma. In questo caso otterrai una profondità di campo più ristretta.
Questo vuol dire che dovrai aumentare il numero di scatti (perchè la porzione di immagine nitida si restringe). Nella mia prova ho scattato a f/2 perchè avevo poca luce a disposizione.

Il treppiede è essenziale nel focus stacking

Prima di iniziare con la serie di scatti, è necessario munirti di un treppiede. Questo accessorio è indispensabile per evitare le possibili variazioni dell’inquadratura.

Avere inquadrature perfettamente uguali è fondamentale nel focus stacking. Questo facilita il lavoro del software di postproduzione, nella sovrapposizione delle foto.

Una volta ottenuti i vari scatti, dovrai unirli in postproduzione. È un’operazione delicata, che ha successo solo se le varie foto sono perfettamente sovrapponibili.

Per questo motivo, oltre al treppiede, può essere molto utile un pulsante di scatto remoto. In questo modo non hai necessità di toccare il tasto di scatto della fotocamera. È un’operazione che può inavvertitamente spostare la fotocamera di qualche millimetro. Questo può avere ripercussioni notevoli sull’inquadratura.

Come realizzare i vari scatti

Una volta impostati i parametri di scatto e posizionata la fotocamera in maniera stabile, inizia a scattare.
Come ti ho spiegato, l’inquadratura non deve mai cambiare, quindi devi agire solo sul punto di messa a fuoco.

Puoi usare la messa a fuoco manuale o automatica. Qui entra in gioco anche il modello di fotocamera. Quelli più avanzati hanno più punti di messa a fuoco. I modelli entry level ne hanno meno.

Per modificare i punti di messa a fuoco, innanzitutto devi accedere alla funzione specifica attraverso il menu della fotocamera. Spesso esiste un tasto dedicato, solitamente rappresentato da 4 o 5 puntini all’interno di un cerchio o un rettangolo.

Una volta attivata la funzione, puoi muoverti tra i vari punti usando il tasto direzionale della fotocamera.

Inoltre, le fotocamere più recenti hanno spesso il display touch. Questo è un bell’aiuto nel focus stacking. Col touch, infatti, puoi sfiorare il punto di messa a fuoco sul display, senza agire sul pulsante di scatto o sulla ghiera dell’obiettivo. I rischi di muovere la fotocamera si riducono al minimo.

Inizia mettendo a fuoco su un piano più vicino a te, senza preoccuparti del resto della foto. Fai attenzione a quanta porzione di scena è a fuoco, quindi allontanati mettendo a fuoco sempre più lontano.

Il numero degli scatti dipenderà dalla porzione di immagine nitida che riesci ad ottenere ad ogni scatto.

Per la mia prova ho realizzato 12 scatti, utilizzando una Canon 5d Mark IV e un obiettivo Canon 50mm. Il numero di scatti è abbastanza alto perchè avevo un diaframma aperto ad f/2. Con un diaframma più chiuso, potresti aver bisogno di meno scatti.

Nella sequenza, ti ho indicato con un pallino verde tutti i vari punti di messa a fuoco.

La Canon 5d Mark IV ha 61 punti di messa a fuoco ed un display touch screen, quindi è stato abbastanza facile mettere a fuoco nel punto desiderato.

Se non hai una fotocamera con queste prestazioni, ti consiglio di posizionare il soggetto in modo da far cadere i punti di messa a fuoco nei punti del soggetto che ti interessa avere a fuoco. In alternativa, usa la messa a fuoco manuale.

Come unire gli scatti in post produzione

In questa sezione ti spiego come ottenere un’unica immagine, in cui tutto è nitido, “fondendo” le varie foto che hai scattato.

Ti mostro come ottenere un risultato professionale con Photoshop ma, se vuoi velocizzare il processo, esistono app e utility online che fanno ugualmente un buon lavoro. Ti faccio una lista più avanti.

Se usi Photoshop, ti consiglio intanto di raccogliere tutti i tuoi scatti in una cartella. Sarà più semplice recuperarli. L’ultima fase del lavoro, quindi, è la fusione degli scatti. Procedi in questo modo.

Vai su File, Automatizza, Photomerge…

Nella finestra di dialogo che si aprirà scegli “Automatico” e togli eventuali segni di spunta dalle funzioni “Fondi le immagini”, “Rimozione vignettatura” e “Correzione distorsione geometrica”.

Quindi, da Sfoglia… carica le tue foto.

Una volta comparse nella finestra di dialogo, premi su Ok e procedi.

Da questo momento Photoshop caricherà le tue foto e creerà i vari livelli. Dovrai attendere qualche secondo affinchè termini le operazioni. Il tempo impiegato dipenderà dal numero di foto da caricare e dalla velocità del tuo computer. Potrebbero servire pochi secondi o anche un paio di minuti.

Al termine, questa sarà la situazione.

A questo punto vai su Modifica e Allineamento automatico livelli. Questa operazione serve a Photoshop per correggere eventuali micro spostamenti dell’inquadratura durante la fase di scatto. Il risultato sarà tanto più efficace quanto più le inquadrature saranno precise.

Nella finestra di dialogo scegli “Crea serie di immagini” e spunta le funzioni “Toni e colori uniformi” e “Riempimento in base a contenuto per aree trasparenti”.

Anche in questo caso, lascia il tempo necessario al software per compiere tutte le operazioni.

Al termine, il focus stacking sarà completato. Photoshop ti conserverà ogni singolo livello con tutte le operazioni effettuate. Da qui puoi eventualmente correggere qualche sovrapposizione non perfettamente realizzata. Nel mio caso il risultato è questo.

Non ti rimane che lavorare eventualmente sull’immagine per migliorarla ulteriormente. Io ho agito sulla luminosità, il contrasto e la nitidezza.

Se non vuoi usare Photoshop, esistono alcune app per smartphone e utility online che possono fare al caso tuo. Te ne segnalo qualcuna:

Il focus stacking direttamente in macchina

Alcuni modelli di fotocamera, quelli più recenti e più evoluti, permettono di realizzare il focus stacking direttamente in macchina.

Una volta impostata la funzione “focus stacking”, realizzi i vari scatti come al solito. Al termine delle operazioni, il software della fotocamera fonde gli scatti e ti fornisce direttamente l’immagine finale. Un po’ come avviene con l’HDR (ne abbiamo parlato qui).

Questo automatismo ha un vantaggio e uno svantaggio. Il vantaggio, ovviamente, è quello di velocizzare moltissimo le operazioni senza dover passare da un software di elaborazione.

Lo svantaggio è che non hai alcun controllo sul processo. Quindi, eventuali errori in fase di scatto (ad esempio un piccolo spostamento dell’inquadratura), non sono risolvibili agendo sui livelli.

Comunque sia, ecco una lista parziale delle fotocamere in grado di realizzare un focus stacking direttamente in macchina:

  • Nikon Z7
  • Nikon Z6II
  • Nikon Z7II
  • Nikon D850
  • Nikon D780
  • Nikon D6
  • Canon EOS R5
  • Canon EOS R6
  • Canon EOS RP
  • Canon EOS 90D
  • Sony A7RIII
  • Sony A7RIV
  • Fujifilm X-A3
  • Fujifilm X-A10
  • Fujifilm X-T20
  • Fujifilm GFX 50s

Quando è meglio usare il focus stacking

Come ti ho accennato all’inizio dell’articolo, il focus stacking è principalmente indicato in alcuni generi fotografici specifici. Ad esempio:

  • paesaggio
  • macro
  • fotografia di prodotti commerciali

Generalmente, il focus stacking trova grande applicazione in tutte le situazioni in cui è richiesto di avere a fuoco tutta la scena.

Focus stacking e paesaggio

Quando scatti foto di paesaggio, solitamente ti basta chiudere molto il diaframma per avere quasi tutta la scena a fuoco.

Questo principio è valido negli scatti con molta luce, dove è difficile andare in sottoesposizione anche con valori elevati di diaframma.

Se però la luce inizia a scarseggiare, come per esempio di sera o anche al tramonto, allora chiudere il diaframma oltre certi valori può essere un problema.

A parte questo, se vuoi evitare la diffrazione, non devi mai spingerti oltre un diaframma chiuso a f/16. A questi valori, la profondità di campo inizia a restringersi. Un eventuale elemento in primo piano apparirà inevitabilmente sfocato. Il focus stacking può aggirare il problema.

Focus Stack of Watson Lake

Clover Drift

Focus stacking e macro

La fotografia macro forse è il miglior campo di applicazione del focus stacking. Se vuoi ottenere un’immagine completamente a fuoco su un soggetto molto ravvicinato, chiudere molto il diaframma non ti basterà.

Se conosci la profondità di campo, sai che essa aumenta se:

  • chiudi il diaframma
  • ti allontani dal soggetto
  • diminuisci la lunghezza focale dell’obiettivo

Nella fotografia macro, sei molto vicino al soggetto. Inoltre, spesso si usano obiettivi dalla lunghezza focale elevata.

Questa combinazione di fattori restringe moltissimo la profondità di campo, fino a pochi centimetri o addirittura millimetri. Se la tua intenzione è di avere tutta la scena a fuoco, devi ricorrere per forza al focus stacking.

Focus Stacking handheld

Senza titolo

Focus stacking e fotografia commerciale

Quando si realizzano foto in ambito commerciale, spesso si ha l’esigenza di far vedere bene il prodotto. In questo caso la tecnica del focus stacking diventa addirittura indispensabile.

Il campo di applicazione è molto vasto. Qualsiasi prodotto può trarne beneficio, se hai l’esigenza di fotografarlo in maniera ravvicinata.

Rote Stifte (focus stacking)

PS Focus Stacking van 32 beelden

Conclusioni

Ad un primo approccio, la tecnica del focus stacking può sembrare complessa e macchinosa. In realtà è sufficiente fare qualche prova, per ottenere da subito buoni risultati.

Per accelerare l’apprendimento, puoi iniziare sin da subito ad evitare alcuni errori, che è solito fare chi si avvicina a questa tecnica.

La regola fondamentale è quella di realizzare gli scatti cercando di essere più precisi possibile nell’inquadratura. Questa è la chiave del successo, altrimenti il software di postproduzione faticherà a sovrapporre perfettamente le immagini. Il risultato sarà pasticciato. Alcune volte sarà quasi impossibile ottenere un risultato accettabile.

Questo significa che è obbligatorio usare un treppiede solido e di qualità. Molti fotografi sottovalutano l’utilità di questo accessorio, faticando oltremodo nelle fasi di scatto.

Altro aspetto importante è non dimenticarsi qualche porzione di immagine. Questo può succedere soprattutto se la tua fotocamera ha pochi punti di messa a fuoco automatica. In questi casi ti consiglio vivamente la messa a fuoco manuale.

Inizia mettendo a fuoco il punto più vicino del soggetto e scatta. Poi, con la ghiera di messa a fuoco, fai una piccola rotazione e scatta nuovamente. Continua in questo modo finchè non metti a fuoco sul punto estremo del soggetto, sul fondo.

Il focus stacking è una tecnica molto divertente. Con un po’ di pazienza iniziale, riuscirai ad ottenere risultati sorprendenti (soprattutto per chi non conosce questa tecnica).

Immagine di copertina: Photo by Mike on Unsplash 

5 lezioni da Man Ray, il fotografo che amava sperimentare

Qualche anno fa mi trovavo a Parigi a visitare il cimitero di Montparnasse. Si tratta di un luogo davvero suggestivo. Puoi imbatterti nelle tombe di personaggi famosissimi. Robespierre, Baudelaire, de Maupassant, Beckett e Susan Sontag sono sepolti lì.

Mentre camminavo venni attratto da un epitaffio che recitava: “Unconcerned but non indifferent”. Noncurante ma non indifferente. Sotto c’era il nome: “Man Ray 1890 – 1976”.

Per me fu un incontro emozionante. Man Ray è uno dei miei fotografi preferiti e quella frase lo descriveva alla perfezione.

L’epitaffio era scritto con uno scalpellino sulla pietra, quasi illeggibile, senza lusso né orpelli. Se non conosci Man Ray, puoi pensare che si tratti della tomba di una persona qualunque.

Man Ray, invece, era tutto tranne che una persona ordinaria. In questo articolo ti parlerò del fotografo americano attraverso alcune sue frasi.

Noterai come sia stupefacente l’attualità di certi suoi pensieri, nonostante sia scomparso da quasi 50 anni. Attraverso le sue parole e i suoi insegnamenti puoi diventare un fotografo ancora migliore.

Chi è Man Ray

Nato a Filadelfia da una famiglia di immigrati russi, il suo vero nome è in realtà Emmanuel Radnitzky e sin da piccolo è attratto dalla pittura.

Nel 1912 inizia a firmare i suoi quadri con lo pseudonimo “Man Ray”, “uomo raggio”. Era così affascinato dalla luce che l’amore per la fotografia diventò una logica conseguenza. “La luce può fare tutto. Le ombre lavorano per me. Io faccio le ombre. Io faccio la luce. Io posso creare tutto con la mia macchina fotografica” disse un giorno all’amico Marcel Duchamp.

Sin da giovanissimo, Man Ray è affascinato dall’arte in tutte le sue forme. E negli anni 20 quale città è più artistica di Parigi? Infatti è lì che si trasferisce nel 1921, proprio su invito di Duchamp.

Frequenta gli ambienti dadaisti, ma è difficile catalogarlo in un settore specifico. Man Ray ama sperimentare. Ama creare con qualunque mezzo: un pennello, dei colori, una macchina fotografica, la luce e le ombre, perfino con la musica. “Credo esista un legame tra fotografia e musica ed è da lì che traggo la mia ispirazione.”

Nell’arco di quasi un secolo di vita (morirà a 86 anni), Man Ray attraversa svariate correnti culturali e artistiche, facendosi contaminare, ma mai conquistare completamente. Anche come fotografo fu un convinto sostenitore del dilettantismo e rifiutò fino alla fine di diventare un professionista. Per lui la fotografia era innanzitutto libertà espressiva.

1. Usa lo strumento più opportuno

“Dipingo ciò che non può essere fotografato e fotografo ciò che non desidero dipingere. Se è un ritratto che mi interessa, un viso o un nudo, userò la mia macchina fotografica. È più veloce che fare un disegno o un dipinto. Ma se è qualcosa che non posso fotografare, come un sogno o un impulso inconscio, devo ricorrere al disegno o alla pittura.

Per esprimere ciò che sento uso il mezzo più adatto ad esprimere quell’idea, che è sempre anche il più economico. Non mi interessa affatto essere coerente come pittore, creatore di oggetti o fotografo.

Posso usare diverse tecniche, come i vecchi maestri che erano ingegneri, musicisti e poeti allo stesso tempo. Non ho mai condiviso il disprezzo mostrato dai pittori per la fotografia: non c’è competizione, pittura e fotografia sono due media impegnati su strade diverse. Non c’è conflitto tra i due”.

Insegnamento

Man Ray fa un ragionamento molto ampio sul mezzo espressivo. Non usa solo la pittura o solo la fotografia, ma il mezzo necessario e più opportuno per esprimere la sua idea.

Mi viene in mente l’annosa diatriba tra fotografia “pura” (lo scatto come uscito dalla macchina fotografica) e chi fa uso del fotoritocco.

Esistono due partiti ferocemente schierati. Chi pensa che la vera fotografia non debba passare da elaborazioni software. Chi, al contrario, è dell’idea che lo scatto vada “completato” e migliorato col fotoritocco o in postproduzione.

Te lo dico senza girarci intorno: io faccio parte del secondo partito. La fotografia è innanzitutto espressione artistica.

Come dice Man Ray, il fine deve essere la rappresentazione di un’idea. La coerenza non può diventare un dogma o una serie di paletti da cui non uscire.

La cosa più importante è che tu sia onesto. Se una foto è modificata, oppure hai aggiunto o tolto qualcosa, è giusto che tu lo dica.

2. La fotocamera non è importante

“Non si chiede mai a un pittore quali pennelli usa o a uno scrittore che macchina per scrivere usa. Quel che conta è l’idea non la macchina fotografica”.

Insegnamento

Hai mai riflettuto su questo? Quando leggi un bel libro non pensi certo al modello di penna usato per scriverlo. Anche quando guardi un quadro non ti chiedi la qualità del pennello che l’ha dipinto.

Quando si tratta di fotografia, però, soprattutto il fotoamatore alle prime armi si chiede con quale fotocamera è stata scattata. E se si tratta di una bella foto, istintivamente viene da pensare che l’attrezzatura utilizzata sia molto costosa.

È un processo automatico: grande foto = super fotocamera. In realtà sono due variabili che non viaggiano necessariamente insieme. Solitamente, ciò che risulta vincente in una foto è l’idea, il punto di vista, l’originalità. Mai la nitidezza.

Puoi realizzare grandi scatti anche con uno smartphone o una fotocamera da pochi euro. Allo stesso modo, avere una macchina fotografica costosissima non ti garantisce affatto grandi risultati.

Quindi non ti abbattere se la tua fotocamera è una entry level. Ciò che è davvero decisivo sono le tue idee e la conoscenza delle regole della composizione fotografica.

3. Devi essere un voyeur

“Se ne avessi avuto il fegato sarei diventato un ladro o un delinquente, ma non avendo coraggio sono diventato un fotografo.”

Insegnamento

Questa frase di Man Ray me ne ha ricordata un’altra di Helmut Newton, decisamente meno raffinata, che recitava: “Sono un voyeur e chi come fotografo non lo ammette è un cretino”.

Se vuoi essere un bravo fotografo non puoi limitarti a guardare superficialmente. Devi osservare con attenzione e scrutare, possibilmente da più punti di vista.

Quando ti imbatti in una scena interessante, perlustra tutti i particolari. Non soffermarti solo a ciò che è evidente. A volte una prospettiva diversa può cambiare completamente il senso della scena.

Fai così: individua il soggetto principale, poi guarda intorno ad esso e immediatamente dietro. Ci sono altri potenziali soggetti? Lo sfondo può rafforzare o indebolire il messaggio?

A questo punto spostati verso destra o verso sinistra, oppure avvicinati. Devi fare in modo che ciò che sta intorno al tuo soggetto sia utile a migliorare lo scatto. Valorizzalo o eliminalo, a seconda delle necessità.

Si tratta di uno degli esercizi più complicati, per un fotografo, perchè devi essere molto reattivo. Ma col tempo migliorerai e svilupperai il famigerato “occhio fotografico”.

4. Sii curioso

“Certo, ci sarà sempre chi guarda solo alla tecnica, chi chiede “come”, mentre altri di natura più curiosa si chiederanno “perché”. Personalmente ho sempre preferito l’ispirazione all’informazione”.

Insegnamento

Durante i miei corsi di fotografia, dopo aver spiegato la tecnica, sono solito far vedere una carrellata di foto, per discuterne. Preferisco mostrare le mie foto, perchè ne conosco la storia, il contesto e ciò che mi ha portato a realizzarle.

Quando mostro le foto, però, quasi la totalità delle domande verte sui dati EXIF. Mi chiedono come era impostata la fotocamera, diaframma, tempi, ISO. Ma anche lunghezza focale dell’obiettivo e modello di macchina fotografica.

Non mi succede soltanto nei corsi base (dove è più comprensibile), ma anche in quelli più avanzati.

Per me è frustrante. Mi piacerebbe che mi chiedessero cosa volevo raccontare con quella foto, qual era l’idea di base.

Quando hai imparato la tecnica di scatto, non perdere tempo a fossilizzarti su quello. La giusta esposizione è importante, ma non è l’unica cosa che conta.

La tecnica fotografica deve essere il mezzo per arrivare ad esprimere le tue idee. Una volta metabolizzata la tecnica, passa avanti. Una foto riuscita è quella che racconta qualcosa di interessante.

Qualche giorno fa ho visto il nuovo film di Sorrentino “È stata la mano di Dio”. Uno dei passaggi più interessanti è quando il giovane Fabietto chiede consiglio su come diventare regista ad Antonio Capuano. La risposta è illuminante: “Ce l’hai qualcosa da dire? Se vuoi diventare un regista devi avere qualcosa da dire!”. Nessun riferimento allo studio del cinema o alle tecniche di ripresa.

Allo stesso modo, se vuoi diventare un bravo fotografo, devi avere qualcosa da dire. La tecnica è fondamentale, ma da sola non ti servirà a nulla.

5. Non scordarti della luce

“La luce può fare tutto. Le ombre lavorano per me. Io faccio le ombre. Io faccio la luce. Io posso creare tutto con la mia macchina fotografica”.

Insegnamento

Il termine “fotografia” deriva dal greco e vuol dire “disegnare con la luce”. Di conseguenza, la capacità di dominare la luce è la cosa più importante per qualunque fotografo.

Non è una cosa scontata. Me ne accorgo durante i miei corsi. Quando dico agli allievi che devono innanzitutto imparare a gestire la luce, mi guardano con sguardi persi.

Le nuove generazioni sono abituate ai selfie e agli scatti improvvisati. Uscire dal meccanismo “punta e scatta” non è affatto semplice.

Se vuoi diventare un fotografo di livello superiore, invece, devi imparare a gestire la luce. Cosa significa? Sintetizzando al massimo, devi stare attento a:

  • direzione
  • intensità
  • colore

L’argomento è molto ampio e necessita approfondimenti. Puoi iniziare da questo articolo: “Ti presento la luce, migliore amica di ogni fotografo”.

Come fotografare sotto la pioggia per ottenere grandi scatti

L’autunno porta con sé la pioggia. Non rinunciare a scattare per questo. Anzi, fotografare sotto la pioggia può regalarti scatti davvero suggestivi.

In questo articolo ti spiegherò come ottenere il massimo dagli scatti sotto la pioggia. Se la tua paura è quella di bagnarti o, peggio, bagnare l’attrezzatura, non temere: ho dedicato una sezione anche a questo.

In questo articolo ti spiegherò:

  • La tecnica di scatto per foto sotto la pioggia.
  • L’attrezzatura per fotografare con la pioggia.
  • Come ottenere scatti originali.
  • Le correzioni utili in postproduzione per foto scattate sotto la pioggia.

La tecnica di scatto per foto sotto la pioggia

Scattare sotto la pioggia pone sfide particolari.

Tieni presente che, nella maggior parte dei casi, avrai a che fare con una quantità di luce ridotta. Infatti anche di giorno, quando è molto nuvoloso, potrebbe essere quasi buio.

Di sera, poi, gli scatti con la pioggia risulteranno ancora più suggestivi. Devi prepararti bene anche per questa situazione. In particolare, ecco a cosa fare attenzione in fase di scatto.

Tempi veloci

Se usi tempi di scatto veloci, riuscirai a “congelare” le gocce di pioggia. Però c’è un problema.
Come ti ho spiegato sopra, negli scatti con la pioggia parti da una situazione con luminosità ridotta. Utilizzare tempi di scatto veloci complicherà ancora di più la situazione.

In questo caso puoi fare solo due cose: alzare gli ISO o aprire il diaframma (se l’obiettivo te lo permette).

Photo by michael podger on Unsplash

Tempi lenti

Se usi i tempi lenti, la scarsa luminosità dell’ambiente non sarà più un problema. In questo caso puoi chiudere un po’ il diaframma per avere più profondità di campo. E non avrai necessità di spingerti troppo in là con gli ISO.

Con i tempi lenti, trasformerai le gocce di pioggia in “strisce”. L’effetto sarà amplificato la sera e con la presenza di luce artificiale.

In questo caso, però, devi fare attenzione al mosso. Soprattutto se fotografi scene con soggetti umani. A meno che non sfrutti il mosso per scatti ancora più creativi…

Photo by Jolly Yau on Unsplash

ISO alti

Se non scatti con i tempi lenti, usare gli ISO alti diventa più che altro una necessità. Attento a non spingerti oltre ciò che ti consente la fotocamera.

La grana non è sempre un problema, anzi può diventare una componente creativa. Se però scatti di sera, il rumore digitale può diventare davvero invadente e rovinarti la foto.

Photo by Nick Scheerbart on Unsplash

Apertura di diaframma ampia

L’apertura di diaframma ampia ti permette di recuperare qualche stop di luminosità. Ma l’effetto più interessante è il bokeh sulle luci (che vedi nella foto qui sotto). L’effetto è più visibile da f/2.8 in poi.

La maggiore apertura di diaframma dipende unicamente dalle caratteristiche del tuo obiettivo. Se vuoi divertirti senza spendere troppo, scegli un obiettivo fisso. A parità di apertura di diaframma, solitamente sono meno costosi rispetto agli obiettivi zoom.

Photo by Todd Diemer on Unsplash

L’attrezzatura per fotografare con la pioggia

L’attrezzatura da utilizzare dipende dal risultato che desideri. Sotto ti spiego quali possono essere i risultati con un teleobiettivo o un grandangolo. Inoltre, ti servirà un treppiede per evitare il mosso e le dovute coperture per l’attrezzatura.

In questa sezione ti parlerò nello specifico di questi argomenti:

  • Fotocamera
  • Obiettivi
  • Treppiede
  • Protezioni

Fotocamera

Dovendo fotografare sotto la pioggia, ti sarà molto utile avere una fotocamera impermeabile. Certo, puoi coprirla con accessori specifici, ma anche la sola umidità può diventare pericolosa.

Se una fotocamera è resistente agli schizzi di pioggia e all’umidità (ma anche alla sabbia e alla polvere) si dice che è tropicalizzata. È una caratteristica solitamente riservata alle fotocamere di fascia alta.

Per capire se la tua fotocamera è tropicalizzata devi cercare tra le specifiche del modello, sul libretto di istruzioni.

Un’altra caratteristica importante, per gli scatti sotto la pioggia, è la tenuta della fotocamera ad alti ISO. Come ti ho spiegato più volte, trovandoti spesso in situazioni di scarsa luminosità, sarai costretto ad alzare considerevolmente gli ISO.
In tali situazioni il rumore digitale è sempre in agguato. Come regola generale, cerca sempre di non spingerti oltre i 3200 ISO.

Obiettivi

A seconda della lunghezza focale, la scena catturata può essere profondamente diversa. Nelle fotografie con la pioggia, le conseguenze sono ancora più marcate. Te le spiego nel dettaglio.

Teleobiettivo
Si definisce teleobiettivo un obiettivo con una lunghezza focale superiore ai 70mm. Una delle caratteristiche peculiari del teleobiettivo è quello di appiattire i piani. Quali sono gli effetti in una scena con la pioggia?

La pioggia apparirà più fitta e intensa perché la distanza dall’obiettivo delle gocce viene ridotta, comprimendola.

Photo by Joel Overbeck on Unsplash

Grandangolo
Un grandangolo è un obiettivo con lunghezza focale inferiore ai 35mm. Il discorso è opposto a quello fatto per il teleobiettivo. I piani sono meno compressi, quindi la pioggia apparirà meno fitta.

A meno che non diluvi, quindi, se usi un grandangolo ti conviene concentrarti sui riflessi provocati dall’acqua o su altre ispirazioni creative (ti dò qualche idea più avanti).

Photo by Joel Overbeck on Unsplash

Treppiede

Il treppiede può essere di fondamentale importanza se scatti foto di paesaggio con la pioggia.
Se non sono presenti soggetti umani, con un treppiede puoi abbassare molto i tempi e aggirare il problema della scarsa luminosità della scena. Quindi puoi tenere gli ISO più bassi.

Se devi fotografare anche persone ed oggetti in movimento, il treppiede non ti serve, perchè andresti comunque incontro al mosso.

Photo by Blair Fraser on Unsplash

Protezioni per l’attrezzatura

Anche se la tua fotocamera e gli obiettivi sono tropicalizzati, ti conviene comunque proteggere l’attrezzatura con teli e protezioni specifiche.

Usare le protezioni rende l’esperienza di scatto più difficoltosa. Ma meglio avere qualche impedimento in più che andare incontro a costose riparazioni.

Su Amazon puoi trovare protezioni specifiche a pochi euro. Si tratta solitamente di teli plastici trasparenti, sagomati in maniera apposita. Eccoti qualche esempio.

Come ottenere scatti originali sotto la pioggia

Se decidi di fotografare con la pioggia, puoi mettere a frutto la tua creatività per ottenere scatti originali. In questa sezione ti offro qualche spunto da cui partire.

Fotografa le gocce

Un modo classico di rappresentare la pioggia è quello di fotografare le gocce che si posano su un vetro trasparente. Sei dentro casa e fotografi il paesaggio esterno esaltando le gocce che scivolano lungo il vetro.

È un tipo di scatto spesso abusato, perchè ti permette di fotografare la pioggia senza esporti direttamente alla pioggia.

Se decidi di provare questo approccio trova un’idea originale, altrimenti le tue foto saranno molto simili a tante altre del genere.

Photo by Jessica Knowlden on Unsplash

Photo by Rhendi Rukmana on Unsplash

Cattura i rimbalzi

Un metodo alternativo per fotografare la pioggia è quello di catturare i rimbalzi delle gocce nelle pozzanghere o su altre superfici. L’effetto darà la sensazione di una pioggia particolarmente intensa.

Ti servono tempi di scatto rapidi per congelare questi attimi, 1/1000s circa o anche più veloce. Perciò assicurati di usare attrezzatura all’altezza.

Photo by MItodru Ghosh on Unsplash

Photo by Geetanjal Khanna on Unsplash

Sfrutta i riflessi

La pioggia rende le strade veri e propri specchi. Questo capita quando le superfici sono poco porose (quindi meglio il cemento o i mattoni rispetto all’asfalto), oppure quando piove copiosamente.

Photo by Alexandre St-Louis on Unsplash

Photo by Ryoji Iwata on Unsplash

Aspetta che finisca la pioggia

Se aspetti che smetta di piovere avrai meno difficoltà logistiche, ma comunque uno scenario originale da immortalare.

Concentrati sulle conseguenze della pioggia. Una pozzanghera, delle piante o un fiore possono diventare soggetti ideali.

Per esempio puoi concentrarti sulle goccioline posate su un fiore. Anche persone zuppe di pioggia possono essere ottimi soggetti per la street photography.


Photo by Redd on Unsplash

Photo by Nathan Dumlao on Unsplash

Photo by Nathan Dumlao on Unsplash

Pianifica la tua uscita sotto la pioggia

Photo by Fabio Jock on Unsplash

Se intendi realizzare scatti con la pioggia, per minimizzare le difficoltà ti conviene pianificare. Devi avere già le idee chiare prima ancora di uscire da casa.

Per prima cosa scegli un obiettivo e usa solo quello, perchè una volta fuori ti risulterà molto complicato cambiare.

Poi non portarti più dell’attrezzatura necessaria. Scegli una fotocamera ed un solo obiettivo, così starai anche più leggero. Lascia a casa anche lo zaino, tanto non ci riporrai dentro l’attrezzatura bagnata.

Prima di uscire, infine, guarda anche le previsioni meteo. Prediligi le situazioni di variabilità. In questo modo potrai fotografare sotto la pioggia, ma anche appena smette.

Le correzioni in postproduzione

Photo by Gage Walker on Unsplash

Alcuni interventi sono particolarmente consigliati per sfruttare le caratteristiche delle foto che includono pioggia o i suoi effetti.

In caso di pioggia battente, le gocce appaiono come linee molto sottili. Aumenta nitidezza e chiarezza per enfatizzarle.

Se scatti foto della pioggia di sera o notte, oltre a nitidezza e chiarezza ti sarà utile aumentare anche il contrasto. Aumenta anche neri e bianchi per esaltare le strisce di pioggia.

Per avere un controllo totale sui file da postprodurre, infine, ti consiglio di scattare in formato RAW. Ti sarà particolarmente utile per ripulire l’immagine dal rumore introdotto con valori alti di ISO.

Conclusioni

Fotografare sotto la pioggia può essere un’esperienza davvero esaltante. Dovrai cautelarti a dovere per salvaguardare te e l’attrezzatura, ma il risultato vale il sacrificio.

Le condizioni avverse solitamente inibiscono la maggior parte dei fotografi. Quindi già per questo motivo avrai molta meno concorrenza.

Anche i posti che frequenti abitualmente assumono un fascino particolare sotto la pioggia. Hai tante nuove occasioni fotografiche senza spostarti.

Fotografare i bambini: un’impresa (quasi) impossibile

Ti sei mai ritrovato a fotografare i bambini? Qualunque sia il tuo livello fotografico, ti sarai reso conto che esistono svariate problematiche

Non mi riferisco solo alle difficoltà tecniche, che pure ci sono. Un bambino è solitamente una scheggia impazzita. 

In questo articolo ti indicherò quali sono i punti cruciali a cui devi fare attenzione. Nello specifico ti parlerò di questi argomenti:

  • le difficoltà da affrontare
  • la tecnica di scatto
  • l’attrezzatura migliore
  • come ottenere scatti spontanei

Le difficoltà da affrontare quando fotografi i bambini

Fotografare i bambini è una delle cose più difficili in assoluto. Stargli appresso con la macchina fotografica è veramente arduo e mette a dura prova le tue capacità. Spesso devi essere in grado di trovare velocemente la giusta esposizione. 

Anche scattare in automatico non paga. I tempi di scatto devono essere velocissimi e di sera potresti avere difficoltà. Meglio la modalità manuale, per non andare incontro al mosso.

Ma ammesso che tu sia abbastanza preparato sulla tecnica, i problemi non finiscono qui. Un bambino non è un modello qualunque. Al modello puoi dire come e dove mettersi. Con un bambino non puoi farlo, perchè spesso non ti ascolterà.

Ecco allora che devi lavorare su altri aspetti fondamentali: la pazienza e l’empatia. Ti parlerò di tutto diffusamente più avanti.

Nonostante tutte le difficoltà, però, fotografare i bambini può darti grandi soddisfazioni.

Secondo la mia esperienza, questi sono gli aspetti più interessanti della fotografia di bambini:

  • sono soggetti molto spontanei
  • hai la possibilità di fotografare le varie fasi di crescita
  • è un settore in forte espansione

Misurarsi con la fotografia ai bambini può essere un grande banco di prova, oltre che molto divertente. Se sei un fotografo professionista o aspirante tale, poi, gli ultimi due aspetti possono diventare molto interessanti.

La tecnica di scatto per fotografare i bambini

 

Photo by Alvin Mahmudov on Unsplash

Come ti ho spiegato sopra, fotografare bambini può essere molto arduo. Non è come fotografare un paesaggio. Il bambino è un soggetto rapido ed imprevedibile.

Ecco quello che puoi fare per ottenere buoni risultati:

  • tempo di scatto molto veloce
  • scatto multiplo
  • autofocus continuo
  • differenze tra scatti all’aperto e scatti al chiuso
  • punto di vista ad “altezza bambino”.

Te li spiego uno a uno.

Tempo di scatto molto veloce

Photo by Olivia Bauso on Unsplash

I bambini sono rapidi e inarrestabili. Di solito, quando fotografi le persone, 1/125 di secondo è più che sufficiente per evitare il mosso. Quando si tratta di bambini, il tempo limite deve essere almeno 1/200.

A momenti si fermano e puoi essere tentato di usare tempi più lenti. Poi all’improvviso scappano via e ti perdi lo scatto. Sono imprevedibili. Se imposti 1/200 eviti le brutte sorprese.

Scatto multiplo

Photo by Austin Pacheco on Unsplash

Come in tutte le situazioni in cui i soggetti si muovono continuamente, lo scatto multiplo può aiutarti a “congelare” il momento migliore.

Il tempo di scatto veloce ti aiuta a evitare il mosso. Se usi lo scatto singolo, però, devi anche essere fortunato nel cogliere l’espressione migliore. Gli occhi chiusi, per esempio, sono un rischio ricorrente.

Se usi lo scatto multiplo, potrai effettuare una raffica di scatti. In questo modo migliorerai le tue probabilità di riuscita.

Autofocus continuo

Photo by Kelly Sikkema on Unsplash

Questa tipologia di autofocus ha la capacità di mettere a fuoco il soggetto e “inseguirlo” per tutto il suo movimento. La messa a fuoco rimarrà “ancorata” sul punto in cui avevi messo a fuoco. 

Trattandosi di bambini sembra la panacea, non è vero? In realtà l’autofocus continuo ha un margine di errore abbastanza alto. Il margine si riduce sulle fotocamere di medio alto livello.

Insomma, se hai una fotocamera entry level, evita di affidarti totalmente a questo automatismo.

L’autofocus continuo puoi individuarlo con Ai-focus su Canon o AF-C su Nikon (o una terminologia simile su altre marche).

Differenze tra scatti all’aperto e scatti al chiuso

La differenza tra scattare all’aperto e scattare al chiuso, quando si tratta di bambini, è intuibile. All’aperto, di giorno, hai tutta la luce che vuoi.

Questo significa che puoi utilizzare tempi velocissimi senza preoccuparti di avere foto sottoesposte.

Inoltre, la luce naturale aumenta il realismo della foto. Questo contribuirà alla spontaneità dello scatto. Trattandosi di bambini è un plus non indifferente.

Cercare un punto di vista ad “altezza bambino”

Photo by Kevin Gent on Unsplash

Questo accorgimento raramente viene applicato. Al contrario, scattare con un punto di vista ribassato regala un maggiore realismo agli scatti con bambini. 

Questo perché ti immedesimi, vedi il mondo con i loro occhi.

Scattando ad altezza d’uomo, invece, catturerai un punto di vista “da adulto”. Tutto a discapito della leggerezza tipica di un bambino.

In generale, poi, valgono sempre le regole di composizione fotografica. Sul nostro ebook puoi scoprire come ottenere belle foto in tutte le situazioni. 

L’attrezzatura migliore per fotografare i bambini

Fotografare i bambini è come fare fotografia sportiva. Sport come basket o pallavolo, soprattutto, sono riconducibili ai movimenti tipici dei bambini. Le azioni sono brevi, i cambi di direzione repentini.

Per questo, l’attrezzatura necessaria è molto simile.

Usa un teleobiettivo

Photo by Limor Zellermayer on Unsplash

Un teleobiettivo ti dà la possibilità di fotografare i bambini da lontano e inseguirli con movimenti minimi di camera. Oltre ad essere meno faticoso, fotografando da lontano potrai cogliere meglio i momenti di spontaneità. Difficilmente, infatti, un bambino si comporta spontaneamente con la fotocamera a due metri di distanza.

I teleobiettivi, però, hanno anche un grosso svantaggio. Difficilmente hanno un’apertura di diaframma minima molto ampia (a meno che non siano costosissimi). 

Tenendo presente i tempi di scatto velocissimi, sarai costretto ad alzare molto gli ISO. Se c’è poca luce, dovrai combattere col rumore digitale. La qualità della foto ne risentirà inevitabilmente. Prediligi, quindi, le situazioni all’aperto.

Usa una macchina fotografica performante (se puoi)

Photo by Alexandre Brondino on Unsplash

Tempi velocissimi richiedono spesso ISO molto alti, soprattutto di sera. Anche se è banale dirlo, una macchina fotografica performante ti permette di gestire meglio le situazioni critiche.

Se usi una macchina entry level, potresti incontrare parecchie difficoltà. D’altra parte, per esempio, ottenere buone foto dei bambini con lo smartphone è quasi impossibile.

Usa un obiettivo zoom

Photo by Robert Collins on Unsplash

Per avere il pieno controllo dell’inquadratura, un obiettivo zoom può aiutarti. Il bambino si muove velocemente, da destra a sinistra ma anche avanti e indietro. 

A meno che tu non voglia inseguirlo in ogni suo passo, un obiettivo zoom ti permette di avvicinarti o allontanarti dal soggetto a seconda dei suoi movimenti.

Usa le funzioni manuali

Photo by MI PHAM on Unsplash

Come ti ho accennato sopra, gli automatismi della macchina fotografica potrebbero non bastare.

I bambini sono davvero imprevedibili. Si muovono in continuazione, corrono, si fermano, ti guardano e scappano via. Passano velocemente da una zona d’ombra ad una illuminata. Ti fanno letteralmente impazzire.

Se sei all’aperto, con luce a volontà, scattare in automatico può farti “portare a casa” la foto. Se però non gestisci il diaframma, per esempio, non riuscirai ad avere lo sfocato utile per isolare il soggetto.

Di sera, invece, la macchina fotografica in automatico faticherà a trovare il giusto compromesso tra tempi veloci e ISO alti. Andrai incontro a foto mosse o a rumore digitale. In entrambi i casi rischi di buttare le foto.

Come ottenere scatti spontanei

Photo by Gabriel Baranski on Unsplash

Avrai capito le enormi difficoltà che puoi incontrare quando decidi di fotografare un bambino. Per te che vuoi migliorare come fotografo, però, può diventare una sfida appassionante.

Per ottenere buoni risultati non sono sufficienti le conoscenze tecniche. A tutti i bambini piace soprattutto giocare. Quindi se gli farai apparire la situazione come un gioco, otterrai risultati sensibilmente migliori.

Utilizza dei giocattoli, funzionano sempre. Un pallone leggero, oppure delle bolle di sapone. In genere funzionano tutti gli oggetti che il bambino deve inseguire. Questo ti aiuterà a creare situazioni dinamiche e pose plastiche da immortalare.

Un altro modo per coinvolgerlo è fargli vedere i risultati degli scatti. Se il bambino è sufficientemente grande (almeno dai 2 anni in su), vedere la sua immagine nello schermo lo divertirà moltissimo.

Dopo i primi tentennamenti, vedrai che inizierà quasi a posare per poter vedere il risultato. Tu puoi approfittarne per qualche ritratto più ravvicinato.

Conclusioni

Photo by Ben White on Unsplash

Ho sempre avuto grande ammirazione per i fotografi specializzati nella fotografia di bambini. Oltre alle capacità tecniche, occorre avere anche una grande quantità di pazienza.

Se non hai il dono della pazienza, quindi, ti anticipo che difficilmente otterrai fotografie di bambini memorabili.

Quindi ti conviene approcciarti agli scatti, tu per primo, con divertimento. Parti dal presupposto che potresti anche non portare a casa nessuno scatto. 

Soprattutto, evita di mettere tensione o innervosire il bambino. Un bambino triste o che piange o con gli occhi gonfi diventerà un modello ancora più ingestibile. A parte questo, le fotografie di bambini migliori sono sempre quelle che li ritraggono sereni, felici e sorridenti.

Bracketing dell’esposizione: la guida per sfruttarlo al massimo

Ti sarà capitato di fotografare una scena in cui una zona è completamente illuminata mentre l’altra è in ombra.

Pensa, per esempio, alle foto realizzate all’aperto, in pieno sole. Il cielo è molto luminoso, mentre il terreno è naturalmente più scuro. Se vuoi esporre correttamente il suolo, i dettagli del cielo andranno inevitabilmente persi.


Un’altra situazione critica sono le foto scattate in casa, di giorno, con la presenza di una finestra colpita dal sole.

In casi simili, la difficoltà è evidente: devi esporre sulla parte luminosa o sulla parte in ombra. Esporre correttamente tutta la scena è impossibile.

Non è un errore da parte tua, è normale. Purtroppo il sensore della fotocamera (anche la più evoluta in commercio) ha una gamma dinamica ridotta rispetto ai tuoi occhi.

La tecnologia, però, può venirti in soccorso. Puoi realizzare il bracketing dell’esposizione.
È una tecnica che ti permette di migliorare la gamma dinamica dello scatto.

In questo articolo ti spiegherò:

  • a cosa serve il bracketing
  • bracketing dell’esposizione e HDR
  • come si realizza il bracketing
  • dove si applica il bracketing
  • il bracketing dopo lo scatto

A cosa serve il bracketing dell’esposizione

Come ti ho accennato sopra, il bracketing dell’esposizione ti permette di ampliare la gamma dinamica dello scatto. Sarò più chiaro con un esempio. Guarda la foto qui sotto.

Questa è una tipica scena fortemente contrastata. Il cielo è molto luminoso, mentre il porticciolo e le case sulla destra sono più in ombra. Quando cerchi la giusta esposizione devi fare una scelta: esporre correttamente sul cielo o sul terreno.

Se scegli la parte più in ombra, le zone più luminose risulteranno sovraesposte (come sopra).

Ecco un nuovo tentativo cercando di esporre correttamente sul cielo:

Ora il dettaglio del cielo è visibile. Ma ecco il risvolto della medaglia: la terraferma, più in ombra, è diventata sottoesposta.

È un problema legato alla gamma dinamica, decisamente più estesa nell’occhio umano rispetto a qualunque sensore in commercio. Per “gamma dinamica” si intende il rapporto tra il punto più luminoso e quello più in ombra in una scena.

Se in una scena esistono zone fortemente illuminate e altre in ombra, il sensore della fotocamera fatica a trovare la giusta via di mezzo per esporre correttamente ogni zona. L’occhio umano, invece, riesce a farlo.

Il bracketing dell’esposizione ti permette di realizzare più scatti della stessa scena a valori di esposizione diversi. È anche detta “esposizione a forcella”. Sul menù della fotocamera, infatti, la funzione bracketing assomiglia proprio ad una forcella.

Ruotando la rotella della fotocamera verso destra o sinistra puoi aumentare o diminuire il range della forcella. Se, per esempio, imposti il cursore sul “2”, la fotocamera effettuerà 3 scatti: uno sottoesposto a -2 stop, uno correttamente esposto e uno sovraesposto di 2 stop.

Realizzando il bracketing dell’esposizione, una volta a casa potrai scegliere con tranquillità l’esposizione preferita.

In realtà, una delle applicazioni più interessanti del bracketing è l’HDR.

Bracketing dell’esposizione e HDR

Con l’HDR puoi “fondere” le diverse foto realizzate col bracketing, conservando di ognuna la porzione di immagine correttamente esposta.

Il risultato sarà un’immagine dall’ampia gamma dinamica. In parole povere, otterrai una scena esposta correttamente sia nelle zone più luminose che in quelle più in ombra.

Prendendo ad esempio le foto che ho scattato sopra (e aggiungendone una terza correttamente esposta nei mezzitoni), il risultato è questo:

Ho ottenuto un’immagine finale dove sia il cielo che mare e terreno sono correttamente esposti. Più avanti ti spiego come realizzare fattivamente un HDR con Photoshop.

Come si realizza il bracketing dell’esposizione

Ma come si ottiene, nella pratica, il bracketing dell’esposizione? Il primo passo da fare è realizzare più scatti esponendo correttamente in zone diverse della scena. Il numero di scatti deve essere dispari (almeno 3, oppure 5, 7, 9…).

Supponendo di volere realizzare 3 scatti in una foto di paesaggio, nel primo scatto esporrai correttamente il cielo, mentre nel secondo dovrai esporre prendendo a riferimento i mezzitoni. Nel terzo scatto l’esposizione corretta sarà presa nella zona più in ombra della scena.

Ci sono due modi per farlo, ovvero:

  • Bracketing manuale
  • Bracketing automatico

Il metodo manuale consiste semplicemente nello scattare 3 (o più) foto della stessa scena ad esposizioni diverse.

Il bracketing automatico, invece, puoi farlo direttamente con la fotocamera (se il tuo modello lo permette). Devi solo impostare il range di stop della forcella, come ti ho mostrato sopra.

La fotocamera poi, in automatico, realizzerà più scatti ai diversi valori di esposizione impostati.

Se esiste la funzione di HDR automatico, il software della fotocamera si occuperà di fondere gli scatti e di mostrarti il risultato finale.

Il bracketing automatico, al contrario di quello manuale, è pratico e veloce. Lavorando in automatico, però, non hai nessun controllo sulle varie fasi del processo.

Come scattare per ottenere il bracketing

Non puoi applicare il bracketing in tutte le situazioni. Ecco a cosa devi stare attento:

  • non cambiare inquadratura durante gli scatti
  • scegli solo soggetti statici
  • non modificare l’apertura del diaframma
  • usa un treppiede

Te li spiego uno a uno.

Non cambiare inquadratura durante gli scatti

Sia che tu usi il bracketing manuale che quello automatico, i tuoi scatti devono essere identici.

Per ogni scatto cambierai l’esposizione, ma la scena deve essere assolutamente la stessa. Altrimenti, durante il processo di fusione, si creeranno degli artefatti. Potresti ottenere immagini sdoppiate o distorte.

Scegli solo soggetti statici

Per lo stesso motivo, nell’inquadratura non devono esserci soggetti in movimento. Ti ritroveresti con il soggetto in posizioni diverse nei vari scatti.

Questo indurrebbe in errore il processo di fusione. La conseguenza più probabile è quella di ottenere, nuovamente, immagini sdoppiate o un “effetto fantasma”.

Non modificare l’apertura del diaframma

Questo è un errore diffuso ma comprensibile. Cercando la giusta esposizione, potresti essere tentato di mettere mano all’apertura del diaframma per far entrare più o meno luce.

Chiudere o aprire il diaframma, però, ha conseguenze anche sull’immagine finale. Agire sul diaframma, infatti, provoca anche una variazione della profondità di campo.

Ciò che in uno scatto è a fuoco, quindi, potrebbe risultare sfocato in un altro e viceversa. Come ti ho già spiegato, tra gli scatti l’immagine non deve mai cambiare.

Per correggere l’esposizione, quindi, agisci esclusivamente su tempi e ISO.

Usa un treppiede

Ti ho ripetuto fino alla nausea che l’immagine all’interno dell’inquadratura non deve mai cambiare. Se scatti a mano libera, ottenere scatti tutti uguali diventa un’impresa.

Un treppiede ti aiuterà a tenere ferma la fotocamera. In alternativa, puoi poggiare la macchina fotografica su una superficie solida.

Dove è meglio usare il bracketing

Come ti ho spiegato, il bracketing dell’esposizione è un’ottima soluzione per scene fortemente contrastate.
Ecco, di conseguenza, le situazioni in cui è più indicato usare il bracketing:

  • paesaggi
  • architettura
  • interni

Negli esempi qui sotto ti mostro il risultato finale dell’HDR.

Bracketing nelle foto di paesaggio

Il paesaggio (diurno) è la situazione più incline a presentare condizioni di forte contrasto. Ti troverai a che fare spesso con un cielo molto luminoso, mentre il suolo sarà sensibilmente più scuro. In questi casi il bracketing dell’esposizione può risolverti molti problemi.

Photo by Mantas Hesthaven on Unsplash

Photo by Robert Lukeman on Unsplash

Photo by Joran Quinten on Unsplash

Bracketing nelle foto di architettura

Le foto di architettura possono essere considerate una sorta di foto di paesaggio.
In questo caso potresti avere l’esigenza di esporre correttamente la struttura architettonica, ma anche il cielo, per rendere la foto più equilibrata.

Photo by Meduana on Unsplash

Photo by JOSHUA COLEMAN on Unsplash

Photo by mostafa meraji on Unsplash

Bracketing nelle foto di interni

Nella fotografia di interni, spesso ti trovi a fotografare stanze che includono una finestra o una veranda.

In questi casi, devi esporre correttamente la stanza. Di conseguenza, finestre o verande appariranno sempre fortemente sovraesposte. Il bracketing dell’esposizione risolve il problema.

Photo by Matthieu Comoy on Unsplash

Photo by Francesca Tosolini on Unsplash

Photo by Douglas Sheppard on Unsplash

Dopo lo scatto

Dopo aver realizzato il bracketing, se vuoi ottenere manualmente un HDR devi usare un software di postproduzione. Qui ti mostrerò come farlo con Photoshop.

È un processo molto semplice, perchè esiste una funzione dedicata appositamente all’HDR. Te lo spiego passo passo.

Una volta aperto Photoshop, devi andare su File e cercare Automatizza. Da qui scegli la funzione Unisci come HDR Pro…

A questo punto ti si aprirà una finestra di dialogo, dalla quale puoi scegliere i tuoi file tramite il tasto Sfoglia…

Quando hai selezionato i 3 scatti (o 5 o 7…) a esposizioni diverse che hai realizzato, ti compariranno nella finestra di dialogo.

Premendo su OK il software inizierà l’acquisizione dei file. Dopo una manciata di secondi, ti troverai davanti questa schermata.

In basso a sinistra ritroverai i tuoi 3 scatti. Qui hai nuovamente la possibilità di scegliere quali scatti utilizzare per l’HDR. Nella finestra grande, hai già una previsualizzazione del risultato finale.

A destra, trovi una serie di comandi utili ad ottimizzare la fusione. Con Tono e dettagli e Avanzato puoi migliorare la resa finale. Premendo su OK inizia il processo di fusione. Alla fine otterrai il file JPEG all’interno di Photoshop.

Naturalmente da qui puoi sistemare ulteriormente il file. Puoi regolare il contrasto, oppure aprire o chiudere le ombre in base alle tue esigenze.

Conclusioni

Il bracketing dell’esposizione, soprattutto se unito alla tecnica dell’HDR, è uno strumento molto potente. Sostanzialmente si tratta dell’unica tecnica in grado di aumentare la gamma dinamica di uno scena a forte contrasto.

Stai attento, però, a non esagerare. Soprattutto con l’HDR, è molto facile superare il limite della misura e ottenere immagini irreali, che corrispondono davvero poco alla realtà.

Probabilmente anche tu, qualche volta, ti sarai imbattuto in scene di questo tipo:

Hdr

Come puoi vedere il risultato è un po’ eccessivo. L’immagine è molto dettagliata e la sensazione generale è di finto, come si trattasse di grafica.

Come amava ripetermi un mio vecchio prof di fotografia “la miglior postproduzione è quella che non si vede”. Quindi va benissimo realizzare un HDR per recuperare gamma dinamica. Attenzione, però, a non oltrepassare il limite del credibile.

Fotografia aerea con i droni: la guida per cominciare

La visione fotografica, normalmente, è ad altezza d’uomo. Per questo motivo la fotografia aerea può risultare molto suggestiva. È un tipo di scatto che non sei abituato a vedere.

La fotografia aerea, si faceva a bordo di un aereo (solitamente un ultraleggero) o un elicottero. Perciò era alla portata di pochi.

Negli ultimi anni, però, è esplosa la fotografia con i droni. Il progresso tecnologico non solo li ha dotati di fotocamere di qualità, ma li ha resi anche alla portata di tutti.

Con il drone puoi fotografare dall’alto senza utilizzare mezzi di trasporto. Questo ti apre una serie di possibilità fotografiche impensabili fino a poco tempo fa.

In questo articolo ti mostrerò come ottenere il massimo dalla fotografia aerea con i droni. Nello specifico ti spiegherò:

  • Quali caratteristiche deve avere la fotocamera del drone
  • Come impostare la fotocamera del drone
  • Quali sono i soggetti migliori nella fotografia con i droni
  • In quali settori è richiesta la fotografia aerea con i droni
  • La normativa per la fotografia aerea con i droni
  • I migliori droni in commercio
  • I libri per approfondire

Quali caratteristiche deve avere la fotocamera del drone

Photo by Jared Brashier on Unsplash

La maggior parte dei droni in commercio è dotata di fotocamere incorporate, simili a quelle presenti sugli smartphone.

In realtà si tratta sempre di videocamere, adatte sia a scattare foto che a girare video. Come puoi immaginare, le videocamere montate sui droni possono avere caratteristiche molto differenti tra loro.

Ovviamente prestazioni migliori fanno rima con prezzo maggiore. Per quanto riguarda il comparto fotografico, poni attenzione a queste due caratteristiche:

  • Risoluzione del sensore
  • Possibilità di scattare in formato RAW.

Una risoluzione maggiore ti offre la possibilità di stampe di grandi dimensioni. Inoltre, potrai ritagliare l’immagine senza gravi perdite di qualità.

Questo è molto importante proprio nella fotografia con i droni. Dall’alto appare tutto più piccolo quindi, soprattutto all’inizio, potresti faticare a trovare l’inquadratura migliore. Il ritaglio potrebbe rivelarsi necessario in molte situazioni. Se parti da una risoluzione elevata, sei più agevolato.

E’ la prima volta che leggi questo blog?

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
E SCARICA SUBITO IL NOSTRO E-BOOK GRATUITO

La risoluzione delle fotocamere nei droni in commercio va da 2 Mp fino a superare i 30 Mp. Un buon compromesso è scegliere una fotocamera intorno ai 15 Mp. Questo ti permette di ottenere immagini di ottima qualità, ad un costo accessibile.

Il formato RAW, invece, ti permette di lavorare meglio le immagini in postproduzione. Se non conosci a fondo le potenzialità del file RAW, leggi questo articolo.

La possibilità di lavorare sul formato RAW è particolarmente importante, avendo a che fare con foto di paesaggio in cui non controlli la sorgente di luce.

In queste situazioni, infatti, i contrasti possono diventare molto accentuati, con zone colpite dal sole e altre in ombra. La postproduzione sui file RAW ti permette di migliorare sensibilmente la gamma dinamica, rispetto ad un file JPEG.

Dal punto di vista tecnico, non avrai le possibilità di controllo che hai con una reflex o una mirrorless. Le fotocamere presenti sui droni, infatti, sono sostanzialmente equiparabili a quelle montate sugli smartphone. Le modifiche a diaframma, tempi e lunghezza focale non sono di tipo ottico, ma software.

La buona notizia è che non dovrai preoccuparti troppo di impostare la fotocamera. Ti basta “puntare e scattare”, come fai con lo smartphone. Anzi, potrai farlo proprio dallo smartphone.

La quasi totalità dei droni, infatti, è controllata da terra tramite smartphone (o tablet). Ti basta scaricare l’app: il telefono ti mostrerà quello che vede il drone e ti darà accesso ai controlli. Naturalmente da lì puoi anche scattare le tue foto o girare i video. Spesso viene associato a supporti di controllo.

Photo by Ian Baldwin on Unsplash

Come impostare la fotocamera del drone

Come ti ho spiegato in precedenza, le regolazioni sulla fotocamera del drone sono di tipo software e non ottico.

Nella maggior parte dei casi ti sarà sufficiente utilizzare le impostazioni automatiche della fotocamera incorporata nel drone.

Queste vanno bene nella maggior parte dei casi, senza complicarti la vita. Quindi configura queste impostazioni:

  • Bilanciamento del bianco: auto
  • Stile: Standard
  • Profilo Colore: TrueColor o Normale/Nessuno.

Spesso hai accesso anche ad altre impostazioni manuali. La modalità manuale ti offre maggiore flessibilità, però diventa più complicata da gestire, soprattutto se sei all’inizio.

Ecco un elenco delle regolazioni che puoi trovare su gran parte dei droni in commercio:

  • Apertura del diaframma
  • Velocità dell’otturatore
  • ISO
  • Bilanciamento del bianco
  • Bracketing dell’esposizione
  • Profilo colore

Te le spiego una per una.

Apertura del diaframma

Solitamente fissa a f/2,8, i modelli più recenti permettono di variare l’apertura fino a f/11.
È dimostrato che la nitidezza maggiore, mediamente, si ottiene intorno a f/5,6. Se decidi di regolare il diaframma manualmente, non discostarti troppo da questo valore. Per approfondire il funzionamento del diaframma, leggi qui.

Velocità dell’otturatore

Questo parametro dipende molto dalla stabilità del drone. Quelli di fascia alta, per esempio, grazie a funzioni avanzate (come la “modalità treppiede”) riescono ad essere estremamente stabili in volo.

In questo modo puoi usare tempi di scatto abbastanza lenti (anche intorno al secondo), senza avere micromosso.
Generalmente evita di spingerti sotto 1/50s in tutte le altre situazioni. Puoi approfondire il funzionamento dei tempi e dell’otturatore in questo articolo.

ISO

La sensibilità del sensore è un problema per le fotocamere dei droni, così come per gli smartphone. I sensori miniaturizzati non permettono di spingersi ad alti valori di ISO senza generare rumore digitale. Non spingerti oltre i 400 ISO.

Bilanciamento del bianco

Nel caso del bilanciamento del bianco, la discriminante diventa il formato del file. Se scatti in JPEG, dovrai essere estremamente preciso, perchè non sarà modificabile in postproduzione. Se scatti in RAW, invece, nessun problema: puoi modificare il bilanciamento del bianco anche successivamente.

La modalità automatica (AWB) ti salva da molte difficoltà. In casi particolari, però, come al tramonto, il bilanciamento del bianco automatico può produrre colori slavati. Questo perchè compenserà l’eccesso di rosso, tipico del tramonto.

In questi casi hai solo due alternative: modalità manuale (impostando su Daylight) o scatto in RAW. Per approfondire leggi questo articolo.

Bracketing dell’esposizione

La fotografia con i droni è generalmente all’aperto. Questo presta il fianco a situazioni di forte contrasto tra zone molto illuminate, magari con la presenza diretta del sole, con altre in ombra.

Per questo motivo il bracketing dell’esposizione è una funzione estremamente utile. Si tratta di una serie di foto, della stessa scena, scattate in successione, ma con misurazioni di esposizione diverse.

Come minimo la serie include 3 foto: una esposta correttamente per i mezzi toni, una per le ombre, una per le alte luci. Ma scattando più foto riesci ad avere più dati. Per questo molte fotocamere permettono sequenze da 5, 7 o più foto (il numero è sempre dispari).

Unendo queste foto in postproduzione, ottieni una scena dall’ampia gamma dinamica, dove tutte le zone risultano correttamente esposte. Questa procedura si chiama HDR e spesso è possibile realizzarla direttamente in camera (dovrai cercare la funzione HDR nel menù).

Profilo colore

I profili colore servono a regolare i colori sui file JPEG già in fase di scatto. Puoi scegliere una saturazione più o meno accentuata, per esempio. Oppure puoi decidere di scattare direttamente in bianco e nero.

A meno che tu non abbia esigenze particolari, ti consiglio di utilizzare un profilo colore standard, ovvero senza alterazioni cromatiche. Se scatti solo in JPEG, le modifiche ottenute saranno irreversibili.

Quali sono i soggetti migliori nella fotografia con i droni

Fotografare con il drone ha un vantaggio enorme: hai accesso ad un punto di vista di solito impossibile.

Un drone, infatti, può spingersi anche a diverse centinaia di metri da terra. La fotografia aerea con i droni, quindi, offre il meglio di sé nel paesaggio e nell’architettura.

Per risultati sicuri, concentrati su questi soggetti:

  • Campi e boschi
  • Mari e porti
  • Scogliere
  • Spiagge
  • Strade
  • Abitazioni

Campi, boschi, strade, spiagge e scogliere rendono molto bene con un punto di vista perpendicolare. Ma puoi provare anche un angolo di ripresa più basso, per esempio a 60 gradi o 45 gradi.

Photo by Guillaume Baudusseau on Unsplash

Photo by Aaron Burden on Unsplash

Photo by Ed 259 on Unsplash

Photo by Seb Zurcher on Unsplash

Photo by Trae Gould on Unsplash

La composizione fotografica nella fotografia con i droni

Anche nella fotografia con i droni, valgono le regole della composizione “tradizionali”. Però alcune sono più importanti, proprio a causa del punto di vista speciale.

Nella fotografia aerea l’aspetto umano diventa relativo. Le persone vengono fotografate dall’alto, spesso è visibile solo la testa. Per questo motivo molte regole buone ad “altezza d’uomo” (come la direzione dello sguardo) diventano inapplicabili nella fotografia aerea.

Se scatti con un drone, diventa molto più rilevante l’aspetto grafico.
Prova a cercare soprattutto le simmetrie. Il punto di vista perpendicolare esalta questo genere di scatti. Dall’alto la tridimensionalità si annulla, quindi vengono particolarmente esaltate linee e geometrie.

Photo by Luka Verč on Unsplash

Photo by Lucas Davies on Unsplash

La regola dei terzi va bene in ogni situazione, quindi anche nella fotografia aerea.

Anche le trame e le ripetizioni trovano grande applicazione nella fotografia aerea.

Photo by invisiblepower on Unsplash

I settori più forti per la fotografia aerea con i droni

Negli ultimi anni alcuni settori hanno tratto grande beneficio dalla fotografia aerea con i droni. È il caso della fotografia pubblicitaria.

La ripresa fotografica dall’alto esalta significativamente posti di villeggiatura, location, ma anche i paesaggi naturali. Di conseguenza soprattutto alberghi, agriturismo, masserie, tenute, parchi giochi sfruttano la fotografia aerea per esaltare le loro strutture.

Photo by Humphrey Muleba on Unsplash

Allo stesso tempo, molte amministrazioni locali utilizzano la fotografia con i droni per pubblicizzare il proprio territorio.

Photo by canmandawe on Unsplash

La fotografia aerea è molto utilizzata anche nel campo dell’immobiliare. Con un colpo d’occhio, infatti, è possibile apprezzare la volumetria dell’edificio, terreni, terrazzi e giardini.

Photo by Derek Thomson on Unsplash

Per lo stesso motivo, la fotografia con i droni è spesso utilizzata anche da fabbriche e industrie.

Photo by CHUTTERSNAP on Unsplash

La fotografia aerea, infine, è molto apprezzata nella fotografia di matrimonio. Anzi, si può dire che è la vera moda del momento.

Photo by Josue Michel on Unsplash

Foto e video riprese col drone sono ormai richiesti dalla quasi totalità delle coppie. La ripresa dall’alto offre un colpo d’occhio arioso che ben si presta all’evento matrimoniale.

La normativa per la fotografia aerea con i droni

Photo by Martin Sanchez on Unsplash

La fotografia con i droni ha purtroppo un ostacolo peculiare: una normativa dedicata.

Rispetto ai primi anni dalla comparsa dei droni, quando regnava la più completa anarchia, ora le regole sono diventate più stringenti.

Le zone vietate al volo dei droni si sono moltiplicate. Inoltre, anche dove è permesso volare, spesso è necessario avere licenze, patentini e autorizzazioni.

Inoltre, la normativa viene aggiornata periodicamente. Quindi sarà necessario tenerti continuamente informato.

L’ente di riferimento per il volo con i droni è ENAC (Ente Nazionale Aviazione Civile). Qui puoi trovare tutte le norme in vigore. Al momento in cui scrivo, per pilotare i droni con peso inferiore ai 500 grammi è sufficiente sostenere un esame online. Oltre questo peso, è previsto un esame teorico e pratico.

Indipendentemente dalla licenza (e dal drone) in tuo possesso, esistono delle “zone critiche” in cui non è possibile volare, come per esempio su raduni di persone o nei pressi di aree militari.

Prima di ritrovarti in situazioni delicate, ed essere passibile di salate multe, ti conviene informarti nei dettagli.

I migliori droni in commercio

La tipologia di droni disponibile in commercio è molto ampia. Di conseguenza anche i prezzi variano moltissimo. Si passa da qualche decina di euro per i modelli base, fino a superare le migliaia.

Se sei agli inizi, ti consiglio di iniziare investendo pochi soldi. Anche in questo caso, però, occhio alle caratteristiche tecniche. Se spendi troppo poco rischi di ritrovarti un giocattolo, che ti regalerà pochissime soddisfazioni. Ci sono modelli acquistabili a pochi euro, che hanno una qualità fotografica e video veramente scadente.

In droni di questo tipo, anche batteria e stabilità di volo sono ai minimi termini. Evita di fare questo tipo di acquisti. Oltretutto rischi di fare male a qualcuno perdendo il controllo del drone.

L’elenco qui sotto spazia da modelli base (ma non giocattoli) a droni più professionali. A te la scelta.

  • Nessun prodotto trovato.
  • Nessun prodotto trovato.
  • Nessun prodotto trovato.
  • Nessun prodotto trovato.
  • Nessun prodotto trovato.

I libri per approfondire

Se sei completamente digiuno di fotografia aerea con i droni, può rivelarsi molto utile una guida su cui studiare. La scelta è decisamente ampia, ma io ti consiglio questi:

  • Nessun prodotto trovato.
  • Nessun prodotto trovato.
  • Nessun prodotto trovato.
  • Nessun prodotto trovato.

Conclusioni

La fotografia aerea con i droni è la moda del momento. In un mondo fotografico che non vedeva novità da molti anni, ha rappresentato la vera rivoluzione. La fotografia aerea spiazza, sorprende e, soprattutto, non è alla portata di chiunque.

Per farla bene, infatti, la fotografia con i droni presuppone l’acquisto di attrezzatura idonea, una preparazione specifica e, spesso, licenze e autorizzazioni. Investire in questo settore, quindi, può darti un vantaggio competitivo non indifferente sulla concorrenza.

Proprio perchè non puoi improvvisare, però, ti consiglio di prepararti bene già prima dell’acquisto del drone. Studiati a fondo le caratteristiche tecniche e prediligi il miglior rapporto qualità/prezzo. Poi individua, se possibile, il settore a cui vuoi dedicarti.

Soprattutto, documentati. Licenze e permessi sono spesso indispensabili. Il tuo acquisto dovrebbe tenere conto soprattutto di questo, quindi anche del tuo tempo a disposizione per tenerti aggiornato e studiare.

Una volta fatto il passo e acquistato il drone, prima di volare studiati manuali e tutorial. Se possibile, affiliati ad un’associazione fotografica che si dedica ai droni. Il consiglio di un professionista può risultare veramente prezioso.

Diane Arbus, la rivoluzionaria della fotografia documentaria

Quando ho iniziato a dedicarmi alla fotografia con serietà, ho iniziato a frequentare dei corsi. Ricordo che uno dei miei primi prof era solito ripetermi: “per ottenere grandi foto, devi tirare fuori quello che hai dentro”.
All’inizio mi sembrò una frase ad effetto come tante, un giorno però cominciò a parlarmi di Diane Arbus. La fotografa americana, col suo approccio personale verso i propri soggetti, ha rivoluzionato la fotografia documentaria. Ha creato uno stile copiato ancora oggi di cui ti parlerò in questo articolo.

Diane Arbus era solita fotografare i “mostri”. I cosiddetti freaks, ovvero quelle persone che per difetti fisici evidenti vengono considerati “diversi”. Quasi fenomeni da baraccone.

A guardare le foto di Diane Arbus effettivamente si rimane spiazzati. La sua maggiore produzione fotografica era proprio incentrata sulla ricerca, quasi maniacale, di questo tipo di persone.

Diane Arbus, la storia in breve

Nata a New York nel 1923 da genitori ebrei di origine polacca (il suo cognome reale è Nemerov), Diane è una ragazza di buona famiglia.

I suoi genitori sono proprietari di una catena di grandi magazzini. Sin da giovane prende lezioni di pianoforte, di pittura e studia il francese. Lei e i suoi due fratelli in casa hanno bambinaie e servitù.

Crescere in una sorta di campana di vetro, però, contribuisce a crearle quelle paure che si porterà dietro per tutta la vita.

La ricerca quasi ossessiva dei mostri diventa un tentativo di combatterli, usando lo schermo protettivo della macchina fotografica.

Purtroppo, però, questi mostri non riuscirà mai ad abbatterli. Diane Arbus, infatti, muore suicida a 48 anni, nel 1971. Nonostante questo, la Arbus è riuscita a lasciare il segno nella storia della fotografia documentaria.

Gli inizi fotografici di Diane Arbus

Diane Arbus inizia a cimentarsi con la fotografia grazie al marito Allan, fotografo durante la seconda guerra mondiale. Al suo ritorno dal fronte, spiega a Diane tutti i principi della tecnica fotografica, che lei apprende velocemente.

Insieme aprono lo studio fotografico “Diane e Allan Arbus”, che si occupa principalmente di moda e pubblicità. Lo studio diventa molto presto famoso e le commissioni si moltiplicano. I lauti guadagni però non soddisfano professionalmente Diane, che inizia a lavorare a progetti personali.

È proprio la visione del film “Freaks” di Tod Browning del 1932 a folgorare Diane Arbus. Nel film si raccontano le vicende di un gruppo di artisti deformi che lavorano in un circo.

Dopo quel film Diane decide che avrebbe documentato la vita e le storie di chi è diverso, di chi viene ghettizzato dalla società.

Da allora i suoi soggetti preferiti diventano tutte le persone con malformazioni, ma anche prostitute, transessuali, travestiti e nudisti.

Diane Arbus, però, rivoluziona la fotografia documentaria perché non si limita a scattare. Lei avvicina quelle persone, le conosce, ci vive insieme, entra in intimità con esse. Lo scatto è solo l’ultima tappa del processo produttivo.

Il suo approccio rivoluziona il mondo della fotografia documentaria, fino ad allora vissuto sempre con distacco. Documentare fotograficamente, prima di Diane Arbus, significava semplicemente raccontare la fredda cronaca.

Oggi, un bravo fotografo documentarista non può fare a meno di seguire il “metodo Arbus”. Se vuoi raccontare nel migliore dei modi storie di vita umana, devi assolutamente entrare in intimità coi tuoi soggetti.

In questo articolo ti spiegherò quali insegnamenti ci ha lasciato Diane Arbus, prendendo spunto da alcune sue frasi.

1. Entra in intimità col tuo soggetto

“Se io fossi semplicemente curiosa, mi sarebbe assai difficile dire a qualcuno: voglio venire a casa tua, farti parlare e indurti a raccontare la storia della tua vita. Mi direbbero: tu sei matta. E in più starebbero molto sulle loro.

Ma la macchina fotografica dà una specie di licenza. Tanta gente vuole che le si presti molta attenzione, e questo è un tipo ragionevole di attenzione da prestare”.

Insegnamento

Quando ti appresti a documentare la vita di qualcuno, non puoi limitarti ad andare lì e iniziare a scattare. Diane Arbus ha fatto scuola e queste parole lo spiegano in maniera esemplare.

Nessuna persona comune si sente a propria agio quando viene fotografata. A maggior ragione quando cerchi di catturare momenti di vita intima.

Capita anche a me nella fotografia di matrimonio. Trovo gli sposi molto più disinvolti se, prima dell’evento, ci ho parlato spesso e li ho incontrati qualche volta.

Prendo un caffè insieme, parliamo delle nostre vite, del lavoro, delle nostre passioni. Parlo anche di me. È molto più semplice creare empatia se metti a nudo anche te stesso.

Col tempo ho imparato che avere i soggetti a proprio agio, migliora sensibilmente anche la qualità degli scatti. La spontaneità è straordinariamente fotogenica.

2. Non fare previsioni

“Nelle mie fotografie non ho mai ottenuto il risultato che aspettavo prima di scattare. Dopo lo sviluppo erano sempre migliori oppure peggiori”.

Insegnamento

Questa riflessione di Diane Arbus trova grande applicazione proprio oggi, con la fotografia digitale. Oggi puoi realizzare molti più scatti, rispetto ai tempi dell’analogico. Ma quante volte hai perso tempo a cercare l’inquadratura giusta, perdendo poi il momento migliore?

Come ti spiega Diane Arbus, il risultato dello scatto non è preventivabile al 100%. Puoi stare lì interminabili secondi a trovare l’inquadratura migliore, ma questo non sempre ti garantisce un ottimo risultato.

Per questo motivo, dedicaci il tempo strettamente necessario, ma scatta velocemente. Oltretutto, con la fotografia digitale, puoi realizzare più scatti in poco tempo. Quindi puoi sensibilmente migliorare le tue percentuali di riuscita.

3. Pensa al contenuto, non alla forma

“Per me, il soggetto dell’immagine è sempre più importante dell’immagine”.

Insegnamento

Questa frase l’ho rubata a Diane Arbus per farne un mantra nei miei corsi di fotografia. Quando sei agli inizi, sei sempre molto attento ad applicare correttamente la tecnica e la composizione fotografica.

È un atteggiamento comprensibile. Questo, però, non deve sviarti dal tuo compito principale di fotografo, ovvero comunicare un messaggio.

In una fotografia è sempre più importante il contenuto della forma. Tecnica e composizione non devono essere fini a se stessi, ma solo strumenti per comunicare il tuo messaggio.

Quindi non cadere nella trappola di confezionare una foto “bella che non balla”. Chiediti sempre: “cosa voglio raccontare?”. E soprattutto: “quello che voglio raccontare, sarà comprensibile anche agli altri?”. Se riuscirai a rispondere a queste due domande, avrai posto le basi per una foto di successo.

4. Fai foto brutte

“La questione è che non si eludono i fatti, non si elude la realtà com’essa è veramente…È importante fare delle brutte fotografie. Sono le brutte che mostrano qualcosa di nuovo. Esse possono farvi conoscere qualcosa che non avevate visto, in una maniera che ve le farà riconoscere quando le rivedrete”.

Insegnamento

Questo insegnamento è utilissimo soprattutto quando lavori ad un progetto fotografico. Come spiegato anche al punto 3, l’estetica è importante, ma non è l’unica cosa che conta.

Nella sequenza di un progetto fotografico, è importante che la tua storia racconti tutti gli aspetti del tema che stai affrontando. Una foto brutta ma efficace, può essere uno dei modi migliori per descrivere la realtà.

D’altra parte, soprattutto nella documentazione fotografica, una foto esteticamente imperfetta apparirà molto più realistica. Quindi anche più vera.

5. Scegli bene i tuoi insegnanti

“Finché non studiai con Lisette Model sognavo di fare fotografie, ma non le facevo davvero. Lisette mi disse che dovevo divertirmi nel farlo…”.

Insegnamento

Diane Arbus inizia a fotografare a partire dagli anni ’40. Fotografa modelle e prodotti utilizzando una nikon 35 mm. È proprio grazie all’incoraggiamento della Model che Diane supera la timidezza e inizia a fotografare i soggetti che davvero la interessano.

Lisette Model però è fondamentale anche nella scelta della sua attrezzatura. Abbandona la Nikon e le sue macchine fotografiche diventano le 6×6, Rolleiflex o Mamiya dal mirino a pozzetto.

Sono macchine fotografiche poco appariscenti, che non incombono timore nei soggetti. Diane guarda anche nel pozzetto, senza uno sguardo diretto. Il cambio è una svolta per la sua carriera.

Se decidi di fare sul serio con la fotografia, corsi e workshop diventano importantissimi per crescere. Attento, però, a non frequentarli tanto per farlo.

La scelta dell’insegnante è fondamentale. Non deve essere solo un bravo fotografo, ma deve essere soprattutto bravo ad insegnare.

Mi sono imbattuto spesso in bravissimi fotografi, che però spiegavano i concetti in modo asettico e distaccato. Alla fine quei corsi li ho quasi dimenticati, perchè mi hanno lasciato pochissimo.

Quindi scegli il corso di tuo interesse, ma documentati soprattutto sul docente. Chiedi referenze in giro, cerca di capire le sue capacità di insegnamento. Un fotografo bravo su questo aspetto, può diventare fondamentale per la tua crescita.

Approfondimenti

Se vuoi conoscere meglio il grande apporto di Diane Arbus alla fotografia documentaria, inizia da questi libri:

  • Nessun prodotto trovato.
  • Nessun prodotto trovato.
  • Nessun prodotto trovato.

Fotografare Roma: porta a casa scatti originali (con esempi)

Se sei un fotografo, ogni volta che organizzi un viaggio la prima domanda è: cosa fotograferò?

Alcuni posti sono indubbiamente più fotogenici di altri. Una grande città come Roma, densa di storia e cultura, offre infiniti spunti fotografici.

Quando hai a che fare con una città così visitata, però, devi affrontare anche un altro problema: non sarà troppo inflazionata?

Nel 2019, Roma ha registrato quasi 50 milioni di presenze turistiche. Esiste un posto che non è stato ritratto?
Questo, però, non deve abbatterti. Anzi, puoi affrontarla come una grande sfida. Se metti in moto il tuo occhio fotografico, anche il monumento più famoso può regalarti scatti originali. Basta cercare punti di vista innovativi.

Allo stesso tempo, anche a Roma esistono decine di luoghi meno famosi ma ugualmente affascinanti.
In questo articolo ti aiuterò a fare foto di Roma che ti daranno soddisfazione. Ti indicherò:

  • i posti più conosciuti,
  • i posti meno conosciuti,
  • come fotografare ciò che rappresenta Roma (oltre i monumenti),
  • i migliori libri fotografici su Roma.

I posti più ovvi da fotografare a Roma

Se vai in una grande città come Roma, va bene fare l’alternativo, ma non puoi mancare di fotografare anche i posti più famosi. D’altra parte la documentazione del tuo viaggio deve essere completa.

Per non rischiare di portare a casa foto banalissime, puoi cercare punti di vista innovativi.

Il Colesseo, il Vaticano, Piazza Navona e Piazza Venezia, il Pantheon, il Foro Romano. Sono solo alcuni dei monumenti storici più famosi di Roma, fotografati milioni di volte. Però guarda le foto qui sotto. Grazie ad un punto di vista alternativo, puoi ottenere ugualmente scatti originali.

Guarda qualche esempio:

Basilica di San Pietro. Photo by Xavier Coiffic on Unsplash

Colosseo. Photo by Peter Mizsak on Unsplash

Cupola di San Pietro. Photo by Cristina Gottardi on Unsplash

Foro Romano. Photo by Cristina Gottardi on Unsplash

Piazza Venezia. Photo by Adriano Pucciarelli on Unsplash

Musei Vaticani. Photo by Melissa Askew on Unsplash

Pantheon. Photo by Christopher Czermak on Unsplash

Piazza Navona. Photo by Alberico Bartoccini on Unsplash

Villa Borghese. Photo by Ágatha Depiné on Unsplash

Piazza del Popolo. Photo by Marialaura Gionfriddo on Unsplash

Piazza del Popolo. Photo by Gabriella Clare Marino on Unsplash 

Adesso hai capito cosa ti voglio dire. I fotografi degli esempi qui sopra hanno ritratto soggetti inflazionatissimi, ma li avevi mai visti sotto queste prospettive?

Ricorda una regola fondamentale: va bene il punto di vista alternativo, ma è importante che si riconosca il luogo. Se fotografi il Colosseo e non si capisce che è il Colosseo, allora non va bene.

Lo scatto deve offrire un punto di vista alternativo, ma è indispensabile che racconti la città. Se non si capisce che è Roma e che si tratta di un monumento famoso, allora devi rivedere lo scatto.

Per ottenere scatti originali, è indispensabile una buona conoscenza delle regole della composizione fotografica. Per approfondire, puoi iniziare da questo nostro articolo.

Se vuoi passare immediatamente alla pratica, la nostra guida “Composizione pratica” include esercizi specifici per ottenere foto che catturano lo sguardo.

Uno dei modi per ottenere punti di vista alternativi è quello di abbassarsi a livello del suolo. In questo articolo puoi trovare molti spunti interessanti.

Altrimenti prova queste tecniche:

  • trovare un punto di scatto più alto (quando possibile),
  • mettere in evidenza un particolare e sfocare, sullo sfondo, lo scorcio o il soggetto famoso,
  • catturare il soggetto famoso riflesso (da un vetro, uno specchio o una pozzanghera),
  • includere il soggetto famoso in una cornice (una finestra, una porta o qualunque cornice fisica),
  • fotografare una scena “banale” in cui il soggetto famoso è sullo sfondo, generando un effetto sorpresa.

I posti meno conosciuti da fotografare a Roma

Roma è di una bellezza unica, quindi qualunque posto può essere garanzia di successo. Se ti avventuri nel centro della città, per esempio tra Trastevere e il Gianicolo, troverai centinaia di scorci unici.

Se, invece, vuoi muoverti in maniera più mirata, qui sotto ti faccio un elenco di posti da fotografare a Roma, ma che solitamente risultano sconosciuti al classico turista occasionale.

Ecco l’elenco (molto approssimativo):

  • Isola Tiberina
  • Quartiere Eur
  • Clivo di Scauro
  • Quartiere Trullo
  • Parco degli Acquedotti
  • Giardino degli Aranci
  • Ponte della Musica
  • Piazza Kennedy
  • Buco nella serratura sull’Aventino
  • Cripta dei Cappuccini su via Veneto
  • Lungotevere Castello
  • Reale circolo Canottieri
  • Piccolo Duomo con il Museo delle Anime del Purgatorio
  • Casa dei Mostri (Palazzetto Zuccari)
  • Orto Botanico

Se non sei mai stato a Roma, alcuni di questi forse non li avrai neanche sentiti nominare. Invece offrono degli spunti davvero suggestivi. Guarda le foto qui sotto.

Isola Tiberina. Photo by Massimo Virgilio on Unsplash

Quartiere Eur. Photo by Marie Ginette Amirault on Unsplash

Clivo di Scauro. Wikipedia

Quartiere Trullo. Photo by Nadia Fes on Unsplash

Parco degli Acquedotti. Wikipedia.

Giardino degli Aranci. Photo by Federico Scarionati on Unsplash

Ponte della Musica. Wikipedia.

Piazza Kennedy. Photo by Andrea Peruffo on Unsplash

Buco della Serratura. Aventino. Photo by Galen Crout on Unsplash

Cripta dei Cappuccini. Wikipedia.

Lungotevere Castello – Photo by Gabriella Clare Marino on Unsplash

Reale circolo Canottieri – Photo by Gabriella Clare Marino on Unsplash

Piccolo Duomo. Wikipedia.

Casa dei Mostri (Palazzo Zuccari). Wikipedia.

Orto Botanico. Foto Alessia Rossi.

Fotografare Roma: non solo monumenti

Un altro modo per fotografare una città è attraverso i suoi simboli. Città ricche di storia come Roma sono l’ideale per un racconto di questo tipo.

Un uomo travestito da centurione o una statua richiamano subito l’aspetto storico di Roma. La vespa è il simbolo di “Vacanze Romane”, il film capolavoro di Fellini. Ma anche il formaggio pecorino rappresenta, in tutto il mondo, la città di Roma.

È indispensabile una buona conoscenza della città, prima di partire. Le guide non bastano. Ecco alcuni suggerimenti che possono aiutarti a conoscere meglio la città:

  • guardare film che hanno Roma come sfondo,
  • guardare dei documentari,
  • guardare dei video su YouTube,
  • leggere articoli di riviste di viaggio,
  • leggere blog di viaggio online,
  • guardare libri fotografici su Roma.

A quest’ultimo punto ho dedicato un intero paragrafo più avanti.

Quando hai individuato il dettaglio, concentrati su di esso. Non è necessario scattare una foto ambientata. Cerca di fotografare solo il dettaglio, la resa sarà migliore. In questo senso potrebbe esserti utile utilizzare un teleobiettivo. La lunghezza focale dovrebbe essere almeno superiore agli 85mm.

Usare questo tipo di focale ha un doppio vantaggio: puoi riempire più facilmente l’inquadratura e, grazie alla ridotta profondità di campo, puoi staccare meglio il soggetto dallo sfondo.

Se ti concentri su questi dettagli, puoi trovare un modo alternativo di raccontare Roma. Questo genere di foto arricchisce e completa la documentazione della città che stai visitando.

Photo by Federico Scarionati on Unsplash

Photo by Simona Sergi on Unsplash

Photo by Maria Bobrova on Unsplash

Photo by Michele Bitetto on Unsplash

Photo by Imran Perwez on Unsplash

Photo by Marialaura Gionfriddo on Unsplash

Photo by Gabriella Clare Marino on Unsplash

I libri per ispirarti

I libri che parlano di Roma non mancano davvero. Guide ai monumenti, ai ristoranti e alle attrazioni della città, la fanno da padrone.

Tu però sei un fotografo, quindi hai bisogno di approfondire soprattutto l’aspetto fotografico.

In questo senso, conoscere l’opera dei grandi fotografi che, in qualche modo, hanno rappresentato Roma, può esserti di grande aiuto. Qui sotto ti propongo quattro libri fotografici.

Il primo, con le foto di Gabriele Basilico, si concentra sulle architetture di Roma.

Nessun prodotto trovato.

“Rome” di Elliott Erwitt è nel pieno stile del grande fotografo americano. All’interno, quindi, troverai scatti di street photography in chiave umoristica. Un perfetto manifesto delle contraddizioni di Roma.

Nessun prodotto trovato.

Mimmo Jodice è uno dei più grandi fotografi italiani. Nessuno meglio di lui ha fotografato la società attraverso le linee del paesaggio urbano. Questo suo libro su Roma è anche particolarmente pregiato. Se riesci ad acquistarlo avrai in casa un libro che si rivaluterà nel tempo.

Nessun prodotto trovato.

Infine, una proposta editoriale particolare. Un pacchetto di 5 libri, con 5 diverse “visioni fotografiche” su Roma. Sarah Moon, Alex Majoli, Nadav Kander, Martin Kollar e Tommaso Protti – invitati dal curatore Francesco Zizola. Attraverso il loro sguardo poetico, visionario, crudo e intellettuale, ritraggono Roma, ognuno con la propria particolare chiave di lettura.

Nessun prodotto trovato.

Conclusioni

Fotografare Roma è una delle esperienze più appaganti per un fotografo. Gli spunti fotografici sono sterminati. Ti puoi concentrare sull’architettura, sulla fotografia di strada, sui suoi simboli o sul paesaggio.

L’unico rischio è quello di essere banale, quindi di tornare a casa con foto simili ad altri milioni. Per evitarlo, devi cercare di essere originale. Puoi farlo attraverso la ricerca di punti di vista alternativi, oppure cercando posti meno conosciuti.

Per una documentazione completa della città, puoi cercare di variare la tipologia di soggetti. Puoi alternare paesaggio e fotografia di strada, architettura e ricerca dei simboli tipici di Roma.

Se non ti piace fotografare le persone, puoi provare a scattare delle lunghe esposizioni. Ti servirà un cavalletto e un filtro ND. In questo modo la presenza umana sarà meno invadente.

In alternativa puoi dedicarti alla visione notturna di Roma, quando è meno frequentata dai turisti.

Fotografare Roma in maniera originale può diventare una vera sfida. Una maniera eccezionale per stimolare la tua creatività.

Immagine di copertina di Federico Di Dio photography on Unsplash 

Non perderti il nostro manuale gratuito

con suggerimenti, esempi e piccoli segreti tecnici per affrontare tutte le più comuni situazioni di scatto

Our website uses cookies and thereby collects information about your visit to improve our website (by analyzing), show you Social Media content and relevant advertisements. Please see our page for furher details or agree by clicking the 'Accept' button.

Impostazioni Cookie

Qui puoi scegliere quali cookie abilitare

NecessariCookie necessari per il funzionamento del sito.

AnalisiCookie necessari all'analisi ed al miglioramento del sito.

Social mediaCookie necessari all'integrazione con le principali piattaforme social (Facebook, Instagram, Youtube, ecc ecc)

AdvertisingCookie necessari per la visualizzazione dell'advertising secondo i tuoi interessi

AltriCookie di servizi di terze parti che non riguardano Social, Analisi e Advertising.