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5 Articoli che Devi Leggere per Migliorare la tua Fotografia

Studiare partendo dalle basi della fotografia o approfondire argomenti nuovi è sempre una buona idea.

Se non lo facessimo resteremmo sempre gli stessi e proporremmo sempre le stesse foto. Pfffff.

A volte leggere un articolo o guardare un tutorial, invece, può aprirci la mente verso nuove strade che non avevamo mai pensato di percorrere. Da quando, alcuni anni fa, ho letto le prime guide sul mosso intenzionale, per esempio, per me è diventato una droga.

Non si deve mai abusare di niente ma, quando abusi di una nuova tecnica fotografica che ti incuriosisce, ti garantisco che finisci per impararla per bene.

Per forza di cose, poi, i tuoi risultati migliorano.

È con questo spirito che -se segui già questa rubrica dai suoi inizi lo sai- ti proponiamo ogni settimana 5 nuovi tutorial, con la scusa un po’ scherzosa di fare i maestri e assegnarti i compiti per il fine settimana. 

La macro fotografia di insetti come non l’hai mai letta

Cioè spiegata da un professore di psicologia russo, appassionato di entomologia.

Se stai già storcendo il naso pensando che questa persona non abbia niente da insegnarti sulla fotografia macro, puoi ricrederti subito aprendo il suo articolo, tradotto in italiano e pubblicato da Photorevolt.

Mi è piaciuto almeno per quattro motivi:

  1. segue una filosofia di non disturbo dell’animale e ti da tanti consigli a riguardo;
  2. le foto sono scattate con Canon Powershot G1 e G3, cioè due fotocamere compatte;
  3. spiega la tecnica “macro del povero”;
  4. entra nel dettaglio dei settaggi che devi usare e di molte altre cose.

La tecnica della doppia esposizione nel paesaggio

Ne abbiamo parlato un po’ anche nei commenti sotto questo articolo, colgo quindi l’occasione per segnalare il tutorial agli utenti che erano intervenuti per chiedermi:

“Quando si fotografano i paesaggi marini, come si fa ad esporre correttamente sia il mare che il cielo?”

Come si fa te lo spiega davvero bene, secondo me, questo articolo: è proprio uno step- by- step con immagine di esempio. Molto, molto utile. Leggilo.

Fotografare i fulmini

C’è chi si elettrizza al pensiero di giornate trascorse in mezzo alla burrasca, aspettando i fulmini per fotografarli.

Un lettore del sito mi ha recentemente chiesto di scrivere un approfondimento al riguardo e ho volentieri preso l’appunto.

Nel frattempo, per toglierti le prime curiosità, ti propongo un breve tutorial su una fotografia particolarmente riuscita, pubblicato da Phototutorial.net

Fotografare come gli antichi pittori cinesi

Questo articolo mi aveva colpito fin dal titolo, perché m’interessano molto le mescolanze tra fotografia ed altre forme d’arte, o meglio, mi piace quando la fotografia imita alcune tecniche pittoriche.

Ma poi l’introduzione mi ha definitivamente catturata…

“All’altra estremità del lungo tavolo, dove ero seduto, c’era un grande libro a brandelli. Alla fine la curiosità ha avuto la meglio e sono andato a vederlo. Il titolo, il Tao della pittura, era intrigante per me, in quanto avevo già letto l’antico Tao Te Ching, uno dei testi sacri delle grandi religioni.
Appeno ho letto l’introduzione e il primo capitolo è successa una cosa strana: ho iniziato a sostituire la parola pittura con fotografia.”

Come prosegue questa storia? Vale la pena dare un’occhiata.

Come conservare le stampe fotografiche

Un’idea evergreen nonostante l’articolo sia un po’ datato. Vorresti regalare la stampa di alcune tue foto a qualcuno ma non sapresti come montarle?

Ecco un sistema semplice, veloce, che rende le foto rigide e maneggevoli e permette di guardarle senza lasciare impronte.

5 Articoli da Aggiungere ai tuoi Preferiti

Se hai seguito la nostra rubrica dedicata ai compiti per il fine settimana e vuoi continuare a farlo sei nel posto giusto.

Lo sei anche se leggi questi articoli per la prima volta.

Questo è, infatti, il quinto appuntamento che ti proponiamo con i migliori tutorial e articoli sulla fotografia apparsi sul web, accuratamente selezionati da noi per darti nuove ispirazioni, aiutarti a crescere nella tua competenza fotografica o semplicemente tenerti impegnato in letture che riguardano la nostra comune passione.

Una riflessione su Instagram e sul futuro della fotografia

Sono incappata in un video di Giulio Forti, direttore di Fotografia Reflex, e ho condiviso la sua opinione profondamente.

Non ho mai compreso fino in fondo questa fissazione, tipica di Instagram, per l’uso dei filtri vintage, questo dovere per forza imitare il passato credendo che così si nobiliti la fotografia, la si elevi a chissà quale livello.

Il futuro della fotografia è nel passato?

Solo se stiamo parlando di longevità del mezzo di conservazione della foto: tra 150 anni, infatti, le 800 foto fatte durante il tuo viaggio a Taiwan -dice Forti- conservate sul pc e mai stampate, andranno perse, mentre alcuni dagherrotipi hanno resistito oltre un secolo.

Tu cosa ne pensi? Dicci la tua nei commenti. Ma prima guarda il video.

Come mettere in posa Fido

Avrai sicuramente già letto tantissimi articoli sulla così detta pet photography, anche noi di Fotocomefare ne abbiamo proposti diversi.

Tuttavia, questo viene da Fotografia.it, rivista prestigiosa e ricca di contenuti, della casa editrice Progresso.

Questo articolo mi è piaciuto (e quindi te lo segnalo) perché analizza le qualità di alcune belle foto canine e feline, con commenti in didascalia molto chiari e d’ispirazione.

Una cosa diversa dal solito.

Per leggerlo ricordati di registrarti al portale, il sistema è veloce e, una volta compilati un paio di campi, puoi già accedervi.

Come individuare i difetti degli obiettivi fotografici

Quando compri un obiettivo di seconda mano come fai a sapere che non ti stanno fregando? Non vorresti capire quali elementi andare a controllare per accertarti che sia tutto a posto?

Ecco, allora leggi questa bella guida di Fotografia Artistica, che ti insegna a:

  1. controllare gli innesti,
  2. verificare la presenza di graffi,
  3. controllare lo stato del trattamento antiriflesso e l’eventuale presenza di funghi,
  4. controllare il diaframma e i movimenti delle ghiere.

Utile, sentiti ringraziamenti.

Di partire alla scoperta di un nuovo mondo

L’articolo è un viaggio all’interno di texture stupefacenti e forme strambe: miniaturizzati insieme al fotografo Pyanek e parti alla scoperta dell’infinitamente piccolo.

Vedrai oggetti indagati da molto vicino, che non vengono da Marte ma che, al contrario, ci circondano nella nostra vita quotidiana.

In breve, il fotografo di cui si parla in questo articolo, ha utilizzato una Canon Eos 600D e un semplice kit di inversione delle ottiche ottenendo bellissime fotografie macro della spugna da cucina, delle pagine di un libro, di un granello di zucchero che pare un diamante, degli spaghetti e molto altro.

Nell’articolo proposto da Fotografi Digitali troverai il download delle foto, una spiegazione testuale e un video per goderti l’intera galleria.

Come pulire la reflex e il sensore

Hai mai pulito la tua reflex?

Se la risposta è sì, cambiamo domanda: da quanto tempo non fai la pulizia della tua reflex?

Io, per esempio, da parecchio e, finito di scrivere questo articolo, me ne occuperò subito. Sento già qualche senso di colpa e il motivo è presto detto: non devi fare accumulare la polvere né all’esterno della macchina fotografica, né all’interno perché, a lungo andare, questo avrà delle conseguenze (delle quali ti parlo più sotto).

Nonostante molte case produttrici di reflex digitali abbiano, infatti, sperimentato sistemi di pulizia del sensore automatici (la prima è stata la Olympus), molto spesso questi metodi si rivelano insufficienti, soprattutto a causa del loro uso errato da parte dello stesso fotoamatore.

Se la tua macchina fotografica ha, infatti, un sistema di rimozione polvere che viene eseguito meccanicamente all’accensione e/o allo spegnimento (per Canon è così), devi ricordarti che, finchè il processo non è terminato, devi tenerla dritta.

In sostanza non devi inclinarla né verso l’alto né verso il basso, ma fare attenzione che il sensore sia sempre perpendicolare al pavimento. Questo perchè altrimenti i granelli si depositano su altri componenti interni.

Inoltre, la polvere più appiccicata non va via nemmeno con questi scuotimenti del sensore.

Quindi, se nella tua macchina fotografica c’è della polvere non recente, è probabilmente il caso di dare una bella ripulita.

In questo articolo vediamo come fare, ma con le opportune precauzioni.

Camera cleaning by Tim RT, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution-No Derivative Works 2.0 Generic License   by  Tim RT 

Attenzione al fai da te selvaggio

Esistono in rete tutorial di pulizia della reflex e del sensore veramente dettagliati e completi. Alcuni sono molto validi e non dubito che ci sia da fidarsi. Tuttavia, non mi sento di consigliarti un livello di pulizia casalingo troppo avanzato.

Se vuoi, per esempio, comprare i kit per la pulizia in vendita online va bene, ma scegli Nessun prodotto trovato. (come quello che menziono sotto, alla voce “come pulire la reflex”), escludendo chi ti propone strumenti troppo sofisticati, con i quali potresti graffiare il sensore o altre parti interne.

E’ la prima volta che leggi questo blog?

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Personalmente, non ho mai usato nemmeno i Nessun prodotto trovato.. Questo perché ritengo che le operazioni di pulizia più complesse debbano essere affidate a personale tecnico.

Ricordati che, se la tua macchina fotografica è in garanzia e tu la danneggi eseguendo le operazioni di pulizia in modo scorretto, rischi seriamente di perdere ogni diritto per i danni da te stesso creati: ne vale la pena?

! by nizger, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution-Noncommercial 2.0 Generic License   by  nizger 

Ecco, comunque, un breve elenco di cose che non devi fare e perché:

  • soffiare con le labbra sul sensore anziché usare la pompetta (facile che la saliva ci finisca sopra);
  • usare bombolette ad aria compressa anzicché la pompetta (il sensore può danneggiarsi, sia perché l’aria è espulsa troppo forte, sia perché contengono minime tracce di umidità dovute al gas liquido);
  • usare un pennello di altro tipo, per esempio quelli per dipingere, anzicché un pennello specifico per la pulizia della reflex;
  • usare per la pulizia esterna sapone, detergenti o alcol.

Quando bisogna pulire la reflex e il sensore

La macchina fotografica andrebbe pulita periodicamente, per esempio ogni sei mesi. Le parti esterne si sporcano facilmente e, forse, se vai a prendere la tua proprio ora, ti inorridirai notando lo sporco accumulato anche sull’oculare del mirino.

Altri casi in cui sarebbe opportuno procedere alla pulizia sono quelli nei quali hai fatto un esagerato leva e metti delle lenti, magari anche all’aperto, o se hai fotografato in ambienti molto polverosi o sabbiosi.

Come misura preventiva, impara a proteggere la tua fotocamera, per non ritrovarti nei panni del tipo qui sotto.

Per quanto riguarda, invece, il sensore può darsi che noterai da te la polvere sullo stesso, se, scattando una fotografia al cielo, a un muro omogeneo o a un foglio bianco (con un diaframma molto chiuso), la stessa foto presenterà dei pallini neri, delle macchie.

Queste altro non sono se non granelli di polvere, che vengono via facilmente con la pompetta.

Evita di favorirne un accumulo. Con il tempo, la polvere eccessiva, mischiata all’umidità da micro condensa, può rappresentare un pericolo più concreto di qualche macchia sulla foto.

Per esempio, la macchia potrebbe diventare un alone vero e proprio e dovresti far pulire la macchina fotografica in un centro specializzato, dove l’intervento sarebbe più massiccio e anche più rovinoso per il sensore.

Ma perché la fotocamera si sporca così spesso?

Perchè le reflex sono dotate, a differenza di qualunque altro tipo di macchina fotografica, della straordinaria possibilità di montaggio e smontaggio delle ottiche. Proprio i cambi di obiettivo determinano l’ingresso dello sporco nelle parti interne.

Non solo: in pochi pensano al fatto che anche la polvere accumulata sul tappo della macchina fotografica (quello con cui la chiudi quando nessun obiettivo è montato), nel momento in cui viene capovolto e inserito, finisce sullo specchio e anche sul sensore.

Tuttavia, polvere e fotografia non sono un binomio moderno.

In tempi meno recenti chi stampava in camera oscura trovava poi pelucchi o puntini bianchi sulle stampe, dovuti al pulviscolo.

Anche le pellicole andavano accuratamente pulite, mentre l’accumulo di polvere sui vetri degli obiettivi è cosa comune all’esperienza dei nostri nonni.

Come pulire la reflex

Strumenti necessari per la pulizia:

  • piccolo panno in microfibra del tipo di quelli che si usano per pulire gli occhiali,
  • una pompetta ad aria, acquistabile nei negozi di materiale fotografico,
  • un pennello con setole morbide, da reperire negli stessi negozi di cui sopra.
Daily cleaning by Phaneesh N, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution-No Derivative Works 2.0 Generic License   by  Phaneesh N 

Per tutta la scocca esterna puoi usare il Nessun prodotto trovato. imbevuto con poche gocce d’acqua.

Puoi ripetere l’operazione sullo schermo LCD (prima però soffia via con la pompetta la polvere grossolana, altrimenti lo schermo potrebbe rigarsi con lo sfregamento).

Per pulire il mirino, smonta la parte di gomma esterna e soffia via la polvere con la Nessun prodotto trovato., infine passa il panno in microfibra sull’oculare e rimonta la conchiglia esterna.

Come pulire il sensore

  • Monta la fotocamera su cavalletto o tienila comunque sempre dritta;
  • rimuovi l’obiettivo e ricordati di non toccare mai con le dita lo specchio;
  • usa la pompetta per soffiare via la polvere da tutte le componenti che ti trovi davanti, anche dallo specchio;
  • prendi il tappo della fotocamera, puliscilo accuratamente e richiudi la fotocamera;
  • accendi la fotocamera e attiva la voce del menù che ti permette di tenere lo specchio alzato (se non sai dov’è cercala nel manuale della fotocamera);
  • riapri la fotocamera levando il tappo: noterai che lo specchio è sollevato e, sotto, lascia vedere il sensore;
  • usa la pompetta sul sensore;
  • spegni la reflex (lo specchio tornerà nella sua posizione da solo).

Attenzione! Ci sono casi in cui questa pulizia blanda non è sufficiente: rivolgiti a un tecnico specializzato (leggi sotto) nel caso in cui il problema persiste.

La pulizia delle macchine fotografiche compatte

È molto più difficile che una macchina fotografica compatta si riempia di polvere.

Questo può accedere solo in due casi:

  1. polvere già presente al momento dell’assemblaggio (raro),
  2. polvere che entra nei componenti interni quando si cambia la scheda.

In questi casi è necessario rivolgersi a un centro assistenza, non puoi pulire la tua macchina da solo.

Rivolgersi a un professionista

È vero che in commercio esistono i Nessun prodotto trovato., ed è anche vero che rivolgersi a un tecnico specializzato ha un costo. Tuttavia, non sempre il fai da te ti porterà i risultati sperati e non sempre è privo di rischi.

Se lo ritieni opportuno puoi rivolgerti ai centri specializzati, i quali, spesso, sono diretta emanazione delle case produttrici di reflex digitali.

Il prezzo del servizio va dai 30 ai 50 euro, qualcosa di più se la macchina fotografica è full frame.

Se hai una Canon, i Camera Service offrono un ottimo servizio da questo punto di vista, con riconsegna spesso in giornata.

Se vicino a te non c’è alcun centro specializzato puoi spedire la macchina fotografica. La mia Eos 40D e il mio Canon 100-400 (che volevo far tarare) si sono fatti un bel viaggetto fino a Roma: il Camera Service li ha trattenuti appena qualche giorno. Il servizio è stato assolutamente soddisfacente e anche veloce.

Per le macchine fotografiche ancora in garanzia la prima pulizia è, di solito, gratuita.

Conclusione

Tutte le operazioni di pulizia della reflex vanno eseguite tenendo conto di particolari accorgimenti, come indossare un abbigliamento che non faccia volare peli nell’aria, tenere i capelli fermi con un fazzoletto ecc.

In generale, le operazioni di pulizia fai da te non sono prive di rischi, l’ho voluto sottolineare più volte in questo articolo.

Oltre a ciò, devi considerare che esiste polvere e polvere.

Quella più persistente può essere rimossa sono con interventi mirati dei professionisti. Quindi, sempre in generale, il mio consiglio è quello di rivolgersi per la pulizia interna, a prescindere, a un centro specializzato.

Quali sono le tue esperienze in merito alla pulizia della reflex e del sensore?

Foto di copertina

Compiti per le vacanze: impara dai migliori tutorial di fotografia

Eccoci a quello che è ormai il quarto appuntamento con le letture consigliate per il fine settimana.

Questa rubrica vuole essere una risorsa per tutti gli internauti appassionati di fotografia che amano riempirsi le tasche di link, per salvarli poi tra i preferiti.

Consideralo un supermercato di articoli sulla fotografia, in italiano. Riempi il carrello, tanto è gratis.

Puoi trovare altre informazioni sulla rubrica e sulle motivazioni che ci spingono a rinnovarla ogni settimana qui.

Questa volta, se leggi tutto l’articolo, potrai…

Imparare a scattare fotografie restando seduto al computer di casa

Una magia. Da cultorweb.com ci fanno sapere come, collegandoci a una pagina linkata nell’articolo stesso, sia possibile imparare a usare una fotocamera reflex mediante un simulatore.

Tutto il tuo schermo, in pratica, diventa un enorme mirino, dentro il quale puoi vedere una bambina che regge una girandola e aspetta che tu le scatti la foto!

Ovviamente ottieni risultati diversi cambiando le impostazioni di esposizione e anche i parametri di lunghezza focale, distanza e illuminazione.

È stato concepito dagli sviluppatori di Camera Sim per gli insegnanti di fotografia che vogliono lanciare sfide ai propri studenti spiegando i fondamenti della fotografia.

Quindi è particolarmente adatto ai ragazzi e anche farne questo uso sarebbe fantastico, te lo consiglio.

Pranzare con il presidente dell’Associazione Fotografi Italiani mentre parli di diritto d’autore

Non ce la faccio: un tutorial di Roberto Tomesani devo sempre proportelo. Prima di tutto perché ti mette di buon umore alla prima inquadratura (ma questo si sa, non per niente ha appena scritto un libro che si chiama felici.info).

Ma anche e soprattutto perché, nei suoi molti tutorial, ha parlato di cose con cui tutti noi, appassionati di fotografia, abbiamo avuto o avremo prima o poi a che fare.

In questo video, per esempio, discorre sull’annosa questione: “Posso usare liberamente le foto che ho trovato su Internet? Basta citare come fonte Google?”.

No, non basta. Quindi ascoltiamo Roberto, mentre ci famu du spaghi ricordando Italia ’90.

Imparare la street photography direttamente dalle immagini

Il sito italiano Photo4u.it ha proposto una guida alla street photography intelligente, che mi è piaciuta nonostante io non ami particolarmente questo genere fotografico.

La guida si apre con un piccolo test utile a capire quanto riesci a comprendere il genere fotografico (e di conseguenza quanto hai veramente bisogno di una guida!).

Prosegue poi con l’analisi visiva degli elementi che rendono bella una foto di strada, valutando le potenzialità degli accostamenti persone/ambienti, degli scenari ecc. Vale la pena darle una lettura.

Chiederti in cosa consisterà la fotografia del futuro

Insomma la post-post fotografia, se vogliamo già considerarci “avanti”.

Di cosa si tratterà nel futuro? Scatteremo fotografie direttamente con gli occhi? Le immagini saranno generate dalle nostre emozioni, all’istante?

Stiamo ipotizzando assurdità, oppure film come Fino alla fine del mondo o Strange Days non parlavano di fantascienza ma di cose che poi, in effetti, si sono verificate?

Questa di Fotocrazia, blog di Michele Smargiassi su Repubblica.it, è una breve riflessione sul cosa aspettarci e sul come i film l’abbiano spesso predetto (maledetto?).

Qui non si parla di fotografia come, forse, ti saresti aspettato. Scusami, ma non resisto alle citazioni fotografiche.

Conoscere 7 trucchi d’autore per fare foto con l’iPhone

Un video, in inglese e un articolo che lo spiega, in italiano.

Ti possono insegnare a scoprire tutto quello che è in grado di fare la fotocamera del tuo iPhone 5s.

Per esempio, come ottenere una macro di un ragno mettendo una goccia d’acqua sulla lente della fotocamera. Lo so, sembrava assurdo anche a me, ma poi mi è piaciuto il risultato.

Qui video ed articolo.

Fotografare con una luce impossibile: la recensione del libro

“Consiglio numero 1: non fotografare con una luce impossibile.

Consiglio numero 3: alla peggio, leggi questo libro.”

Sei curioso di conoscere il consiglio numero 2 e tutti gli altri?

Per scoprirli dovrai leggere “Fotografare con una luce impossibile. Dieci soluzioni per situazioni estreme“, di Lindsay Adler e Erik Valind. Nel frattempo, però, posso anticiparti qualcosa su questo manuale, in modo che tu possa fartene un’idea preliminare.

Forse la tua libreria fotografica è già piena di volumi sull’illuminazione naturale e su quella artificiale e di manuali sulla corretta esposizione. Ti anticipo allora che questo libro non ha niente a che vedere con tutto o ciò o può, tutt’al più, esserne considerato un valido completamento.

Il manuale vuole, infatti, rispondere a una semplice domanda: “Ora che so esporre correttamente, ora che conosco i segreti dell’illuminazione, cosa faccio quando la luce è terribile?”

Insomma: si affrontano dieci pessime situazioni di luce in dieci ottimi capitoli, analizzando le peggiori situazioni di illuminazione, dalla violenza della luce di mezzogiorno al controluce estremo, fino alla luce radente.

luceimpossibile

Perchè è stato scritto questo libro

Se sei un fotografo fantastichi anche tu (come noi tutti) su come catturare la condizione di luce ideale, in uno scatto perfetto, come i morbidi riflessi dorati del tramonto o un’aurea di luce attorno alla tua modella ad incorniciarne il volto: chi non desidera riprendere scene del genere?

Tuttavia questo non sempre è possibile, vuoi perché la tua sessione fotografica deve svolgersi a ora di pranzo, con il Sole alto nel cielo e quegli orribili contrasti, vuoi perché devi fotografare un evento al chiuso, con la sola orripilante luce fluorescente.

“La realtà può essere a volte miserabile, ma le vostre immagini non devono esserlo” dicono gli autori.

Questo vale ancor di più per chi ama la ritrattistica e per il professionista che si occupa di moda e matrimoni: per tutte queste categorie di persone la luce è, e deve essere, un componente della fotografia da gestire, imbrigliare, comandare a proprio piacimento.

Ti sembra impossibile? Non lo è, soprattutto se segui tutti i consigli di Fotografare con una luce impossibile.

Gli autori, in breve

Lindsay Adler: ritrattista e fotografa di moda nell’affascinante Grande Mela, le sue fotografie pubblicitarie campeggiano spesso sui cartelloni di Times Square.

Ha all’attivo numerose pubblicazioni internazionali ed è spesso chiamata come relatrice nel corso di grandi eventi dedicati alla fotografia. Ha scritto diversi altri libri oltre questo (il cui titolo originale è curiosamente: “Shooting in Sh*tty Light“).

Erik Valind: fotografo lifestyle e ritrattista frelance, comunicatore, autore ed educatore. Ha lavorato per numerosi marchi e campagne internazionali. È un formatore qualificato in ambito fotografico e istruttore online del Kelby Training.

Contenuto del libro

Qui di seguito ti elenco brevemente le dieci situazioni di luce difficile affrontate in Fotografare con una luce impossibile.

  1. Capitolo uno: la luce solare diretta. Una giornata assolata può essere una fortuna per un fotografo, ma anche una maledizione. Come si scatta a mezzogiorno con il Sole a picco? Come trasformare la luce diretta in una luce ideale?
  2. Capitolo due: luce solare diretta e assenza di ombre. Cosa fare quando il Sole ti picchia in testa e non hai nemmeno come ripararti? Come gestire le sessioni di ritratto in mezzo a un campo o una cerimonia di matrimonio a mezzogiorno?
  3. Capitolo tre: luce fluorescente. Come gestire le luci fluorescenti verdi: seguendo alcune semplici tecniche è possibile produrre ottimi risultati anche nell’atrio di un edificio, in una palestra o ad un evento.
  4. Capitolo quattro: mix di temperature di colore. Nei bar e in molti locali cool c’è un miscuglio di luci: calde, che provengono dalle finestre e fredde che provengono dalle lampadine. Come gestire queste situazioni di scatto in cui si sommano luci blu, verdi e arancioni senza combinare un pasticcio?
  5. Capitolo cinque: scatti notturni. Come affrontare tutte le sfide degli scatti in notturna ed esercitare un controllo creativo, con l’aggiunta di luci particolari. Come mettere a fuoco correttamente di notte mantenendo un’esposizione perfetta.
  6. Capitolo sei: luce estremamente bassa, vietato il flash. Il matrimonio sta per cominciare: la chiesa è illuminata fiocamente e la coppia è quasi al buio e a te è stato pure ordinato di non usare il flash! Che fare? Hai più opzioni di quante ne immagini, leggi questo capitolo per conoscerle tutte.
  7. Capitolo sette: luce bassa con flash. I coordinatori di eventi amano l’illuminazione a lume di candela e lasciano i fotografi con poca luce a disposizione. Con il flash appropriato e alcune tecniche, però, puoi produrre immagini affascinanti in qualunque stanza.
  8. Capitolo otto: luce a chiazze, alto contrasto. Come comportarsi quando un’unica zona dell’inquadratura è in ombra profonda mentre le altri parti sono sotto la luce solare diretta. Cosa fare quando il volto del soggetto da fotografare è un mix di ombre e alte luci. Come catturare tutte le tonalità, nonostante la scena includa un abito da sposa bianco e un completo da uomo scuro. Insomma: impara a domare la scena ribelle!
  9. Capitolo nove: controluce forte. Vuoi fotografare al tramonto, direttamente dentro il Sole? Vuoi trasformare il Sole in un bagliore radioso o in un controluce straordinario? Vuoi risolvere la messa a fuoco difficoltosa e tenere a bada i riflessi dell’obiettivo? Questo capitolo ti dice come fare.
  10. Capitolo dieci: giornate nuvolose. Nonostante molti fotografi rabbrividiscano al pensiero di uno shooting durante una giornata grigia, questa condizione presenta enormi opportunità. L’ultimo capitolo dele libro ti spiega come sfruttarle correttamente.

Questo libro fa per te?

  • Sì, se ti occupi di ritratto, moda, pubblicità, matrimoni o fotografia di eventi in genere.
  • Sempre sì, se ti sei reso conto di sapere gestire solo un numero limitato di situazioni di luce e illuminazione mentre cadi in imbarazzo in tutte le altre.
  • Sì, se stai pensando di passare dalla fotografia amatoriale di ritratto agli amici alla fotografia di ritratto professionale, nella quale non potrai più lasciare niente al caso o all’improvvisazione.
  • Sì, se vuoi restare semplicemente il ritrattista ufficiale di amici e parenti, ma essere il migliore!

Com’è impostato il libro

Fotografare con una luce impossibile è, in sostanza, un manuale di “tipo visivo”. Gli autori hanno, infatti, ingaggiato una serie di modelle e si sono calati nella situazione di luce impossibile proposta nel capitolo. Hanno poi eseguito una serie di scatti: alcuni volutamente sbagliati, altri con le opportune correzioni nell’esposizione, nel direzionamento della luce, nella sua diffusione.

Da lettore, insomma, potrai chiaramente vedere cosa cambia nell’illuminazione generale e particolare della scena al variare di piccoli fattori: diversa gestione delle ombre o delle alte luci, uso di riflettori, modifica dei parametri di apertura del diaframma, spostamento del soggetto in punto più idoneo, diversa angolazione del pannello diffusore ecc. ecc. Tutto questo grazie alle moltissime immagini presenti in ogni capitolo.

Sotto ogni foto sbagliata, nella quale cioè è opportuno variare alcuni parametri, c’è una spiegazione degli errori commessi e del perché si rendano necessari interventi correttivi. Stessa cosa per gli scatti con segno di spunta verde.

Il testo descrittivo della situazione di luce impossibile è, inoltre, incorniciato da una serie di consigli-lampo, consigli sull’equipaggiamento, e fumetti d’allarme che si aprono attorno al testo e alle immagini come messaggi pop-up su uno schermo: questa struttura delle pagine le rende non solo molto piacevoli da leggere e sfogliare, ma arricchisce anche il contenuto già piuttosto esauriente del testo principale.

Anche in questo caso, quindi, è stata scelta in Fotografare con una luce impossibile un’impostazione estremamente estetica, che io ho trovato molto pratica.

Il libro si conclude con due appendici, una sul glossario e l’altra sull’equipaggiamento utilizzato nei servizi fotografici (con spiegazioni dettagliate sul perché è stato scelto proprio quel determinato obiettivo o quegli accessori).

Citazioni dal libro

“Questo libro è dedicato a tutti coloro che sanno che non è la fotocamera che crea la foto, ma il fotografo. È dedicato a tutti coloro che vogliono essere padroni della propria arte.”

“Alcune situazioni di luce tremenda sono in realtà un male apparente, da cui deriva un bene, sempre che sappiate come affrontarle!”

“Troppo spesso siamo così desiderosi di accontentare i nostri clienti che permettiamo loro di scegliere posizione, abbigliamento e ora del giorno. Questa è la formula garantita per una terribile luce. Dovete educare i vostri clienti.”

“La pratica rende perfetta la luce imperfetta.”

“I fotografi alle prime armi spesso pensano che la luce del cielo nuvoloso sia sinonimo di buone fotografie. Questo non è sempre vero, quantomeno non senza qualche aggiustamento.”

Conclusione

Mi sembra si possa dire che Fotografare con una luce impossibile è in grado di mostrarti le tecniche necessarie per affrontare senza problemi qualunque situazione di luce faticosa, grazie all’analisi delle peggiori situazioni di illuminazione e proponendoti molte soluzioni pratiche, comprese quelle a basso costo (utilizzo dei pannelli di polistirolo bianco anzichè acquistare costosi pannelli ecc.).

Lo stile è divertente e addirittura spesso scherzoso, il che rende la lettura estremamente leggera e scorrevole.

Puoi trovare il libro su Amazon al costo di euro 20,40 e puoi acquistarlo direttamente cliccando il bottone qui sotto:

16 imperdibili consigli per fotografare paesaggi marini

Secondo Wikipedia il seascape è la fotografia, il dipinto o qualunque altra produzione artistica che riguarda il mare.

In altre parole -continua la definizione- il seascape è un esempio di arte marina.

Questa parola promette, però, di trasformarsi in inglesismo vero e proprio (essere assorbita, cioè, dalla nostra lingua) per l’uso frequente che ne viene fatto sui forum e sui siti di fotografia italiani.

Ma siccome l’Accademia della Crusca ha iniziato una campagna contro l’inutile ricorso alle parole straniere, diciamo semplicemente che in questo articolo parleremo di fotografia di paesaggio marino.

Fotograficamente parlando, si tratta di un genere perfettamente inquadrabile nell’ambito della fotografia di paesaggio (landscape), ma che è dotato di alcune sue forti specificità.

La fotografia di paesaggi marini, infatti, ha a che fare con alcuni problemi ricorrenti in fase di scatto, come il riverbero della luce sull’acqua e la particolarità di certe condizioni atmosferiche, prima tra tutte, ovviamente, l’umidità.

Prima di iniziare…fai attenzione!

Fotografare in sicurezza (per sé e per la propria attrezzatura) diventa in questo caso una giusta preoccupazione del fotoamatore. Se non hai questa preoccupazione dovresti cambiare atteggiamento, per esempio leggendoti tutte le disavventure vissute dai fotografi specializzati in paesaggio marino durante le loro sessioni.

Uno di questi in particolare, Anton Gorlin, ti consiglia di:

  • indossare scarpe adatte a camminare su scogli scivolosi e taglienti;
  • portare con te un ricambio di calze e maglietta conservati in un involucro impermeabile;
  • fare sempre sapere a qualcuno la location in cui ti stai recando a fotografare (ma se sei accompagnato è anche meglio);
  • non togliere mai la cinghia della fotocamera dal collo, nemmeno quando la stessa è su treppiede;
  • controllare sempre il meteo e prestare attenzione, in particolare, alla direzione del vento: in caso di venti forti e rafficati evitare le scogliere, preferire le spiagge sottostanti, se invece il vento è forte e soffia dal mare verso la terra non porsi mai allo stesso livello del mare.

Se adesso ti senti ispirato dal buon senso e prometti di mantenerti in sicurezza, possiamo procedere con qualche consiglio sulla fotografia di paesaggi marini: ti presento in questo articolo 16 foto eccellenti che questi consigli li hanno seguiti.

Non basterà per ottenere subito gli stessi risultati, ma è un inizio. Provare per credere.

1. Usa un grandangolo spinto

Sto iniziando con una banalità? Forse. Ma nella fotografia di paesaggio marino l’uso di un grandangolo veramente spinto è ancora più consigliato che per il paesaggio di altro tipo.

Questo perché l’obiettivo è spesso quello di forzare la prospettiva, cercando di includere nell’inquadratura elementi di interesse (come tronchi sulla spiaggia o rocce particolarmente curiose) che si aggiungano alla semplice, noiosa, linea azzurra all’orizzonte.

Se non hai un grandangolo così spinto potresti fartelo prestare ma, se sei irresistibilmente attratto da questo tipo di fotografia come alcuni, è proprio il caso di acquistarlo.

2. Tieni l’orizzonte sempre dritto

boundless sea by maaco, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution-Noncommercial-No Derivative Works 2.0 Generic License   by  maaco 

Errore piuttosto comune tra i principianti, eppure questa è davvero la prima cosa alla quale devi prestare attenzione: un orizzonte storto può rovinarti una foto bellissima e non sempre questo difetto è recuperabile in post produzione, senza far danni.

Per ottenere un orizzonte dritto usa le griglie compositive che puoi richiamare dal menù della tua fotocamera e allinea quindi l’orizzonte con una delle linee.

Alcune fotocamere sono dotate di livella elettronica che compare nel mirino o sullo schermo in live view. Un’altra possibilità sono le livelle che si inseriscono direttamente nella slitta del flash e che puoi comprare per pochi euro.

3. Aspetta le maree

Forrie Flow III by Crouchy69, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution-Noncommercial 2.0 Generic License   by  Crouchy69 

Le maree creano quelle belle linee formate dall’acqua in movimento che puoi facilmente catturare, usando una lunga esposizione. Riescono particolarmente bene quando la marea è in ritirata cioè l’acqua si allontana da te, che sei sulla riva.

Se scatti durante l’alta marea avrai la possibilità di fotografare le onde che si infrangono sulle rocce o l’acqua che scorre tra gli scogli esposti. Durante la bassa marea, invece, esce allo scoperto l’incredibile vita marina e questo potrebbe rappresentare un ottimo spunto per includerla nella fotografia (un gruppo di granchi tra le rocce o le conchiglie).

Condizioni di alta o bassa marea possono anche scombinare i tuoi piani fotografici, ti consiglio quindi di informarti in anticipo, anche eventualmente utilizzando app per smartphone a ciò dedicate.

4. Usa i filtri

Sto parlando al plurale perché la scelta migliore è spesso sommare più filtri insieme. Per fare questo devi disporre di un sistema di montaggio dei filtri che ti permetta di sovrapporli come, per esempio, nel caso delle mascherine sulle quali si inseriscono i filtri a lastrina.

I filtri da usare sono il polarizzatore, che satura i colori e rende il cielo più scuro e drammatico in giornate particolarmente luminose (e permette anche di usare tempi più lunghi di esposizione, se quello che stai cercando è l’effetto movimento dell’acqua) e il filtro a densità neutra (ND), disponibile da 1 a 10 stop.

Padroneggiare l’uso di quest’ultimo, in particolare, può fare veramente la differenza e se l’argomento ti appassiona dovresti forse considerare l’acquisto di una guida vera e propria.

Puoi anche usare un filtro UV il cui scopo fondamentale è quello di proteggere la lente dagli schizzi e dai graffi per cadute accidentali.

5. Prova un seascape zen

Ecco un’alternativa al paesaggio marino ricco e frastagliato. Se la scena di fronte a te non offre abbondanza di elementi grafici, se tutto quello che hai a disposizione è una distesa piatta di sabbia, seguita da una distesa piatta di acqua, prova con lo stile zen, come l’autore dello scatto qui sopra.

In questo caso cerca un solo elemento che faccia da protagonista e ponilo al centro, tra il cielo e la terra.

6. Prova un seascape notturno

Sì: questa è materia veramente da professionista! Forse non approderai subito alla fotografia di paesaggi marini in notturna, perché dovrai prima impratichirti con le difficoltà della diurna, ma quanto straordinarie possono essere le foto che includono il movimento delle stelle, i bagliori della Luna o le luci della città vicina, a picco sul promontorio?

Se ti senti coraggioso inizia a fare qualche tentativo, ma prima leggi questo articolo sulla fotografia notturna, oppure acquista un ottimo ebook sull’argomento.

7. Includi la fauna marina

Le spiagge sono le case di moltissime strabilianti creature: includerle nella foto è sicuramente un valore aggiunto.

Aspetta, per esempio, il tramonto per fotografare i gabbiani che atterrano sulla spiaggia per banchettare. A questi orari del giorno devi impostare un’ ISO molto alta.

8. Cerca i riflessi

Quando il mare è calmo e l’acqua scorre su una spiaggia piatta, hai la possibilità di rintracciare riflessi molto interessanti, creati dal cielo e dalle nuvole o da qualunque altra cosa si rifletta sull’acqua, per esempio le luci di una struttura balneare o delle case in prossimità della riva.

Altri possibili soggetti che risultano fotogenici nel loro riflesso sono gli alberi o le luci delle giostre, spesso fatte montare dalle amministrazioni comunali proprio a ridosso delle spiagge.

In questo caso è ai colori dei riflessi che devi dare il giusto risalto, eventualmente saturandoli in post produzione.

9. Cerca contrasti di texture

Ecco una finezza che può davvero dare una marcia in più alle tue foto di paesaggio marino. Fai caso alla texture offerta dall’acqua, se essa è schiumosa, increspata, liscia o tormentata dalla pioggia e poi cerca di mettere in relazione queste textures con gli elementi del primo piano.

Per esempio: un’acqua molto movimentata che circonda dei massi lisci e solidi crea un bel contrasto.

Stessa cosa può dirsi di una scena in cui il mare è una tavola e questa monotonia è però rotta da scogli molto frastagliati, come quelli vulcanici, quando la lava si è raffreddata molto in fretta.

10. Cerca le rocce ricoperte da alghe verdi

GREEN CHAOS by Obikani, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution-Noncommercial-No Derivative Works 2.0 Generic License   by  Obikani 

Poco da dire in questo caso: semplicemente il contrasto cromatico ne guadagna enormemente e con esso tutta la forza della scena.

La presenza delle alghe conferisce, inoltre, un che di vitale, testimonia la presenza dell’ecosistema marino, a corollario di acqua e roccia.

11. Cerca l’insolito

È vero: molte fotografie di paesaggio e moltissime fotografie di paesaggio costiero risultano noiose, monotone. Se impari a comporre bene sei già a metà dell’opera per evitare che riescano così anche le tue foto.

Ma oltre a questo devi cercare di proporre qualcosa di diverso da quello che propone chiunque altro. Questa capacità di intercettare nel paesaggio e poi sapere offrire agli altri visioni straordinarie è sicuramente frutto di menti particolarmente fantasiose e anche di tanta esperienza, ma non è mai troppo presto per iniziare ad esercitarti.

12. Abbassa il punto di ripresa

Crux by the Sea by lrargerich, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution-Noncommercial 2.0 Generic License   by  lrargerich 

Quando componi, valuta per prima cosa quale sarebbe il risultato finale se abbassassi il punto di ripresa fino a comprendere le rocce o i ciottoli in primo piano: per fare questo potrebbe essere necessario abbassare la colonna del treppiede più che puoi.

Questo genere di riprese ti salvano soprattutto quando la scena si presenta troppo piatta, senza elementi stimolanti da includere come faraglioni o barche sull’orizzonte.

Abbassare il punto di ripresa apre a nuove possibilità compositive, di cui non ti stavi accorgendo finché ti concentravi solo sulla distesa d’acqua.

13. Regola la profondità di campo…

3m Sugarloaf I by Crouchy69, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution-Noncommercial 2.0 Generic License   by  Crouchy69 

…in modo che tutto sia ben a fuoco, con dettagli taglienti. Per esempio, potresti cominciare prendendo la messa a fuoco a 1/3 circa del primo piano e selezionando un’apertura del diaframma intorno a f/16 o più.

L’ideale è comunque usare una messa a fuoco manuale, altrimenti la fotocamera continuerà a confondersi alla continua ricerca di un punto in cui focheggiare.

Può esserti utile a questo proposito sapere cos’è e come si usa l’iperfocale.

14. Usa la regola dei terzi

La regola dei terzi divide l’immagine in 9 quadranti identici e questo ti permette di posizionare in modo gradevole gli oggetti presenti sulla scena (secondo la regola, per ottenere una composizione armonica, dovresti posizionarli in corrispondenza dei punti di intersezione delle linee).

Questo è di grandissimo aiuto nella fotografia di paesaggio in generale.

15. Non usare la regola dei terzi

Nella foto qui sopra il faro non si trova in corrispondenza dei punti di intersezione delle quattro linee. In questo caso il fotografo ha preferito potere includere ed esaltare a dovere nell’inquadratura le alghe della riva, riservandogli tutto il primo piano.

A volte seguire una regola preimpostata, invece che dare impatto alla tua foto, può toglierlo, se per seguirla rinunci a fotografare qualcos’altro di importante.

16. E il bianco e nero?

Non esiste nessuna regola che impedisca di fotografare i paesaggi marini in bianco e nero. In questo caso la scena acquista un tono più drammatico e il risultato finale è forse un’immagine più artistica, o che aspira ad essere tale.

Questa scelta cromatica può funzionare, in particolar modo, se si riprendono scene di tempesta.

Potresti decidere, però, di convertire in bianco e nero una foto scattata a colori, in un secondo momento. In questo caso ti sarebbe molto utile questo videocorso.

Conclusione

In breve: nella fotografia di paesaggi marini c’è tanto da imparare! Una volta risolte le questioni sulla messa in sicurezza tua e dell’attrezzatura e sulla gestione dell’esposizione, diventa principalmente tutto un fatto di composizione.

Come stanno andando i tuoi tentativi? Parlacene nei commenti, ti aspetto.

Immagine di copertina

Fotografare gli uccelli in volo: 10 foto straordinarie e cosa puoi imparare da queste

Avrai forse notato che in questo periodo primaverile si moltiplicano le iniziative delle associazioni ambientaliste per l’osservazione degli uccelli selvatici, impegnati nelle migrazioni.

Il nostro paese è infatti un ponte naturale per gli spostamenti tra il continente africano e quello europeo: alcune specie nidificano in Italia mentre altre la attraversano soltanto, dirette più a nord.

Le giornate di osservazione dei flussi migratori sono spesso organizzate dalle riserve naturalistiche nelle regioni e nei luoghi più interessati al fenomeno.

In genere sono anche ottime occasioni fotografiche. Ti consiglio di fare presto questa bella esperienza, grazie alla quale puoi imparare molto su come fotografare gli uccelli in volo.

Tutto quello che ti serve per fotografare l’avifauna in movimento è un teleobiettivo: potrebbe essere sufficiente un medio tele, a partire dai 300 mm (se i soggetti volano non troppo in alto e non troppo distante da te), ma più aumenta la focale meglio è.

Ma quali sono le difficoltà principali della fotografia di uccelli in volo?

La prima, abbastanza scontata, è dovuta al fatto che spesso si fotografa in situazioni di difficile gestione della fonte luminosa solare, come nel caso dei controluce.

Molti sono anche i problemi compositivi, spesso favoriti dal fatto che si tratta di istantanee, che poco tempo lasciano a una cura studiata della scena.

In questo articolo voglio proporti 10 foto d’ispirazione per la fotografia di uccelli in volo che ci daranno lo spunto per capire quali sono le difficoltà maggiori e come affrontarle.

1. Tutto perfettamente a fuoco

Jabiru (Jabiru mycteria) in flight by Hoppy1951, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution-Noncommercial-No Derivative Works 2.0 Generic License   by  Hoppy1951 

Se stai fotografando un gruppo numeroso di uccelli o un soggetto con una grande apertura alare è facile perdere il fuoco su alcune aree. Per evitare il problema imposta aperture del diaframma con valori intorno a f/7 o f/8.

Se la giornata è buia e hai bisogno di più luce per potere aumentare la velocità di scatto, usare valori di apertura del diaframma come questi che ti ho suggerito può rappresentare un problema. Se scatti in manuale, a questi valori potrebbero, infatti, corrispondere tempi troppo lenti e foto conseguentemente mosse.

In questo caso procedi aumentando il valore ISO. Se questi concetti ti sono ancora sconosciuti leggi qualcosa sul triangolo dell’esposizione.

2. Non mutilare i pennuti! (nel fotogramma…)

Cerca di non tagliare le zampe, le ali o la testa degli uccelli. La foto qui sopra offre una bella gestione della luce e una posa del soggetto interessante, che riempie il frame movimentandolo nel modo giusto. Questa immagine ha un solo grande errore: la punta di un’ala è stata tagliata. Che barbarie!

Il problema è che questa è una difficoltà tipica in questo tipo di fotografia, perché spesso, come anticipato nel’introduzione, non hai il tempo di comporre a dovere: i soggetti sono in movimento, volano veloci sopra di te e magari fanno solo un passaggio, non dandoti ulteriori occasioni per rifarti dell’errore commesso.

Esiste una soluzione? Dovresti, per esempio, resistere alla tentazione di zoomare troppo sul soggetto. Così facendo darai aria alla fotografia sui bordi e ti riserverai la possibilità di operare crop compositivi più tardi, in post produzione.

3. Includere lo sfondo

Swans in flight by scyrene, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution-Noncommercial-No Derivative Works 2.0 Generic License   by  scyrene 

In alcuni casi includere uno sfondo particolarmente suggestivo, oppure utile per testimoniare il tipo di ambiente, può fare la differenza tra una foto banale e una d’impatto. Si parla in questi casi di foto ambientata.

Per ottenerla basta non aprire troppo il diaframma, lasciando che si mantenga una buona profondità di campo in grado di includere alberi, prati, saline o qualunque altro elemento caratterizzi il paesaggio. Prova a usare valori non inferiori a f/7.

L’opposto di questa situazione è invece…

4. Escludere lo sfondo

Hummer In The Light by Bill Gracey, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution-Noncommercial-No Derivative Works 2.0 Generic License   by  Bill Gracey 

Se l’ambiente in cui si trova il soggetto non è particolarmente stimolante da un punto di vista visivo e non presenta nemmeno interesse naturalistico, puoi optare per gli sfondi sfocati. Essi permettono di fare risaltare meglio i pennuti, isolandoli completamente su scenari in genere colorati, per la presenza della vegetazione. Scatta in modalità priorità dei diaframmi (modo di scatto A), con valori come f/4 o f/5.6.

5. Silhoutte

Late Evening Winter Flight by TexasEagle, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution-Noncommercial 2.0 Generic License   by  TexasEagle 

Spesso frutto di scarsa esperienza nella corretta gestione dell’esposizione, l’effetto silhouette è in altri casi appositamente ricercato a scopo creativo. Non risulta banale o noioso, per esempio, quando esalta sagome e forme interessanti in soggetti dal profilo particolarmente riconoscibile.

La foto qui sopra ne fa un uso magistrale. Il tramonto fa da sfondo a un paesaggio minimal, con ottima distribuzione dei soggetti nella scena (in questo caso era anche suggestiva la scena di per sè).

Puoi ottenere le silhouette in diversi modi, per esempio includendo il disco del Sole (l’esposimetro sottoespone automaticamente). In alternativa, se hai a disposizione uno sfondo luminoso, devi semplicemente misurare l’esposizione sullo sfondo e non sul soggetto.

6. Usa AI Servo

AI Servo altro non è se non la modalità di messa a fuoco continua sul soggetto (su Nikon si chiama AF-C). Se stai fotografando qualunque tipo di animale in movimento, è uno strumento prezioso perché “comanda” alla macchina di mantenere il soggetto sempre a fuoco mentre tu lo segui in tutti i suoi movimenti, guardandolo attraverso l’obiettivo e tenendo premuto a metà corsa il pulsante di scatto.

AI Servo è ottimo se i soggetti sono in movimento laterale o parallelo al piano focale. Può invece fallire se il soggetto si sta avvicinando o allontanando da te (succede raramente, per mia esperienza).

Ti consiglio anche di disattivare lo stabilizzatore se usi la messa a fuoco continua. Questo perché, se la fotocamera deve anche stabilizzare, perde qualche millisecondo in più per mettere a fuoco correttamente in modalità continua.

7. Tra cielo e terra

Pre-dawn twilight at Bosque del Apache by snowpeak, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution 2.0 Generic License   by  snowpeak 

Siamo qui nel campo non tanto dell’accorgimento tecnico, quanto piuttosto della scelta compositiva. Alcune volte, per ottenere una bella fotografia di uccelli in volo, non devi cercare a tutti i costi il primo piano, zoomando a più non posso: per superare i nostri confini i volatili non necessitano di documenti con foto formato tessera!

Guarda, per esempio, la bellezza della foto qui sopra nella quale il fotografo ha potuto approfittare di un ambiente particolarmente affascinante, fotografato nella sua interezza e soltanto attraversato da un volo d’uccelli.

Ecco, se non hai un teleobiettivo, questo tipo di inquadrature grandangolari sono una possibile soluzione al problema che ti permette di fotografare comunque una migrazione.

8. Cerca l’azione

Battibecchi, veri e propri combattimenti, rituali di corteggiamento e scene di caccia. Se riesci a fotografare istanti come questi puoi dirti fortunato, sia per avervi assistito sia per avere saputo gestire una situazione di scatto così complicata.

Qui i soggetti sono in movimento veloce nel cielo ed è imperativo usare tempi brevissimi (attorno al 1/1000 secondo) per bloccare l’azione trasformandola in pose plastiche e, a volte, curiose. Se è necessario aumentare il valore ISO prova con ISO 400 o più alto.

9. Usa lo scatto continuo o lo scatto continuo ad alta velocità

Se cerchi l’azione come nel punto precedente, lo scatto continuo è quasi d’obbligo. Ti sconsiglio di fotografare gli uccelli in volo, per tutto il tempo, con la raffica veloce perché consumeresti la batteria molto in fretta. Piuttosto, seleziona la raffica solo quando devi riprendere scene particolarmente animate. In altre parole quando non ne potresti proprio fare a meno.

Pensare che il ricorso a questo metodo di scatto sia da principianti, perché sfrutta il fattore fortuna, è, a sua volta, da principianti. Infatti nella fotografia d’azione non esistono molte alternative. Per rendertene conto corri il rischio e prova a fotografare scene del genere con la modalità one shot.

10. Inizia con soggetti confidenti

Se ti stai dedicando per la prima volta alla fotografia di uccelli in volo ti anticipo che non sarà facile avvicinare i soggetti, anticiparne i comportamenti e sapere gestire velocemente tutte le impostazioni della reflex. Allora facciamo così: prima di recarti nelle oasi o negli ambienti più wild prova a fotografare l’avifauna più confidente.

Puoi recarti nei parchi e fotografare le anatre o esercitarti addirittura sui piccioni. Fatta questa esperienza sarai pronto per situazioni più complesse.

Ricordati che, in ogni caso, non devi mai e poi mai attirare gli uccelli offrendo del cibo: la fotografia naturalistica richiede un comportamento responsabile.

Conclusione

Fotografare gli uccelli in volo, insomma, non è uno scherzetto ma se segui questi piccoli accorgimenti nemmeno un’impresa. Come sempre in fotografia il successo dipende dall’esercizio e dalla tua disponibilità a essere paziente prima e creativo poi.

Concludo l’articolo con un consiglio bonus: il fatto che sia scritto in calce non significa affatto che sia meno importante, tutt’altro…

L’undicesimo comandamento è:

Conosci chi fotografi

Gli uccelli sono abitudinari: dobbiamo riuscire a sfruttare questa loro caratteristica per sapere in anticipo dove si troveranno e in quale periodo dell’anno, in quali attività saranno impegnati, quale tipo di mosse aspettarci. Ti faccio un esempio.

Vicino casa mia c’è un uliveto nel quale osservo spesso un gheppio in atteggiamento predatorio. Dopo lunghi appostamenti e dopo avere letto a riguardo ho imparato che quando resta immobile, in aria, scrutando per terra, sta per cacciare (si chiama “spirito santo”, perché mantiene una posizione a crocifisso). Posso quindi fotografarlo essendo pronta al momento giusto.

Per ottenere questa preparazione devi cercare di documentarti. Procurati quindi una guida per il riconoscimento degli uccelli o un manuale in cui siano indicate le abitudini delle specie.

Se hai già potuto fotografare gli uccelli in volo o se sei ai tuoi primi tentativi condividi pure la tua esperienza con gli altri lettori scrivendoci nei commenti.

Foto di copertina

Fotografia di matrimonio: un manuale completo per chi inizia e per chi cerca nuove ispirazioni

manuale per fare il fotografo di matrimoni

“I giorni in cui si allineavano gli ospiti in prevedibili scatti di gruppo sono finiti. Oggi più che mai le coppie vogliono ricordare il giorno delle nozze in un album emozionante, con un carattere spontaneo e innovativo.”

Questa è una delle premesse fondamentali da cui è partita Michelle Turner quando ha deciso di scrivere “Nessun prodotto trovato.“, edito da Logos Edizioni. E, in effetti, gli scatti dell’autrice (che personalmente non conoscevo prima di leggere questo libro e che ho potuto apprezzare proprio dalle sue pagine) non difettano in carattere e personalità.

Al contrario, trovo che abbiano sempre il giusto mix di spontaneità, freschezza e “solennità matrimoniale”, legati in un cocktail che ha sapore di professionismo.

È quel genere di scatti che sembrano estemporanei pur essendo invece ben studiati sin dal concept: qualcosa di estremamente adatto al genere della fotografia di matrimonio.

Lo sai che, in realtà, non devi per forza essere un professionista pagato per ottenere questo effetto?

Se siamo dei fotografi discreti, spesso abbiamo solo bisogno di una guida nell’intraprendere un genere che prima non conoscevamo. Essere guidati significa imparare a organizzare i nostri scatti, ma anche aggiungere dei pezzetti mancanti alla nostra ispirazione, elementi che ci mancano solo perché, mi ripeto ancora, non abbiamo mai fatto esperienza di quella situazione fotografica.

Ti sto dicendo tutto questo perché, secondo me, a questo può esserti utile il libro di cui parlo in questo articolo: ti aiuterà a organizzare una sessione fotografica matrimoniale che è, credo, per definizione, una delle sessioni fotografiche più complesse che esistano, tra quelle con le quali puoi avere a che fare nella vita. Ma aggiungerà anche quei pezzetti alla tua ispirazione.

Forse ti è già capitato di scattare fotografie al matrimonio di qualche tuo amico e ti sei pure divertito. Stai meditando di ripetere l’esperienza? Io si… quindi la lettura di Nessun prodotto trovato. mi è servita.

Ma a cosa nello specifico? Continua a leggere così te lo spiego meglio.

fotomatrimoni

Fotografia di matrimoni: il contenuto del libro

Innanzitutto, una delle cose che più ho apprezzato del libro (a parte il formato, ma te ne faccio cenno più sotto) è la varietà degli argomenti trattati.

In sostanza l’autrice ha argomentato su qualunque punto argomentabile e ha approfondito qualunque aspetto possa riguardare, anche da lontano, la fotografia di matrimonio. Davvero.

Ti propongo un elenco degli argomenti affrontati dal libro, che ho dovuto riassumere per brevità.

  • Primo Capitolo: equipaggiamento, ovvero orientarsi nella giunga tecnologica di reflex, obiettivi, computer fissi e portatili.
    Scelta e acquisto dell’equipaggiamento; fotocamere; obiettivi; luci e trasmettitori; computer e software; impostazioni della fotocamera; altre cose da sapere (assicurazioni, contratti, questionari agli sposi).
  • Secondo Capitolo: la preparazione, ovvero come guadagnare sicurezza in sé stessi e riuscire a dirigere gli sposi (e molto, molto altro…).
    I ritratti ambientali e la messa in posa; la disposizione della coppia nell’inquadratura, i punti di ripresa e le conseguenti impostazioni; gli stili e le tecniche: la fotografia di matrimonio documentaria, l’illuminazione dell’ambiente (e come comportarsi di conseguenza).
    E ancora: catturare il riverbero del Sole, fotografare gli sposi al tramonto; fotografare perfettamente i fuochi artificiali; affrontare un ricevimento in notturna; il servizio di fidanzamento: analisi di singole sessioni fotografiche pre-nuziali, divise per ambienti (città, campagna, mare); boudoire: far felice la sposa (e il marito) facendola posare in scatti intimi, ma senza dimenticare il buon gusto.
  • Quarto Capitolo: il giorno del matrimonio, ovvero come essere sempre nella posizione giusta al momento giusto.
    Essere pronti; l’ambiente, i preparativi; catturare il primo sguardo tra gli sposi; gli scatti formali; scegliere location insolite per i ritratti degli sposi; i gruppi numerosi; i dettagli del ricevimento; fotografare il cibo,i bambini e gli animali.
    Esame di una serie di situazioni reali (analisi di svariati servizi fotografici tra i più belli eseguiti dall’autrice del libro); organizzare dopo il matrimonio la sessione fotografica “butta il vestito”, nella quale s’invitano gli sposi a farsi fotografare sul bagno asciuga o comunque in situazioni scherzose nelle quali -beh- si rovinano per sempre i vestiti indossati al matrimonio!
  • Quinto Capitolo: la post produzione, ovvero come conquistare un flusso di lavoro efficiente e come mantenere un occhio critico sul proprio lavoro.
    Il flusso di lavoro; importare, ordinare e ritoccare in Lightroom; trucchi per Lightroom; trucchi fondamentali per Photoshop; schermare e bruciare; bianco e nero; output: come presentare le foto sui blog; come mettere provini online e sui dvd; i social media; album e grafica, consigli su le migliori comunità online di fotografia di matrimonio da cui trarre ispirazioni.

Come vedi, l’autrice di Nessun prodotto trovato. non si è davvero risparmiata e ha mantenuto uno stile scorrevole e che non annoia.

Al lettore vengono, inoltre, fornite molte fonti d’ispirazione (io, per esempio, non avevo mai pensato a sessioni fotografiche come “Butta il vestito!”, che immagino molto divertenti per la coppia e anche per il fotografo).

Questo libro farà al caso mio?

L’ estate prossima si sposeranno i miei due migliori amici e, nonostante io sia nuova al genere fotografico, a dirtela tutta non vedo l’ora di aggiungere del mio al servizio professionale che hanno già commissionato presso altri, ben più navigati di me sulla fotografia di matrimoni.

Il punto di vista di un amico è sempre strettamente personale e, in qualità di amico della coppia hai il vantaggio di conoscere a fondo gli sposi e di essere, forse, più capace del fotografo ufficiale nel cogliere tutti i momenti che vi faranno ridere e commuovere. Spesso li sai anticipare.

Quindi, se dovessi immaginare un uso immediato di Nessun prodotto trovato., per consigliarlo a qualcuno, la prima cosa che mi viene in mente è: se hai un amico che si sposa tra poco acquistalo, leggilo, trai ispirazione, partecipa alla sua felicità con i tuoi scatti.

Se ti stai per sposare tra poco, regala questo libro agli amici sui quali conti di più, dal punto di vista della partecipazione e della riuscita fotografica proveniente “dal pubblico”, cioè amatoriale.

In breve, secondo me, questo libro è adatto a te se:

  • vuoi fotografare al matrimonio di un amico o un parente,
  • ti sposi tra poco e hai chiesto agli amici di partecipare con i loro scatti,
  • hai già avuto in passato esperienze nella fotografia di matrimonio ma ora hai un calo d’ispirazione,
  • vuoi apprendere uno stile fotografico matrimoniale spontaneo e documentarista,
  • stai pensando di intraprendere una nuova carriera o rinnovare il tuo approccio alla fotografia di matrimoni,
  • sei un fan di Michelle Turner.

fotomatrimonio2

Sì, ma chi è Michelle Turner?

È una fotografa nuziale ma soprattutto una ritrattista, nominata già Fotografa nuziale dell’anno nel 2009 da Photographer’s Market, mentre nel 2015 è ormai considerata “top wedding photographer” negli USA.

Ha scritto Wedding Photography Now! ed è stata pubblicata su molte riviste regionali, nazionali e internazionali. Ha documentato moltissimi matrimoni nel Main, suo stato natale, e in tutto il resto degli Stati Uniti, nonché in giro per il mondo.

Ha un blog curatissismo, che aggiorna costantemente e che è seguito da molti fan. Inoltre insegna fotografia (soprattutto illuminazione e posa) a livello professionale, trattandosi soprattutto di corsi per professionisti.

Sul suo sito Michelle dichiara di odiare le foto seriose, spente, noiose e di preferire saltellare dietro a sposi e invitati per non perdere nemmeno un momento di schietta emozione: sorrisi veri e non forzati, uomini virili imbarazzati per non riuscire ad appuntare un fiore sulla giacca, lo sguardo schivo sul volto dei nonni durante il grande bacio…

Citazioni dal libro

“Fotografare un matrimonio è un’esperienza gratificante, ma può essere stressante se non sapete cosa aspettarvi. Anche se la fotografia di matrimoni per voi è un hobby, questa giornata sarà un evento irripetibile e dovete essere pronti a documentarla sfruttando al massimo le vostre capacità.”

“Due immagini con la coppia nella stessa posizione possono essere estremamente diverse se si ritocca l’interazione tra i due sposi. I gesti e gli atteggiamenti che non risultano naturali vanno banditi, mentre altri hanno bisogno solo di un po’ di riscaldamento.”

“Non sono una foto giornalista vera e propria ma mi servo di svariate tecniche di questa disciplina per realizzare immagini più potenti.”

“Non abbiate paura di fare le cose a modo vostro. Io ho fotografato gli sposi anche vicino cassonetti della spazzatura, in edifici abbandonati o stazioni della metropolitana. Ho partecipato a matrimoni in palazzi meravigliosi, per poi portare gli sposi fuori per ritrarli nel vicolo sul retro.”

“Arriva il momento in cui si desidera portare il proprio lavoro a un livello superiore: in quanto artisti, il nostro stile dovrebbe cambiare e crescere man mano che noi stessi cambiamo e cresciamo.”

fotomatrimonio3

Conclusione

In conclusione direi che i punti forti di Nessun prodotto trovato. sono:

  • ricchezza negli argomenti trattati,
  • presenza di molti esempi concreti, con l’analisi delle sessioni fotografiche organizzate dall’autrice,
  • diversi spunti di ispirazione sia per chi comincia sia per il professionista,
  • approfondimento sull’approccio documentarista.

Per quanto riguarda i difetti, invece, ne cito solo uno, per quanto si tratti di opinioni personali: il formato del libro è abbastanza ridotto. Immagina di avere per le mani una sorta di vademecum portatile. Lo scopo di tale formato è, forse, proprio quello di permetterti di portarlo con te anche al matrimonio.

Personalmente io l’ho trovato comodo da reggere in mano in diverse situazioni, avendolo letto anche all’aperto. Certamente puoi portarlo quindi con te anche in spiaggia o infilarlo nella borsa comodamente.

Il libro è venduto su Amazon al prezzo di 11,01 euro, puoi acquistarlo cliccando qui sotto:

Nessun prodotto trovato.

Come l’ho scattata: fotografa il gatto e il cane di famiglia

Come fotografare il gatto o il cane di famiglia

“Gli occhi di un gatto sono finestre per un altro mondo“.

La foto che ti presento in questo articolo ha cercato di rendere merito, anche solo parzialmente, a questo adagio irlandese.

La mia famiglia vive a contatto con moltissimi gatti, liberi nel giardino di casa ma costantemente accuditi. Questo significa, ovviamente, che ho la possibilità di fotografarli ogni volta che mi va.

Se possiedi qualche animale domestico e anche a te piace la pet photography, capisci il divertimento dietro tutto questo.

L’occasione è quindi ghiotta per darti, nelle righe che seguono, qualche consiglio su come “sfruttare” l’animale domestico di famiglia, per organizzare una sessione fotografica a lui dedicata. Che sia tuo, di tua sorella o dello zio che viene a trovarti la domenica.

Ma, prima dei consigli su come fotografare al meglio il tuo gatto e il tuo cane, ecco qualche informazione su questa foto.

La storia dietro lo scatto

La primavera è la stagione dei nuovi arrivati: tra marzo e giugno, non appena i cuccioli hanno compiuto una certa età, le madri li portano più vicini alla casa perché facciano il loro debutto ufficiale e siano introdotti agli altri membri del clan felino.

Vederli correre e giocare sul prato, iniziare la loro esplorazione del mondo tra cadute e ruzzoloni, è un vero spasso. A pochi mesi dalla nascita hanno di solito occhi bellissimi, blu o verdi. Prima che cambino colore è praticamente imperativo dedicargli qualche scatto.

I gattini che vedi in questa foto si trovavano avvolti tra le zampe della madre, mentre tutta la famiglia riposava all’interno di una cesta. Erano mezzi addormentati ma anche incuriositi dai “click” della mia macchina fotografica, quindi guardavano sempre dritto verso l’obiettivo.

A un certo punto, mi sono resa conto che, allontanandomi dai soggetti e zoomando un po’ di più, ottenevo un’inquadratura che era quasi completamente occupata dal pelo nero della madre, in mezzo al quale luccicavano questi punti blu intenso.

In realtà, il momento in cui ho visualizzato lo scatto che volevo, è stato quello in cui riuscivo a fare entrare nel frame tre diversi gatti, per un totale di tre paia di “finestre per un altro mondo”.

Purtroppo, nel momento in cui ho premuto il pulsante di scatto, il terzo soggetto si è spostato e così ne ho potuti fotografare solo due. Accontentiamoci.

Dati tecnici e impostazioni della reflex

La fotografia è stata scattata utilizzando una lunghezza focale di 55 mm: mi trovavo, quindi abbastanza vicina ai miei soggetti.

In genere, però, la lunghezza focale migliore per fotografare i pets è il classico zoom medio, o zoom tutto fare. L’uso di queste ottiche ti permette, infatti, di isolare facilmente il tuo animale domestico dallo sfondo, e renderlo davvero protagonista nella fotografia. Si possono anche ottenere bellissimi effetti bokeh.

Vista l’escursione focale, con gli zoom puoi anche restare a una certa distanza, senza interferire con l’azione che si svolge di fronte a te, e sfruttare la loro versatilità qualora il soggetto fosse troppo irrequieto e si spostasse molto all’interno del campo visivo.

Un’altra e diversa possibilità è l’uso di grandangolari: comportano di doversi avvicinare molto di più, ma restituiscono anche inquadrature ampie, nelle quali il gatto o il cane sono collocati “al centro del loro mondo”. Se lo sfondo è particolarmente bello, quindi, (per esempio: un prato fiorito) osa con il grandangolo!

Solo due parole sulle impostazioni date alla reflex per ottenere questo scatto. Così poche perché, di fatto, la fotografia non ha comportato nessun particolare accorgimento, tranne uno: è stato necessario misurare l’esposizione sul soggetto dal pelo chiaro.

Come forse sai,oggi tutte le reflex ti permettono di misurare correttamente l’esposizione solo su una parte del tuo fotogramma. Si tratta della modalità di misurazione dell’esposizione spot, normalmente contrassegnata su fotocamere Canon da un pallino al centro di un quadrato. Se vuoi subito approfondire l’argomento, puoi trovare altre informazioni nell’articolo sulle modalità di misurazione dell’esposizione.

A che serve il metering mode spot? Semplice: ti permette di ottenere un’esposizione perfetta di una specifica area del fotogramma, mentre tende a sottoesporre le ombre tutto intorno. Capisci perché ho pensato che funzionasse in questo specifico caso? Perché così facendo ho ottenuto un nero ancora più nero nelle parti attorno al gatto grigio, e questo ha fatto risaltare ancora di più il colore degli occhi.

Come fotografare il gatto o il cane di famiglia

Ti avevo promesso che non mi sarei fermata alle solite quattro chiacchiere sulla foto, ma ti avrei invece dato qualche dritta per fotografare il gatto o il cane di famiglia.

Che dire a questo proposito? Cani e gatti vanno fotografati. Se hai un coniglio anche il coniglio va fotografato: c’è talmente tanta energia, dolcezza e filosofia, in mix quasi perfetto, nei nostri pets che non immortalarli è un peccato e chi li possiede lo sa.

Ma se pensi che le loro caratteristiche naturali bastino, da sole, per ottenere belle foto sei sulla strada sbagliata. Scommetto che sei abbastanza stufo delle foto di gattini e cagnolini tutte uguali. Forse anche i tuoi contatti Facebook e Instagram sono stanchi e vorrebbero vedere qualcosa di diverso, non credi?

Voglio lasciarti quindi qualche consiglio per ottenere il massimo dalla tua pet photography, per cambiare il modo in cui hai fotografato fino ad oggi il tuo gatto, cane, coniglio, roditore. Iniziamo.

Ci vuole pazienza. E qualche croccantino.

Questa è, forse, la parte più difficile, che non riguarda strettamente la fotografia ma piuttosto il tuo modo di porti e comportarti durante la sessione fotografica. Parti dal presupposto che gli animali non sono collaborativi. Però possono diventarlo se li rispetti e non li forzi a fare alcunché.

Il segreto è aspettare finché il gatto non sarà pronto a fare qualcosa, a compiere l’azione che vorresti congelare, a sbadigliare in quel modo curioso, a giocare con il fratello. Una foto spettacolare non la otterrai al primo tentativo.

Mentre attendi, approfittando per trascorrere qualche ora all’aperto, puoi incentivare il tuo cucciolo a prestarti attenzione, in tanti modi diversi. Compreso elargendo qualche ricompensa. Leggi come puoi stimolare la sua curiosità qui di seguito.

Ehy tesoro, guarda qui.

Difficilmente una frase come questa interesserà in alcun modo il tuo peloso. Piuttosto, esistono moltissimi modi per attirare la sua attenzione e fare in modo che guardi verso la fotocamera.

Questo vale ancora di più per i gatti che, per quanto abbiano diverse personalità, sono certamente tutti accomunati da una curiosità istintiva.

Puoi, per esempio, produrre un rumore schioccando le dita, agitare delle foglie secche, stropicciare tra le dita la carta di uno cioccolatino.

Per fotografare il cane puoi chiedere la collaborazione di un assistente che lo conosca bene, che lo chiami e lo faccia reagire come tu desideri, per esempio agitando il suo giocattolo preferito tra le mani, alla stessa altezza della fotocamera.

La sua personalità, prima di tutto.

Gli animali hanno personalità diverse. Una razza è diversa dall’altra e un individuo da un altro.

Se il tuo cane è noto per essere un gran dormiglione, potresti impostare il servizio fotografico su questo aspetto, scegliendo come location il divano o il letto, meglio se vicini a una finestra in modo da potere sfruttare una fonte di luce naturale.

Se un cane è esuberante, questo è il vero tratto distintivo della sua personalità, quello che merita di essere evidenziato.

Quello che voglio dire è, semplicemente, che devi rispettare il carattere del tuo cane e sapere valorizzarlo, qualunque esso sia.

Inoltre, non bisogna stressare gli animali, chiedendogli più di quanto siano disposti a dare.

Mettiti alla stessa altezza del tuo soggetto.

Quante fotografie hai scattato al tuo cane inquadrandolo dall’alto in basso? Non è ora di smetterla? Fotografandolo alla sua stessa altezza, chi osserva la foto avrà la sensazione di entrare a far parte della scena, di potere allungare una mano per accarezzarlo. Questo è quello che ci interessa trasmettere.

Si tratta di fornire un punto di vista non “umano” ma, al contrario, dare un assaggio di come la vita appare ai suoi occhi. Mettiti, quindi, sempre alla stessa altezza degli occhi del soggetto, accovacciandoti o sdraiandoti.

Usa la luce naturale.

Non mi piacciono le foto di animali domestici fatte in studio. Questo genere di scatti tende a togliere spontaneità ai soggetti e al sapore generale della foto: non è quello, infatti, il loro ambiente naturale domestico, nel quale si muovono tutti i giorni. Per quanto puoi lavorare per metterli a loro agio, in uno studio non si sentiranno a casa.

Inoltre sconsiglio l’uso del flash, che li spaventa o semplicemente infastidisce. Fotografarli all’aperto ti permette di sfruttare la luce naturale.

Il vero must della fotografia con luce naturale è l’uso di un softbox o di un pannello riflettente. Ne puoi ottenere uno casalingo acquistando al ferramenta un piccolo pannello di polistirolo bianco e orientandolo in modo che rifletta la luce del Sole sul soggetto, eliminando le ombre.

Conclusione

Riassumendo, è veramente importante, per ottenere foto espressive del tuo cane o del tuo gatto, metterlo a suo agio e concentrarti sul suo carattere e sul rapporto particolare che lo lega al suo padrone.

È un genere di foto che facciamo tutti, ma tu sei capace di andare oltre la “foto dei gattini”?

Se vuoi concentrarti in particolare sulla fotografia ai cani, la così detta dog photography voglio anche segnalarti l’articolo sull’attrezzatura necessaria e quello che ti spiega come impostare la reflex.

 

Fotografare il genius loci: intervista a Marco Sgarbi

“Nullus locus sine Genio”

“Nessun luogo è senza un Genio”

Servio, commentatore romano, IV sec.

Quella che segue è l’intervista a Marco Sgarbi, giovane architetto appassionato di fotografia i cui scatti hanno un valore molto chiaro, un punto di forza ben definito: hanno voluto e saputo cogliere lo spirito di un luogo.

Sto parlando del così detto genius loci, termine che nella religione romana simboleggiava il nume, l’entità soprannaturale legata a un luogo.

L’espressione è diventata, in tempi recenti, molto ricorrente nel linguaggio comune ma soprattutto in architettura, dove indica un certo approccio allo studio di un ambiente, basato sulla conoscenza di tutte le sue caratteristiche storiche, identitarie, culturali e fisiche.

Insomma, l’architetto progetta l’abitare e per abitare un luogo è necessario identificarsi in esso, capire il suo significato. E Marco ha voluto spingersi oltre la progettazione di uno spazio abitativo, ha deciso di immortalare nelle sue fotografie questo spirito soprannaturale.

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Il nostro ospite conosce molto bene l’ambiente delle colline toscane, tra le quali ha vissuto a lungo in compagnia delle sue pecore e dei suoi cani da pastore.

Nelle sue foto è rappresentata tutta la semplicità della vita contadina, a contatto con la terra e i suoi frutti, ma anche la potenza di una natura a volte oscura. Una natura a cui guardare con riverenza e un po’ di timore.

In tutte le sue fotografie si contrappongono spesso la luce e il buio, il giorno e la notte, il bene e il male. Non è semplice riuscire a rappresentare questi contrasti disponendo solo di una macchina fotografica, è richiesta una grande sensibilità per riuscirci.

Ma c’è anche un altro significato nel suo lavoro. Marco ha, infatti, vissuto per un certo tempo della sua vita l’esperienza di diventare pastore, per scelta. Sull’onda di una crisi di coscienza ha lasciato, quindi, la città e il suo lavoro per ritirarsi in collina, per vivere una vita che avvertiva come più piena e completa.

Per questo motivo, probabilmente, le sue immagini sono così fortemente comunicative di un sentimento intimo, interiore e personale: una rivoluzione dell’anima concretizzatasi in un progetto fotografico compiuto.

Ciao Marco, grazie per avere accettato di scambiare quattro chiacchiere con noi. Vuoi raccontarci, prima di tutto, quando e come è nato il tuo interesse per la fotografia?

Ciao Eleonora! Per me è un piacere e un onore. L’interesse per la fotografia è nato quando ero bambino. Penso che sia una passione che va di pari passo con la curiosità e la meraviglia che trovo nel mondo. Anzi più che una passione si tratta di una necessità: lo faccio per me stesso.marcosgarbimarcosgarbi

Non posso nasconderti che il vero motivo di questa intervista sta nel fatto che adoro la serie dei tuoi scatti dedicata alla vita in campagna! Pecore, pastori maremmani, tronchi ricoperti di muschio e pulcini appena schiusi, ma anche tanti selvatici: compongono un portfolio dal tema molto ben definito.

Vuoi raccontarci qualcosa sui tuoi soggetti? Qual è l’argomento scelto?

In realtà non ho scelto alcun tema. Tutto ciò che ho fotografato e che puoi vedere rappresentato nei miei scatti era quello che considero il mio “ufficio”: ho fatto il pastore fino a pochi mesi fa e ho avuto la fortuna di poter fotografare quello che mi circondava.

È un mondo che sta scomparendo, fatto di fatica ma anche di grandissime soddisfazioni in un ambiente quasi incontaminato.

Mi sono dedicato alla produzione di pecorini a latte crudo e ogni giorno portavo a pascolare 250 pecore, in compagnia dei miei cinque maremmani, attraverso pascoli stupendi. Tutto questo nella suggestiva cornice toscana delle colline metallifere.

Qui c’è un genius loci potente: i monumenti e le rovine antiche, le colline modellate dall’uomo in millenni di storia dell’agricoltura, tutto questo fa parte di questo luogo.

Qui sai dove sei. Subito. E io adoro i Luoghi.

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Qualcosa che si nota subito non appena si guardano le tue foto è l’uso incredibile della luce, che filtra tra le nuvole irradiando la campagna, le greggi, il pelo bianco dei tuoi cani. Vuoi dirci come usi la luce per ottenere questi splendidi contrasti e controluce?

La luce m’ ispira. Tuttavia, per me una giornata di Sole senza una nuvola è una pessima giornata. Adoro i temporali e le giornate nebbiose. E poi, sempre grazie al mio lavoro, potevo godermi ogni alba e ogni tramonto: quando la luce arriva di taglio disegna le forme.

Ma io amo anche i colori freddi della nebbia e i boschi nebbiosi: tutto questo è presente nelle mie fotografie. marcosgarbi marcosgarbi

Che tipo di attrezzatura fotografica usi?

Ho una Canon 5d markII. Per ora ho due obiettivi. Un 17-40 e un 70-300. Io uso la macchina senza riguardo e infatti ho rotto varie lenti.

Post-produci le tue fotografie? Se sì, che tipo di regolazioni fai?

Scatto in raw. E in camera raw posso fare diverse regolazioni. Tipo esaltare un colore in particolare o schiarire delle ombre. Trovo che la 5d saturi troppo alcuni colori, soprattutto i colori caldi. Quindi in camera raw è possibile anche desaturare alcune tonalità. Per il resto non stravolgo la foto.marcosgarbi

Nelle tue fotografie è ben evidente la forte ispirazione che ti accompagna, nel momento in cui decidi di fare click sul pulsante di scatto. Ma ti definiresti più un fotografo “di pancia” oppure c’è uno studio dietro i tuoi scatti? In altre parole: prepari le tue fotografie in qualche modo?

Di pancia assolutamente. Mai fatto uno studio o preparato una foto. Però non sono mai uscito senza macchina fotografica. Le foto le vado a cercare. marcosgarbi marcosgarbi

Un’altra cosa interessante nei tuoi scatti sono i colori: molto drammatici, un po’ dark, quasi “cinematografici”. C’è un motivo per cui sono così e come li ottieni?

Sembrerà banale ma, semplicemente, sottoespongo. Mi piace il lato oscuro della natura, vorrei trasmettere una sorta di timore. Quel timore reverenziale che sarebbe utile all’uomo di questo secolo nei confronti della natura. marcosgarbi marcosgarbi

So che prima facevi l’architetto. Perché hai abbandonato tutto?

In realtà, non ho abbandonato niente. Però ho scoperto e imparato tantissimo da quando non lavoro più in un ufficio, non era un lavoro adatto a me. Oltre a essere noioso e sedentario mi creava problemi morali.

Da qualche tempo, sono comparsi sul tuo streaming diversi reportage di viaggio: India, Marocco, Vietnam… Insomma, giri parecchio: per te dov’è “casa”?

Bella domanda: è per quello che giro parecchio. La sto cercando.marcosgarbimarcosgarbi

Quale differenza noti tra lo scattare fotografie a un passo da casa e la fotografia che fai quando sei in viaggio?

Anche questa è una bellissima domanda! Quando sono lontano da casa divento più curioso. Sono affascinato da tutto quello che mi circonda a livello quasi maniacale, è come se il cervello si attivasse e anche la lingua non è più una barriera insuperabile.

In Italia non ho la stessa curiosità e questo credo sia un limite: sarebbe bello se riuscissimo a stupirci di tutto e, soprattutto, se fossimo capaci di farlo ovunque. marcosgarbi marcosgarbi

Ci dici il nome di un fotografo che ti piace?

Salgado. Per la sua fotografia e per la sua umanità.

Mi piacerebbe salutarti con la domanda da un milione di dollari. Qual è, secondo te, la cosa più importante per ottenere foto d’impatto?

La fotografia non è come la pittura in cui serve davvero un talento. In fotografia, forse, basta solo saper guardare.

Io ti parlo così, ma non mi considero un fotografo professionista. Non ho mai preso un euro per le mie foto. Le scatto per necessità personale.

Però, quando qualcuno apprezza le mie fotografie ho la sensazione di aver guardato nella giusta direzione.marcosgarbimarcosgarbi

Tutte le fotografie di questo articolo sono di Marco Sgarbi, ogni diritto appartiene all’autore.

Conclusione

Quali ispirazioni possiamo trarre dalla fotografia di Marco? Beh, io credo che i suoi lavori ci insegnano, soprattutto, che per immortalare un luogo bisogna prima amarlo. E per amarlo dobbiamo capirlo, essere riusciti a dialogare con il genius, a stabilire un contatto con il suo “nume tutelare”.

Esiste, per te, un luogo speciale al quale vorresti dedicare o hai già dedicato un reportage o un progetto fotografico? Credi che riusciresti a cogliere il suo spirito? Se ti va, parlacene nei commenti.

C’è qualche fotografo che ami (anche più d’uno) e che vorresti vedere intervistato su FotoComeFare? Facci sapere il nome (o i nomi) rispondendo a questa discussione sul forum. Oppure scrivici attraverso la pagina di contatto!

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