Floriana Caruso è fotografa appassionata ed esperta di post-produzione. È autrice, con Reflex-Mania, del videocorso Imparare Lightroom: 90 lezioni per imparare a sviluppare e organizzare le proprie fotografie con Lightroom Classic. Scrive tutorial di tecnica e post-produzione, recensioni di attrezzatura e approfondimenti sui grandi fotografi.
Per un fotografo poter contare su risultati certi è sempre qualcosa di estremamente importante, che si tratti di file, di pubblicazioni o di stampe per una mostra. Insomma, avere la certezza che la propria foto non abbia colori alterati, o contrasti eccessivi, o difetti non visibili è irrinunciabile, in quanto alla fin fine è per questo motivo che la si è scattata. L’intenzionalità in fase di ripresa, il “messaggio” affidato all’immagine, tutto concorre al successo di un lavoro a cui si tiene.
Se perciò, dopo aver cercato il tema giusto, trovato i soggetti adatti, elaborato un progetto e magari deciso di farne una mostra, le stampe finali sono piene di difetti e non corrispondenti a ciò che si è pensato in fase progettuale, di sicuro la delusione è cocente e, se si è professionisti, il danno non certo da poco.
Per questo è sempre bene affidarsi a servizi professionali, in grado di garantire risultati su cui contare.
Questa premessa è necessaria nel momento in cui intendo fare una recensione del servizio di stampa di SAAL Digital: ne ho già parlato in passato, ma voglio farlo ancora raccontando un utilizzo concreto e molto recente (se poi volessi provarlo anche tu, SAAL ha previsto uno sconto speciale per la community di Reflex-Mania).
Narni, in provincia di Terni (Umbria), è un bellissimo borgo in alto su uno sperone di roccia a picco sulle gole del fiume Nera. Da dieci anni ospita un fortunato Festival della Fotografia, “Narnimmaginaria“, con mostre di autori provenienti da ogni parte del mondo. Quest’anno è nata anche una sezione molto creativa, dedicata alla fotografia stenopeica: di fatto è il primo festival internazionale dedicato a questo genere fotografico esistente in Italia. Visto che pratico abitualmente la fotografia “pinhole” come viene detta in inglese, sono stato invitato a esporre un mio progetto fotografico.
Per chi non lo sapesse, la fotografia stenopeica utilizza, invece di un obiettivo a lenti, un minuscolo forellino del diametro di frazioni di millimetro. Si possono impiegare fotocamere digitali, ma in linea generale i fotografi stenopeici prediligono l’analogico, in quanto la resa migliora all’aumentare della superficie sensibile. Esistono fotocamere appositamente costruite, ma il più delle volte si modificano vecchie fotocamere di grande formato o si sfruttano scatole e barattoli, come ho fatto io per alcune delle foto in mostra.
Più che di fotografia analogica nel mio caso – e in molti degli altri autori presenti nel festival – si dovrebbe parlare di fotografia “ibrida” in cui una volta arrivati al negativo si continua poi in digitale, sia per apportare modifiche (nelle mie foto ho aggiunto delle textures e un viraggio seppia) sia per avere la possibilità di ricorrere alla stampa inkjet su carte particolari.
Ed è qui che subentra SAAL: avevo infatti bisogno che la mia mostra (stampe 30×30 cm montate su passepartout 50×40 cm) venisse stampata su una carta stile acquarello ma non troppo texturizzata, e che si rispettassero le gamme di luci e ombre, già critiche nella fotografia stenopeica, oltre al colore scelto per il viraggio.
La carta che desideravo era la Hanhemuhele Photo Rag, una vera certezza nel campo della stampa Fine Art.
Dopo aver scaricato il profilo della carta dal sito di SAAL, ho effettuato un proofing digitale per verificare – sebbene solo in modo virtuale – che nel passaggio dalla foto a luce trasmessa (quella sul monitor) a quella a luce riflessa (la stampa su carta) non ci fossero problemi.
Per chi non è esperto di questa procedura, comunque molto semplice, sul sito di SAAL ci sono video esplicativi molto ben fatti. Io ho preferito utilizzare Lightroom, perché su questo software effettuare la simulazione è davvero facilissimo.
A questo punto con il software di SAAL, che si può scaricare dal loro sito, ho aggiunto le foto, scelto il formato e il tipo di carta (ce ne sono molte, la scelta è ampia) e provveduto al pagamento.
Dopo pochi giorni ho ricevuto le foto perfettamente imballate, in modo da evitare qualsiasi danno e i risultati hanno dato ragione alla mia scelta: le foto corrispondono perfettamente (nei limiti del passaggio tra due sistemi diversi di visualizzazione) ai file originali. A questo punto ho provveduto al montaggio nei passepartout (utilizzando guanti di lino e l’apposito nastro telato per garantire la resa “museale” dell’insieme, in quanto il grasso della pelle o le colle degli adesivi possono portare al degrado della stampa) poi inseriti nelle cornici e sono partito per Narni.
Montare una mostra è sempre faticoso, ma anche remunerativo dal punto di vista personale, artistico e psicologico. Il pubblico ha per fortuna gradito il mio progetto, intitolato “Quel Che Resta” e dedicato ai luoghi abbandonati come simboli della caducità umana, e – non lo dico per piaggeria – anche la qualità delle stampe.
Dunque non posso che consigliare i servizi di SAAL Digital a tutti coloro che cercano stampe di qualità e un servizio professionale e all’altezza delle proprie necessità.
In questa recensione voglio parlarti di una proposta di SAAL Digital che è davvero interessante, ma prima di tutto mi piace segnalare che ora su questo prodotto puoi ottenere uno sconto di ben 20 €. Non male, vero? Clicca sul link qui sotto per poter usufruire dello sconto sul Fotolibro Saal Digital.
Quando SAAL mi ha chiesto se ero interessato a recensire il loro Fotolibro della serie Professional ovviamente sono stato entusiasta.
E’ da anni che utilizzo i loro servizi per mostre e pubblicazioni e ho già avuto modo di recensirli positivamente. Inoltre come Reflex-Mania abbiamo utilizzato i prodotti di SAAL DIGITAL nei nostri corsi, ricevendo sempre impressioni positive.
L’utilizzo più noto e diffuso dei Fotolibri e Portfolio di SAAL è ovviamente quello degli album che realizzano i fotografi di cerimonie. In effetti avere una simile pubblicazione come ricordo di un evento importante della propria vita è una bellissima cosa.
Io però sono un fotografo creativo ed editoriale, e dunque per me il Fotolibro di SAAL è soprattutto, appunto, un libro: un unico, splendido, raffinatissimo libro che sfrutto per promuovere – ad esempio quando partecipo a delle fiere del libro o quando faccio delle presentazioni – il libro edito, quello normalmente in vendita.
Nulla vieta di proporre il volume di SAAL come edizione speciale, preziosa e d’Autore, ma s’intende che ci si rivolge in tal caso a intenditori disposti a spendere per avere un prodotto che è decisamente unico. Infatti ogni portfolio di SAAL è realizzato con cura artigianale e in tal senso anche stampondone più copie ci sarà sempre quella piccola differenza che lo rende ancor più prezioso, pur nella garanzia di una qualità che è costante.
Di ogni mio progetto fotografico a cui tengo possiedo un Fotolibro SAAL che amo sfogliare ogni tanto e che mi fa rivivere tutti i bei momenti che ogni lavoro di questo tipo comporta (anche tanto lavoro e impegno, ma questo è sottinteso).
La gamma di prodotti di SAAL, grazie alle varianti che è possibile combinare, è grandissima e ti invito a navigare nel loro sito per rendertene conto.
Per questa recensione, però, ho scelto – per così dire – il “top”, un libro 30×30 cm, rilegato con tela di lino e dotato della sua preziosa scatola dove conservarlo, in modo anche da poterlo portare in giro senza correre il rischio di rovinarlo. Poi estrarlo dall’apposito “scrigno” fa sempre la sua figura.
Visto che a breve uscirà il mio nuovo libro “AGER“, la scelta è caduta su una selezione (ampia, in verità) di foto tratte dal progetto. Ho deciso di inserire molte delle foto che saranno presenti nel libro, ma anche alcuni scatti che ho eliminato dall’editing. Come ben sanno i fotografi è sempre dura dover togliere dalla selezione immagini a cui si tiene, ma purtroppo è necessario visto che in questo caso il libro conterrà 70 foto, mentre quelle realizzate sono state oltre 2000 da cui ho estratto una selezione ampia di ben 400 scatti!
Questa edizione speciale creata con SAAL mi ha così permesso di recuperarne comunque qualcuna e di vederla calata su carta e non semplicemente sul monitor del computer.
In effetti far stampare in un portfolio le proprie foto permette di uscire dal virtuale ed entrare nel reale, una cosa che avveniva normalmente ai tempi della fotografia analogica, ma che oggi è -ahimé – diventata molto rara.
E invece le foto vanno stampate per essere davvero godute, anzi direi: per esistere davvero!
Un tempo i fotografi si appassionavano al “Fine Art“, dunque alla stampa manuale in Camera oscura con risultati di straordinaria qualità (pensiamo al più bravo di tutti in questo campo: Ansel Adams); oggi possiamo ottenere delle stampe Fine Art grazie appunto a società come SAAL che curano meticolosamente le impostazioni della stampante Inkjet (anche se è disponibile la stampa su carta fotografica c-print, quella di un tempo) e poi creano dei Fotolibri in cui la cura maniacale del dettaglio è un aspetto fondamentale per avere un risultato all’altezza delle nostre aspettative.
Poiché più che descrivere queste caratteristiche è preferibile mostrarle, ho realizzato un video apposito che trovi qui sotto, dove di fatto puoi trovare anche un’anteprima del mio nuovo progetto.
Il sito di SAAL è molto intuitivo e dunque impaginare il libro è facilissimo, volendo è disponibile anche una funzione automatica, ma io consiglio di far da sé, visto che il sistema “drag and drop” mostrato nel video è facile e rapido.
C’è un’ampia disponibilità di carte con cui sbizzarrirsi e anche di copertine, da quelle più semplici – che io prediligo – a quelle più particolari e innovative, anche quelle in metacrilato. Come fotografi cerchiamo sempre di essere creativi e dunque anche nelle impostazioni del portfolio amiamo applicare lo stesso approccio avuto nella realizzazione del progetto.
Un aspetto non secondario dei servizi forniti da SAAL è l’efficace supporto che puoi trovare online e la rapidità nella lavorazione e nella consegna: d’altra parte si è sempre ansiosi di vedere il risultato!
A tal proposito ti consiglio ancora una volta di approfittare dello sconto di 20 € offerto da SAAL Digital e di provare la realizzazione di un libro fotografico da mostrare agli amici ma anche a responsabili di circoli fotografici e – perché no? – a editori che potrebbero essere interessati al tuo lavoro. Mostrarne un’anteprima cartacea è sempre preferibile a portare con sé un tablet o un portatile con foto “virtuali” e non reali.
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Ospite di questo nuovo appuntamento con le interviste è Alberto Ghizzi Panizza.
Fotografo naturalista e paesaggista, ben conosciuto sul panorama internazionale grazie ai numerosi premi ricevuti, Alberto è un fotografo accreditato Nikon dal 2013 e collabora con diverse agenzie inglesi e americane.
È soprattutto famoso per le foto delle damigelle (non queste, ma queste!) che lo hanno portato ad un soffio dal vincere il National Geographic Photo Contest del 2013.
Perché questo non è poi accaduto? Continua a leggere per scoprirlo!
Nelle righe che seguono ho chiesto, infatti, ad Alberto di raccontarci la vicenda e anche di darci qualche consiglio fotografico.
Ciao Alberto e grazie per avere accettato di rispondere alle nostre domande. Tu sei conosciuto soprattutto per i tuoi scatti panoramici e per le macro di insetti, rugiada, ragnatele ecc. Vorrei quindi chiederti: perché hai scelto proprio la fotografia naturalistica?
In realtà mi appassiona un po’ tutta la fotografia e mi piace cimentarmi in tutti i generi. Da amante della natura e degli animali, comunque, prediligo la naturalistica e la paesaggistica.
In quale momento sei passato dalla fotografia amatoriale al professionismo?
Sono appassionatissimo di fotografia da ormai 19 anni e, con alcuni amici fotografi, avevo fondato un’associazione senza scopo di lucro chiamata Travel Photo Experience.
Dopo alcuni anni di attività e vedendo che la cosa andava bene, ho deciso di trasformare la mia passione anche in un lavoro.
In cosa consistono, oggi, i tuoi lavori professionali?
I miei lavori sono svariati, dai servizi personali ai reportage. Molte sono anche le iniziative personali come mostre, corsi e workshop.
Ci sono, secondo te, dei cambiamenti in atto nel settore della fotografia naturalistica? Come immagini la fotografia naturalistica del futuro?
Cambiamenti se ne sono verificati molti, soprattutto ora che le fotocamere digitali hanno permesso di scattare foto a volontà. È diventato molto più semplice catturare scene che con la pellicola non avremmo nemmeno provato a riprendere. Inoltre, non si ha più paura di sprecare uno scatto.
Le fotocamere sono diventate sempre più affidabili e veloci, aiutando non poco il fotografo.
Per il futuro immagino, quindi, che si conterà sempre di più sulla tecnologia.
Per esempio con l’utilizzo dei droni, dei sensori di movimento, dei comandi a distanza e di fotocamere che potranno aiutarci in situazioni che, una volta, risultavano quasi impossibili da riprendere.
È nota un po’ a tutti, ormai, la vicenda della tua foto delle damigelle: venne votata dalla giuria del concorso del National Geographic Italia come vincitrice della categoria “Animali”, ma venne subito dopo squalificata, a causa dell’uso del focus stacking, una tecnica di ripresa fotografica che il regolamento considerava fotomontaggio.
Capita spesso che durante i concorsi di fotografia naturalistica si alzi qualche polverone mediatico sull’ammissibilità o meno di certe tecniche. Spesso è difficile stabilire un confine tra cosa sia accettabile e cosa no. Voglio quindi chiederti: se dovessi organizzare un concorso fotografico, tu cosa permetteresti nel regolamento e cosa, invece, vieteresti?
Spero che quello che si è verificato durante quel concorso abbia portato un po’ di chiarezza sull’uso del focus-stacking. Ora molti concorsi ammettono o meno questa tecnica, citandola, comunque, già nel regolamento.
Ho fatto, a volte, parte di giurie e tutto questo è sempre fonte di grandi dibattiti. Il discorso è lungo e complicato. Tuttavia, nel caso di un focus stacking la vedo semplice… basta chiedere al partecipante di inviare tutti i raw.
Capita però spesso che bellissime immagini vengano scartate perché ritenute fotomontaggi a priori. Infatti il file raw viene quasi sempre inviato dopo l’ipotetica vittoria.
La questione è adesso complicata dal fatto che molte macchine sono in grado di creare raw da più esposizioni… Insomma penso che sia davvero complicato…
Alcune persone sostengono che le tue macro di insetti sono “antropizzate”. I soggetti sono, cioè, ripresi in atteggiamenti che sembrano poco naturali e che danno ad alcuni la sensazione che siano messi in posa. Cosa rispondi a queste critiche?
Mi piace il fatto che la gente provi simpatia per gli insetti e non li disprezzi solamente, considerandoli esseri fastidiosi. Ecco perché li riprendo in atteggiamenti quasi umani.
A volte basta cogliere un attimo del loro movimento per farli sembrare in posa, ma in realtà non lo sono.
Voglio sottolineare che tutte le mie immagini vengono riprese in natura con i soggetti vivi e totalmente incolumi.
Inoltre, spesso siamo noi stessi a vedere atteggiamenti umani negli animali.
Un classico esempio sono le immagini che ho scattato alle damigelle (gli insetti con gli occhioni grandi e tondi). Le persone mi chiedono se in quelle foto le damigelle si vogliono bene o se sono grandi amiche, mentre, in realtà, avevano solo litigato, qualche istante prima di volare via.
Tra le tue foto più stupefacenti ci sono quelle dei fiori riflessi nelle gocce d’acqua. So che moltissimi appassionati di fotografia naturalistica tentano questo genere di scatto, adesso molto in voga. Qualche consiglio per i nostri lettori?
La procedura è principalmente una questione di angolatura, di luce e di distanze. Tutto varia in base all’ambiente, alla dimensione delle gocce, dei soggetti e della lunghezza focale utilizzata.
Spesso sento ancora dire che queste foto sono dei montaggi. Fortunatamente ora la tecnica si è diffusa e non vengono più ritenuti tali.
Un mio caro amico, una decina di anni fa, è stato proprio escluso dopo aver ricevuto il primo premio ad un concorso: la giuria non ci aveva visto chiaro sulla tecnica usata per realizzare questi scatti. All’epoca erano una vera e propria novità.
Parliamo di attrezzatura fotografica: in cosa consiste il tuo corredo macro?
Il mio corredo macro comprende un po’ di tutto, dalle ottiche agli accessori. Per fare fotografia macro, infatti, non sempre servono ottiche dedicate, ma ci si può arrangiare in tanti modi,senza dover per forza rinunciare alla qualità.
Mi capita spesso di usare sia teleobiettivi che grandangolari, a volte montati alla rovescia.
Ma, effettivamente, ho anche diverse ottiche dedicate che cambio a seconda del tipo di immagine che voglio ottenere.
Gli accessori, poi, si sprecano: mi perdo tra slitte, teste micrometriche, cavalletti, tubi di prolunga, anelli di inversione, pannelli led e così via…
E quello dedicato alla fotografia paesaggistica? Fai uso di filtri e, se sì, quali?
Anche per il paesaggio uso diverse ottiche, dal grandangolo al teleobiettivo. I filtri? Li uso spessissimo. Densità neutra, digradanti e polarizzatori.
Ho sentito dire che hai in parte modificato la tua attrezzatura fotografica, per adattarla meglio alle tue necessità: cosa hai modificato?
È vero, l’ho fatto principalmente per la macro.
Mi sono costruito (con l’aiuto di un caro amico) accessori che fino a poco tempo fa non erano facilmente reperibili sul mercato, come slitte micrometriche, plamp, stabilizzatori, flash in fibra ottica e altre cose…
Questo perché mi piace molto anche l’arte del fai da te nella fotografia. Ricorro spesso anche ad accessori molto semplici, come pezzi di carta o semplice nastro adesivo.
Se dovessi scegliere una sola immagine tra tutte quelle che hai scattato fin’ora quale sarebbe e perché?
La scelta è difficile, ma credo che sceglierei tra due in particolare. Quella delle damigelle, che sembra che si tengano per mano (si tratta della foto di cui abbiamo parlato sopra, che ha “quasi” vinto il concorso National Geographic ndr) e le gocce di rugiada che riflettono una margherita (vedi sotto).
La prima perché è stata pubblicata un po’ in tutto il mondo e ha fatto diffondere la simpatia per questi insetti quasi sconosciuti, e la seconda perché è una di quelle immagini che più mi ha sorpreso dopo averla scattata.
E se invece ti chiedessi di scegliere la tua “immagine ideale futura”? Cosa sogni di fotografare senza avere avuto ancora la possibilità di farlo?
Uno dei soggetti che amo ma che ancora non sono riuscito a fotografare -ovviamente in natura- è la tigre. Uno degli animali più belli del nostro pianeta, ma che purtroppo è sempre più a rischio di estinzione.
Chi è il tuo fotografo naturalista preferito e perché?
Non ho un fotografo preferito, ma ne ho tanti che stimo e ammiro. Generalmente, però, non sto a confrontarmi con il lavoro degli altri.
Scatto per me stesso cercando nuove idee senza ispirarmi più di tanto alle immagini già viste. Cerco sempre nuovi modi di fotografare o di migliorare quello che ho già fatto.
C’è un libro sulla fotografia che ti è piaciuto particolarmente oppure qualche altra risorsa che vuoi consigliare ai nostri lettori?
Ad essere sincero di libri sulla fotografia ne ho letti pochi. Consiglio di frequentare circoli fotografici, conoscere altri fotografi e scattare assieme a loro, come ho fatto io.
Ma, in verità, sono stati quei viaggi in cui ho fotografato 18/20 ore al giorno ad avermi fatto crescere tecnicamente più di qualunque altra cosa.
Fotografare un paesaggio fantastico e tornare a casa con foto deludenti aiuta tanto a capire dove si sta sbagliando e come migliorarsi.
Che rapporto hai con i social media?
Uso molto Facebook e una pagina personale dove carico le mie foto.
Lo trovo parecchio utile, anche per tenermi in contatto con agenzie e persone che conosco durante i miei viaggi e non solo. Ovviamente può capitare di conoscere qualche elemento poco piacevole, ma alla fine è così per tutte le cose.
Ti è mai capitato che ti abbiano rubato le foto per attribuirsene i meriti? Secondo te cosa può fare un fotografo professionista per evitare che ciò avvenga?
Qualche anno fa non pubblicavo immagini sui social per questo motivo, ma, alla fine, credo che starsene chiusi con le proprie immagini per la paura che ce le rubino sia ancora peggio.
Furti di immagine mi sono capitati diverse volte, ma ormai il mondo è piccolo e spesso il fatto salta fuori.
Capita spesso che le immagini vengano catturate e pubblicate senza autorizzazione, ma questo credo che al momento sia un problema senza soluzione.
Pensiamo anche solo a quanta musica e produzione cinematografica viene copiata e diffusa senza autorizzazione…
Un progetto di cui ti stai occupando adesso?
Al momento sto lavorando alle foto scattate in Cile per produrre immagini e video per EXPO (Alberto e Luca Robuschi sono stati scelti per testare, primi al mondo, della nuova attrezzatura fotografica Nikon, dedicata alla fotografia astronomicaNdr).
Sto progettando un Nikon Travel, proprio dedicato alla scoperta del Cile e degli osservatori ESO.
In questi giorni sto anche preparando le presentazioni che porterò con Nital in giro per l’Italia, per i Nikon Live.
Ti ringrazio tantissimo per la tua disponibilità. Spesso saluto i miei intervistati con la domanda da un milione di dollari: cos’è veramente importante, secondo te, per ottenere una foto d’impatto?
La domanda mi ha fatto sorridere, perché, forse, quando li guadagnerò te lo potrò dire!
Comunque, a parte gli scherzi, credo che l’originalità sia un fattore importantissimo. In un mondo dove ormai siamo tutti fotografi, distinguersi diventa sempre più difficile.
Tutte le fotografie di questo articolo sono di Alberto Ghizzi Panizza, ogni diritto appartiene all’autore. Puoi guardare l’intero portfolio di Alberto sul suo sito personale.
C’è qualche fotografo che ami (anche più d’uno) e che vorresti vedere intervistato su FotoComeFare? Facci sapere il nome (o i nomi) rispondendo a questa discussione sul forum. Oppure scrivici attraverso la pagina di contatto!
Tra camera oscura e nuove tecnologie: questa è, forse, la vera magia del bianco e nero. Ovvero l’avere tracciato un ponte tra passato e presente.
Ancora oggi molto in voga, il bianco e nero affonda le sue radici nei tempi andati, eppure non è mai rimasto confinato nel “vintage”!
Oggi il digitale permette di realizzare immagini in bianco e nero di straordinaria qualità, senza bisogno di trascorrere ore in camera oscura.
In breve e senza troppi giri di parole, sono questi i presupposti da cui parte il manuale di cui ti parlo in questa recensione, intitolato “Nessun prodotto trovato.“.
Vediamo, quindi, qui di seguito se questo libro è adatto a te e qual è il suo contenuto.
Cosa imparerai da questo libro?
Si parte dall’attrezzatura e dalle impostazioni.
L’autore, John Batdorff, ci tiene a spiegarti che basta veramente poco in termini di attrezzatura e che non hai bisogno di spendere troppi soldi in strumenti che non sono veramente necessari. Il kit essenziale ti basterà.
Dello stesso fanno parte anche i programmi di post elaborazione, di cui il libro tratta diffusamente.
Viene subito spiegato anche come calibrare il monitor, quale ISO e bilanciamento del bianco scegliere, quale formato dei file privilegiare.
Alcune immagini possono funzionare bene sia a colori che in bianco e nero, mentre altre rendono meglio solo in monocromia: quindi come fare a capire quali sono? Ecco, Nessun prodotto trovato. ti dice anche questo.
Ti insegna, per esempio, come capire il ruolo dei colori e del contrasto tonale in una foto che deve essere convertita in bianco e nero (non tutte si presteranno a questa conversione). Procede poi a parlare della composizione e della luce, dei contasti, dell’esposizione, dell’uso dei filtri e di tutto quello che dovrai fare al momento dello scatto.
Il libro spende alcune interessanti parole sul ritratto in bianco e nero, sulla necessità di “raccontare una storia”, su come usare il bianco e nero nella fotografia di strada, nel fotoreportage, in viaggio.
È, soprattutto, ampia tutta la parte dedicata alla post elaborazione, con particolare riferimento a Lightroom e a Silver Effex Pro.
Manca qualcosa per rispondere alle tue curiosità sul bianco e nero? Mi sembra proprio di no!
In ogni caso trovi sotto l’indice degli argomenti, per capire meglio quali temi vengono approfonditi.
Un riassunto del libro
Prima di parlarti dell’indice del libro, voglio premettere che una delle cose che ho più apprezzato in Nessun prodotto trovato. è stata proprio la struttura e il metodo didattico che è stato scelto.
Ogni capitolo è organizzato così: si parte da un’immagine in doppia pagina, che viene sviscerata e studiata attentamente nei dati di scatto e nelle scelte fatte per ottenerla. Si usa questa immagine come spunto per trattare l’argomento del capitolo (diviso in sotto-paragrafi). Si propongono alla fine una serie di esercizi concreti per memorizzare subito quanto imparato in quel capitolo.
Il tutto è veramente semplice, divertente da seguire, corredato di molte immagini che arricchiscono quanto si apprende dal testo.
Ecco, comunque, l’indice:
CAPITOLO 1: ATTREZZATURA E IMPOSTAZIONI
Studiamo attentamente l’immagine
Studiamo attentamente l’attrezzatura
Cosa mettere nella borsa
Programmi di elaborazione dell’immagine o postprocessing
Calibrazione del monitor
Impostazioni della macchina fotografica
Quando scegliere il Bianco e Nero
Capire il colore
CAPITOLO 2: COMPOSIZIONE E LUCE
Studiamo attentamente l’immagine
Studiamo attentamente l’immagine
Illuminazione
È tutta questione di contrasto
Composizione
Movimento
Inquadratura
CAPITOLO 3: ESPOSIZIONE
Il momento dello scatto
Studiamo attentamente l’immagine
Esposizione
Esposizione per l’elaborazione delle immagini o postprocessing
Uso dei filtri
Paesaggi
Ritratti
Il Bianco e Nero in studio
Raccontare una storia
CAPITOLO 4: ELABORAZIONE DELLE IMMAGINI O POSTPROCESSING
Realizzate la vostra visione con Lightroom
Studiamo attentamente l’immagine
Il mio metodo di lavoro
Modulo Library
Modulo Develop
Uso del pannello Basic
Uso del pannello HSL/Color/B&W
Regolazione del contrasto
Regolazione avanzata della Curva di viraggio
Regolazione selettiva del colore
Mettere tutto insieme
CAPITOLO 5: EFFETTI NEL BIANCO E NERO
Definite il vostro stile con Silver Efex Pro
Studiamo attentamente l’immagine
Silver Efex Pro
Impostare Silver Efex Pro
Scegliere un’atmosfera
Usare la Colorazione selettiva
Tonalità
Effetti
Pellicola
Fate da soli
CAPITOLO 6: STAMPA, INVIA, E CONDIVIDI
Mettete in mostra le vostre immagini
Studiamo attentamente l’immagine
Rifiniture
Stampate il vostro lavoro
Stampare da Lightroom
Utilizzare un laboratorio di stampa
Cornice
Condividere le immagini
Filigrane
Tenere tutto a fuoco
Questo libro fa per te? Quanta esperienza bisogna avere per leggerlo?
Il pubblico a cui si rivolge Nessun prodotto trovato. è quello dei fotoamatori non professionisti. Se sei un principiante o fotografi a un livello intermedio, quindi, va benissimo per te.
Nell’introduzione, l’autore dice che il libro va inteso come una conversazione aperta e ti incoraggia a fargli sapere le tue opinioni e a postare le tue fotografie nel gruppo Flickr, creato per tenere traccia dei progressi dei lettori.
L’apprendimento, d’altra parte, è una strada a doppia senso: chi insegna continua, nel frattempo, a imparare e chi impara (in questo caso tu) si deve anche divertire, condividendo i frutti del proprio impegno.
Una bella impostazione da parte dell’autore, no?
Lo scopo del libro è, comunque, quello di trasmettere al lettore una sorta di “rielaborazione creativa” dell’immagine nella propria mente, vuole essere uno stimolo a ripensare ad una scena privandola della semplicità del colore, valorizzandola attraverso una visione nuova: la visione in bianco e nero.
Da questo punto di vista le tue aspettative non saranno deluse dal testo, perché offre veramente molti spunti per metterti sulla giusta strada.
L’impostazione è di tipo pratico, si va dritti al punto della tecnica da usare per ottenere un determinato risultato. Poche, quindi, le nozioni teoriche che normalmente trasudano da molti altri manuali di questo tipo.
Direi che Nessun prodotto trovato. fa per te se:
vuoi avvicinarti al mondo del bianco e nero direttamente dal digitale,
sei un fotografo alle prime armi e hai bisogno di spiegazioni semplicissime e alla tua portata,
ti interessa la post produzione, in particolare con Lightroom,
sei un tipo a cui non piacciono le chiacchiere ma vuoi andare subito al sodo di una tecnica e metterla in pratica.
Non fa, invece, per te se:
sei un fotografo navigato e conosci già i fondamenti del bianco e nero, magari perché vieni dalla fotografia analogica,
stai cercando un testo per approfondire aspetti teorici e significati della fotografia in bianco e nero e non un manuale per imparare a scattare fotografie in bianco e nero.
Conclusione
Tendo a preferire due tipi di libri sulla fotografia: quelli prettamente “fotografici”, nei quali ci sono praticamente solo le immagini a parlare di un artista e i manuali molto pratici, che non mi raccontano la storia della fotografia ma mi insegnano a fare qualcosa.
Quindi diciamo che, se la pensi come me, ti troverai bene con questo libro.
Vista la sua semplicità e il suo prestarsi a una lettura veloce, mi sembra anche piuttosto adatto come regalo all’amico che sta iniziando a fotografare. Alla persona che, magari, ti ha parlato della sua passione per il bianco e nero o per gli scatti in bianco e nero di un determinato fotografo.
I libri che ti danno qualche nozione tecnica ma si perdono anche in chiacchiere sulla teoria, sono poco appetibili, invece, per questo genere di fotografi alle prime armi, che si annoiano a leggerli.
Il libro Nessun prodotto trovato., invece, è perfetto per loro, fidati.
Su Amazon costa 19 euro, ti consiglio di acquistarlo direttamente qui sotto:
Per questo nuovo appuntamento con le interviste ho voluto fare quattro chiacchiere con un fotografo giovanissimo, ma che ha fatto già molto parlare di sé, in Italia e all’estero.
Il merito è probabilmente dovuto alla forza dei suoi reportage e ad una precoce collaborazione con un giornale di spicco nel panorama mondiale: “Der Spiegel”, rivista settimanale tedesca ad altissima tiratura, che non se l’è fatto scappare.
Anche prescindendo dalla bellezza vibrante delle sue fotografie, c’è qualcos’altro che mi ha stupito nel nostro ospite. E cioè il suo interesse per temi sociali forti e dolorosamente attuali e la sua determinazione nel volerli affrontare con il mezzo fotografico, costi quel che costi.
Da parte di un ragazzo così giovane tutto questo fa ben sperare per il futuro.
Nelle righe che seguono scopriamo qualcosa in più su Giulio Magnifico e lasciamoci trasportare dalle emozioni racchiuse nelle sue fotografie.
Buona lettura, buon viaggio.
Ciao Giulio e benvenuto su Fotocomefare! Ho letto che hai iniziato a fotografare quando eri ancora un bambino: ti ricordi come si è sviluppato il tuo interesse per la fotografia?
Nella mia vita ho avuto la fortuna di poter viaggiare molto e di incontrare scenari e personaggi dei più diversi e interessanti. Sono sempre stato molto attento ai dettagli delle persone e dei luoghi e mi sono sempre piaciuti i film.
Così, ho deciso di frequentare l’Istituto d’arte con indirizzo “Fotografia e filmica”, dove ho potuto approfondire tutti i dettagli sulla fotografia e mi sono anche accorto di avere una maggiore motivazione per la fotografia più che per la filmica.
Fino ai 14-15 anni fotografavo con una Yashica a pellicola di mio papà: mi affascinava molto tutto il meccanismo dell’obiettivo e del riavvolgimento del rullino.
Successivamente, in prima superiore, ho comprato la mia prima macchina fotografica digitale, che era una Nikon del tipo bridge (P5700).
C’è qualche foto che hai scattato da bambino di cui vai particolarmente fiero o a cui sei particolarmente legato?
Riguardando gli album fotografici dei miei genitori di una quindicina d’anni fa effettivamente trovo che alcune mie immagini, disperse e dimenticate, sono interessanti, per quanto semplici. Alcune sono state scattate al nord Europa e a Parigi…
Mio papà mi diceva sempre di non fare foto banali ai paesaggi o ai monumenti, dato che per quelle si potevano comprare le cartoline o vederle sulle riviste. M’invitava a fotografare le persone o le cose particolari che mi colpivano: da qui viene anche la mia passione per i personaggi e le scene fuori dal comune.
Sul tuo sito è possibile vedere i bellissimi reportage che hai realizzato in Siria, Iraq, a Parigi e in Sicilia: si è trattato di lavori su commissione o di progetti personali? Cosa ti ha spinto a scegliere proprio quelle mete?
Per quanto riguarda la Siria, Iraq e Parigi, ho deciso di mia volontà di andarci. Per quanto riguarda, invece, la Sicilia, si trattava di un reportage realizzato per “Der Spiegel”, accompagnato da una giornalista della stessa rivista.
Ho scelto quelle mete perché, secondo me, la fotografia deve raccontare storie, luoghi e persone, e le storie più interessanti si trovano sempre nelle situazioni più estreme, come nel caso della guerra civile siriana e irachena.
Immortalando quelle persone, si può portare a conoscenza di chi le guarda quello che stanno vivendo in quei luoghi, spesso dimenticati o ignorati.
A Parigi, invece, ci sono ritornato perché per me è una, se non la, città più bella ed affascinante del mondo, con le sue luci, la sua vita, le sue storie, i suoi miti e la sua cultura!
Ho cercato di raccontare la vita delle strade, dei parigini e nei bistrot, come la vivrebbe una persona del luogo.
Come hai fatto ad organizzare il tuo viaggio in situazioni “di pericolo”, per esempio durante la guerra in Siria tra l’Isis e gli oppositori?
In quei luoghi è importantissimo avere contatti fidati e moltissime informazioni.
Ogni viaggio ha una storia a parte: in Iraq sono entrato in corriera dalla Turchia. In Kurdistan la situazione è meno pericolosa, mentre al confine siriano mi sono mosso con un’auto a noleggio.
Non ci sono regole generali, bisogna avere un itinerario con delle mete prestabilite e cercare di seguirle. Non sono obbligatorie, ma è importante deciderne alcune, senza andare a caso, altrimenti potrebbe diventare pericoloso.
Quello che succederà si vedrà sul momento, l’unica cosa certa in questi viaggi è la partenza.
I tuoi reportage hanno un carattere di denuncia o vuoi comunicare qualcos’altro?
No, io non voglio denunciare, io voglio raccontare.
Sarà poi l’osservatore a trarre le sue conclusioni, ma non voglio riportare forzatamente delle immagini negative, in modo da essere facilmente comprese come denuncia sociale.
M’interessa solo riportare quello che vedo: per questo motivo scatto anche tante foto “positive”. Nonostante le loro condizioni disperate, molti soggetti ripresi sono in grado di regalare un sorriso o una speranza.
Come è possibile, secondo te, far “passare il messaggio” usando la fotografia? Tu come ci riesci?
Catturando le particolarità, cercando di non essere banali o scontati. Infondendo curiosità e interesse nell’osservatore.
Se una foto è troppo scontata, non credo che chi la guarda possa recepire un messaggio, se la foto invece sarà particolare e diversa dai soliti scatti, attirerà l’attenzione.
Con questo non voglio dire di fare foto astruse solo perché risulterebbero diverse, ma di cercare di cogliere le particolarità dei luoghi e delle persone.
Per esempio si potrebbe fotografare un locale tipico (io l’ho fatto con il progetto dedicato alle osterie nella mie regione), o lo sguardo intenso e carico di forza di un senza tetto (senza necessariamente dovere trasmettere la sua disperazione, che è quello che tutti si aspetterebbero).
Su Flickr hai più di 5000 followers, quasi tutte le tue foto superano i 200 preferiti e il team ti ha anche voluto intervistare. Un successone! Vuoi dirci cosa ti piace in questo social network e che tipo di uso ne fai?
Beh, è il principale social network fotografico, se non altro come dimensioni, anche se, in verità, non ho particolari preferenze per Flickr.
Puoi trovarci di tutto, ci sono foto splendide e altre addirittura imbarazzanti, e c’è anche chi lo usa come spazio per tenere tutte le sue immagini.
Io sono iscritto da quando era ancora in versione beta e ho sempre continuato a usarlo, perché è stato il primo e quello con più seguito mediatico.
Bisognerebbe forse fare del crossposting (mettere le stesse foto) anche su altri network fotografici come 500px o 1x, per avere una maggiore visibilità ma, alla fine, a me non interessa ricevere preferiti o visite. Deve essere un piacere per me postare una foto, non un impegno.
Non credo neanche sia utile pubblicare foto troppo spesso, è importante saperle selezionare!
Inoltre, grazie a Flickr, (e ai suoi gruppi) ho conosciuto molti amici fotografi con cui mi incontro, ed è un ottima fonte di ispirazione.
Credo sia necessario guardare molte foto per restare ispirati, non sempre di fotografi famosi, altrimenti si andranno a creare foto già viste. E Flickr ti permette, appunto, di trovare scatti molto meno conosciuti, ma non per questo meno belli.
È una mia scelta da molti anni. Il colore è una complicazione in più per il fotografo, può rovinare uno scatto. Ma, soprattutto, può far cadere l’attenzione in punti o particolari della foto, dove io, invece, non volevo cadesse.
Oltre tutto la luce è bianca o nera, noi distinguiamo alcuni colori ma credo che la fotografia in bianco e nero sia più “pura” perché più essenziale e diretta. Ovviamente dipende dal tipo di foto…
Non c’è proprio nessun soggetto che fotografaresti a colori, per esempio in un possibile progetto fotografico nel tuo futuro?
Beh, io fotografo in raw quindi potenzialmente tutte le mie foto sono a colori. Io non le vedo mai così perché il mio workflow è tutto in bianco e nero, ma non nascondo che in futuro è possibile che mi dedicherò a un progetto a colori.
So che nella vita lavori come impiegato ma, allo stesso tempo, sei anche diventato un fotografo professionista. Come è accaduto questo? Qual è stato il tuo primo ingaggio?
Non mi considero fotografo professionista perché non è un lavoro costante, ma una forma d’arte.
Quando ho voglia fotografo, ma non lo voglio fare perché mi viene imposto come lavoro.
Ad ogni modo, vendo le mie foto nei posti più disparati, dal negozio di vini pregiati australiano, all’atelier di sigari di Honk Kong, passando per molte riviste. Però, purtroppo, non riesco a vivere di questo, perché non è un reddito costante ma saltuario.
Il mio primo ingaggio è stata un’intervista e delle foto della mia città per ”Der Spiegel”, circa 3 anni fa.
Generalmente quando viaggio preferisco essere libero di muovermi come voglio. Ovviamente se qualcuno mi volesse ingaggiare come inviato sarei comunque ben contento!
Quando ti accorgi di una situazione o di una persona che vuoi fotografare quanto conta l’improvvisazione e quanto, invece, lo studio dell’immagine?
Ah è tutta improvvisazione! Io vedo la foto, che sia una scena o un ritratto, e poi cerco di catturarla nel migliore dei modi.
Per il genere di foto che faccio non potrei studiare uno scatto, non posso chiedere a qualcuno di mettersi in posa, la foto perderebbe di naturalezza e non è il modo in cui mi piace fotografare.
Post produci le tue fotografie? Che tipo di interventi fai?
Si certamente, un raw va sviluppato come un rullino. Uso solo Lightroom, non faccio interventi pesanti, non cancello mai nulla insomma. Modifico solo le luci, il contrasto, la nitidezza ecc.
Faccio tanti piccoli interventi, finché la resa della foto mi piace. Ma se dovessi togliere qualcosa o clonare (cioè stravolgere una foto) non la scatterei a priori.
Infatti, non ho mai passato in Photoshop una sola mia foto. Lo ritengo uno strumento troppo distruttivo, mentre Lightroom mi piace per la sua libreria e per la possibilità di effettuare solo interventi non invasivi.
Come fai a capire se qualcuno vuole essere fotografato? Chiedi sempre il permesso prima di scattare?
Ovviamente per fare un ritratto ravvicinato devo chiedere il permesso e, alle volte, mi dicono che non vogliono foto. Allora desisto.
Invece altre volte, soprattutto per le scene più ampie, per non perdere naturalezza, preferisco cercare di fare tutto senza chiedere. Non di nascosto in senso stretto, mi limito a scattare normalmente, se poi mi dicono qualcosa cerco di dialogare e spiegarmi.
Quali sono i temi sociali e culturali o i luoghi del mondo a cui vorresti dedicare un reportage, ma non hai ancora potuto farlo?
Sono infiniti, avessi i soldi e il tempo viaggerei moltissimo nei più disparati luoghi del globo… purtroppo non posso!
Al momento mi piacerebbe essere al confine ungherese a raccontare il dramma dei migranti, ma mi piacerebbe anche seguirli per tutto il viaggio, dalla Siria fino all’Italia o al nord Europa.
Un altro viaggio che mi piacerebbe fare è in Africa, tra Nigeria e Burkina Faso, come anche vorrei dedicare un reportage ai luoghi tipici italiani dove si passa il tempo libero (bar, osterie, locali, ecc..).
Spero di trovare il tempo e i soldi per farlo nel futuro più prossimo.
A proposito di tempo libero, il tuo progetto fotografico sulle osterie di Udine ha fatto il giro del mondo: un’intervista sul The Indipendent, articoli sulla stampa locale, molta attenzione anche dalle riviste di fotografia nazionali.
Si, mi ha fatto molto piacere che sia stato riconosciuto globalmente, perché si parla dei miei luoghi, della mia città, e perché sono tra le foto che mi piace di più scattare. Con quelle luci e in luoghi così caratteristici!
Semplicemente, mi portavo dietro la macchina fotografica, nei ritagli di tempo, e giravo per le osterie di Udine, passando e ripassando, finché non trovavo la persona giusta nel posto giusto, con la luce e la scena giusta. Poi catturavo il tutto.
Sono una serie di foto che ho scattato nell’arco di 2-3 anni: fortunatamente si tratta di posti raggiungibili semplicemente camminando nella mia città.
Dal punto di vista della tecnica fotografica come ti sei mosso, visto che sono tutti scatti in interno?
Non ho trovato particolari difficoltà. Ma era necessario usare del materiale all’altezza. Sono posti abbastanza piccoli e poco luminosi, servono quindi lenti ampie e luminose.
Io ho usato per la maggior parte il 35mm f/1.4 e, in un paio di scatti, il 24 f/1.4 abbinati ad una Nikon D800E, che non ha problemi agli alti ISO.
Comunque si riesce sempre a scattare con ISO abbastanza bassi, perché si possono usare tempi lunghi, anche di 1/60 se il soggetto è fermo. Diciamo che raramente credo di aver scattato oltre ISO 2500.
Ti va di consigliare ai nostri lettori un libro o un film sulla fotografia che ti ha particolarmente colpito?
Sfoglio parecchi libri e guardo anche molte foto online. Però se devo consigliarne uno non ho dubbi: “Nessun prodotto trovato.”. Costa una decina di euro e contiene dozzine di foto di fotografi famosi, così si evita di fossilizzarsi solo su un fotografo.
Per quanto riguarda i film bisogna distinguere tra i film che parlano prettamente di fotografia, come potrebbe essere “Il sale della terra” su Salgado o il film sul fotografo di guerra Tim Hetherington, e i film che non parlano di fotografia ma dove la fotografia la fa comunque da padrona.
Allora, in questo secondo caso, citerei i film di Kubrick come “Barry Lyndon” o “Eyes Wide Shut”, oppure i film di Kitano come “Sonatine” o “Zatoichi”, o, ancora, film di Scorsese come “Casinò” o “The Goodfellas”. Un altro film dove la fotografia è davvero superlativa è “La Sottile Linea Rossa” di Malick.
Nelle serie di tuoi scatti “Man” e “Woman” hai fotografato quasi esclusivamente persone anziane. Qual è il motivo di questa scelta?
Il motivo è che trovo molto più espressivi gli anziani o i bambini (che ho ritratto nella serie Children), ognuno con una personalità assai differente.
Nella fascia di età tra i 15 e i 30 anni le persone tendono ad uniformarsi, quasi ad avere timore di sentirsi diversi.
Oltre tutto non li trovi mai soli a leggere un giornale ma in gruppi e, ogni volta che cerco di coglierli in naturalezza, invece di restare naturali, si mettono a ridere o in posa, fanno espressioni strane, e così via.
Insomma, non suscitano interesse in me, e, quindi, non credo possano suscitarne in chi guarda gli scatti.
In che direzione sta andando, secondo te, il tuo genere fotografico? Come immagini la fotografia di reportage tra venti o cinquant’anni?
Per quanto riguarda le ‘breaking news’ la faranno da padroni non i fotografi ma gli autoctoni:saranno gli stessi cittadini, con i cellulari o altri mezzi, a scattare foto e girare video che le agenzie useranno.
Ai fotografi professionisti saranno riservati i lavori più raffinati, i racconti e i reportage nel senso esteso del termine. Saranno anche molto supportati da droni che ormai sono una costante in molte zone di guerra, e non parlo di droni militari, ma di quelli armati di videocamera.
So che fotografi anche con una fotocamera mirrorless: qual è la differenza rispetto la reflex? Ne fai uso in contesti diversi?
Si, le differenze sono gli ingombri e la semplicità di utilizzo. La mirroless la puoi avere sempre in una tasca o in mano, è molto più silenziosa, rapida ed immediata.
Io la uso proprio in totale automatismo (decido solo i tempi e la compensazione, il resto lo fa lei, compresa la scelta della messa a fuoco).
In questo caso l’intento non è catturare per forza immagini perfette, ma solo immagini che altrimenti non avrei catturato con la reflex, molto più complicata e vistosa.
Comunque le mirrorless rappresentano il futuro. Ormai la più grande differenza sono la qualità dei mirini digitali e l’autofocus ma, in entrambi i casi, nell’ultimo anno si sono fatti passi da gigante.
Parliamo invece, della fotografia fatta con gli smartphone. Molti la criticano, mentre altri sostengono che ciò che conta è avere una buona idea da rappresentare. Nel frattempo, fioccano anche i concorsi fotografici dedicati. Cosa ne pensi?
Per me non è importante con cosa si scatta, ma l’immagine che si ottiene, che è più bella se la qualità dello strumento è migliore.
Dal punto di vista della qualità gli smartphone non offrono proprio il massimo. Se, invece, l’immagine riesce ad avere una buona qualità, allora non è importante con cosa è realizzata, ma cosa comunica.
Purtroppo, quando visualizzi la foto su uno schermo piccolo non puoi apprezzarne la qualità ma solo il messaggio.
Per quanto riguarda i concorsi dedicati, non mi trovo particolarmente d’accordo, perché un concorso dovrebbe premiare l’immagine in sé, indipendentemente dal mezzo con cui è realizzata. Non capisco l’esigenza di suddividere per mezzo tecnico, ma solo per tema. Però è una mia opinione personale.
Tutte le fotografie di questo articolo sono di Giulio Magnifico, ogni diritto appartiene all’autore. Puoi guardare l’intero portfolio di Giulio sul suo sito personale.
C’è qualche fotografo che ami (anche più d’uno) e che vorresti vedere intervistato su FotoComeFare? Facci sapere il nome (o i nomi) rispondendo a questa discussione sul forum. Oppure scrivici attraverso la pagina di contatto!
Sto per acquistare un obiettivo grandangolare molto luminoso che mi permetterà presumibilmente di scattare anche in orari diversi da quelli a cui sono abituata.
Potere sfruttare la cosiddetta blue hour è una cosa che mi ha sempre affascinato, sia perché si rimuove un limite importante nella propria pratica di scatto giornaliera, sia anche perché le foto notturne sanno essere magnifiche, piene di magia. E questo indipendentemente dal fatto che si ritraggano le luci cittadine, le persone o i paesaggi naturalistici al chiaro di luna.
Non si tratta di un tipo di fotografie “punta e scatta”, ma di foto che richiedono un certo grado di esperienza. È difficile che un principiante si dedichi a questo tipo di foto, anche se sogna di poterle fare in futuro, quando avrà più esperienza.
La fotografia notturna richiede studio e un certo grado di dedizione, quindi prepararsi partendo dalla lettura di un manuale è sempre una buona idea.
In questo articolo vediamo pregi e difetti del libro Nessun prodotto trovato. dell’autore best-seller Michael Freeman: leggilo fino in fondo per farti un’idea completa di questo volume che ho recensito per te.
Cosa imparerai da questo libro?
Il manuale ti offre molte nozioni generiche e specifiche sulla luce e su ogni tipo di fenomeno che produce sul sensore. Capirai il significato di termini astrusi come blooming, purple fringing, coma ecc. Avrai l’opportunità di comprendere il funzionamento della fotocamera digitale e di tutti gli strumenti che mette a disposizione per gestire la luce tenue.
Non si prendono, quindi, in esame esclusivamente gli scatti in notturna propriamente detti, ma tutta una serie di situazioni di luce (tanto naturale quanto artificiale, tanto in esterno che in interno) difficili.
Ma il libro è dedicato soprattutto all’analisi di tutte le più svariate tecniche di post produzione digitale in Photoshop: di tutti quei processi di ritocco fotografico, cioè, il cui scopo è la correzione dei problemi tipici causati dal fotografare in notturna.
Per esempio:
gestione del rumore digitale,
schiarimento delle ombre,
recupero delle alte luci,
risoluzione dei problemi di contrasto,
definizione ottimale della nitidezza,
ecc.
Ampio spazio è riservato alla descrizione minuziosa di tutta l’attrezzatura indispensabile o semplicemente d’aiuto in questo genere di scatti. Molta attenzione è dedicata in particolare al treppiede e a tutti i sistemi di stabilizzazione della fotocamera (ne ho anche scoperti di nuovi!).
Il riassunto del libro
Questo manuale è diviso in tre sezioni. Dal punto di vista dell’organizzazione del contenuto, trovo che la scelta dell’autore sia stata singolare.
Innanzitutto non esistono capitoli separati per la trattazione della fase di scatto e di quella di post produzione, ma le informazioni vengono mescolate.
Questa è una scelta deliberata: secondo Michael Freeman, infatti, ai giorni nostri la fotografia digitale non rappresenta più una nuova versione, più tecnologica, di quella tradizionale. Per molti il fotoritocco digitale è ormai parte integrante della fotografia (teniamo conto che l’autore è conosciuto in tutto il mondo anche per la sua abilità di trattamento dell’immagine).
Ecco comunque qui di seguito, in breve, il contenuto delle tre sezioni.
Sezione 1 – La luce tenue: luce e sensore, limiti e compromessi della fotografia in condizione di luce tenue, tipi di sorgenti luminose, risolvere i problemi di contrasto, temperatura colore, bilanciamento del bianco e tonalità, impostazioni della fotocamera, luce naturale e luce artificiale, fusione delle temperature di colore, modifica locale dei toni, profili colore.
Sezione 2 – Fotografare a mano libera: tecniche di stabilizzazione, attrezzatura di stabilizzazione, tecnologia di stabilizzazione, obiettivi luminosi, massima apertura del diaframma, tipi di sfocatura, estendere il fuoco, sfocatura di movimento e combinata, fusione dei livelli, tracking per la nitidezza, mosso deliberato, hdr a mano libera, pseudo-hdr, tipi di rumore, aggiungere il flash.
Sezione 3 – Fotografare con fotocamera fissa: come usare il treppiede, tutti i modelli di teste per treppiede, morsetti e altri accessori, rumore da esposizione prolungata, image averaging, esposizione multipla, fusione procedurale e manuale, generare un hdr, mappatura dei toni, Photomatix, Photoshop, ghosting, mosso con il treppiede, fusione iso alto/basso, software di fusione.
In parole povere direi che Nessun prodotto trovato. parla molto di post produzione. Si dedica invece molto meno alla fase di scatto.
Inoltre è veramente utile per chi usa Photoshop, perché inserisce dei veri e propri tutorial per questo e per altri programmi meno conosciuti. Lightroom invece non è minimamente contemplato.
Questo libro fa per te?
Secondo l’autore, fotografare in notturna non è semplicemente un’altra situazione o un’altra area tematica della fotografia. Piuttosto si tratta di una sfida, che consiste nel fatto di scattare una foto rinunciando alla prevedibilità.
Proprio l’assenza di questa prevedibilità rende necessario presentarsi alla sfida ben preparati. Alla fine si conquista la capacità di gestire una delle situazioni di scatto più complesse e che più hanno fatto venire i capelli bianchi ai fotografi di tutti i tempi.
Questo libro ti fornisce in primo luogo tutto il bagaglio culturale necessario a capire come funziona la luce e come influisce sui tuoi scatti. In secondo luogo, ti dà ciò che ti serve per intervenire al meglio in post produzione, anche ricorrendo a procedimenti complessi.
È una post produzione praticamente scientifica e metodica quella che ti propone Freeman, che, davvero, in Nessun prodotto trovato. dà ampio sfoggio delle sue sbalorditive competenze sull’argomento.
Tuttavia, il tutto è ben spiegato, non in termini complessi ma abbastanza semplici e accessibili a tutti.
Voglio, invece, dirti che questo libro non è adatto a te se:
sei un principiante e ti mancano ancora le tecniche di base,
sei interessato a un libro che abbia un approccio in cui si tratti meglio il momento dello scatto,
usi prevalentemente Lightroom o altri programmi e non Photoshop.
Ecco invece 6 validi motivi per acquistarlo:
se, per qualunque motivo, ti serve una preparazione di tipo scolastico sulla fotografia notturna (per esempio: lo vuoi proporre agli alunni di una classe di fotografia, ti servono spiegazioni su questo argomento adatte ad introdurlo nel corso di un workshop),
se usi molto Photoshop,
se vieni da un altro tipo di fotografia e ti stai avvicinando alla notturna con metodo,
se vuoi capire come correggere in post produzione cose che pensavi fossero impossibili da correggere, come il fuori fuoco o l’effetto mosso,
se stai collezionando i libri di Freeman,
se padroneggi già la tecnica di scatto in queste condizioni di luce ma vuoi migliorare i risultati ricorrendo al fotoritocco.
Conclusione
“L’inizio e la fine del giorno, gli interni e l’intera gamma delle attività notturne offrono una grande varietà di soggetti fotografici, oggi più accessibili che mai grazie ai costanti progressi della fotografia digitale“.
Fotografare in condizioni di luce tenue ti mette nella posizione di potere scattare anche ciò che prima credevi inafferrabile.
Detto questo, se stai cercando un buon manuale di preparazione all’argomento e di approfondimento sulla post produzione o se sei un insegnante di fotografia alla ricerca di un testo valido per i tuoi studenti (per questo tipo di uso lo giudico eccellente) Nessun prodotto trovato. fa sicuramente al caso tuo.
Il libro è in vendita su Amazon al prezzo di 21,21 euro.
Puoi acquistarlo direttamente cliccando qui sotto:
Muoversi nell’ambito della fotografia di matrimoni non è facile, emergere ancora meno. La concorrenza è eccessiva, anche se non sempre è una concorrenza di buona qualità.
E poi, diciamoci la verità, questo genere fotografico è altamente predisposto alla ripetitività, alla mancanza di verve. In quante occasioni ti sei annoiato mentre guardavi le fotografie di matrimonio di qualche conoscente?
Per questo, quando incontro qualcuno che è in grado di affrontare il percorso del professionismo nella fotografia di matrimoni con eleganza, manifestando una forte impronta personale, resto colpita.
Ho conosciuto Daniele alcuni anni fa, in occasione del matrimonio di un’amica, e i suoi scatti mi sono piaciuti tantissimo.
Per questo motivo ho voluto intervistarlo, perché anche i lettori potessero imparare qualcosa dalle sue “lezioni”. Per me, lezioni di spontaneità, freschezza, ma anche di maturità professionale.
In questo articolo curiosiamo nella professione di Daniele, ci lasciamo ispirare dalle sue foto, cerchiamo di scucirgli qualche segreto. E spendiamo alcune interessanti parole sull’importanza di restare “anarchici” in fotografia (continua a leggere per capire di cosa stiamo parlando).
Ciao Daniele e grazie per avere accettato questa intervista. Per presentarti ai nostri lettori vorrei iniziare con una domanda semplice: quando e come è nato il tuo interesse per la fotografia?
Ciao Eleonora, grazie a te per questa possibilità.
Rispondo a questa domanda diretta, direttamente e senza giri di parole. Mio padre, essendo già a suo tempo un amatore di quest’arte, mi ha fin da piccolo messo in contatto con gli strumenti fotografici.
Ho cominciato a fare le mie prime foto con una vecchia e affascinante Rolleiflex biottica. Vedere l’immagine riflessa e capovolta dal mirino a pozzetto per me era magico.
Già da adolescente mi regalarono la mia prima reflex, una Yashica 108 multiprogram! Me la ricordo ancora: mi sentivo già un professionista con quella macchina al collo.
In quale momento hai sentito di volere (o dovere) passare dalla fotografia amatoriale al professionismo?
Ho cominciato quasi per caso. Inizialmente pensavo alla fotografia solo come una passione che mi accompagnava nei vari momenti di svago o ispirazione.
Poi, nel 2002, un amico che apprezzava le mie foto mi propose di presentarmi a uno studio fotografico dove egli stesso lavorava. Da lì iniziai un paio di collaborazioni freelance con alcuni studi fotografici nella mia città, Catania.
La cosa cominciò a piacermi e continuai ad approfondire e a perfezionare le mie conoscenze tecniche. Anche frequentando corsi organizzati dalla regione o da associazioni fotografiche.
Tutt’ora non smetto mai di studiare, in quanto credo che un professionista vero debba sempre tenersi aggiornato tecnicamente e sulle nuove tendenze.
Perché hai scelto proprio la strada della fotografia di matrimonio?
Inizialmente ho visto nella fotografia di matrimonio una pura fonte di guadagno.
Nel senso che non essendo la mia città paragonabile a Milano, o a qualsiasi altro centro dove svariati settori fotografici e commerciali sono più attivi, quello del matrimonio mi sembrò il più immediato per guadagnare qualcosa in più.
Poi però, col tempo, mi sono accorto che vivere quei momenti di gioia, tipici di questi eventi, mi faceva stare bene e spesso mi emozionava davvero, personalmente.
Con l’ingresso del digitale professionale poi, come penso abbiano potuto fare in molti, ho dato libero sfogo alla creatività, potendo sperimentare cose nuove e rompere gli schemi standard che in fin dei conti l’analogico ti costringeva a seguire.
E ho così scoperto che la fotografia di matrimonio può diventare una vera “arte nell’arte”.
Oggi, quando torno a casa con delle belle immagini di matrimonio, alla fine di una giornata intensa di lavoro, sono felice come quando riesco a realizzare cose che magari non hanno niente a che fare con i matrimoni, ma sono considerate più artistiche.
Credo, insomma, che per un fotografo matrimonialista che prenda sul serio il suo lavoro, ogni matrimonio è un’ opportunità per poter esprimere la sua sensibilità, il suo gusto, la sua visione, come si fa in qualsiasi espressione artistica.
Quali difficoltà hai avuto all’inizio? È filato tutto liscio?
Non ho avuto particolari difficoltà. Forse gli unici intoppi li ho avuti quando ho deciso di creare un sito: sappiamo tutti che oggi è un corredo fondamentale per un professionista che si voglia proporre ai nuovi media.
Ho sempre fatto tutto da solo e quindi ho dovuto applicarmi un bel po’ prima di realizzare qualcosa di accettabile. Ma con il tempo sono riuscito a capire molte cose e adesso sono più che soddisfatto.
Qual è stato il fattore determinante per il tuo successo, quella cosa che ti ha permesso di aumentare il tuo giro d’affari?
L’essermi connesso al mondo della rete! I primi tempi sono stato, un po’ per l’età, un po’ per formazione culturale, un tantino restìo alle nuove forme di comunicazione.
Sono stato tra gli ultimi dei miei amici a essersi iscritto su Facebook. Poi poi ho capito e visto che, invece, volente o nolente, ci si deve adattare e anzi sfruttare il più possibile le potenzialità comunicative e commerciali di questi mezzi.
E, come ti dicevo, ho creato un mio sito personale e cerco di pubblicare e tenere aggiornati i miei profili social: Facebook, Instagram, Google plus, ecc. Questo per i fotografi di nuova generazione è sicuramente fondamentale: nessuna foto, per quanto bella possa essere, riuscirà mai a vendersi da sola.
Il famoso fotografo matrimonialista Jonas Peterson ha detto: “Non penso che il problema sia trovare la tua voce creativa, secondo me si tratta più di accettare quella che già possiedi dentro di te”. Sei d’accordo con questa affermazione? La tua voce creativa ti ha colto alla sprovvista?
Io penso sia un misto: bisogna naturalmente capire le proprie emozioni, seguire i propri gusti e cercare di esprimere sempre sé stessi anche quando si parla di matrimoni, dove il fattore commerciale gioca un ruolo comunque molto importante.
Dall’altra parte bisogna anche cercarla fuori di sé, traendo ispirazione nel mondo esterno, guardando le creazioni di altri artisti o semplici amatori. La nostra interiorità è nulla se non si confronta col mondo esterno.
Pensi che ci siano dei cambiamenti in atto nel settore della fotografia di matrimonio? Cosa sta cambiando e perchè?
Credo che dall’avvento del digitale tutta la fotografia, e non solo quella matrimonialista, abbia subito un radicale cambiamento!
Certo qui non possiamo scendere nei particolari, ma in generale è cambiato l’approccio nell’interpretazione del matrimonio.
Con l’analogico si aveva un atteggiamento più o meno statico e uguale negli anni. Si lavorava molto in posa e con schemi ben stabiliti e uguali a se stessi. Tanto che ancora oggi si fa fatica a togliersi di dosso l’immagine di fotografo di matrimonio vecchio stile.
Oggi invece si sperimenta di più, l’avvento del digitale ha permesso a molti fotografi in erba di tirare fuori il proprio talento nascosto, un talento che, forse, i mezzi di un tempo non avrebbero evidenziato.
Certo c’è più concorrenza, ma dal punto di vista qualitativo si è prodotto un vantaggio: ci sono molti più bravi fotografi e tante più belle foto.
Questo naturalmente ti costringe, nonostante l’età e se vuoi restare sulla cresta dell’onda, a tenerti sempre aggiornato sulle nuove tendenze e le nuove attrezzature, ad una velocità che per i fotografi delle vecchie generazioni sarebbe stata inconcepibile.
Per non parlare, come accennavo prima, del settore marketing e web, di cui si devono conoscere almeno gli elementi base per una buona ed efficace comunicazione.
Voglio fare l’impicciona: cosa c’è nel tuo zaino fotografico? Facci curiosare…
Non posso fare a meno di portare due reflex full-frame con due ottiche zoom montate: in genere un 24-70 mm e 70-200 mm. E un paio di flash che però tendo ormai a usare pochissimo, solo lo stretto necessario.
Mi piace la luce naturale e preferisco mantenere l’atmosfera reale.
Le nuove reflex full-frame hanno un’ eccellente resa anche in scarse condizioni di luce, se associate anche a dei buoni obiettivi luminosi.
Se dovessi scegliere un solo obiettivo da portare su un’isola deserta… scherzo, volevo dire a un servizio di matrimonio, quale sarebbe e perché?
Beh, su un’isola deserta, però, porterei sicuramente un grandangolo spinto, così da potermi fare tanti selfie ambientati! Peccato però poi non poterli pubblicare sui social e fare finta di essere in vacanza a divertirmi…
Per il matrimonio invece scelgo sicuramente uno zoom, il 24-70 ad esempio, che è quello che uso di più.
Innanzi tutto perchè è un tipo di ottica che mi permette di lavorare più velocemente e di cambiare prospettiva quando proprio non riesco a muovermi e nei matrimoni capita spesso di trovarsi in case piccole e affollate di gente o chiese in cui non puoi spostarti liberamente.
E poi perché con il 24-70 posso creare sia immagini ambientate, che sono quelle che preferisco, sia ritratti più ravvicinati. Insomma un’ottica abbastanza versatile.
Mi sembra di capire, leggendo il tuo blog, che non sei tra i detrattori della fotografia fatta con gli smartphone, anzi la apprezzi. Pensi che la fotografia con i cellulari potrà ritagliarsi uno spazio persino nell’ambito della fotografia di matrimoni, oppure secondo te è giusto che esistano generi fotografici da preservare nella loro “purezza”? In altre parole: esistono generi fotografici che andrebbero percorsi esclusivamente reflex alla mano?
Credo più che altro che bisogna rimanere aperti nei confronti di qualsiasi innovazione o tendenza. È poi il gusto di ognuno che sceglierà se quella cosa gli piace o meno. Non amo affatto il termine “purista”. I cosidetti puristi rimangono fermi e non si evolvono.
Sono piuttosto per un’anarchia del metodo e delle tecniche. Solo così si ha progresso, in tutti i settori, compresa la fotografia di matrimonio. Chi si cristallizza in un metodo non potrà mai gustare la bellezza della vita e dell’arte, che è in continuo movimento.
Anzi, credo proprio che questo dovrebbe essere un atteggiamento generalizzato in una società libera. Bisogna lasciarsi “contaminare”.
Alcune tra le tue foto che mi colpiscono di più sono quelle che propongono tanti “livelli”, tanti strati che si sovrappongo nell’immagine e offrono quindi più visioni della stessa scena. Si tratta di riflessi sui vetri, suppongo. Ti va di spiegare ai nostri lettori come ottenere immagini simili?
Le foto che giocano su piani diversi secondo me sono le più interessanti. L’occhio è guidato dai vari elementi ad interpretare il tutto, costringendo l’osservatore a fare un lavoro attivo di lettura e immaginazione.
Spesso, in situazioni come il matrimonio, è facile trovare degli specchi con cui giocare e richiamare all’attenzione una scena che magari sarebbe rimasta nascosta dietro la macchina fotografica o il soggetto principale.
Oppure vetri su cui si riflette un’altra scena, così da dare, a volte, anche un tocco più astratto alla scena ripresa.
Post produci le tue fotografie? Che genere di regolazioni fai e quali programmi usi?
Sì, lavoro molto in post-produzione. Non ho delle regole ben precise e di solito seguo l’ispirazione del momento.
I programmi che uso di più sono naturalmente Photoshop e da qualche anno Lightroom, che oramai ha quasi soppiantato Photoshop per l’elaborazione e lo sviluppo dei file raw (e non solo).
Quest’ultimo è un ottimo strumento per la lavorazione e l’organizzazione del flusso di lavoro, che mi sento di consigliare a chi non lo ha ancora acquistato come strumento principale del proprio lavoro.
Qual è stato il tuo peggiore momento, professionalmente parlando?
Non ho mai vissuto momenti davvero brutti. Ho sempre avuto un approccio molto rilassato al mio lavoro e cerco sempre di analizzare ogni problematica una alla volta, con la convinzione che qualsiasi cosa si possa risolvere.
Tuttavia, durante il primo periodo in cui ho iniziato a fare questo lavoro professionalmente, è stata dura. Non avevo molta esperienza riguardo gli aspetti commerciali e comunicativi, di cui mi sono dovuto occupare mettendo da parte la macchina fotografica.
E il migliore?
Il migliore è stato completare il mio primo servizio fotografico da solo. Ero molto giovane e anche tanto spaventato. Una grossa responsabilità.
Però appena ho avuto l’album tra le mani è stata una grande soddisfazione. E ho capito che essere pagato per ciò che ti piace fare è una gran bella cosa!
Qual è la cosa che avresti voluto sapere quando hai iniziato a fotografare ma che non sapevi ancora?
Probabilmente il fatto che, oltre alla tecnica, bisogna esercitare la mente e il cuore per ottenere foto che hanno un valore. Che ogni regola di composizione o estetica si può mettere da parte se dietro una foto c’è qualcosa da raccontare.
Insomma: che è bene sì, soprattutto all’inizio, imparare le regole classiche della fotografia, ma che è altrettanto importante fregarsene.
Cosa suggerisci a chi vuole diventare professionista oggi? È ancora possibile diventarlo? Cosa dici a quelli che danno la colpa delle loro difficoltà al fatto che oggi tutti hanno una reflex?
Non è assolutamente colpa della diffusione di massa delle reflex. Sono solo cambiati i modelli e le strategie commerciali.
Ho conosciuto tante persone molto amareggiate delle loro foto di matrimonio, perché le hanno fatte fare ad amici o parenti solo perché appassionati di fotografia e avevano comprato una bella macchina fotografica. Poi, vedendo le foto si rendevano conto che il servizio era penoso, e, se gli andava bene, si salvavano fortunosamente solo un paio di scatti.
ll bisogno del professionista c’è ancora e ci sarà sempre, perché non basta avere delle buone reflex per fare buone foto.
Il mio consiglio è di tenersi sempre aggiornati e di guardare tanto le foto di altri professionisti come esercizio visivo.
Al di là del tuo lavoro come professionista di matrimoni coltivi dei progetti fotografici personali? Vuoi parlarcene?
Mi è sempre piaciuta l’idea di poter rappresentare la vita quotidiana, le cose semplici, anche gli oggetti inutili che ci circondano.
Non so ancora spiegarti bene il perché, ma probabilmente per portare l’attenzione alla superficialità e insignificanza che la società di oggi vive, appesantita da modelli e stili di vita allucinanti, distratta da oggetti che gli servono solo per alienarsi sempre di più. Vorrei realizzare immagini scarne, quasi anonime, lontane dalla patinatura sempre più in voga.
Chi sono i tuoi fotografi di matrimonio preferiti?
Non c’è ne uno in particolare. Però mi piacciono i reportagisti. E comunque guardo spesso le foto dei miei colleghi.
E negli altri generi fotografici? Beh lì vado a colpo sicuro: Cartier Bresson per la composizione e le geometrie, Sebastião Salgado per la purezza delle immagini.
Tutte le fotografie di questo articolo sono di Daniele Muratore, ogni diritto appartiene all’autore. Puoi guardare l’intero portfolio di Daniele sul suo sito personale.
C’è qualche fotografo che ami (anche più d’uno) e che vorresti vedere intervistato su FotoComeFare? Facci sapere il nome (o i nomi) rispondendo a questa discussione sul forum. Oppure scrivici attraverso la pagina di contatto!
Quello che hai davanti è il nuovo appuntamento con i compiti per le vacanze che noi di Fotocomefare ti assegniamo ogni weekend per farti crescere nella tua passione fotografica (o semplicemente per incuriosirti su certi argomenti).
Se non conosci la rubrica si tratta, insomma, di una serie di articoli, tutorial e spunti di riflessione sul mondo della fotografia, dalla teoria alla tecnica, a 360 gradi.
Un esercizio interattivo per conoscere l’esposizione
Digitale per tutti realizza un esercizio multimediale divertente sull’esposizione, nel quale potrai fotografare due labrador variando due parametri: tempo e apertura del diaframma. Le condizioni base invariabili sono l’ISO, la giornata soleggiata, l’assenza di uno sfondo (dietro i soggetti c’è il cielo).
L’esercizio serve a farti capire come anche più coppie di tempo/diaframma sono in grado di restituire un’esposizione comunque corretta. Inoltre potrai capire il rapporto di proporzionalità inversa che c’è tra i due valori.
Utile soprattutto per i principianti o se in questo momento ti stai annoiando e hai voglia di giocare.
Una galleria di foto per ispirarti
D’accordo non è un tutorial nè un articolo, ma volevo segnalarti questo progetto.
Se ti piace la fotografia naturalistica e stai cercando un nuovo approccio (oppure se stai pensando di avvicinarti a questo genere) ti piacerà, perché qui puoi scovare linfa creativa fresca di giornata.
Si tratta, infatti, di un blog che propone un’immagine al giorno, da uno dei 14 fotografi “corrispondenti” dalle regioni italiane e da qualcuna straniera(Fortunato Gatto, Ugo Mellone e Vitantonio Dell’Orto contribuiscono da Scozia, Andalusia e Svezia).
Io sono una grande appassionata di fotografia naturalistica e ho solo un appunto da muovere alla “regia”: oltre alle storie dietro le immagini perché non proporre al lettore anche i dietro le quinte della tecnica fotografica usata nello scatto? Il punto veramente forte delle foto proposte, infatti, è quasi sempre la tecnica e la scelta compositiva, e sarebbe utile coinvolgere il lettore anche in questo.
Beh io comunque intanto te lo consiglio, inizia a darci un’occhio.
Una riflessione sui concorsi fotografici su Facebook
O sui social in generale. Non piacciono nemmeno a me, come non piacciono all’autore del post che sto per segnalarti. Non capisco che senso abbia chiedere ai propri contatti la “cortesia” di votare la tua foto. Se la foto piace viene votata, anche da chi non ti conosce.
Ma non è questo il punto.
A prescindere da questo, l’essere semplicemente popolare e avere molti followers o l’avere scattato una fotografia mainstream, che incontra il gusto medio dei più, che razza di metodo è per decretare il vincitore di un concorso fotografico?
Mi sembra si tratti di un degrado della forma d’arte fotografica. No grazie, io preferisco avere a che fare con le giurie.
Per esempio per realizzare nature morte di stupefacente bellezza.
E la tecnica di cui sto parlando è il light painting, che ricorre ai fasci di luce controllati dal fotografo mediante delle semplici torce per dipingere sui soggetti fotografici e nello spazio.
Devi allestire un piccolo set casalingo ed essere un po’ abituato a scattare in manuale, ma non preoccuparti perché questo tutorial te lo spiega passo passo.
Un pensiero sulla fotografia come menzogna
Abbellire o dire la verità? La fotografia ha queste due facce e oscilla dall’una all’altra, tracciando quasi un ponte ideale tra una comunicazione scientifica e una comunicazione artistica.
Alcuni anni fa avevo una buona stampante fotografica e stampavo da me i miei scatti.
Invece che lasciarli accumulare nell’hard disk è molto più sensato appenderli in casa oppure regalarli: se lo fai, non corri il rischio di dimenticarti che qualche bella fotografia l’hai fatta anche tu.
Quindi premiati, appendendo le tue foto in casa insieme a quelle dei fotografi famosi che, probabilmente, hai già sulla parete.
Preparare le immagini per la stampa non è sempre facilissimo e in questo articolo voglio parlarti di un libro che può aiutarti a farlo. Nessun prodotto trovato. ti mostra come preparare le foto in Lightroom e Photoshop, in modo da ottenere il miglior risultato possibile.
Cosa imparerai da questo libro?
Questo manuale ti insegna a capirci finalmente qualcosa di cose come la gestione del colore, la conversione dal colore al bianco e nero, la stampa nei diversi colori, la preparazione della foto per la stampa dal punto di vista della nitidezza e della risoluzione.
In generale, però, il libro analizza tutto il flusso di stampa e puoi imparare così a distinguere le stampanti sulla base delle loro caratteristiche, a scegliere la carta giusta e la finitura, a garantire lunga vita alle tue stampe.
Insomma: se hai acquistato o mediti di acquistare una stampante per avere subito tra le tue mani il tuo prodotto artistico, oppure se hai deciso di portare le tue foto a stampare in un laboratorio, questo libro ti spiega come ottenere il massimo dalle tue foto, dopo che ti sei sforzato per ottenere il massimo quando le hai scattate e post prodotte.
Un riassunto del libro
Si tratta di 6 capitoli densi di nozioni utilissime per chi, come me, non si era mai interessato al processo di stampa.
Più nello specifico ecco gli argomenti trattati, capitolo per capitolo:
Fondamenti della stampa digitale: storia della stampa digitale, tutti i tipi di stampanti, come scegliere una stampante, la stampa in-house contro il laboratorio fotografico;
Gestione del colore: comprendere il colore e la sua gestione applicata, calibrare il monitor, i profili dello spazio di lavoro e della stampante;
Preparare le immagini per la stampa: ottimizzare tono, colore e sharpening, ridurre il rumore, capire di quanta risoluzione hai bisogno, preparare un’immagine a colori per la stampa in bianco e nero, soft proofing in Lightroom e Photoshop;
Fare la stampa: installare la stampante su Mac e Windows, stampare da Photoshop con le migliori impostazioni, stampare da Lightroom, stampare un’immagine in bianco e nero;
Attributi di una stampa perfetta: cos’è la stampa perfetta, substrati di stampa, finitura di stampa, presentazione delle stampe in portafogli e rilegature, come conservare le stampe, la longevità della stampa;
Sviluppare un flusso di lavoro per la stampa: flussi di lavoro per la stampa artistica, il miglior workflow per Lightroom e Photoshop, risolvere i problemi di stampa, preparazione della stampa per il laboratorio fotografico.
Tirando un po’ le somme si può dire che niente, nel flusso di stampa e in tutte le possibili curiosità che possono venirti al riguardo, è lasciato non detto da Nessun prodotto trovato..
Non si tratta, bada bene, di un nuovo manuale su Ligthroom o Photoshop: anche secondo lo stesso autore, Jeff Shewe, il mondo non ne ha bisogno.
Piuttosto, è un libro di stampo molto pratico sull’ottimizzazione dell’immagine per la stampa, un manuale tecnico al quale attingere prima di buttarsi nel mondo della stampa home made.
Una precisazione è d’obbligo: tutti gli argomenti che ti ho indicato sono trattati veramente nel dettaglio, in certi casi persino troppo. Non voglio dire che sono difficili da capire, ma che possono risultare noiosi per un principiante che non vuole addentrarsi troppo nell’argomento.
Se sei quel principiante e ti interessa solo andare al sodo della preparazione dell’immagine per la stampa, ti puoi limitare a saltare queste parti.
Questo libro fa per te?
Idea, sviluppo, conclusione: sono le tre fasi di un qualunque progetto. Vale lo stesso per il tuo progetto fotografico.
Anche se ti sembra di non avere un vero e proprio progetto, e senti di non poterti paragonare ai grandi reportagisti alla Salgado, che impiegavano anni per portare a conclusione un’ idea di partenza, in realtà quel progetto ce l’hai anche tu, ogni volta che scatti una foto che sia anche solo un po’ pensata, e non buttata lì tanto per farla.
In queste tre tappe ideali del progetto fotografico la stampa è la conclusione, il degno coronamento.
A stampare le mie foto io ci ho preso gusto.
Lo faccio ogni volta che qualcuna vince un concorso o riceve una menzione, lo faccio per Natale, quando le regalo ad amici e parenti che le hanno conosciute attraverso i miei social o siti internet e me le hanno chieste.
Ma soprattutto lo faccio perché, in generale, adoro le foto e quindi ho bisogno di circondarmene anche fisicamente, appendendole alle pareti, scegliendo la cornice giusta.
Quindi, volendo arrivare a un punto, Nessun prodotto trovato. fa sicuramente per te se:
la pensi così anche tu;
vuoi finalmente regalare quegli scatti all’amico o alla zia che te li ha chiesti;
non ti sei trovato bene con il tuo laboratorio fotografico e preferisci stamparti da solo le tue foto;
vuoi andare sul sicuro e portare le foto al laboratorio già perfettamente ottimizzate per la stampa;
vuoi che le fotografie con le quali parteciperai a una mostra fotografica siano perfette.
Conclusione
Nessun prodotto trovato. è un libro molto buono, nel complesso. Non è di difficile comprensione nemmeno quando diventa più dettagliato.
È alla portata del semplice fotoamatore che combatte con i problemi di stampa e non è ancora soddisfatto dei risultati ottenuti con le ink jet.
Esistono pochissimi libri su questo argomento, quindi se stai cercando un manuale per la stampa delle foto valuta seriamente questo acquisto. Infatti, è difficile trovare, insieme, un autore tanto esperto e appassionato e una semplicità di linguaggio come questa.
Il libro è in vendita su Amazon al prezzo di 31,35 euro.
Questo è un acquisto che io ti consiglio se hai deciso di stampare le tue foto, ecco il link diretto dal pulsante qui sotto:
Bentornato tra i lettori della rubrica: la conosci già? Si tratta di una serie di articoli nei quali ti propongo ogni settimana 5 tra i migliori tutorial di fotografia disponibili in rete.
Imparare la tecnica del time lapse
Tutto, ma veramente tutto sul time lapse. Se sei anche solo in minima parte fan di questa tecnica fotografica resterai a bocca aperta appena aprirai questa guida. Che non è solo un tutorial ma è un contenitore, una scatola di tutorial tutti sul time lapse, da un sito interamente dedicato a questo tipo di fotografia.
Nell’articolo troverai:
introduzione alla tecnica,
video di esempio,
guida passo passo,
post produzione del video,
post produzione del video in HDR,
time lapse astro fotografico,
creazione di hyper lapse,
altri approfondimenti.
Sbalorditivo, come il time lapse.
Acquisire un occhio critico sulle tue fotografie
Iniziando dal fatto che bisogna essere disposti a porsi delle domande. In questo articolo ne vengono suggerite 8, alle quali molte altre potrebbero aggiungersi.
L’esercizio serve soprattutto se sei un principiante, se sei in quella fase, cioè, in cui ancora non ti è nemmeno chiaro cosa ti piace o non ti piace in una fotografia. Quel momento in cui pensi solo che le tue foto non ti piacciono ancora, e che vuoi farne come certune che vedi in giro.
Ecco allora inizia a razionalizzare, a fare un “discorso fotografico” sulla tua immagine, a non valutarla di pancia ma, al contrario, di testa.
Se non hai idea di cosa sto dicendo ti lascio un altro aiuto: vai al penultimo titolo di questo articolo, quello sulla fotografia di viaggio.
Andare a caccia con la reflex
In tempi di indignazione e sollevazione mediatica per l’orribile sorte del leone Cecile, ucciso da un dentista americano per puro diletto in un parco dello Zimbabwe, molti gruppi di fotografia naturalistica stanno lanciando campagne dal motto: “Take a picture, not a trophy!”
Stanno parlando di caccia fotografica, che ti permette di fotografare gli animali selvatici in libertà e provare emozioni intense e indimenticabili.
Anche qui si punta e poi si preme, in fondo, un grilletto.
Con la macroscopica differenza che nessun animale verrà ucciso, piuttosto la sua bellezza e libertà resteranno per sempre rappresentate nelle fotografie che gli hai scattato.
Ti propongo la lettura di questa guida che ti spiega:
come comportarti,
dove trovare tutte le informazioni per fare questo tipo di fotografia,
quale attrezzatura usare e quali focali,
svolgimento pratico: appostamento e cerca,
tecnica,
consigli personalizzati per le varie specie.
Ci sono tantissime parole da spendere sull’argomento ma trovo che questa guida sia magnifica per iniziare e anche per continuare.
Capire se una foto di viaggio è bella e perché
A proposito dell’autocritica di cui parlavamo sopra, l’autore di questo articolo ne ha fatta parecchia.
In effetti lo spunto iniziale spiega bene che tipo di informazioni puoi trovare aprendo il link:
“Tornato da un viaggio ho trovato di aver scattato un numero abbastanza soddisfacente di buone foto, ma poche atte a raccontare i luoghi visitati. A seguito di questo inconveniente ho fatto alcune riflessioni sull’essenza della cosiddetta fotografia di viaggio. Ritenendole un utile punto di partenza per quanti si sono confrontati con analoghi risultati, le ho sintetizzate in questo articolo”.
Segue la critica e un interessante lavoro di auto-analisi su alcuni scatti di viaggio del fotografo. O, come direbbe lui, su alcuni scatti che aspiravano ad essere tali.
Food graphare
A Nedo Baglioni, autore dell’articolo, fotografo, video maker e media trainer, è piaciuto questo gioco di parole per indicare la fotografia food.
Si pagava l’università facendo il cameriere, mentre gli passavano sotto al naso tutti i piatti tipici della cucina toscana. Così oggi li fotografa con una certa maestrìa e nel suo bel blog te ne dà un’assaggio.
In questo articolo troverai molte nozioni e consigli sulla luce necessaria, gli obiettivi, le impostazioni, i punti di vista e le ispirazioni. La fonte è autorevole.
Bon appétit.
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