L’arma segreta per diventare un bravo fotografo

L’arma segreta per diventare un bravo fotografo

arma segreta per diventare un bravo fotografo

Ho passato gran parte della mia vita a studiare: prima le scuole, poi l’università ed ora il dottorato (che per fortuna è quasi finito). Nel tempo mi sono accorto di essere abbastanza capace come studente.

Soprattutto, mi sono reso conto che per riuscire erano sì necessari tempo, energie e dedizione, ma fondamentale era soprattutto il metodo che permetteva di massimizzare i risultati ottenuti in funzione del tempo e delle energie dedicate.

Quando ho cominciato ad esplorare il mondo della fotografia e a cercare di apprendere, da autodidatta, le tecniche per ottenere i risultati che desideravo, ho notato quanto il metodo sia necessario e soprattutto fruttuoso anche in questo campo. Poche settimane fa, leggendo il libro Come fotografare ad un livello superiore ho trovato la conferma di questa mia opinione.

Lascia che ti spieghi quanto il metodo sia importante.

L’importanza del metodo

Durante i miei studi, ho notato quanto sia difficile che un essere umano sia istintivamente metodico. Questo porta, nelle situazioni in cui invece sarebbe necessario, grossi sprechi di tempo, di energie e spesso anche di denaro.

Un appassionato di fotografia spesso non la pratica a tempo pieno, al contrario dello studente la cui occupazione principale è appunto studiare (o dovrebbe esserlo …). Perciò, è ancora più necessario ottimizzare tempo, energie e soldi.

Purtroppo, molti principianti tendono a scattare usando le modalità completamente automatiche e ottengono risultati casuali. Molte loro foto sono semplici istantanee, altre invece risultano più accattivanti e danno soddisfazione. Ma, avendo scattato in automatico, non è possibile capire quali elementi hanno reso queste foto migliori di altre.

È necessario, per garantire dei progressi prevedibili e significativi, agire come scienziati.

Tutti i fotografi sono scienziati

Se sei un ricercatore scientifico, spero perdonerai le semplificazioni che userò nelle prossime righe.

Sono sempre stato un grande fan del metodo scientifico sperimentale. Esso “impone” nell’attuazione di esperimenti scientifici, di modificare una singola variabile alla volta: la quantità di un singolo componente in una miscela, la temperatura di un determinato strumento, la velocità di un determinato processo e così via. Modificando una variabile alla volta e mantenendo le altre costanti, si è sicuri che se l’esperimento porta a risultati diversi essi sono stati causati dalla variabile modificata.

Non puoi immaginare quanto un approccio simile possa contribuire alla crescita di un fotografo. Proverò a mostrartelo con un esempio.

Un risultato che spesso si vuole ottenere è lo sfondo sfocato. L’ampiezza della porzione di foto sfocata dipende da quattro variabili (come poi approfondire leggendo l’articolo su come ottenere lo sfocato):

  • apertura,
  • lunghezza focale,
  • distanza del obiettivo dal soggetto,
  • distanza del soggetto dello sfondo.

Supponiamo tu stia fotografando un fiore e voglia ottenere lo sfondo sfocato in maniera da isolarlo. La prima foto che scatti non ti soddisfa, lo sfondo non è abbastanza sfocato. Se cominci ad azionare a casaccio tutti i controlli della fotocamera scattando un numero imprecisato di foto, c’è una remotissima possibilità che otterrai il risultato desiderato. Molto più probabilmente, però, perderai un sacco di tempo e incrementerai a dismisura la tua frustrazione.

Invece, il modo giusto di procedere consiste nel modificare una singola variabile alla volta. Allora, prima di tutto puoi usare un’apertura via via più ampia. Potresti accorgerti che raggiunto un valore pari a f2.8 lo sfocato ti soddisfa. A questo punto avresti imparato che, date le distanze tra te e il soggetto e tra il soggetto e lo sfondo, data la lunghezza focale che stai usando, f2.8 è il valore che dà il risultato di isolamento del soggetto che ti piace. Inoltre, nel processo avresti imparato come varia lo sfocato al variare dell’apertura.

Oppure, potresti raggiungere l’apertura massima permessa dal tuo obiettivo e non essere contento. Potrai quindi cominciare ad aumentare la lunghezza focale. Poi potrai diminuire la tua distanza dal soggetto. Se possibile infine, andrai ad aumentare la distanza del soggetto dallo sfondo, magari semplicemente cambiando un po’ il punto di vista.

Procedendo in questo modo, non solo sarai sicuro (attrezzatura permettendo) di raggiungere il risultato ottenuto, ma nel processo avrai potuto valutare l’influenza di ogni singolo parametro sullo sfocato (e quindi sulla profondità di campo). La prossima volta, sarai sicuramente più veloce a scegliere il valore giusto per ciascun parametro.

Puoi applicare lo stesso approccio per esplorare diversi fattori che contribuiscono ad una foto, ad esempio:

  • il tempo di esposizione,
  • la direzione, l’intensità, il colore, la durezza della luce,
  • i punti di vista,
  • la composizione.

Variando singolarmente ciascuno di questi elementi, ti accorgerai di come ciascuno singolarmente influisca sulla foto. Col passare del tempo saprai prevedere l’effetto di ciascuna variabile e quindi usarla per ottenere i risultati desiderati senza procedere per tentativi, o riducendone di molto il numero.

In sostanza, procedendo con metodo, costruirai un po’ alla volta la consapevolezza di tutti i fattori che contribuiscono ad una foto e quindi la tua consapevolezza come fotografo. Diventare un fotografo consapevole deve essere sempre il tuo obiettivo.

Buon apprendimento!

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