A lezione di ritratto da Helmut Newton, il fotografo più trasgressivo della storia

A lezione di ritratto da Helmut Newton, il fotografo più trasgressivo della storia

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Genio fotografico o misogino? Il tempo ha regalato a Helmut Newton meritati riconoscimenti, nonostante si sia da sempre dibattuto circa se la sua fotografia fosse frutto di un eccesso di creatività, semplice trasgressione o al contrario vero e proprio “odio verso le donne”.

Certo è che i trascorsi che hanno in qualche modo segnato la vita del noto fotografo tedesco di origini ebree, come suggerisce il nome originario Helmut Neustädter, analogamente hanno contribuito a costruirne il profilo artistico.

Nato a Berlino nel 1920 in una ricca famiglia ebrea, il fotografo Helmut Newton fin dalla più tenera età entra in contatto col mondo della prostituzione, complice il fratello maggiore che è solito portarlo con sé nel quartiere a luci rosse che frequenta abitualmente. La passione per la fotografia si manifesta rapidamente tanto che a 12 anni lo stesso Helmut acquista la sua prima macchina fotografica con i soldi che lui stesso ha risparmiato. A partire dal 1936 inizia a lavorare collaborando con la fotografa tedesca Elsie Neulander Simon.

Nel 1938, a causa delle leggi razziali naziste è costretto ad abbandonare la Germania alla volta di Singapore dove da subito trova impiego come fotografo, seppur amatoriale, per il magazine Straits Times. Nel 1940 viene espulso dalle autorità britanniche in Australia dove rimase fino al 1942. Il suo girovagare lo condurrà successivamente a Montecarlo, Los Angeles e Parigi dove si stabilirà nel 1961 per poi intraprendere la sua brillante carriera di fotografo professionista.

Helmut Newton: una carriera divisa tra voyerismo e trasgressione

Helmut Newton fotografo, personaggio tra i più discussi, estroso e fuori dagli schemi. Una brillante carriera costantemente accompagnata gusto della provocazione, dalla naturale propensione verso l’eccesso e, se vogliamo, dal voyerismo tipico di chi è entrato in contatto con realtà generalmente considerate estreme e tutt’altro che ordinarie, che hanno contribuito ad alimentare una vera e propria passione per la trasgressione, magistralmente trasmessa dal fotografo attraverso i suoi scatti così incisivi e inequivocabili, seppur meravigliosamente attrattivi.

Lui stesso ha più volte ribadito: “Se c’è qualcosa che odio, è sicuramente il buon gusto: per me è una parolaccia”. Buon gusto che tuttavia, seppur inconsapevolmente, accompagnerà la sua intera produzione fotografica, regalandoci ritratti e foto donne provocanti sempre carichi di erotismo, ma mai volgari o in qualche modo “disturbanti”. “Bisogna essere sempre all’altezza della propria cattiva reputazione” ammette lo stesso Helmut riferendosi alle proprie immagini trasgressive, dimostrando tuttavia quanto abbia saputo abilmente costruire il suo personaggio da cattivo ragazzo, senza però esserlo realmente.

La fama di Helmut Newton esplode definitivamente verso la fine degli anni ‘60 quando introduce nei suoi ritratti e negli scatti di moda, elementi strettamente correlati al sadomasochismo, all’omosessualità e al vouyerismo. Le sue immagini finiscono per stravolgere una scena ancora tendenzialmente moralista ma al contempo cavalcano lo spirito rivoluzionario e anticonformista tipico di quegli anni. Il risultato è un successo senza precedenti, che lo porta a diventare il fotografo più discusso e ricercato del pianeta. Riviste quali Playboy, Vogue, GQ e Vanity Fair ne contendono la presenza, così come i più grandi stilisti, mentre tutti i personaggi più in vista del periodo, sia nel mondo della moda che del jet set, finiscono davanti al suo obiettivo.

Helmut Newton e la sua fotografia trasgressiva, pensata, ragionata e studiata in ogni minimo dettaglio legato alla luce e alla composizione, hanno di fatto segnato un’epoca. Se sei amante del ritratto e della buona fotografia, alcuni suggerimenti di Helmut Newton fotografo di fama mondiale, possono essere molto utili per la tua crescita fotografica.

1. Metti a proprio agio il tuo soggetto… senza esagerare!

“Quando si fotografano delle persone vere non è come con le modelle. Le modelle sono pagate per star lì. Ma un’attrice si sente fragile davanti l’obiettivo, tutte le donne si sentono fragili, ma un’attrice più delle altre, lo capisco benissimo. È un tale rischio per loro, e hanno davvero tante ragioni per sentirsi vulnerabili. Quando si ha simpatia per la persona che si fotografa e si vuol fare una buona foto, bisogna procedere con molta cautela”.

Da un maestro indiscusso del ritratto femminile come Helmut Newton, uno dei primi suggerimenti deve essere necessariamente legato al rapporto fotografo-modella. Come comportarti con il tuo soggetto? Avere a che fare con modelle professioniste è relativamente semplice: tu esponi le tue necessità e loro sanno esattamente come mettersi in posa. Come funziona tuttavia quando l’obiettivo deve mettere a fuoco soggetti sconosciuti, “normali” e non professionisti?

La risposta è relativamente semplice: occorre molta sensibilità, questo affinché tu possa comprendere empaticamente il carattere della persona che hai di fronte, interpretandone eventuali disagi e necessità. Importante è dunque evitare di creare un rapporto fotografo-modella troppo distaccato, freddo e strettamente professionale.

Scambiare qualche chiacchiera prima di iniziare gli scatti, così come proporre battute spiritose può sicuramente aiutare a sciogliere un po’ la tensione e a rompere il ghiaccio. Anche mostrare le foto scattate in precedenza può contribuire a determinare un clima di fiducia. Attento tuttavia a non esagerare: oltrepassare i limiti dell’educazione ed essere invadenti potrebbe compromettere definitivamente la situazione, ponendoti in una posizione tutt’altro che professionale.

2. Appunta sempre le tue idee: carta e penna sono strumenti indispensabili per ogni artista

Helmut Newton è conosciuto come un fotografo trasgressivo e dai modi quasi strafottenti: in realtà la disciplina e il metodo che impiegava nel suo lavoro erano assolutamente inarrivabili. “Investo molto tempo nella preparazione. Penso a lungo a ciò che voglio realizzare. Ho libri e piccoli quaderni in cui scrivo tutto prima di una seduta fotografica. Altrimenti dimenticherei le mie idee”.

Suggerimento utile questo, che tuttavia può essere facilmente applicato a tutte quelle forme creative ed artistiche che basano il proprio successo sull’ispirazione. È un luogo comune che il vero artista abbia illuminazioni “a comando” quasi fossero illuminazioni indotte o che possa permettersi di non produrre lavori se non sufficientemente ispirato. In realtà la situazione è ben diversa.

Ogni processo creativo necessita di un metodo e appuntarsi pensieri e spunti su un foglio di carta può agevolare nell’elaborazione di un progetto, arricchendo tale idea eventualmente in momenti successivi. Sicuramente ti sarà capitato di essere assorto nei tuoi pensieri, e di visualizzare spontaneamente nella tua testa idee potenzialmente geniali che tuttavia finiscono puntualmente nel dimenticatoio? Avete un taccuino o un quaderno a portata di mano, sostituibile facilmente anche con un moderno tablet o semplicemente con il tuo smartphone, non solo favorisce l’ispirazione ma permette di evitare accuratamente tale “inconveniente”, incrementando la tua produttività e andando a stimolare la creatività.

3. Segui sempre la tua indole senza snaturare la tua personalità

“Io comincio facendo ciò che ho pensato di fare. Poi faccio un giretto e mi chiedo se potrei provare in altri modi. Ma arrivo molto presto a un punto di saturazione in cui tutto ciò mi infastidisce e mi dico che la mia prima idea era quella giusta.” – “Ho una capacità di attenzione limitata, è per questo che non saprei fare un film. Per me, un lavoro che duri più di due giorni non è un buon lavoro. Come quando ero campione di nuoto: vincevo sui 100 metri e sarei stato ancora più forte sui 50”.

Se il tuo obiettivo è di approcciarti alla fotografia con maturità, ti sarà capitato di leggere molte biografie di grandi fotografi e di studiarne accuratamente i lavori. I grandi progetti fotografici rappresentano la chiave per compiere un passo decisivo verso una vera e propria crescita artistica.

Selezionare un tema a te particolarmente affine, pianificare le sessioni fotografiche e realizzare fattivamente gli scatti, rappresenta parte integrante del processo progettuale. Spesso occorrono anni per realizzare e concretizzare il tutto ma, come dimostra Helmut Newton, non sempre è auspicabile seguire tale strada. È essenziale, invece, che tu segua sempre la tua indole, assecondando tuo modo di essere.

Un progetto a lungo termine potrà risultare sicuramente più curato, ma potresti altresì rischiare di annoiarti o di perdere il “sacro fuoco creativo” che ti spinge ad affrontare tale tematica, rischiando in questo modo di “castrare” la forza dello stesso o, peggio ancora di abbandonarlo in corso d’opera. Non scartare dunque la possibilità di concentrare il tuo progetto sul breve periodo. Quello che conta davvero, è l’incisività del risultato finale!

4. Si agli errori…solo se funzionali

“Spesso cerco di fare delle ‘brutte foto’. Certo non posso fare a meno di lavorare meticolosamente, ma mi piace che le fotografie sembrino sbagliate. È per questo che ho abbandonato il Kodachrome: ha una grana troppo fine, è troppo professionale. Preferisco i colori sparati, che fanno pensare a un errore nello sviluppo.”-Il colore brutto mi piace, purché non sia davvero orribile, e anche le foto di traverso. Mi capita di tenere la macchina un pò di traverso, quanto basta perché la foto non sia troppo perfetta.”- Non penso mai al gioco grafico, o, se ci penso, è per evitarlo. Mi piacciono di più i lampadari che vengono fuori dalla testa delle persone. Li trovo divertenti, perché fanno parte di quelle cose che mi avevano proibito di fare”.

Leggendo le parole di Helmut Newton potresti correre il rischio di interpretarle piuttosto superficialmente. “Mi piace che le fotografie sembrino sbagliate” non equivale a dire “mi piace che le fotografie risultino sbagliate”. Così come “preferisco i colori sparati, che fanno pensare a un errore nello sviluppo” non equivale a “preferisco i colori sparati, pur trattandosi di un errore nello sviluppo”.

Capita molto spesso di leggere, su blog e gruppi social legati alla fotografia, la canonica osservazione “avrei preferito che fosse…”, in risposta a qualche critica negativa mossa riguardo uno scatto pubblicato. La foto tecnicamente perfetta rappresenterà sicuramente uno scatto oggettivamente valido, ma l’eccessiva attenzione alle regole può facilmente produrre una fotografia sterile e fredda e poco comunicativa.

L’errore voluto, al contrario, può conferire all’immagine un’anima rendendola viva: tuttavia dietro ogni “errore” deve comunque esserci una scelta ragionata e una motivazione, tenendo sempre presente che anche una spiegazione plausibile, da sola, non è sufficiente a dare maggior valore al tuo scatto.

L’errore deve essere dunque sempre funzionale al racconto, volto a donarle maggiore forza e carattere. Un orizzonte storto può donare dinamicità a una scena, così come un mosso creativo può renderla più drammatica, e anche l’utilizzo delle luci può giocare un ruolo determinante, ma tutto questo è accettato solo se funzionale al tuo racconto e non se al contrario appare come una bizza creativa fine a sé stessa. Se l’errore contribuisce ad arricchire il tuo racconto, tutto è concesso!

5. Non cestinare nulla di quanto produci con la tua macchina fotografica

“Le foto che scelgo quando i provini tornano dal laboratorio non sono quelle che sceglierei un anno dopo. È un fenomeno interessante – e una prova del fatto che non bisogna buttare niente. Tutto cambia, le nostre idee sulle cose cambiano”.

Concorderai con me che un fotografo raramente cestina i suoi vecchi scatti e, qualora al contrario lo faccia, rappresenta pur sempre un’azione spesso dolorosa. Il rovescio della medaglia è ritrovarsi hard disk sovraccarichi di vecchie immagini che sembrano non appartenerti. È pertanto auspicabile e necessaria qualche operazione di pulizia, senza tuttavia limitarti però a conservare solo gli scatti più recenti.

È vero, col tempo si migliora, si cresce e si matura, ma riguardare i tuoi vecchi scatti può presentare una duplice valenza: permette di monitorare i tuoi eventuali miglioramenti, o di portarti a rivalutare vecchie fotografie solo fino a qualche tempo prima non ti soddisfavano come avresti voluto. Come dice il fotografo Helmut Newtonle idee sulle cose cambiano col tempo.

Approfondimenti

Se il grande fotografo tedesco ti ha incuriosito, ti suggerisco di approfondire la sua conoscenza iniziando da questi testi:

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